Ascanio Celestini in ricordo di Edoardo Sanguineti

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Ascanio Celestini in ricordo di Edoardo Sanguineti. Video

di sergiogibbe Ascanio Celestini é stato invitato alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova per aprire una serie di conferenze in ricordo del Prof. Edoardo Sanguineti. Questo é l’inizio del lungo intervento di Ascanio Celestini che ha letto scritti di Sanguineti, ha recitato alcuni monologhi e ha espresso le sue riflessioni sulla società attuale.

 

 

 

 

 

DA WWW.GLITALIANI.IT

 

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Petrini: deprediamo l’Africa come fosse il nostro orto

 

Petrini: deprediamo l’Africa come fosse il nostro orto


L’ultimo furto ai danni dell’Africa? La terra. Il continente nero sta diventando l’orto semi-gratuito degli speculatori: Occidente, nazioni emergenti e pirati economici internazionali stanno acquisendo a prezzi stracciati milioni di ettari, con la complicita’ dei governi locali corrotti. E’ l’allarme lanciato a Torino da ‘Terra Madre’, vertice mondiale delle ‘comunita’ del cibo’. Antonio Onorati, presidente della Ong ‘Crocevia’, chiede al piu’ presto “una moratoria sugli acquisti di terreno…

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John Kleeves – U.S.A.: un paese pericoloso per la pace mondiale

 

U.S.A.: un paese pericoloso per la pace mondiale

giornaleNel suo ultimo libro lo studioso John Kleeves racconta la storia “non romanzata” degli Stati Uniti: “Presto comincerà la loro crisi”. “Gli Usa, un Paese pericoloso per la pace mondiale” *Intervista a John Kleeves * [di Gianluca Savoini “La Padania”, 4 giugno 1999]

 

“L’obiettivo del governo americano è quello di governare il mondo allo
scopo di sfruttare tutte le risorse economiche mondiali. Per questo
motivo gli Usa vanno definiti per quello che sono: non un Paese fondato
sui principi…

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Haiti, il terremoto e le epidemie: 220 morti per colera

 

Haiti, il terremoto e le epidemie: 220 morti per colera

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Le autorita’ della capitale haitiana, Port-au-Prince, hanno proclamato lo stato di emergenza sanitaria di fronte all’epidemia di colera che ha colpito il nord del Paese. Secondo un primo e provvisorio bilancio, la stessa epidemia ha causato in pochi giorni la morte accertata di almeno 220 persone a fronte di circa duemila casi di contagio. Ovviamente le cifre sono parziali e crescono purtroppo di ora in ora.

“Si tratta del ceppo piu’ pericoloso, il tipo…

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TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI

TSO – Adempimenti, funzione e ruolo della polizia municipale e dei servizi sanitari – pamalteo@gmail.com – Gmail

Paolo Ferrario | 29 ottobre 2010 at 12:12 | Categorie: Libri News, Servizi psichiatrici | URL: http://wp.me/peMEr-2WJ
Novità 2010
› Disciplina
› Adempimenti
› Procedure
TRATTAMENTI E ACCERTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI Con Protocolli operativi
e Modulistica
TRATTAMENTI E ACCERTAMENTI
SANITARI OBBLIGATORI

Questo nuovo Manuale rende concreta l’importante funzione di garanzia del diritto del malato ad un corretto procedimento che sia rispettoso della sua dignità e della sua persona, puntando a ridurre gli interventi sanitari coattivi ai casi di stretta necessità.

Funzione e compiti delicati spesso attribuiti a Polizie municipali e personale sanitario, che vivono con disagio il loro coinvolgimento, non sempre coscienti del ruolo da svolgere.sul piano sanitario e su quello giuridico, proponendo le esperienze dei protocolli operativi che risolvono molti problemi applicativi e con una particolare attenzione alla ricerca del consenso del malato:

Come dimostra il seguente dettaglio degli argomenti trattati, il volume fornisce una completa conoscenza della materia,

1.
Lo spirito della normativa vigente
› La legislazione in materia.
› L’atteggiamento dello Stato nei confronti dei malati di mente.
› La regola dell’adesione volontaria.
› Il problema del consenso del minore e dell’interdetto.
› Le condizioni per l’adozione dei provvedimenti obbligati.
› La complessità della procedura.
› Trattamenti sanitari eseguibili in casi di urgenza.
› Conclusione: Idee chiare per evitare inutili traumi.
2.
Gli adempimenti formali e il ruolo del Sindaco
› I presupposti del TSO in condizioni di degenza.
› I presupposti del TSO extraospedaliero.
› La motivazione nelle certificazioni.
› Lo scopo e la durata dell’ordinanza.
› Individuazione del luogo in cui attuare il TSO.
› Casi particolari.
› I presupposti dell’ASO.
› Le prassi distorte.
› La notifica dell’ordinanza al malato.
› Conclusione: Il sindaco non è un passacarte.
3.
Il controllo del giudice tutelare
› Casi in cui il controllo non si esercita.
› Il c.d. ricorso al Sindaco.
› Il ricorso contro il provvedimento del giudice tutelare.
› Il Telefono Viola.
› Accorgimenti per evitare il TSO.
› Conclusione: La convalida non può mancare.
4.
Il ruolo delle strutture sanitarie e dei familiari
› La personalità del malato.
› Il contributo del medico-curante.
› Il contributo dei familiari e degli amici.
› Gli adempimenti della struttura psichiatrica.
› Gli abusi nelle strutture psichiatriche.
› Conclusione: Familiari e personale sanitario devono collaborare.
5.
Il ruolo della polizia municipale
› La funzione di vigilanza.
› Altre funzioni ausiliarie.
› L’eventuale funzione coercitiva.
› L’intervento delle forze dell’ordine.
› Il trattamento dei reati commessi dai disturbati psichici.
› Il trasporto e la scorta.
› Conclusione: Un ruolo specifico per la polizia municipale.
6.
Le circolari ministeriali e la recente giurisprudenza.
7.
Collaborare è meglio: l’utilità di un protocollo operativo.
8.
I protocolli d’intesa.
9.
Appendice normativa.
10.
Appendice giurisprudenziale.
11.
Modulistica.
12.
Schemi dell’iter procedurale.

 

13.
Glossario.

 

V. Strippoli, Comandante Polizia Municipale, Presidente della Delegazione Toscana dell’Associazione Nazionale Comandanti e Ufficiali di Polizia Municipale (A.N.C.U.P.M.).

Per ricevere subito
TRATTAMENTI E ACCERTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI
Maggioli Editore – Novità 2010
Pagine 324 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5645.7 –
Euro 39,00

Comitato di Solidarietà 13 maggio 1999: “no a condanne “esemplari”

Appello

Giustizia ed equità per chi manifestò contro la guerra 
E’ possibile sottoscrivere il testo all’indirizzo http://bit.ly/d8q0VG.
Tra i primi firmatari Alessandro Santoro, Andrea Satta, Angela Staude Terzani, Enzo Mazzi, Folco Terzani, Luigi Ciotti, Ornella De Zordo, Marco Vichi, Sandro Veronesi, Sergio Staino, Simona Baldanzi
Il 5 novembre comincerà il processo di appello per i fatti avvenuti oltre dieci anni fa, il 13 maggio 1999, nei pressi del consolato statunitense di Firenze. Quel giorno migliaia di persone parteciparono a una manifestazione contro la guerra in Jugoslavia, che si concluse appunto sotto il consolato. Vi fu un breve concitato contatto fra le forze dell’ordine e i manifestanti, per fortuna senza conseguenze troppo gravi, se non alcuni manifestanti contusi, fra cui una ragazza che dovette essere operata ad un occhio.
Nessuno, sul momento, fu fermato o arrestato, ma in seguito vi furono identificazioni e denunce. Si è arrivati così alle condanne di primo grado, molto pesanti per i 13 imputati: ben sette anni, per le accuse di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel dibattimento si sono confrontate le tesi – molto divergenti – delle forze dell’ordine e dei manifestanti.
Non intendiamo sindacare le procedure legali, né esprimere giudizi tecnico-giuridici sulla sentenza, ma ci pare che le pene inflitte in primo grado e le loro conseguenze sulla vita delle persone imputate, siano del tutto sproporzionate rispetto alla reale portata dei fatti.
Non vi furono, il 13 maggio 1999, reali pericoli per l’ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto – in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l’esistenza di una persona, per episodi minimi: perciò esprimiamo la nostra pubblica preoccupazione in vista del processo d’appello, convinti come siamo che la giustizia non possa mai essere sinonimo di vendetta e nemmeno strumento per mandare messaggi “esemplari” a chicchessia.
Seguiremo il processo e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, perché questa non è una storia che riguarda solo 13 persone imputate, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità.
***
Alessandro Santoro, Comunità delle Piagge | Andrea Calò, consigliere provinciale | Andrea Satta, musicista, Tete de bois | Angela Staude Terzani, scrittrice | Beatrice Montini, Giornalisti contro il razzismo | Carlo Bartoli, giornalista | Catia di Sabato, rappresentante studenti universitari | Chiara Brilli, giornalista | Christian De Vito, ricercatore | Corrado Mauceri, Comitato per la difesa della Costituzione | Cristiano Lucchi, giornalista | Domenico Guarino, giornalista | Emiliano Gucci, scrittore | Enrico Fink, musicista | Enzo Mazzi, Comunità ; dell’Isolotto | Filippo Zolesi, Si nistra unita e plurale | Folco Terzani, scrittore | Francesca Chiavacci, consigliera comunale | Francesco di Giacomo, musicista Banco del Mutuo Soccorso | Francesco Pardi, senatore | Giuliano Giuliani e Haidi Gaggio Giuliani, genitori di Carlo Giuliani | John Gilbert, Statunitensi contro la guerra | Lisa Clark, Beati i costruttori di pace | Lorenzo Guadagnucci, Comitato verità e giustizia su Genova | Luigi Ciotti, prete | Mauro Banchini, giornalista | Mauro Socini, presidenza Anpi Firenze | Marcello Buiatti, biologo | Marco Vichi, scrittore | Maria Grazia Campus, Comitato bioetica Regione Toscana | Maurizio De Zordo, Lista di cittadinanza perUnaltracittà |& nbsp;Miriam Giovanzana, Terre di mezzo |&n bsp;Moreno Biagioni Rete Antirazzista fiorentina | Ornella De Zordo, consigliera comunale | Paolo Ciampi, giornalista e scrittore | Paolo Solimeno, Giuristi democratici | Petra Magoni, musicista | Pietro Garlatti, rappresentante studenti universitari | Raffaele Palumbo, giornalista | Riccardo Torregiani Comitato fermiamo la guerra Firenze | Sandra Carpilapi, Sinistra unita e plurale | Sandro Targetti, Comitato No Tav | Sandro Veronesi, scrittore | Sara Vegni, Comitato 3 e 32 | Sergio Staino, vignettista | Simona Baldanzi, scrittrice | Ulderi co Pesce, attore e regista | Vincenzo Striano, referente associazionismo.
 
v. anche:
grazie

 

nl di nigrizia (africa)

Buona lettura!


Liberate Victoire Ingabire
Il regime rwandese del presidente Paul Kagame sta tenendo in carcere da 12 giorni una delle voci libere della società e della politica. I missionari italiani si mobilitano e chiedono all’opinione pubblica di fare altrettanto.


Debito congolese, stop del club di Parigi
Il club di Parigi ha deciso di differire al 2011 la riduzione, che doveva concretizzarsi quest’anno, di una buona parte del debito della Repubblica democratica del Congo. La decisione è stata presa nonostante il paese africano abbia raggiunto il ‘punto di completamento’ della così detta Iniziativa per i paesi poveri molto indebitati del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.


Caritas: quasi 5 milioni gli stranieri
In costante aumento, la popolazione immigrata in Italia sfiora i 5 milioni di residenti, per lo più provenienti da Europa ed Africa. Oltre un ottavo dei residenti stranieri sono di ‘seconda generazione’. Sono i dati dell’ultimo Dossier Caritas/Migrantes, presentato oggi a Roma.


Dandora, a galla le prime verità
A novembre la prossima udienza del processo contro Alex Zanotelli, accusato di aver posto interrogativi sul progetto italiano di risanamento della più grande discarica di Nairobi. Ma già due cause intentate contro padre Moschetti e il giornalista del Corriere della sera Alberizzi si sono chiuse con il decreto di archiviazione: non hanno diffamato.

Ascolta live Afriradio in streaming
Vi segnaliamo l’intervista realizzata a Mons. Agostino Marchetto, in occasione dell’incontro di presentazione del suo libro-intervista
‘Chiesa e migranti – La mia battaglia per una sola famiglia umana’.
Il 28 ottobre l’ex segretario del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti è stato ospite dell’Istituto dei Missionari Comboniani a Verona anche come testimoniale della mostra inaugurata al Museo Africano, dal titolo ‘Corpi Migranti . (bi)sogni-respinti-integrati-italiani’. L’intervista con Mons. Marchetto sarà trasmessa all’interno del programma di Ismail Ali Farah e Guglielmo Mastromatteo ‘Visto d’entrata’, lunedì 1 novembre alle 13.00 e alle 17.00 e sabato 6 novembre alle 17.00 sulla web radio di Nigrizia

E ancora: 

Concorso giovani artisti ‘Africa e Daniele Comboni: appassionante avventura’

Leggi il regolamento e scarica la scheda di partecipazione  

30 ottobre, Roma:
convegno ‘Africa: l’alba dell’indipendenza’
Leggi il programma

CORPI MIGRANTI 
(bi)sogni respinti integrati italiani

28 ottobre 2010 – 29 maggio 2011
Un’occasione per approfondire e per riflettere. Centrata sul tema delle migrazioni. Affidata alle parole e alle immagini. 
Scarica il
volantino della mostra

grazie

LE CRISI UMANITARIE DIMENTICATE DAI MEDIA

 

DA WWW.VORRI.ORG

 

Il rapporto curato da Medici Senza Frontiere e Osservatorio di Pavia dimostra come le notizie scomode siano nascoste dai media che rifuggono dalla domanda fatidica: Perché succede? cosa c’è dietro?

 

Un paio di mesi fa Medici Senza Frontiere (MSF) insieme all’Osservatorio di Pavia (un istituto di ricerca e di analisi della comunicazione) ha pubblicato il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 20091. In esso, mentre MSF ha stilato una lista delle dieci emergenze più drammatiche del 2009, l’Osservatorio di Pavia si è occupato di analizzare quanto e come queste emergenze siano rappresentate nei principali telegiornali italiani (TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto).

La lista delle crisi dimenticate comprende sia una serie di paesi nei quali la popolazione civile è stata vittima inerme di conflitti in corso sia malattie e crisi sanitarie che continuano a essere dimenticate e/o sottovalutate:

 

 

 

  1. AFGHANISTAN: Impedito a molti civili di ricevere assistenza umanitaria. Con l’intensificarsi della guerra nel 2009, i civili devono far fronte alle ripercussioni dovute a un aumento della violenza che pervade tutto il paese. Il clima di insicurezza ha ulteriormente danneggiato un sistema sanitario già precario: solo pochi ospedali e centri di salute nei capoluoghi di provincia funzionano, ma a servizio ridotto.

  2. SOMALIA: L’estrema violenza ostacola i civili nell’accesso alle cure. Nel 2009 la popolazione somala ha continuato a essere vittima della violenza indiscriminata, mentre la siccità ha devastato parti del paese.

Milioni di persone hanno urgente bisogno di cure sanitarie, ma l’enorme divario tra le esigenze dei somali e la risposta umanitaria in materia continua ad allargarsi. I continui sequestri e le uccisioni di operatori umanitari internazionali e somali ostacolano la risposta delle organizzazioni umanitarie in un sistema sanitario vicino al collasso totale.

  1. PAKISTAN: civili intrappolati nella violenza. Il Pakistan è stato sconvolto da un’intensa violenza per tutto il 2009. Il conflitto tra l’esercito pakistano e i gruppi armati nella North West Frontier Province (NWFP) e nelle Federally Administered Tribal Areas (FATA) ha provocato lo sfollamento di oltre due milioni di persone, mentre svariati bombardamenti nelle principali città pakistane hanno ucciso centinaia di persone e ne hanno ferite migliaia. Nella provincia del Balochistan, il lungo conflitto che infiamma la zona continua a rimanere nell’ombra dei riflettori dei media. In tutto il paese, la gente è vittima di una totale mancanza di cure mediche e il Pakistan presenta uno dei più alti tassi di mortalità materno-infantile della zona.

  2. MALNUTRIZIONE INFANTILE: I fondi assolutamente inadeguati minano i risultati ottenuti nel trattamento di questa malattia. Si stima che ogni anno da 3,5 a 5 milioni circa di bambini muoiano per cause legate alla malnutrizione – un decesso ogni sei secondi. Eppure la malnutrizione è una malattia facile da prevenire e da curare. Negli ultimi anni è accresciuta la nostra conoscenza sulla malnutrizione infantile e si è creata una maggiore consapevolezza a livello internazionale sulla somministrazione di cibo terapeutico pronto all’uso (ricco di proteine, vitamine e sali minerali) per curare le forme più severe nei bambini al di sotto dei cinque anni. E allora, perché 178 milioni di bambini, di cui 20 milioni in forma grave, continuano a soffrire di questa malattia? La risposta si trova in parte nella mancanza di fondi adeguati per programmi di nutrizione efficaci.

  3. SUDAN: condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan meridionale e del Darfur. L’emergenza medica umanitaria è continuata per tutto il 2009 in varie parti del paese. Oltre alla crisi in corso nel Darfur, la popolazione del Sudan meridionale ha dovuto far fronte a un aggravarsi della situazione causato da un incremento della violenza, dal diffondersi di epidemie e dallo scarso, se non inesistente, accesso alle cure mediche.

  1. AIDS: gli scarsi finanziamenti hanno gravi conseguenze su milioni di persone. Nel 2005 i leader mondiali, in occasione del G8 in Scozia, si sono impegnati a sostenere la copertura finanziaria per le cure dell’AIDS in tutto il mondo entro il 2010, maora quegli stessi leader stanno venendo meno agli impegni presi, lasciando i governi e milioni di persone affette da HIV/AIDS in una grave situazione. Si stima che circa 6 milioni di persone malate di HIV/AIDS nei paesi in via di sviluppo abbiano bisogno di terapie antiretrovirali. L’AIDS è una delle principali cause di morte tra le donne in età fertile in tutto il mondo e rappresenta oltre il 40% dei decessi di bambini sotto i cinque anni nei paesi a più alta prevalenza di virus HIV.

  2. YEMEN: il nord del Paese nella morsa del conflitto. Le cinque guerre dall’esito incerto scoppiate nel governatorato di Saada, nello Yemen settentrionale, hanno portato a una sesta guerra, finora la più intensa. L’esercito yemenita ha incrementato la sua offensiva contro un gruppo armato reclutato fra la comunità dominante nella regione con un esito, dal punto di vista umanitario, senza precedenti: obiettivi civili e non militari, come gli ospedali, sono stati duramente colpiti dagli attacchi. Centinaia di migliaia di sfollati sono senza assistenza a causa del conflitto. Un’emergenza nutrizionale è stata riscontrata fra i bambini sradicati dalle loro case. Per la prima volta un paese confinante, l’Arabia Saudita, è stato coinvolto nel conflitto, peggiorando ulteriormente la situazione già critica dei civili.

  3. SRI LANKA: l’ultimo atto di una guerra che infiamma il Paese da più di 10 anni. Mentre gli scontri infuriavano tra l’esercito cingalese e le Tigri Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam) nello Sri Lanka settentrionale, decine di migliaia di civili sono rimaste intrappolate per mesi in una zona di guerra ridotta a una piccola striscia di giungla e spiaggia, senza alcun aiuto e con una limitata assistenza medica.

  4. REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: la guerra infinita nelle regioni orientali. Per tutto il 2009, gli abitanti della parte orientale della Repubblica Democratica del Congo hanno subito la violenza incessante di gruppi armati appartenenti a diverse fazioni. Centinaia di persone sono state uccise, migliaia di donne, bambini e talora uomini sono stati stuprati, e centinaia di migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le loro case.

Il Congo, in lista da ben 11 anni, è scenario di una crisi infinita, lontana dalla soluzione. Una recente nota dell’Unicef2 denuncia la grave situazione ancora presente, ed anzi in ulteriore peggioramento negli ultimi mesi, nelle province Nord Kivu e Orientale, con la crescita di uccisioni brutali, violenze (anche sessuali), sfollamenti malnutrizione, epidemie.

  1. MALATTIE DIMENTICATE: fondi insufficienti: gravi conseguenze per i pazienti. Più di 400 milioni di persone sono a rischio a causa delle malattie tropicali dimenticate (Neglected Tropical Diseases, ntd), come la leishmaniosi viscerale, la malattia del sonno, la malattia di Chagas e l’ulcera di Buruli. Le prime tre sono tra le più mortali tra le ntd, e tutte e quattro sono state evidenziate dall’OMS come particolarmente problematiche, perché il trattamento e gli strumenti di diagnosi sono vecchi e inefficienti, o addirittura inesistenti, con intere popolazioni di pazienti bloccate in aree remote o a rischio, alle quali è difficile o impossibile accedere. Inoltre, la ricerca e sviluppo di nuovi medicinali e presidi diagnostici sono tristemente privi di fondi sufficienti. A meno che non ci sia un sostanzioso aumento delle risorse disponibili a favore di programmi nazionali di controllo per la diagnosi attiva e il trattamento dei pazienti, un investimento nelle iniziative di prevenzione, nonché una ricerca specifica e sviluppo di nuovi strumenti, le vittime di queste malattie resteranno dimenticate.

Come sottolinea il rapporto, la lista di MSF contiene una selezione delle crisi più gravi ma non necessariamente più dimenticate; tra queste infatti ve ne sono alcune al contempo drammatiche e scarsamente rappresentate ed altre che sono altamente presenti nei TG, anche se spesso per aspetti non strettamente inerenti alla crisi umanitaria.

Nel primo gruppo rientrano soprattutto Yemen e Sri Lanka, ma ancora di più Repubblica Democratica del Congo e le malattie dimenticate. Al Congo sono state dedicate lungo tutto il corso del 2009 solo 7 notizie, come se in questo Paese non fosse accaduto nulla durante l’anno e le malattie tropicali sono invece del tutto ignorate.

Nel secondo gruppo invece vi sono Afghanistan, Somalia e Pakistan, di cui, soprattutto del primo, per tutto il 2009 si è parlato, e si parla tuttora, parecchio nei TG italiani. Ma in tutti i casi, le notizie riguardano principalmente attività o avvenimenti che coinvolgono l’Italia, in particolare azioni militari (in Afghanistan) o sequestri (ad esempio, in Somalia). Altro importante focus nella presentazione di notizie inerenti a questi Paesi sono anche gli attentati, di cui vengono forniti resoconti che però solo raramente approfondiscono ragioni e contesto. Ciò rispecchia alcuni dei caratteri che ormai ha assunto l’informazione italiana. Da un lato viene data particolare rilevanza a notizie estere quando vi è la presenza del nostro Paese, con l’aggiunta che queste stesse notizie vengono date partendo dal punto di vista dell’Italia e non del Paese teatro dell’avvenimento; fenomeno che viene descritto dal rapporto con l’espressione “prevalenza dell’ombelico”. Dall’altro lato è sempre più forte la tendenza alla spettacolarizzazione e alla drammatizzazione, per cui più un fatto potrebbe avere conseguenze negative più è presente nei telegiornali.

Nonostante la presenza di questa seconda categoria di notizie, il rapporto indica comunque che le crisi della lista coprono solo il 6% circa dell’informazione totale; mentre, notizie come i delitti, i saldi, l’influenza ed addirittura le notizie di gossip sorpassano in termini di visibilità le emergenze indicate da MSF. Questo rispecchia la tendenza, ormai dilagante, dei TG italiani a quello che l’Osservatorio di Pavia chiama infotainment, cioè la tendenza ad introdurre elementi di intrattenimento accanto a elementi informativi. Ed infatti, ormai, l’ultima parte delle edizioni dei TG (più o meno a lungo, a seconda delle testate) è dedicata a servizi di cronaca, soprattutto nera o rosa, di gossip o di costume.

Il rapporto congiunto di MSF e dell’Osservatorio di Pavia mettono quindi nero su bianco ciò che è quotidianamente evidente: i TG italiani per aumentare l’audience e rendere più leggera (e così più sopportabile –secondo loro!!-) la propria visione sono ormai diventati un contenitore di notizie futili. Ma non è questo l’unico aspetto che toglie spazio alle crisi mondiali e alle “vere” notizie; anche la tendenza a presentare le notizie in maniera faziosa e secondo il proprio rendiconto porta alla stessa conseguenza: alcune notizie vanno messe in evidenza, altre, scomode, vanno relegate in un angolo o addirittura eliminate.

Probabilmente l’approfondimento di troppe notizie di crisi costringerebbe a rispondere a scomode domande, tra cui la peggiore: “Perché, cosa ci sta sotto?”.

È proprio in questo scenario che si localizzano gli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi al TG1. Nonostante i continui messaggi del direttore, Augusto Minzonlini, che durante l’edizione serale del telegiornale ripete di aver creato una testata imparziale ed indipendente (vedi editoriale di Minzolini al TG1 delle 20.00 di giovedì 10 giugno 20103), non pare azzardato sostenere che così non è.

A partire dalle notizie fino ad arrivare alle scelte organizzative, sembra chiaro che la testata si stia allontanando dall’imparzialità, dall’indipendenza e dalla libertà di informazione. Ne è esempio l’allontanamento del caporedattore centrale Massimo De Strobel e dei conduttori storici Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Tiziana Ferrario, avvenuto ufficialmente per motivi di rinnovamento e ricambio generazionale ma su cui invece sembra aver pesato la mancata solidarietà dei giornalisti a Minzolini, in occasione della vicenda Mills4, in cui il direttore del TG1 ricevette un avvertimento dal presidente dell’Ordine dei giornalisti «per il titolo incompleto letto nella edizione delle 13.30 del TG1 del 26 febbraio». In quel caso si parlò infatti di assoluzione per l’avvocato inglese, David Mills, e non di assoluzione per prescrizione5.

In seguito a questi avvenimenti anche un’altra conduttrice storica, Maria Luisa Busi, ha rassegnato le proprie dimissioni dal TG1, scrivendo una lettera aperta indirizzata al direttore del TG1 Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell’azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi6, che in realtà è una denuncia della condizione in cui si trova ormai il telegiornale della rete ammiraglia.

La Busi dice, tra le altre cose: “…Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte…” ed anche, riferendosi ai fatti ed alla crisi che riguardano l’Italia: L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte … e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo”. Ed ecco come conclude la giornalista: Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno. Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere”.

Questi avvenimenti e le parole della Busi riguardano il TG1, ma ormai tutti i telegiornali delle principali reti televisive sono nelle stesse condizioni e la prima giustificazione di questa deformazione verso un alleggerimento dell’informazione è sempre l’audience, lo share.

Prendono noi spettatori come scusa e come giustificazione; e allora tocca a noi farci sentire: bisogna affermare con decisione che non è così: se vogliamo il gossip ce lo andiamo a cercare in un settimanale scandalistico; noi vogliamo sapere, conoscere, approfondire! Noi vogliamo che i telegiornali, prima nostra fonte di informazione, ci diano notizie in maniera reale e seria, vogliamo che si discuta dei problemi in modo chiaro e imparziale; vogliamo che i tg ci forniscano notizie ed indagini costanti e puntigliose sul nostro Paese, non ci vogliamo fermare alle aride discussioni tra i politici di turno e non vogliamo nemmeno fermarci solo lì, dentro ai nostri confini. Vogliamo sapere cosa accade nel mondo, non vogliamo dimenticarci che esiste qualcos’altro oltre le Alpi e il Mar Mediterraneo, che ci sono emergenze di cui dobbiamo farci carico. E soprattutto vogliamo proprio questo: che i telegiornali rispondano, con chiarezza e rigorosità, a quelle domande scomode da cui invece fuggono: “Perché, cosa ci sta sotto?

 

1 Rapporto crisi dimenticate 2009, www.crisidimenticate.it

2 www.unicef.it: http://www.unicef.it/doc/792/emergenza-umanitaria-in-repubblica-democratica-del-congo.htm

3 edizione integrale del tg delle 20.00 del giorno 10/06/2010: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-007d069c-2ec2-4d2f-98da-1a895c65d46d-tg1.html?p=0

editoriale di Minzolini su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=M4T0NMSq95g

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96507

5 da lastampa.it: http://archivio.lastampa.it:80/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=10399731

6 http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/busi_lettera-4240290/

 

GRAZIE

AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE ALL’ITALIA DI PORRE FINE ALLE ESPULSIONI DI MASSA

COMUNICATO STAMPA                                                                                                                                    
CS93-2010

Amnesty International ha chiesto alle autorita’ italiane di verificare con urgenza se le 68 persone soccorse in mare e poi rinviate forzatamente in Egitto in 48 ore abbiano avuto la possibilita’ di richiedere protezione internazionale.

Le 68 persone, che erano a bordo di un’imbarcazione che ne trasportava in tutto 131, erano state intercettate il 26 ottobre dalle autorita’ italiane nei pressi della coste siciliane. Secondo quanto dichiarato inizialmente da un ufficiale italiano, le persone a bordo si erano identificate come palestinesi. Le autorita’ italiane le avevano trasferite a Catania e trattenute tutte, compresi 44 minori, in un impianto sportivo per oltre 24 ore, sostenendo che la loro detenzione era necessaria per svolgere le procedure di identificazione e organizzare i rinvii.

La sera del 27 ottobre, le autorita’ italiane hanno espulso 68 di loro verso Il Cairo, in Egitto, con un volo charter, affermando che si trattava effettivamente di ‘migranti irregolari’ egiziani e non palestinesi.

Secondo Amnesty International, questa espulsione di massa sembra essere stata condotta senza riguardo per il diritto delle persone di chiedere asilo e in violazione degli obblighi dell’Italia derivanti dal diritto e dagli standard internazionali in materia di rifugiati e di diritti umani.
L’organizzazione chiede alle autorita’ italiane di chiarire se e come siano state identificate le persone in questione, come siano stati determinati la loro eta’ e i possibili bisogni di protezione, se siano state informate del loro diritto di chiedere asilo e se siano state presentate domande di asilo.

‘A tutte le persone soccorse in mare deve essere data la possibilita’ di chiedere asilo e le loro richieste devono essere valutate nell’ambito di un’equa e soddisfacente procedura’ – ha dichiarato John Dalhuisen, vicedirettore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. ‘Vi e’ la preoccupazione che in questo caso a nessuna persona, comprese le 68 rinviate forzatamente, sia stata data una simile possibilita’’.

 A organizzazioni come l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, Save The Children e la Croce rossa italiana e’ stato negato l’accesso alle persone portate sulla terraferma, nonostante le ripetute richieste. Queste organizzazioni fanno parte di un progetto finanziato dal governo italiano e dall’Unione europea, che ha lo scopo di fornire assistenza immediata a chiunque arrivi sulle coste siciliane in condizioni di difficolta’.

Ad Amnesty International risulta che questa sia stata la prima volta dal 2005 che in Italia viene negato l’accesso all’Acnur dopo una richiesta ufficiale.
Del gruppo portato a terra, 19 persone sono state arrestate per reati connessi al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, mentre 44 sono state identificate come minori e trasferiti ai servizi sociali. Sebbene le persone identificate come minori non siano state espulse in modo sommario, Amnesty International ritiene che siano state detenute per oltre 24 ore, senza accesso a un’assistenza specializzata.

‘Nella fretta di procedere alle espulsioni, le autorita’ italiane stanno ignorando le consuete procedure e gli standard internazionali per la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo’ – ha aggiunto Dalhuisen. ‘Le autorita’ italiane devono immediatamente porre fine alle espulsioni sommarie di massa di cittadini stranieri’.

FINE DEL COMUNICATO                                                                               
Roma, 29 ottobre 2010
 
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