RACIAL PROFILING (DISCRIMINAZIONE ISTITUZIONALE)

Racial profiling, questo sconosciuto
 
Articolo di Pietro Yates Moretti
25 dicembre 2009 8:13
 
 Prima di leggere le due brevi notizie di cronaca locale riportate sotto, un piccolo appunto potrebbe aiutarci a comprenderle meglio. Il fenomeno del racial profiling, o discriminazione istituzionale, è la modalità basata sull’aspetto esteriore -il colore della pelle- con cui le istituzioni (in particolare le forze dell’ordine) individuano le persone da fermare, ispezionare, controllare. In breve, se sei nero avrai molte più chance di essere fermato per un controllo di polizia rispetto ad un bianco. Questo significa che, a parità di violazioni di legge commesse da un bianco, se sei nero avrai maggiori possibilità di essere multato o finire in carcere.

Oltre a violare i più elementari principi di eguaglianza, ll ‘racial profiling’ è una delle maggiori cause di fallita integrazione fra comunità, ed è per questo che nelle democrazie più evolute viene combattuto: i poliziotti vengono istruiti ed educati ad evitare pratiche basate sul colore della pelle, e quando non lo fanno, vengono puniti dai propri superiori. La discriminazione istituzionale crea infatti un circolo vizioso per cui sarà sempre più difficile per un giovane straniero evitare il carcere, e le comunità di immigrati si riempiranno sempre più di ex galeotti. Tutto questo genererà povertà, delinquenza, emarginazione e risentimento. Questo è accaduto negli Usa per quanto riguarda la comunità afro-americana, e sta avvenendo in Francia per quanto riguarda i cittadini immigrati dalle ex colonie.

Il racial profiling non riguarda solo le forze dell’ordine. Una caterva di studi e indagini hanno dimostrato che spesso penetra anche gli uffici amministrativi, talvolta determina il grado di severità delle sentenze giudiziarie o il livello di assistenza sanitaria negli ospedali.

Ebbene, se in quasi tutte le democrazie occidentali questa piaga è ormai riconosciuta, studiata e contrastata, anche se non sempre con successo, in Italia viene impunemente esaltata. Sono le stesse questure e prefetture che lanciano comunicati stampa mettendo in bella mostra le proprie pratiche basate sul racial profiling (con quale altro criterio, se non il colore della pelle, si possono fare posti di blocco stradale mirati a scovare immigrati clandestini?). E certo non c’è da aspettarsi molto dalla gran parte dei mass media italiani, che si limitano a riportare queste prodezze senza mai soffermarsi sulla loro essenza razzista.

Per i più curiosi, ecco alcuni recenti esempi di ‘racial profiling’:
Usa. New York. Polizia sotto accusa: arresti per marijuana colpiscono le minoranze
Sicurezza. I dati del ministero dell’Interno confermano controlli ed arresti sulla base del ‘racial profiling’
Racial profiling o razzismo istituzionale, la testimonianza di un italiano nero

Ora, forse, possiamo davvero LEGGERE questi due apparentemente insignificanti pezzi di ordinaria cronaca locale.

TRIESTE – Duecentonovantasette persone e 139 veicoli sono stati controllati dalle Forze di Polizia di Trieste nell’ambito di una operazione di controllo del territorio mirata al contrasto dell’immigrazione clandestina.
Nell’operazione – che ha impegnato personale della Questura, della Polizia postale, ferroviaria e stradale, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza – una persona e’ stata arrestata per violazione di un ordine del Questore a lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni dalla notifica.

SAVONA –
La polizia di Stato, a Savona e su tutto il territorio provinciale, ha effettuato un servizio straordinario di controllo finalizzato al contrasto dell’ immigrazione clandestina, durante il quale sono stati impegnati poliziotti della Digos e del Commissariato di Alassio.
Nel centro cittadino savonese in particolare nei phone center e nei luoghi in cui si concentrano i cittadini stranieri sono stati controllati 22 cittadini stranieri, di cui 2 non in regola con la normativa.
Ad Albenga analoghi controlli hanno consentito di arrestare due persone, identificarne 26 e trattenerne 2 presso l’ Ufficio Immigrazione. Quattro stranieri sono stati altresì denunciati in stato di libertà per inosservanza della normativa sull’immigrazione.
Il Capo di Gabinetto della Questura di Savona, Massimo Molinari, rassicura che tale attività di controllo proseguirà, nell’ambito di un progetto di contrasto alla criminalità diffusa voluto dal Questore Vittorino Grillo in tutta la provincia.

DAL SITO DELL’ADUC

NON SOLO MAFIA A PALERMO!

da Paolo Borrello

27 dicembre 2009

Dario, i suoi ragazzi strappati alla mafia e un quartiere come lo Zen di Palermo

 

Una signora di 73 anni mi ha scritto pregandomi di non scrivere solamente post in cui vengono descritte ed analizzate le “disgrazie” italiane e del mondo. Stimolato da questa sollecitazione ho deciso di prendere in esame la storia di Dario e della sua attività in uno dei quartieri italiani dove è più difficle vivere, lo Zen di Palermo. Comprendete subito che la sollecitazione l’ho tenuta in considerazione solo a metà. Più di tanto però non sono in grado di fare…

Ho preso spunto da un articolo di Mariano Maugeri pubblicato da “il Sole 24 ore” che, in parte, riporto:
 
“…Presidente Fini, complimenti per la casa, ma si sta facendo tardi e noi dobbiamo vedere Roma». Andrea, 10 anni interamente vissuti al quartiere Zen di Palermo, si è congedato così dal presidente della Camera il pomeriggio del 14 luglio del 2009, il giorno di Santa Rosalia. La comitiva di ragazzi palermitani si muove a scatti tra gli arazzi e le boiserie di Montecitorio, ribattezzata da Andrea «la casa di Fini».
La loro guida è  Dario Pennino, 28 anni, studente fuori corso di Scienze politiche e fondatore dei ‘ragazzi di strada’, una specie di Don Ciotti laico che ha strappato alla mafia di Salvatore Lo Piccolo, il boss del mandamento di San Lorenzo, decine di killer e guardiaspalle minorenni.
A invitare Dario era stata la segretaria di Fini attraverso le pagine di Facebook. Dario è sempre pronto a partire con i ragazzi dello Zen: Roma, Bruxelles, Bologna. Nella città emiliana era stata la Coop Adriatica a ospitarli, un viaggio premio offerto dalla Fondazione per il Sud (fondazioni delle Casse di risparmio, associazioni del volontariato, terzo settore), che ogni anno finanzia progetti sociali nel Mezzogiorno.
Dario scova per caso il bando navigando su internet, scrive un piano d’intervento di una decina di paginette per il recupero dei ragazzi borderline dello Zen che s’intitola «Dire, fare, cambiare» e si aggiudica 90.000 euro. «I viaggi aprono la testa», ripete questo ragazzo palermitano con due occhi arabi e i capelli ricci. A Bologna i ragazzi di Dario aiutano quelli delle Coop a organizzare le sagre paesane di Castenaso e Granarolo. Cucinano, servono ai tavoli, incontrano i partigiani, ai quali fanno solo domande sulle armi che usavano: calibro, caricatore, modelli.
Tra loro c’è pure Gaspare, un diciannovenne analfabeta e ultimo di sei figli, per anni pusher di cocaina davanti al bar dello Zen 1 e prestanome di tre esercizi commerciali di mafiosi. Dario l’ha accolto tra i suoi ragazzi (Gaspare ha ottenuto un impiego di cameriere presso un agriturismo nei pressi di Bologna e alo Zen non ha messo più piede)… 
Dario, Andrea e Giorgio, un giovanotto di neppure vent’anni con la faccia mite e i capelli biondi che fino a diciassette anni faceva da palo durante le riunioni segrete del boss Lo Piccolo, nella Zona espansione Nord ci vivono ancora.

Zen 1, una selva di palazzoni occupati abusivamente dai palermitani in fuga dal centro storico dopo il terremoto del Belice del 1968; Zen 2, un cubo sull’altro ripetuto diciassette volte e ingentiliti dal nome romantico di insulae dal maestro Vittorio Gregotti, il suo inventore.
I panni stesi al sole, una parabolica per finestra e le carcasse di piccole Smart spolpate di ogni pezzo di ricambio sono la traduzione palermitana di un’idea di architettura che non è affatto così mostruosa come è stata rappresentata. Il quartiere è sprofondato in una piana circondata dal Monte Pellegrino e da Pizzo Sella, la collina punteggiata dagli scheletri di villette abusive. Pure lo Zen 2 è stato occupato dagli abusivi dello Zen 1, malgrado fosse stato progettato per ospitare i funzionari della Regione Siciliana e i dipendenti della Polizia di Stato. Due volte abusivi, insomma, con lo Zen 1 appaltato agli immigrati e alle giovanissime coppie (una ragazza su due diventa mamma ancora minorenne) che pagano fino a 5.000 euro agli assegnatari di questi appartamenti in cambio del loro silenzio. Dario la racconta così: «Qui si deve distinguere tra poveri veri e fasulli. Ci sono abitanti dello Zen con automobili da 40.000 euro e ville di proprietà a Carini».

La mafia non ama questo giovanotto. Una volta un mafioso ha affrontato Dario urlandogli in faccia: «’n pupiddo si, ‘n pupiddo si » («un pupo sei»). Dario e i 30.000 abitanti dello Zen sono gli appestati di Palermo…
Dario Zen,
così hanno soprannominato l’inventore dei ‘ragazzi di strada’. Figlio di un operaio e di una casalinga, questo ragazzo è un antieroe inconsapevole. Nel 2003, con altri sette soci, tutti studenti universitari, fonda l’associazione ragazzi di strada, allora ospitata nei locali disadorni della sede del Pds per gentile concessione del segretario provinciale del partito, l’attuale deputato regionale del Pd Antonello Cracolici.
L’ospitalità dura poco:un anno dopo Cracolici li invita a sloggiare. «La sezione serve al partito», spiega. Alle elezioni provinciali di quell’anno il deputato regionale candida il medico della mutua del quartiere, Natale Di Maso; Dario Zen e i ragazzi di strada gli contrappongono uno studente sconosciuto di 26 anni, Lorenzo Di Maio. A urne capovolte, il rappresentante dei ragazzi di strada conquista oltre 700 preferenze, l’uomo di Cracolici solo 230 voti.
Così la stanza a piano terra con due sedie, un tavolino e un divanetto rosso, svaligiata qualche mese fa di sette computer, torna ai ragazzi di strada, che da anni assistono alle passerelle di esponenti politici scortati dai poliziotti. Luciano Violante, l’ex presidente della Camera, è stato uno dei più assidui, così come Beppe Lumia, ex vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, e persino l’ex capo dell’organizzazione del Pd, Maurizio Migliavacca.
I big promettono sempre di aiutarli, ma non succede niente. Non che i giornalisti siano migliori. Un inviato della Rai in cerca di scoop offre una ventina di euro a un pugno di ragazzini per farsi scagliare qualche pietra mentre la telecamera riprende la scena. Dario, dopo aver saputo, gli sussurra all’orecchio: «Potevi dirlo a me e le pietre te le facevo lanciare gratis».

Altri, al posto del fondatore dei ragazzi di strada, su un’intuizione e un ruolo così ci avrebbero costruito un mestiere o una carriera politica. A Dario, invece, bastano 500 euro al mese, lo stipendio di consulente del lavoro in nero. Il suo precariato palermitano non durerà ancora a lungo. Appena avrà la laurea scapperà al Nord. Forse a Udine, dove il fratello è funzionario di una Asl, forse a Copenhagen, come sogna la sua ragazza.
 
L’associazione ragazzi di strada ha un blog:
www.ragazzidistrada.myblog.it.

Indubbiamente a Palermo, in Italia, di ragazzi come Dario ce ne vorrebbero molti. Ma affinchè il loro impegno non sia vano, sarebbe necessario che venissero aiutati dalle istituzioni, concretamente e non a parole.

Il governatore della Sicilia Lombardo è impegnato attualmente nel formare una nuova maggioranza, in cui siano esclusi gran parte dei consiglieri del Pdl e quelli dell’Udc, e si ipotizza l’appoggio esterno, a certe condizioni, dei consiglieri del Pd.
E perchè, tra le condizioni, questi consiglieri regionali non inseriscono l’aiuto ai pochi o molti Dario che vivono in Sicilia, per impedire fra l’altro che, alla prima occasione, emigrino e abbandonino la Sicilia. Sono un ingenuo? Forse… (questa domanda me la sono posta recentemente già in un’altra occasione nel mio blog).

Ma se si vuole realmente avvicinare la politica alla società, in Sicilia e nel resto d’Italia, inserire nei programmi amministrativi il sostegno concreto ai pochi o molti Dario che ci sono, non dovrebbe apparire, come in realtà avviene, una bella utopia, ma che rimane tale. E questo dovrebbe valere soprattutto per i partiti o movimenti politici che propongono un cambiamento nel governo del nostro Paese, che dicono di voler sconfiggere la mafia.
La mafia si sconfigge anche sostenendo quelli come Dario.

 

grazie

MEMORIE E OLOCAUSTO (DI LAURA TUSSI)

Memorie e Olocausto

di Paolo Calabrò il 24 dicembre 2009

 

Il 27 gennaio 2001 viene istituita la “Giornata della Memoria”: da qui prende spunto lo studio di Laura Tussi, docente e giornalista che si occupa dei problemi della pedagogia e della didattica, nel suo recente Memorie e Olocausto (ed. Aracne, 2009). La memoria – una volta cristallizzata in un evento da celebrare – rischia di perdere il suo potenziale vitale e di ridursi a mera rievocazione di eventi passati, che nulla più hanno da spartire con noi: da qui la centralità di una pedagogia in grado di trasmettere l’importanza della storia per noi, al di là della pura elencazione dei fatti.

Il discorso segue quattro binari principali: quello dell’analisi dell’Olocausto, ciò che è stato, come è potuto avvenire, in una trattazione ricca di dettagli; quello della “differenza di genere”, in cui si pone l’accento sulla diversità come motore dell’esclusione fino allo sterminio – degli ebrei, degli omosessuali, degli zingari, degli oppositori politici, delle donne; quello della didattica della storia, cioè del come sia più opportuno insegnare alle giovani generazioni una materia che (a differenza ad esempio della matematica) si nutre di testimonianza e di esperienza e non di mera informazione; quello infine del progetto politico, di come si può utilizzare la memoria per una società che intende fare tesoro del passato, soprattutto degli errori commessi.

Di particolare importanza è dunque il problema dell’insegnamento, mestiere “terribile e affascinante” (come Tussi sottolinea citando Norberto Bobbio): «terribile per le responsabilità che comporta; affascinante perché stabilisce il dialogo con le giovani generazioni […] per questo risulta un mestiere estremamente difficile». Difficoltà accresciuta dal lavoro di quelli che “remano contro”, i revisionisti, i negazionisti, tutti quelli che in qualche modo cercano di alterare la storia riscrivendola o addirittura di negarne in quanto tale ogni utilità per il nostro presente.

Tussi (che si lascia talvolta andare a considerazioni discutibili circa il carattere in-umano della Shoah, come quando afferma che «forse mai capiremo la Shoah perché bisogna essere demoni per capirla e concepirla completamente, globalmente»; oppure quando parla delle «matrici culturali […] da cui ha preso corpo l’origine del demoniaco»), evidenzia che la memoria della Shoah non è proprietà né prerogativa di nessuno in particolare, perché essa appartiene a tutti, alla destra come alla sinistra, ai progressisti come ai conservatori, ai cristiani come ai laici. Memoria, conclude l’autrice, dotata di un insostituibile “valore creativo”: perché memoria significa consapevolezza che il passato può sempre ripresentarsi, con le sue distorsioni, i suoi massacri, la sua barbarie (dis)umana. Conservare la memoria non è allora un atto passivo di custodia di ciò che è ormai morto, ma al contrario azione vitale di riproposizione di ciò che veramente conta per la nostra civiltà: la vita, la gioia, la pace.

Il volume è leggibile e graficamente curato. Ben documentato e fondato su una solida bibliografia – all’interno della quale spiccano i lavori sull’Olocausto di Zygmunt e Janina Bauman, oltre ai classici di Hannah Arendt, Bruno Bettelheim, Primo Levi – lo studio è arricchito dalle interviste dell’autrice ad Amos Luzzatto, Massimo Cacciari, Moni Ovadia.

 

Laura Tussi è docente, ricercatrice e giornalista. Si occupa di tematiche sociopedagogiche, psicologiche e storico-culturali. Ha conseguito la sua quinta laurea specialistica nel 2009 in formazione degli adulti e consulenza pedagogica e ricerca educativa nell’ambito delle scienze della formazione e dell’educazione. Collabora con diverse riviste di settore e telematiche come www.icpratidesio.it,  www.politicamentecorretto.com, www.peacelink.it e www.ildialogo.org.

Video: www.youtube.com/lauratussi

 

Titolo: Memorie e Olocausto. Il valore creativo del ricordo per una “pedagogia della resistenza” nella differenza di genere

Autore: Laura Tussi

Editore: Aracne

Anno di pubblicazione: 2009

Prezzo: 15,00

Pagine: 250

DE ANDRE’ E IL SUO PENSIERO ANARCHICO

Casa Editrice IL MARGINE


UN DE ANDRÉ INEDITO, IL SUO PENSIERO ANARCHICO

Fabrizio De André, un’ombra inquieta.

Ritratto di un pensatore anarchico – Edizioni Il Margine

 

Libro di Federico Premi

Recensione di Laura Tussi

 

Fabrizio De André ha sempre praticato consapevolmente l’esercizio del pensiero e la sua opera politica e musicale rappresenta una sapiente e radicale critica alla concezione borghese dell’esistenza.

L’autore del libro, Federico Premi, avvalora questa ipotesi tramite l’analisi dei manoscritti inediti di De André, disponibili presso il centro studi Fabrizio de André dell’Università di Siena, dove appaiono ricorrenti i riferimenti alla tematica anarchica e alla critica della società borghese. “È tempo di tornare nomadi. Siamo stati sedentari per troppo tempo. Bisogna rimettersi in cammino”. Fabrizio De André continua a ripetere questo concetto nelle sue canzoni e nei moltissimi appunti manoscritti.

La vita infatti è un continuo processo di metamorfosi, di cambiamento, di ricerca nella costante resistenziale e febbrile dell’erranza.

Secondo De Andrè, l’anarchia, oltre che forma di autogoverno alternativa all’attuale sistema di potere, rappresenta il solo antidoto contro l’omologazione sociale e culturale, contro la pianificazione categorica e l’arbitrio imperante. Tra gli aspetti più inquietanti dell’immobilismo della società contemporanea è l’assuefazione universale alla logica capitalista. Il verbo del fondamentalismo capitalista si è imposto ovunque, operando una drastica reductio ad unum, un’inaudita uniformizzazione, pianificazione, normalizzazione del sistema e omologazione culturale. L’umanità dovrà attuare presto un nuovo sistema politico ed economico e una diversa e più virtuosa cultura del confronto e dello scambio, non più fondate esclusivamente sul torvo e bieco valore del profitto e del tornaconto, nella realizzazione di un’utopia sommessa e confessata in versi, all’interno di un discorso cifrato ed elusivo nelle canzoni di De André, che canta una critica serrata al mondo borghese del conformismo allineato. Infatti, borghese è, in ogni tempo, l’invincibile inerzia dello spirito, l’ossessione per l’agio e la stabilità, matrice di ogni idolatria, che costituisce il momento statico immortale dell’esistenza del singolo e della società. La morale borghese è mortifera, in quanto vuole bloccare il divenire, nella pretesa di uniformare, omologare, conformare e rendere tutti gli uomini simili fra loro, equivalenti, intercambiabili, perché il borghese si preoccupa di essere integrato, allineato e leale con il sistema. Un’autentica rivolta esistenziale consiste nel riconoscere il proprio stato di uomini colonizzati e allineati, per liberarsi dagli ingranaggi del sistema e divenire Anime Salve, riappropriandosi di se stessi e della propria vita in modo unico e originale. Il potere persuasivo di ogni sistema, fondato su valori fissi e indiscutibili, provoca paura e disorientamento per ogni diversità e alterità anarchica, opposta all’ingranaggio del quotidiano. Il borghese non sa riconoscere il proprio intimo essere, l’ “ombra inquieta” che si muove nelle pieghe dell’anima e della storia.

Il Faber pensatore affronta dunque i temi della borghesia e dell’anarchia come categorie dello spirito, del potere e della costante resistenziale, tra morte, solitudine e natura, tra follia e diversità, per cui l’artista diviene anticorpo del sistema vigente e cantore di bellezza e utopia.

 

Laura Tussi

 

 


In occasione del decimo anniversario della morte del Faber molto è stato scritto, ma è rimasto per buona parte inesplorato il tesoro originale del suo pensiero, la filosofia anarchica che fin da giovane l’ha portato sempre in “direzione opposta e contraria”.

Per la prima volta, la concezione della vita e dell’arte di Fabrizio De André viene affrontata in modo organico, non solo attraverso lettere e interviste, ma soprattutto con l’analisi delle note a margine, spesso inedite, scritte sulle pagine dei suoi libri conservati nell’archivio Fabrizio de André, presso l’Università degli Studi di Siena.

L’immagine che ne emerge è quella di un De André “filosofo anarchico”, i cui temi-cardine sono: borghesia e anarchia come categorie dello spirito, il potere e la “costante resistenziale”, morte solitudine e natura, follia e diversità, l’artista come “anticorpo”, bellezza e utopia, il De André “mosaicista”.


Sono un’ombra inquieta / dentro la tua ombra / dove mi è lento / trovare ancora asilo / dove trovo / lucide tracce di diamante / nella luna / dissennata di carbone.
(Fabrizio De André, dalla canzone inedita Un’ombra inquieta)

Per interviste all’autore: Federico Premi
                                        329.3168928
; federicopremi@gmail.com

Grazie per l’attenzione,
Elisa Casati

Per visionare il nostro catalogo, acquistare online i nostri titoli, avere informazioni sulle nostre presentazioni, sulle fiere a cui partecipiamo e molto altro ancora, vi invitiamo a visitare il nostro sito www.il-margine.it.

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BRASILE – Paulo Coelho: per le feste tre libri gratis in rete

BRASILE – Paulo Coelho: per le feste tre libri gratis in rete
 
Notizia 
28 dicembre 2009 10:25
 
La scrittore Paulo Coelho ha fatto il suo regalo ai propri lettori: fino alla prima settimana di gennaio, tre suoi libri sono disponibili gratuitamente sul web in italiano, portoghese, inglese, spagnolo, francese e tedesco in uno dei suoi blog.
I tre libri sono ‘Il cammino dell’arco’, ‘Storie per genitori, figli e nipoti’ e ‘Guerrieri della luce’, che sono disponibili in formato .pdf, Kindle (il lettore digitale dell’Amazon), SonyReader e iPhone. Sul blog, lo scrittore brasiliano scrive: ‘Mi piacerebbe spartire con voi tutti i miei libri, ma le case editrici hanno i diritti di pubblicazione e traduzione e se li tengono stretti.
dal sito dell’ADUC

PIU DIRITTI AGLI IMMIGRATI,PER UN 2010 MIGLIORE

ricevo da Alberto Mori e vi giro:

“NON CONTA DOVE SI E’ NATI MA CIO CHE SI DIVENTA”

PIU DIRITTI AGLI IMMIGRATI,PER UN 2010 MIGLIORE

Tipo:
Rete:
Globale
Inizio:
lunedì 28 dicembre 2009 alle ore 19.15
Fine:
giovedì 31 dicembre 2009 alle ore 22.15
Luogo:
L’ITALIA

Descrizione

Cari amici raccogliamoci in preghiera per un 2010 sotto il segno di piu solidarieta e maggiori diritti verso gi immigrati in Italia contro una deriva fascista,nazista e razzista sempre piu dilagante.
Sotto pongo un mio scritto inerente un evento storico accaduto un mese fa

Un mese fa a Milano si e’ svolto un convegno storico sul futuro dell’immigrazione in Italia ” Gli stati generali degli immigrati” ed ora vorrei ricordarlo sottol’influenza del Natale.
Innanzitutto che cos’e’ il Natale per un cristiano?Quando si tocca il discorso sopra la nascita di CRISTO la chiesa parla di dottrina dell’incarnazione e per capire meglio tutto cio ci facciamo illuminare da Thomas Merton:”La dottrina dell’incarnazione rende il critiano obbligato subito verso Dio e verso l’uomo.Se Dio e’ diventato uomo,allora a nessun cristiano e’ consentito restare indifferente al destino dell’uomo
CHIUNQUE CREDA CHE cristo e’ il verbo fatto carne crede che ogni uomo debba in un certo senso essere considerato come CRISTO”.
L’immigrato come CRISTO,il rifugiato come CRISTO ,il clandestino come CRISTO, soggetto verso cui e’ d’obbligo mantenere un certo comportamento!
Nel convegno il tema di fondo fu “L’Immigrato da oggetto di dibattito a soggtto di dibattitto” e tutti i relatori partecipanti,dai professori universitari ai sindacalisti,dai religiosi ai politici concordavano sull’impotanza di rendere piu partecipi i migranti alla costruzione del futuro dellITALIA, protagonisti e non solo comparse della nostra storia.
Quante cose dovrebbero sapere sull’immigrazione i nostri amici leghisti per colmare la loro profonda ignoranza sull’argomento.
L’Italia caro Bossi oltrepassa i 4,5 miloni di presenze di migranti,una riccheza demografica per la popolazion italiana che va incontro al futuro con un tasso d’invechiamento accentuato
Caro Maroni lo sai che ben 187.466 citadini stranieri sono titolari d’impresa e garantiscono il lavoro a loro stessi e ancha a diversi dipendenti,attorno ai 200mila,nonostante la burocrazia italiana che frena fortemente lo sviluppo imprenditoriale:per aprire un’attivita autonoma sono necesari un paio di settimane,durante le quali bisogna rivolgersi ad almeno nove uffici diversi,con una spesadi 3.587 euro molto di piu rispetto agli altri paesi europei e piu del doppio rispetto alla Germania.
Caro Borghezio la presenza lavorativa complessiva degli immigrati contibuisce alla formazione di circa un decimo del prodoto interno lodo.I VERSAMENTI EFFETTUATI ALL’INPS AMMONTANO A 7 MILIARDI DI EURO,invece la stima del gettito fiscale e’ di oltre 3,2 miliardi di euro.
Su alcune importanti caratteristiche del lavoratore migrante il dossier caritas ci fornisce dei ragguagli importanti che dovrebbe ben sapere Calderoli:un tasso di attivita di 11 punti piu elevato rispetto alla media(73,3 vs 62,3); estrema motivazione a riuscire per il fatto che per loro la migrazione rappresenta una scelta esistenziale forte,disponibilita a svolgere un ampia gamma di lavori(anche quelli che gli italiani non vogliono piu fare);scarso grado di gratificazione(soprattutto per via del mancato riconoscimento delle qualifiche e dell’inserimento in posti occupazionali di basso livello; necessita i sostenere i familiari rimasti in patria(nel 2008 hanno inviato 6,4 miliardi di euro con le rimesse.
IL futuro dell’ITALIA non puo essere visto senza l’apporto decisivo del corpo migrante che si aspetta dalla politica maggiori diritti a partire dal diritto al voto e alla possibilita di partecipazione a qualsiasi concorso pubblico.
Emma Bonino ha parlato durante il convegno di una responsabilita condivisa mentre invece una sindacalista di oppotunita sociali condivise,parole che ci spingono a lavorare per una maggiore integrazione del corpo migrante memori di cio che la chiesa afferma a riguardo:”La vera sicurezza nasce dall’integrazione”.
Maggiori diritti ma anche piu responsabibilita e doveri da adempiere ecco la strada maestra da seguire con la consapevolezza che “Non conta dove si e’ nati ma cio che si diventa”.

IRAN: SEGUI LA CRISI SU INTERNET

Iran. Come seguire la crisi su Internet
 
Articolo di Red
24 giugno 2009 0:00
 
I mass media tradizionali, specialmente quelli italiani, hanno grosse difficolta’ a seguire cio’ che accade in Iran, sia perche’ le autorita’ di Teheran hanno proibito ai giornalisti stranieri di circolare, sia perche’ non sempre sanno utilizzare i nuovi strumenti di informazione online (i cosiddetti new media o citizen media, come Twitter, Facebook, Youtube, etc.).
Cosi’ accade che nessuno dei maggiori quotidiani italiani offra una diretta di cio’ che alcuni coraggiosi iraniani riescono a far trapelare sfidando, a loro rischio e pericolo, la censura e il ferreo controllo di Internet da parte delle autorita’ iraniane. Anche le agenzie di stampa (con l’eccezione di Reuters e Associated Press) lanciano solo notizie ufficiali (tizio ha detto questo, caio quest’altro).
Vi sono pero’ alcuni siti dove e’ possibile seguire passo passo l’evolversi della crisi iraniana. In particolare si tratta di tre blog, ospitati anche da quotidiani tradizionali, curati da giornalisti estremamente capaci e abili con i nuovi media. Li’ potrete trovare informazioni aggiornatissime, immagini e filmati che i media italiani ignorano oppure riprendono solo nei giorni successivi.
Questi siti sono in lingua inglese. Per chi non legge l’inglese, e’ possibile utilizzare una traduzione istantanea di
Google Translation (si puo’ inserire il link del blog, e l’intera pagina web appare tradotta in italiano).
I piu’ intraprendenti potranno visitare
clicca qui (hash tags: #Iranelection #iran #neda). Qui postano diversi studenti e oppositori iraniani, tra cui lo stesso Mir Hossein Mousavi (nick mousavi1388). E’ da qui che spesso giungono informazioni che sfuggono alla censura iraniana. Ma attenzione a seguire solo fonti attendibili. Infatti e’ uno strumento utilizzato massicciamente anche dalle autorita’ iraniane per fare propaganda e disinformazione. Con un po’ di pratica, non e’ difficile individuare i twitters piu’ attendibili.

Ecco i blog piu’ aggiornati ed esaustivi:
Huffington Post: clicca qui 
The Guardian:
clicca qui
New York Times (The Lede): clicca qui
***aggiornamento: i blog di Nyt e Guardian non sono piu’ attivi***

Altri siti utili:
Teheran Bureau: clicca qui
National Iranian American Coucil blog: clicca qui
IReport (Cnn): clicca qui
Citizen tube (video): clicca qui

dal sito dell’ADUC
grazie

MESSAGGIO DA GUGLIELMO CAMPIONE

AUGURI DI BUON 2010 A TUTTI I 302 MEMBRI DI STATI DI COSCIENZA

Guglielmo Campione 30 dicembre alle ore 11.23 Rispondi
Colgo l’occasione della fine dell’anno per ringraziare tutti gli iscritti al gruppo del loro interesse e della loro partecipazione in questo primo anno .

Tengo in particolar modo a ricordare che il Gruppo è di tutti e può prevedere una diversa organizzazione da quella attuale qualora ne fosse sentito il bisogno, l’interesse ed una buona motivazione .

Allo stato attuale mi vedo quasi costretto ad essere quasi il suo unico animatore : non è questa l’intenzione originaria che è quella di rappresentare invece uno spazio collettivo di co-costruzione e di co-narrazione , d’incontro fra branche del sapere e del fare tradizionalmente attestate sulle loro posizioni e sulla loro autoreferenzialità.
Il vero sapere, a mio parere non può sfuggire al confronto e al dialogo.

Ricordo anche che Stati di coscienza puo essere usato per pubblicizzare eventi congrui con il suo scopo fondativo da parte di tutti in qualsiasi parte d’italia e del mondo.
Diffondere a 300 persone un messaggio non mi pare indifferente. Valutate voi.

Ricordo anche ai numerosi artisti (direttori d’orchestra, musicisti, registi, attori di teatro, scultori,pittori,televisivi, danzatori ) che STATI è INTERESSATO A SVILUPPARE RICERCA E DARE RISALTO A RICERCHE INTORNO AL TEMA DELLA CREATIVITà , DELL’ARTE VISTA COME PECULIARE STATO DELLA MENTE.

Penso che facebook sia soprattutto, come gli utlimi dati statistici testimoniano, un network usato per rilassarsi e divertirsi .

Noi ci “divertiamo” , però anche pensando …che ci volete fare !!!

COLTIVO UN SOGNO : UN EVENTO PUBBLICO CHE CI UNISCA E CI
FACCIA INCONTRARE….chi sa ?

Buon Anno

Guglielmo


BUONE ISTRUZIONI PER LA VITA

1) Tenete conto del fatto che il grande amore e i grandi successi
implicano grandi rischi.
2) Quando perdete, non perdete la lezione.
3) Seguite le tre “R” : Rispetto per se’, Rispetto per gli altri,
responsabilità per tutte le tue azioni
4) Ricordatevi che, non ottenere quello che volete, a volte, può
essere un colpo di fortuna.
5) Imparate le regole per sapere come trasgredirle correttamente.
6) Non lasciate che una piccola disputa distrugga una grande
amicizia.
7) Quando vi rendete conto di aver commesso un errore, fate
immediatamente il necessario per correggerlo.
8) Passate, ogni giorno, un po’ di tempo da soli.
9) Aprite le braccia al cambiamento, ma non lasciate volar via i
vostri valori.
10) Ricordate che a volte il silenzio e’ la migliore delle
risposte .
11) Vivete una vita buona e onorevole. Così quando invecchierete e
vi guarderete indietro, potrete goderla una seconda volta.
12) L’atmosfera di amore nella vostra casa e’ il fondamento della
vostra vita. Fate tutto il possibile per creare in casa
un’atmosfera tranquilla ed armoniosa.
13) Quando siete in disaccordo con quelli che amate, discutete
solo la situazione attuale. Non tirate fuori il passato.
14) Condividete la vostra conoscenza. E’ un modo per arrivare
all’immortalità.
15) Siate gentile con la Terra.
16) Una volta all’anno, andate da qualche parte dove non siete mai
stati.
17) Ricordatevi che la migliore delle relazioni è quella in cui
l’amore che ognuno porta all’altro e’ superiore al bisogno che
avete dell’altro.
18) Giudicate il vostro successo da ciò che avete dovuto
sacrificare per raggiungerlo.
19) Chiamate e visitate vostra madre.
20) Avvicinatevi all’amore e alla cucina con noncurante abbandono.

DALAI LAMA

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Ps di Paolo: mi scuso per lo scarso apporto al gruppo ma non ho mai tempo. Tuttavia lo giudico uno spazio importante e interessantissimo. Tra l’altro, caro Guglielmo, scopro ogni volta nuove consonanze (ad es. Krishnamurti è da molto un mio riferimento mportante!).
Ciao a tutti e grazie a Guglielmo
Paolo