Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede

”Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione”.

 
 
 

”Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione”. Citando queste stime, che dicono che i cristiani sono ”i piu’ perseguitati al mondo”, Massimo Introvigne, direttore Cesnur e rappresentante dell’Osce per la lotta alla discriminazione, al razzismo e alla xenofobia, ha lanciato l’allarme per quella che è diventata ”una vera e propria emergenza umanitaria, che non riguarda solo i cristiani ma tutta la società civile e le istituzioni internazionali”. L’occasione è quella del convegno ”I buoni saranno martirizzati. La persecuzione ai cristiani nel XXI secolo” promosso alla pontificia università Lateranense da ”Luci sull’Est” e a cui hanno preso parte, oltre a Introvigne, il vescovo di San Marino e Montefeltro, mons. Luigi Negri, il direttore di Asianews, padre Bernardo Cervellera e l’eurodeputato Magdi Allam. ”Se ci sono delle vittime ci sono anche degli assassini – ha spiegato Introvigne -. E proprio il Papa ce li ha indicati in un celebre discorso del 5 gennaio scorso. Il Papa ha parlato del fondamentalismo islamico in Paesi come il Pakistan e l’Egitto, aggravato nel primo caso dalla legge sulla blasfemia e nel secondo dall’errore che si fa di mettere sullo stesso piano libertà di culto e libertà religiosa; ci sono poi i regimi comunisti come la Corea del Nord; i Paesi dei nazionalismi religiosi come l’India. Infine – ha aggiunto – Benedetto XVI ci dice che la discriminazione religiosa esiste anche in Occidente” in forme diverse, come quella ”dell’intolleranza verso il Papa o dell’odio ideologico” che, ha avvertito, ”non sono meno pericolose”. 

da 2011, 105mila cristiani vittime – LASTAMPA.it.

 

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Cesária Evora, la “diva a piedi nudi”, lascia la musica

Cesária Evora, la “diva a piedi nudi”, lascia la musica

 
 
 
La cantante capoverdiana Cesária Evora si è ritirata dalla musica per motivi di salute. In un’intervista al quotidiano francese Le Monde ha detto: “Mi dispiace, ma ora devo riposarmi, non ho più energie. Mi dispiace moltissimo dovermi assentare a causa della malattia. Mi sarebbe piaciuto continuare a dare piacere a coloro che mi hanno seguito così a lungo”.

ANATOMIA DEL SUICIDIO IN CARCERE

ANATOMIA DEL SUICIDIO IN CARCERE

 
 
 

Si fa un grande quanto inconcludente parlare di suicidio in carcere. Non ci si stanca di dare la caccia al “responsabile” di un evento così avverso, in un rimando di colpe che annacqua il vero mandato istituzionale: ridurre il danno da detenzione e riuscire a trasformare l’handicap della prigionia in un vantaggio per il reo e per la comunità. Nel frattempo, si continua a tradurre in chiave riduzionisticamente psicopatologica l’avvilimento dell’uomo recluso, che riconosce moventi proteiformi, talvolta di portata modesta e comunque non insormontabili. Questo tema verrà affrontato il prossimo 30 settembre nel corso del convegno “ANATOMIA DEL SUICIDIO IN CARCERE”. L’iniziativa si propone, attraverso la condivisione di pratiche e procedure di arrivare a formulare unateoria che ricada sulla pratica attraverso la definizione di linee di indirizzo e indicatori di rischio.

ANATOMIA DEL SUICIDIO IN CARCERE. Conoscere e regolare per prevenire
Società Italiana di Psichiatria Penitenziaria
in collaborazione con
Azienda Sanitaria di Firenze, Comune di Firenze
Firenze 30 settembre 2011

Bergonzoni sale in cattedra

Di  Sara De Carli

CRISI. Lotta di classe

23 settembre 2011

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Bergonzoni sale in cattedra. In quest’epoca incerta il maestro è un artista

 

Educare nell’incertezza. È il tema di Educa 2011, la manifestazione nazionale sull’educazione in corso a Rovereto. Viene subito in mente la precarietà, e quella cornice liquida su cui si iscrive oggi anche il gesto educativo. Ma sorprendono, gli organizzatori di Educa, quando con Franco Fraccaroli, preside della facoltà di Scienze cognitive a Trento, precisano che l’obiettivo della riflessione è «passare da educare nell’incertezza a educare all’incertezza». Trasformando un meno in un più. Un gioco linguistico? Niente affatto. Soprattutto se a giocare con le parole è Alessandro Bergonzoni, ospite di Educa con il suo spettacolo Urge.

Cos’è per lei incertezza?
Per me è subito in-certezza, andar dentro alla certezza. Che poi vuol dire raccontare, perché raccontare è una delle parti più importanti dell’educazione. Educare non significa predicare o stigmatizzare: se fai così, scatta solo qualcosa di blando. Invece se racconti parte l’ascolto, che è la prima fonte dell’educare. Educare all’ascolto, che è incertezza, perché ascoltare determinati racconti non ti mette nella certezza di essere nel giusto o nel bello o nel vero, ma ti mette invece in movimento, in una ricerca interiore e ulteriore. Non accontentarti cioè di chi ti vuole sedare per portarti a “una” verità: questo è andare dentro alla certezza.

L’incertezza allora è un valore?
La parola “valore” in questo momento ha sotto un concetto talmente frustro che mi rifiuto di usarla.

Riformulo la domanda. L’incertezza porta energia?
Questa sì è una parola chiave, ma ancora bistrattata. È l’energia che induce al movimento interno, l’energia, l’elettricità, la corrente, qualcosa che porta ad alzarsi in piedi, è un innalzamento per protestare e raggiungere altre vette e soprattutto alte vette. L’incertezza è una forma di energia, anzi di conduzione, a patto però che non diventi fine a se stessa, che non porti a dire “io dubito di tutto, costantemente”. Il dubbio è sano, è meraviglioso, ma oggi è diventato una condizione. Invece l’importante è che il dubbio sia uno stadio, un passaggio.

Le piace l’etichetta “classi-pollaio”?
Ma dico, è nato prima l’uomo o la gallina? Ci vedo una deformazione drammatica tra piume e implume, pulcini e pulci. La parola “classe” dovrebbe essere stile…

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L’intervista è sul numero in edicola

 

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A Perugia il Meeting dei giovani per la pace

A Perugia il Meeting dei giovani per la pace

 
 
 

Il 24 settembre 1961 il filosofo Aldo Capitini organizzò la prima Marcia per la pace. Da allora la marcia è diventata un appuntamento fisso, proposto ogni due anni dai movimenti pacifisti. Alla vigilia della sua 19esima edizione, in programma il 25 settembre, oggi e domani a Bastia Umbra si tiene il Meeting dei 1000 giovani per la pace.

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il significato della marcia della pace

25 settembre: il cammino dei responsabili

 
 
 
A 50 anni dalla prima marcia voluta da Aldo Capitini, punto di riferimento della cultura della pace e della nonviolenza, il coordinatore della Tavola della Pace si sofferma sul significato della mobilitazione. Che deve fare i conti con una società civile chiusa in sé stessa e con una politica in crisi.