La migrazione che racconta l’Italia

di  Daniela Vitolo   

 

 

Anche gli scrittori emigrano e quando lo fanno spesso scelgono di esprimersi nella lingua del paese in cui hanno deciso di vivere. Raccontano la migrazione e le difficoltà a dialogare con la società in cui si stabiliscono, diventando importanti tramiti tra culture diverse. Tuttavia è sbagliato rinchiuderli in categorie preconfezionate, dal momento che a volte la loro condizione è solo il moto d’ispirazione iniziale per la trattazione di una vasta gamma di tematiche. È corretto, dunque, definirli scrittori migranti?

 

 

La letteratura italiana prodotta da scrittori migranti è giovanissima. Sebbene sia prematuro provare a stilare una cronologia di questi autori, è possibile individuare nell’assassinio di Jerry Masslo l’impulso decisivo che diede il via ad una serie di iniziative letterarie, tra cui un libro di racconti scritto da immigrati su iniziativa dell’allora direttore del quotidiano Il Mattino.


Secondo quali parametri, ammesso che ne esistano, si stabilisce la nazionalità di uno scrittore? Il paese in cui  è nato, quello in cui ha scelto di vivere, la lingua che utilizza, quali tra questi elementi  permettono di inserire un autore in una storia della letteratura piuttosto che in un’altra? Premessa l’appartenenza ideale di ciascuno scrittore alla comunità mondiale delle lettere, simili domande si pongono inevitabilmente a chi si confronta con una realtà letteraria che è legata al processo migratorio.

In Italia il dibattito è in corso da anni. Sulle pagine dei giornali, agli incontri e nei convegni, studiosi, critici, giornalisti e autori spesso direttamente coinvolti in prima persona, espongono le proprie idee in merito, discutono e confrontano opinioni sulla cosiddetta letteratura della migrazione. Quella letteratura, insomma, prodotta in lingua italiana da scrittori originari di altri paesi.

“Non può esistere una letteratura della migrazione” dice seccamente Judicael Ouango, scrittore di origini burkinabé giunto a Napoli tredici anni fa. “Si fa della lingua una bandiera e di conseguenza se ne difendono le frontiere. Il semplice fatto di esprimersi in italiano fa di qualunque scrittore uno scrittore italiano. ‘Letteratura’, semplicemente, va bene. Non esistono colori dietro una penna, solo trascorsi e momenti”.

 Sono in molti a pensarla come lui, ad opporsi ad una definizione che rischia di ghettizzare l’ispirazione, relegandola alle tematiche specifiche della migrazione senza riconoscere in loro la varietà dei temi affrontati. “Sono un autore che scrive i suoi romanzi in italiano”. Dice Bijan Zarmandili. “E pretendo di essere accettato, rifiutato, criticato o elogiato in quanto tale”. Una simile categorizzazione inoltre potrebbe anche avere un conseguente effetto sociale. Separare gli scrittori stranieri dai madrelingua  non è certo un segnale di apertura. 

 

Nato a Teheran nel 1941, è dal 1960 che Bijan Zarmandili vive e scrive in Italia. Autore di diversi libri, lavora come giornalista  esperto di politica mediorientale per il gruppo Espresso-Repubblica e per la rivista di geopolitica Limes.


Non tutti però sono di questa opinione, anche tra i diretti interessati. Chi non è contrario alla definizione di ‘letteratura della migrazione’ fa notare come la Weltanschauung di un migrante sia modellata sulla base delle sue esperienze di vita, della sua sensibilità, delle sue idee e della sua cultura, e da questo dipende il suo punto di vista sull’argomento che tratta, qualunque esso sia. Tra le tante opinioni in proposito, c’è chi sottolinea inoltre che gli scrittori immigrati non vincono mai concorsi letterari importanti, ma la questione, forse, andrebbe vista da un altro punto di vista. Sono le piccole case editrici che decidono di pubblicare le opere di scrittori stranieri che difficilmente riescono ad ottenere un riconoscimento di pubblico a livello nazionale. Qualcuno poi accusa gli editori di preferire scrittori migranti già famosi all’estero alle nuove promesse di casa.  Una tendenza che però sta cambiando, come dimostra il successo diIgiaba Scego, scrittrice italiana di origini somale, vincitrice del Premio Mondello nel 2011 con il libro “La mia casa è dove sono”, pubblicato da Rizzoli nel 2010.

 

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974 da genitori somali. Dopo aver pubblicato numerosi libri, ha ottenuto l’importante riconoscimento nel 2011. Collabora con diversi giornali tra cui la Repubblica,  Il Manifesto, L’Unità eInternazionale.


 Gli ‘scrittori d’altrove’ sono un fenomeno piuttosto recente nel contesto letterario italiano. In Germania c’erano già negli anni ’70, erano per lo più di origine turca e italiana e in un primo periodo la loro produzione venne etichettata con la definizione ‘letteratura dei lavoratori stranieri’. In Francia e in Inghilterra invece il riconoscimento degli scrittori stranieri si è ormai consolidato da tempo, favorito anche da un’eredità linguistica dovuta alla colonizzazione, producendo autori di rilievo internazionale del calibro di Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun e Salman Rushdie. La stessa Italia, per molto tempo terra di emigranti, ha dato alla letteratura di altri paesi noti scrittori. John FanteJoe PaganoCarmine AbatePietro di DonatoHelen Barolinihanno origini italiane.

Aldilà di qualsiasi opinione o punto di vista personale, c’è una cosa su cui però, in maniera più o meno esplicita, tutti gli interventi sul tema sono d’accordo. La cultura migrante tradotta in lettere ha portato una  ventata di freschezza. Nuove tematiche, nuove sensibilità, nuove idee hanno fatto il loro ingresso nel panorama letterario italiano, dando vita a stili diversi che nel corso degli anni si sono mescolati, acquisendo un’autonomia propria scaturita dall’incontro della lingua di Dante con le lingue di altri paesi. Una scrittura ibrida, innovativa,specchio di una società che cambia, si evolve, si arricchisce e comincia a riconoscersi nelle parole dei nuovi scrittori italiani.   


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Una bambina nel Lager

A- RIVISTA ANARCHICA presenta:

 

Una bambina nel Lager. La testimonianza diretta di Trudi Birger

Una bambina nel Lager

“Ho sognato la cioccolata per anni” di Trudi Birger è un romanzo autobiografico, in cui l’Autrice racconta la personale e tragica storia di vita. Questo libro è consigliato a chiunque tenta di fare memoria dei drammi personali e mondiali che si sono consumati prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, “Per Non Dimenticare” gli orrori dei conflitti armati nella storia e per costruire contesti collettivi di dialogo, accoglienza e soprattutto pace.

http://www.peacelink.it/pace/a/36632.html

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A-RIVISTA ANARCHICA propone: Una bambina nel Lager. La testimonianza diretta di Trudi Birger

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A-RIVISTA ANARCHICA presenta:

“HO SOGNATO LA CIOCCOLATA PER ANNI”

Libro di Trudi Birger

Recensione di Laura Tussi

 

Trudi ha trascorso la propria infanzia inizialmente nel ghetto di Kovno e poi nel campo di concentramento e di sterminio di Stutthof in Polonia.

La storia narrata in questo libro è incentrata sul rapporto intenso fra Trudi e sua madre, grazie a cui riusciranno entrambe a salvarsi.

Dal ghetto di Kovno, Trudi e sua madre furono trasferite sui treni per il viaggio di deportazione, in condizioni igieniche terribili, senza cibo e acqua.

Non conoscevano la precisa destinazione del viaggio, ma tutti sapevano che si trattava di un campo di concentramento.

“Ho sognato la cioccolata per anni” di Trudi Birger è un romanzo autobiografico, in cui l’Autrice racconta la personale e tragica storia di vita. Trudi Birger, sopravvissuta agli orrori dell’Olocausto, alla fine della guerra si è trasferita a Gerusalemme, dove ha vissuto con la sua numerosa famiglia.

L’Autrice, deprivata e derubata della giovinezza, ha scelto di dedicarsi ai bambini più poveri di ogni etnia, cultura e religione, fino alla sua morte nel 2002.

Trudi Birger con grandissima modestia, consegna a tutta l’umanità un libro che tramanda gli orrori dell’Olocausto, della guerra, raccontando delle personali radici etniche e culturali, della vicenda di una madre e di una figlia che, all’interno del dramma, giurano a se stesse di essere persone migliori nella speranza di un domani di pace, di dialogo e di accoglienza tra genti, culture e minoranze.

La storia di una bambina che viene strappata dalla quotidianità di Francoforte, per trovarsi presto rinchiusa, come un animale in gabbia, nel ghetto di Kovno, in attesa di essere reclusa nel campo di concentramento e di sterminio di Stutthof. La storia di una bambina, armata solo della propria innocenza, che si lega alla madre e a tutto ciò che rappresenta, per la memoria dell’intero popolo ebraico.

Questo libro è consigliato a chiunque tenta di fare memoria dei drammi personali e mondiali che si sono consumati prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, “Per Non Dimenticare” gli orrori dei conflitti armati nella storia e per costruire contesti collettivi di dialogo, accoglienza e soprattutto pace.

Da questa lettura, nella testimonianza diretta di deportazione, comprendiamo che l’odio, la guerra, il razzismo ingenerano morte, annientamento e distruzione.
La pace, la fratellanza, l’accoglienza e il rispetto dell’altro sono il pensiero e il valore che vuole trasmettere Trudi, in quanto vittima, nel suo racconto.

 

Note:

http://www.arivista.org/

Clicca per unirti a mamma Patrizia: STOP ai massacri di stato in Italia!

 
Clicca per unirti a mamma Patrizia: STOP ai massacri di stato in Italia!

www.avaaz.org

I poliziotti che hanno ammazzato di botte mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere
 
 
Appello di Patrizia Moretti:

I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.

La morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell’ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l’impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell’Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme…..http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?cuOZgdb

SERVONO 100000 FIRME, RAGGIUNGIAMOLE OGGI!!!

Condanna storica in Argentina, un passo avanti verso la giustizia

Le condanne a 50 e 15 anni di carcere inflitte il 6 luglio agli ex presidenti dell’Argentina Jorge Rafael Videla e Reynaldo Bignone per il piano sistematico di sottrazione, dete…

ABCittà

ABCittà è una cooperativa sociale costituita nel 1999. Si occupa dell’avvio e della gestione di processi partecipati per conto di istituzioni, agenzie pubbliche enti non-­profit e profit. Opera da anni a livello locale, nazionale e internazionale per lo sviluppo di bilanci partecipati, laboratori di progettazione urbanistica, human library, laboratori e contratti di quartiere, consigli comunali dei ragazzi, mobilità sostenibile, percorsi ludici, mostre interattive, convegni e corsi di formazione. I loro progetti riguardano principalmente le seguenti tematiche: territorio-città, giovani-cittadini, formazione-cultura. 

www.abcitta.org