Immigrazione e tecnologia: un’App in aiuto degli immigrati

La tecnologia corre ancora una volta in aiuto degli esseri umani!Questa volta la categoria che ne trae vantaggio è quella degli ‘immigrati’.Per loro nasce infatti un’applicazione, a Panama, che per…

RACAMIER – UN BUON RIFERIMENTO PER LA PSICHIATRIA

 

mia sintesi un pò…di corsa. Paolo


Racamier


Paul Claude Racamier: “Lo psicanalista senza divano” del 1970.


A Besancon Racamier apre nel 1970 la comunità “La Velotte”. Si tratta di un “hopital de jour” (e Racamier non usa il termine comunità che considera generico) che ospita 12 pazienti (fra i 18 e i 30 anni) tutti i giorni dell’anno (dalle 10 alle 20)..

I pazienti sono psicotici gravemente disturbati ma decisi a curarsi.

Importante è dunque il momento della selezione. Le ammissioni sono frutto di un processo e di una scelta condivisa (dagli operatori, dal paziente, dalla famiglia).

La preparazione all’ingresso


Occorre conoscere i propri limiti. Essi sono il nostro vero setting

Secondo Racamier ogni organismo di cura ha una propria struttura e una propria modalità di funzionamento, elementi fondanti della sua identità. E’’ necessario che l’’équipe curante e il supervisore abbiano ben presenti questi elementi.


La Vellotte si configura fin dal suo nascere come un “Luogo di accoglienza”


rapporto fra psicoterapia e cura (x psicotici)

La soluzione sta nel tentativo di dotare la psicanalisi (nata per la cura delle nevrosi) di strumenti complementari (pratici) per capire gli psicotici (più che da quel che dicono “da quello che fanno e non dicono”).

Occorre una “trasposizione” che produca “una strategia curante pragmatica” che si fonda sulla analisi dei sentimenti che proviamo e che i pazienti provano, e sulla interpretazione delle immagini che sorgono in noi e nei pazienti nel corso della reciproca relazione.


rapporto con le famiglie

Organizza incontri regolari dei familiari coi loro pazienti, mediati dalla équipe. Favorisce una progressiva identificazione dei genitori coi curanti.


centralità della famiglia come ambiente in cui la malattia mentale alligna (attacco ai legami familiari, rottura, attacco al pensiero, espulsione della sofferenza e tentativo di buttarla fuori di sé infliggendola all’altro). Alcune famigli gli appaiono permeate di per generazioni da perversioni narcisistiche.


Per ogni istituzione, dice Racamier, è fondamentale il “marchio d’ origine”. Nel caso de La Velotte essa prende le mosse da un incontro del 1967 fra l’équipe e le famiglie, riunite in associazione e preoccupate di garantire un reinserimento sociale e lavorativo.

Nasce da subito come co-creazione, con una rigorosa organizzazione di rete e nell’auspicio di potere essere “il rovescio del manicomio”. Si sviluppa poi come “co-creazione continua” (in un processo eminenetemente gruppale).


La cura a la Velotte


“complementarità contraddittorie”.

Secondo lui “gli psicotici non praticano l’ambivalenza e neppure l’ambiguità”.


Una di queste “complementarità” da promuovere nella testa dei pazienti è quella fra responsabilità e sicurezza.

Es. assietnza notturn alla Velotte


E ancora Racamier ci invita a promuovere “una mutualità che agisce”.


Un’ altra “complementarità” dinamica che Racamier insegue è quella fra continuità e discontinuità.


Noi lavoriamo proprio in questa area transizionale che si situa tra lo psichico e il pragmatico.


lo psichiatra (ma anche ogni altro operatore) diviene “l’ambasciatore della realtà” (della realtà psichica e della relatà materiale).


Racamier osserva che il paziente opera un doppio diniego (o doppia affermazione): non sono malato e non sono sano.

Anche qui noi possiamo rispondere con una doppia affermazione: ti vedo sofferente ma capace.



Un altro presupposto della cura, secondo Racamier è l’empatia.

Noi dobbiamo riuscire a masticare per primi tutto questo disagio perché poi loro possano a loro volta sopportarlo.


E’ importante farsi un’idea di cosa sia la psicosi. Essa, dice Racamier, è “l’orrore di pensare e il terrore di immaginare”.

Gli psicotici vivono le parole come traditrici o truccate.

Per questo il nostro compito non è tanto parlare quanto continuare a pensare e cercare di mettere in azioni (più che in parole) il nostro pensiero.

A questo servono gli “oggetti parlanti” e le azioni parlanti”(tramite transizionale fra noi e il paziente e fra il mondo della realtà psichica e quello della realtà pragmatica).


Un oggetto parlante, ad es., è stato offerto ad Emiliana (poncho).

Un’azione parlante è stata quella di tinteggiare di un bianco candido il muro della camera che un paziente imbrattava di feci.


disilludersi senza deprimersi

Occorre il piacere della scoperta e del lavoro comune. Il nostro nemico è la noia e Racamier ci augura di non soffrirne mai.


buon lavoro!





25 APRILE: MIO PADRE PARTIGIANO

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1943: Corpo volontari della libertà
La tessera fu rilasciata dagli americani a Renato Teruzzi. “L’attivit� di partigiano” racconta il figlio Paolo “non fu mai riconosciuta ai fini della pensione”

Pteruzzi3.jpgrovincia di Milano
Aprile – Maggio 1945: Corpo volontari della libert�
La 27° Brigata Divisione II° sul ponte del canale S. Damiano.

   


Mio padre (allora giovanissimo – era nato il 3/9/1926) apparteneva alla 27^ Brigata del Popolo Divisione II^ 

(è il primo a destra in piedi). Era una persona in gamba, generosa e coraggiosa. Onore a lui e a tutti i partigiani.Lapperteneva al a 27° Brigata Divisione II° sul ponte del canale S. Damiano.

 

1943: Corpo volontari della libertà
La tessera fu rilasciata dagli americani a Renato Teruzzi. “L’attivit� di partigiano” racconta il figlio Paolo “non fu mai riconosciuta ai fini della pensione”

Provincia di Milano
Aprile – Maggio 1945: Corpo volontari della libert�
La 27° Brigata Divisione II° sul ponte del canale S. Damiano.

   


25 aprile. Ecco da dove vengo

25 aprile. ecco da dove vengo                                 

 

 

 

 

 

 

 

mio padre Renato Teruzzi (1926-1983) è stato un giovanissimo partigiano. Eccolo con un gruppo di partigiani di S. Damiano (Brugherio) (è in piedi il primo a destra) http://www.muvilo.it/sale/grandi.php?idx=95     

per leggere qualcosa sulla storia del movimento partigiano a Brugherio clicca su:

http://www.comune.brugherio.mi.it/documenti_ocms/varie/Pa… 

Anche mio suocero, Rino Martinengo è stato incarcerato a San Vittore perché trovato in possesso di volantini antifascisti. Solo per miracolo non è stato giustiziato con gli altri martiri di Loreto.

Mio padre era un giovane cattolico. Mio suocero era comunista.

Ecco perché per me la Resistenza è il fulcro della nostra Italia, democratica e pluralista (o di come vorremmo fosse).