DOSSIER IMMIGRAZIONE

Gentile amico, gentile amica,
XIX Dossier Statistico ImmigrazioneCaritas Ambrosiana, contemporaneamente alle altre realtà regionali Caritas e Fondazione Migrantes, presenta il XIX Dossier Statistico Immigrazione mercoledì 28 ottobre 2009 dalle ore 9,00 alle ore 13,00 presso il Cinema Teatro San Carlo in via Morozzo della Rocca 12 a Milano.
Il rapporto affronta il fenomeno migratorio dal punto di vista internazionale, nazionale e dei contesti regionali, fornendo informazioni sulle presenze e sulle caratteristiche del soggiorno degli immigrati. 

Accanto a questo aspetto statistico, il convegno fornirà alcune riflessioni a partire dal Comunicato dei Vescovi delle Diocesi di Lombardia sul fenomeno delle Migrazioni del 7 luglio 2009.

Leggi il programma della giornata
Scarica il depliant di presentazione

Cordiali Saluti

Alessandro Comino
Caritas Ambrosiana
Web Communication

SEMINARIO DI FORMAZIONE PER GIORNALISTI

Comunità di Capodarco – Agenzia Redattore Sociale

 

Presentano la XVI edizione di Redattore Sociale: seminario di formazione per giornalisti a partire dai temi del disagio e delle marginalità

:

 

DISORIENTATI

Giornalisti in cerca di bussole per capirci qualcosa

____________________________

 

Comunità di Capodarco di Fermo, 27-29 novembre 2009

 

 

 

Dove ci siamo persi? Cos’è avvenuto, a un certo punto? Tornare al tempo in cui (quasi) tutto sembrava spiegabile ci aiuterebbe a superare il disorientamento che ci ha colto?

Il XVI incontro di Capodarco è dedicato alla sensazione, sgradevole e poco raccontata, che accomuna gran parte di chi opera nel mondo della comunicazione: quella nuova e frequente incapacità di cogliere i legami tra gli eventi di cui si tenta il racconto, di collocarli in una prospettiva storica o almeno temporale, di fare legittimamente ricorso alla memoria. Insomma, di andare oltre un’arrogante routine del presente che pare fatta solo di spettacolari notizie e “denunce” e “storie”, ciascuna delle quali pretende attenzione esclusiva.

Un’incapacità che a volte si evolve in quella che è stata definita panorafobia: la paura di vedere il quadro d’insieme. E che è forse causa di quel disagio che ogni giorno spinge molti giornalisti e lettori a domandarsi: ma sono davvero queste le cose importanti successe oggi?

 

Certo, in questi anni il giornalismo ha perso molta della sua autonomia e ha acuito in modo imbarazzante la sua dipendenza dalla politica. Ma le responsabilità del disorientamento non sono soltanto personali e culturali.

L’incertezza su come sarà il “prodotto informazione” nel futuro immediato è molto grande. Chi raccoglierà le notizie; quanto e come saranno pagate; come saranno diffuse; in base a quali interessi verranno selezionate…

Uno scenario che nessuno dà ancora l’impressione di aver chiaro, ma nella cui costruzione dovrebbe rimanere centrale il tema delle notizie forti e delle notizie deboli, altre volte trattato nei nostri seminari. Le notizie deboli (spesso definite sociali) sono solo notizie in sé, non dispongono di alcuna altra forza esterna (politica, economica…) che le aiuti a emergere; ma permettono di leggere meglio le notizie forti, di capire fenomeni più complessi, astrarre, fare connessioni, percepire identità.

Sono come delle bussole per orientarsi, o almeno per tornare un po’ indietro: a quel punto in cui (quasi) tutto sembrava solo difficile, ma non impossibile da raccontare.

 

 
PROGRAMMA
(iscriviti on line)

 

 


Venerdì 27 novembre

 

14.00 – Registrazione dei partecipanti

 

Proiezione opere vincitrici del Premio L’Anello Debole 2009

 

15.00 – Apertura

 

Una bussola per il sociale – Presentazione della “Guida per l’informazione sociale 2010” – Partecipa Paola Lanzarini

 

Girare a vuoto. Se il futuro non fa notizia… Vinicio Albanesi

 

Intervento di Carlo Verna

 

17.00 – Il disorientamento della comunicazioneFabio Merlini

 

18.00 – Dove ci siamo persi – Incontro con Saskia Sassen

 

Conduce Giuliano Battiston

 

20.00 – Termine dei lavori – Cena in Comunità

 

 

Sabato 28 novembre

 

9.00 – Workshop paralleli – Senza vie di mezzo? Orientarsi tra gli estremi

 

1. Carcere: rinchiudere/recuperare

Relatori: Francesco Cascini, Patrizio Gonnella

Conduce: Ornella Favero

 

2. Psichiatria: cliniche/comunità

Relatori: Giuseppe Dell’Acqua, Gisella Trincas

Conduce: Ilaria Sotis

 

3. Immigrazione: respingere/convivere

Relatori: Giancarlo Blangiardo, Marco Carsetti

Conduce: Corrado Giustiniani

 

12.45 – Termine dei workshop

 

13.00 – Pranzo in Comunità

 

15.00 – Sintesi dei workshop

 

16.30 – Pausa

 

17.00 – Dimenticati. L’Africa delle crisi umanitarie, l’Africa della normalità Loris de Filippi – Zachary Ochieng

 

Conduce Mauro Sarti

 

 

18.00 – Ricordo di Paola BioccaDario Biocca

 

Informare i giornalisti – Incontro con Laura Boldrini

 

Conduce: Maria Nadotti

 

20.00 – Termine dei lavori

 

20.30 – Cena presso la Contrada S. Martino della “Contesa del secchio” – Sant’Elpidio a Mare

 

 

Domenica 29 novembre

 

9.30 – Presentazioni*

 

Intervento di Roberto Natale

 

11.00 – Giornalisti di domani – Incontro con Mario Calabresi

 

Conduce Stefano Trasatti

 

13.00 – Termine dei lavori

 

(Iscriviti on line)

 

 

Informazioni: tel. 0734 681001 – e-mail: giornalisti@redattoresociale.it; web: www.giornalisti.redattoresociale.it

 

 

********

In collaborazione con:

Internazionale e Lo straniero

 

Con il contributo di:

Bcc – Coop – Terna

 

Con la partecipazione di:

Fondazione Unipolis

 

Con il patrocinio di:

Ordine nazionale giornalisti, Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), UsigRai

 

********

 

 

Vai al sito del seminario

 

RELATORI

Vinicio ALBANESI – Sacerdote, presidente della Comunità di Capodarco e dell’Agenzia Redattore Sociale.

Giuliano BATTISTON – giornalista free-lance, collabora tra l’altro con Lo Straniero e Lettera Internazionale. E’ autore del libro-intervista “Zygmunt Bauman. Modernità e globalizzazione” (Edizioni dell’Asino, 2009). Lavora alla Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso.

Giancarlo BLANGIARDO – Ordinario di demografia all’università di Milano-Bicocca, responsabile del monitoraggio statistico della Fondazione Ismu di Milano.

Dario BIOCCA – Docente di storia contemporanea all’università di Perugia, coordinatore didattico alla Scuola di Giornalismo Radio-televisivo di Perugia.

Laura BOLDRINI – Portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).

Mario CALABRESI – Direttore del quotidiano La Stampa, ha scritto per Mondadori i libri “Spingendo la notte più in là” (2007) e “La fortuna non esiste” (2009).

Marco CARSETTI – Fondatore dell’associazione Asinitas di Roma, dove coordina le attività socio-educative con i richiedenti asilo e rifugiati. Redattore de Lo straniero.

Francesco CASCINI – Magistrato, responsabile servizio ispettivo del Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.

Giuseppe DELL’ACQUA – Responsabile del Dipartimento salute mentale di Trieste, è stato protagonista con Franco Basaglia della stagione che ha portato alla legge 180 del 1978.

Loris DE FILIPPI – Responsabile delle operazioni di Medici senza frontiere Italia.

Ornella FAVERO – Responsabile di Ristretti Orizzonti e di www.ristretti.it, rivista e portale di informazione realizzati nel carcere Due Palazzi di Padova.

Corrado GIUSTINIANI – Inviato de Il Messaggero, nella cui versione on line gestisce il blog “Nuovi italiani”. Ha scritto tra l’altro “Fratellastri d’Italia” (Laterza, 2003).

Patrizio GONNELLA – Presidente dell’associazione Antigone.

Paola LANZARINI – Direttrice della Fondazione Unipolis.

Fabio MERLINI – Docente di filosofia morale all’università dell’Insubria di Varese, il suo ultimo libro è “L’efficienza insignificante. Saggio sul disorientamento” (Edizioni Dedalo, 2009), alla cui analisi è ispirata parte dell’introduzione al programma di quest’anno.

Zachary OCHIENG – Direttore di News from Africa (www.newsfromafrica.com): nato nel 1996, è stato il primo portale web di notizie dal continente. Fornisce notizie e reportage in esclusiva per lo speciale “Africa” di Redattore Sociale.

Maria NADOTTI – Giornalista, saggista, consulente editoriale e traduttrice.

Roberto NATALE – Presidente della Federazione nazionale stampa italiana.

Mauro SARTI – Giornalista, responsabile dell’ufficio di corrispondenza di Redattore Sociale a Bologna, ha scritto “Africa & media. Giornalismi e cronache nel continente dimenticato” (Ega, 2009).

Saskia SASSEN – Docente di sociologia alla Columbia University di New York è tra le più grandi teoriche della globalizzazione.

Ilaria SOTIS – Giornalista del Giornale Radio Rai, dove conduce il programma “La radio ne parla”.

Stefano TRASATTI – Direttore dell’Agenzia Redattore Sociale.

Gisella TRINCAS – Presidente dell’Unasam (Unione nazionale associazioni salute mentale).

Carlo VERNA – Segretario dell’UsigRai.

 

 

Guida per l’informazione sociale 2010

Pubblicazione biennale a cura di Redattore Sociale, raccoglie in oltre 600 pagine le notizie, i dati, le tendenze, i riferimenti più importanti sui temi trattati dall’Agenzia. E’ diretta a giornalisti, amministratori locali, studiosi, operatori sociali pubblici e privati. E’ coordinata dal Centro di Documentazione dell’Agenzia.

 

Ricordo di Paola Biocca

Il 12 novembre del 1999 la portavoce del Programma alimentare mondiale (Pam) morì in missione in Kosovo a causa di un incidente aereo. Pochi giorni dopo avrebbe dovuto partecipare al VI seminario di Redattore Sociale. La ricorderemo con la famiglia e con Laura Boldrini, che proprio a Paola lasciò il suo posto al Pam prima di passare all’Unhcr.

 

* Presentazioni 29 novembre

A diversity toolkit: anteprima della traduzione in italiano del manuale per trattare le “diversità” sui media. A cura di Anna Meli del Cospe.

Roma senza fissa dimora (Infinito edizioni), un libro inchiesta di Gabriele Del Grande.

 

Mostra

Nei locali della Comunità sarà allestita nei giorni del seminario la mostra fotografica “Volti di donne dalle crisi umanitarie”, a cura di Medici senza frontiere (www.medicisenzafrontiere.it; www.crisidimenticate.it).

 

*******

 

L’Anello debole

E’ il premio indetto annualmente dalla Comunità di Capodarco per programmi radiotelevisivi e cortometraggi a forte contenuto sociale. La prima edizione si è svolta nel giugno 2005. Il sito è www.premioanellodebole.it.

 

********

 

Che cos’è Redattore Sociale

E’ il primo e tuttora unico seminario nazionale di formazione per giornalisti impostato a partire dai temi del disagio e delle marginalità. L’obiettivo primario è contribuire alla costruzione di un giornalismo più “sociale” attraverso l’incontro con testimoni importanti dell’impegno civile, della cultura, dell’informazione. Registra ogni anno circa 200 partecipanti, per l’80% giornalisti (in gran parte giovani). Dal 1994 le presenze complessive sono state 2.956.

Tra i 232 relatori finora intervenuti, Svetlana Aleksievitch, Kevin Bales, Dino Boffo, Rosaria Capacchione, Ferruccio De Bortoli, Antonio Di Bella, Giuliano Ferrara, Goffredo Fofi, Giulio Giorello, Pierre Haski, Ryszard Kapuscinski, Gad Lerner, Enrico Mentana, Roberto Morrione, Loretta Napoleoni, Gianluca Nicoletti, David Rieff, Paolo Ruffini, Giancarlo Santalmassi, Marianella Sclavi, Michele Serra, Marco Vitale.

Il sito del seminario, con gli atti delle prime 15 edizioni di Capodarco e delle edizioni locali, è www.giornalisti.redattoresociale.it.

 

L’Agenzia Redattore Sociale

E’ un’agenzia giornalistica quotidiana fondata nel 2001 e promossa dalla Comunità di Capodarco. Pubblica un notiziario nazionale in abbonamento (da ottobre 2007 in partnership con il canale Welfare dell’Agenzia Dire) e vari altri servizi gratuiti sui temi del disagio e dell’impegno sociale in Italia e nel mondo. Il servizio è raggiungibile on line su www.redattoresociale.it e su www.dire.it (DiReS), oltre che con il sistema Telpress per la ricezione delle agenzie.

CITTA’ DELLA GIOIA

Chi siamo

    La nostra passione e i nostri valori, ma anche i nostri limiti e i punti di domanda,  saranno il carburante necessario a muovere speranze ed entusiasmo; le difficoltà, ma anche il desiderio di operare nello spirito di volontariato, “condiranno” le mozioni, le emozioni e  le pulsioni.

    Ognuno di noi viene da esperienze diverse, che sottintendono concezioni di vita ed ideologiche non necessariamente convergenti. Ma riteniamo che sia più facile trovare un comune orizzonte culturale di riferimento nella pratica dell’impegno di azione sociale, piuttosto che tra le barriere delle sole discussioni teoriche. In tal modo saremo “laboratorio” e “cantiere” nella costruzione della Città.

    Riteniamo che la possibilità di attivarsi per la promozione di uno “stile di vita sobrio” possa essere la base culturale, economica e sociale di un nuovo mondo più giusto; ma anche risorsa e supporto per un percorso comune di servizio concreto a chi vive nel disagio sociale e nella sofferenza, ai margini della convivenza civile, nella nostra Città come nel Paese e nel Mondo.

    www.cittadellagioia.eu (Napoli)
    grazie  

    LETTI DI CONTENZIONE – STORIE VERE

     Letti di contenzione 1 

    GR era ricoverato in SPDC, legato. Da due ore doveva urinare e chiamava invano l’infermiere. Allora cercò, nonostante le cinghie, di spostarsi pian piano. Ruotò sul fianco fino al bordo del letto e riuscì ad urinare per terra senza bagnarsi. Poco dopo, finalmente giunse l’infermiere. Lo apostrofò cosi: ”Bastardo, l’hai fatto apposta!”.     

    Letti di contenzione 2

    TF aveva delle esplosioni di rabbia. Poi un giorno aveva tentato il suicidio. Era legato da un sacco di tempo (forse due mesi). Il giorno di Natale per qualche minuto gli slegarono una mano per fargli mangiare una fetta di panettone.

     

     

    Paolo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

                                                                                    ….

     

    BOZZA DI UN CAPITOLO O COMMIATO AD UNA EQUIPE?

    Sabato avremo modo di parlare di comunità. Mi capita ora fra le mani l’ abbozzo di un inizio di capitolo che mi era stato richiesto e che non ho mai concluso. E’ roba vecchia ma mantiene qualche sugo … 

                  Abozzo di un capitolo o commiato ad una équipe

    Mi chiamo Paolo Teruzzi, ho 54 anni e sono un educatore professionale. O meglio, sono stato e sono  un sacco di cose, tra le quali da circa 10 anni sono anche un educatore e da circa 8 anni coordino una comunità per malati psichiatrici. Per una serie di variazioni interne all’Ente in cui lavoro dovrò in qualche modo lasciare il mio ruolo attuale per dedicarmi ad un lavoro più strategico e di rete ma meno coinvolto nella gestione della comunità e delle sue relazioni. Sto vivendo l’evoluzione della comunità e del mio ruolo in essa con una notevole sofferenza e con degli agiti davvero patologici che sono fonte di forte disagio anche per i miei colleghi e per i miei ospiti  (o pazienti/utenti/chiamateli come preferite/per me, quando sono in forma, sono uomini, persone).

    In una fase così difficile, sollecitato a scrivere, mi mancava davvero il coraggio di produrre alcunché. Mi sembrava di vendere fumo.

    Poi, tutto ad un tratto, ho pensato che forse avrei potuto scrivere a partire proprio da questa situazione di crisi. Scrivere per sfogarmi, per prendere un po’ di distanza da me stesso e dal luogo che devo lasciare, per offrire ad altri un’esperienza viva da analizzare criticamente, per rivalutare quanto di buono qui abbiamo fatto (per non buttare il bambino con l’acqua sporca come si dice con orrenda metafora).

    Di certo il tema del capitolo affidatomi (“I contesti dell’intervento sul disagio psichico. Equipes e gruppi di lavoro”) esigerebbe forse una trattazione più tecnico-scientifica. Ma si da il caso che in primo luogo io creda poco all’apporto tecnico – scientifico “erogato” da specialisti in setting separato. Credo alla gente competente, meglio se con una formazione diversificata, multiprofessionale,  che però si mette in gioco come persona, con viva e magari “poco professionale” partecipazione al gruppo e alla comunità, senza la pretesa che il proprio sapere sia superiore ad altri (anche non specialistici).

    Sarebbe anche ora di mettere in discussione una serie di dogmi per cui della salute mentale debbano occuparsi solo i professionisti. Se la malattia mentale è anche una questione multifattoriale, fatta di esperienze infantili, aspettative genitoriali, relazioni e comunicazione, amalgama e idiosincrasie, immaginiamo quali metafore potrebbe indicarci un buon cuoco, esperto di salse in cui dolce e piccante, acidulo e salato si mescolano in modo armonico. O ancora, se la comunità come dicono gli esperti, è anche un campo magnetico, quanto ci potrebbe insegnare un fisico.

    E se la comunità, come sostengo io, è un meccanismo che va oliato e manutenuto ci potrebbe aiutare un meccanico o un ciclista.

    E poi la comunità è un organismo con una sorta di mente collettiva e da questo punto di vista ci potrebbe aiutare qualsiasi persona dotata di sensibilità e di esperienza.

     

     

     

     

     

                                                                          …  

    LA DIETA MONTIGNAC

    LASCIATEMI PER UNA VOLTA INSERIRE QUALCOSA DI FRIVOLO. OLTRETUTTO CHI, COME ME, HA PROBLEMI DI PESO, SA BENISSIMO CHE PER NOI LA COSA E’ SPESSO GREVE E DISPERANTE, ALTRO CHE…! 

    E’ UNA SINTESI DELLA DIETA MONTIGNAC CHE, NONOSTANTE IO MI GUARDI BENE DAL RISPETTARE, MI PARE UNA DELLE PIU’ SENSATE ED EQUILIBRATE (E ANCHE FUNZIONANTI).

    CLICCA SUI FILES :

    Dietamontignac.doc

    TUTTELETABELLE.doc 

                                                                          …

    SEMINARIO SU LINEA VERDE DROGA

    20/6/2007

    E’ solo un brogliaccio disordinato coi miei appunti (comprensivo di errori). Credo sia ugualmente utile.  Paolo

    I documenti e i dati ufficiali su LVD sono richiedibili a Ce.A.S. 

    www.ceasmarotta.it

    Seminario Ce.A.S. su linea verde droga dell’8/6/2007

     

     

    1997-2006 dieci anni di attività di Linea Verde Droga

     

     

    Introduzione di Maria  Grazia Guida

     

    Il seminario parte dal desiderio di incontrare interlocutori nella città.

    Il Ceas da 20 anni si interroga sulle tematiche del disagio ed in particolare sul malessere adolescenziale. Oggi poi fronteggia un continuo aumento della sofferenza urbana.

     

    Ce.A.S. opera  secondo una divisione operativa in tre aree:

    Area dipendenze

    Area Salute mentale

    Area giovani  e prevenzione

     

    Ce.A.S. presenta i dati di 10 anni di lavoro

    Invita a ragionarvi perché vi sono stati cambiamenti  continui.

    Primariamente  si rivolgono al servizio famiglie e genitori

    Subito ci si deve porre una domanda: la famiglia è sola?

    Spesso i servizi faticano ad accogliere  il suo disagio, occupandosi direttamente solo del membro della famiglia che abusa di sostanze.

    Molti allora si rivolgono alla LVD (forse anche per il suo carattere di anonimato).

    Nei 10 anni scorsi la famiglia è molto cambiata. Oggi si da il fenomeno dell’adolescenza prolungata. L’adolescenza ora va spesso dagli 11 ai 35 anni (per le questioni sociologiche che conosciamo)!

    Tutti oggi dicono di voler promuovere politiche per i giovani ma la realtà è che ci si occupa molto dell’infanzia (nonostante netto calo delle nascite) e sempre meno dell’adolescenza.  Ai giovani, in compenso si passano modelli di vita fondati sull’individualismo, la ricerca del successo, l’importanza dell’avere e dell’apparire (a dispetto dell’essere) e del tutto subito.

    Poi ci si occupa di loro solo quando si manifestano emergenze (reali o gonfiate dalla politica).

    Emblematico, ad esempio il caso dei drug test in distribuzione a Milano. Sull’inserto salute di Repubblica compaiono oggi 6 pagine dedicate al drug test. E’ un modo di affrontare le questioni che risulta inevitabilmente superficiale. Il tema del dialogo genitori/figli diventa sempre meno una questione pedagogica e relazionale e sempre più più una questione di controllo e di stigma.

    Disquisendo tecnicamente di sostanze e dei loro effetti paradossalmente si favorisce il mercato e poco ci si occupa invece del malessere dei giovani, della loro fatica di crescere, specie in quartieri deboli e con problematiche di disagio economico, di immigrazione e di degrado sociale.

     

    L’universo giovani invece ci interroga. Non vi sono solo espressioni patologiche di malessere. Vi sono anche giovani impegnati nel volontariato. Anche i giovani no global oggi esprimono una risposta al disagio ma poco ci si cura di loro. Secondo Michel Maffesoli il mondo giovanile cerca delle alternative e la protesta no global è espressione di tali valori: difesa dell’ambiente, solidarietà, attenzione all’essere e al dare e non all’avere, alla dimensione qualitativa della vita anziché, come avviene invece nel mondo adulto, alla dimensione quantitativa del racimolare beni e del consumo.

     

    Operatore di LVD

    (rinvio alla documentazione più dettagliata reperibile presso Ce.A.S. e presto anche sul nostro sito).

    L’operatore osserva che i dati sono interessanti ma che occorre tener presente che provengono da un osservatorio particolare (LVD).

    Tipologia di persone che chiamano:

    – soprattutto gente non in contatto coi servizi (60% circa. Il 50% circa non ha mai avuto contatti coi servizi). Per cui è gente che pone domande che sfuggono di solito ai servizi.

     

    tot 33.350 telefonate (dal 2000 ampliamento orario)

     

    Solo 5% dei genitori chiede a LVD consigli su uso di test di controllo.

     

    Età prevalente 30/40 anni

    Sopra i 40 x lo più familiari

    Fascia giovanile circa 27%

     

    La fascia 30/40 è ora in forte espansione (prima erano soprattutto oltre i 40 anni). Nel 2006 sono ormai il  60%!

     

    Sesso: dato + costante. Chiamano soprattutto femmine (specie tra i familiari). Sono il 60%. Negli ultimi anni anche molte donne consumatrici.

     

    Nei 10 anni aumento significativo soprattutto delle chiamate dei diretti interessati (variazione importante). Nei primi anni la td era subito intercettata ed erano soprattutto i familiari a chiamare.

    Ora invece i bisogni sono + complessi. Non sempre oggi la td. è così ben individuata. Chi chiama consuma ma spesso nelle telefonate emergono disagi assai più complessi e i chiamanti chiedono una presa in carico + lunga. Esprimono un disagio psicologico poco diagnositicabile e poco indirizzabile a Sert o Cps ma che chiede presa in carico assai diversa. Richiesta di percorsi di ascolto più prolungati (anche di anni). 

     

    Andamento sostanze

    1997: uso soprattutto di eroina

    poi la cocaina quintuplica e la eroina diminuisce

    2001: le due sostanze più o meno coincidono

    da 2002 ripresa anche eroina ad andamento quasi parallelo (a volte anche con concomitanza di consumo)

     

    cannabis altalenante ma senza troppe variazioni (salvo negli ultimi anni in cui cede anche per l’aumento di ero e coca). L’alcool ha andamento analogo.

     

    Indicazioni fornite

    All’inizio soprattutto consulenze spot.

    30% x informazioni sui servizi (indirizzi ecc.).

    Negli anni però aumenta sempre più una consulenza vera e propria (con richiesta di aiuto a rielaborare la propria situazione).

    Anche i consumatori manifestano sempre più il bisogno di un sostegno continuativo (non ci si limita solo a richiedere informazioni).

     

    Parallelamente a tale richiesta anche gli operatori di LVD si sono sempre più orientati negli anni verso un servizio più complesso e ampio che non è mero dar informazioni ma che cerca di offrire piuttosto una consulenza “globale”.

    Ad es. anche parecchie telefonate x il kit antidroga sembravano avere inizialmente solo un carattere informativo ma poi gli operatori di LVD hanno cercato di trattare in modo + complesso la questione (specie coi familiari che avevano già usato il kit e scoperto la positività del ragazzo).

    Si cerca di offrire anche una presa in carico delle rappresentazioni, ad esempio della propria dipendenza ma anche di come ci si rappresenta il servizio. Ad es. il timore di essere stigmatizzati come tossicodipendenti. Spesso questa rappresentazione è un ostacolo ad accedere ai servizi; questo vale soprattutto per i consumatori di cocaina e loro familiari. Molti di costoro continuano a chiamare piuttosto che accedere ai servizi. Anche i familiari che non osano rivelare ai figli di avere scoperto la loro tossicodipendenza chiamano qui. Vanno aiutati a capire cosa i servizi possono fare e togliere di mezzo cattive rappresentazioni.

     

    Altro operatore LVD

     

    Al’inizio abbiamo raccolto soprattutto elementi x condurre ai servizi giusti.

    Negli anni sono emersi problemi e compiti  + complessi.

    Spesso oggi chi chiama rifiuta il servizio e preferisce un ascolto telefonico  come più rassicurante. C’è gente che chiama anche x + di un anno, perfino quotidianamente.

     

    Famiglie: sono utilizzatori primari. Circa un terzo hanno avuto un colloquio con noi. Esprimono urgenza e ansia x un intervento tempestivo. LVD cerca di contenere l’ansia. Il cambiamento, si spiega loro, è lento, complesso e non sempre lineare.

    A volte chiamano genitori di adolescenti x uso cannabis.

    Le telefonate sono quasi sempre legate a momenti di crisi. Il chiamante apre la telefonata chiedendo informazioni ma gli operatori cercano poi di raccogliere elementi di storia.

    I familiari spesso hanno scoperto da poco l’uso di sostanze da parte del familiare e provano impotenza, rabbia, vergogna, senso di colpa ecc.. Tutte emozioni che vanno elaborate.

    In generale i familiari chiamano una o due volte.

    Spesso sono impauriti e chiedono se non si può chiudere il familiare in comunità o ottenerne un ricovero coatto. Occorre aiutarli a capire che prima occorre lavorare su di sé x poi avere contatti con il familiare che fa uso di sostanze.

     

    Adolescenti: spesso chiamano genitori senza rapporti coi servizi (x lo + madri – spesso il padre è ai margini o x lavoro o x separazione x cui capita sovente che ignora perfino la tossicodipendenza del figlio e la madre evita di coinvolgerlo.).

    Magari chiamano semplicemente sulla base di sospetti, scritti, tracce trovate frugando nelle tasche del figlio ecc. In generale di solito vogliono consigli su come procedere a controllo (esame del capello, urine; pensando sempre di poterlo fare in qualche modo di nascosto).

    Spesso il dialogo familiare appare carente ed è difficile capire se vi sono elementi di vera tossicodipendenza o v’è semplice disagio adolescenziale.

    Per fortuna spesso sembra che i figli non nascondano troppo le tracce.

    I genitori spesso chiedono indicazioni sul comportamento da tenere coi figli. Sempre problematico è il dialogo (i figli sarebbero reticenti o ostili; del resto è vero che un figlio ha fotografato il test positivo col cellulare x vantarsene con gli amici). Spesso chiedono aiuto  ma hanno solo informazioni elementari tratte dai giornali.

     

     

    DON VIRGINIO

    Questa relazione su LVD è stata fatta di nostra iniziativa. Non è mai stata  chiesta dal comune!  Ma occorre raccogliere dati, ragionare.

     

     

     

    Cristiano Vincenzo, coordinamento organismi Td.

    Gli operatori colgono ansia della famiglia: intuisco problema con mio figlio e ricorro a delega allo specialista (meglio ancora se al telefono e in modo anonimo). Difficoltà del genitore a costruire relazioni significative coi figli e poi delega. Oggi siamo tutti iperconsumatori, carrieristi e orientati al profitto e al successo ad ogni costo (x questo uno si gasa se è positivo e se ne vanta coi compagni!).

    Perché non ipotizzare una linea telefonica anche di notte (magari soprattutto giovedì, venerdì e sabato sera, sere di maggior consumo per gli abit6atori della movida milanese).

     

    Operatore LVD : molti chiamano ma dicono di poter controllare l’uso. 

     

    Don Virginio: in questo clima di controllo e di stimgatizzazione la segretezza di LVD è un valore aggiunto.

     

    Op LVD: molti andrebbero in servizi diversi dal proprio.

     

    Op di altro servizio di ascolto: Occorre adeguare i metodi. Anziché telefono i giovanissimi usano SMS. Il telefono non li intercetta. A noi non sembra tantissimo che il genitore deleghi. Il problema è che poi magari nei servizi territoriali tradizionali la famiglia trova uno spazio di ascolto inadeguato.

    Se si va oltre alla fine la famiglia, di solito  ci sta . Alle volte si riesce nel tempo a portare avanti relazione forte anche coi genitori. Occorre formazione e sostegno x creare una relazione (e non solo reazione immediata di controllo). Telefonate  in grande aumento x chiedere sostegno . Spesso gli adulti non percepiscono come un problema il fatto che molti giovanissimi ricorrono alle finanziarie. Idem per piccoli reati compiuti anche da italiani. L’Adolescente è usato da questa economia come consumatore. La linea telefonica è una grande opportunità ma poi la gente chiede una consulenza + prolungata e più ampia.

     

    Maria Grazia Guida:

    La città deve sostenere le figure adulte nella crescita delle nuove generazioni, specie nel periodo della latenza e della adolescenza (mentre le famiglie sono smpre + lontane x lavoro ecc. e poco aiutate). Generazioni di ragazzini vivono da soli, mentre anche la scuola ha mollato molto nell’ accompagnare questa  crescita (e non solo l’apprendimento) .

    Spesso la società risponde offrendo beni anziché tempo di relazione. Mancanza di attenzione, di tempo (anche per questo LVD è comoda!). I familiari hanno bisogno di essere sostenuti (paura del fallimento). C’è bisogno di servizi complessi, flessibili, non settoriali, non percepiti come stigmatizzanti (ad es. andare a Sert è spesso vissuto così). Occorre avere spazi consulenziali e soprattutto di accompagnamento anche preventivo.

     

    Riccardo Farina (Giambellino): la  cannabis spesso è percepita a rischio basso.

     

    Don Virginio: nelle dipendenze c’è da tempo forte coinvolgimento ai tavoli del privato sociale. Questo aveva creato grossa fiducia della gente nei confronti degli operatori (a volte persino aspettative in senso messianico nei confronti dei vari Muccioli ecc.). Oggi c’è troppa enfasi sul controllo sociale e sicurezza. Oggi si urlano i no, si fa disobbedienza virtuale, non si ricercano comunicazione, cordialità, relazione.

    Noi abbiamo bisogno oggi del raffreddamento (del clima) per dialogare, ragionare, sperimentare.

    Anche rispetto a quanto impropriamente detto “riduzione del danno” occorre ripensare con calma e senza pregiudizi o dogmi.

    Oggi il 10% della spesa farmacologica è per ansiolitici e antidepressivi !

     

    Occorre RAFFREDDAMENTO: che favorisca RISPOSTE, VERIFICHE.

     

    RUOLO AMBIGUO DELLE INDUSTRIE FARMACEUTICHE (che poi commercializzano i KIT ecc.) e che favoriscono una CHIMICIZZAZIONE DELLA VITA (MAGICHE SOLUZIONI)-

     

    La PREVENZIONE  CHIEDE un OSSERVATORIO CHE DEFINISCA QUALI SONO LE PRIORITA’ (oggi SIAMO TUTTI VITTIME DI EMERGENZE MASSMEDIATICHE). 

    TEMA DEL PRENDERSI CURA – Vedi numero di ANIMAZIONE  SOCIALE che parla del rapporto fra CURA E COAZIONE.

    I dati di LVD sulla percezione soggettiva sono molto inquietanti!. 

    Occorre collegare al disagio anche il tema della cittadinanza (inserimenti lavorativi, abitativi ecc.).

    Noi chiediamo comunque che il pubblico sia al centro del dibattito e delle politiche (non amiamo le gestioni privatistiche).

    Anche quello su proibizionismo o antiproibizionismo è un dibattito superato. Occorre sperimentazione, flessibilità (che consenta anche una riconversione dell’azienda no profit: il sitema è troppo rigido). La salute mentale, la doppia diagnosi ecc. sono trattate in un modo troppo condizionato dalla logica degli accreditamenti.

    L’assistenza sociale a milano oggi ha ¼ del bilancio e 1/3 del personale del comune. Per la prima volta il tema è entrato anche nel settore educativo. Eppure oggi tutti i servizi specie in convenzione sono in proroga e appesi a finanziamenti aleatori.

     

     

     

     

    Cristiano Vincenzo (Coordinamento cittadino del no profit).

    Oggi c’è stallo totale dei servizi in convenzione col comune e situazione indefinita e pericolosa. La battaglia mediatica sulla logica dell’ emergenza è del tutto distruttiva. Anni fa il tema era l’albanese sfruttatore delle ragazzine. Oggi i fantasmi sono altri. I media codificano (condizionano) la percezione del cittadino.

    Ok- stimolare assessori in modo diplomatico a ragionare fra noi anche x superare questo stallo. Iniziative di visibilità (ad es. aprire i servizi al cittadino). Poi fare una riflessione interna x evitare che la società corra da sé e noi non riusciamo a starle dietro e ad innovare sul piano preventivo.

    La prevenzione non può esser delegata solo a noi (privato sociale), a pezzetti di Asl e a interventi spot del comune di milano. Occorre un piano interassessorile. Ad es. la governance disegnata dal piano di zona andava (sulla carta) in q direzione ma la pratica trova delle difficoltà.

    Con questo perdiamo tutti credibilità (anche per questo, ad esempio la  percezione di pericolosità della cocaina è tendente allo zero!)

    Noi dobbiamo essere flessibili e innovatori ma anche pretendere dal comune delle politiche chiare (anche se al limite non condivisibili).

    —————————————-

    ASL DIPARTIMENTO DIPENDENZE

    Celata Corrado

    Responsabile area prevenzione

     

    Titolo di una tesi di una studentessa: “la crisi della prevenzione”.

    Anch’io penso che ora la prevenzione si giochi la partita. “Prevenire è meglio che curare” è slogan superato. Prevenire (le td)  è difficile (cosa complessa e che non si può far da soli)

    0ggi parliamo di milano ma milano non è su marte. Milano è metà della provincia e ¼ della Lombardia.

    Problema epistemologico: chiedersi cosa vogliamo prevenire.

     

    Tema della richiesta di anonimato ma anche di vicinanza (e poi perfino di conoscenza personale).

    Occorre riqualificare le nostre risorse (e in primis sono risorse umane). In generale la fase preventiva di solito impegna gli operatori più giovani (il che è pregio: + normalità /ma anche un difetto: minore esperienza).

    No allo “spezzatino della prevenzione”

    -amministrazione comunale come capofila, rappresentante della programmazione

    – noi siamo una carovana che va guidata.

    C’è un problema organizzativo. Le forze in gioco hanno imparato in questi anni  a parlarsi anche se c’è stato bisogno di una “mediazione linguistica”.

     

    Propongo punti stimolo:

     

              passare da schema a uomo a schema a zona (ciascuno gioca secondo il proprio talento ma in un insieme coordinato) (ad es. LVD gestito dall’ASL sarebbe inevitabilmente tutt’altra cosa)

              passare da un piano “feroce” a un piano strategico, furbo

              il raffreddamento (di cui parla Don Virginio) è fase centrale x temprare un metallo (occorre studiare con calma pregi e difetti; conoscere il lavoro altrui).

     

     

     

     

    ASSESSORE  MAIOLO

     

    Linea del Comune:

    Alcune questioni di sfondo istituzionale. Occorre chiarire chi ha le competenze. Il comune vuol avere linee proprie.

    IL Dipartimento ASL e il Comune di Milano devono ragionare assieme nel rispetto delle proprie competenze.

    Compiti sociali del Comune: dobbiamo implementare le nostre risorse che x q settore sono ancora carenti. In origine avevamo previsto risorse che poi sono venute a mancare.

    Anche il metodo di lavoro è spesso criticabile. Il Comune usa propri soldi e i pochi della L. 45 x prevenzione e reinserimento sociale e lavorativo (che sono i suoi compiti).

    Il recupero del tossicodipendente  è invece compito dell’Asl (anche se poi occorre ovviamente dialogo)

    LVD è il vero servizio di prevenzione del Comune. Poi ci sono interventi di reinserimento lavorativo e anche abitativo (come il Vela), educativa di strada ecc.

    Il Comune lavora su prevenzione  a favore delle famiglie: mira a fare non mera informazione ma vera riqualifica del tessuto sociale.

    In tutta franchezza non voglio + fare distribuz gratis delle siringhe. Lo faccia Asl perché non è un problema del comune. Non voglio più fare interventi di bassa soglia (che sono da Sert).

    Sul resto ragioniamo senza dogmi, facciamo valutazioni serie dei progetti e dei risultati del lavoro affidato al privato sociale  (verifiche in senso scientifico). Io parto da un approccio pragmatico: tutte le droghe fanno male. Superare l’ approccio per cui l’uso di sostanze è visto quasi come una normalità. I grandi facciano quel che credono. Il kit non risolve i problemi ma se serve in qualche caso a costruire un progetto a me non disturba. Anche i controlli nelle scuole per me occorrono. Se non siamo d’accordo ragioniamone!

     

    Del resto il kit è iniziativa della zona 6 e non del Comune. Anche se poi l’Assessore De Albertis l’ha fatto suo.

     

    Riccardo Farina :

    fare prevenzione e reinserimento significa rafforzare il nostro impegno, lavorando soprattutto a favore dei giovani ma non solo. A volte da noi arrivano i figli x condurre in comunità i loro genitori! La dipendenza è un fenomeno complesso che è legato ad altro: educazione, famiglia, società.

    Occorre fare cultura!!! Noi ci siamo sempre arroccati su problemi, sull’emergenza. Ora occorre tornare a rapportarsi con la gente. Ok essere tecnici (utile presenza del Comune nel comitato dipendenze). Ma occorre trovare + spesso tavoli come quello di oggi; fare analisi comuni sui bisogni delle persone. Rendicontare!!!! Gli eventi mediatici creano blocchi ideologici. Occorre superare le fazioni.

    Pubblico: occorre aiutarci a diventare adulti responsabili. La cura va intesa come lavoro completo sulla persona. Attenzione ai minorenni  – occorre intervento globale.

     

    Vincenzo Cristiano

    Ho capito la posizione  del comune di milano. 

    Chiedo incontro al più presto x fare foto di q 20 anni di lavoro d privato sociale. E’ in crisi tutto, non solo la prevenzione. La dipendenza è ormai una normalità,non una emergenza.

    Vi sono incoerenze (ad es con assessorato alla salute). La prevenzione fa capo a Moioli o a De Albertis? Idem su l. 328 e piano di zona x le dipendenze (drop in – macchinette scambia siringhe). Ci sono enti con convenzioni in scadenza e occorre + chiarezza.

     

    Don Virginio: occorre creare un osservatorio dove si analizzino i progetti finanziati (pletora disorganica che va ricondotta ad unità).

              altra cosa: dare risposte chiare

              occorre poi dare spazio culturale di confronto tra comune e privato sociale.

              A Milano tutti sono favorevoli ad una reale governance istuituzionale del Comune

              Occorrono interventi di grande flessibilità ma anche con un sistema certo di finanziamenti (anche limitati)   

    ———————-

    Ass. Moioli:

    anche l’adulto oggi è inquieto. Come convivere con tale inquietudine? Aiutare anche i ragazzi a capire che la vita è lotta, fatica, impegno. Se so quali responsabilità ho come adulto  è meglio anche per i minori.

    C’è poi il tema della istituzionalizzazione dei minori. Spesso il tribunale ce li rifila. Occorre deistitzionalizzazione  ma vera! Stiamo lavorando su questa cosa. Non voglio istituzionalizzare quello che può trovare accoglienza nel  territorio.

    Anche io devo strutturarmi ancora. Chiarirò con altri assessorati.

    All’esterno il comune deve fare un discorso solo. Per le convenzioni ora io ho fatto un piano. Alcune si chiuderanno. Scambia siringhe in particolare ma prima chiedo ad ASL se può proseguire lei il servizio. Di certo non è più un nostro progetto.

    Necessità di una riflessione culturale: condivido appieno.

    La cultura settoriale nei servizi alla persona è sbagliata. Occorre x forza integrazione. Io sono favorevole a qualsiasi sperimentazione (finanziata dalle fondazioni varie). Spesso siamo un progettificio e ciò gratifica come immagine. Ma intanto hai creato un mercato che vuole di nuovo essere alimentato. A me non piace.

    Io voglio gestire al meglio i soldi che ho!!

    Poi occorre passione, interesse x l’uomo, anche fuori dalle differenze ideologiche e di pensiero.

     

     

    IL GRUPPO NELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE

                                   

     LIBRERIA ALEPH INFORMA (14 novembre 2007)

                  NOVITA’ :

     a cura di: GUGLIELMO CAMPIONE-ANTONIO NETTUNO

    “Il gruppo nelle dipendenze patologiche”

     FrancoAngeli

    per altre novità nel campo della psicologia clicca su alephinforma.doc