FIRMA LA PETIZIONE CONTRO GLI IMBALLAGGI INUTILI!

A:
paoloteruzzi1@yahoo.it
– Ecologia – Ambiente – Un Altro Mondo Possibile – COMINCIO IO – Comincio IO Web –

Firmate e fate circolare, grazie!

Giuliana

http://www.blogeko.it/2010/lunione-europea-li-elimini-su-facebook-e-su-internet-la-petizione-contro-gli-imballaggi-inutili/

E’ da ieri su internet una petizione in otto lingue per convincere l’Unione Europea a eliminare gli imballaggi inutili.

Il problema dei rifiuti si risolve riducendo i rifiuti, prima ancora che con il riciclaggio: ma nulla e nessuno vieta alle aziende di avviluppare i prodotti in involucri che servono solo per catturare l’attenzione e per riempire le pattumiere e le discariche.

L’obiettivo è raggiungere un milione di firme e investire della questione il Parlamento europeo.

La petizione contro gli imballaggi è un’idea di Frederic Crepin, francese. Ha aperto un gruppo su Facebook che attualmente conta oltre 132.000 iscritti e poi, con l’aiuto di un avvocato parigino esperto in diritto ambientale, ha messo on line la petizione.

Vi si leggono affermazioni a mio parere assolutamente condivisibili: “poichè l’imballaggio può rappresentare l’80% del peso totale di un prodotto finito e incidere sino al 65 % del suo costo, la riduzione degli imballaggi deve permettere ad ogni consumatore di ridurre in modo equivalente il volume globale della sua produzione di rifiuti e allo stesso tempo di realizzare delle economie di pari valore”.

Si può solo aggiungere una cosa: l’eliminazione degli involucri inutili comporta anche un risparmio sulla bolletta dei rifiuti, dal momento che diminuisce la massa di roba da trasportare, gestire e smaltire.

Dice ancora la petizione: gli imballaggi “impiegati unicamente allo scopo d’assicurare lo sviluppo delle vendite dei prodotti contenuti” danneggiano l’ambiente, e solo “una riduzione dei rifiuti all’origine permetterà di limitare l’impatto dei prodotti del nostro consumo”.

“Poichè il diritto dell’Unione Europea e in particolare la direttiva europea 94/62 non propongono dei criteri per limitare l’immissione sul mercato degli imballaggi, chiediamo alle istituzioni europee di prendere delle misure per imporre alle industrie di limitare gli imballaggi” in termini di massa e di volume, riducendoli al minimo indispensabile per l’igiene.

In base al Trattato di Lisbona, se la petizione raggiungerà un milione di firme provenienti da un terzo dei Paesi dell’Unione essa verrà trasmessa alla commissione competente del Parlamento europeo, che verificherà la mancanza di una legislazione in materia. E la lacuna, si spera, verrà colmata.

Io ho già firmato. Frederic Crepin è intenzionato ad organizzare un’altra petizione europea, stavolta per spegnere le insegne luminose dei negozi durante la notte. Un’altra idea assolutamente condivisibile.

La petizione europea su internet per eliminare gli imballaggi inutili

Il gruppo su Facebook per eliminare gli imballaggi inutili

Su Afp gli eco-cittadini d’Europa contro gli imballaggi inutili

 

CIAO

 

PRESI PER IL PIL? ORA BASTA!

 Un Altro Mondo Possibile –

Era ora!

Giuliana

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Presi-per-il-Pil.-Il-mondo-ci-ripensa-4479

di Lorenzo Fioramonti

Colpito dalla crisi, il vecchio Prodotto interno lordo potrebbe finire in pensione. Si estende una critica radicale, che ora fa breccia anche in luoghi mainstream

La crisi finanziaria sta accartocciando le nostre economie. Esportazioni in caduta libera, licenziamenti selvaggi, investimenti in picchiata, sfratti esecutivi per milioni di famiglie e deficit pubblici impazziti (che pompano verso l’alto il debito pubblico) sono solo alcuni degli effetti disastrosi dell’attuale crisi economica mondiale.

Sebbene l’attenzione dei media sia tutta concentrata sulla strada molto accidentata che dovrebbe portarci al “risanamento”, le montagne russe dell’economia mondiale hanno finalmente innescato un dibattito che mette in discussione la sostenibilità del nostro attuale modello di sviluppo fondato sulla crescita economica infinita. Tale critica non è soltanto basata sull’instabilità endemica delle dinamiche di mercato (di cui ormai vediamo gli effetti in tutti i settori), ma anche e soprattutto sull’impatto che questo modello economico ha sulle risorse limitate del pianeta e sul nostro benessere reale. Ma la nostra qualità della vita migliora davvero quando l’economia cresce del 2 o 3%? Possiamo davvero sacrificare il nostro ecosistema (con l’inevitabile conseguenza di distruggere noi stessi) per mantenere intatto un modello caratterizzato da squilibri e contraddizioni?

Per la prima volta da quando è stato inventato negli anni ’40, il prodotto interno lordo (Pil) – ovvero l’icona popolare della crescita economica – è sotto accusa da parte di organismi internazionali e studiosi. Non sono più soltanto Ong come Sbilanciamoci, New Economics Foundation o il Movimento per la Decrescita Felice a sferrare l’attacco, ma anche tradizionali bastioni d’ispirazione liberale. Persino l’Economist, un difensore del libero mercato, recentemente ha ospitato un dibattito sull’utilità del PIL concludendo che “si tratta di un pessimo indicatore per la misurazione del benessere”. Anche l’Ocse, un altro colosso del tradizionalismo economico, ha cominciato a gettare dubbi sul dogma della crescita economica. Sul sito web dell’organizzazione intergovernativa, che raccoglie le economie più “sviluppate” del pianeta, si legge: “Per una buona parte del ventesimo secolo si è dato per scontato che la crescita economica fosse sinonimo di progresso, cioè, che un aumento del PIL significasse una vita migliore per tutti. Ma ora il mondo comincia a riconoscere che non è così semplice. Nonostante livelli sostenuti di crescita economica, non siamo più soddisfatti della nostra vita (e tanto meno più felici) di cinquant’anni fa”.
Questo dibattito ha cominciato (finalmente) a fare breccia nell’arena politica europea. Nel novembre 2007, l’Unione europea ha promosso una conferenza dal titolo ‘Al di là del Pil’ e, due anni più tardi, la Commissione ha emesso una direttiva su “Oltre il Pil: misurare il progresso in un mondo in cambiamento”, dove si sostiene che il Pil è stato scorrettamente utilizzato come un indicatore “generale dello sviluppo sociale e del progresso”, ma siccome non misura la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale, “occorre tenere conto di questi limiti quando se ne fa uso nelle analisi o nei dibattiti politici”. Secondo la Commissione Ue “il Pil non può costituire la chiave di lettura di tutte le questioni oggetto di dibattito pubblico”.
Alla fine dell’anno scorso, la Commissione sul progresso sociale creata dal presidente francese Nicholas Sarkozy e guidata dai premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen ha sottolineato con forza l’inadeguatezza del PIL come misura del benessere sociale. Nel rapporto finale, la
Commissione ricorda che il “PIL è una mera misura della produttività di un mercato, sebbene sia stata utilizzata come una misura di benessere economico. Questo ha comportato una confusione enorme nell’analisi di come vivono davvero le persone ed ha portato all’adozione di politiche sbagliate”.

Pochi giorni fa, il New York Times ha pubblicato sul suo magazine un lungo articolo dal titolo “L’ascesa e la caduta del Pil”, in cui si passano in rassegna i progetti di revisione dei sistemi statistici nazionali per introdurre misure correttive o sostitutive del prodotto interno lordo.

Questi sviluppi recenti traggono la loro origine da una branca importante della ricerca economica che ha ormai dimostrato come la qualità della vita e il progresso sociale siano indipendenti dalla crescita economica. In molti casi, proprio i paesi che vantano una crescita economica sostenuta sono quelli in cui il benessere dei cittadini è più a rischio. Eppure, immancabilmente a ogni tornata elettorale, i nostri politici continuano a riempirsi la bocca di promesse su come far crescere il paese. La crescita economica è parte integrante dei programmi di tutti i partiti politici e, nei dibattiti televisivi, non c’è candidato che faccia un discorso alternativo: un discorso informato sui fatti, in grado almeno di recepire il dibattito in corso a livello globale. Per quanto tempo ancora continueremo a farci prendere per il Pil?

(1) Una versione sintetica di quest’ articolo è stata pubblicata sull’edizione internazionale del New York Times il 12 Maggio 2010.

CIAO

 

acqua pubblica: + di mezzo milione di firme! si va avanti!

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COMUNICATO STAMPA


Superato il mezzo milione di firme, la raccolta va avanti


516.615 firme raccolte in 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia.

Un risultato incredibile anche per noi, raggiunto in poco più di tre settimane grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini dell’acqua pubblica.

Dall’estremo Nord alle isole, la raccolta di firme racconta un’Italia della partecipazione, di migliaia di territori attenti e attivi sui beni comuni (vedere la mappa dei banchetti di raccolta firme su www.acquabenecomune.org).

E la raccolta firme non si ferma, ma rilancia. L’obiettivo che il Comitato Promotore si era posto (700mila firme) è ormai in vista e può essere superato. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall’acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni.

Per questo fine settimana il Comitato Promotore lancia il “Giro d’Italia delle firme per l’acqua”; quale località, Comune, comitato cittadino sarà la maglia rosa della raccolta di firme di questa settimana?

Il Comitato Promotore ringrazia tutti quelli che si stanno impegnando per la riuscita dell’iniziativa referendaria, i media locali, le radio e i siti internet che stanno dando un esempio di attenzione e partecipazione che fa ben sperare anche per la libertà d’informazione nel paese.

Più firme raccoglieremo, più forte sarà la spinta verso il Referendum e il risveglio civile dei territori. Perché si scrive acqua, si legge democrazia.


Roma, martedì 18 maggio 2010



Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org

LA MAMMA DI MASILIA, ROM ILLETTERATA, MAESTRA DI CULTURA

Paolo: Mio nonno fece la seconda elementare. Ma ogni giorno leggeva il giornale. Aveva passione per la gente. Amò la Sicilia dove fece il militare (la Sicilia di fine 1800!!) e le canzoni napoletane apprese in guerra (la prima guerra mondiale). O meglio amò i siciliani e i napoletani e la loro cultura così diversa dalla sua. E quando divenne benestante non dimenticò mai le sue origini e trattò sempre con rispetto le persone meno fortunate…Questa è (la) cultura! 

Cultura non è tanto conseguire un titolo a scuola…

 

Beh,leggete il secondo brano della “Storia di Masilia” e lo capirete da soli!

 

da Masilia Amieri17 maggio alle ore 19.51 

Il mio primo Vocabolario della Lingua Italiana fu della Zanichelli, in formato mini. Mi fu dato in regalo da mia madre, all’inizio dell’estate, nel Giugno del 1975. Era appena finita la scuola, da 2 settimane ed ero stata promossa in terza elementare. Avevo solo 8 anni. Ricordo che mia madre lo acquistò in un piccolo negozio di libreria nel centro di Teramo (Abruzzo).
Quel libro a distanza di 35 anni ancora lo conservo gelosamente; è stato il mio compagno più fedele in tutte le tappe delle Scuole che ho frequentato. Mi ha insegnato molto a capire delle cose che ignoravo o che non riuscivo a seguire durante le lezioni. Mia madre è analfabeta ma ha sempre avuto ed ha un’intelligenza fuori dal comune; ha sempre voluto il meglio per i suoi figli rispettando l’indole di ognuno di noi. Io ad esempio avevo ed ho l’indole di amare la lettura e di voler capire le cose teoricamente e praticamente. Ho sempre amato la lettura in genere. E mia madre aveva intuito la mia predisposizione alla lettura. Ma essendo io sempre stata di carattere schivo, timida, quasi vergognosa direi, non domandavo mai cosa volesse dire una certa determinata parola. Lei sapeva che il mio orgoglio non mi consentiva di fare domande, per non passare da ignorante. Questo era il mio pensiero da piccola. Così quel giorno ho ricevuto quel bellissimo dono senza averlo mai chiesto (anche perchè io non chiedevo mai, mi accontentavo nel mio piccolo). Insieme a quel regalo inaspettato c’era anche un altro libro, la mia prima favola: “Sara, la Piccola Principessa”. Un libro bellissimo. Mi ricordo tuttora la sua rilegatura con disegni stupendi ogni 25 pagine. Durante quell’estate bellissima, con il Vocabolario e la favola, oltre ai compiti estivi che le insegnanti ci diedero da svolgere nelle vacanze, e un’altro libro di testo sempre della Scuola, io mi sentivo davvero ricca, ricca dentro, perchè avevo scoperto un prezioso tesoro che mi avrebbe accompagnata per tutto il corso delle mie tappe di istruzione scolastica.
Sempre quell’estate mia madre mi comprò degli zoccoletti di legno con pelle di cuoio rosso. Quella è stata la mia prima vanità femminile, perchè nel 1975 scoprii la moda (….:-) so di essere stata abbastanza precoce). Scoprii con piacere le gonne lunghe fino ai polpacci, a balze, con piccoli bordi all’uncinetto, i foulard annodati delle signorine, sandali dal tacco forte. Era la moda romantica che impersava in quel periodo.
Mia madre è sempre stata attenta a ogni piccolo dettaglio di interesse di noi figli, ma con me un pò di più a livello culturale. I miei genitori non hanno mai ostacolato alcun mio interesse diverso dai loro abituali. Anzi per loro era un motivo in più di orgoglio intellettuale. Quel 1975 è stato una vera svolta per me, perchè ora sono una “Art Design di Stilismo di Alta Moda” e un’amante sfegatata della lettura. Ormai possiedo una mia piccola personale biblioteca. E di questo sono grata a mia madre che ha permesso che seguissi i miei sogni di bambina fino a farli divenire una splendida realtà di oggi. E grazie di cuore al mio vecchio fedele compagno della mia vita, il Vocabolario della Lingua Italiana che tutt’ora sfoglio per cercare il significato di ogni singola parola. Grazie.

nestlè’ ci ripensa

Greenpeace 
 

cartello-orango.jpg

Ciao,

Lo scorso 17 marzo ti abbiamo invitato a guardare e diffondere un video shock contro Nestlé.
Denunciavamo l’acquisto da parte della multinazionale di olio di palma da aziende che stanno devastando la foresta pluviale indonesiana e spingendo inevitabilmente gli oranghi verso l’estinzione. Oggi, a due mesi di distanza, siamo felici di comunicarti che insieme abbiamo vinto: Nestlé ha annunciato che non userà più prodotti che provengono dalla distruzione delle foreste tropicali.

Nestlé si è impegnata a identificare, e a escludere dalla sua filiera, quei fornitori che sono proprietari o gestiscono “piantagioni ad alto rischio o legati alla deforestazione”. Questa esclusione si applica in particolare ad aziende come Sinar Mas, il più noto produttore di olio di palma e carta dell’Indonesia e ha implicazioni anche per quei commercianti di olio di palma, come Cargill, che continuano a comprare da Sinar Mas.

Siamo soddisfatti della decisione di Nestlé di concedere un break agli oranghi e alle foreste e ti ringraziamo perché, insieme a decine di migliaia di persone, ci hai aiutato, con messaggi e altre forme di attivismo sul web, a raggiungere questo importante obiettivo. È la nostra vittoria!

Ora monitoreremo con attenzione la rapida applicazione della nuova politica di Nestlé, ma è tutto il settore che deve adottare rapidamente una moratoria sulla distruzione delle foreste tropicali.
Se vuoi sostenere questa e altre campagne di Greenpeace, dona ora. È il sostegno delle singole persone come te che ci permette di portare avanti le nostre azioni e denunce.

Grazie!

Chiara Campione
Responsabile Campagna Foreste
Greenpeace Italia

PREFAZIONE DEL LIBRO “GENTE SEMPLICE”, DANILO DOLCI, 1993.

PREFAZIONE al volume “GENTE SEMPLICE” – DANILO DOLCI – Camunia – 1993.
LEGGERE TUTTO IL TESTO SUI GRUPPI: PROJECT DANILO DOLCI&AMICI DI DANILO DOLCI ¤SERENO¤

Esprimere è essenziale per scoprire, scoprirsi. Studiare è necessario per crescere, identificarsi, maturare, ma i libri sono soltanto una fonte dell’apprendere. Occorre saper leggere anche rocce,alberi, voli, creature, il mare, le nuvole, le stelle. Leggere nel lavoro. Purtroppo, ove manchino veri educatori, la scuola può anche plagiare, ridurre la visione deformando anime e corpi. Rischiamo di divenire passivi e pur presuntuosi macchinari, senza un intimo rapporto con la vita che ci scorre e costruisce vicina, e dentro noi. Questo libro non vuole invitare al mito di alcuno, ma ad osservare la gente, che attorno a noi opera attenta ai rapporti, come essenziale risorsa di esperienza da valorizzare. Il semplice è conquista del complesso, dal complesso. La celebre formula di Einstein (E = mc2), come L’aria sulla quarta corda di Bach sono semplici,ma tutt’altro che facili. L’originario semplice significa unitario, essenziale, puro, sincero, senza malizia, privo di ornamenti eccessivi e di affettazione. La «cultura» del dominio pertanto, articolata nell’oscura furbizia, reputa il semplice un
inesperto, un non «graduato», un «non superiore». Semplice è imparentato a semper, sempre: in cui per è il moltiplicativo di sem, la radice che esprime unità-identità. Qualcosa di simile avviene alla parola gente, azione del generare, dalla radice gene, famiglia, popolo (per Dante), nazione, intera umanità. Secondo la presunzione imperiale ed ecclesiastica le genti sono gli stranieri, i pagani. E gente poi significa perfino esercito, truppa. Per chi si pretende importante, eccellente («chi si spinge in fuori»), eminente («chi sovrasta»), «gente ha talvolta senso di spregio» dice il Tommaseo.Forse Francesco d’Assisi ha meditato più di ogni altro sul senso e sul valore della semplicità. Raccomandava di” progredire nella conoscenza della verità, in modo da crescere contemporaneamente nella purezza della semplicità»; «la sapienza è sorella della pura, santa, semplicità». Il concetto di semplicità in Francesco, che si considera illetterato, non corrisponde all’idea greca dell’essenzialmente immateriale, incorruttibile,immutabile; e matura anche la tradizione biblica in cui semplice significa talora non sapiente, sprovveduto, talora non superbo, talora essere come i bambini. «Siate forti» esortava, «non vi faccia paura la mia e la vostra semplicità». Dice di lui Tommaso da Celano: «Quale estasi gli procurava la bellezza dei fiori, quando ammirava le loro forme o ne aspirava la delicata fragranza…Le messi e le vigne, le pietre e le selve, le acque e i giardini, la terra e il fuoco, l’aria e il vento, con semplicità… chiamava fratello e sorella, intuendone i segreti in modo mirabile”. La semplicità è l’elemento essenziale di questi racconti, che integrano il progetto di Racconti siciliani (Einaudi 1963), raccolti dalle mie carte per suggerimento dell’amico Italo Calvino,pubblicati anche in una versione per le scuole medie, a cura – espertissima -di Sebastiano Vassalli. Nel tempo, lungo diversi anni, ho raccolto molti altri racconti di creature affascinanti. Nessuno di questi personaggi, stimati e amati nel loro ambiente, è noto come Mike Bongiomo o imbonitorì simili. Perché? Dovremmo domandarci profondamente che cosa significherebbe, per le nostre regioni, come sarebbe la vita di ognuno in ogni parte del mondo, se Zu Peppinu u pecuraru, o Divina e Rosellina, fossero conosciuti quanto i Mike, e viceversa. Quanti sono questi veri personaggi, adulti e giovinetti, au-tentiche sorgenti culturali, nel popolo? Non c’è il rischio che di loro, se badiamo frastornati più al rumore, nemmeno ci accorgiamo? Rischiamo di non saper riconoscere il valore genuino; di non distinguerlo dalla grancassa. Viziati dalle fragorose trombe del dominio e dei suoi tanto intricati quanto empi stratagemmi,sappiamo riscoprire nel nitido linguaggio dei semplici la poesia? Dal genuino, dal semplice, occorre certo decantare le ombre della superstizione, del pregiudizio ignorante. Ombre che non mancano, se osserviamo attentamente, e talora ben più gravi, anche negli impaludati tabernacoli e sugli altari della cultura più affermata, ufficiale: nella polimorfa cultura del virus del dominio. Questo libro, che documenta come il vero lavoro educa la gente, per certi aspetti è complementare al mio recente Nessi fra esperienza, etica e politica (Lacaita, 1992), dove nella prima parte si evidenziano i guasti operati da una falsa cultura, da una «coltura» della menzogna e della fraude inoculate e propagandate, ove manchino veri educatori, a scuola. E anche da una radiotelevisione per gran parte oscena, da giornali che badano sovente a lucrare le penose risse di Sgarbi, Sgarbini e Sgarboni. Esempio estremamente indicativo a livello culturale-an-tropologico è il racconto di Ugo il fungarolo. Molta gente semplice nei secoli ha imparato a rapportarsi con i boschi, con alberi funghi lupi e vipere, instaurando il reciproco rispetto nonviolento, ma ancora non sa apprendere come rapportarsi con i proprì simili: né accetta il sistema oggi presunto civile. Queste pagine, ordinate cronologicamente, vogliono essere anche un invito a osservare e valorizzare quanta vita rìschiamo di non comprendere e di rinnegare, isterilendoci.

http://www.youtube.com/watch?v=gQogZy6v0M0&feature=related

CIAO

POVERIVOI – UNA ONG AFRICANA AL SERVIZIO DEL DISAGIO ITALIANO

A:
paoloteruzzi1@yahoo.it
– Il Sud ci dice – Politica Italiana – Un Altro Mondo Possibile – COMINCIO IO – Il continente NERO –

Una ONG africana che porta aiuti umanitari in Italia: se non è un’idea geniale questa…

Giuliana

http://www.poverivoi.org/

Poveri Voi è un organizzazione non governativa, fondata nel 2008 da Ronald Samako, che svolge la propria attività nell’ambito dell’assistenza sociale.
Lo scopo principale della ONG africana è trovale una soluzione al disagio sociale diffuso tra i giovani italiani, che sta portando l’interno popolo del paese a una progressiva e drammatica disumanizzazione.
Alcolismo, anoressia, depressione, tossicodipendenza sono solo alcune della “nuove malattie”, le malattie della civiltà ipermoderna, che portano a una perdita di senso del vivere all’interno della comunità, allo sbriciolamento dei legami sociali.
L’associazione ha sviluppato e ideato una serie di attività che propone ai giovani bisognosi, per aiutare questi ultimi a superare i diversi problemi che spesso affliggono la giovane popolazione italiana.
Alla base di questi interventi-assistenza sociale offerta da Poveri Voi ci sono una serie di ricerche e statistiche raccolte o effettuate direttamente dall’associazione, utilizzate per individuare macro zone di interesse e intervento.