Addio a Marcella di Folco

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08 settembre 2010 | 14:40

Addio a Marcella di Folco

La fondatrice del Movimento Italiano Transessuali è morta ieri a Bentivoglio. Ripubblichiamo un suo scritto apparso su “Altrove”.
 
Bologna. Marcella Di Folco, nata a Roma 67 anni fa, fondatrice del Movimento Italiano Transessuali è morta ieri, a Bentivoglio, in provincia di Bologna, a causa di un male incurabile. Da decenni impegnata a Bologna, sua città d’adozione, nella lotta per il rispetto dei diritti di gay, lesbiche e transgender, era nota al grande pubblico anche grazie ad una sua interpretazione in Amarcord di Federico Fellini. Dal 1995 al 1999 è stata consigliere comunale di Bologna.
Chi vorrà rendere omaggio a Marcella Di Folco potrà recarsi, domani 9 settembre, dalle 10 fino alle 19 presso la camera ardente allestita nella Sala Renzo Imbeni (ex Sala Bianca) del Comune di Bologna, in Palazzo d’Accursio (piazza Maggiore 6). Dalle 17 alle 19, nello stesso luogo, verrà commemorata con un un saluto laico.  Venerdi 10 settembre, alle ore 15, come voluto da Marcella si terrà la cerimonia religiosa, celebrata da don Giovanni Nicolini presso la parrocchia della Dozza, in via della Dozza 5/2 a Bologna.
 
Sei anni fa, chiedemmo a Marcella Di Folco un contributo per un numero di “altrove” dedicato alla diversità. Fu uno dei pezzi più apprezzati delle breve storia del quadrimestrale edito dalla Bacchilega. Lo ripubblichiamo oggi, qui, nella sua interezza.
 
 
Il destino di tutte le barriere basate sull’ignoranza è quello di essere abbattute.
 
Normalità e diversità non sono concetti opposti. La diversità è compresa nella normalità e gli esseri umani, per fortuna, non sono tutti uguali. I fiori sono di vari colori e proprio in questo consiste la loro bellezza. Tutto l’ambiente che ci circonda valorizza la diversità, solo gli uomini, a volte, tentano di negare questa realtà. E’ evidente che la diversità diventa un problema quando si parla di sessualità ma noi transessuali viviamo, mangiamo, dormiamo e amiamo come tutti gli altri. E’ quindi solo la nostra sessualità che non viene tollerata. 
Come spesso accade l’intolleranza si nutre di ignoranza, la gente comune, purtroppo, è totalmente all’oscuro dei problemi delle persone che hanno cambiato sesso. Molti nemmeno sanno che è talmente “normale” il cambiamento di sesso che esiste, appunto, una norma che lo consente. 
Se una persona transessuale si ritrova in un corpo che non sente suo, è giusto che abbia la possibilità di cambiare sesso e questo non si capisce come possa infastidire qualcuno. Una parte della società, invece, condanna il transgenderismo senza motivazione. Questo ha ovviamente conseguenze nefaste e può spingere i transessuali ad enfatizzare certi comportamenti, che possono sfociare nel ridicolo. Ma spesso è solo il tentativo, da parte di una persona emarginata, di rendersi visibile, di essere considerata.  
Altri guasti li crea il sistema mediatico che cerca sempre lo scandalo a tutti i costi producendo disinformazione nei nostri confronti, legando i transessuali solo a violenza e perversione nonostante la realtà sia ben diversa. Solo una minoranza dei transessuali è dedita alla prostituzione ed è spesso l’emarginazione che spinge i “trans” sul marciapiede. Premesso che non si capisce perché venga considerato normale che le segretarie possano andare a letto con il proprio capo per ottenere qualcosa in cambio, mentre la prostituzione debba essere condannata pubblicamente, non si possono dimenticare le difficoltà quotidiane che deve affrontare una persona che ha deciso di cambiare sesso. 
Il Mit (Movimento d’Identità transessuale) organizzazione di cui sono presidente cerca quindi di aiutare a risolvere molte delle problematiche relative al transgenderismo. E’ dotato di un consultorio per la salute, che assiste e sostiene i transessuali nelle problematiche e nei disagi relativi all’identità di genere, fornisce assistenza telefonica di sostegno psicologico ed è dotata di un consulente medico sulle malattie trasmissibili sessualmente. Svolge attività di prevenzione sulla strada per chi è dedito alla prostituzione ed è dotato di un centro di documentazione sui problemi del transgenderismo.
Si tratta di fornire assistenza a 360 gradi perché ancora oggi la società fatica a comunicare con i transessuali che si trovano troppo spesso isolati, se non derisi, in difficili passaggi della loro vita. L’isolamento, soprattutto familiare crea un circolo vizioso di chiusure e depressioni che aumentano a dismisura le situazioni di sofferenza. In attesa che la società diventi maggiormente tollerante, cerchiamo, quindi, di lavorare sull’autostima di chi ha deciso di cambiare sesso perché l’accettazione di sé stessi aiuta enormemente anche nell’essere accettati dagli altri. 
Come si può facilmente immaginare non è facile per una persona sola, magari abbandonata da famiglia e amici vivere una vita serena. Sembrerebbe molto più facile per una persona “normale” evitare facili battute ma evidentemente non è così. Non sono però queste che feriscono maggiormente. L’intolleranza, che fa più male è quella della propria famiglia. Negli ultimi anni la situazione è certamente migliorata, alcuni genitori accompagnano i figli o le figlie all’ospedale per l’operazione di cambio del sesso, ma sono ancora una netta minoranza, concentrata soprattutto nelle grandi città. Nelle piccole realtà si è, purtroppo, ancora troppo spesso esposti al pubblico ludibrio e da questo punto di vista resta ancora molto da fare sul piano culturale.  
Tra i servizi offerti dal Mit vi è anche uno sportello sui diritti sul lavoro della Cgil, perché un altro grave problema è quello del reperimento di un lavoro decente. I “normali”, spesso, non assumono “trans” e se già le donne sono penalizzate nel mondo del lavoro è facilmente immaginabile quanto lo siano i transessuali. Senza un lavoro come si può vivere decentemente ?

Questo non significa che tutte le persone “normali” ci emarginino, al contrario. In via Polese a Bologna, dove ha sede il Mit, il quartiere ci ha praticamente adottato e ci comunica quotidianamente il proprio affetto. E’ l’ennesima dimostrazione che la conoscenza e la frequentazione combattono l’emarginazione ed aiutano la convivenza. Se fin dalle scuole elementari si potesse parlare di sesso, e quindi anche di transgenderismo con naturalezza, la gente comune avrebbe idee differenti. Per cambiare certe mentalità bisogna lavorare sin dall’infanzia, ma per farlo, bisogna vincere una grande battaglia politica che richiede pazienza e tempi lunghi. E vero, però, che la società procede più velocemente della Chiesa cattolica che su questi temi resta su posizioni di chiusura difficilmente condivisibili. Attualmente stiamo vivendo una fase di regressione e vi è un rigurgito di bigottismo dovuto anche alle politiche di chi è al governo. Il destino di tutte le barriere basate sull’ignoranza è, però, quello di essere abbattute. (Marcella Di Folco)

 
grazie

Addio a Marcella di Folcoultima modifica: 2010-09-08T19:43:11+02:00da paoloteruzzi
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