non dimenticare: Giorgio Perlasca, lo Schindler italiano

Franco Perlasca

Franco Perlasca Giardino dei Giusti del Mondo di Padova: domani esce un libro su Giorgio Perlasca, uno dei Giusti ricordato a Padova nel Giardino dei Giusti del Mondo. una recensione da l’ANSA

www.ansa.it
“Giorgio Perlasca Un italiano scomodo”, di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero, CHIARELETTERE, pp 224, euro 14,00 Come un racconto d’avventura …
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“Giorgio Perlasca Un italiano scomodo” – Un Libro al giorno – ANSA.it

Attualità di Gandhi: nonviolenza strada feconda di pace

da peacelink:
Nel 60° dell’uccisione: 30 gennaio 1948-2008

Attualità di Gandhi: nonviolenza strada feconda di pace

Gandhi fallito? – L’azione vale per la fecondità – Con una Beretta italiana – Libri di e su Gandhi
12 gennaio 2008 – Enrico Peyretti
Fonte: Pubblicato senza bibliografia su “Messaggero di sant’Antonio”, gennaio 2008, pp. 16-17 e 19 col titolo “Nonviolenza strada feconda di pace”

Gli anniversari rotondi sono occasioni per ripensare fatti storici significativi. Corrono però il rischio di imbalsamare in una nicchia del passato esperienze di valore che possono agire nel presente e nel futuro. Penso al sessantesimo dell’uccisione di Gandhi, avvenuta il 30 gennaio 1948, e al quarantesimo della morte di Aldo Capitini (potremo parlarne più avanti), il 19 ottobre 1968.
C’è un’attualità del loro pensiero e della loro azione? Guardando quanta violenza affligge il mondo di oggi, la prima superficiale risposta direbbe di no. Ma proprio la minaccia di distruzione nucleare totale, che ancora incombe sui popoli, e le vaste sofferenze provocate dall’ingiustizia, rinviano sempre di nuovo all’alternativa indicata dai maestri della nonviolenza. Capitini diceva che la liberazione dalla violenza è «il varco attuale della storia», cioè che la storia non ha futuro se i popoli e i politici non scelgono la nonviolenza positiva nelle relazioni umane, nella gestione dei conflitti, nell’uso dei beni della terra.

Gandhi fallito?
Gandhi può essere giudicato come un fallito, in patria e fuori. L’India di oggi non è quella del suo sogno: bomba atomica, politica di potenza, permanente divisione in caste, consumismo, disuguaglianze. Il mondo non è pacifico, le relazioni tra gli stati includono regolarmente la minaccia armata e il calcolo del profitto. Eppure Gandhi non solo è indimenticabile – come scrive Pontara «una volta che si è incontrato Gandhi è difficile liberarsene» – ma, se appena proviamo a conoscerne l’azione e il pensiero, pur senza condividerne tutti gli aspetti particolari, come è naturale per ogni esperienza nella storia, incontriamo una proposta, praticata effettivamente in una esperienza di popolo, che è una via di scampo dalla catastrofe che le politiche violente preparano all’umanità. Anzi, di più, troviamo in Gandhi una altezza umana che lo pone tra i pochi massimi maestri dell’umanità, nelle diverse culture e religioni.
Attraverso Gandhi è passato al nostro tempo uno spirito antico (la nonviolenza è «antica come le montagne», non è una sua invenzione), che però si è incarnato in modo nuovo, in mezzo al Novecento, il secolo più violento della storia umana. La mitezza costruttiva, l’azione nonviolenta, nei secoli prima di Gandhi era quasi soltanto una virtù personale, nei rapporti diretti, nella morale privata. La politica era praticata e teorizzata come amorale, mirante alla potenza con qualunque mezzo utile (machiavellismo), oppure come guidata da una morale differente da quella interpersonale (Max Weber). Gandhi ha mostrato nei fatti, non solo nella riflessione, che le regole essenziali dell’agire giusto sono le stesse nella vita privata e nella vita politica, nei rapporti tra grandi gruppi umani. Questo è giudicato dagli studiosi il maggiore apporto gandhiano alla storia umana. L’opera di Gandhi non è soltanto la liberazione della sua patria dal duro colonialismo inglese, ma ancor più l’apertura di una via concreta per la liberazione dell’India e di ogni popolo da violenza e ingiustizie.

L’azione vale per la fecondità
Ma quest’opera non è dunque fallita? Stiamo attenti. Le cose più profonde non si misurano col metro della rapida efficacia. Il valore dell’azione è nella sua fecondità, più che nel risultato visibile. L’azione profonda di Gandhi continua nel mondo, e nella stessa sua India, in modi non clamorosi, ma tenaci, costanti, che hanno dato frutti anche riconoscibili nelle diverse parti della geografia e della storia umana, davanti a vari gravi problemi: Badshah Khan nell’islam, che l’opinione volgare e manipolata considera religione violenta; Martin Luther King nel cristianesimo, che grazie a Gandhi ha riscoperto la dimenticata nonviolenza evangelica; Nelson Mandela, Desmond Tutu nella cultura africana, col portare il Sudafrica fuori da un terribile razzismo con un’opera di verità e riconciliazione, senza metodi violenti. E questi sono soltanto alcuni nomi più noti, la cui azione poggia sulla base di movimenti gandhiani che percorrono il nostro tempo, ora emergendo con energia (nel 2003, il movimento pacifista è stato considerato, con una certa esagerazione, la seconda potenza mondiale davanti agli Usa del bellicoso Bush), ora scorrendo come fiumi carsici. Chi conosce un poco le associazioni e le “case per la pace” in tante città e centri minori, che svolgono con mezzi poveri attività continue di ricerca, formazione, azione; chi fa attenzione agli istituti e reti internazionali, anche a livello scientifico rigoroso, di elaborazione delle condizioni della pace positiva, e ai libri e periodici che fanno ricerca e divulgazione sulla pace nonviolenta, vede che l’impulso gandhiano è ben vivo, anche se non ha trasformato radicalmente il mondo. Questo impulso spinge movimenti di base in tutti i paesi del mondo, in tutte le culture, a sviluppare metodi ed esperienze di lotte nonviolente per la giustizia, e a riscoprire nella storia queste lotte, che la cultura dominante non ha saputo vedere, presenti in tutti i tempi, quindi sempre possibili (vedi in rete la bibliografia storica da me curata Difesa senza guerra).
Non si tratta assolutamente di fare un mito di Gandhi. Ci sono in lui anche lati particolari che non possiamo fare nostri, ma ciò che conta è la grande sostanza della sua ispirazione. La quale agisce anche dove non sembra. Il mito della violenza come spallata risolutiva (l’infelice espressione marxiana della «levatrice della storia»; ma nessuna levatrice è violenta!), è tramontato, perché la storia ha dimostrato la sua sterilità, ma anche perché Gandhi seppe leggere subito, con la massima lucidità, sia l’esperienza sovietica, sia la ferocia nazista, sia la follia atomica.
A me pare davvero che un buon giornalismo culturale dovrebbe, con inchieste più attente, rendere conto di queste realtà promettenti, nel mondo di oggi sempre sull’orlo dell’autodistruzione. Attuale non è ciò che è vincente, che corre facilmente, non è il “pensiero unico”: attuale è ciò che, nelle condizioni di oggi, può dare qualità e futuro umano alla nostra storia.

Con una Beretta italiana
L’occasione immediata di questo rapido insufficiente richiamo del lascito di Gandhi, è l’anniversario della sua morte. Egli fu ucciso, con una pistola Beretta italiana, da un fanatico indù, per la sua apertura ecumenica agli indiani musulmani e la sua opposizione alla lacerante divisione della «madre India» tra indù e musulmani (il Pakistan). Allora riascoltiamo come seppe morire, preparato da tempo ad offrire tutto se stesso alla verità: «Prego costantemente di non provare mai nessun sentimento di rabbia verso i miei calunniatori; anche se cadessi vittima del piombo di un assassino, prego di poter rendere l’anima con il nome di Ram sulle labbra». Quando l’attentatore gli sparò, egli cadde invocando il nome di Dio: «He Ram». Anni prima aveva detto: «Una persona che ha rinunciato alla violenza dovrebbe pronunciare il nome di Dio a ogni respiro», ed egli lo faceva da più di venti anni, tanto che adesso il nome si ripeteva da sé anche durante il sonno. «Io sarò contento se, quando qualcuno venisse per uccidermi, potessi restare calmo, lasciarmi uccidere e pregare Dio che mi conceda di avere un buon sentimento per chi mi uccide» (17 luglio1947).
Gandhi si chiedeva, dubitando: «Ho in me la nonviolenza dei forti? Solo la mia morte lo dirà. Se morirò pregando per il mio assassino e conservando in cuore il sentimento della presenza di Dio, allora soltanto sarà possibile dedurne che io ho la nonviolenza dei coraggiosi». Commenta Jean-Marie Muller : «Noi sappiamo oggi quello che lui stesso ignorava : egli possedeva realmente in sé la nonviolenza dei forti», quella forza di verità e di vita che sola vince il male, che sola è radicale e potente alternativa alla violenza, che sola emana dallo spirito vivo, più forte anche della morte.

Enrico Peyretti, 5 dicembre 2007

– Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi 1996
– Giuliano Pontara, L’antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ed. Gruppo Abele 2006
– Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Prefazione di Roberto Mancini, traduzione di Enrico Peyretti, Plus, Pisa University Press 2004
– Fulvio Cesare Manara, Una forza che dà vita. Ricominciare con Gandhi in un’età di terrorismi, Ed. Unicopli 2006
– Gandhi, Sarvodaya. Un’economia a servizio degli ultimi, del 1908, pubblicato nella rivista Satyagraha, n. 6, dicembre 2004, dal titolo La gioia della povertà conviviale, a cura di Rocco Altieri. Plus, Pisa University Press, pp. 17-37 (il termine Sarvodaya significa benessere di tutti).
– Gandhi, Una guerra senza violenza. La nascita della nonviolenza moderna, Libreria Editrice Fiorentina 2005 (titolo originale Satyagraha in South Africa, 1924-1925).
– Enrico Peyretti, Esperimenti con la verità. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzi editore 2005

 

 

Tzigari, rom deportato dai nazi e poi partigiano

da Peacereporter – 26/01/2010


Un documentario racconta la storia un rom italiano, sfuggito allo sterminio e divenuto partigiano

Le culture nomadi, come tutte le storie migranti, illuminano i fatti di traverso, come certe luci. Storie oblique, impossibili da inquadrare in un tempo, in uno spazio, in uno stereotipo. La storia di Giuseppe Levakovich è una di queste.

Storie oblique. Rom italiano, nato in Istria all’inizio del secolo scorso. Un cittadino dell’impero austro-ungarico, ma italiano, in una regione che italiana non era e non è più. Anche e soprattutto un rom. Un fascista, almeno all’inizio, del movimento dell’ex socialista rivoluzionario Benito Mussolini. Il primo dopoguerra, il mito della vittoria mutilata. Chissà quante volte, nella sua vita avrà rimpianto quella fascinazione, nel momento in cui la xenofobia legata all’ideologia fascista emerge con forza, perseguitando tra gli altri rom, zingari e sinti. Sua moglie la deportano in Germania; lui ancora una volta si mette di traverso alla storia. Aderisce, con il nome di battaglia Tzigari, alla brigata partigiana Osoppo. Una storia raccontata, prima della sua morte negli anni Ottanta, al giornalista Giuseppe Ausenda che scriveva un libro sulla sua vicenda personale. E che adesso diventa un film.

Ricordo vivo. Una ricorrenza come quella del giorno della memoria, il 27 gennaio, nata per commemorare le vittime della Shoah nell’anniversario della liberazione da parte dei russi del campo di concentramento di Aushwitz, deve essere tenuta viva. Viva nel ricordo, viva nelle storie di coloro che l’hanno subita quella memoria, che l’hanno combattuta come nel caso di Tzigari. Un documentario, trasmesso da History Channel oggi alle 21, di Paolo Santoni racconta la storia obliqua di Giuseppe con le testimonianze della comunità rom e sinti di Udine. Tra loro il nipote di Tzigani e un nipote del musicista Django Reinhardt, il mitico musicista che negli Usa è amato da gente del calibro di Bob Dylan e Woody Allen. Tzigari, una storia rom (questo il titolo del documentario) è memoria viva. Una storia per la Storia, il particolare per il generale. Quella di Giuseppe, per quanto avventurosa, è la storia di 500mila rom e sinti sterminati durante la Seconda Guerra mondiale. Li identificava un triangolo nero. Al documentario, basato su un documento unico, come le memorie scritte di un figlio di un popolo che tramanda solo nei racconti attorno al fuoco, un popolo che aveva l’unica colpa di avere per tetto un cielo di stelle.

Christian Elia

 

e sulla stessa vicenda clicca su http://www.historychannel.it/generi/storia-italiana/tzigari-una-storia-rom

 

grazie

NL DI NIGRIZIA (AFRICA E NON SOLO)

Davanti alla catastrofe che ha colpito Haiti e in particolare la sua capitale, Port-au-Prince, anche i comboniani si mobilitano.

Cari lettori,
anche questa settimana vi segnaliamo alcune delle notizie pubblicate su Nigrizia.it e vi invitiamo a venirci a visitare per leggere anche gli altri approfondimenti.

…Buona lettura!

Somalia: una guerra ‘addestrata’
La minaccia islamista ha persuaso i donatori ad intensificare i programmi di addestramento e l’invio di armi al debole governo di transizione, un sistema che, senza controlli sul campo, ha però portato solo nuova legna da ardere nell’incendio somalo. L’intervista a mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti e Amministratore Apostolico di Mogadiscio. 
 


Sudan: una scarpa per Bashir
Dopo numerosi capi di stato, il ‘lancio della scarpa’ colpisce anche il presidente sudanese Omar Hassan El Bashir. Si tratta solo della meno grave di una serie di vicende che indicano il clima di estrema tensione che il paese sta vivendo in questi mesi di campagna elettorale.


Haiti, gli ultimi e il terremoto
Una grande fragilità economica, sociale e istituzionale. E un’instabilità politica strutturale: 32 colpi di stato in due secoli. Fattori che hanno moltiplicato la forza distruttiva del sisma del 12 gennaio.



Nigeria, si discute la destituzione di Yar Adua
La malattia del presidente nigeriano Umaru Yar Adua, occupa sempre più spazio nel dibattito politico. Il processo di pace nel Delta del Niger stenta a decollare, mentre il nord cade sotto le violenze tra comunità. I militari preoccupano mentre il capo di stato maggiore assicura il ruolo neutrale dell’esercito.

E poi non perdere
 
I Video Colloqui con lo scrittore
Roberto Saviano.
Nigrizia Multimedia presenta una serie di puntate (11) in cui l’autore di Gomorra racconta i protagonisti di tanti sud…e parola dopo parola, Saviano racconta anche sé stesso.. 
 
E ancora…visita 

             

dittatura mediatica cap. 3

Dittatura mediatica – Cap.3: La Televisione non Impone, Circoscrive il Campo delle Scelte

Niccolo Disperati 29 gennaio alle ore 18.56 Rispondi
Segue il terzo capitolo della serie, per aumentare la consapevolezza e per “disinnescare” la dittatura mediatica nonostante le apparenze di libertà. Buona lettura.

PS: Vi prego di far sapere queste cose a voce sopratutto ai vostri vicini che non hanno accesso ad internet, che guardano solo i mass-media asserviti. Gli italiani sono videodipendenti. La TV costituisce il mezzo di (dis)informazione fondamentale di questo paese. Cinque delle sei TV sono direttamente o indirettamente controllate dal premier per ragioni di proprietà (mediaset) e di controllo politico (RAI). Se volete fatemi sapere qui o discutete sul forum di gruppo le vostre esperienze nel far sapere queste cose. Grazie!

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Dalla serie “come controllare le masse” di Marco Canestrari
Cap.3 La Televisione non Impone, Circoscrive il Campo delle Scelte

· LA TV E’ IL CANALE PRINCIPALE – Nessun canale si presta meglio per manipolare le grandi masse come quello televisivo, specialmente per periodi di tempo prolungati. Radio, giornali o la rete, sono impatto secondario sulla psiche delle masse e sulla formazione di mode, culture, opinioni e consensi.

· LA TELEVISIONE CIRCOSCRIVE LE SCELTE – Il cervello umano è in grado di scegliere solo fra ciò che conosce, quindi il controllo su larga scala all’accesso delle informazioni critiche di cui si ha bisogno per valutare una situazione significa il controllo dei processi mentali stessi. L’immenso potere della televisione, alla lunga, è quello di determinare dei “modi di pensare” di base, lasciando la scelta del singolo su “cosa pensare”. Fra tutto l’arcobaleno delle cose vere, il leader può decidere quali informazioni e modelli presentare alla massa e soprattutto quali non presentare. Questo significa che circoscrive ciò che la massa conosce, decide cioè il cesto in cui ognuno sceglierà ciò che più gli piace. E lo presenta associato a immagini attraenti, piacevoli, desiderabili, elencandone minuziosamente tutti i lati positivi. Il pensiero della massa si sviluppa autonomamente fra ciò che gli viene presentato, mentre una parte consistente della realtà viene omessa dalla coscienza collettiva. I sogni, le aspettative, i desideri, i modelli da imitare e in cui identificarsi, per cui vivere e soffrire, vengono scelti fra ciò senza sforzi conosciamo sempre meglio.

· L’IMMAGINE DELL’INDIVIDUO VINCENTE – Promuovere tutti gli aspetti positivi dell’immagine individualista e forte, furba e determinata e magari anche un po’ aggressiva e bugiarda. Si omettono dalla consapevolezza comune del paese tutti gli altri aspetti della vita non favorevoli economicamente o politicamente al regime che possono essere l’altruismo, la delicatezza, la sensibilità, la serenità, la riflessione, l’arte, la profondità, la sincerità, la cultura, ecc…

· STIMOLARE INVIDIA E INADEGUATEZZA – Inoltre, si stimolano invidie e sensazioni di inadeguatezza verso chi non si conforma al modello che tutti devono conoscere (estetico, politico, stile di vita, economico).

Il Giusto e lo Sbagliato non deve più nascere da una indagine intellettiva, libera da coinvolgimenti di parte, ma invece dalle risate contagiose dell’arena in cui si grida, ridicolizzando l’avversario con una furba e cattiva battuta d’effetto.

Fonte: http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/01/cap3-la-televisione-non-impone.html

grazie

29/1 GIORNATA DELLA MEMORIA (VILLASANTA)

PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2010

Tipo:
Rete:
Globale
Data:
venerdì 29 gennaio 2010
Ora:
21.00 – 23.30
Luogo:
CASA DEI POPOLI
Indirizzo:
VIA GARIBALDI, 6
Città/Paese:
Villasanta, Italy

Descrizione

PER MOTIVI DI STRETTO CARATTERE ORGANIZZATIVO SIAMO COSTRETTI A MODIFICARE IL PROGRAMMA DI INIZIATIVE GIA’ ANNUNCIATO.

VENERDI’ 29 GENNAIO 2009, ORE 21,00

PROIEZIONE DEL FILM:
” SENZA DESTINO “
DI LAJOS KOLTAI

IL FILM E’ TRATTO DAL ROMANZO
“ESSERE SENZA DESTINO” DEL
PREMIO NOBEL 2002 PER LA LETTERATURA
IMRE KERTESZ

LA PROIEZIONE SARA’ PRECEDUTA DA UNA PRESENTAZIONE DI GIUSEPPE MERONI

un libro, un evento, un link (da Psichiatriaecybertherapy)

Ignazio Graffeo CyberMaster 28 gennaio alle ore 8.35 Rispondi
Un libro, un evento, un link… da non perdere…

http://psichiatriaecybertherapy.blogspot.com/2010/01/segnalazioni-interessanti.html

Un abbraccio a tutti e buona giornata.

DA MARCO BOSCHINI – GENNAIO VIRTUOSO

In questo numero

Pochi giorni fa è stata inaugurata la nuova tensostruttura del Comune di Colorno (PR), un palazzetto a basso consumo voluto fortemente dall’amministrazione, uno spazio per lo sport agonistico e amatoriale, ma anche un luogo di ritrovo, con caratteristiche strutturali importanti: pavimento riscaldato, pannelli solari installati per il riscaldamento dell’acqua sul tetto degli spogliatoi, doppio telo montato per il contenimento della dispersione termica.. leggi l’articolo

Inoltre, sempre a Colorno, sono stati assegnati i premi per l’iniziativa “Riciclalbero!”, pensato per abituare i bambini a riutilizzare il più possibile.. segue

 

Promuovere e divulgare le grandi tematiche ambientali dei nuovi stili di vita e della decrescita felice. E’ questo l’obiettivo principale della seconda edizione di Dialoghi Virtuosi, che si svolgerà il 13 e 14 febbraio nuovamente a Melpignano, comune virtuoso in provincia di Lecce.. programma della manifestazione in pdf

 

Il progetto dal titolo “Il suolo: una risorsa non rinnovabile, 30 ettari, cioè 44 campi di calcio: il terreno divorato dal cemento in Italia ogni giorno”, conferma come la gigantesca espansione della città sia guidata più dalla speculazione che da una corretta pianificazione urbanistica; i risultati sono visibili, infatti il verde è sparito dalle periferie delle città e il processo prosegue da un lato attraverso il degrado dei paesaggi che si estendono fuori dai confini delle città, dall’altro con l’estromissione dell’agricoltura.. continua

 

In occasione del decimo anniversario del Giorno della Memoria, istituito con legge della Repubblica per ricordare lo sterminio della popolazione ebraica, l’assessorato alla Cultura del Comune di Novellara (RE), promuove un calendario di iniziative per le scuole e per il pubblico adulto.. leggi il programma

 ciao

 

 

H2 ORO

H2ORO’: UNO SPETTACOLO TEATRALE SUL DIRITTO ALL’ACQUA


Il Comune di Bollate, le ACLI e il Comitato bollatese “Acqua pubblica ci metto la firma” invitano tutti i cittadini allo spettacolo teatrale   “H2Oro: l’acqua, un diritto dell’umanità” che si terrà lunedì 1° febbraio 2010, alle ore 21.00, presso l’Istituto Primo Levi, in via Varalli 20.

Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia teatrale Itineraria e patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione, è stato premiato con targa d’argento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

L’entrata è libera.

www.itineraria.it

 

 

ciao