Giampaolo Pansa sa chi è l’uomo che ha messo in copertina?

da http://www.brogi.info/2012/04/i-crimini-degli-antifascisti-dopo-il-25-aprile-ma-giampaolo-pansa-sa-chi-e-luomo-che-ha-messo-in-copertina.html

I crimini degli antifascisti dopo il 25 aprile. Ma Giampaolo Pansa sa chi è l’uomo che ha messo in copertina?

martedì, aprile 24th, 2012

Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa è un saggio edito da Sperling & Kupfer. Ma prima ancora di essere aperto è un’immagine, quella della copertina, dove si vede un fascista che è portato presumibilmente verso la morte da un gruppo di partigiani. Il libro infatti, una volta aperto, racconta delle esecuzioni e dei crimini compiuti da ex partigiani e da altri individui dopo il 25 aprile 1945, a Liberazione ormai compiuta, verso fascisti e presunti tali o antifascisti non comunisti. Crimini spesso odiosi. E anche gratuiti in alcuni casi. Oppure vendette.

Tutto concesso. Però chi era mai quell’uomo della copertina? Forse nel suo entusiasmo revisionistico Pansa non se l’è neanche chiesto. Una vittima, nient’altro. Una vittima gratuita. Ma è stato proprio così? I partigiani erano davvero delle bestie in cerca di chicchessia da immolare lì per lì? Grazie a un giornalista di Radio 24, Daniele Biacchessi, quell’uomo ha ora di nuovo un nome e una storia. Come spiega qui sotto Mario Avagliano dell’Anpi. Ecco:

Chi conosce Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, vicecaporedattore di Radio 24, più volte premiato per la sua attività di reporter, sa che è anche un appassionato autore, regista e interprete di opere di teatro civile. Il suo ultimo libro, “Orazione civile per la Resistenza” (Promo Music), è una storia corale della guerra di liberazione, ripercorsa attraverso interviste, narrazioni di episodi e di luoghi della memoria. Ma Biacchessi è anche un curioso, un cercatore di verità.
Da buon cronista, si era sempre chiesto chi fosse il fascista con le mani dietro la nuca , trascinato per le strade di Milano da alcuni partigiani armati, ritratto nella fotografia sulla copertina del saggio “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa, che a sua volta aveva tratto l’immagine dal libro dell’ex esponente della Repubblica Sociale Giorgio Pisanò, “Storia della guerra civile”. Nella didascalia del libro di Pansa, in seconda di copertina, si parla genericamente di “fascista ucciso il 28 aprile 1945”.
Biacchessi non si è accontentato. Così è andato negli archivi dell’Istituto storico della Resistenza a Sesto San Giovanni e si è messo alla ricerca di questa immagine.
Scartabella che scartabella, eureka!, l’ha trovata.  Ed ha scoperto che si trattava di Carlo Barzaghi, l’autista di Franco Colombo, il comandante della legione autonoma mobile Ettore Muti di Milano. Carlo Barzaghi è conosciuto come il boia del Verzeè (del Verziere), scrive Biacchessi, “responsabile di efferati crimini di guerra: la compilazione di numerosi elenchi di ebrei e oppositori poi deportati nei campi di sterminio, la fucilazione di quindici prigionieri politici (10 agosto 1944, Milano, piazzale Loreto) detenuti nel carcere di San Vittore su ordine di Walter Rauff e Theo Saevecke, funzionari della Sicherheitpolizei stanziati all’albergo Regina di Milano”. Barzaghi non è quindi un fascista qualsiasi, un innocente ucciso nei giorni dell’aprile 1945. E’ un esponente di spicco della Repubblica di Salò e si è macchiato di vari reati.
Eppure c’è chi, anche oggi, alla vigilia della festa della Liberazione, affigge nella capitale manifesti anonimi con un verso tratta dalla canzone “La locomotiva” di Francesco Guccini: “Gli eroi sono tutti giovani e belli”, dedicandoli “Ai ragazzi di Salò”. Guccini non l’ha presa bene: “Hanno tradito il senso della mia canzone”.
A costoro andrebbe ricordata la frase di Italo Calvino: “Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono”.

Mario Avagliano

 

Oggetto: Strage di Brescia: una proposta

Oggetto: Strage di Brescia: una proposta

per favore fate girare nelle vostre liste 
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Carissimi, carissime,

non mi dilungo sulla sentenza bresciana. Credo che la maggior parte di voi ne sappia già abbastanza, purtroppo.
Attiro l’attenzione sul documento allegato (a firma mia, ma devo un ringraziamento a Maria Iannucci e Lydia Franceschi, che cito nel pezzo, per questa idea, che ho ripreso e adattato secondo la mia sensibilità).

Leggetelo: vi chiede solo 2 minuti di attenzione, di cui vi sarò grato. E poi regolatevi come meglio credete opportuno.
Preciso solo che l’appello allegato sarà pubblicato (appena riesco: stasera o domani) su reti invisibili, sul mio blog, su facebook eccetera, contando sull’effetto “rete”.

Un caro saluto
 
Strage di Brescia: una proposta a tutti e tutte

Alcune date scandiscono questa mia proposta: 28 maggio 1974, 14 aprile 2012 … Ma anche le ormai prossime date del 25 aprile e primo maggio …
Il 28 maggio 1974 sapete cosa significa. A Brescia, una serie di attentati portò alla mobilitazione dei sindacati e del comitato permanente antifascista. Venne indetta una manifestazione per il 28 maggio, con comizio conclusivo in Piazza della Loggia. Durante il discorso di Franco Castrezzati, sindacalista della Cisl, alle 10,12 l’esplosione di una bomba provocò 8 morti e oltre cento feriti.
Anche del 14 aprile 2012 conoscete il significato. La Corte d’assise d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di assoluzione per gli imputati emessa in primo grado nel 2010. Quella che si è recentemente conclusa (fatto salvo il ricorso in Cassazione) era la quarta istruttoria sulla strage; la quinta contando “l’inchiesta stralcio-Bonati”.
Di 25 aprile e primo maggio non starò a spiegare il significato. Ricorderò però – ancora – che la manifestazione del 28 maggio 1974 era stata indetta dai sindacati (CGIL, CISL e UIL insieme: le tre maggiori organizzazioni sindacali unite; cose d’altri tempi…) e dal comitato permanente antifascista bresciano. Quel giorno in piazza c’erano la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista e il lavoro: due elementi su cui dovrebbe essere fondato il nostro Paese .
Dopo 38 anni quella strage non ha colpevoli. L’attentato che nel 1993 il Giudice Istruttore Gianpaolo Zorzi descrisse come “un vero e proprio attacco diretto e frontale all’essenza stessa della democrazia” è ancora impunito. Pasolini disse “Io so i nomi dei responsabili delle stragi … Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi” . Oggi abbiamo gli indizi. E un discreto numero di prove. Ma nessun tribunale che abbia voluto o saputo scrivere i nomi dei colpevoli in una sentenza definitiva…
Nelle ultime ore sono stati scritti molti commenti sulla sentenza bresciana. Lucide analisi, testimonianze di solidarietà, scoramento, rabbia… Alcuni interventi sono molto belli e utili. Però – almeno credo – sarebbe davvero un importante gesto di “cittadinanza attiva”, fra tante altre ugualmente doverose e sentite testimonianze, se ognuno di noi volesse ricordare la strage di Piazza della Loggia nelle ormai prossime ricorrenze del 25 aprile e primo maggio. I motivi mi sembra d’averli spiegati a sufficienza.
In queste ore ho sentito Maria Iannucci e, attraverso lei, Lydia Franceschi . Altre due splendide persone che portano dentro di sé quei valori che migliaia di persone volevano difendere il 28 maggio 1974 a Brescia (quando 8 di loro rimasero sul selciato). A loro due devo l’idea di questo appello: dedicare alla strage di Brescia, nelle prossime ricorrenze del 25 aprile e primo maggio, una parola, un gesto concreto (un fiore, un discorso, un messaggio, uno striscione… quel che volete). Per ricordare che la recente sentenza bresciana è un’altra ferita proprio verso i valori che quelle persone, ormai 38 anni fa,  volevano difendere con la propria presenza in piazza.
Non scrivo questo appello perché mi sento investito di chissà quale autorità morale; non lo scrivo come “scrittore” o “intellettuale”. Lo scrivo come cittadino; che ha sentito come un dovere dire ciò che vi ha detto. Ognuno si senta libero di dare seguito alla mia proposta – se la ritiene valida – nelle forme che riterrà più opportune.
 
Francesco “baro” Barilli
 

AUSER e ASSOCIAZIONE LIBERA di MONZA e BRIANZA


CONFERENZA STAMPA

AUSER  e ASSOCIAZIONE LIBERA di MONZA e BRIANZA

Venerdì 27 aprile 2012 – ore 11,00 – c/o Casa del Volontariato – Via Correggio 59 Monza

 

Anche quest’anno i volontari Monza e Brianza sono impegnati nelle piazze delle diverse località della Brianza a raccogliere fondi a sostegno delle attività che l’associazione svolge nei confronti degli anziani socialmente fragili.

La raccolta fondi si terrà a partire da sabato 5 maggio e si concluderà domenica 13 maggio 2012.

Il nostro obiettivo è quello di diffondere attraverso i mezzi di comunicazione questa nostra iniziativa in modo che la comunità della Brianza possa contribuire con un gesto concreto di solidarietà alla realizzazione di progetti  in grado di dare garanzie ai più deboli di avere risposte quando il bisogno significa potersi recare a fare le cure sanitarie necessarie.

La Pasta dell’Auser è un aiuto concreto e un gesto di amicizia e di solidarietà verso persone che vivono in uno stato di bisogno e in solitudine.

Da anni l’Auser della Brianza è impegnata a promuovere i diritti degli anziani e contrastare ogni forma di esclusione ed emarginazione sociale attraverso attività concrete di solidarietà

La Pasta dell’Auser racchiude in sé un altro valore importante, quello della legalità, nasce infatti dalla collaborazione tra il Gruppo Alce Nero, Mielizia, e la Cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra.

Il progetto Libera Terra, restituisce alla collettività beni confiscati alle mafie con l’obiettivo di sviluppare un circuito economico legale e virtuoso.

 

Gian Mario Boschiroli                                              Valerio D’Ippolito

Presidente Auser Monza Brianza                            Coordinatore “Libera Terra”  Monza  Brianza

 

 

PARLIAMO DI NORI

da http://blog.libero.it/ZioMarco/11238403.html

Post n°626 pubblicato il 17 Aprile 2012 da marcozio1

 
Foto di marcozio1

 

Sabato 21 aprile, alle ore 15, presso la  Sala Consigliare del Consiglio di Zona 4 in via Oglio, 18  “Parliamo di Nori: un incontro per raccontare Nori Brambilla Pesce”.

Interverranno Claudio Molteni, Presidente Sezione AMPI Beloyannis,  Loredana Bigatti, presidente Consiglio di Zona 4, Tiziana Pesce, figlia di Nori Brambilla, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano. Conclude Roberto Cenati, presidente provinciale ANPI.

Nel corso dell’iniziativa sarà  proiettato un video su Nori Brambilla. Inoltre il Coro Tuoni & l’ANPI interpreterà alcune canzoni della resistenza.

Onorina Brambilla Pesce,(la partigiana Sandra), nata a Milano nel 1923 è recentemente scomparsa (6/11/2011) e ha sempre vissuto nella nostra zona. Partigiana, dirigente nazionale della Fiom-Cgil, attiva nel mondo dell’associazionismo partigiano nell’Anpi, nell’Aned e nell’Anpiia. È stata presidente onoraria dell’Aicvas, l’Associazione degli ex-combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna, dopo la scomparsa di suo marito, Giovanni Pesce nel 2007. Nel 2006 è stata insignita della medaglia d’oro di benemerenza dal Comune di Milano. Nel 2010, ha fondato e costituito, l’associazione “Memoria Storica – Giovanni Pesce.

 A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)

– Comitato Provinciale Milano –

LA SCOMPARSA DI  NORI BRAMBILLA PESCE

L’Anpi Provinciale di Milano ricorda con commozione ed affetto la partigiana Nori Brambilla Pesce, la cui vita è stata interamente dedicata alla battaglia per gli ideali della libertà, per i valori dell’antifascismo, della Resistenza e allo sforzo per costruire una società più democratica, più libera e più giusta.

Nori proveniva da una famiglia di forti tradizioni antifasciste. Fin da giovanissima  lavora come impiegata alla ditta Paronitti, dove ha la possibilità di conoscere l’esistenza di uomini e donne che non si erano mai arresi al fascismo.  Inizia così la sua maturazione antifascista che si consolida negli anni delle sofferenze cui è sottoposta la popolazione a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia  e nel corso degli scioperi del marzo 1943.

Dopo l’8 settembre 1943 entra a far parte con sua madre, tramite Vera Ciceri, dei Gruppi di Difesa della Donna che ebbero un ruolo fondamentale nell’aiutare i soldati allo sbando. Successivamente Nori viene assegnata, come ufficiale di collegamento, alla 3° Gap guidata da Giovanni Pesce. Dal maggio 1944 al giorno della sua cattura avvenuta il 12 settembre 1944, partecipa a tutta l’attività della 3° Gap.

La sua vita da gappista finisce appunto il 12 settembre 1944, quando a seguito di una spiata, è catturata in piazza Argentina da militi fascisti  in borghese, tradotta alla Casa del Balilla di Monza, dove viene picchiata e torturata su ordine del sergente delle SS Wernig, perché volevano che confessasse dove si trovasse Giovanni Pesce. Condotta nel carcere di Monza, vi trascorre un mese e mezzo, finché non viene trasferita brevemente a San Vittore e poi, a soli ventuno anni, nel campo di concentramento di Bolzano, dove resterà dal novembre 1944 all’aprile 1945.

Lì, nonostante i controlli serrati e le drammatiche condizioni di vita,  riesce a partecipare all’attività di una sezione del Comitato clandestino del CLN.

Dopo la Liberazione, Nori Brambilla, torna a piedi, con altri compagni, attraverso la Val di Non, il passo della Mendola e quello del Tonale, a Milano, dove riabbracceràJ la famiglia e il “suo” comandante, Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza. Nori e Giovanni si sposeranno il 14 luglio 1945.

Per decenni militante del PCI e poi di Rifondazione Comunista, Onorina Brambilla Pesce ha ricevuto il diploma del comando alleato di Alexander  e la Croce di guerra al valor partigiano. Nel 2006 è stata insignita della Medaglia d’Oro di benemerenza   dal Comune di Milano. Nel dopoguerra ha fatto parte della commissione femminile della Camera del Lavoro ed è stata dirigente nazionale della FIOM-CGIL.    

Il suo intenso attivismo si è espresso, da sempre, nel mondo dell’Associazionismo resistenziale. Ha fatto parte dell’ANED come ex deportata politica, è stata Presidente dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici,  Presidente onoraria dell’AICVAS, l’Associazione degli ex Combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna. Nori attualmente faceva parte della Presidenza Onoraria dell’ANPI di Milano, di cui è stata a lungo Vicepresidente, oltre che membro del Consiglio Nazionale.

Intenso e ininterrotto è stato l’apporto di Nori all’attività e alle iniziative dell’ANPI, soprattutto nelle scuole. Nel rapporto con le giovani generazioni dispiegava tutta lasua passione, il suo entusiasmo, la sua carica ideale. E sia Nori  che Giovanni Pesce rinascevano, quasi, nel contatto e nel rapporto con i giovani, che consideravano elemento decisivo della rinascita nazionale. Erano entrambi profondamente convinti, come noi stessi lo siamo, che la missione dei giovani non è quella di conformarsi all’ordine costituito, ma di portare in tutta la vita nazionale, come avvenuto negli anni della crisi del regime fascista, la loro carica di rinnovamento, di volontà e di entusiasmo che permetta di affrontare e risolvere i gravi problemi del Paese.