Le difficili condizioni dei gay in Uganda viste dall’interno del paese.

Il resto del mondo – Africa –

Le difficili condizioni dei gay in Uganda viste dall’interno del paese.

Uganda Mashoga.1

La comunita’ gay italiana sta reagendo alla recente clima di repressione sessuale in Uganda che mira a criminalizzare l’omosessualita’.

Uno tra i piu’ interessanti articoli sul soggetto e’ di Teresa Scherillo : “Uganda: sei omosessuale? Ti ammazzo.”, pubblicato sul sito d’informazione: Giornalettismo2

Ho avuto il piacere di leggere questo articolo e penso che sia importante che il dibattito sulla liberta’ sessuale in corso in Uganda prenda una connotazione internazionale poiche’ la campagna repressiva del governo lede uno tra i diritti umani fondamentali: quello della liberta’ nella sfera sessuale.

La proposta di legge presentata al Parlamento dal giurista David Bahati Ministro dell’Etica  e’ a tutti gli effetti una legge sessofobica inserita in un contesto di repressione morale piu’ ampio che riguarda la societa’ ugandese in generale.

David Bahati orgogliosamente afferma alla BBC che e’ sicuro dell’approvazione della proposta di legge in quanto “nel nostro paese c’e’ bisogno di protegere la famiglia tradizionale e il futuro dei nostri bambini”.

Dietro le quinte di questa scandalosa proposta di legge, vi sono delle chiese evangeliche americane appartenenti ai movimenti di estrema destra dell’epoca di Bush che sono particolarmente attivi in Uganda grazie all’appoggio della moglie del Presidente Museveni: Janet Museveni

I tentativi di repressione morale sono cominciati nel 2008 attraverso una propaganda contro “il dilagare della perversione che sta corrompendo i cuori dei giovani ugandesi.”

Inzio’ una vera e propria crociata moralizzatrice portata avanti dai mass media governativi, dalla moglie del presidente e da una serie di chiese evangeliche nord americane. Gli omosesuali furono un facile obiettivo per i “moralizzatori”.

Janet Museveni, tramite la sua associazione, lancio’ una campagna di prevenzione contro l’Aids che promuoveva esclusivamente la fedelta’ e l’astinenza come unici metodi di prevenzione.

Nonostante che questo approccio preventivo sia universalmente cosiderato inadeguato l’associazione di Janet Museveni riceve tutt’ora importanti fondi da USAID e dalle Agenzie ONU.

 

Il contributo Edward C. Green alla crociata moralizzatrice in Uganda.

L’antropologo americano Edward C. Green proveniente dai settori piu conservatori della societa’ americana, ha offerto una base pseudo scientifica largamente utilizzata nella crociaata moralizzatrice in Uganda.

Green si rese noto nell’ambiente accademico internazionale grazie alla sua teoria in sostegno al “Zero Grazing”.

Il Zero Grazing fu una campagna preventiva contro l’epidemia dell’Aids in Uganda lanciata nel 1986 subito dopo che Yoweri Museveni conquisto’ il potere. La campagna era basata sulla promozione della monogamia, della fedelta e dell’astinenza.

L’Uganda e’ considerata una “success story” nella prevenzione dell’epidemia. L’alta prevalenza di sieropositivi alla fine degli anni ’80 (circa il 20% della popolazione sessualmente attiva) in meno di dieci anni fu ridotta al 5%.

Secondo Green questo successo e’ esclusivamente dovuto alla strategia “zero grazing” che ha condotto ad un cambiamento del comportamento sessuale in Uganda.

Nel 2001 Green presento’ (grazie al contributo della Harvard University) le sue ricerche condotte in Uganda alla sede di USAID a Washington, con il chiaro obiettivo di convincere il governo Americano che la sola prevenzione efficace contro l’epidemia era la promozione della fedelta’, monogamia e astinenza.

Articoli pilotati sulla teoria di Green cominciarono ad essere pubblicati, su pressioni della lobby conservatrice americana, su prestigiose riviste mediche e scientifiche internazionali come il Lancet, il Science e il British Medical Journal.

Nel 2003 Green pubblico’ un libro pseudo scientifico: “Ripensare alla prevenzione dell’Aids”.

Green riusci’ ad influenzare la Presidenza Bush che stanzio’ nel 2005 15 miliardi di dollari per la prevenzione contro l’Aids in Africa addottando il modello Ugandese “zero grazing” e la teoria di Green.

Una considerevole percentuale di questo stanziamento di fondi fu ricevuta da associazioni e chiese evangeliche ugandesi rappresentando una solida base finanziaria per intrapprendere la crociata moralizzatrice.

La bufala del Zero Grazing.

La campagna “Zero Grazing” fu lanciata dal governo ugandese nel tentativo di offrire una risposta immediata ed economica al dilagare dell’epidemia nel paese. L’Uganda era appena uscita dal disastro economico del dittatore Idi Amin Dada e da un decennio di guerra civile. Il governo di Museveni non disponeva di fondi necessari per portare avanti una seria campagna preventiva attraverso la promozione del persevativo, i controlli volontari, il controllo della banca del sangue e l’informazione capillare sulle fonti di contagio.

Fu solo negli anni ’90 che il governo ugandese ebbe accesso ai fondi internazionali per la prevenzione dell’Aids.

Pur mantenendo la strategia “zero gracing” il governo si concentro’ sulla promozione dell’utilizzo dei perservativi (resi disponibili alla popolazione in un primo tempo gratuitamente e successivamente a prezzi ridottissimi), sul depistaggio sistematico delle banche del sangue di tutti gli ospedali per azzerare il rischio di contaminazione attraverso le trasfuzioni; l’introduzione di siringhe mono uso; una capillare e scientifica campagna di informazione pubblica affiancata da una campagna contro la stigmatizzazione delle persone sieropositive.

Furono questi metodi che ridussero considerabilmente la percentuale di infezione da Aids in Uganda. Come concordarono i maggiori Donors mondiali nel 2001: USAID, Pepfar e CDC, la metodologia “zero grazing” gioco’ un ruolo irrivelante al contenimento dell’epidemi poiche’ la societa’ ugandese e’ culturalmente poligama e la popolazione ha intense attivita’ sessuali e considera la sfera sessuale personale come un diritto inviolabile.

Diversi richercatori Africani ed inernazionali come Lord Robert May, Charlotte Watts, Maxine Ankrah, Martina Morris e C.P. Hudson hanno dimostrato l’incosistenza della teoria di Green.

Nel 2008 l’Univerista’ di Harvard prese le distanze da Green affermando che la sua teoria era incompatibile con le ricerche universitarie sulla prevenzione dell’Aids.

Gay nel mirino.

Il piu’ serio attacco lanciato da questa crociata moralizzatrice contro la liberta’ sessuale dei cittadini ugandesi riguarda la campagna omofobica che e’ iniziata nel 2009. Questa campagna  si basa su idee retrograde spacciandole per cultura ancestrale ed ha creato un clima ostile per gli omosessuali ugandesi.

Nell’ottobre 2009 Il giornale ugandese Rolling Stone pubblico’ un articolo intitolato “Divulgate 100 Foto Dei Leader Gay Ugandesi” sollecitando “l’impiccagione degli omosessuali” in Uganda, e mostrando alcune delle 100 immagini di presunti omosessuali, lesbiche e altri attivisti di diritti umani, correlati da: nomi, posizione professionale, descrizione della vita privata, ubicazione dell’abitazione sia privata che lavorativa.

L’articolo chiese inoltre che il governo dell’Uganda intervenga pesantemente nei confronti degli omosessuali.

Il giornale, di natura scandalistica e scarsamente letto dagli Ugandesi che preferiscono il suo rivale Red Pepper, pubblico’ questo articolo per aumentare le sue vendite senza comprendere (spero) che l’articolo si basava sulla tristemente nota tattica delle liste utilizzata dai mass media ruandesi durante il genocidio del 1994.

Per fortuna non ci fu’ nessuna caccia all’uomo ma, certamente, le persone della lista subirono delle pressioni sociali e degli atti di stigmatizzazione.

Quest’anno la crociata contro i gay si e’ intensificata. Nel febbraio scorso fu censurato il libro “The Vagina Monologues”3 dello scrittrice americana Eve Ensler. L’organo di censura del governo, il Media Council, considero’ l’opera letteraria come una “promozione illegale di atti innaturali, omosessualita’ e prostituzione”.

Il 6 luglio un noto giornalista del giornale governativo “New Vision” incitava in un editoriale di reprimere duramente l’omosessualita’ attraverso regolari controlli della polizia nei locali pubblici, la registrazione dei gay, e il loro arresto. Il giornalista auspicava un maggior controllo da parte del governo sui siti internet, riviste, quotidiani e canali televisivi per evitare qualsiasi promosizione diretta o indiretta dell’immoralita’ sessuale come l’omosessualita’, la pornografia, etc.

Nell’ottobre scorso il Ministro dell’Informazione James Nsaba Buturo ordino’ alla polizia di investigare e intrapprendere appropriate azioni contro una associazione gay fondata all’interno dell’Universita’ di Makerere.

Questo esclation sessofobica e’ l’introduzione della proposta di legge del Ministro dell’Etica: “Anti gay and sodomy bill act”.

Sodoma e Gomorra della higth society.

In Uganda stiamo assistendo ad una colossale e tragicomica ipocrisia. I sostenitori della crociata moralizzatrice appartengono alla media e alta borghesia ugandese che e’ famosa per nascondere un proprio mondo di trasgressione e pieno di fantasmi sessuali in cui voglie e vizi vengono consumati discretamente e sapientemente occultati. 

In questo mondo di Sodoma e Gomorra Undreground,  uno tra i piu’ famosi fenomeni riguarda i Sugar Daddy e le Sugar Mummy.

Rispettabili uomini d’affari e politici sui quaranta, cinquanta anni, cercano ragazzine minori per trasformarle nelle loro amanti ovviamente sotto ricompensa economica.

Le Sugar Mummy sono in realta’ le rispettabili mogli dei Sugar Daddy, anche esse sui quaranta, cinquanta anni, che si cercano dei ragazzi minori per soddisfare i loro pruriti sempre su ricompensa economica.

Ovviamente la materia prima e’ fornita dalla moltitudine di giovani appartenenti alle categorie piu’ povere della societa’.

Nelle ville private a Kampala e a Entebbe si consumano festini orgiastici che vedono la partecipazione di vari uomini politici del governo e dell’opposizione.

Non e’ raro che questi adepti alla trasgressione sessuale siano in pubblico i promotori della moralizzazione della societa’ ugandese.

Il divieto di avere rapporti sessuali con minori contenuto nella proposta di legge e’ da considerare un utile e necessario strumento giuridico, visto che la prostituzione minorile e’ un fenomeno molto diffuso in Uganda che speso sconfina nella pedofilia.

Il probelma e’ che questo divieto sembra riguardare esclusivamente gli omosessuali. Vi e’ una chiara intenzione di veicolare il messaggio che la pedofilia riguarda solo i gay. Nella realta’ il fenomeno riguarda piuttosto gli “eterosessuali” appartenenti alla media e alta borghesia ugandese.

Il mito sull’origine occidentale della omosessualita’.

Questo mito si basa su un dato di fatto evidente a tutti. Molti espatriati occidentali che lavorano presso le Nazioni Unite e le Ambasciate spesso promuovono la prostituzione omosessuale ed eterosessuale cercandosi dei minori di entrambi i sessi per soddisfare le loro voglie represse.

Questo fenomeno e’ diffuso anche in altri paesi della Regione dei Grandi Laghi come in Kenya, Burundi, Tanzania e il Congo – Kinshasa. Nel 2008, per esempio, la polizia di Kinshasa sorprese il responsabile della Cooperazione Italiana in un parcheggio intento a sodomizzare all’interno della auto di servizio un bambino di strada.

Fu arrestato e l’Ambasciata Italiana intervenne subito per impedire la fuga di notizie sui mass media congolesi. La polizia e il governo accettarono di non rendere pubblico lo scandalo e il responsabile della Cooperazione Italiana fu rimosso dal suo incarico.

Inutile dire che questo esempio di “devozione umanitaria” non fu riportato dai mass media italiani poiche’ era estremamente piu’ imbarazzante delle avventure erotiche del nostro Berlusca visto che la vittima era un ragazzo di strada.

L’universo gay in Uganda.

Occorre a questo punto fare un’osservazione sull’universo gay ugandese. Contrariamente a miti e a leggende di questi moralizzatori, l’omossessualita’ e’ diffusa nella societa’ ugandese soprattutto tra le donne.

Ragazze e donne “perfettamente” eterosessuali spesso hanno patiche lesbo tra di loro considerandole una componente normale della loro amicizia.

Questo concetto implica considerare i rapporti lesbo non come tali ma come una piacevole e del tutto normale parentesi erotica tra due amiche svolta in momenti particolari e utile per rafforzare il legame di amicizia e di complicita’. Per la societa’ maschile ugandese i giochetti lesbo tra amiche e’ un piccante ma innocente divertimento.

I gay maschi al contrario vivono una situazione diversa, stigmatizzati e banditi dalla societa’. E’ praticamente impossibile vedere gay maschi dichiarati tra la vita pubblica. Vivono la loro sessualita’ in modo clandestino e alcuni di loro sono anche sposati e con figli, per allontanare ogni dubbio sulla loro virilita’ maschile.

Esiste anche il fenomeno della prostituzione omosessuale condotta da giovani eterosessuali che accettano di prostituirsi per soldi. Questo fenomeno e’ incoraggiato dall’abbondante domanda proveniente da settori dell’alta borghesia ugandese e da espatriati occidentali, turisti compresi.

La societa’ ugandese e’ veramente sessofobica?

Per come la conosco e la vivo, la societa’ ugandese e’ gelosa delle liberta’ conquistate durante il periodo di Museveni e la popolazione in generale e’ allergica alle buffonate dei loro politici.

La maggioranza degli ugandesi, soprattutto nelle grandi citta’, non gradisce interferenze sulla loro vita sessuale che e’ molto intensa e parte fondamentale della loro vita quotidiana.

Nonostante che qualche mass media occidentale e anche l’articolo di Teresa, definiscano l’Uganda come una dittattura militare africana, il paese e’ uno tra i piu’ liberi della regione dei Grandi Laghi.

Museveni ha fortemente contribuito allo sviluppo economico e sociale del paese (grazie anche al saccheggio delle risorse naturali del vicino Congo e accettando di essere il Wardog americano  per interventi militari all’estero sotto una logica imperialista voluta dagli Stati Uniti).

La crociata moralizzatrice e la campagna anti gay e’ piuttosto un escamotage per distrarre l’opinione pubblica delle difficolta’ del governo di Museveni. Pur garantendo un discreta liberta’ sociale e politica il potere di Museveni sta cominciando a logorarsi al suo internto a causa della volonta’ del Presidente di conservare il potere a tutti i costi.

Corruzione dilaganti nelle alte sfere governative, continue avventure militari all’estero per compiacere lo Zio Sam4, una mancanza di opposizione credibile, sono tutti fattori altamente destabilizzanti che stanno rendendo sterile la nostra fragile democrazia, compromettendo il futuro del paese soprattutto nel periodo del dopo  Museveni.

Seppur vero che un clima sessofobico e’ presente in Uganda, la maggioranza della popolazione urbana non presta molta attenzione alla propaganda indebolita anche da recenti e numerosi scandali di pastori pedofili o che favorivano la prostituzione tra i loro fedeli, convincendo attraenti ragazze a delle prestazioni sessuali in cambio di preghiere e benedizioni.

La reazione contro i gay e’ riscontrabile al contrario nelle zone rurali, tra le fascie della popolazione piu’ povere e culturalmente retrograde, facilmente vittime della propaganda.

Dal 2009 alcune televisioni private e testate giornalistiche hanno cominciato a prendere le distanze da queste proposte sessofobiche cercando di promuovere un dibattito serio sulla liberta’ sessuale nel paese.

Un’associazione gay e’ stata costituita a Kampala all’interno dell’Universita’ di Makerere ed ha trovato qualche spazio sui mass media per esprimere le sue idee, anche se i suoi membri sono stati costretti a comparire in TV o sui giornali col viso nascosto da simpatiche mascherine di carnevale, visto che ancora i tempi non sono maturi.

L’associazione gay e’ ben lontana dalla liberta’ di espressione di cui gistamente godono le associazioni gay in occidente ma e’ pur sempre un incoraggiante indicatore che qualcosa nella societa’ ugandese si sta muovendo, nonostante le minaccie di repressione governativa di cui questa associazione e’ attualmente vittima.

La proposta di legge potrebbe anche non passare al dibattito del Parlamento non solo perche’ e’ in contrasto con la Costituzione ma anche grazie alle pressioni internazionali che il governo riceve e alla mobilitazione della comunita’ internazionale portata avanti da persone come Teresa, che giustamente, denunciano questa violazione dei diritti umani.

E di questo ringrazio  Teresa e la comunita’ gay italiana, poiche’ ogni articolo o mobilitazione contro l’ondata di sessofobia e anti gay  aiuta noi ugandesi a prendere le distanze da questi ignobili signori.

In Uganda l’omofobia e’ un falso problema creato artificialmente. E’ vero che il retaggio macho della cultura africana non accetta la condizione gay ma e’ altrettanto vero che molti cittadini si limitano a commentare il loro disappunto senza appoggiare misure repressive. Altri applicano il motto “vivi e lascia vivere”.

Il problema non e’ l’omossessualita’ ma questi perversi moralisti con una psciche schizzofrenica tipica della sindrome di Dr. Jeckil e Mr. Hide.

La societa’ ugandese e’ avviata ad un’evoluzione sociale e culturale costante.5 Come in tutti i cambiamenti anche quello relativo all’atteggiamento nei confronti dei gay necessita di tempo per maturare.

Sono convinto che il cambiamento deve passare attraverso una “pulizia” comportamentale e di pensiero. La societa’ deve arrivare a considerare la liberta’ sessuale di ogni individuo come un diritto civile inalienabile.

Dall’altra parte la societa’ deve rifiutare atteggiamenti e pratiche abberranti come la pedofilia o la prostituzione eterosessuale e omosessuale dettata dalla miseria. 

Sono altrettanto convinto che la nascita di un maturo movimento gay in Uganda puo’ contribuire a questo sano e necessario cambiamento di mentalita’. Per questo ogni sforzo ed aiuto internazionale in questa direzione e’ il benvenuto. Aiutera’ non solo i gay a rivendicare il loro diritto alla sessualita’ ma aiutera’ anche noi ugandesi a maturare.

Fulvio Beltrami.

19 novembre 2010.

Kampala Uganda

 

 

1 Parola Swahili per definire gli omosessuali.

2 http://www.giornalettismo.com/archives/42362/uganda-sei-omosessuale-ti-ammazzo/

3 I monologhi della vagina.

4 Dopo l’avventura in Congo (1996 – 2003) L’Uganda ha inviato 10.000 soldati in Iraq sotto mentite spoglie di agenti di sicurezza e si e’ impegnata nella guerra contro le milizie islamiche in Somalia, trasformando questa avventura nel Vietnam Ugandese. Attualmente l’Uganda sta ricevendo forti pressioni dagli Stati Uniti, dall’ONU e dalla Comunita’ Europea affinche’ garantisca un supporto militare attivo al governo del Sud Sudan, il SPLM, in caso di ripresa della guerra civile con Khartoum, a seguito del referendum secessionista previsto nel febbraio 2011).

5 Questa evoluzione sociale in atto rischia di essere vanificata da un’istabilita’ politica del paese se il governo non riesce a gestire in modo costruttivo e maturo il dopo Museveni.

Se non mi conosci lasciami parlare – Voci di rifugiati

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Se non mi conosci lasciami parlare – Voci di rifugiati

di Marida Augusto e Max Hirzel L’idea iniziale era molto semplice: ascoltare, lasciar parlare senza fare domande e senza un progetto o un percorso già definito, registrare semplicemente voci, pensieri, testimonianze di rifugiati, conoscere e documentare il mondo visto da loro. Provenendo entrambi dall’esperienza di un mensile cartaceo dedicato al tema dell’immigrazione. Non c’era l’idea […]

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Il Piacere e il Male – Incontro con l’antropologa Giulia Sissa

 
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venerdì 3 dicembre · 17.30 – 19.30

Luogo Auditorium della Fondazione Banca del Monte, Piazza San Martino, Lucca

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Il Piacere e il Male – Incontro con l’antropologa Giulia Sissa

L’incontro con la professoressa Giulia Sissa, antropologa e filosofa, si pone lo scopo di indagare in profondità un fenomeno sociale quale quello dell’abuso di droga e di alcol che tocca non solo e non più i giovani, ma fasce sociali e generazioni diverse tra di loro.
Giulia Sissa, ricercatrice del Cnrs francese, è ora docente alla UCLA (University California Los Angeles); profonda conoscitrice del mondo antico, traccia il persorso filosofico sul tema del piacere.
Sissa afferma che il piacere è negativo e il desiderio è insaziabile. Per comprendere il desiderio dell’uomo occidentale di oggi che lo porta alle mille dipendenze parte da Platone. Perché Platone? Perché è il primo ispiratore del paradigma “bulimico”: che riguardi cibo, sesso, alcol o danaro, il desiderio desidera se stesso, si esaurisce nel suo stesso appetito, ma soprattutto è per sua essenza negativo; illusorio ed effimero, coincide con una sensazione di vuoto che, appena colmata, si riaccende. Quale migliore descrizione dell’ossessione del “buco” o dello “sniffo”, che induce il tossico a cercare una dose dalla quale non otterrà godimento ma solo liberazione dal dolore della crisi di astinenza?
Ma fermarsi a Platone significa cogliere solo l’abisso del drogato, ignorando il piacere reale che la droga regala prima di trascinare le proprie vittime nell’inferno della dipendenza. Trascurare questo secondo aspetto, come fanno le campagne di dissuasione che si limitano a demonizzare la droga, scrive Sissa, significa indebolire la nostra capacità di combatterla. Quindi l’autrice suggerisce una seconda genealogia del piacere, che parte dalla concezione stoico-epicurea: se non degenera nella crapula, insegna Epicuro, il piacere non è qualcosa di illusorio e negativo, colui che soddisfa con moderazione i propri desideri conosce un piacere reale. Ma questo vale anche per le droghe? Thomas de Quincey ne era convinto, durante gli otto anni in cui riuscì a godere le delizie del laudano senza sprofondare nell’assuefazione. Ma anche per lui l’assuefazione è infine arrivata. Dunque aveva ragione Platone?
La risposta di Sissa è duplice: sì, nel senso che la sua descrizione della negatività del desiderio coglie perfettamente l’esperienza della tossicodipendenza; no, nel senso che l’idea secondo cui il desiderio sarebbe per sua natura smisurato è sbagliata. Per sostenere questo giudizio articolato, l’autrice convoca Freud che non crede alla platonica insaziabilità del desiderio: insaziabile è solo il desiderio nevrotico, regressivo. Al contrario, l’adulto impara ad applicare il principio di realtà, che non è rinuncia al piacere bensì differimento della soddisfazione immediata per ottenere un piacere futuro.
Sissa vede insomma un Freud capace di assumere l’insegnamento di Epicuro senza dimenticare quello di Platone. E il platonismo emerge, non a caso, di nuovo in relazione alla droga. A lungo consumatore di cocaina, Freud impara a sue spese che il piacere della droga è piacere nevrotico che l’assuefazione trascina fatalmente verso l’abisso. Ecco dunque la ricetta “freudiana” contro la droga: non disconoscere il piacere reale che certe sostanze procurano all’inizio, ma rinunciarvi in nome del principio di realtà, visto che rinunciare significa preservare il piacere futuro dalla dolorosa ipoteca della dipendenza..

Palestine Video: Short Animated films created by Palestinian ex-detainee children

Sofien Mzughi tramite Rima Khalidi cartoni animati creati da bambini palestinesi ex detenuti.

 
grazie

NATIVE AMERICAN INDIAN

da Italia Multietnica Buona giornata a tutti !

www.youtube.com

Native American and First Nation men. Just a tribute and awareness vid to Native American First Nation men who are very talented actors. It would be nice to see them in even more films. Here are some very cool links worth checking out: http://www.nativespiritproduction.com/home.htm 
grazie 

AMNESTY CONTRO LA MORTALITA’ MATERNA

ogni anno 350.000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. La maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata garantendo cure mediche accessibili e tempestive.

Questa non è soltanto un’emergenza sanitaria mondiale, è uno scandalo per i diritti umani. È giunto il momento di trattare questa crisi dei diritti umani con l’urgenza che merita. Queste morti tragicamente diffuse tra le donne che vivono in povertà non possono continuare. Devono finire, ora!

Invia subito un sms al numero 45506 e sostieni la campagna di Amnesty International contro la mortalità materna.

Dal 21 novembre al 12 dicembre puoi donare 2 Euro inviando un sms dal tuo cellulare personale (Tim, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce), 5 o 10 Euro chiamando da rete fissa Telecom e 5 Euro da rete fissa Infostrada.

Con un semplice gesto ora puoi dare un futuro a 350.000 donne. Queste donne non possono più aspettare… invia subito un sms oppure chiama da rete fissa il numero 45506.

Grazie!

Amnesty International
Sezione Italiana

45506

PS: vuoi saperne di più sulla nostra campagna contro la mortalità materna? Visita il sito
www.amnestysolidale.it
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grazie