Canvas, maestri di nonviolenza

da http://temi.repubblica.it/limes/canvas-maestri-di-non-violenza/22102

Canvas, maestri di nonviolenza

di Adriano Remiddi

Le radici del Center for applied nonviolent action and strategies, l’organizzazione serba che ha aiutato gli egiziani del Movimento 6 aprile contro Mubarak. Il passato del movimento Otpor! contro Milosevic e l’attivismo dagli anni Novanta.

Leggi anche Regole per una rivoluzione non violenta, intervista a Srdja Popovic.


(Carta di Laura Canali tratta dalla fotogalleria delle carte di RepTV del 26 gennaio 2011. Clicca sulla carta per andare alla spiegazione)

Una rivoluzione non nasce dal nulla, c’è sempre una struttura dietro. Le rivoluzioni nel Magreb non fanno eccezione e oltre all’appoggio del dipartimento di Stato americano (rivelato da WikiLeaks) e ai discussi rapporti con l’esercito inglese, i movimenti rivoluzionari del nord Africa sono stati assistiti anche dai sempre più influenti attivisti serbi di Canvas, Center for applied nonviolent action and strategies. Per capire cosa è Canvas occorre però fare un passo indietro.


Nel 1998 un gruppo
di studenti universitari di Belgrado, attivi contro il governo repressivo di Slobodan Milosevic, fonda un movimento di protesta civile. Il gruppo si chiama Otpor! (resistenza) e acquista forma e consensi durante i bombardamenti Nato del 1999 in Yugoslavia, iniziando una campagna politica e mediatica contro il leader serbo tramite azioni dimostrative e non violente.

 

Rapidamente Otpor! è diventato il fulcro dell’opposizione filo-occidentale e ha giocato un ruolo primario nella caduta del dittatore jugoslavo. Il motto del movimento viene da Gandhi: «usa le armi non violente fino a rendere la battaglia non più necessaria» e la loro azione attinge a piene mani dagli studi di Gene Sharp, intellettuale americano e teorico della rivoluzione non violenta, autore, tra gli altri, di Dalla dittatura alla democrazia, vera guida su come deporre leader illiberali. Su queste basi gli attivisti di Otpor! costruiscono una lotta basata sull’ideologia della resistenza individuale nonviolenta che velocemente si radica nel paese e che, caduto Milosevic, continua la sua azione.


I giovani serbi, dopo l’uscita di scena del dittatore, non abbandonano infatti la nave. Il movimento raggiunge il suo apice di popolarità nel 2000 e tenta senza fortuna la trasformazione in partito politico autonomo alle elezioni del 2001 (dove raggiunge un inaspettato 1,65%). Poi si divide in due correnti principali: una entra nella coalizione di sinistra del Partito democratico di Djindic, un’altra inizia a lavorare a un progetto indipendente.


Nel 2002 nasce quindi la prima idea di “Centro per la resistenza non violenta”. Convinti che la loro sia una missione universale, i leader della nuova formazione mettono a disposizione le proprie competenze durante le cosiddette rivoluzioni colorate, quelle sviluppatesi in alcuni stati post-sovietici, come Ucraina e Georgia, ma anche Uzbekistan e Bielorussia. Le loro consulenze giocano un ruolo importante già nel 2003 nel Caucaso dove supportano la nascita di Kmara! (è troppo) movimento georgiano alla base della rivoluzione delle Rose che porta alla fine del governo di Shevarnadze; mentre nel 2004 in Ucraina aiutano la nascita di Pora! (è tempo) cellula della Rivoluzione arancione montata dopo i brogli elettorali di Yanukovich.


Nel 2011 Otpor! torna sulle cronache internazionali ma con una pelle diversa. Le esperienze maturate nei Balcani e nell’ex Unione Sovietica portano all’idea del Center for applied nonviolent action and strategies di Belgrado. Canvas appunto, un’istituzione non governativa che funge da network di consulenti internazionali che fornisce conoscenze teoriche e pratiche sui metodi di protesta non violenta.


In questi anni gli attivisti hanno prodotto un manuale dal titolo Lotta non violenta, 50 punti principali tradotto in sei lingue (anche farsi e arabo) che è disponibile gratuitamente sul loro sito ed è stato scaricato già in 20.000 copie. È stato perfino creato un popolarissimo corso di laurea in “Strategie e metodi di cambiamento sociale non violento” presso l’Università di Belgrado, nel quale insegnano anche professori americani e inglesi.


Ovviamente c’è più di qualche ombra dietro alla storia passata e recente di Otpor! come di Canvas. La seconda si definisce oggi «una fondazione educativa privata alla quale è proibito ricevere fondi da governi o da altre fondazioni» e i dirigenti dichiarano di fare affidamento su lasciti dei cittadini serbi fuggiti durante la diaspora.


L’ingerenza dei servizi americani (almeno) su Otpor! è però oggi di dominio pubblico. La storia è affascinante: Robert Helvey, un ex funzionario Cia in pensione contatta gli attivisti serbi nel 2000 e per conto dell’Istituto internazionale repubblicano di Washington li raduna presso l’Hotel Hilton di Budapest e li addestra sui metodi di combattimento nonviolento nei disordini di piazza. Il movimento funziona e così iniziano le donazioni, confermate ormai anche dagli ex leader della formazione serba.


I finanziamenti provenivano dalla Fondazione Adenauer, l’International renaissance foundation, l’Istituto democratico e repubblicano degli Usa, il National democratic institute di Madalene Albright, l’Open society institute del magnate Georges Soros e la celebre Freedom House, che ha regolarmente assunto due componenti di Otpor! come consulenti per i movimenti studenteschi in Ucraina e Bielorussia.


Oggi Canvas sta giocando un ruolo non marginale nelle rivolte del nord Africa. Per il responsabile del Centro Srdja Popovic, infatti, nessuna rivoluzione è come un’altra, ma esistono degli strumenti ai quali si può ricorrere efficacemente ovunque. 


Sono gli stessi ribelli africani a non farne un segreto. Sui gruppi Facebook o su Twitter gli egiziani raccontano di aver studiato i gruppi non violenti che si erano mobilitati in tutto il mondo, arrivando così all’esperienza di Otpor!. A rendere palese la congiunzione tra Canvas e 6 Aprile sta addirittura la scelta del pugno chiuso come logo, già utilizzato dai giovani serbi durante la rivoluzione in ex Yugoslavia.


Come fecero i giovani serbi con Milosevic, anche quelli egiziani sono riusciti nei loro intenti, portando Mubarak a lasciare il suo trono. Le rivoluzioni nel Medio Oriente però non sono finite e i ragazzi di 6 Aprile dichiarano di voler portare la loro esperienza ai Fratelli musulmani di Libia, Algeria, Marocco o dovunque questa possa servire. Ovviamente donazioni permettendo.


Leggi anche Regole per una rivoluzione non violenta, intervista a Srdja Popovic.

(1/04/2011)

Canvas, maestri di nonviolenzaultima modifica: 2011-04-04T09:29:22+02:00da paoloteruzzi
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