BOZZA DI UN CAPITOLO O COMMIATO AD UNA EQUIPE?

Sabato avremo modo di parlare di comunità. Mi capita ora fra le mani l’ abbozzo di un inizio di capitolo che mi era stato richiesto e che non ho mai concluso. E’ roba vecchia ma mantiene qualche sugo … 

              Abozzo di un capitolo o commiato ad una équipe

Mi chiamo Paolo Teruzzi, ho 54 anni e sono un educatore professionale. O meglio, sono stato e sono  un sacco di cose, tra le quali da circa 10 anni sono anche un educatore e da circa 8 anni coordino una comunità per malati psichiatrici. Per una serie di variazioni interne all’Ente in cui lavoro dovrò in qualche modo lasciare il mio ruolo attuale per dedicarmi ad un lavoro più strategico e di rete ma meno coinvolto nella gestione della comunità e delle sue relazioni. Sto vivendo l’evoluzione della comunità e del mio ruolo in essa con una notevole sofferenza e con degli agiti davvero patologici che sono fonte di forte disagio anche per i miei colleghi e per i miei ospiti  (o pazienti/utenti/chiamateli come preferite/per me, quando sono in forma, sono uomini, persone).

In una fase così difficile, sollecitato a scrivere, mi mancava davvero il coraggio di produrre alcunché. Mi sembrava di vendere fumo.

Poi, tutto ad un tratto, ho pensato che forse avrei potuto scrivere a partire proprio da questa situazione di crisi. Scrivere per sfogarmi, per prendere un po’ di distanza da me stesso e dal luogo che devo lasciare, per offrire ad altri un’esperienza viva da analizzare criticamente, per rivalutare quanto di buono qui abbiamo fatto (per non buttare il bambino con l’acqua sporca come si dice con orrenda metafora).

Di certo il tema del capitolo affidatomi (“I contesti dell’intervento sul disagio psichico. Equipes e gruppi di lavoro”) esigerebbe forse una trattazione più tecnico-scientifica. Ma si da il caso che in primo luogo io creda poco all’apporto tecnico – scientifico “erogato” da specialisti in setting separato. Credo alla gente competente, meglio se con una formazione diversificata, multiprofessionale,  che però si mette in gioco come persona, con viva e magari “poco professionale” partecipazione al gruppo e alla comunità, senza la pretesa che il proprio sapere sia superiore ad altri (anche non specialistici).

Sarebbe anche ora di mettere in discussione una serie di dogmi per cui della salute mentale debbano occuparsi solo i professionisti. Se la malattia mentale è anche una questione multifattoriale, fatta di esperienze infantili, aspettative genitoriali, relazioni e comunicazione, amalgama e idiosincrasie, immaginiamo quali metafore potrebbe indicarci un buon cuoco, esperto di salse in cui dolce e piccante, acidulo e salato si mescolano in modo armonico. O ancora, se la comunità come dicono gli esperti, è anche un campo magnetico, quanto ci potrebbe insegnare un fisico.

E se la comunità, come sostengo io, è un meccanismo che va oliato e manutenuto ci potrebbe aiutare un meccanico o un ciclista.

E poi la comunità è un organismo con una sorta di mente collettiva e da questo punto di vista ci potrebbe aiutare qualsiasi persona dotata di sensibilità e di esperienza.

 

 

 

 

 

                                                                      …  

BOZZA DI UN CAPITOLO O COMMIATO AD UNA EQUIPE?ultima modifica: 2009-10-31T19:28:00+01:00da paoloteruzzi
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