il 2012 post capitalista (di richard moore)

 Un Altro Mondo Possibile – Geopolitica del Caos –
Geopolitica
Cercano di convincerci che i nostri sacrifici sono indispensabili… e noi pronti  a metterci a 90gradi…. quando ci accorgeremo che questi sacrifici serviranno solo ad impoverirci e peggiorare la nostra sistuazione sarà troppo tardi!
Non so quanto veritiera sia la descrizione della società nel nuovo ordine mondiale ma … le premesse ci sono tutte e sono spiegate benissimo in questo articolo.
Ciao
Fabio

PS: l’articolo-saggio è lungo .. vale la pena leggerselo con calma!

Il 2012 post-capitalista: più che umanità, sarà apicoltura

Scritto da Richard K.Moore Lunedì 24 Maggio 2010

di Richard K.Moore – Global Research, 27 febbraio 2010.

Un saggio

Contesto storico – L’instaurarsi della supremazia capitalista

Quando, alla fine del ‘700, in Gran Bretagna iniziò la Rivoluzione Industriale, si potevano fare tanti soldi investendo nelle fabbriche, aprendo nuovi mercati e ottenendo il controllo delle fonti di materie prime. Tuttavia, la gente con più soldi da investire non stava tanto in Gran Bretagna quanto in Olanda. L’Olanda era la principale potenza occidentale nel ‘600 ed i suoi banchieri erano i più importanti capitalisti. Alla ricerca del guadagno, nel mercato azionario britannico fluiva il capitale olandese, e fu così che gli olandesi finanziarono l’ascesa della Gran Bretagna, che successivamente eclissò l’Olanda sia economicamente sia geopoliticamente.

In questo modo, l’industrializzazione britannica arrivò a essere dominata da ricchi investitori e il capitalismo divenne il sistema economico dominante. Ciò portò ad un’importante trasformazione sociale. La Gran Bretagna, fino ad allora, era stata essenzialmente una società aristocratica dominata da famiglie di proprietari terrieri. Nel momento in cui il capitalismo divenne dominante economicamente, i capitalisti divennero dominanti politicamente. Le strutture fiscali e la politica dell’import-export furono gradualmente modificate a favore degli investitori anzichè dei proprietari terrieri.

Non fu più sostenibile economicamente mantenere una tenuta in campagna: occorreva trasformarla e svilupparla per un uso più produttivo. I drammi vittoriani sono pieni di storie di famiglie aristocratiche cadute in disgrazia, costrette a vendere le loro proprietà. Per scopi drammaturgici questo declino è tipicamente attribuito al fallimento di un qualche personaggio, un debole primogenito magari. Ma in verità, il declino dell’aristocrazia fu parte di una più grande trasformazione sociale provocata dall’ascesa del capitalismo.

L’occupazione del capitalista consiste nella gestione del capitale, e questa gestione è generalmente condotta attraverso la mediazione di banche e agenzie d’intermediazione. Non dovrebbe essere quindi sorprendente che le banche d’investimento siano arrivate a occupare il vertice della gerarchia della ricchezza e del potere capitalista. Infatti, vi è un pugno di famiglie di banchieri, tra le quali i Rothschild ed i Rockefeller, che sono giunti a dominare gli affari politici ed economici del mondo occidentale.

A differenza degli aristocratici, i capitalisti non sono legati a un luogo, o al mantenimento di un luogo. Il capitale è sleale e mobile: fluisce dove vi è la maggior crescita, com’è fluito dall’Olanda alla Gran Bretagna, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e, più recentemente, da ovunque alla Cina. Così come le miniere di rame possono essere sfruttate e poi abbandonate, allo stesso modo, sotto il capitalismo, un’intera nazione può essere sfruttata e poi abbandonata, come vediamo nelle zone industriali arrugginite degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.

Questo distacco rispetto al luogo, nel capitalismo, porta ad una diversa geopolitica in rapporto all’aristocrazia. Un re va in guerra quando vede un vantaggio per la sua nazione nel farlo. Gli storici possono “spiegare” le guerre nei giorni precapitalisti con l’obiettivo di espandere monarchi e nazioni.

Un capitalista provoca una guerra al fine di fare profitti, e difatti la nostra élite di famiglie di banchieri ha finanziato entrambi i lati della maggior parte dei conflitti militari sin dalla Prima Guerra Mondiale. Da qui, la difficoltà degli storici a “spiegare” la Prima Guerra Mondiale in termini di motivazioni e obiettivi nazionali.

Ai tempi precapitalisti, la guerra era come gli scacchi, entrambi i giocatori cercavano di vincere. Sotto il capitalismo la guerra è più come un casinò, dove i giocatori si scontrano finché possono ottenere credito per più fiches e il vero vincitore alla fine risulta sempre essere il Banco: i banchieri che finanziano la guerra e decidono chi sarà l’ultimo a restare in piedi. Non solo le guerre sono le più redditizie tra tutte le imprese capitaliste ma, nello scegliere i vincitori, e nell’amministrare la ricostruzione, l’élite delle famiglie di banchieri, alla lunga, riesce ad accordare la configurazione geopolitica ai propri interessi.

Nazioni e popolazioni non sono nient’altro che pedine dei loro giochi. Milioni di persone muoiono in guerra, le infrastrutture vengono distrutte e intanto che il mondo piange, i banchieri contano le loro vittorie e pianificano i loro investimenti per la loro ricostruzione postbellica.

Dalla sua posizione di potere, in qualità di finanziatrice dei governi, l’élite dei banchieri ha perfezionato col tempo i suoi metodi di controllo. Sempre dietro le scene, tira i fili che muovono i media, i partiti politici, le agenzie di spionaggio, i mercati azionari e gli uffici governativi.

E forse la sua più grande leva di potere è il suo controllo sulle valute. Attraverso le truffe della sua banca centrale, architetta cicli di espansione e contrazione, stampa soldi a costo zero che presta ai governi con interesse. Il potere dell’élite dei banchieri è al tempo stesso assoluto e subdolo…

«Alcuni dei grandi uomini Statunitensi hanno paura di qualcosa. Sanno che esiste da qualche parte un Potere, così organizzato, subdolo, attento, interlacciato, completo, pervasivo che non permette loro di alzare la voce quando lo condannano».

Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti.

 

La fine della crescita – Capitalisti contro Capitalismo

È sempre stato inevitabile che, su di un pianeta finito, vi fosse un limite alla crescita economica. L’industrializzazione ci ha permesso negli ultimi due secoli di precipitarci a capofitto verso quel limite.

La produzione è diventata più efficiente che mai, i mercati sono divenuti sempre più globali, e alla fine abbiamo raggiunto il punto in cui il paradigma di crescita perpetua non può più essere sostenuto.

A dire la verità, quel punto fu raggiunto attorno al 1970. Da lì in poi, il capitale non ha cercato la crescita attraverso un aumento della produzione quanto piuttosto estraendo maggiori rendimenti da livelli di produzione relativamente piatti. Da qui la globalizzazione, che ha spostato la produzione verso aree a bassi salari, fornendo maggior margini di profitto. Da qui la privatizzazione che trasferisce i flussi di entrate a investitori che prima si rivolgevano nazionalmente al Tesoro. Da qui, i derivati e i mercati valutari che creano l’illusione elettronica della crescita economica, senza effettivamente produrre nulla nel mondo reale.

Se uno studia il collasso delle civiltà impara che l’incapacità d’adattamento è fatale. Continuare sulla via della ricerca della crescita si presenterebbe proprio come una tale incapacità ad adattarsi. E se uno, adesso, legge le pagine della finanza, si rende conto che sono piene di profeti di sventura. Leggiamo che l’Eurozona è fallita, e che la Grecia è solo la prima vittima. Leggiamo che i pacchetti di stimolo non funzionano, la disoccupazione sta crescendo, il dollaro è in seri guai, la crescita continua a stagnare, quella immobiliare sarà la prossima bolla a scoppiare etc. È facile avere l’impressione che il capitalismo non stia riuscendo ad adattarsi e che le nostre società siano in pericolo di collassare nel caos.

Una tale impressione sarebbe in parte giusta e in parte sbagliata. Per capire veramente la reale situazione dobbiamo fare una chiara distinzione tra l’élite capitalista e il capitalismo in sé.

Il capitalismo è un sistema economico guidato dalla crescita; l’élite capitalista rappresenta coloro che hanno fatto in modo di ottenere il controllo del Mondo Occidentale mentre il capitalismo operava negli ultimi due secoli.

Il sistema capitalista ha oltrepassato la sua data di scadenza, l’élite dei banchieri ne è pienamente consapevole- e si sta adattando.

Il capitalismo è un veicolo che ha aiutato i banchieri a raggiungere il potere assoluto, ma essi non hanno verso questo sistema più lealtà di quanta ne abbiano verso un luogo o qualsiasi cosa o qualsiasi persona. Come in precedenza menzionato, pensano su una scala globale, con le nazioni e le popolazioni come pedine. Loro decidono che cosa sia la moneta e la emettono, proprio come il Banco nel gioco del Monopoli. Possono anche creare un nuovo gioco con un nuovo tipo di soldi. Da tempo hanno superato qualunque tipo di dipendenza da un particolare sistema economico per mantenere il loro potere. Il capitalismo era utile in un’era di rapida crescita. Per un’era di “non-crescita”, viene preparato un gioco diverso.

Così, al capitalismo non è stato permesso di morire di morte naturale. Prima, è stato sottoposto a un sistema “salvavita”, come precedentemente accennato, con la globalizzazione, la privatizzazione, i mercati dei derivati etc. Poi gli è stato iniettato un farmaco letale da eutanasia, in forma di derivati tossici. E quando è avvenuto il collasso pianificato, anziché salvare il capitalismo industriale, è stata salvata l’élite dei banchieri. Non si tratta tanto del fatto che le banche fossero troppo grandi per fallire, quanto piuttosto del fatto che i banchieri erano troppo politicamente potenti per fallire.

Hanno fatto ai governi un’offerta che non potevano rifiutare.

Il risultato dei “bailout” da trilioni di dollari era facilmente prevedibile, non però leggendo le pagine finanziarie dei giornali. I bilanci nazionali erano già stiracchiati e non avevano certamente riserve disponibili per finanziare i piani di salvataggio. Perciò i bailout equivalevano a nient’altro che all’accollarsi immensi nuovi debiti da parte dei governi. Per poter venire incontro agl’impegni dei “piani di salvataggio”, i soldi dovevano essere presi in prestito dalle stesse istituzioni finanziarie che ricevevano il bailout .

Con i “piani di salvataggio” i governi hanno consegnato le loro nazioni in mano ai banchieri. I governi sono ora in una perpetua schiavitù di debito verso i banchieri. Anziché essere le banche sotto amministrazione controllata, sono ora i governi ad essere sotto amministrazione controllata. Il governo e i consiglieri di Obama sono quasi tutti provenienti da Wall Street; sono alla Casa Bianca per poter seguire da vicino la loro nuova acquisizione, quella che un tempo era una nazione sovrana: gli USA. Può darsi che presto presiederanno alla sua liquidazione.

I banchieri hanno ora il controllo dei bilanci nazionali. Sono loro a dire ciò che può e ciò che non può essere finanziato. Quando si tratta di finanziare le loro guerre e la produzione di armi, non sono fissati limiti. Quando si tratta di finanziare i servizi pubblici, allora ci viene detto che i debiti devono essere tenuti sotto controllo. La situazione è stata chiaramente espressa dal capo del governo irlandese, Brian Cowan. Nella stessa settimana in cui l’Irlanda s’impegnava nel piano di salvataggio da 200 miliardi di Euro per le banche, gli è stato chiesto come mai tagliasse qualche milione di Euro dai bilanci dei servizi critici. Così ha risposto: «Mi dispiace, ma i fondi proprio non ci sono.» Certo che non ci sono! Il Tesoro è stato dato via. La dispensa è vuota.

Come possiamo immaginarci, la massima priorità per i bilanci è ripagare il debito alle banche. Proprio come tutto il terzo mondo è in schiavitù di debito verso il FMI, così oggi il mondo Occidentale è in schiavitù di debito verso le sue proprie banche centrali. La Grecia è l’avanguardia di quel che sta per succedere ovunque.

 

L’economia del carbonio – Controllare i consumi

In un’economia della “non crescita”, i meccanismi della produzione diventeranno relativamente statici. Anziché aziende che competono tra loro per innovare, avremo delle burocrazie di produzione. Saranno delle burocrazie semi-pubbliche e semi-private, preoccupate dei bilanci e delle quote più che della crescita, qualcosa di analogo alle linee del modello sovietico. Questo tipo di ambiente non è guidato dal bisogno di aumentare il capitale e non consente un gioco proficuo a Monopoli.

Possiamo già intravedere che sono intrapresi dei passi per spostare il modello aziendale verso il modello burocratico, attraverso un aumento dell’intervento governativo nella sfera economica. Con i piani di salvataggio di Wall Street, la forzata ristrutturazione della General Motors, il richiamo a una microgestione centralizzata nella finanza e nelle industrie, nell’assicurazione sanitaria obbligatoria, il Governo sta dicendo che il mercato viene sostituito dalle direttive governative.

Non che dobbiamo compiangere il decesso del capitalismo sfruttatore ma, prima di festeggiare, dobbiamo capire con che cosa lo stia sostituendo.

In un’epoca di capitalismo e crescita, il fulcro del gioco è sempre stato sul lato produttivo dell’economia. Il gioco puntava a controllare i mezzi di tale crescita: l’accesso al capitale. Il motore di crescita del capitalismo creava la domanda per il capitale; i banchieri controllavano l’offerta. Le tasse erano principalmente basate sul reddito, una volta ancora legato al lato di produzione dell’economia.

In un’epoca di “non crescita”, il fulcro del gioco sarà sul lato consumistico dell’economia. Il gioco punterà a controllare le necessità della vita: l’accesso agli alimenti e all’energia.

La popolazione crea la domanda per le necessità vitali; i banchieri vogliono controllarne l’offerta. Le tasse saranno basate sul consumo, principalmente di energia. Sta tutta in questo la gran paura del riscaldamento globale, con le sue tasse sul carbonio e i crediti di carbonio.

In Gran Bretagna ci sono già voci di “quote di carbonio”, come il razionamento del carburante durante i tempi di guerra. Non è che dovrai soltanto pagare le tasse sull’energia, ma saranno le direttive governative a determinare lo stesso ammontare del tuo consumo di energia.

I “carbon credits” ti verranno assegnati e tu potrai usarli per guidare, per il riscaldamento ed occasionalmente per volare. Inoltre, in Gran Bretagna le autostrade vengono cablate per poter tener traccia di quanti kilometri fai, tassarti proporzionalmente e penalizzarti se guidi oltre il limite stabilito.

Possiamo aspettarci che questo tipo di cose si diffondano in Occidente dato che sono gli stessi banchieri internazionali a essere al potere ovunque.

In termini di propaganda, questo controllo sul consumo viene venduto come una soluzione al riscaldamento globale e al picco nella produzione del petrolio. Questa campagna propagandistica ha avuto molto successo e si è accattivata tutto il movimento ambientalista.

A Copenhagen, i manifestanti si sono scontrati con la polizia, esibendo cartelloni a sostegno delle tasse sul carbonio e ai crediti del carbonio. Ma in verità il regime del carbonio non ha niente a che vedere con l’ambiente o la sostenibilità. Consiste interamente nel microgestire ogni aspetto delle nostre vite, così come ogni aspetto dell’economia.

Se coloro che stanno conducendo il tutto fossero genuinamente interessati alla sostenibilità, a quest’ora starebbero investendo in trasporti di massa efficienti, e starebbero convertendo l’agricoltura da metodi “petrolio-intensivi” e “acqua-intensivi” a metodi sostenibili. Al contrario, stanno imponendo i biocarburanti e ci stanno vendendo le auto elettriche, che non sono più sostenibili o carbonio-efficienti delle auto ordinarie. Infatti, il vero scopo dei biocarburanti è il genocidio.

Con i prezzi alimentari legati a quelli dell’energia, e con i terreni agricoli convertiti dalla produzione alimentare alla produzione di carburante, il risultato non può che essere un’enorme crescita della fame nel terzo mondo.

Lo spopolamento è da tempo un obiettivo dichiarato dei circoli dell’élite, e la dinastia dei Rockefeller è stata più volte implicata in progetti di eugenetica di vario tipo.

 

“La Guerra al Terrorismo” – Preparare la via alla transizione

La cosiddetta “Guerra al terrorismo” si divide in due parti. La prima parte è un pretesto per l’abuso arbitrario dei diritti dei cittadini, in qualsiasi istante in cui la Sicurezza Nazionale sostenga che per ragioni di sicurezza un’azione sia necessaria. La seconda parte è un pretesto per l’aggressione militare statunitense in qualsiasi parte del mondo, ogni qualvolta la Casa Bianca pretenda che Al-Qa‛ida sia attiva in quel luogo.

Qui sopra ho enfatizzato la parola “pretenda”, perché il pretesto del terrorismo viene usato per giustificare poteri arbitrari, a livello sia interno sia globale. Nessun tipo di prova concreta deve essere presentata al Congresso, né all’ONU né a nessun altro, prima che una nazione sia invasa, qualcuno sia rapito e torturato in quanto “sospetto terrorista”, o prima che qualche nuova misura di sicurezza venga applicata. Quando il Potere è arbitrario, a quel punto, non stiamo più vivendo sotto il governo della Legge, né internamente né globalmente. Stiamo vivendo sotto il dominio dell’uomo, come uno si attenderebbe in una dittatura o in un arcaico regno o impero.

 

Parte Prima: Preparare la via per un nuovo ordine sociale

In un senso molto autentico, il pretesto del terrorismo viene usato per disfare tutto ciò che l’Illuminismo e le rivoluzioni repubblicane hanno costruito due secoli fa. Il nucleo vero del Bill of Rights – il giusto processo – è stato abbandonato. I gulag, i campi di concentramento, gli arresti segreti di notte – ciò che abbiamo sempre associato alle dittature fasciste e comuniste – ora funzionano sotto la giurisdizione statunitense e vengono pubblicamente giustificate dallo stesso presidente.

Esiste veramente una minaccia terroristica alla nazione, e queste misure sono una risposta sensibile a tale minaccia? La gente è fortemente divisa nelle risposte a tali domande. Sono venute alla luce abbastanza prove concrete, inclusi legami tra agenzie di spionaggio, e a mio avviso i più drammatici eventi “terroristici” negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed Europa sono stati operazioni coperte false flag [“sotto falsa bandiera” n.d.t.].

Da una prospettiva storica questo non sarebbe assolutamente sorprendente. Tali operazioni sono state pratica corrente – modus operandi – in molte nazioni solo che, generalmente, non ne abbiamo le prove fino a molti anni dopo. Per esempio, ogni guerra in cui hanno partecipato gli Stati Uniti ha avuto il suo specifico fasullo “Incidente del Golfo del Tonchino” o il suo inganno sulle armi di distruzione di massa, in una forma o in un’altra. È una formula che funziona. Mobilitazione istantanea dell’opinione pubblica, approvazione immediata senza dibattito di risoluzioni e leggi autorizzative. Perché la Guerra al Terrorismo dovrebbe esser in qualche modo diversa?

Riguardo al movente: mentre i musulmani, come conseguenza di tutti questi drammatici eventi hanno solo sofferto, la nostra élite di banchieri è stata capace di creare un’infrastruttura di “stato di polizia” che può essere usata per affrontare qualsiasi prevedibile resistenza della popolazione o caos civico che possa insorgere mentre essi preparano la via del loro futuro post-capitalista.

Con il crollo, i piani di salvataggio e il fallimento totale nel raggiungere qualsiasi tipo di effettiva strategia di ripresa, i segnali sono molto chiari: al sistema sarà permesso di crollare totalmente, ripulendo quindi il suolo per una “soluzione” pre architettata. Ground Zero può essere vista come una metafora, con l’economia capitalista come le Torri Gemelle. Mentre i derivati tossici illustrano il fatto che il collasso sia in realtà una demolizione controllata.

A me pare inevitabile, dati i molti segnali, che la legge marziale sarà parte del processo di transizione, presumibilmente per affrontare i problemi del collasso economico. Magari un crollo nella catena dell’offerta alimentare dovuto a un crollo nella catena d’offerta dell’energia. Le risposte d’emergenza degli Stati Uniti a New Orleans e poi ad Haiti ci offrono ulteriori segnali, vere e proprie sperimentazioni, del tipo di “risposta d’emergenza” che possiamo aspettarci.

Prima e innanzitutto viene la sicurezza delle forze d’occupazione. Quelli che soffrono durante un’emergenza vengono trattati più come ribelli che come vittime bisognose di soccorsi. Nel caso di Haiti, la risposta degli Stati Uniti può solamente essere descritta come un progetto di genocidio intenzionale. Quando la gente è bloccata sotto le macerie durante un terremoto, le prime 48-72 ore sono assolutamente cruciali, per quanto riguarda i tassi di sopravvivenza. Quando i militari USA hanno sistematicamente bloccato gli aiuti entranti in quelli ore cruciali, rimandando indietro medici e squadre di pronto soccorso, hanno anche determinato il destino di migliaia di persone che potevano essere salvate.

Si possono immaginare parecchi scenari da incubo, dati tutti questi vari segnali, questi sinistri segnali. La Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono incubi realmente avvenuti, con milioni di morti, e queste stesse dinastie di banchieri hanno orchestrato tali scenari e coperto le tracce. Dobbiamo anche tenere in mente la Dottrina dello Shock”, dove la catastrofe è vista come un’opportunità – quando «possono essere fatte cose che in altri modi non sarebbero mai realizzabili.» Stiamo ancora venendo colpiti dalle onde d’urto emesse l’11 Settembre e di nuovo quando il sistema finanziario è collassato. Ma il vero grande urto, il collasso generale della società, deve ancora giungere. L’ultima versione della “Dottrina dello Shock” suona così: «se il collasso è totale, qualsiasi dannata cosa vogliamo ottenere possiamo ottenerla.»

Non mi azzarderò a indovinare in che modo questo processo di transizione avrà luogo, ma mi aspetto un incubo di un genere o di un altro. La crescente popolazione di disoccupati sta già vivendo un incubo, secondo qualunque standard di civilizzazione. Un giorno vivi in una casa il cui valore continua a crescere, fai il pendolare per un buon lavoro e il giorno dopo ti trovi per strada con tutta la famiglia. Questo è un incubo. L’epoca della transizione sarà un’era difficile, ma sarà una transizione, sarà temporanea, come una guerra. E come una guerra, permetterà la ricostruzione sociale ed economica nel dopoguerra.

Osservate come il Giappone e la Germania siano state trasformati politicamente e socialmente dal processo di ricostruzione postbellico. Quelli furono esercizi d’ingegneria sociale, come lo furono le trasformazioni precedenti sotto Mussolini e Hitler.

Nonostante i risultati fossero piuttosto diversi, in tutti i casi il tracollo totale è stato il preambolo per la ricostruzione. Il collasso totale dell’economia capitalista è semplicemente l’applicazione di una formula collaudata. La seconda parte della formula sarà un qualche nuovo ordine sociale o chissà qualche vecchio ordine sociale o una miscela dei due. Qualcosa di adatto a un’economia di non-crescita e controllo.

Questa è la parte prima della Guerra al Terrorismo: ha permesso la creazione delle infrastrutture dello Stato di polizia necessario ad affrontare il collasso della società e a fornire la sicurezza per il processo di ricostruzione.

 

Parte Seconda: Preparare la via alla dominazione globale

La parte seconda della Guerra al Terrorismo riguarda le dimensioni geopolitiche di un’economia globale basata sulla non-crescita. Prima suggerivo che la geopolitica è diversa nel capitalismo rispetto a quel che era sotto le monarchie sovrane. L’intera dinamica era diversa, e i risultati erano misurati su una scala differente. Analogamente, molte cose si sposteranno da un capitalismo caotico e orientato alla crescita verso un regime economico centralizzato e micro-amministrato.

Considerate, per esempio, l’importanza del controllo delle riserve di petrolio. In un’economia di crescita, i profitti erano il premio, e controllare i mercati e i canali di distribuzione equivaleva a una mano vincente al gioco. I dittatori locali potevano amministrare le cose a loro comodo e prendere la loro fetta dei profitti del petrolio, finché onoravano i loro contratti con le major petrolifere, liete di vendere al maggior offerente.

In un’economia di non-crescita, focalizzata sul controllo diretto sull’offerta e la distribuzione delle risorse, diventa necessario proteggere, nel senso militare, le fonti del petrolio e le vie per la sua distribuzione. Non è più sufficiente generare semplicemente un profitto da operazioni disordinate. Mettere in sicurezza le fonti e allocare direttamente la distribuzione è la base per la micro-gestione dell’economia della non-crescita. Questo vale anche per altre fonti critiche, come l’uranio e i minerali rari necessari alla “Difesa” e alle industrie elettroniche.

Infatti, siamo nel mezzo di una guerra “afferra-risorse”, con la Cina e la Russia che firmano accordi energetici a lungo termine con l’Iran ed il Venezuela, con la Cina che compra terreni agricoli in Africa, e Washington che stringe accordi a lungo termine per i biocarburanti brasiliani e cosi molti altri esempi. In molti sensi, l’imperialismo sta ritornando ai tempi coloniali, quando, anziché il modello capitalista, il modello era la diretta amministrazione: trarre profitto da investimenti aziendali sotto dittatori che opprimono le loro popolazioni.

Vi è una regressione naturale alle dinamiche “dei buon vecchi giorni dell’Impero” quando le Grandi Potenze d’Europa concentravano le loro attività economiche entro le loro sfere esclusive d’influenza. Tutti sanno che i limiti delle risorse globali stanno per essere raggiunti, in parte per via delle pressioni della popolazione, in parte a cauda delle pratiche di sfruttamento delle risorse. Per questa sola ragione, abbiamo la parte pacifica della guerra “afferra-risorse”.

In Iraq, Afghanistan, e ora in Pachistan e nello Yemen, gli USA, con l’appoggio della NATO, stanno giocando una mano alquanto non-pacifica nella Guerra “afferra-risorse.” E’ la mano di un bullo, «Ho la pistola più grande e perciò prenderò ciò che voglio». Queste azioni aggressive sono molto provocatorie nei confronti di Russia e Cina e minacciano i loro vitali interessi economici. Un attacco all’Iran sarebbe ben oltre una provocazione, sarebbe uno schiaffo in faccia, una sfida: «Combatti ora o rassegnati ad essere sottomesso pezzo a pezzo».

Oltre a tutto questo accaparramento del petrolio, gli Stati Uniti stanno circondando Russia e Cina con basi militari e hanno recentemente accelerato le installazioni di sistemi anti-missile lungo i loro confini, nonostante le forti obiezioni di Russia e Cina. Gli USA stanno intenzionalmente provocando e minacciano interessi vitali di questi potenziali avversari.

In risposta si stanno formando delle alleanze, su una base bilaterale e nella forma dello SCO (Shanghai Cooperation Organization). La Cina e la Russia sono molto vicine nella loro cooperazione militare e nel condividere le tecnologie. Il loro piano strategico è basato sull’aspettativa di un attacco statunitense e la loro risposta strategica si basa sul principio della guerra asimmetrica. Per esempio, un missile da un milione di dollari capace di distruggere una portaerei di svariati miliardi di dollari. O magari una manciata di missili capaci di disattivare i sistemi satellitari di comando e controllo del Pentagono.

Nel contempo, gli Stati Uniti stanno spendendo somme astronomiche per sviluppare una capacità di primo colpo, con sistemi d’armi basati nello Spazio, capacità di controllo del teatro di guerra, armi nucleari “tattiche” a proiezione avanzata.

I nuovi sistemi anti-missile sono una parte importante della strategia di “primo colpo”, volta a ridurre la capacità vendicativa di Russia e Cina. Questi sistemi sono più che semplicemente provocatori. Sono l’equivalente moderno dell’avanzare le tue truppe fino al confine del tuo avversario.

Se vi è uno scambio nucleare tra le maggiori potenze, gli storici citeranno tutte le cose che ho richiamato come “i chiari segnali” che la guerra si preannunciava. Paragonabile allo scenario precedente la Prima Guerra Mondiale quando la Germania stava economicamente eclissando la Gran Bretagna, così come la Cina sta eclissando gli USA adesso. In entrambi i casi, “un disperato tentativo di mantenere l’egemonia” sarebbe visto come la causa della guerra.

Potrebbe esserci o non esserci una Terza Guerra Mondiale, ma tutti questi preparativi mostrano chiaramente che la nostra élite di banchieri intende essere a capo diun sistema globale, in un modo o nell’altro. Se avessero voluto un accordo pacifico, una divisione della fetta di torta del terzo mondo, per così dire, si sarebbe potuto stipulare in qualsiasi momento, insieme al sostanziale disarmo nucleare. La Cina e la Russia vorrebbero vedere uno mondo stabile e multi-polare; è solo la nostra élite di banchieri che è ossessionata con la dominazione mondiale.

È possibile che la guerra nucleare sia un “risultato voluto”, per conseguire lo spopolamento e permettere un collasso ancora più totale. O forse a Cina e Russia verrà fatta un’offerta che non potranno rifiutare: «cedere la vostra sovranità economica al nostro sistema globale o affrontatene le conseguenze».

In un modo o nell’altro, l’élite dei banchieri, i padroni dell’universo, intende presiedere un sistema globale micro amministrato. Il progetto del collasso è oramai in fase avanzata e il progetto “circonda il tuo nemico” sembra più o meno completo. Da una prospettiva strategica vi sarà un punto d’innesco, uno stadio nello scenario del collasso economico quando il confronto geopolitico verrà giudicato essere più vantaggioso. È una scacchiera multi-dimensionale, e con una posta in palio cosi alta, si può esser certi che il tempismo delle varie mosse sarà attentamente coordinato. E dalla forma complessiva della scacchiera, sembra che ci avviciniamo alla fine del gioco.

 

Previsione 2012- una neo Epoca Buia

Il 2012 potrebbe non essere l’anno esatto, ma è difficile vedere il gioco andar avanti molto più lontano, e poi i padroni dell’Universo amano il simbolismo, come il 911 (sia in Cile che a Manhattan), KLA007, e altri.

Il 2012 è colmo di simbolismi come il calendario dei Maya, e poi internet è oramai stracolma di varie profezie legate al 2012, strategie di sopravvivenza, previsti interventi degli alieni, allineamenti con campi di radiazioni galattiche, etc…

E poi c’è anche il film di Hollywood, “2012”, che ritrae esplicitamente la scomparsa della maggioranza dell’umanità e la salvezza pre-pianificata dei pochi selezionati. Uno non sa mai con le produzioni di Hollywood, cosa sia fantasia d’evasione e cosa abbia l’obiettivo di preparare simbolicamente la mente pubblica per ciò che sta per arrivare.

Qualunque sia la data esatta, tutti i fili verranno insieme, geopoliticamente e a livello interno, e il mondo cambierà. Sarà una nuova era, proprio come il capitalismo è stata l’era dopo l’aristocrazia, e gli Anni Bui seguirono l’epoca dell’Impero romano. Ogni era ha le sue proprie strutture, la sua propria economia, le sue proprie forme sociali e le sue proprie mitologie. Queste cose devono relazionarsi l’un l’altra in maniera coerente e la loro natura segue dalle fondamentali relazioni di potere e circostanze economiche del sistema.

Nel nostro mondo post-2012, abbiamo per la prima volta un governo globale centralizzato, e una cricca dell’élite dirigente, una specie di famiglia reale estesa, i lord della finanza. Come possiamo vedere con il FMI, l’OMC e l’OMS e le altre parti dell’embrionico governo mondiale, le istituzioni di governo non avranno alcuna ambizione di rappresentanza popolare né di responsabilità democratica.

L’ordinamento sarà raggiunto attraverso burocrazie autocratiche globali, che seguono gli ordini della famiglia reale. Questo modello è già stato operante per un certo lasso di tempo, entro le sue varie sfere d’influenza, come per i programmi di ristrutturazione nel Terzo Mondo, quale condizione per ottenere finanziamenti.

Ogni volta che vi è un cambio di era, quella precedente viene demonizzata nella mitologia. Nella storia del Giardino dell’Eden, il serpente è demonizzato- un simbolo riverito del paganesimo, predecessore del Cristianesimo. Quando giunsero le Repubbliche, la demonizzazione dei Monarchi fu un’importante parte del processo. Nel mondo post-2012, la democrazia e la sovranità nazionale saranno demonizzate. Questo risulterà essenziale, nel far sì che la gente accetti la regola totalitaria, e la mitologia conterrà molto del vero…

In quei terribili giorni bui, precedenti la beata unificazione dell’umanità, nel mondo regnava l’anarchia. Una nazione ne attaccava un’altra, niente di diverso dai predatori nella giungla. Le nazioni non avevano politiche coerenti, gli elettori passavano da un partito ad un altro, lasciando i governi in perenne transizione e confusione. Come hanno mai potuto pensare che masse di persone semi-educate potessero governarsi da sé, e dirigere una complessa società? La democrazia è stata un esperimento mal concepito che ha portato solo alla corruzione e a un sistema di governo caotico. Che fortunati siamo a far parte di questo mondo ben organizzato, dove l’umanità è finalmente cresciuta e quelli con la maggior esperienza prendono le decisioni.

La scienza economica della non-crescita è radicalmente diversa dall’economia capitalista.

L’unità di scambio probabilmente sarà un credito del carbonio che ti darà diritto a consumare l’equivalente di un kilo di carburante. Tutto avrà un valore in carbonio, presumibilmente basato sulla quantità di energia necessaria per produrlo e trasportarlo nel mercato. “la coscienza verde” sarà un’etica primaria, insegnata prestissimo ai bambini. Cavarsela con meno è una virtù; consumare energia è anti-sociale; l’austerità una condizione responsabile e necessaria.

Come con tutte le monete, i banchieri vorranno amministrare la scarsità di crediti di carbonio e questo è il punto dove l’allarmismo sul riscaldamento globale diventa importante. Senza guardare alla disponibilità delle risorse, i carbon credits possono essere mantenuti arbitrariamente scarsi, semplicemente imponendo dei budget del carbonio, basati sulle direttive dell’IPCC, un’altra delle unità emergenti della governance burocratica globale. Tali direttive dell’IPCC equivarranno a quelle della Federal Reserve quando annuncia un cambio nei tassi d’interesse. Questi budget fissano la scala dell’attività economica.

Presumibilmente le nazioni continueranno ad esistere, come unità ufficiali di governo. Tuttavia, la sicurezza e il mantenimento dell’ordine pubblico saranno fortemente centralizzati e privatizzati. Come le legioni romane, l’apparato di dicurezza sarà leale al cuore dell’Impero, non al luogo dove a qualcuno capiti di essere assegnato.

Abbiamo già visto questa tendenza negli Stati Uniti, con i mercenari entrati nel giro grosso degli affari, e le forze di polizia sempre più federalizzate, militarizzate e alienate dalla sfera pubblica generale.

Cosi come gli aeroporti sono stati ora federalizzati, tutti i sistemi di trasporto saranno sotto la giurisdizione dell’apparato di sicurezza. Il terrorismo continuerà a essere un ricorrente spauracchio, giustificando qualsiasi tipo di procedura di sicurezza ritenuta desiderabile per scopi di controllo sociale. L’intero apparato di sicurezza avrà una qualità monolitica, una similarità di carattere nonostante specifici incarichi di sicurezza o posizionamenti. Tutti vestiti negli stessi completi neri dell’Impero del Male, con grandi lettere fosforescenti sulla schiena dei loro giubbotti anti proiettile. In sostanza, l’apparato di Sicurezza sarà un esercito d’occupazione, la guarnigione dell’imperatore nelle province.

Su una base giornaliera, dovrai passare attraverso sistemi di controllo di vari tipi, con vari livelli di requisiti di sicurezza. Qui è dove la biometrica diventa importante. Se alla gente possono essere impiantati chip, a quel punto gran parte della sicurezza può essere automatizzata e tutti possono essere rintracciati in qualsiasi istante e le loro azioni passate recuperate. Il chip si collega al tuo bilancio di crediti, così che hai sempre con te tutti i tuoi soldi, insieme alle tue schede mediche e tante altre cose di cui non sai niente.

Rimane ben poco che pertenga alla sovranità nazionale. Assai poco della politica estera avrà un qualche significato. Con la sicurezza marciante al passo della sua propria legge e del suo lontano batterista, il ruolo principale del cosiddetto “governo” sarà quello di allocare ed amministrare il budget dei crediti del carbone che riceve dall’IPCC. L’IPCC decide quanta ricchezza una nazione riceverà in un determinato anno, in seguito il governo deciderà come distribuire tale ricchezza nella forma di servizi pubblici e diritti. La ricchezza misurata in base al diritto di consumo dell’energia.

In un senso basilare, le cose sono già così, in seguito al collasso e ai piani di salvataggio.

Poiché i governi sono cosi profondamente in crisi, i banchieri possono dettare i termini dei bilanci nazionali, come condizione per mantenere aperte le linee di credito. L’economia del carbonio, con i suoi bilanci fissati in modo centralizzato, offre una via più diretta e semplice per micro-amministrare l’attività economica e distribuire le risorse ovunque sul globo.

Per potere spianare la strada all’economia dei crediti di carbonio, sarà necessario il collasso della valuta occidentale, perché diventi senza valore, mentre le nazioni diventano via via più insolventi e il sistema finanziario globale continui a essere sistematicamente smantellato. La valuta del carbonio sarà introdotta come una “soluzione” illuminata e progressista alla crisi, una valuta legata a qualcosa di reale, alla sostenibilità. Il vecchio sistema monetario sarà demonizzato e ancora una volta la mitologia racconterà molto del vero…

La ricerca del guadagno è la radice del male e il sistema capitalista era intrinsecamente malvagio. Incoraggiava l’avidità ed il consumo e se ne fregava dello sprecare risorse. La gente pensava che più soldi aveva, meglio stava. Quanto siamo più saggi ora che viviamo entro i nostri mezzi e che capiamo che un credito è un buono per beni da preservare.

Culturalmente, l’era post capitalista sarà un po’ come quella medievale, con gli aristocratici e i Lord in cima ed il resto contadini e servi. Un ceto alto e uno basso ben definiti. Cosi come soltanto la vecchia classe elevata aveva cavalli e carrozze, cosi solo la nuova classe altolocata avrà diritto a considerevoli crediti di carbonio. La ricchezza sarà misurata in base ai diritti, più che dagli acquisti o dai guadagni. Quelli fuori dalle gerarchie burocratiche sono i servi, con diritti di sussistenza. Entro le burocrazie, i diritti saranno legati al rango nella gerarchia. Quelli che operano nelle istituzioni globali centrali sono i Lord dell’Impero, con accesso illimitato ai crediti.

Ma al di fuori delle strutture delle burocrazie designate, non vi è l’accaparramento della ricchezza, o la costruzione di imperi economici. I privilegi consistono nell’accesso alle risorse e alle strutture di servizio, che possono essere usate o meno ma non detenute né capitalizzate. Il flusso dei privilegi va verso il basso, micro amministrarlo dall’alto. È un’economia basata sulla distribuzione per quote (“dole economy”, nell’orig., Ndt), a tutti i livelli, per la gente e il governo allo stesso modo – la regimentazione globale del consumo. Per quanto riguarda la regimentazione, la cultura post-capitalista sarà piuttosto simile a quella del sistema sovietico. Eccoti qua la tua carta dei diritti cui hai titolo, qua la tua mansione lavorativa, e qua è dove vivrai.

Con il pervasivo apparato di sicurezza, e la micro-gestione dell’attività economica, lo scenario è chiaramente quello di un minuzioso controllo sociale, in base a linee guida e direttive centralizzate. Presumibilmente i media verranno attentamente programmati, con dettagli diversivi di evasione, e una sofisticata versione delle pseudo informazioni propagandische per un sistema di pensiero conformistico di gruppo in stile 1984, che è più o meno ciò che già abbiamo oggi. La parte di internet non commerciale, se ve ne sarà una, sarà limitata a siti chat monitorati e approvati ufficialmente e altri tipi di forum sterilizzati.

Con tale focalizzazione sulla micro-gestione sociale, non mi aspetto che la cellula famigliare sopravviva nella nuova era e mi aspetto che l’allarmismo sull’abuso dei minori sarà la leva usata per destabilizzare la famiglia. Il palcoscenico è stato montato con tutte le rivelazioni sulla Chiesa e l’abuso sessuale istituzionale sui bambini. Tali rivelazioni sarebbero potute essere rese note in qualsiasi momento del secolo passato ma sono venute fuori in un certo momento, proprio mentre tutte queste altre transizioni hanno avuto corso. La gente è ora consapevole dell’esistenza di diffusi abusi sui minori ed è stata condizionata a sostenere forti misure per prevenirlo.

Ogni volta che accendo la TV, vedo almeno una pubblicità istituzionale con immagini scioccanti di bambini che a casa vengono fisicamente o sessualmente abusati o criminalmente trascurati e vi è un numero verde che i bambini possono chiamare. È facile immaginare come la categoria degli abusi può essere estesa, includendo i genitori che non seguono i piani delle vaccinazioni, quelli i cui schedari d’acquisto non includono alimenti salutari, o con profili psicologici dubbi, etc…

Lo stato di povertà potrebbe essere considerato come crudele trascuratezza.

Con la giusta presentazione dei media, l’allarmismo sugli abusi sarà facile da aizzare. Alla fine, un movimento sui “diritti dei bambini” diventa un movimento contro la famiglia. Lo Stato deve proteggere direttamente il bambino fin dalla nascita. La famiglia è demonizzata…

Quanto erano terribili i vecchi tempi, quando delle coppie non autorizzate e non addestrate avevano il controllo totale su bambini vulnerabili, a porte chiuse, qualsiasi fossero le nevrosi, dipendenze o perversioni che avessero i genitori. Come ha potuto questo vestigio di schiavitù patriarcale, questa tana sicura d’abuso continuare a esistere così a lungo senza essere riconosciuta per quel che era? Come stiamo meglio ora, coi bambini allevati scientificamente, da uno staff addestrato che insegna loro valori sani.

Da quando l’educazione pubblica è stata introdotta, lo stato e la famiglia sono stati in competizione per il controllo del condizionamento infantile. Nelle famiglie religiose, la Chiesa ha portato il suo contributo al condizionamento. Nel futuro post-capitalista micro-amministrato, con il suo scenario di nascita della Dottrina dello Shock, avrebbe senso sfruttare l’opportunità per mettere in atto la “soluzione finale” del controllo sociale, ovvero il monopolio dello Stato nell’educazione dei bambini. Questo eliminerebbe dalla società il legame genitore-figlio e di conseguenza i legami famigliari in generale.

Non vi è più un concetto di famigliari. Solo api lavoratrici, api della sicurezza ed api regine che redistribuiscono il miele.

 

Post Scriptum

Questa è stata una previsione estesa e alquanto dettagliata, riguardante l’architettura del regime post-capitalista e il processo di transizione occorrente per farlo avverare. Il termine “nuovo ordine mondiale” è una definizione troppo debole per caratterizzare la natura radicale della trasformazione sociale anticipata nella predizione.

Una classificazione più appropriata sarebbe quella di “un salto quantistico nella domesticazione della specie umana”.

Vite micro-amministrate e credi e pensieri micro-programmati. Una specie di primati un tempo selvatici trasformata in qualcosa alquanto somigliante a un’apicoltura. Inutile dire che l’uso regolare di droghe psicotrope sarebbe incoraggiato, in modo che la gente riesca a reggere emotivamente un ambiente così tanto sterile e disumano.

Perché tale trasformazione sia possibile, è facile capire che un fortissimo shock è necessario, sulla scala del collasso e del caos sociale e possibilmente sulla scala di uno scambio nucleare. Deve esserci un implicito mandato a «fare qualsiasi cosa sia necessaria a riavviare la società».

A questo urto occorre che si lasci la gente in una condizione di totale impotenza paraganabile ai sopravvissuti tra le macerie bombardate della Germania e del Giappone dopo la seconda Guerra Mondiale. Niente di meno sarà sufficiente.

L’accuratezza del pronostico, come predizione, è naturalmente impossibile conoscerla in anticipo. Tuttavia, ogni parte della previsione si è basata su precedenti stabiliti, modi operandi osservati, tendenze già avviate, sentimenti che sono stati espressi, segnali che sono stati indirizzati, nonché azioni intraprese le cui conseguenze possono essere predette con una certa sicurezza.

Inoltre, guardando tutti questi indicatori nell’insieme, si nota un certo tipo di impostazione mentale, un’assoluta determinazione nel metere in pratica la “soluzione ideale” senza compromessi, usare mezzi estremi e con un’audacia priva di remore. Le Guerre mondiali sono state propedeutiche a questo momento storico. L’infrastruttura dello Stato di polizia è in campo ed è stata testata. L’economia è lungo il processo del crollo. Il nemico è circondato da missili. Sono stati assunti dei poteri arbitrari. Se non ora, il premio finale, quando vi sarà una migliore opportunità?

I nostri pianificatori di élite sono spalleggiati da dei thin tank competenti e sanno che la nuova società deve registrare una coerenza di vari tipi. Hanno avuto non poca esperienza con l’ingegneria sociale, alimentando l’ascesa del fascismo e poi l’ingegneria dei regimi del dopoguerra. Capiscono l’importanza della mitologia.

Per esempio, vi è la mitologia dell’Olocausto dove la storia è tutta sullo sterminio in sé, mentre non è raccontata la storia della missione principale dei campi di concentramento, che consisteva nel fornire lavoro schiavistico per la produzione bellica. E alcune delle società che sfruttavano il lavoro schiavistico erano di proprietà americana ed erano fornitrici della macchina da guerra germanica. Così la mitologia, nonostante contenga anche la verità, riesce a nascondere le tracce e i crimini perpetrati dall’élite, lasciando a carico di altri il fardello della demonizzazione storica.

Così, penso che vi sia una solida base per anticipare i tipi di mitologia che verranno concepiti per lasciarsi alle spalle e rigettare quelli vecchi, e per vedere i nuovi come la salvezza. Vi è una lunga serie di precedenti storico di cambi di era legati a cambi mitologici, spesso presentati in termini religiosi. Vi sarà un cerchio familiare nella nuova mitologia, un rimescolamento e una nuova scala delle priorità dei valori familiari e delle assunzioni, per entrare in sintonia con le dinamiche del nuovo regime.

La natura dell’economia del carbonio è stata in qualche modo chiaramente indicata. Budget di carbonio e crediti del carbonio sono chiaramente destinati a diventare componenti primari dell’economia. Come abbiamo visto con il movimento per il riscaldamento globale sostenuto dall’élite ed da gente comune, la scarsità arbitraria dei crediti del carbonio può essere facilmente regolata col pretesto dell’ambientalismo. E l’allarmismo sul picco del petrolio è sempre disponibile come piano di rinforzo. Come hanno spesso dichiarato molti portavoce dell’élite, quando il tempo verrà le masse richiederanno il nuovo ordine mondiale.

La focalizzazione sul controllo del consumo, delle risorse, e della distribuzione è implicita nell’enfasi sui limiti dell’energia, è latente nella situazione geopolitica in merito all’impoverimento delle risorse globali ed è indicata dal bisogno di un nuovo paradigma unificante, poiché il paradigma di crescita non è più sostenibile.

La natura dell’apparato di sicurezza è stata chiaramente indicata dalle risposte alle dimostrazioni sin dal 1998 a Seattle, dal crescente uso di spietati killer mercenari a livello interno come all’estero, dall’eccessivo e brutale comportamento della polizia, dalle procedure di sicurezza negli aeroporti, da Guantamo e dagli arresti extragiudiziali, dalla creazione di un ramo interno dell’esercito, dedicato alla risposta a emergenze civili, e dal modo in cui sono state affrontate le emergenze Katrina e Haiti.

Sarebbe un enorme sbaglio pensare a quest’ultime due come se fossero state operazioni malaccorte. Erano esercitazioni in un certo tipo di gestione del collasso, applicate a certe popolazioni dove l’addestramento e l’attrezzatura adeguata al combattimento in Afghanistan sono visti come appropriati per amministrare l’aiuto alle vittime di un disastro civile. Queste selezionate vittime di disastri saranno viste principalmente come minacce all’ordine civico o magari come indesiderabili da incarcerare e poi eliminare. Saranno demonizzati come dimostranti e saccheggiatori. L’assistenza arriverà in seguito, se arriverà. E il tutto può essere trasmesso in TV, e visto in qualche misura come il giusto modo in cui devono andare le cose. Queste due esercitazioni non erano per nulla malaccorte. Sono state allarmantemente di successo, Soprattutto nel caso delle public relations della mitologia in tempo reale.

Il ruolo limitato dei governi nazionali, essendo principalmente allocatori dei budget a essi assegnati, è stato chiaramente rivelato dalle prolungate politiche del FMI nel Terzo Mondo e dal modo in cui i banchieri hanno dettato legge ai governi, sulla scia degli impegni sovradimensionati del piano di bailout. Il paradigma della messa a bilancio dei titoli del carbonio realizza la stessa micro gestione in una maniera molto più diretta, ed è il risultato naturale della spinta verso più duri limiti sul carbonio.

 

Titolo originale: “Prognosis 2012: Towards a New World Social Order”

Fonte: http://www.globalresearch.ca/

Link

 

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

 

proposta lavoro

sito interessante (firma la petizione contro il precariato)

 

Cosa è Propo-st@ Lavoro?

Propost@ Lavoro nasce dall’idea di un gruppo di giovani provenienti da settori diversi, accomunati dalla voglia di analizzare il mondo del lavoro per provare a cogliere nuove opportunità nonostante le difficoltà contingenti. Siamo convinti che il lavoro sia ancora un profondo valore da difendere, e soprattutto un diritto che va garantito. Il nostro sforzo si muove nella direzione dell’affermazione di questo principio, per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione le nostre conoscenze e le nostre esperienze per offrire delle possibili alternative, proposte pratiche, consigli e tutto quanto possa servire a chi come noi ha cercato e cerca il proprio “posto”.

Gli Autori di Propost@ Lavoro

http://www.propostalavoro.com/

 

ciao

donne migranti – inquinamento (Materiali ICEI)

Care amiche e cari amici,  
    vi segnaliamo che potete trovare:

1) i sunti dell’incontro su  FRAGRANZE, STORIE, INTRECCI DI VITA AL FEMMINILE. LE DONNE MIGRANTI A BRESCIA, che si terrà Martedì 1 Giugno ore 20.30 a Brescia (c/o Acli, via Corsica 165) al seguente indirizzo web relativo all’incontro: Brescia, 1 giugno – Le donne migranti

2) il programma dell’incontro su  DOMENICHE A PIEDI? L’INQUNAMENTO ATMOSFERICO DELLE CITTA’, che si terrà martedì 8 giugno alle ore 21 a Meda, presso la Sala Ugo Elli, Vicolo Comunale/Piazza del Municipio al seguente indirizzo web relativo all’incontro  Meda, 8 giugno – Domeniche a piedi?

Fraterni saluti.

Gian Carlo Costadoni (ICEI)
________________________

grazie

SEMINARIO: STRUMENTI DI PREVENZIONE DEL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

SEMINARIO: STRUMENTI DI PREVENZIONE DEL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO,
venerdì 10 settembre 2010 –
GALLARATE (VA), Teatro del Popolo – Via Palestro 5.
 
Il seminario si pone d’obiettivo di condividere con altri colleghi che si interessano al tema della prevenzione del gioco d’azzardo patologico tra i giovani il lavoro condotto negli ultimi 5 anni dai soci dell’Associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze.
 
Primo termine di iscrizione: 10.06.2010
 
In allegato la traccia di programma e tutte le altre informazioni necessarie.
 
Daniela Capitanucci
Ass. AND – Azzardo e Nuove Dipendenze

 

grazie

nove ‘Lezioni Popolari’ di Ernst Mach

Edizioni Melquiades ha il piacere di presentare, per la prima volta in traduzione italiana, nove ‘Lezioni Popolari’ di Ernst Mach, riunite sotto il titolo 
L’EVOLUZIONE DELLA SCIENZA, a cura di Massimo Debernardi.
Nove lezioni selezionate, il cui tema dominante riguarda la concezione evoluzionistica della conoscenza scientifica, profondamente influenzata dalla lezione di Darwin e di Hume. 
Mach anticipò molti aspetti dell’epistemologia evoluzionistica, in particolare la convinzione che la conoscenza sia una manifestazione della natura organica. Le sue lezioni sono un capolavoro della prosa scientifica in lingua tedesca e vennero profondamente apprezzate da uomini come Einstein e Musil.
Le nove “lezioni popolari” di questo volume sono precedute da un’ampia introduzione del curatore e da una prefazione di Telmo Pievani.
http://www.edizionimelquiades.it/schedalibro.asp?lp_prod=20&lp_tip=2
Associazione Culturale Edizioni Melquìades

dare forma al lavoro educativo, formare al lavoro educativo

“dare forma al lavoro educativo, formare al lavoro educativo”, Centro Studi Riccardo Massa, presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, in Via Capecelatro 66 a Milano, il giorno 16 giugno 2010 dalle ore 9:00 alle ore 13.30.

segnalato da Paolo Ferrario @ 11:47

Il Centro Studi Riccardo Massa vi invita alla presentazione del suo secondo lavoro di ricerca dare forma al lavoro educativo, formare al lavoro educativo”, uno studio sul dispositivo di formazione dell’educatore professionale alla luce delle trasformazioni storiche, sociali ed economiche degli ultimi anni.

L’evento avrà luogo presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, in Via Capecelatro 66 a Milano, il giorno 16 giugno 2010 dalle ore 9:00 alle ore 13.30

 

Il Centro Studi Riccardo Massa, nato per volontà di un gruppo di pedagogisti suoi allievi e collaboratori, della famiglia di Riccardo Massa, e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, è un’Associazione di promozione culturale che si propone di contribuire al dibattito pedagogico sull’educazione e sui professionisti dell’educazione, mantenendo vivi in esso il pensiero e l’opera di Riccardo Massa come punto di riferimento e stimolo per la ricerca pedagogica e la  formazione.

Il Centro Studi Riccardo Massa ha scelto di iniziare la sua attività con quattro percorsi di ricerca su temi rilevanti e attuali dell’educazione e della formazione. Gli esiti di queste ricerche, realizzate a partire dal diretto confronto con i luoghi dell’educare e con le realtà educative e formative del territorio (scuole, cooperative sociali, servizi educativi e sanitari, enti e protagonisti della formazione, figure professionali dell’educazione e della sanità) saranno presentati in una serie di incontri che avverranno nel corso di quest’anno.

Vi inviamo perciò in allegato, oltre alla locandina dell’incontro del 16 giugno, un prospetto degli appuntamenti di quest’anno, di cui vi daremo precise indicazioni di data e sede nelle prossime comunicazioni.

 

Ci auguriamo di avervi con noi a pensare e dibattere i temi proposti, nel secondo incontro del 16 giugno alla Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus e nei futuri incontri.

 

Per il  Centro Studi Riccardo Massa

Anna Rezzara

 

(Per motivi organizzativi è molto importante dare conferma via mail della vostra partecipazione. Vi ringraziamo anticipatamente per la vostra collaborazione.)

 

Segreteria Centro Studi Riccardo Massa:

segreteria@centrostudiriccardomassa.it

Tel. 345.175.33.40

 

 

grazie

UMBERTO GALIMBERTI: Cari manager, fermate lo sviluppo!

 

27Mag2010

di Cristina Muntoni

Al workshop della Nielsen Umberto Galimberti smonta il mito della produttività: «Un tempo si lavorava per soddisfare i bisogni, ora per crearli».

La crisi impone strategie per far crescere l’economia. Ma chi ne paga il prezzo? Cos’è la felicità? Siamo sicuri che la crescita economica la aumenterebbe? Non è piuttosto un meccanismo perverso quello del mercato che vede l’Uomo solo come consumatore e lavora per creare bisogni prima che per soddisfarli? Domande importanti che lo diventano ancora di più quando a farle è un filosofo e ad ascoltarlo ci sono quattrocento top manager. Dal giovedì a sabato, come ogni anno dall’85, la società americana di ricerca di mercato Nielsen ha riunito al Forte Village di Santa Margherita di Pula il gotha dell’economia italiana. Tra conferenze, tavoli di trattative e partite di calcetto in spiaggia, si sono incontrati i vertici di produzione industriale (come Guido Barilla), distribuzione (come Vincenzo Tassinari, presidente della Coop Italia), comunicazione (come Paolo Panerai, direttore ed editore di Class) e servizi (come Innocenzo Cipolletta, presidente delle Ferrovie dello Stato) per discutere come “Progettare il futuro, idee in corso per i mercati di domani”. E tra una relazione e l’altra su strategie e sistemi di ripresa economica, venerdì è arrivata la stoccata di Umberto Galimberti.

Sessantotto anni, 29 saggi (l’ultimo “I miti del nostro tempo”, Feltrinelli), due cattedre a Venezia come ordinario di Filosofia della Storia e di Psicologia Dinamica, Galimberti, prima ancora che con la filosofia, ha smontato l’ottimismo con i dati. «Per mantenere un certo livello di vita siamo diventati una società arroccata e aggressiva: se non ci danno il petrolio al prezzo che diciamo, andiamo a prenderlo con la belligeranza. La Terra non è più natura, è una risorsa da sfruttare, e l’Uomo è considerato solo in misura al suo inserimento nei cicli produttivi. Il 17% della popolazione mondiale, quella occidentale, consuma l’80% delle risorse della Terra lasciando il 20% ai restanti 5 miliardi e 200 milioni di abitanti. Nessun teorico dei sistemi può ammettere che questa ipotesi può consentire lo sviluppo». E per conciliare etica e businness propone una soluzione che difficilmente avrà un seguito: decrescere. Che in un convegno di industriali suona come una parolaccia.

«La crescita è diventata una forma mentis ineluttabile, quasi una regola di natura. Non è così. A prezzo di quali disastri ambientali avviene? Queste non sono cose che riguardano solo l’etica, confliggono con gli interessi perché se è vero che la Terra è la prima grande risorsa per la ricchezza, noi così la riconsegniamo e crolla il capitalismo». E l’etica, lasciati i panni di moralizzatrice, diventa grimaldello per rompere il muro che ci separa dalla felicità. «Decrescere significa cambiare mentalità, passare dal lavoro come produzione al lavoro come servizi, perché questo livello di crescita è scatenato dal meccanismo perverso che vede l’Uomo solo come produttore e consumatore. Un tempo bastava produrre per soddisfare i bisogni, adesso siamo arrivati al parossismo che si lavora per creare bisogni per non interrompere il ciclo della produzione». E se «la politica non è più il luogo della decisione perché per decidere guarda l’economia», il filosofo invita gli industriali a riflettere sulla trappola che ci siamo costruiti: il mercato ha sostituito la società.

Il risultato? «Non capiamo più cos’è vero, buono, giusto, bello. Anche l’arte ha senso solo se entra nel mercato. Ma così si riduce l’aria alla convivenza umana. È un cerchio troppo stretto dove circoscrivere l’esistenza. I prodotti stanno al posto di comunicazioni mancate, stanno al posto della felicità. Allarghiamolo questo concetto di Uomo perché questo che abbiamo non funzionerà a lungo».

Fonte: Unione Sarda