due settimane di pausa

x 2 settimane sto senza internet, facebook e blogs vari ( e credo anche tv) ! Ricarico le pile e poi riprendo + ossessivo che mai. Ciao a tutti!

two weeks of rest!

deux semaines de repos

dos semanas de descanso

zwei wochen der ruhe

Paolo

Ps. continuate a consultare le liste dei links e a mandarmi materiali!

ciao

SERVAS

 

 

SERVAS è un’associazione per la pace e la nonviolenza che opera attraverso il viaggio, l’incontro, l’amicizia e lo studio.

Fondata in Danimarca nel 1949 dall’americano Bob Luitweiler, pacifista e obiettore di coscienza, con gli anni si è diffusa in tutti i paesi del mondo. Chi si iscrive a Servas ne condivide le idee fondanti e desidera vivere amicizie internazionali, conoscere popoli e culture, dare un contributo personale alla pace e alla cooperazione attraverso l’ospitalità disinteressata.

Servas non è un’agenzia di viaggi e non è un modo per viaggiare low cost. Ospitanti e viaggiatori Servas entrano in contatto tra loro attraverso la lista nazionale di ciascun paese, che ogni socio riceve all’atto dell’iscrizione. Il viaggiatore Servas organizza da sè il proprio percorso e partecipa alla vita quotidiana dei soci ospitanti; a sua volta, permette ad amici del suo e di altri paesi di partecipare alla sua vita, anche solo per un paio di giorni. Servas è un mezzo per comunicare veramente con gli altri e superare i pregiudizi. Il viaggiatore Servas non è solo un turista, bensì una persona che crede che la pace sia possibile attraverso l’incontro e la conoscenza diretta di persone e culture.

I soci Servas sono Porta Aperta, Open Door in inglese, o Day Host, chi accoglie “di giorno”.
I soci Porta Aperta offrono e ricevono ospitalità per un paio di notti. I Day Host, soci che non sono in grado di offrire una sistemazione per la notte, incontrano i viaggiatori per indicare loro percorsi, accompagnarli nella visita alla loro città, condividere un pasto, ecc.; anche i Day Host ricevono ospitalità. Ogni paese ha una lista nazionale di iscritti.

Servas si basa sul lavoro volontario e gratuito dei soci ed è organizzato localmente attraverso Coordinatori Regionali e Local Help (collaboratori locali) che mantengono i contatti con i soci e i simpatizzanti; la conoscenza di Servas avviene sempre col passaparola di amici o attraverso il sito web

http://www.daddo.it/servas/chisiamo.htm

CIAO

è morto giorgio alpi – non dimenticare!

Questi sono i nostri eroi ! (altro che mangano)

Paolo

da repubblica.it

IL LUTTO

Sedici anni senza arrendersi
è morto il padre di Ilaria Alpi

ROMA – Ha combattuto sedici anni per sapere la verità sull’omicidio della figlia, è morto senza conoscerla. Giorgio Alpi, il padre di Ilaria, la giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme a Miran Hrovatin, si è spento ieri a Roma a 86 anni dopo una lunga malattia. Medico stimato, da quel 20 marzo ha speso tutte le sue energie, insieme alla moglie Luciana, per scoprire i mandanti nel delitto. Era un uomo gentile, discreto, scoprire la verità era per lui un atto di giustizia verso la figlia, morta a 32 anni.

Lui e Luciana Alpi sono diventati i massimi esperti dell’omicidio di Ilaria; il dolore privato e la volontà di sapere li hanno accompagnati nelle aule dei tribunali, davanti a schiere di giudici, avvocati, generali. Aveva studiato il filmato girato dalla Abc subito dopo l’agguato alla figlia: “Dal naso sgorgano gocce di sangue… Ilaria era ancora viva”; da padre tornava medico, spiegava dell’autopsia, lo strazio di una riesumazione dopo due anni.

Cataste di carte processuali, poi il professor Alpi si rifugiava nei ricordi privati: quando Ilaria faceva il giornalino scolastico, o quando la spinsero a tentare il concorso alla Rai perché lei, che pure era preparatissima, non ci credeva. “É stato un marito meraviglioso, un padre eccezionale, un uomo che tutti hanno amato” dice la signora Luciana tra le lacrime. I funerali si svolgeranno domattina alle 10 a Roma nella Chiesa di Santa Chiara a Piazza Giochi Delfici.

(12 luglio 2010

 

 

Gli eritrei, i somali e gli etiopi rinchiusi nei campi libici. I conti con la storia per una responsabilità molto italiana

– di Shukri Said –

(nella foto l’autrice dell’articolo, Shukri Said, segretaria e portavoce dell’associazione Migrare www.migrare.ue)

L’orrendo frutto dell’accordo sui respingimenti tra Italia e Libia, alla fine, ha mostrato il suo grado di maturazione spargendo il suo succo amaro sul capo di quasi tutti gli italiani perché l’arco di coloro che a quell’accordo hanno prestato il consenso è stato molto più ampio di quanto ci si sarebbe aspettato. Il messaggio in bottiglia costituito da un sms affidato alle onde hertziane del sistema cellulare, ha permesso al mondo di conoscere la fine che fanno gli abitanti dei Paesi subsahariani orientali respinti dall’Italia senza alcuna selezione tra gli aventi diritto all’asilo e imprigionati nei lager libici in mezzo al deserto tra malattie e torture, con poco cibo, poca acqua, niente igiene e un caldo pazzesco.
Quanto si è appreso da quell’sms non è affatto una sorpresa, ma la conferma dell’esito annunciato all’indomani della ratifica di quell’accordo tra Italia e Libia e massimamente temuto dalla sua attuazione, quando in data 15 maggio 2009 l’Italia donò le prime due motovedette alla Libia proprio per il pattugliamento della frontiera mediterranea.
La vergogna di quell’accordo stigmatizzato da tanti della società civile italiana, dall’UE e dall’ONU, ora ricade su tutti noi e ci impone una riflessione.
Le vittime dei respingimenti sono soprattutto eritrei, somali ed etiopi. Popoli che, con quello libico, sono appartenuti alle colonie italiane di cui il Fascismo fu tanto orgoglioso da proclamarsi Impero proprio in virtù di esse.
L’Italia ha espressamente riconosciuto di aver provocato danni con l’occupazione dei territori africani. Lo attesta proprio il trattato con la Libia alla quale si attribuiscono ben cinque miliardi di dollari di indennizzi.
Nulla, però, è stato sin qui previsto per gli altri Paesi occupati nell’epoca coloniale, tanto meno per quelli dell’Africa Italiana Orientale istituita nel 1938 accorpando Eritrea, Somalia ed Etiopia e da cui provengono in gran parte quei profughi respinti in mare dalla Libia cui il Governo Berlusconi ha appaltato la blindatura della frontiera a sud.
Anche la conciliazione con il passato coloniale, dunque, si conferma una scelta ad personam, prevedendo il risarcimento in favore della sola Libia, ricca di petrolio e gas, ed a scapito dei Paesi più deboli oggi. Un metodo coerente con gli altri dell’attuale Governo già noti: debole con i forti e forte con i deboli.
La mancanza o l’irrisolutezza dei governi degli altri Paesi delle ex colonie italiane non può costituire un alibi per il loro abbandono nel momento in cui si accetta espressamente di risarcire uno degli altri Stati in cui pure si esercitò il colonialismo italiano.
L’Italia deve immediatamente modificare le sue scelte e farsi carico dei disperati delle sue ex colonie. Inoltre, più di ogni altro Paese, deve farsi carico di intervenire nelle ex colonie per favorire la loro riorganizzazione ed il miglioramento delle condizioni di vita dei loro abitanti. Questo sarebbe certamente il modo migliore per attenuare la pressione dell’immigrazione che proprio da quei Paesi mira ad arrivare al nostro quale più familiare tra tutti gli altri, sia per lingua che per tradizioni.
L’intervento in favore delle ex colonie costituirebbe, peraltro, il modo migliore, per l’attuale Governo, di rispettare le tradizioni della destra alle quali afferma di ispirarsi.
E’ assolutamente inaccettabile, invece, non solo rimanere inerti rispetto alla gravità delle condizioni in cui versano i Paesi dell’ex A.I.O. del 1938, mentre si china la testa dinanzi al Colonnello Gheddafi, ma addirittura rigettare in mare i profughi di quei Paesi evitando accuratamente di accertarne il diritto all’asilo secondo i principi del Trattato di Ginevra sui rifugiati del 1951 al quale l’Italia ha espressamente aderito.
Tutti gli altri Stati che hanno avuto un passato da colonizzatori si sono fatti carico dei problemi dei territori occupati dopo il riconoscimento dell’indipendenza. L’Inghilterra li ha mantenuti tuttora associati nel Commonwealth, cioè nel benessere comune, in cui si è stabilito un libero o preferenziale diritto di migrazione da un Paese ad un altro. La Francia ammise sul proprio territorio, e con la cittadinanza francese, circa un milione e mezzo di pieds noirs che lasciavano i Paesi del Maghreb che nel 1962 conquistarono l’indipendenza e mantenne per decenni facilitazioni alla libera circolazione con le ex colonie .
Partecipando al colonialismo al pari di tutte le grandi nazioni dell’epoca, l’Italia volle mostrare al mondo di valere quanto le altre grandi potenze, ma quando si è trattato di assumersi le responsabilità che il colonialismo comportava, l’Italia non solo non ha riconosciuto nessuna facility ai cittadini delle ex colonie al momento di adottare i flussi di lavoratori extracomunitari, ma addirittura ha elevato alle sue frontiere il muro dei respingimenti indiscriminati.
Non possiamo permetterci, per umanità e dignità, di adottare respingimenti e attribuire reati di clandestinità che colpiscono soprattutto gli africani, mentre i confini italiani dell’Est e di Malpensa rimangono un colabrodo di immigrati irregolari per recentissima ammissione del Ministro Maroni.
Dopo alcuni giorni di perplessità, seguiti alla diffusione della notizia sulle condizioni di reclusione dei respinti in mare, le Autorità italiane si sono mosse per migliorarne le condizioni dichiarandosi soddisfatte dall’assicurazione che i profughi verranno liberati e destinati a lavori socialmente utili in Libia. Ma si può stare tranquilli sul concetto di “lavoro socialmente utile” che può avere il Colonnello Gheddafi, il quale è riuscito ad chiamare “campo profughi” un forno da 50 gradi in mezzo al deserto del Sahara e non ha mai aderito al Trattato di Ginevra sul diritto d’asilo?

http://www.articolo21.org/1457/notizia/gli-eritrei-i-somali-e-gli-etiopi-rinchiusi-nei.html

GRAZIE

massacro di Srebrenica: per non dimenticare

M Cristina Di Canio Ieri 11 luglio, anniversario del massacro di Srebrenica: per non dimenticare.

www.youtube.com

Srebrenica, in Bosnia. La città teatro del massacro piu’ atroce compiuto in Europa dalla seconda guerra mondiale. Radovan Karadzic, ex leader dei serbo- bosniaci, accusato di quel genocidio è alla sbarra al Tribunale dell’Aja. In molti temono che la sentenza finisca piu’ per dividere che per unire …
GRAZIE

no ai regali della monsanto

Il link porta ad un testo in lingua inglese. In breve, la Monsanto vorrebbe “regalare” i suoi semi transgenici (sterili) ai contadini Haitiani già colpiti dal terremoto… chi vuole aggiungere la propria firma (l’appello è rivolto alle Autorità di Haiti) vada sul sito scritto qui sotto.

Luisa

 

http://www.rainforest-rescue.org/

 

 

grazie

 

 

13/7 Giornata Europea Commemorativa per le Vittime del Genocidio di Srebrenica

 

SREBRENICA.jpg

 

 

 

 

http://remembersrebrenica.wordpress.com/dove-si-celebra-la-giornata/

Cagliari -13  Luglio 2010 dalle ore 19:00
Presso il Centro Comunale d’Arte e Cultura Ghetto degli Ebrei, si svolgerà la manifestazione “Ricordare Srebrenica – Giornata Commemorativa delle Vittime del Genocidio di Srebrenica”, organizzata dall’associazione Genti de Mesu – Mediatori di Pace Sardegna, con il patrocinio del Comune di Cagliari.
Il programma della giornata è il seguente:
ore 19:00 – Letture di Pace “Diverso è uguale” – Compagnia Temporanea Letture di  Pace.
ore 20:00 – Proiezione del film Souvenir Srebrenica (2005) – di Luca Rosini e Roberta Biagiarelli.  Nomination miglior documentario David di Donatello 2007.

Bolzano – 12 Luglio 2010 dalle ore 9:00
A Bolzano il 12 luglio a partire dalle 9 e fino alle 18 sara’ proiettato ininterrottamente il film “Il segreto di Esma”, in ricordo delle vittime del genocidio di Srebrenica.  L’evento organizzato dall’Associazione Popoli Minacciati si svolgerà in Viale Marconi 5, presso la sede dell’associazione.

Roma – 10 Luglio 2010 dalle ore 10:00
Celebrazione della Giornata in Memoria di Srebrenica Presso la Casa della Memoria e della Storia, in Via San Francesco di Sales. La giornata è organizzata dal Comune di Roma, l’Associazione Comunità della Bosnia Erzegovina, il Center for Ethics and Global Politics dell’Università Luiss Guido Carli e l’associazione Planetnoprofit.
Oltre alla partecipazione di autorità politiche, ci saranno delle letture e la proiezione del film Souvenir Srebrenica, di Roberta Biagiarelli e Luca Rosini.

Villa San Martino (Ravenna) – 10 Luglio 2010 dalle ore 19:30
Proiezione del documentario Souvenier Srebrenica presso il Centro Sociale di Villa S.Martino (RA) sabato 10 luglio alle 19.30 in occasione della Cena Inter-etnica, promosso dall’Associazione Romania Mare e Avis Lugo, in collaborazione con Associazione Pereira, Associazione Arcobaleno, Donne Senegalesi Associate, Comunità Islamica, Movimento Ogoni Nigeria e il Patrocinio del Comune di Lugo, Provincia di Ravenna, Consulta di Villa S.Martino – Zagonara.

Padova– 9 Luglio 2010 dalle ore 21:00
Presso la Sala Fronte del Porto dalle ore 21:00. La manifestazione è organizzata dal Comitato di Sostegno alle forze e iniziative di Pace con la collaborazione del Consiglio di quartiere 4 sud.

Trieste– 3 Luglio 2010  dalle ore 18:00
Sabato 3 luglio alle ore 18 al Teatro Miela (Piazza Luigi Amedeo Duca degli
Abruzzi, 3, Trieste) verrà presentato il volume “Cartolina dalla fossa” di Emir
Suljagić. All’incontro saranno presenti l’autore, Azra Nuhefendić e il professor Guido Franzinetti docente di storia dell’Europa Orientale dell’Università di Alessandria; modererà l’incontro Pierluigi Sabatti.

Udine– 2 Luglio 2010 dalle ore 18.00
Venerdì 2 luglio alle ore 18.00 al Visionario, di via Asquini, 33 a Udine, verrà presentato in anteprima nazionale il volume Cartolina dalla fossa di Emir Suljagić. All’incontro saranno presenti l’autore, la traduttrice Alice Parmeggiani e la giornalista Azra Nuhefendić.


BANCA ETICA

Ho sognato una banca
Fabio Salviato, Serie Bianca Feltrinelli, 2010

Sognare una banca? Non sembra un sogno avvincente. Ma quella di Banca Etica non è la noiosissima storia di una banca qualunque perché è innanzitutto una storia umana. Sì, sì, “umana”, avete capito bene.

Banca Etica è nata nel 1999 a Padova. Un sogno che si è realizzato poco a poco attraverso i gruppi Mag (Mutua Autogestione), le organizzazioni non profit, l’associazionismo e il commercio equo e solidale. E’ una banca che sostiene e promuove iniziative a sfondo sociale e ambientale, che gestisce i risparmi con azioni che operano nel pieno rispetto dell’uomo e della natura. E’ una banca che si preoccupa delle conseguenze non economiche delle azioni economiche, che punta alla trasparenza, al bene comune, “unica al mondo riattiva le energie delle associazioni, dei movimenti e le mette in circolo, le aiuta a trasformarsi in progetti, interventi iniziative”.

Leggendo questa storia ci si sente coinvolti in un circolo virtuoso. Ci si sente avvinti alle emozioni del protagonista-narratore, Fabio Salviato, che in collaborazione con Mauro Meggiolaro descrive i dieci anni della Banca Etica, i suoi esordi tra le difficoltà, le incertezze, le paure e una costante fondamentale: la voglia di farcela.

Quella di Banca etica è soprattutto una storia di incontri. Di sguardi, di sorrisi, di abbracci, di viaggi, di progetti comuni. Di intese. Viene voglia di conoscere tutti gli uomini e le donne che hanno partecipato direttamente o indirettamente a questo progetto, di stare ore a parlare con loro, di porgere loro tantissime domande perché si sentono l’energia delle azioni, la potenza degli sforzi, il vigore delle idee.

Un libro godevolissimo, che si legge come un romanzo. Ci si appassiona, si seguono le vicende dei protagonisti con partecipazione. Ci si commuove. Ci si arrabbia anche. Ma vedrete, è una storia vera. Per fortuna!

DA LIFEGATE

GIUNTA DI M…ONZA! GIU’ LE MANI DALLA VILLA REALE!

care amiche e cari amici,
scusate se vi giro questa mail che non riguarda appelli o azioni di amnesty, ma una decisione , a mio parere, folle riguardante Monza e tutti, monzesi e non che, come me,  amano il parco e la villa reale: la “svendita” della Villa Reale a privati che per solo 5 milioni di euro possono comprarsi la parte antistante per farne quello che vogliono (aprire negozi!!!,un  ristorante, ecc) togliendo ai cittadini  la possibilità di godere del verde pubblico gratuitamente. A me sembra una bestialità!
in allegato qualche documento.
chi la pensa come me e vuole manifestare la sua contrarietà a questo progetto (che è già avanti) può firmare on line un appello alla Regione e al Comune sul sito : www.parcomonza.org  (richiede di inserire una password, da inventarsi, per registrarsi)
DOMENICA il comitato parco raccoglierà  firme su cartaceo all’ingresso del parco (viale Cavriga) per tutto il giorno e nel mese di luglio il sabato e il giovedì in centro monza.
 
fate girare!! mi raccomando
ciao, eliana
 
 
 
—– Original Message —–
Sent: Tuesday, July 06, 2010 10:39 PM
Subject: Opponiamoci alla svendita della Villa Reale di Monza


Newsletter di ParcoMonza.org

Comitato per il Parco di Monza   Antonio Cederna

Rischiamo di perdere l’uso pubblico della parte centrale della Villa Reale e di un’area del Parco che sta rinascendo grazie a un paziente lavoro di recupero.
Ci dicono che bisogna far fruttare questo bene e che il privato riuscirà là dove il pubblico ha fallito.
Ma la Villa e il Parco di Monza sono un bene pubblico la cui funzione precipua è il godimento spirituale e fisico che ne traggono i frequentatori che non può essere svenduto a chicchessia e per nessuna ragione.
Per questo noi tutti dobbiamo difendere il nostro bene dall’incapacità degli amministratori e dalle mire degli speculatori per tramandarlo integro a chi verrà dopo di noi.