Il dovere di ricordare


Dal sito  “Storia e Storici” http://www.storiaestorici.it

storiografia
Laura Tussi
Dalla Shoah all’attualità dell’intercultura

Oltre agli ebrei, il sistema nazifascista ha schiavizzato e assassinato milioni di persone tra cui zingari, disabili fisici e mentali, polacchi, prigionieri di guerra, sovietici, sindacalisti, avversari politici, obiettore di coscienza, omosessuali e ancora altre tipologie di persone diverse e colpevoli solo di esistere in quanto tali. È importante trasmettere la conoscenza degli eventi alle nuove generazioni partendo dal dialogo e da percorsi di memoria individuale e collettiva a partire dalla conoscenza di sé e degli altri, dei propri compagni di classe, degli insegnanti nell’ambito della comunità educante. Come sostiene Moni Ovadia, “La bella utopia” è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.

Giorno della memoria

Antonella Brandizzi
Antonella BrandizziJanuary 26, 2011 at 5:35pm
Oggetto: Giorno della memoria
dall’autobiografia di Enno Mucchiutti (premio Pieve 2006)

Mi chiamo Enno Mucchiutti, sono nato a Cormons (GO) l’11 maggio 1919 risiedo a Trieste dal 1920, professione artista lirico, studi compiuti presso i Conservatori di Trieste e di Torino. Servizio militare prestato presso i Regg. Fanteria 73° e 92° mobilitati. Dopo l’8 settembre 1943 sbandato e rientrato a Trieste, non ho risposto volutamente ai bandi nazifascisti di arruolamento. Nell’agosto 1944 sono caduto in un rastrellamento, da qui portato nelle carceri di Bertesgaden, di qui sono riuscito a fuggire tentando di rientrare in Italia arrestato (non possedevo nessun documento) portato in carcere a Ranstad e successivamente nelle carceri S.S. di Salisburgo dopo torture ed interrogatori inviato a Monaco con un treno cellulare reinterrogato caricato su di un camion cellulare e sbarcato (era notte fonda) davanti un enorme cancello illuminato a giorno su ambo i lati dei gruppi di SS con enormi cani lupo, sul cancello una scritta ARBEIT MACHT FREI, all’interno si vedevano baracche in legno e regnava un silenzio di morte. […]
I giorni passavano il freddo si faceva sempre più intenso eravamo vestiti miseramente, piogge, nevicate, il vitto sempre più scarso il lavoro sempre più duro con turni massacranti, il nostro vestiario era una camicia un giubbotto e un leggero mantello tutto s’intende a righe verticali ed il berrettino rotondo (mitze) calze niente sempre a piedi nudi biancheria niente, zoccoli di legno, i talloni rovinati sanguinanti per i pestoni di chi ti seguiva nella fila […] Per ripararci dal freddo rubavamo dei pezzi di carta dei sacchi vuoti del cemento per infilarlo fra la giubba e la camicia, così c’era un poco di riparo al vento gelato che ci ghiacciava. Una sera, al ritorno del turno di lavoro dopo l’appello, ci bloccarono tutti, e le SS incominciarono a perquisirci uno ad uno. Chi aveva un pezzo di carta addosso erano 25 frustate, fortunatamente quel giorno non ero riuscito ad organizzare (voce rubare del campo) alcun pezzo di carta, venne il turno del mio plotone eravamo come al solito in fila per cinque, e mai avrei pensato di lì a poco di assistere ad una morte così inumana. Eravamo ritti fermi sull’attenti, due robusti SS mi perquisirono e poi passarono al mio vicino, un giovane russo e gli trovarono addosso un grande pezzo di carta, pensai subito: ora lo bastonano, invece lo presero a calci e pugni fino che cadde a terra gridando, io ero lì fermo immobile come una statua e mi dissi ora lo portano via invece con quei pesanti stivali con il tacco di ferro incominciarono a calpestarlo a saltargli addosso con ambi i piedi tenendosi per mano sorridenti. Il povero russo si lamentava con voce sempre più fioca invocando la mamma; questo martirio durò una decina di minuti, io pensavo: come possono degli esseri umani diventare delle belve e dare la morte ad un povero essere scheletrito e per un pezzo di carta e ridere compiaciuti? Il povero russo sfigurato ridotto ad un ammasso sanguinolento era già morto, quando si accorsero che non respirava più si strinsero la mano congratulandosi compiaciuti. Io avevo le lacrime agli occhi e non potevo far nulla e pensare solo domani può toccare a me. Quella era la vita del lager […]

GIORNATA DELLA MEMORIA

COMUNICATO STAMPA                                                                                                        
CS003-2011

GIORNATA DELLA MEMORIA: DICHIARAZIONE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL

In occasione della 66ma Giornata della memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

‘Dopo la sconfitta del nazismo, la comunita’ internazionale decise di istituire standard internazionali per il rispetto dei diritti umani. Affinche’ non si ripetessero quegli orrori e quelle torture, miranti all’eliminazione sistematica di persone di religione ebraica, omosessuali, disabili, rom, sinti e oppositori politici, nacque la Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 dicembre 1948. Purtroppo, 66 anni dopo la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, che ricordiamo il 27 gennaio di ogni anno, quei diritti non sono ancora diventati realta’ per tutti gli esseri umani nel mondo, neanche in quell’Europa che ha sancito la realizzazione dei diritti umani nelle sue leggi fondamentali’.

Amnesty International e’ impegnata nella campagna ‘Per un’Europa senza discriminazione’, per contrastare una delle piu’ gravi e diffuse violazioni dei diritti umani nel continente, tuttora attraversato da razzismo, omofobia, islamofobia, antisemitismo e dalla segregazione delle comunita’ rom.

Maggiori informazioni sulla campagna ‘Per un’Europa senza discriminazione’ sono disponibili online al seguente indirizzo:
http://www.amnesty.it/per-un-europa-senza-discriminazione

Ulteriori informazioni
Amnesty International propone a docenti ed educatori itinerari didattici e una bibliografia-filmografia essenziale, per discutere della Shoah con ragazzi e ragazze delle scuole secondarie.
http://www.amnesty.it/scuola

FINE DEL COMUNICATO                                                                      
Roma, 26 gennaio 2011

Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Leggi tutti gli altri comunicati stampa all’indirizzo:
http://www.amnesty.it/archivio-tutte-news-comunicati.html

grazie

 

le scarpette rosse

Le scarpette rosse (Joyce Lussu)

pubblicata da INFORMARE CONTROINFORMANDO il giorno mercoledì 26 gennaio 2011 alle ore 12.14

C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

“Schulze Monaco”….

C’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buckenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’ eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse

a Buckenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.

 

http://eleboa.blogspot.com/2011/01/le-scarpette-rosse-joyce-lussu.html?spref=fb

ML.

JON ELSTER, La spiegazione del comportamento sociale

JON ELSTER, La spiegazione del comportamento sociale, Il Mulino 2011, pp. 608, € 48,00, ISBN 978-88-15-13944-3

Se lo scienziato sociale è a suo modo un «risolutore di enigmi», questo libro è il suo prontuario.

Sviluppando i contenuti di «Come si studia la società. Una “cassetta degli attrezzi” per le scienze sociali», Elster, nella sua analisi della spiegazione del comportamento sociale, conferma la propria inclinazione verso modelli di medio raggio in cui teoria e ricerca si confrontano costantemente, e mostra una insaziabile curiosità intellettuale che lo porta a continui sconfinamenti nei territori della psicologia, della letteratura, della filosofia, dell’economia, delle scienze naturali. Ma soprattutto esprime una inesauribile propensione a scoprire e risolvere «puzzle», nel senso di rompicapo o enigmi e cioè fatti empirici che contrastano col senso comune o con qualche aspettativa teorica.

Jon Elster insegna Scienze sociali alla Columbia University di New York e al Collège de France. Tra i suoi libri tradotti dal Mulino: «Sensazioni forti» (2001), «Ulisse liberato» (2004), «Ulisse e le sirene. Indagini sulla razionalità e l’irrazionalità» (2005), «Chiudere i conti. La giustizia nelle transizioni politiche» (2008) e «La volontà debole» (2008).

INDICE: Presentazione, di Filippo Barbera. – Premessa. – Introduzione. – PARTE PRIMA: SPIEGAZIONE E MECCANISMI. – I. La spiegazione.

– II. I meccanismi. – III. L’interpretazione. – PARTE SECONDA: LA MENTE. – IV. Le motivazioni. – V. Egoismo e altruismo. – VI. Miopia e previdenza. – VII. Le credenze. – VIII. Le emozioni. – PARTE TERZA: L’AZIONE. – IX. Desideri e opportunità. – X. Persone e situazioni. –

XI. La scelta razionale. – XII. Razionalità e comportamento. – XIII. Reagire all’irrazionalità. – XIV. Alcune implicazioni per l’interpretazione testuale. – PARTE QUARTA: LEZIONI DALLE SCIENZE NATURALI. – XV. Fisiologia e neuroscienze. – XVI. La spiegazione attraverso le conseguenze e la selezione naturale. – XVII. Selezione e comportamento umano. – PARTE QUINTA: L’INTERAZIONE. – XVIII. Conseguenze non intenzionali. – XIX. L’interazione strategica. – XX. Giochi e comportamento. – XXI. La fiducia. – XXII. Le norme sociali.

– XXIII. La formazione collettiva delle credenze. – XXIV. L’azione collettiva. – XXV. Prendere decisioni collettive. – XXVI. Organizzazioni e istituzioni. – Conclusioni. Sono davvero possibili le scienze sociali? – Bibliografia. – Indice analitico.

La migrazione come esperienza conoscitiva

L’importante Rivista EDUCATION 2.0, diretta da LUIGI BERLINGUER ed edita da LA NUOVA ITALIA, propone gli studi di LAURA TUSSI:

 
http://www.educationduepuntozero.it/community/erranza-dell-errore-migrazione-come-esperienza-conoscitiva-40377995.shtml
Numerosi movimenti, istituzioni e realtà culturali attive operano per la Pace, sul territorio nazionale e a livello mondiale. La coscienza di questi organismi associativi pacifisti elabora una sorta di internazionale cittadina che potrà condurre al dialogo interculturale e interreligioso, attraverso la tutela dei più deboli, dei diversi, degli emarginati per un mondo di pace.

L’ERRANZA DELL’ERRORE.

La migrazione come esperienza conoscitiva

 

di Laura Tussi

 

Numerosi movimenti, istituzioni e realtà culturali attive operano per la Pace, sul territorio nazionale e a livello mondiale. La coscienza di questi organismi associativi pacifisti elabora una sorta di internazionale cittadina che potrà condurre al dialogo interculturale ed interreligioso, attraverso la tutela dei più deboli, dei diversi, degli emarginati per un mondo di pace.

 

Diversità è l’errare nel molteplice significato di smarrimento, del perdersi nel cercare rifugio, il punto di approdo, il riferimento. Siamo tutti erranti nei nostri errori, nelle paure, nei timori, nello spaesamento quotidiano. Siamo tutti migranti nelle nostre ansie, angosce e paure, alla ricerca di un senso e di un significato per l’esistenza.

Nel percorso divergente che produce l’errore, come percorso per comprendere la complessità, l’erranza è la traccia incerta e malsicura dell’esperienza umana verso la giustizia, la verità e la libertà.

Il “clandestino”, il migrante, il senza fissa dimora, lasciano il proprio paese per incamminarsi verso una meta che intuiscono, ma  viene loro vietata dalla logica negativa del progresso capitalista, con le implicanze conseguenti di diseguaglianze e ingiustizie economiche, sociali e istituzionali. Come donne e uomini costruiamo un’unica e totale umanità nella pluriappartenenza cosmopolita e internazionale, in un cammino che trasmetta l’esperienza della pluralità, dell’incertezza, dell’emarginazione, della verità, del disagio, nel dubbio, nella precarietà del pensiero, nell’errore, come concezione diversa e alternativa della verità, dove l’erranza della migrazione e dell’esistere diviene esperienza conoscitiva.

Colui che crede di detenere la verità diventa insensibile all’errore, considerando negativo tutto ciò che contraddice i suoi presupposti e le sue certezze.

Il percorso per raggiungere la giustizia, l’uguaglianza, la libertà e la verità consiste in una ricerca senza fine che transita attraverso il tentativo, l’errore e l’ erranza senza meta, in percorsi itineranti, attraverso la prassi dell’esperienza, nello smarrimento interiore, nel disagio psichico, nel travaglio emotivo dell’avventura del conoscere, tra le cesure e le discontinuità della propria storia, contro ogni tendenza dogmatica, a dispetto dei fenomeni dell’arrivismo, dell’ambizione e dell’egocentrismo.

L’errore è aperto, evolutivo, affronta l’imprevisto, la novità, l’estraneità di un soggetto che cerca, conosce e pensa.

La complessità delle differenze consiste in un ordito di eventi, azioni, interazioni, così da presentarsi sotto l’aspetto inquietante della perplessità, di ciò che è inestricabile nel disordine, scomodo al perbenismo sociale, dell’ambizione personale, che si oppone a uno stile di vita caratterizzato dall’incertezza, dall’emarginazione e dalla precarietà dell’esistenza.

La sfida del nostro millennio è l’educazione al pensiero complesso delle differenze, nell’interazione e nella valorizzazione piena delle diversità, per un mondo orientato alla pace, privo di sperequazioni economiche, senza stereotipi, pregiudizi e conseguenti discriminazioni e ghettizzazioni, dove non si escluda il più debole, il bisognoso, con la riduzione in schiavitù dei diseredati del pianeta.

Il pensiero complesso delle differenze prevede due tipi di ignoranza: l’uomo che non sa, ma è proteso alla ricerca, all’apprendimento e l’ignoranza, molto pericolosa, di chi crede che la conoscenza sia un processo lineare, cumulativo, che procede, facendo luce nell’oscurità, ignorando che l’effetto della conoscenza produce anche ombre, errori, dubbi, perplessità e incertezze. Occorre imparare a camminare nell’oscurità, nell’instabilità emotiva ed esistenziale, nell’ignoranza, nella confusione e nel disordine caotico delle differenze.

Una domanda globale, multidimensionale, un pensiero indagatore e multilaterale possono aprirsi all’avvenire di un’era aperta alla mondialità, orientata all’avventura dell’umano, in una prospettiva di cittadinanza attiva, cosmopolita ed internazionale, nell’itinerario errante e multidimensionale per raggiungere una condizione di pace su tutto il pianeta. La mondializzazione dei diritti umani, della libertà, dell’uguaglianza, della fraternità, dell’equità sociale e del valore universale della democrazia, favoriscono lo sviluppo di una coscienza che consideri la diversità culturale, non come realtà opposta all’unità dell’umanità borghese e benpensante, ma piuttosto quale fonte di ricchezza, di innovazione e cultura, nel superamento dei limiti, dei confini e delle frontiere nazionali, con l’emergenza di una coscienza cittadina transnazionale che manifesti chiaramente quanto i problemi mondiali richiedano risposte aperte al dialogo interculturale, contro gli effetti di una civilizzazione, in cui domina il quantitativo, il profitto, il prosaico, l’aggressivo.

 

Laura Tussi, Istituto Comprensivo via Prati, Desio (Monza e Brianza)