4/12 : KABUL – ROMA ANDATA E RITORNO

La vita giorno per giorno. Kabul-Roma andata e ritorno

Serata a favore del progetto “Un libro per Kabul”. Campagna Biblioteche Solidali delle Biblioteche di Roma

Tipo:
Rete:
Globale
Data:
venerdì 4 dicembre 2009
Ora:
18.30 – 21.30
Luogo:
Bottega del Mondo DOMUS AEQUA
Indirizzo:
Via di Santa Eufemia,9 (zona P.zza Venezia)
Città/Paese:
Rome, Italy

Descrizione

La serata vuole raccogliere fondi e adesioni per il progetto “Un libro per Kabul”, che l’associazione Reorient porta avanti dal gennaio 2002, in collaborazione con l’associazione di volontariato del paese asiatico Afghan youth found, per migliorare l’istruzione in Afghanistan.
Dal 2006, il progetto è realizzato in collaborazione con Biblioteche Solidali del Comune di Roma, che promuove le iniziative finalizzate al sostegno e la creazione di biblioteche pubbliche e scolastiche, per il sostegno e la diffusione dell’editoria, della cultura, del libro e della lettura nei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina.
Le biblioteche scolastiche sono affidate a gruppi di studenti, studentesse e docenti che curano la scelta e l’acquisto dei libri, oltre alla gestione della biblioteca. Ragazzi e ragazze contribuiscono alla scelta e alla collocazione dei testi, un’occasione di discussione e lavoro comune che si trasforma in una scuola di democrazia. Uno strumento che aiuta le giovani donne afghane, finora spesso escluse dalla vita sociale del Paese, ad integrarsi da un punto di vista culturale e rapportarsi in modo diverso coi loro coetanei dell’altro sesso.
Il progetto “Un libro per Kabul” ha consentito finora l’apertura di tre biblioteche nella capitale afghana, mentre la quarta dovrebbe essere inaugurata nella primavera del 2010.
La serata sarà aperta dall’inaugurazione della mostra fotografica “Voci e volti dell’Afghanistan”, seguita da un dibattito dal titolo “La vita giorno per giorno. Kabul-Roma andata e ritorno”, cui parteciperanno Pia Cantini di Intersos, Alberto Barbieri di Medu, Simona Lanzoni di Pangea Onlus, Zuhra Bahman dell’Afghan Youth Found, Esmaeli Qorbanali dell’Afghan Future Fundation e Ivana Dama di Biblioteche Solidali, moderati da Raffaella Piermarini di Reorient.
Seguirà aperitivo Equo e Solidale i cui proventi andranno a sostenere il progetto Biblioteche Solidali del Comune di Roma.

DANILO DOLCI E GERMANO BONORA

Da: La Stampa, 2006, di Giorgio Boatti su Danilo Dolci e Germano Bonora.

Sereno Dolci 28 novembre alle ore 17.18 Rispondi
LUOGHI COMUNI L’Omero dei poveri cristi Il messaggio civile di Danilo Dolci, le lotte contadine nella Sicilia Anni 50 e la scelta della non violenza

A mezzo secolo dal clamoroso processo che a Palermo vide DANILO DOLCI e un manipolo di suoi coraggiosi amici trasformarsi, da imputati, in accusatori del vergognoso malgoverno che manteneva in miseria e negava il lavoro alle genti delle localita’ siciliane dove DOLCI aveva avviato la sua opera di intervento sociale, giungono alcuni libri che aiutano a non dimenticare. Sulla feconda militanza civile e sull’opera educativa svolta dal carismatico DANILO DOLCI si sofferma Germano Bonora, un suo collaboratore attivo come insegnante nel Cilento, con due libri: DANILO DOLCI. Testimonianze di ieri e di oggi pubblicato da Kurumuny edizioni (Calimera- Lecce, pp. 188, e18) e Attualita’ di DANILO DOLCI, Omero dei poveri cristi, Edizioni Maieutiche Agropoli (pp. 124, e10). Ancora piu’ mirata e’ l’iniziativa de “l’ancora del mediterraneo” che manda in libreria Perche’ l’italia diventi un paese civile. Il libro, introdotto da Goffredo Fofi ,che fu a fianco di DOLCI nel quotidiano impegno e nelle battagliere ” giornate di Partinico”, raccoglie testimonianze e resoconti relativi ai giorni di lotta del febbraio 1956, che portarono all’arresto del militante pacifista e, di li’ a poche settimane, al dibattimento giudiziario che vide un completo rovesciamento delle parti. Ma procediamo con ordine. DANILO DOLCI (1924-1997), non ancora trentenne, nel 1952 giunge in Sicilia e, proprio nelle localita’ di Trappeto, Partinico, Balestrate, dove aveva vissuto e lavorato il padre, inizia la sua coraggiosa impresa di rinnovamento civile. Quel territorio, alle spalle del golfo di Castellamare, e’ devastato dalla miseria e dalla poverta’. Solo pochi anni prima queste localita’ hanno fatto da sfondo alle terribili imprese di Salvatore Giuliano con le bande del separatismo siciliano, giocato contro il movimento contadino per l’occupazione delle terre. La scelta di DOLCI e’ quella della piu’ totale non violenza. La nonviolenza pero’, per DOLCI, non vuol certo dire rimuovere o spegnere le conflittualita’ originate da una realta’ sociale spaventosa: si pensi che a Partinico, nel quartiere Spine Sante, su 330 famiglie residenti solo 11 hanno l’acqua in casa. La disoccupazione regna sovrana e il ricorso alla violenza, gia’ incoraggiato dal banditismo e poi dalla criminalita’ diffusa, e’ la norma. Generalizzata e dura e’ una repressione forte solo coi deboli: come ricordera’ al processo l’avvocato Nino Sorgi, da sempre impegnato nella difesa degli “ultimi”, fra il ’44 e il 49 «oltre trecento tra contadini e minatori hanno avuto oltre cinquecento anni di carcere, rei soltanto di avere reclamato l’applicazione delle leggi». Non solo: ricorda sempre Sorgi come nel medesimo periodo «quaranta tra sindacalisti e dirigenti di partito siano stati uccisi con l’agguato mafioso; trentotto archiviazioni hanno consacrato l’impunita’ dei rei…». Bene, proprio su questo contesto s’inserisce la presenza travolgente di DOLCI che organizza scuole, mobilita lavoratori, inventa forme di lotta genialmente creative e sulle quali, forse, ancora oggi non sarebbe male tornare a riflettere. Presupposto di tutta l’azione di DOLCI, formatosi nell’esperienza di Nomadelfia con don Zeno Saltini, e’ un cambiamento che rifiuta di affidarsi alle armi, alla violenza. Come dira’ DOLCI ai suoi giudici, parlando a nome dei settemila disoccupati di Partinico lasciati da sempre senza lavoro, «era finito il tempo dei mitra, la rivoluzione doveva cominciare dal di dentro. Basta con l’epoca in cui si sparava». L’arma che DANILO DOLCI propone di utilizzare, in quel mondo condannato all’inedia e all’inerzia, e’ il lavoro. E visto che nessuno, ne’ imprenditore privato ne’ istituzione pubblica, ne offre, sono gli stessi lavoratori, organizzati da DOLCI e dalla locale Camera del Lavoro, a prendere l’iniziativa e a dar vita a opere di sterratura e manutenzione lungo la Trazzera vecchia, l’antica strada che i pubblici poteri stanno mandando alla malora. Muniti solo di vanghe e di picconi, diretti dai “mastri” costruttori che sanno come posare pietre e deviare acque, centinaia di disperati, sotto la pioggia di febbraio, cominciano la loro fatica, sin dall’alba. Vogliono, in questo modo, dimostrare come non manchino di certo le occasioni di lavoro che un governo preveggente potrebbe offrire. E’ una provocazione, questo ” sciopero alla rovescia”, che DOLCI si premura di far conoscere a tutta l’intellettualita’ italiana, a tutta la stampa. Di fatto si svolge sotto gli occhi dell’opinione pubblica e subito diventa dunque intollerabile per il potere. Sin dall’alba sulla Trazzera confluiscono carabinieri e poliziotti, commissari e ufficiali. Dopo le prime picconate e i primi colpi di vanga sulla strada infangata giunge un tenente e ordina di smettere di lavorare. Un commissario minaccia l’arresto per tutti coloro che continueranno a faticare. L’ordine e’ respinto e iniziano i fermi, gli arresti. DANILO DOLCI, portato in tribunale in manette, spieghera’ al Presidente come in coscienza gli fosse stato impossibile aderire a quell’ordine di smettere di lavorare: «Considero un reato verso la terra e verso gli uomini smettere di lavorare, perche’ tutti dobbiamo lavorare e non per noi ma per tutti». Fedele in questo a quell’art. 4 della Carta Costituzionale che riconosce nel lavoro un diritto ma, anche, un dovere. Grazie alla forza carismatica di DOLCI, alla passione civile e alla lucida intelligenza del suo difensore, nonche’ alla schiera di testimonianze autorevoli – da Carlo Levi a Elio Vittorini, da Vittorio Gorresio a Valerio Volpini, da Calamandrei a Bobbio – che si schierano al suo fianco, le imputazioni per cui DOLCI era stato arrestato vengono demolite. E l’intervento di DOLCI davanti ai giudici, nonche’ gli altri documenti del processo, in quel 1956 sono subito resi noti in un libro, Processo all’art. 4 pubblicato da Einaudi, cui attinge il volume uscito ora per le cure di Goffredo Fofi, che, giovanissimo, fu parte attiva anche nella realizzazione di quella iniziativa editoriale dopo aver partecipato alla giornata di lotta alla Trazzera. Fofi fu infatti tra i fermati e, dopo due notti in una fetida camera di sicurezza, venne rispedito con foglio di via al suo paese natale. Era accusato di aver preso parte ai fatti di cui sopra ma, soprattutto, di aver lavorato come insegnante presso il Borgo di Dio – la scuola di DOLCI – senza percepire alcun stipendio. Altri tempi, altra Italia. gboatti@venus.it Giorgio Boatti

la mafia non esiste!

Repubblica, cardinale Ruffini come Berlusconi: “la mafia non esiste” !

Sereno Dolci 28 novembre alle ore 17.31 Rispondi
E il cardinale sentenziò ‘La mafia non esiste’
Repubblica — 27 marzo 2004 pagina 9 sezione: PALERMO

La mafia, il Gattopardo e Danilo Dolci. Furono queste le piaghe che il cardinale Ernesto Ruffini aggiunse quarant’ anni fa ai mali che da secoli affliggevano l’ Isola. E lo fece con una Pastorale dal titolo “Il Vero volto della Sicilia” che licenziò dal Palazzo vescovile con la data 27 marzo “Domenica delle Palme” 1964. Ma che la stampa più vicina alla Curia rese nota per intero il 27, Venerdì Santo. La mafia per il Cardinale non era precisamente la cattiva pianta le cui “cosche” lottavano ferocemente per spartirsi la città, ma era soltanto il nome che una pubblicistica denigratrice continuava a dare a una forma associativa di delinquenza uguale a quella del resto d’ Italia. Quanto, poi, al romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, «divenuto purtroppo, per una grande moltitudine, la fonte storica della Sicilia», la pastorale informò i fedeli, che conteneva «una lunga serie di motivi deprimenti che suscitano profondo scetticismo e creano disistima per il popolo cui il principe appartiene». Mentre, inevitabilmente per quel tempo, non poteva essere altri che Danilo Dolci il terzo dei fattori in base ai quali si continuava a ordire una precisa congiura per disonorare la Sicilia. A Ruffini replicò sul giornale “L’ Ora” il pastore valdese Pietro Valdo Panascia, figura notissima tra i diseredati della città: «Sebbene l’ intento della Pastorale sia tra i più nobili, quello cioè di contribuire con ogni mezzo affinché la nostra Sicilia sia onorata e rispettata, mi pare che lo scopo non possa essere raggiunto con le argomentazioni di cui Sua Eminenza ha voluto servirsi». Rispettosa contestazione a un messaggio fuori dal tempo, che non a caso concludeva raccomandando ai fedeli di evitare assolutamente di farsi coinvolgere nelle “fuitine”, le fughe matrimoniali, e di impartire subito il battesimo ai neonati.

– LUCIO FORTE

http://www.youtube.com/watch?v=F9YFUbfNtII

Puoi condividere per aiutare persone manipolate dal VIRUS MAFIOSO&MORBOSO DEL DOMINIO?
Grazie per la tua AZIONE PULITA&DI PACE ¤SERENO¤

16/12 L’AFRICA E I SUOI SCRITTORI

L’AFRICA E I SUOI SCRITTORI

Léopold Séda Senghor – Ken Saro Wiwa -Ahmadou Kourouma: Négritudine-Impegno politico-Lingua e linguaggio

Tipo:
Rete:
Globale
Data:
mercoledì 16 dicembre 2009
Ora:
21.00 – 23.00
Luogo:
Casa della Cultura
Indirizzo:
Via Borgogna, 3- M° San Babila
Città/Paese:
Milan, Italy

Descrizione

La REDANI vi invita alla

Casa della Cultura
Via Borgogna, 3 -Milano
M° San Babila

L’AFRICA E I SUOI SCRITTORI

Léopold Séda Senghor – Ken Saro Wiwa -Ahmadou Kourouma

Négritudine-Impegno politico-Lingua e linguaggio

Mercoledì 16 Dicembre 2009
Ore 21:00

Relatrici :
Prof.ssa Francesca Romana Paci
(Ordinaria di letteratura dei paesi di Lingua Inglese -Università A. Avogadro del Piemonte Orientale)

• Dott.ssa Laura Colombo
( Docente in sezione di Francesistica-Università degli Studi di Verona)

Prof.ssa Itala Vivan
( Docente di studi culturali e postcoloniali-Università degli Studi di Milano)

Letture: Ruffin Doh (Attore)

Moderatore: Cheikh Tidiane Gaye (Scrittore)

INGRESSO LIBERO

Sanscrito, una chiave per l’India





Pubblicato il 14-07-2005
Sanscrito, una chiave per l’India

Il patrimonio culturale dell’India Classica è scritto in sanscrito, lingua sacra strutturata tra il VII e il II secolo a.C, il cui studio, anche oggi, rappresenta una via di accesso privilegiata alla civiltà indiana classica.

Il sanscrito, lingua sacra e culturale dell’India Classica, è stato utilizzato per quasi due millenni come veicolo principale di trasmissione del sapere di un’intera civiltà. Ovunque rivolgiamo la nostra attenzione nell’ambito del vastissimo patrimonio culturale dell’India Classica troviamo testi scritti in sanscrito: i testi dello yoga, quelli medici (e scientifici in generale), l’epica, i testi filosofici e religiosi, i trattati di ritualistica, di legge o di argomenti profani, testi lirici e opere di teatro, romanzi, novelle – in pratica testi riguardanti ogni ambito dello scibile umano: tutto ci è giunto scritto in sanscrito.

Fu proprio la “messa a punto” del sanscrito classico da parte dei grammatici antico-indiani in un  periodo circa fra il VII e il II secolo a.C. che segnò l’inizio della civiltà indiana classica, civiltà che non è identificata tanto da una collocazione geografica o temporale specifica (come per esempio nel caso della Grecia Classica), quanto dall’adesione ad una serie di principi spirituali, estetici, filosofici e culturali, nonché dall’adozione del sanscrito come unica lingua “all’altezza” di trasmettere la conoscenza.

Chi “creò” il sanscrito furono i primi grammatici in assoluto nella storia dell’uomo che, con l’intenzione di preservare la perfetta intelligibilità della lingua attestata nei Veda, testi di natura molto varia e stratificati nel tempo (in un periodo che va dal XV al VII secolo a.C.), considerati sacri ed eterni, misero a fuoco concetti come quelli di radice verbale, suffisso e terminazione, e riuscirono a sviscerare i meccanismi di fondo della lingua. La loro analisi fu talmente precisa e approfondita che poté servire da “ossatura” per una lingua “perfetta”, cioè estremamente regolare e spiegabile in ogni suo aspetto, e di conseguenza immutabile nel tempo, il sanscrito classico appunto.

Affondando le proprie radici nella lingua attestata nei Veda, il sanscrito traspose sul piano umano la perfezione e infallibilità del Vedico, diventando la sola lingua degna di trasmettere il sapere elevato o comunque “ufficiale” dell’India.

Importante in questo senso è il cosiddetto fenomeno della “sanscritizzazione” che permise alla cultura ufficiale di appropriarsi di elementi originariamente esterni dandogli una “veste” ufficiale, il sanscrito appunto (fenomeno che contribuisce a spiegare l’estrema varietà, a volte contraddittoria, di questa cultura).

Lo studio del sanscrito rappresenta dunque una via di accesso privilegiata e non trascurabile alla civiltà indiana classica, sia perché è l’unico modo per accedere direttamente ai suoi testi (condizione necessaria per verificare la fondatezza di nostre o altrui interpretazioni e intuizioni), sia perché ci proietta direttamente nel cuore di tale civiltà, essendo il sanscrito parte imprescindibile della forma mentis di tutti i suoi autori e pensatori, ed elemento unificante di una civiltà diffusa su un territorio estremamente vasto e per lo più politicamente disunito (il subcontinente indiano), per un arco di tempo incredibilmente ampio (circa due millenni).

Giulio Geymonat

da www.lifegate.it

 

grazie

FRANCO SERANTINI COME STEFANO CUCCHI

DA CONTROLACRISI

 

«Serantini come Stefano Cucchi»

     

29/11/2009 11:26 | CONFLITTI ITALIA | Fonte: unita

altSarebbe oggi vicino ai sessant’anni. Era nato a Cagliari il 16 luglio 1951, morì a Pisa il 7 maggio del 1972, dopo lunga agonia, ammazzato dai colpi di manganello, dai pugni, dai calci di alcuni agenti della Celere di Roma, dall’indifferenza di medici, carcerieri, magistrati… «Il posto dove fu colpito a morte è sul Lungarno Gambacorti di Pisa, tra via Toselli e la via Mazzini…». Così comincia il libro di Corrado Stajano, «Il sovversivo», dove si racconta «vita e morte dell’anarchico Serantini». Riletto quasi trentacinque anni dopo la pubblicazione e trentasette dopo quei fatti di Pisa dà la sensazione tremenda di una cronaca d’oggi o solo di pochi mesi fa: sembra d’essere a Genova nei giorni del G8, Franco Serantini pare Federico Aldrovandi o assomiglia, ancora più vicino a noi, a Stefano Cucchi.

«Una morte questa di Stefano – dice ora Corrado Stajano – che sarebbe passata nel silenzio, se non ci fosse stata una sorella combattiva, se non ci fosse stata quella famiglia che ha avuto il coraggio di opporsi. Contro la verità, mi pare d’assistere a storie, che ho già vissuto, di deviazioni e di bugie». La morte di Serantini non passò sotto silenzio. Ai suoi funerali (e sono tra le pagine più belle e commoventi del libro), il 9 maggio, un fiume di gente. I detenuti del carcere Don Bosco, dove Serantini aveva trascorso le ultime ore, inviarono un mazzo di margherite. Franco Serantini era nato senza famiglia, abbandonato in un brefotrofio. Fu dato in affidamento a una famiglia siciliana, visse in istituto a Cagliari. Quando arrivò ai diciassette anni, un’esistenza di solitudine, decisero che si rendeva utile il ricovero in riformatorio. Serantini era soltanto chiuso di carattere, soffriva l’autorità (o l’autoritarismo), ma non aveva mai commesso un reato: tuttavia fu così destinato… Serantini giunse a Firenze (all’Istituto di osservazione per i minori scoprirono che il suo quoziente di intelligenza era 1,02, quando la media è di 0,70), venne dirottato al centro di rieducazione maschile Pietro Thouar di Pisa, in semilibertà: di giorno poteva uscire. Il riformatorio è la via della maledizione: Serantini si salvò.

Era il Sessantotto quando Serantini arrivò a Pisa. Si lasciò prendere dalla politica, cominciò a partecipare alle assemblee degli studenti, trovò persino un lavoro. Prese la licenza media e cominciò a frequentare un istituto professionale. Divenne anarchico. A Pisa giravano squadracce fasciste: le aggressioni si ripetevano, ma la polizia caricava gli antifascisti, quando protestavano. La politica nelle strade era anche questa. A Roma, al governo si era esaurita l’esperienza del centrosinistra, le elezioni furono indette per il maggio dell’anno successivo, il 1972. Il 5 maggio Giuseppe Niccolai, deputato missino, avrebbe parlato in Largo Ciro Menotti, nonostante le tensioni alle stelle di quei giorni. Per quella giornata arrivarono a Pisa rinforzi di polizia, anche ottocento agenti del I Raggruppamento celere da Roma. Più cinquecento carabinieri, più cento carabinieri paracadutisti, più i reparti della ps di stanza in città. Che fu una città sotto assedio, che mi ricorda Genova. «Mi immagino – racconta Corrado Stajano – Serantini solo in mezzo alla strada. Questo dicono tutte le testimonianze. Solo e inerme in Lungarno Gambarcorti. Sarebbe potuto fuggire come gli altri quando la polizia aveva sfondato la barricata.

Ma non si mosse, invece. Invece lo assalì un nugolo di agenti, che lo massacrarono di botte, con ferocia, con crudeltà. Un ragazzo che non aveva alzato neppure una mano…». A Pisa qualcuno tentò di intervenire. Il commissario Pironomonte cercò con l’arresto di sottrarre Serantini alla furia degli agenti e pochi giorni dopo si dimise. Fu un’eccezione. Ma gli altri. Gli altri… Non solo i poliziotti che picchiarono. Anche il medico che visitò Serantini all’ingresso in carcere e che non ordinò il ricovero di un ragazzo che non si reggeva in piedi con la testa sfondata, il magistrato che continuò a interrogarlo in quelle condizioni, i secondini che non intervennero malgrado i richiami del compagno di cella di Serantini. Sta di fatto che tutto si ingarbugliò tra reticenze, bugie, conflitti giudiziari, quando avocazioni e trasferimenti di magistrati intervennero pesantemente sull’inchiesta. «In questo senso credo che Serantini sia stato ucciso due volte: una dalla polizia, la seconda dalle istituzioni che non gli hanno reso giustizia. Con un bravo giudice istruttore, Paolo Funaioli, in conflitto con il procuratore generale di Firenze, Calamari, che io definisco un personaggio da vetrata medioevale. Sarebbe bastato leggere le perizie medico legali…». L’ex democristiano Giovanardi ha detto che Stefano Cucchi è morto perché era drogato e anoressico. «I periti scrissero che Franco era portatore di una voluminosa milza, da bambino aveva avuto la malaria, aveva le ossa della testa più sottili del normale e quindi aveva una minore resistenza ai colpi».


USTATION – CONTENUTI DALLE UNIVERSITA’

http://www.ustation.it/chisiamo

 

USTATION

Ustation

Ustation è il primo media social network in Italia che aggrega informazione e contenuti prodotti dai media universitari e dai singoli producer. E’ l’espressione dell’estro, del talento, della creatività e del desiderio di sperimentare che fermenta nelle Università italiane. Una piattaforma cross-mediale che raccoglie informazione e infotainment autoprodotto e partecipativo. Offre opportunità ed è il veicolo di contatto tra il più ricco incubatore creativo (il mondo universitario) e il mondo professionale (tv, radio, carta stampata, comunicazione grandi aziende, etc). È il più completo palinsesto live di tutti i media universitari.

“Crea e carica i tuoi UCC – University Creative Content – video, audio, immagini, testi e condividili. Ustation da voce e spazio a chi ha talento”

Umedia

Umedia è una start up creata da un gruppo di giovani imprenditori che ha maturato unʼesperienza diretta nel settore della formazione, del giornalismo e della comunicazione universitaria. Opera in progetti che valorizzino le idee e i nuovi media nel contesto universitario.

“Noi crediamo nel talento e nel fermento creativo del mondo universitario italiano”.

EDGAR MOREN E INTERNET

 

Il pensiero di Edgar Morin: complessità, internet e nuova intelligenza


Qual’è il pensiero del filosofo e sociologo francesce  Edgar Morin su internet e il suo impatto sulle nostre “connesse” coscienze? Se rintracciate video simili segnalateli pure sotto questo post, ne faremo una piccola rassegna clip per la community.
Continua

GRAZIE

Post aggiunto da francesco arleo il 23 Novembre 2009 alle 21:00 — 2 Commenti

articoli di laura tussi

Gli articoli di Laura Tussi

Nefer Shoa 28 novembre alle ore 13.43 Rispondi
Ciao a tutti,

vi invio un po’ di link delle ultime pubblicazioni o segnalazioni di Laura Tussi.

Buon fine settima a tutti
Nefer

Salone Della Piccola E Media Editoria Di Milano il 12/12/2009
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12078&uid=61304223016

Donne Che Sbattono Contro Le Porte
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12079&uid=61304223016

Teatro Della Cooperativa – Chicago Boys
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12080&uid=61304223016

“Nessuno Escluso” Don Lorenzo Milani
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12082&uid=61304223016

Memoria Storica E Diritti Umani
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12083&uid=61304223016

Lo Sterminio Nazista E La Testimonianza
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12084&uid=61304223016

Sacro, di Laura Tussi
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12085&uid=61304223016

Genere e Vita Quotidiana. Un’ampia gamma di differenze e… divergenze
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12086&uid=61304223016

Terra in Bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12087&uid=61304223016

Donne in Europa
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12088&uid=61304223016

Intervista con Gad Lerner
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12089&uid=61304223016

Il Ruolo dell’Intellettuale Contemporaneo
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12090&uid=61304223016

L’insegnante e l’interesse sociale
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12091&uid=61304223016

Le Differenze di Genere nella Cultura Occidentale
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12092&uid=61304223016

“Il Coraggio della Memoria”: il ruolo dei testimoni per tramandare la storia contemporanea
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12093&uid=61304223016

L’istituzione scolastica, in primis responsabile della trasmissione di memoria storica contemporanea
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12094&uid=61304223016

Campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’Altro
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12096&uid=61304223016

Dentro le Storie
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12097&uid=61304223016

La memoria come scelta etica
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12098&uid=61304223016

La Didattica della Storia
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12099&uid=61304223016

Tra Islam e Occidente
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12100&uid=61304223016

Ricordati di Ricordare
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Educare alla Memoria
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12102&uid=61304223016

I Meccanismi Sociali del Razzismo
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La Concezione Razzista
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12104&uid=61304223016

Educare alla Gestione dei Conflitti. La continuità tra comportamenti macrosociali e microsociali
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12105&uid=61304223016

La Storia Teatro di Eventi
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12106&uid=61304223016

I Diari dell’Olocausto
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12107&uid=61304223016

Intervista con Antonio Di Pietro
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12108&uid=61304223016

La Pedagogia della Lumaca
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12109&uid=61304223016

Lavoratori di tutto il mondo ridete!
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12110&uid=61304223016

Scuola e storia contemporanea
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12111&uid=61304223016

Dal Conflitto all’Utopia dell’Intendersi
http://www.facebook.com/topic.php?topic=12112&uid=61304223016

Il Dovere di Ricordare
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