Voce ai Disoccupati

Mercoledì 30 giugno 2010, 13:49

Da:

La recessione economica attuale discrimina e colpisce le classi sociali più deboli, i migranti e i lavoratori.
Siamo tutti sfruttati.
Tutti subiamo i tagli occupazionali imposti dal governo.
In questi link, i lavoratori in disoccupazione fanno sentire la propria voce.
Lanciano un appello per contrastare le manovre politiche di matrice capitalista dell’attuale sistema amministrativo, per continuare a R-esistere uniti…
 
 
 
 
Laura Tussi

Don Ciotti, 35 anni di rivoluzione

– Chiese e Religioni – Good news –
Grazie al cielo la Chiesa non è fatta solo da cardinali Sepe, Bagnasco ecc.
C’è anche, come don Ciotti, come Alex Zanotelli, come il cardinale Pellegrino, chi “si sporca le mani”, chi sta con gli “Ultimi”
Buon compleanno al Gruppo Abele anche da parte mia.

Enrico
Dal sito di Megachip

Mi associo (e me la tiro un pò perché feci venire Don Ciotti, già sotto scorta, ad una festa della mia associazione AMI quasi una ventina di anni fa!). Paolo
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Don Ciotti, 35 anni di rivoluzione

da antimafiaduemila.com
Grazie al Gruppo Abele i tossicodipendenti non sono più criminali ma “uomini da ricostruire”. Il sereno e carismatico cardinale Michele Pellegrino si affacciò alla tenda e poi vergò poche righe di telegramma per il presidente della Repubblica Giovanni Leone.

La città inspirò appieno la forza di quei giovani raccolti intorno a un sacerdote «di strada», come si diceva allora: 28 giugno 1975, piazza Solferino, ippocastani, la fontana Angelica e una battaglia contro la criminalizzazione dei consumatori di droga. L’opera di informazione e pressione avviata da don Luigi Ciotti e dal Gruppo Abele divenne una legge dello Stato, la 685, promulgata il 22 dicembre dello stesso anno. I tossicodipendenti non più banditi da arrestare ma gente in difficoltà da accogliere, seguire e ricostruire.

Alla data del 28 giugno sono passati 35 anni e il Gruppo Abele non si celebra, anzi si offre come allora, soltanto che quella di tenda di tela sulla piazza è diventata, dice don Ciotti, «una tenda tecnologica – accessibile, mobile, leggera, perché non sia d’intralcio al cammino – per diffondere oggi quello stesso bisogno di un sapere che non pecchi di superficialità, quella stessa capacità di tradurre la profondità in parole semplici, parole di vita e di speranza». La tenda tecnologica è il nuovo sito del Gruppo, con un «bottone SOS» per emergenze, richieste d’aiuto, poi aggiornamento delle notizie di rilevanza sociale, rassegna stampa, galleria di foto, video e audio, accesso alla banca dati, al catalogo della Biblioteca del Centro Studi e Ricerche (28 mila volumi), gli indici delle riviste («Animazione» e «Narcomafie»).

Non celebrazione, ma filosofia che prosegue. Quegli Anni ’70 erano quelli dell’eroina che entrava nelle case e nelle vene, devastava le famiglie, soffocava vite per overdose. Nel 1973 il Gruppo Abele inaugurò in via Verdi, centro storico, il «Molo 53», primo spazio del genere per l’accoglienza, aperto 24 ore su 24. Don Ciotti: «Lo gestivamo con alcuni generosi medici contrari a una legge che li obbligava tra l’altro a denunciare i tossicodipendenti».

Comprensione, che non vuol dire alibi o pacca sulla spalla ma punto di riferimento. La Tenda nasce sul solco di quell’impegno. E Luigi Ciotti ricorda sì i messaggi di associazioni, medici, magistrati, ma soprattutto che «arrivò tanta gente», che guardava quei ragazzi sdraiati in uno sciopero della fame non per sé ma per un principio educativo e di recupero. I detenuti del vecchio carcere «Le Nuove» volevano un incontro e il 2 luglio poterono narrarsi.

L’arcivescovo monsignor Pellegrino, pastore della città dei credenti e dei laici, è ritratto mentre si china a scrivere quello che per il presidente Leone divenne più che un invito un monito umilmente imperioso. Il quarto Governo Moro (Dc-Pri), vicepresidente Ugo La Malfa, ministro dell’Interno Luigi Gui, della Giustizia Oronzo Reale, della Sanità Pietro Gullotti, varò la legge 685 nella quale «finalmente si considerava il consumatore di droga una persona e non un delinquente» e si creavano i «servizi pubblici dove alla dimensione strettamente sanitaria si associavano competenze psicologiche, sociali ed educative».

Nascevano quelli che oggi sono i Sert, fiorivano le comunità – spesso con confini ardui tra aiuto, liberazione di un peso per la famiglia, business – e una cultura della persona.

Il Gruppo Abele, capostipite (simbolica la cascina di Murisengo, nel Monferrato), correva avanti. La prima cooperativa, poi le altre, per i tossici come per gli ex detenuti in generale, un’occasione di crescita che non si arrende a delusioni improvvise. Il messaggio è nitido: non basta togliere dalla sostanza e dalla vita ai margini, si ricostruisce la persona.

Ma la Storia che da domani si respirerà nel nuovo sito si fonda su una convinzione: d’accordo occuparsi del singolo in difficoltà, ma il singolo non è soltanto l’acquirente dello sciagurato che vende eroina (oggi, più cocaina, anfetamine, sintesi chimiche sempre più alterate), il singolo è il terminale di un crimine organizzato potente, mescolato ai poteri economici e politici. Chi devasta una vita o una famiglia? Il piccolo spacciatore o mafie come la ’ndrangheta che, scrive il procuratore della Dda calabrese Nicola Gratteri, ha un incasso annuo di 44 miliardi di euro, il 2,9% del Prodotto interno lordo?

Qui prosegue la fiducia della tenda di piazza Solferino. Ciotti: «Da allora tante cose sono cambiate. Gli stili di consumo come il volto delle dipendenze, che oggi richiedono nuovi strumenti». Ma il grande traffico è quello che la tenda telematica ci farà vedere senza sosta. Nacque «Narcomafie», il giornale sulla realtà internazionale, poi si è imposta l’associazione «Libera» e da qui la legge che alle organizzazioni criminali dispensa, oltre al danno, la peggiore offesa: il sequestro dei beni che – salvo tranelli o inganni – devono essere tutti sfruttati contro chi li aveva accumulati.

Sotto quella tenda, in effetti, nasceva l’attenzione, come in via Verdi, la rivalutazione degli individui e la sfida vera contro la morte e la rovina organizzate su scala internazionale. Ciotti: «Oggi abbiamo più che mai bisogno di conoscenza autentica, di evitare semplificazioni e parole di circostanza. L’accoglienza è la nostra anima, ma abbiamo sempre scommesso sull’importanza della cultura per cambiare le cause della povertà e dell’esclusione».

Tratto da: antimafiaduemila.com

Fonte: La Stampa

LIBERAZIONE DELLE FACOLTA’ (I 5 ESERCIZI DI RUDOLF STEINER)

LIBERAZIONE DELLE FACOLTA’ (I 5 ESERCIZI DI RUDOLF STEINER)

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§. Liberazione del pensiero.

Il primo passo consiste nel conquistare un pensiero perfettamente chiaro. A tale scopo occorre liberarsi, sia pur per breve tempo, anche cinque minuti – tanto meglio poi se di più – dal vagabondaggio del pensiero.

Bisogna rendersi padroni del mondo dei propri pensieri: non lo si è se le situazioni esteriori, la professione o una tradizione qualsiasi, l’appartenenza ad un popolo o la particolare ora del giorno impongono un dato pensiero per necessità.

In quel breve tempo si deve svuotare completamente l’anima dal corso quotidiano dei pensieri e porre una sola idea al centro dell’anima. Non occorre che essa sia elevata o interessante. Anzi, gioverà meglio, ai fini occulti a cui si tende, scegliere un argomento poco importante: in tal caso viene suscitata maggiormente la forza autonoma del pensare; mentre un argomento interessante trascina con sé la mente come una marea. Per la disciplina della concentrazione è meglio pensare a uno spillo che a un Napoleone.

Bisogna soffermarsi sull’ oggetto, su una semplice cosa inventata dall’uomo (una matita, uno spillo, una vite) e su di essa si deve unificare l’attenzione.

Si dica a sé stessi: “Io ora prendo le mosse da questo pensiero e per una spontanea iniziativa interiore collego ad esso tutto ciò che gli è oggettivamente connesso”.

Ci si chieda di che materia è fatto, perché ha quella forma e colore, in che modo le parti si combinano tra di loro e ci si ponga altre semplici domande riguardanti il suo funzionamento.

Un oggetto tecnico, per quanto semplice e insignificante, è pur sempre il riflesso della scintilla divina dell’intelligenza che si accende nella fronte dell’uomo e le sue parti combinate tra loro secondo una precisa ragione lo dimostrano.

Ogni oggetto inventato risponde a un bisogno: prima ancora di essere una cosa materiale esso è un’idea nella mente dell’uomo. Dobbiamo risalire alla scintilla dell’idea che precede l’apparizione della cosa nel mondo materiale.

Per concentrare la mente è meglio un pensiero poco interessante, perché un argomento importante affascina la mente e la trascina con sé come la corrente trascina il tronco. È meglio soffermarsi su un oggetto semplice, tratto dalla esperienza quotidiana, affinché la mente possa con sicurezza metterlo a fuoco, aprirlo e comprenderne il significato senza perdersi in fantasie. Alla fine, sullo specchio interiore non si avrà più l’immagine materiale dell’oggetto, ma un breve pensiero che sia la sintesi dell’oggetto e del suo funzionamento o una serie di linee luminose, come lo schizzo di un progettista.

Alla fine del tempo, il pensiero deve stare dinanzi all’anima colorito e vivace come all’inizio. Si faccia questo esercizio giorno per giorno, per almeno un mese; ogni giorno ci si può proporre un nuovo tema; si può anche mantenere per più giorni lo stesso pensiero.

Non è necessario molto tempo: questo esercizio è concepito per rafforzare, non per impedire la vita attiva. È necessaria invece la volontà della mente di ricondurre continuamente i pensieri ad un unico tema.

Le condizioni esteriori non sono importanti. Si cerchi un ambiente calmo e tranquillo, ma si accetti ogni rumore, ogni interferenza che venga dall’esterno come un ostacolo per saltare più in alto.

Alla fine di tale esercizio si cerchi di portare a piena consapevolezza il senso di interiore FERMEZZA e SICUREZZA che, con un’attenzione sottile, si potrà ben presto notare nella propria anima. Si concluda poi l’esercizio concentrando la propria coscienza in un punto interno della fronte, all’altezza dello spazio tra le sopracciglia. Da quel punto sorge una corrente eterica che scende fino alla nuca per poi ricadere dietro la schiena, lungo la spina dorsale. Tale corrente eterica riversa nel corpo la FERMEZZA e SICUREZZA: essa scende lungo la schiena nella maniera opposta a come talora salgono i brividi della paura.

Il pensiero concentrato e perfettamente chiaro dona all’anima la sicurezza nella vita di tutti i giorni. Dopo aver compiuto l’esercizio bisogna ritornare alle attività quotidiane, proponendosi di ragionare su ogni cosa che si intraprenda, di valutare con chiaro pensiero ogni aspetto della vita quotidiana.

Il primo esercizio di liberazione delle facoltà accresce nell’uomo la luce del pensiero.
§. Liberazione della volontà

Dopo esserci esercitati così per un mese, si aggiunga una seconda disciplina, compiendo un’azione che di certo non si sarebbe fatta nel corso abituale della vita e facendo di essa un dovere quotidiano. Sarà bene scegliere un’azione che possa essere compiuta ogni giorno per un periodo abbastanza lungo. È ancora meglio cominciare con un piccolo gesto senza significato, che non abbia alcuno scopo in sé: ad esempio ci si proponga di innaffiare ogni giorno ad un’ora precisa una pianta.

Dopo qualche tempo si aggiunga una seconda azione di questo genere, poi una terza e così via; senza però turbare le abituali occupazioni e i doveri della giornata.

Anche questo esercizio dura trenta giorni, ma – per quanto è possibile – durante questo secondo mese si deve proseguire con il primo esercizio, senza farne un obbligo quotidiano, ma senza dimenticarlo per non perdere i frutti della concentrazione acquisiti.

Quando si segue tale disciplina si avverte per mezzo di una forma sottile di attenzione il crescere dell’IMPULSO ALL’AZIONE.

Si riversi tale sentimento dal centro della fronte al cuore, dal cuore al corpo intero.

L’IMPULSO ALL’AZIONE si manifesta così nella vita quotidiana, trasformando il carattere e rendendolo più energico: pronto ad affrontare con vigore tutti i compiti grandi e piccoli della esistenza individuale.

Lo sviluppo dei chakra è un argomento che fino a qualche anno fa poteva essere considerato “insolito”, ma che oggi occupa interi scaffali di librerie. Anche gli psicologi nei talk-show televisivi ne parlano quasi con la stessa naturalezza con la quale si potrebbe parlare di una cura per il raffreddore. Ma spesso l’approccio è per così dire “molle”: si vuol far credere che per l’accensione dei chakra sia sufficiente recitare qualche formula o visualizzare delle immagini; in realtà le cose stanno diversamente. Collocati in corrispondenza della colonna assiale del corpo umano, i chakra sono organi di conoscenza ancor prima che centri di energia. La loro attivazione richiede una severa disciplina della mente e l’impegno a modificare atteggiamenti di vita, tratti del carattere, abitudini inveterate.

La prima cosa da capire è che l’uomo moderno di tradizione boreale ha caratteristiche psicologiche assai diverse dall’orientale, per tale motivo lo sviluppo dei chakra deve seguire in lui percorsi peculiari. La seconda cosa è che non basta – anzi, non serve – affidarsi a giaculatorie e immagini barocche: la via che porta allo sviluppo dei centri è quella che passa attraverso la nobilitazione dell’anima.

La concentrazione del pensiero, la volontà energica, la calma di fronte a tutte le situazioni, la benevolenza e la magnanimità, l’apertura mentale sono i tratti del carattere che propiziano l’apertura del fiore del cuore, di quello che gli indo-ary chiamavano l’Anahata-Chakra. Gli esercizi di liberazione delle facoltà forniscono gli strumenti per sviluppare questi atteggiamenti sino a farli diventare parte integrante del temperamento individuale.

§. Liberazione del Sentimento.

Nel terzo mese bisogna orientare la propria vita al raggiungimento della equanimità: l’anima deve imparare a rimanere uguale di fronte al piacere e alla sofferenza, di fronte alla gioia e al dolore.

L’entusiasmo sfrenato per ciò che reca piacere, lo stracciarsi le vesti nei momenti di afflizione devono essere sostituiti da un atteggiamento più calmo dell’animo.

Nessuna gioia momentanea ci ubriachi, ma nessun dolore si trasformi in cupa tragedia, nessuna esperienza ci infiammi di ira e di inquietudine, nessuna attesa ci riempia di angoscia e di paura.

Non si tema che tale esercizio possa rendere arida e fredda la nostra personalità: l’allegria per gli aspetti gioiosi della vita, il raccoglimento nei momenti più severi dell’esistenza assumono sfumature più intense in un anima che custodisce in sé la calma sovrana.

Coltivando la virtù degli antichi e dei nobili sorge nella interiorità una regione dorata di quiete assoluta, una rocca che non può essere conquistata. L’anima pacificata comincia a irradiare una qualità luminosa: una corrente eterica che sorge dal cuore si diffonde attraverso le braccia fino alle mani, attraverso le gambe ai piedi, attraverso il collo alla testa.

L’esercizio della calma richiede attenzione continua per tutta la giornata. Fare ciò che la vita richiede con intelligenza e pazienza è ciò che più fortifica la calma interiore. Noi non abbiamo bisogno di ginnastiche del respiro o di posizioni speciali per conseguire la pace interiore: raggiungiamo la quiete dell’anima contemplando con distacco la nostra vita, vagliando con chiarezza le nostre azioni.

Chi a un certo punto della giornata si ferma e guarda alla propria esistenza con sguardo oggettivo, cogliendo ciò che è giusto e ciò che va migliorato, ciò che può essere cambiato e ciò che deve essere accettato, per pura virtù della mente, raggiunge la calma incrollabile.

Almeno una volta al giorno nel mese in cui si coltiva la calma si evochi la corrente che sorge dal cuore e si irradia in primo luogo verso le mani, poi verso i piedi, infine verso la testa.
§. Liberazione del Giudizio.

Nel quarto mese si deve coltivare l’esercizio della positività. Esso consiste nel ricercare tutto ciò che c’è di buono, di bello, di apprezzabile nelle esperienze e nelle realtà che ci vengono incontro.

Il discepolo esoterico deve cercare il positivo in qualsiasi manifestazione della vita. Cogliere il lato positivo della vita, oltre ad essere un’attitudine propria dell’anima nobile, è il miglior fondamento per la gioia del cuore e per l’impulso all’azione.

Tale esercizio ha a che fare con l’astensione dalla critica. Non si tratta ovviamente di dire bianco al nero, né di vedere tutto color di rosa e di negare le differenze reali tra gli esseri, ma piuttosto si tratta di sradicare quel cancro oscuro che vive nei fondali dell’anima: la “Schadenfreude”, il gusto maligno nel notare ciò che è negativo, ciò che è disarmonico. Chi si astiene dalla critica non gode nel rilevare il male, ma piuttosto cerca il rimedio e cerca di capire qual è la catena di cause per cui un essere si comporta in maniera sbagliata, una cosa non segue il suo retto principio.

Chi persegue la positività guarda al mondo con sguardo magnanimo e si chiede: “Come avviene che un data creatura giunga ad essere e ad agire così?”. Tale atteggiamento aiuta nella ricerca delle soluzioni, mentre lascia cadere la critica fine a sé stessa che tanto compiace gli oziosi.

Se per un mese, intensamente, l’anima si compenetra di questo sentimento, essa si riempie di ammirazione per le qualità positive che ogni giorno si rivelano; gradatamente il corpo sottile matura una trasformazione che si imprime nello stesso corpo fisico: è come se la pelle si aprisse, si facesse permeabile da tutte le parti e nel contempo l’anima divenisse sensibile a tanti processi occulti che silenziosamente si svolgono nell’ambiente.

Come effetto della positività cresce l’attenzione per le realtà sottili, che sfuggono ad occhi distratti. La positività si diffonde nell’anima come una specie di beatitudine: si cerchi di cogliere questo sentimento quando si manifesta e di dirigerlo mentalmente verso il cuore; da lì esso fluisce verso gli occhi per poi irradiarsi nello spazio dinanzi ed intorno. Quando la corrente eterica si intensifica, muta la qualità del rapporto tra l’individuo e lo spazio: una porzione di spazio diventa qualcosa che fa parte di noi, l’individuo espande la coscienza oltre i confini della propria figura.

L’esercizio è molto delicato: i suoi effetti facilmente vulnerabili. Ogni tumulto passionale rischia di distruggere questa disposizione dell’animo.
§. Liberazione della Memoria.

Nel quinto mese è fondamentale educare sé stessi a imparare da ogni esperienza di vita.

Ogni giorno la vita ci fa vedere, udire qualcosa di nuovo. In mezzo ad insane credenze e ad illusioni della mente, chi esercita la propria attenzione sempre riesce a cogliere qualcosa che aggiunge una nuova conoscenza.

Nella memoria noi portiamo le impressioni e gli insegnamenti maturati nel passato, questi però devono continuamente ampliarsi e fondersi con ciò che dalla esperienza riceviamo di nuovo. Lo stesso accade nelle scienze naturali: il loro patrimonio di leggi e di osservazioni deve sempre ampliarsi verso ciò che era ignoto, in direzione di una nuova scoperta.

Imparare da ogni piccola cosa, essere ricettivi verso le nuove esperienze: questo è l’esercizio del quinto mese. Chi si chiude nei limiti della propria conoscenza acquisita, smette di ampliare la propria coscienza e smette anche di vivere come uomo.

Chi nel quinto mese predispone la propria attenzione ad accogliere ciò che fino ad allora non era stato preso in considerazione avvertirà un sentimento delicato germogliare nell’anima: è come se lo spazio intorno divenisse vivente, a tratti anche vibrante. Una corrente eterica dall’ambiente, come una sottile vibrazione, fluisce verso i cinque organi di senso: attraverso gli occhi, le orecchie, e soprattutto la pelle, dal momento che in essa è riposto il senso del calore. Bisogna accogliere con silenziosa attenzione questa corrente quando diventa percepibile; o ancor prima immaginarla mentre vibra e fluisce dallo spazio ai nostri arti, per entrare dentro di noi.

Nel sesto mese si possono coltivare contemporaneamente i cinque esercizi: la concentrazione del pensiero e la predeterminazione degli atti; l’esercizio della calma, della positività, della ricettività. Evocando le correnti eteriche che ogni esercizio mette in moto, si attua una rigenerazione interiore del proprio essere. L’anima acquista una armonia e una bellezza dapprima sconosciute.

Alcuni effetti pratici confermeranno la buona riuscita degli esercizi: diminuirà il senso di insoddisfazione, aumenterà al contrario un sentimento di benevolenza nei confronti della vita che sarà la base per una più energica volontà di fare. Una comprensione sottile per tanti piccoli fenomeni prima passati inosservati renderà più aperta la mente. Il modo di camminare ed i gesti muteranno sotto l’influsso di tali esercizi e quando anche la grafia avrà assunto una forma nuova, più armonica si potrà esser sicuri di aver fatto un passo in avanti nella liberazione delle facoltà.

Gli effetti occulti non sono meno importanti. I sei esercizi paralizzano l’influsso dannoso che potrebbe derivare da altre pratiche esoteriche. Essi danno la forza per il lavoro di meditazione e contemplazione. Per gli atteggiamenti di vita che essi propiziano, gli esercizi di liberazione delle facoltà potrebbero anche assumere la forma esteriore di un’etica: un’etica aristocratica fondata sulla virtù del pensiero, sulla energia nell’azione, sulla calma, la magnanimità, la mancanza di pregiudizi, la felice armonia dell’anima. Ma appunto dietro l’apparenza dell’etica si cela l’efficienza magica delle correnti eteriche, che danno forma e vita al nostro essere.

Quando le correnti eteriche cominciano a scorrere più liberamente nel corpo sottile allora le conquiste acquisite col duro lavoro diventano parte del temperamento. La corrente che scorre dal centro della fronte lungo la colonna vertebrale si lega alla padronanza del pensiero, alla capacità di ordinare i pensieri secondo una forma logica, razionale. La corrente che scorre dal capo al cuore e dal cuore si irradia agli arti si lega alla capacità di determinare con saggezza le proprie azioni e di portarle avanti.

La perseveranza, la calma e la serenità di fronte agli ostacoli della vita traggono il loro alimento dalla corrente che sorge dal cuore e si diffonde verso le braccia, verso le gambe, verso la testa.

La benevolenza nei confronti degli uomini e delle situazioni, la capacità di volgere il male in bene con spirito di positività alimentano la corrente che dal cuore sale agli occhi per poi irradiarsi nello spazio circostante.

La fiducia nei confronti della vita, la fiducia rivolta a ciò che ogni giorno possiamo imparare di nuovo si collegano alla corrente che vibra dallo spazio fluendo verso di noi.

Quando le cinque correnti agiscono simultaneamente allora l’anima trova la sua armonia e il suo equilibrio fondamentale. A questo punto possiamo evocare una corrente che compone la figura del pentagramma e rappresenta la sintesi di tutte e cinque.

Allargando le braccia e divaricando le gambe assumiamo col corpo la forma di una stella: allora dal cuore si genera la corrente che va al braccio destro fino alla mano, scende in linea retta fino al piede sinistro, da lì attraverso la gamba sinistra sale fino al punto tra le sopracciglia, per poi scendere al piede destro. Dal piede destro va alla mano sinistra e alla fine torna al cuore. Nella rapida luce del pentagramma tracciato con l’immaginazione, l’organismo si carica di forza eterica e le facoltà psichiche si liberano dagli impedimenti che la vita esteriore e gli errori del passato hanno prodotto.

Le cinque correnti eteriche tendono verso il centro o nascono dal centro della nostra figura: il cuore. Gli esercizi di liberazione delle facoltà illuminano, fanno ruotare i petali del chakra del cuore. Vi sono anche altri metodi per risvegliare la luce di questo centro, tuttavia quando in altri modi viene evocata la potenza del cuore talune capacità acquisite possono volgersi al male anziché al bene. L’uomo può diventare intollerante, ostile all’ambiente che lo circonda; può percepire taluni influssi negativi che emanano dall’ambiente e diventare per conseguenza pauroso. Il discepolo esoterico che è giunto a captare i sentimenti del prossimo può incominciare ad odiarlo. Come effetto di uno sviluppo accelerato del centro del cuore una freddezza animica rischia di invadere la regione del torace.

Per evitare ciò è importante realizzare la purificazione del pensiero, della volontà, del sentimento, del giudizio, della memoria che gli esercizi di liberazione propiziano.

La ruota del cuore ha dodici raggi.

Sei di questi raggi già splendono alla nascita: il retaggio Tradizione, l’influsso plasmatore dello spirito che regge la nostra Civiltà fanno sì che alla nascita sei dei dodici raggi del cuore già siano pronti a illuminarsi e a irraggiare.

Gli altri sei raggi devono essere illuminati dall’uomo attraverso una severa disciplina. Una volta attivato, il centro del cuore aggiunge un ulteriore potere di conoscenza all’essere umano.

Il chakra della laringe sviluppa la capacità di comprendere le figure che ci circondano. Lo sguardo posandosi sulla forma di una pianta, sulla fisionomia di un animale, sulla espressione di un uomo riesce a comprendere con sicurezza ciò che si cela dietro quelle figure, gli impulsi profondi che regolano i comportamenti di tali esseri.

Per mezzo del chakra del cuore si riesce invece a cogliere il calore animico, la freddezza animica. Determinati esseri, in virtù delle proprie intenzioni, delle proprie azioni, emanano un calore sottile; altri invece si avvolgono di freddo. Tutto ciò che cresce e si evolve emana calore animico; tutto ciò che si blocca, decade, si corrompe trasmette una freddezza animica. Quando il discepolo comincia a presentire il freddo e il calore provenienti non solo dal mondo materiale, ma anche da quello sottile allora la sua comprensione dei processi della natura e della storia umana acquista in ampiezza e in profondità.

1/7 A CINISELLO B.- PROMEMORIA AFGHANISTAN

Associazione Coordinamento Pace

in collaborazione con Guerre & Pace e
Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane

organizza

Promemoria Afghanistan

Una serata per dare uno sguardo sulla situazione
e sugli utlimi eventi dello scenario afghano

GIOVEDI’ 1 LUGLIO 2010 ORE 21
presso Parco Ariosto, via Ariosto, Cinisello Balsamo

ore 21,00: due chiacchiere per inquadrare la situazione in Afghanistan oggi

ore 21,30 circa: proiezione film di propaganda sulla guerra in Afhanistan ai tempi della guerra sovietica

Saranno con noi Piero Maestri, della redazione di Guerre & Pace e una volontaria del Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane

In origine stavamo preparando un grande incontro sull’Afghanistan: una tavola rotonda che certamente avrebbe visto la partecipazione del generale McCrystal e – come controparte – i rappresentanti dei peggio talebani (tralasciando, come sempre, le forze più attive della società civile).
Purtroppo però i capi talebani stanno firmando contratti di affitto con le forze di occupazione; contratti vincolanti che non gli permettono di partecipare a eventi se non concordati con gli affittuari, pena severe sanzioni economiche.
D’altro canto anche il generale McCrystal è ora indisponibile, a causa del suo licenziamento dovuto alla riscoperta delle sue origini maoiste che lo hanno portato a sparare sul  quartier generale…
Speriamo però che questi piccoli contrattempi non ti impediscano di essere con noi giovedì sera.

Saluti di pace
Associazione Coordinamento Pace
associazione@coordinamentopace.it


Durante la seratà sarà inoltre ancora possibile  firmare per la campagna referendaria  contro la privatizzazione dell’acqua.

 

GRAZIE

 

nl di nigrizia

Cari lettori,
vi segnaliamo alcune delle notizie pubblicate su Nigrizia.it e vi invitiamo a venirci a visitare per leggere anche gli altri approfondimenti. Buona lettura!


Lacrime di platino
L’impatto ambientale e sociale dell’industria mineraria nella provincia sudafricana del Nord Ovest. La condizione dei migranti e il basso profilo del partito di governo.


La speranza nell’urna
E’ un voto carico di speranza quello che attende i guineani il 27 giugno. Un voto percepito come l’occasione per cambiare le sorti del paese. Un voto annunciato come il primo libero e democratico dall’indipendenza dalla Francia, datata 1958. E che esclude dal potere, per la prima volta, i militari.


Nkurunziza corre da solo
Prosegue la maratona elettorale in Burundi. Lunedì si vota per le presidenziali e l’unico candidato è l’attuale presidente Pierre Nkurunziza. Continuano le contestazioni dell’opposizione, mentre i vescovi tentano la mediazione tra le parti.


Svizzera, banche chiuse ai dittatori
Berna ha varato una legge che faciliterà la restituzione dei fondi acquisiti illecitamente dai politici corrotti. Invertito l’onere della prova, che spetta ora a chi si serve delle banche svizzere o ai suoi eredi.

lasciate in pace cristo in croce!

– Chiese e Religioni –
Anche io sono convinto che i crocifissi dovrebbero stare ben lontano dalla politica. Anche la Chiesa dovrebbe farlo, soprattutto dovrebbe evitare le commistioni alla cardinale Sepe…
I crocifissi restino nelle chiese, nelle persone…
Da http://domani.arcoiris.tv/

Enrico

Il crocifisso deve essere solo un simbolo della fede. Come tanti cattolici che si richiamano al Concilio, noi di “Noi Siamo Chiesa” siamo contrari alla campagna del governo e del Vaticano per riformare la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo

Mai usare il crocefisso per fare politica
24-06-2010

di Vittorio Belgioioso

Si è svolto a Roma un convegno di area governativa organizzato per polemizzare contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre scorso, che ha giudicato che l’esposizione del crocifisso nelle scuole di Stato è in contraddizione con l’art.9 della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo (in connessione con l’art.2 del Protocollo n.1).

L’ultimo editoriale di Civiltà Cattolica e un documento della Presidenza della CEI del 18 giugno vanno nella stessa direzione mentre il Vaticano si è attivato da mesi presso gli Stati membri del Consiglio d’Europa e presso altri movimenti cristiani perché contrastino la sentenza di novembre. Ugualmente il Prof. Carlo Cardia ha pubblicato un testo “Identità culturale e religiosa europea. La questione del crocifisso” che è stato esplicitamente sponsorizzato dal governo. Si sta quindi intensificando la campagna politica e mediatica perché la Corte, nel giudizio d’appello che si terrà a Strasburgo il 30 giugno, modifichi la sentenza di primo grado.

on hanno molti strumenti per fare sentire la loro opinione quanti dissentono da questa mobilitazione, non condividendo la posizione dei vertici delle istituzioni e dei maggiori partiti. “Noi Siamo Chiesa” fa parte di questa area di opinione, in particolare presente tra tanti cattolici, che si augura la conferma della sentenza. “Noi Siamo Chiesa” ritiene infatti che il crocifisso sia un simbolo religioso sul quale tutti i cristiani debbano meditare nel raccoglimento delle loro coscienze, sia nella preghiera individuale che in quella comunitaria. Si pretende invece di considerare il crocifisso come un simbolo stesso dell’identità e della cultura nazionale ma ciò è in contraddizione con lo spirito e il dettato della Costituzione e dello stesso Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica del 1984. La strumentalizzazione di questo simbolo nel nostro paese è fatta non solo da cattolici fondamentalisti (nostalgici di una “cristianità” finito da molto tempo) ma anche da forze politiche e culturali estranee a ogni riflessione evangelicamente ispirata.

“Noi Siamo Chiesa”, anche interloquendo con la Corte con un intervento diretto ad essa inviato il 23 maggio, ha fatto presente le caratteristiche di paese multireligioso e multiculturale che il nostro paese ha acquisito negli ultimi anni e che rendono ancora più opportuni e utili, per la coesione sociale, i principi riconosciuti dalla Corte. Anche le chiese protestanti presenti in Italia (mozione votata dalla XIII assemblea della FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane- nel novembre 2003) hanno preso una posizione contraria all’esposizione del crocifisso nelle scuole. La posizione di “Noi Siamo Chiesa” è esplicitamente appoggiata da movimenti ed organizzazioni cattoliche, che si ispirano al Concilio Vaticano II, presenti in Europa, tra cui le Comunità Cristiane di base, l’European Network Cheurch on the Move, la rete spagnola Redes Cristianas, la rete francese Parvis, L’Observatoire Chrétienne sur la Laicité, Nous Sommes aussi l’Eglise eccetera.

Credenti e non credenti dovrebbero meditare le parole del senatore Pietro Ichino, che così concludeva nell’aula del Senato il suo intervento il 4 novembre 2009 all’indomani della sentenza di primo grado: “Questo uso del crocefisso mi disturba come credente: perché Cristo non è morto in croce soltanto per il nostro Paese, né soltanto per i Paesi europei; e il suo Vangelo non si identifica affatto con la nostra cultura, ma è stato dato a tutta l’umanità. Questo uso del crocefisso come bandiera, o come simbolo di una cultura per distinguerla dalle altre, se compiuto dai credenti, costituirebbe una violazione del primo comandamento biblico: “Non usare il nome di Dio invano”. Se è compiuto dallo Stato laico, vedo in esso un’appropriazione indebita. E chiedo che esso cessi al più presto: per rispetto dei cristiani prima ancora che dei non cristiani”.

Canada: la verità sui diritti degli indigeni

– Extra Comunitari – Tu vu’ fa’ l’AmeriKano – Il resto del mondo –

Il Canada è ritenuto una delle grandi democrazie americane. Forse non tutti sanno che parte dei suoi cittadini viene discriminata: il 24 giugno i nativi hanno manifestato per i loro diritti.

Luisa

 

Canada: la verità sui diritti degli indigeni

Giovedì 24 Giugno 2010 09:19

http://www.salvaleforeste.it/201006241192/canada-la-verita-sui-diritti-degli-indigeni.html

E’ l’appello degli indiani canadesi: far conoscere al mondo la vera storia dei diritti indigeni in Canada. Quelli che per anni sono stati chiamati “indiani d’America” chiamano sé stessi First Nations, ossia le nazioni che c’erano prima dell’arrivo dei coloni europei. La verità che vogliono venga a galla riguarda i loro diritti ancestrali: la legislazione canadese e il Dipartimento di Affari Indiani negano agli ultimi nativi il diritto alla terra, alle risorse e all’autodeterminazione.

 

Il Canada è l’unico paese che ancora si oppone al Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni; gli unici altri tre paesi che fin’ora si erano opposti, stanno seriamente riconsiderando la propria posizione. Il Canada invece, continua a criminalizzare gli attivisti che si battono per i diritti degli aborigeni. Le politiche di spoliazione e di controllo continuano a diffondere povertà e disagio sociale tra le popolazioni indigene. Negli ultimi tempi inoltre, centinaia di donne indigene vengono uccise o scompaiono, e secondo le associazioni indigene, le autorità non fanno nulla per fermare questi crimini.

Ed è così che le nazioni indigene canadesi hanno deciso di organizzare per oggi in tutto il paese una serie azioni non violente, blocchi, occupazioni, manifestazioni, o boicottaggi, in aggiunta alle cerimonie di incontri spirituali e comunitarie, per richiedere un cambiamento di rotta:

  1. Il Canada deve adottare e attuare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.
  2. Congiuntamente con le comunità indigene, il Canada deve cambiare la propria politica di gestione della proprietà del suolo e delle terre ancestrali (Comprehensive Land Claims) e riconoscere la figura di “aborigeni” indicata dal trattato dell’ONU, mettendo fine alle politiche di estinzione, e ripudiando le dottrine razziste sulla  scoperta dell’America (per gli indigeni c’era poco da scoprire), in base a cui l’intero continente era da considerarsi terra di nessuno, e quindi nel diritto dei colonizzatori europei.
  3. Il Canada deve mettere fine  alla criminalizzazione dei popoli indigeni e assicurarne i diritti.
  4. Il Canada e le sue province devono adottare misure coordinate per indagare e porre fine alla serie di uccisioni e sparizioni di donne aborigene, attualmente in corso.
  5. Il Canada deve rispettare il diritto indigeno a rifiutare le attività sui territori indigeni che minacciano l’integrità del suolo e delle sue funzioni, incluse quelle sacrali: aria, terra, acqua, animali, piante, materiale genetico, e  tradizionale sapere ecologico. Qualsiasi utilizzo di suolo indigeno deve essere sottoposto al consenso preventivo e informato delle comunità indigene, cui spetta il diritto di rifiutare attività che non ritengano consone, sulla base dei propri costumi come previsto dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.

 

Tutti i documenti sulla strage di Ustica

Venerdì 25 giugno 2010, 10:38
Da:

– Informazione sull’Informazione – Un Altro Mondo Possibile –

<Per chi fosse interessato, in rete si trova raccolto tutto il materiale relativo alla strage di Ustica. Il link al termine dell’articolo.

Luisa

Ustica: su sito ”Stragi80” tutti i documenti, comprese voci piloti

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/29172/48/

24 giugno 2010


Roma.

grazie

Dieci anni fa, qualche mese dopo la conclusione dell’istruttoria condotta dal giudice Rosario Priore, due giornalisti, Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi, hanno deciso di mettere in rete un sito internet ormai diventato meta di quanti, addetti ai lavori e non, intendono documentarsi sul caso Ustica. Su questo sito sono disponibili 500.000 pagine di documenti ufficiali comprese le registrazioni radar e radio degli ultimi momenti del Dc9 Itavia. Si tratta di documenti di ogni natura: dall’istruttoria al processo, passando per le consulenze tecniche e un’ampia rassegna stampa dal 1980 a oggi. Colarieti e Biacchessi, per fare solo un esempio, sono stati i primi a rendere disponibili in rete i telex da e per l’Ambasciata americana di Roma riguardanti il caso Ustica, declassificati solo nel 2003. Stragi80, questo il nome del sito, ha permesso di seguire le udienze del processo contro i vertici dell’Aeronautica militare, quello scaturito dall’inchiesta Priore, di cui sono conservate tuttora le trascrizioni del dibattimento e gli audio delle udienze principali. Anche le voci dei piloti del Dc9 e le conversazioni telefoniche nei vari centri radar, sono online sullo stesso sito, così come le immagini registrate durante le operazioni di recupero del relitto in fondo al Tirreno. Stragi80 ha reso disponibili anche i tabulati radar utilizzati da moltissimi esperti indipendenti per ricostruire lo scenario di quella notte. Il suo archivio è stato recentemente digitalizzato all’interno di un dvd che è stato consegnato ai pm Amelio e Monteleone della Procura di Roma, per fornire un aiuto alle indagini, attraverso un innovativo strumento di consultazione che ha permesso di ‘indicizzarè una grossa fetta di quel milione e mezzo di atti giudiziari che raccontano il caso Ustica. «Stragi80 è nato dall’esigenza di conservare la memoria – afferma Colarieti – e far confluire in un solo contenitore il maggior numero di documenti possibile. Dieci anni fa questi contributi erano in gran parte inaccessibili o sparpagliati in rete senza alcun criterio, oggi non più. La nostra avventura è iniziata – prosegue il giornalista – raccogliendo le carte prima dell’inizio del processo, con l’aiuto dei familiari delle vittime, dei periti, degli avvocati e anche di chi indagava. Abbiamo capito, davanti l’interesse di centinaia di naviganti che ancora oggi, ogni giorno, approdano su stragi80, che in rete c’era molta sete di verità. Oggi – aggiunge il curatore di stragi80.it – dopo le parole di Cossiga e di fronte alla timida apertura del governo francese credo che il passo più importante lo debba fare la diplomazia. La magistratura ci ha consegnato tutto il possibile: sappiamo cosa è accaduto, sappiamo chi c’era intorno al Dc9. I nostri alleati hanno nei loro cassetti, da anni, decine di domande, sotto forma di rogatorie, che attendono risposta. Solo facendo pressione su Francia, Libia e Stati Uniti si riuscirà ad aggiungere i tasselli mancanti. una questione di dignità nazionale». I due curatori di stragi80.it hanno scritto anche un saggio sul caso Ustica, «Punto Condor. Ustica, il processo» (Pendragon, 2002), e Colarieti ha pubblicato un libro-fumetto, «Ustica, scenari di guerra» (Beccogiallo, 2010), in libreria per il trentennale. (ANSA
 
Info Stragi80:
stragi80.it

nuove recensioni da el ghibli

Ai membri di EL GHIBLI
Sabatino Annecchiarico 23 giugno alle ore 19.39 Rispondi
23 giugno 2010.- Carissima lettrice, carissimo lettore:
Vi annunciamo che è uscito il nuovo numero di el-ghibli arricchito da quattro nuove recensioni.

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L’ultima carovana della Patagonia
Raùl Argemì – Traduttore Raul Schenardi

paola zoppi
La Nuova Frontiera – 2010
pp. 288, 17 €

È un’Argentina sopraffatta dalla crisi economica lo scenario in cui si districa la storia dell’ultima carovana della Patagonia, dove la Giostra, ideata dal governo per tentare di arginarla, sposta continuamente gli impiegati statali nei vari angoli del paese.
Roque Pérez, un uomo alto con una chioma di capelli brizzolati, quasi bianchi. E gli occhi grigi socchiusi, con un costante luccichio di diffidenza. L’aria sospettosa, la distanza che teneva per non scoprirsi, per non lasciar trasparire quella strana tenerezza che nascondeva come se se ne vergognasse (p. 160161); a sedici anni da ciò che accadde, incontra Laura, una donna alla ricerca di un padre. È convinta che suo padre, Anselmo, abbia cambiato nome e sia il Roque di oggi, in ogni caso è certa che egli sappia chi possa esserlo, Sinceramente non so se lei è mio padre. Questa è la verità. Ma se non è mio padre, lo ha conosciuto e sa che fine ha fatto (p. 30), perchè Laura sa che suo padre era coinvolto nell’affare del Polo Somuncurà, a Fiske Menuco. In un gelido inverno, con la neve che imbianca le strade, le domande di Laura sciolgono i nodi di un passato, non poi così distante. Il loro legame è custodito in una lettera spiegazzata, carica di nostalgia. [segue]

Per leggere l’articolo completo
http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=123

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vedere ogni notte le stelle
erminia dell’oro

raffaele taddeo
manni – 2010
pp. 86, 12 €

Questo romanzo di Erminia dell’Oro è qualcosa di insolito rispetto alla sua consolidata produzione che è stata caratterizzata da romanzi con strutture narrative intense e articolate da una parte, dall’altra da una ricchissima produzione per l’infanzia. Da segnalare fra l’altro il testo per ragazzi “Dall’altra parte del mare” pluripremiato e con alti riconoscimenti.
Vedere ogni notte le stelle presenta una struttura narrativa più attenuata, più diluita perché è incentrata sui sentimenti, rappresenta una riflessione, un bilancio del rapporto ch’è c’è stato fra la protagonista, Milena, e la madre, ormai sola perché la relazione con il marito era entrata in crisi forse a causa della morte prematura di un’altra figlia, di cui conserva ancora tenero ricordo e legame con oggetti che le appartenevano. [segue]

Per leggere l’articolo completo
http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=124

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nuvole sull’equatore
shirin ramzanali fazel
raffaele taddeo

Nuvole sull’equatore – Shirin Ramzanali Fazel
le golette – 2010
pp. 208, 12 €

Il secondo romanzo di Shirin Fazel Ramzanali è stato finalmente pubblicato dopo anni di giacenza nei cassetti della scrivania o forse per meglio dire nelle cartelle di qualche hard disk.
Si iscrive in quel genere di romanzi postcoloniali che affrontano problemi legati alla presenza in Somalia e nel corno d’Africa di italiani e del loro comportamento nei confronti delle autoctone. In particolare il problema di figli e figlie di italiani e madri somale, in genere abbandonati poi dai padri anche perché era impossibile legalizzarli a causa dei retaggi razzistici che vigevano nella consuetudine anche dopo la seconda guerra mondiale e che mal consideravano i rapporti con somale e i figli nati da queste relazioni.
E’ il frutto di politiche culturali di razzismo di cui l’Italia e gli italiani non hanno mai fatto i debiti conti. [segue]

Per leggere l’articolo completo
http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=125

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poesia dell’esilio
saggi su gëzim hajdari – andrea gazzoni a cura

raffaele taddeo

Poesia dell’esilio – Saggi su Gëzim Hajdari – Andrea Gazzoni a cura
Cosmo Iannone – 2010
pp. 326, 16 €
L’attenzione al poeta Gëzim Hajdari da parte degli studiosi si fa sempre più frequente ed ampia. Gli elementi che la determinano derivano da più fattori, intanto la qualità della sua poesia sempre più riconosciuta in Italia e all’estero. Non è un caso che incominciano a fiorire le traduzioni, non ultima quella della antologia delle sue opere in poesia uscita prima in tedesco e poi in italiano. Ma la stessa varietà di modi poetici e di temi che il poeta di origine albanese continua a sperimentare, così che accanto alle sillogi, abbiamo anche reportage di viaggi, brevi poemetti, il pamphlet poetico Poema dell’esilio, traduzioni e da ultimo anche se ancora inedito Epicedio albanese una sorta di nenia funebre, come Gëzim stesso lo definisce, sull’annientamento dei poeti albanesi durante il regime comunista.
Che gli studiosi continuano a guardare a questo poeta come qualcosa di grande è manifestato da questa raccolta di saggi su di lui che Cosmo editore pubblica, curata da Andrea Gazzoni, E’ qualcosa che “ha i tratti dell’eccezione, offrendo il primo volume critico dedicato in Italia a uno scrittore migrante”, scrive Fulvio Pezzarossa nella prefazione e forse avrebbe voluto dire “eccezionale”. [segue]

Per leggere l’articolo completo
http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=126.

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La redazione di El Ghibli vi augura buona lettura

IL DOVERE DI RICORDARE

…Anche il Professor Roberto Moro, ideatore e direttore del portale editoriale e multimediale www.storiaestorici.it ,
promuove l’ultimo libro di Laura Tussi dal titolo “Il Dovere di Ricordare. Dalla Shoah all’attualità dell’intercultura”
e sostiene il Progetto “Per Non Dimenticare”…
 
 
GRAZIE