Perù: canzoni natalizie afro-peruviane

 

Perù: canzoni natalizie afro-peruviane

 
 
 

Il Natale, festività cristiana approdata in Perù con gli Spagnoli all’inizio del XVI secolo, con l’andare del tempo ha subito riadattamenti ad uso delle diverse comunità del paese. Tra queste, in particolare quella nera, giunta quasi contemporaneamente agli europei e fervente cristiana, ha escogitato il modo per includere nella ricorrenza tratti a lei peculiari quali l’abitudine di rappresentare le proprie esperienze nelle forme artistiche create appositamente per occasioni come questa.

 

LEGGI TUTTO QUI: http://it.globalvoicesonline.org/2011/12/peru-canzoni-natalizie-afro-peruviane/

 

 

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Brasile: la maggioranza della popolazione è di razza nera o mista

Brasile: in base al censimento, la maggioranza della popolazione è di razza nera o mista

 
 
 

Per la prima volta nella storia del Brazile, il censimento nazionale ha rivelato che la maggioranza della popolazione — il 50,7% su un totale di 190.732.694 cittadini — sarebbe di razza nera o mista. Dalcensimento del 2010 [pt, come i link successivi se non altrimenti specificato] si ricava inoltre che gran parte della popolazione nera, oltre a essere concentrata nel Nord e Nord-Est del Paese, possiede il più alto tasso di analfabetismo tra i maggiori di 15 anni (tra il 24,7% e il 27,1%).

L’indagine ha inoltre dimostrato che nel Paese sussiste tutt’oggi una marcata diseguaglianza in termini di reddito: le entrate degli strati sociali più benestanti sarebbero 42 volte quelle dei poveri. Metà della popolazione brasiliana sopravvive con meno di 375 Real al mese [circa 150 euro], meno del salario minimo (510 Real [circa 200 euro] all’epoca dell’indagine). Dei 16,2 milioni di persone che vivono in condizioni di estrema povertà (circa l’8,5% della popolazione) con un reddito di 70 Real [30 euro] al mese o meno, il 70,8% sono nere.

In sostanza, il salario medio dei brasiliani neri e di razza mista è di 2,4 volte minore rispetto a quello dei cittadini bianchi o di origine meriorientale. Inoltre, a causa delle difficili condizioni di vita, della violenza e della cattiva assistenza sanitaria, la vita stessa è molto più breve. Rese pubbliche alla vigilia della Giornata della Coscienza Nera [en], queste cifre destano preoccupazione rispetto alla situazione della popolazione nera in Brasile.

Foto di Jean Marconi, scattata a  Cavalcante (Goiás), pubblicata su Flickr su Licenza Creativa Commons (CC BY-NC-SA 2.0).
 
 
 
 
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Usa, una protesta intelligente contro le banche

Usa, una protesta intelligente contro le banche

 
 
 
Comincio io – amerikano- un altro mondo E TU [1] in che banca hai i tuoi risparmi?? Gia’ in altre aoccasioni abbiamo invitato a chiudere i conti correnti dalle Banche armate : Aggiornamento Banche Armate Banche.. Nucleari: sapete chi finanziate con i vostri risparmi? Quindi spero che chi legge questa mail abbia da tempo seguito la strada ora indicata anche dal movimento di protesta negli…

Brasile: Il movimento #OccupyBeloMonte viene cacciato dal cantiere

Brasile: Il movimento #OccupyBeloMonte viene cacciato dal cantiere

 
 
 

Per poche ore, il 27 ottobre, gli indigeni della regione del fiume Xingu hanno occupato il cantiere [pt, come gli altri link, eccetto ove diversamente segnalato] della costruzione della diga di Belo Monte prendendo ad esempio il movimento globale del 15 ottobre [it], in cui le strade sono state occupate per gridare contro la dominazione finanziaria, la corruzione e altre forme di coercizione capitalista.

Il movimento #OccupyBeloMonte

Il movimento Xingu Vivo spiega:

Cerca de 300 indígenas, pescadores e ribeirinhos da bacia do rio Xingu estão acampados pacificamente, desde a madrugada de hoje, no canteiro de obras de Belo Monte para exigir a paralisação das obras da usina hidrelétrica, em Altamira, no Pará.  A rodovia Transamazônica, na altura do quilômetro 50, também foi interditada. O protesto não tem prazo para terminar.

Un indigeno brandisce arco e frecce davanti al cantiere di Belo Monte. © Ivan Canabrava/ Illuminati filmes sul sito di Xingu Vivo (ripresa con licenza)

Un indigeno brandisce arco e frecce davanti al cantiere di Belo Monte. © Ivan Canabrava/ Illuminati filmes sul sito di Xingu Vivo (ripresa con licenza)

Quasi trecento indigeni, pescatori e abitanti della zona del fiume Xingu si sono pacificamente accampati, sin dall’alba, nel cantiere di Belo Monte per richiedere lo stop dei lavori della centrale elettrica di Altamira, stato di Pará. Anche il progetto per la costruzione dell’autostrada Transamazônica, lunga quasi cinquanta km, è stato bloccato [it]. La protesta non ha limiti di scadenza.

Sebbene l’intenzione del movimento #OccupyBeloMonte fosse quello di occupare la centrale -di proprietà della società Norte Energia-  a tempo indeterminato, in realtà la protesta durò fino al giorno seguente, come riporta il professor Sonia nel suo blog, Personal Escritor:

Foi expedida ordem judicial para que saíssem, mas houve resistência. A desocupação se deu hoje, 28 de outubro de 2011, através de policiais federais e de soldados da Força Nacional.

È stata emanata un’ingiunzione affinchè la zona venisse sgomberata, ma c’è stata resistenza. L’ordinanza è stata attuata il 28 ottobre scorso dalla polizia federale e dai soldati della Força Nacional [en].

Il blogger Walter Gandarella, nel suo blog Pare Belo Monte critica la società Norte Energia, che lui chiama Morte Energia (gioco di parole),  per aver portato avanti la costruzione della centrale senza aver prima consultato o rispettato la popolazione della zona:

Pois bem, dona Morte Ener­gia, vocês não sou­be­ram ouvir as comu­ni­da­des antes do iní­cio das obras, como manda a cons­ti­tui­ção e as leis para licen­ci­a­mento ambi­en­tal, mas se dizem estar fazendo a coisa certa. É mesmo? […]

Como quem não deve, não teme, e já que a Norte Ener­gia alega que ouviu todas as comu­ni­da­des que seriam afe­ta­das, qual o pro­blema em pro­var isto levando a público estes rela­tó­rios bem como as pro­vas docu­men­tais de cada reu­nião feita com as comu­ni­da­des?

OK, ‘Signora Morte Energia’, non sei stata in grado di consultare le comunità indigene prima che iniziassero i lavori, consultazione obbligatoria prevista dalla costituzione e dalle leggi sulle autorizzazioni in materia di ambiente, ma hai detto di aver fatto la cosa giusta, vero? […]

Dando per scontato che chi non deve nulla, non ha paura di niente e considerando che la Norte Energia afferma di aver consultato le comunità che sarebbero state colpite, ci sono problemi nel verificare ciò che dice la Norte Energia fornendo relazioni e prove documentarie di ogni incontro con le comunità?

Gli indigeni protestano davanti al cantiere. © Ivan Canabrava/ Illuminati filmes sul sito di Movimento Xingu Vivo (ripresa con licenza).

Gli indigeni protestano davanti al cantiere. © Ivan Canabrava/ Illuminati filmes sul sito di Movimento Xingu Vivo (ripresa con licenza).

Gandarella critica anche la stampa brasiliana per aver taciuto sull’occupazione, dicendo che altrimenti “le notizie avrebbero completamente destabilizzato il governo brasiliano, fermamente deciso a continuare la costruzione della centrale”:

Muita gente, sabendo o mínimo sobre este empre­en­di­mento, já é logo con­tra este absurdo, ima­gina então se a maior par­cela da popu­la­ção tomasse conhe­ci­mento? Real­mente seria uma tra­gé­dia para os pla­nos de “desen­vol­vi­mento sus­ten­tá­vel” do país.

Molti, conoscendo al minimo quest’iniziativa, immediatamente si sono schierati contro questa assurdità; potete immaginare se molta più gente ne fosse stata a conoscenza? Sarebbe stata una vera tragedia per i piani di “sviluppo sostenibile” del paese.

Lucas Morais, che scrive per Diário Liberdade, critica il governo per la sua intransigenza relativa alla costruzione della diga:

Mas, se o governo insiste na pauta dos Direitos Humanos, o que tem a dizer sobre os indígenas que ali têm suas terras tradicionais? E os ribeirinhos? E os mais de 300 mil habitantes da região que terão suas vidas afetadas diretamente? Será que Dilma Rousseff seguirá insistindo na pauta dos direitos humanos tendo em vista toda essa flagrante violência contra os povos originários e brasileiros?

Ma, se il governo insiste sulla questione dei diritti umani, cosa può dire degli indigeni che hanno le loro terre lì? E gli abitanti del fiume? E gli oltre trecentomila abitanti della regione che saranno direttamente colpiti? Può essere che Dilma Rousseff [presidente del Brasile] continuerà a insistere sulla questione dei diritti umani alla vista di tanta spudorata violenza nei confronti dei nativi e dei brasiliani?

Su Youtube, un video dell’utente Midialivre riporta immagini dell’occupazione del cantiere:

 

Separa

 

Nonostante numerose denunce [it] contro Belo Monte, lo scorso aprile il governo brasiliano è stato condannatodalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) dell’Organizzazione degli Stati Sudamericani (OAS), la quale aveva fatto pressioni al governo per iniziare un dialogo con gli indigeni e gli abitanti del fiume che sarebbero stati colpiti dalla costruzione della diga sia direttamente sia indirettamente.

Dopo aver rifiutato l’ordine della Commissione, il paese è stato ancora una volta citato in giudizio per dare spiegazioni e per negoziare con le popolazioni locali in un incontro fissato per il 26 ottobre scorso a Washington. Ancora una volta il Brasile si è rifiutato persino di inviare un rappresentante al dialogo con le organizzazioni a sostegno delle vittime, fatto che potrà condurre a una nuova condanna.

L’intervento della Força Nacional

Arrivo della polizia che sgombererà il cantiere. Foto di Movimento Xingu Vivo (CC BY 3.0)

Arrivo della polizia che sgombererà il cantiere. Foto di Movimento Xingu Vivo (CC BY 3.0)

I nativi dell’area di Xingu hanno inviato una lettera aperta in cui affermano che nonostante siano stati cacciati dal cantiere dalla cosidetta Força Nacional, continueranno a opporsi alla costruzione di Belo Monte.

Le reazioni su Twitter non si sono fatte attendere. Il blogger e traduttore Lucas Morais critica la decisione del governo di imporre la presenza permanente della Força Nacional nel cantiere,volta a evitate nuove “invasioni”:

@Luckaz: Belo Monte terá alojamento para abrigar Força Nacional http://is.gd/HXDnDw Que beleza de direitos humanos, hein?

@Luckaz: Belo Monte sarà attrezzata per ospitare la Força Nacional http://is.gd/HXDnDw Belli i diritti dell’Uomo, no?

Il poliziotto civile Caetano Pacheco dice che l’iniziativa è illegale, dato che “la Força Nacional non c’è nell’ Art. 144 della Costituzione federale”:

@cp_vader: A Força Nacional é uma excrescência ilegítima criada por decreto. Não tem legitimidade conferida pela Constituição para agir como polícia.

@cp_vader: La Força Nacional è un corpo di polizia illegittimo creato da una decreto. Non ha la legittimità conferita dalla Costituzione di attuare come polizia.

L’organizzazione Justiça Global (@justicaglobal) scrive su Twitter che l’autostrada Transamazônica è stata bloccata, e sempre su Twitter il blog collettivo Pare Belo Monte (@PareBeloMonte) scrive che ci sono ventuno gruppi indigeni coinvolti nell’occupazione e nella lotta contro Belo Monte, insieme a pescatori e contadini locali.

Il professor Idelber Avelar sottolinea che alcune persone che hanno mostrato solidarietà al movimento di occupazione mondiale, hanno criticato l’occupazione di Belo Monte:

@iavelar: Gente que apoiou #OccupyWallStreet agora repete argumento da polícia EUA p/desqualificar ocupação de Belo Monte. Coerência manda lembranças.

@iavelar: La gente che ha sostenuto il movimento #OccupyWallStreet ora sta rinnovando la richiesta della polizia statunitense di impedire l’occupazione di Belo Monte. “Coerenza, inviaci dei segnali”.

Nonostante si temessero episodi di violenza durante la notte dato che i gruppi indigeni erano circondati da una schiera di poliziotti in tenuta antisommossa, di poliziotti militari e della Força Nacional, lo sgombero è avvenuto in tutta tranquillità il giorno seguente.

È stato creato un gruppo su Facebook con lo scopo di aggiornare sull’occupazione e sulle prossime mosse della comunità indigena locale che, stando a un commento ampiamente condiviso da numerosi movimenti, ha promesso di resistere.

scritto da Raphael Tsavkko Garcia · tradotto da Stefania Danese · articolo originale [pt] · 

 

grazie

 

Perù: un progetto racconta le storie dei desaparecidos delle Ande

Perù: un progetto racconta le storie dei desaparecidos delle Ande

 
 
 

“Sì, in Perù si contano 15.000 desaparecidos. Sì, è una cifra impressionante. Ma per poter comprendere a fondo la tragedia delle sparizioni forzate è necessario andare oltre i numeri e concentrarsi sulla storia di ogni singola persona scomparsa valutando l’impatto che la loro mancanza ha avuto su ognuno dei loro familiari” spiega Catherine Binet [en, come gli altri link, tranne ove diversamente specificato] nel blog da lei curato per l’ONG statunitense The Advocacy Project. La riflessione sulla situazione delle vittime della guerra civile in Perù (1980 – 2000) e delle loro famiglie nasce a seguito della presentazione del progetto “No una, sino 15 mil voces” [en, es] (”Non una, ma 15 mila voci”) una serie di video-testimonianze raccolte e diffuse dal Gruppo Peruviano di Antropologia Forense (EPAF, es), un’organizzazione senza fini di lucro di Lima con cui l’autrice del post sta attualmente collaborando. Le video-testimonianze rappresentano un tentativo dell’EPAF di portare a conoscenza del grande pubblico le storie delle migliaia di persone scomparse durante la guerra civile, raccontate dalla voce dei loro famigliari, i quali attendono da anni che venga fatta giustizia, siano riconosciuti i loro diritti e venga detto loro dove si trovano le spoglie dei loro cari.

scritto da Silvia Viñas · tradotto da Katia Gerussi · articolo originale [en] · commenti (0) 
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Perú: preservare e diffondere la lingua Quechua anche grazie a Internet

Perú: preservare e diffondere la lingua Quechua anche grazie a Internet

 
 
 

Il quechua, o Runa Simi, è una delle lingue native del Perú, la cui diffusione risale probabilmente alla metà dell’anno 1000. Parlata da 8-10 milioni di persone, oggi rappresenta il ceppo linguistico più diffuso in Bolivia [it],Perú [it] e Ecuador [it] dopo le lingue indoeuropee [it] — secondo la versione spagnola di Wikipedia [es, come per tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato] , dove si trova anche questa definizione:

Hacia el siglo XV, el llamado quechua clásico se convirtió en una importante lengua vehicular delAntiguo Perú y fue adoptado como lengua oficial por el Estado incaico. Esta variante fue la lengua más importante empleada para la catequesis de los indígenas durante la colonia. A inicios delsiglo XX, el quechua sufrió un retroceso por el avance del español a través de la escolarización del medio rural.

Nel XV° secolo [it], il cosiddetto quechua classico divenne la più importante lingua francadell’antico Perú e venne adottato come lingua ufficiale [it] dallo Impero Incas [it]. Tale variante fu la lingua più importante usata per la catechesi degli indigeni durante la colonizzazione. All’inizio delXX°secolo [it], in seguito alla diffusione della scolarizzazione nelle campagne, il quechua venne soppiantato dallo spagnolo [it] .

"Il sentiero della volpe" in quechua. Foto ripresa da Flickr

 

La costituzione peruviana (articolo 48) la definisce lingua ufficiale nelle zone in cui predomina, che sono principalmente la zona della Sierra o le Ande peruviane, ma la sua influenza si nota anche rispetto al castigliano e a diverse lingue amazzoniche. Senza dubbio il termine quechua indica in realtà diversi dialetti: in Perú principalmente il cusqueño o pentavocálico, e l’ayacuchano o trivocálico, anche se le differenze non sono abissali , e non si tratta delle uniche variazioni esistenti. Nonostante si sia parlato della discriminazione esistente nell’uso del quechua, e del pericolo che scompaia, le opinioni al rispetto sono molto diverse.

Su internet il quechua è presente in diverse forme, tra cui la più famosa è probabilmente la versione di Google in quechua [qu]. Anche Wikipedia ha una pagina in quechua [qu], che è arrivata a ormai 16.631 articoli. Per quanto riguarda gli strumenti, la pagina web El quechua en internet ne offre di diversi e lo stesso vale per la lingua Runasimi. Nella pagina ¡Bienvenidos al Quechua! si possono trovare forum di dibattito sul quechua, registrazioni e link a altre pagine di interesse. Su Slideshare sono state caricate molte presentazioni su specifici aspetti della lingua quechua.

Per chi è interessato a imparare il quechua, la pagina Runasimi.org offre contenuti grammaticali e un dizionario online, mentre nella pagina Runasimi.net una commissione ha elencato una serie di studi per standardizzare il quechua. La pagina web Idioma quechua incentiva l’apprendimento della lingua e contiene una serie di registrazioni di racconti andini narrati in quechua. Esiste anche il corso di quechua di Yachay e quello dellaPUCP.

Ci sono poi rappresentanti della comunità quechua che hanno dato il loro contributo affinchè questa lingua permanga e si diffonda nel web. È il caso di Noemí Vizcardo, che con il suo blog bilingue Hablaquechua ormai dal 2005 sostiene al meglio la causa. L’autore di questo posto l’ha intervistata nel 2006 e questa la sua definizione del quechua:

El quechua para mi es connatural, es decir siempre estuvo presente desde que fui concebida, pues provengo de un pueblo bilingüe donde el común denominador es la comunicación oral en quechua, pese a que en mi casa mi padre prohibía que lo hablemos por el casi generalizado y errado concepto de la sociedad criolla de ese entonces, que era un lenguaje de los “indios”

[..] qualcosa di connaturale, che ha sempre fatto parte di me dal momento in cui sono stata concepita, dal momento che provengo da un villaggio bilingue dove il comune denominatore è la comunicazione orale in quechua, nonostante in casa nostra mio padre ci proibisse di parlarlo a causa del comune e sbagliato pregiudizio della società creola di allora per cui si trattava della lingua degli “indigeni”

Un altro esempio è il blog di Dina Vela Quechua nuestra lengua, dove viene anche affrontato il tema del sistema numerale:

Las investigaciones que se han realizado sobre los números en quechua nos muestran que en el Antiguo Perú, los incas usaban el sistema decimal. Esto se ha podido determinar gracias a la interpretación de los quipus, los cuales están organizados de tal forma que los nudos nos muestran de acuerdo a su ubicación la representación de las unidades, decenas, centenas, etc. […] acercarnos a los números en quechua nos permite dar una mirada a nuestra historia y revalorar la importancia del runasimi. En este link, podremos apreciar un vídeo de una clase sobre los números básicos, con un alumno de 7 años que está aprendiendo el quechua cuzqueño, sujeto a las normas de la Academia Mayor de la Lengua Quechua.

Le ricerche fatte sui numeri usati in quechua ci mostrano che nell’antico Perù, gli inca usavano il sistema decimale. È stato possibile determinare questo elemento grazie all’interpretazione dei quipus, che sono organizzati in modo tale che i nodi, a seconda della loro collocazione, rappresentino le unità, le decine, le centinaia etc. […] avvicinarsi ai numeri usati in quechua ci permette di capire la nostra storia e ridare importanza al runasimi. In questo video, è stata ripresa una lezione sui numeri elementari, in cui un alunno di 7 anni, sta imparando la lingua quechua parlata a Cuzco e soggetta alle regole dell’ Academia Mayor de la Lengua Quechua.

Nancy Ayala ha invece creato un blog che fa parte della network mediatico RPP — Tukuy niraq willakuykuna[qu] — da cui proviene questo breve estratto:

A modo de comentario podemos mencionar que una de las características de este bello y dulce idioma es su carácter aglutinante, porque une o abraza dos o más palabras del Español utilizando sufijos, esto quiere decir que una oración de varias palabras en Español se puede expresar en una sola palabra, por ejemplo, la oración te quiero mucho se aglutina en la palabra quechua kuyakuykim.

Ci sembra imporrtante far presente che una delle caratteristiche di questa bella e dolce lingua, è il suo carattere aggregante che permette di tradurre due o più parole in spagnolo in una sola ricorrendo a suffissi. Questo significa che una frase in spagnolo composta da più vocaboli in quechua si può tradurre con un’unica parola, ad esempio: la frase ti amo tanto in quechua si traduce kuyakuykim.

Il blog Allillanchu di Lorena Chauca, con uno scopo più didattico fa notare la presenza quotidiana del quechua nelle conversazioni dei peruviani:

los peruanos usamos más palabras en quechua de las que creemos. Y es que “cancha” proviene de la palabra quechua “Kancha”, que significa patio, corralón o solar. “Chiripa” quiere decir casualidad o azar en quechua. La expresión “pucho” viene de “puchu”, que en quechua significa residuo o sobrante. El nombre de la lotería más conocida del Perú, la “T’inka”, significa juego. Al gato se le conoce como “michi” y la palabra “yapa”, que es de uso popular entre los peruanos, significa aumento.

noi peruviani usiamo più termini in quechua di quanto pensiamo. Ad esempio “cancha” proviene dalla parola quechua “Kancha”, che significa cortile, patio. “Chiripa” vuole dire casualità o fato in quechua. La parola “pucho” deriva da “puchu”, che in quechua significa resto o ciò che resta. Il nome della lotteria più famosa del Perú, la “T’inka”, significa gioco. Il gatto viene chiamato comunemente “michi” e la parola “yapa”, molto usata dai peruviani, significa aumento.

Altri esempio di blog in quechua sono: Runasimillapi [qu], Runasimi ñawpa willanaRunasimi (Quechua) [qu],runasimi qallarisun [qu]. Esistono anche gruppi e pagine in Facebook, come Admiradores del idioma quechua (Runasimi) o Runa Simi Raymi Suyu. E in Twitter esiste @hablemosquechua che illustra periodicamente la corretta pronuncia di vari termini in runa simi.

È importante anche menzionare Runasimipi.org, la pagina web di un gruppo che sta cercando di realizzare un software in quechua. Nel loro manifesto dichiarano:

Hoy en día, muchos piensan que el runasimi es sólo una lengua de nuestros antepasados y sólo sirve para cosas del pasado. Muchos niños en la ciudad tienen vergüenza de hablar en quechua con sus amigos. Se dice que el quechua no sirve para las cosas «chéveres», especialmente con las cosas de modernidad y de tecnología. Frente a ello, declaramos que el runasimi es una lengua rica que puede utilizarse en todos los contextos, inclusive en la tecnología. El runasimi no sólo representa un gran acervo cultural y lingüístico, es también una lengua viva y necesaria para el futuro andino. Pero, queremos que todos valoren esta lengua no sólo como la lengua “de los Inkas”, también como la lengua de hoy que es muy adaptable y de expresión rica.

Oggi molti pensano che il runasimi sia semplicemente una delle lingue dei nostri antenati e che serva solo per riferirsi a cose del passato. Molti bambini in città si vergognano di parlare in quechua con i loro amici. Il pregiudizio è che il quechua non si possa usare per riferirsi alle cose «di moda», specialmente se si tratta di concetti o oggetti moderni e tecnologici. Secondo noi il runasimi invece è una lingua ricca che si adatta a ogni contesto, incluso quello tecnologico. Il runasimi rappresenta un grande universo culturale e linguistico ed allo stesso tempo è una lingua viva e necessaria per il progresso della cultura andina. Vorremmo che tutti considerassero questa lingua non solo come la lingua degli “Inca”, ma anche come una lingua contemporanea, che offre la possibilità di adattarsi a nuovi contesti e che conia nuove espressioni.

Il quechua, o Runa Simi, è una lingua viva e in costante evoluzione, che costituisce una delle eredità delle culture indigene millenarie e che sta ricorrendo a internet per poter continuare a diffondersi nel XXI° secolo. È una lingua che si avvale di mezzi e strumenti di ogni tipo, anche non peruviani, per affascinare e interessare con il suo suono e le sue immagini un numero sempre maggiore di persone. Un esempio sono questi due video musicali.

Questo post è già apparso su Globalizado, il blog personale di Juan Arellano.

Ricordare l’11 settembre con Salvador Allende e Ken Loach

Ricordare l’11 settembre con Salvador Allende e Ken Loach

 
 
 
Quell’”altro” undici settembre, quello di trentotto anni fa, durante l’assedio e la successiva presa del Palacio de La Moneda da parte delle forze del generale Pinochet, il presidente cileno Salvador Allende decise di uccidersi piuttosto che arrendersi. “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che […]

Messico: cittadinanza, emigrazione e violenza

Messico: cittadinanza, emigrazione e violenza

 
 
 

In questo riassunto del “Festival dei blog: Messico – Cittadinanza, violenza e blog” [es, come tutti i link tranne ove diversamente segnalato], presentiamo i post che vi hanno partecipato dando forma, in diversi modi, all’idea del legame strettissimo che unisce Stati Uniti e Messico in relazione agli aspetti che contribuiscono ad alimentare la violenza. E’ noto a tutti che gli Stati Uniti hanno rappresentato un modello a livello mondiale, e che il loro modo di pensare ha finito per influenzare la vita di tutto il resto del mondo; per ciò che riguarda il tema della violenza, sono in molti a mettere in relazione i fatti dell’11 settembre con un cambio nell’atteggiamento dei vari Paesi di fronte alla lotta contro il narcotraffico, e in materia di ordine pubblico in generale. Prima di allora, la priorità era quella di affrontare i responsabili della violenza; dopo l’11 settembre, invece, è diventata cosa frequente la filosofia del “girarci intorno”. In breve, se si vuole parlare della relazione tra Stati Uniti e Messico, bisogna tenere presente che questi due Paesi condividono la frontiera, e che pochi Paesi sono così geograficamente vicini allo stile di vita nordamericano come il Messico.

Los migrantes también estamos hasta la madre; del usuario de Flickr Brenmorado http://www.flickr.com/photos/brenmorado/5660322502/ usada bajo licencia Atribución-NoComercial-CompartirIgual 2.0 Genérica (CC BY-NC-SA 2.0).

“Anche noi immigrati siamo stufi marci”, foto su Flickr di Brenmorado (CC BY-NC-SA 2.0).

Gli Stati Uniti e la violenza in Messico

Si parla tanto di chi emigra, di quei messicani che vanno negli Stati Uniti in cerca di opportunità e in fuga dalla violenza, ma allo stesso modo gli Stati Uniti mettono piede in Messico; loro però, ci vanno per fare la guerra. E’ proprio questo aspetto a far riflettere [en] Jeanne M Dorado de Lapuff, che pone anche delle domande:

No. Mi incuriosisce il modo in cui, dalla morte di Osama Bin Laden, gli Stati Uniti hanno posato il loro sguardo attento sui loro vicini a sud del Rio Grande. Ciò che è davvero necessario fare è fermare questa violenza insensata che, grazie all’ultima guerra in voga, quella contro la droga, insanguina ormai quotidianamente il Messico. Cosa intendono fare gli Stati Uniti, nelle vesti di una Gestapo globale che si preoccupa di proteggere i valori della gente perbene, per fermare questo amico-nemico? […] La “guerra contro la droga” suona bene, evoca l’idea di una battaglia moralmente giusta da intraprendere; è così che funziona anche per tutte le altre guerre in cui gli USA sono attualmente coinvolti, perchè è così che si fa per rendere il boccone più facile da digerire. Ma contro chi stiamo combattendo esattamente? E perchè stanno morendo così tanti messicani?

Questa presenza statunitense, comunque, non è solo fisica; Katitza Rodríguez, della Electronic Frontier Foundationanalizza [en] i piani con cui il governo nordamericano mira ad attuare un monitoraggio permanente sulle fonti pubbliche in rete, e che il quotidiano messicano El Milenio ha portato alla luce:

Il documento, ottenuto da El Milenio attraverso la legge di libera informazione statunitense [it], rivela che il Centro Nazionale Operativo (NOC) della OPC ha in previsione di dare il via ad un monitoraggio sistematico dei dati pubblicamente disponibili in rete, incluse “le informazioni pubblicate da utenti individuali” sui vari social media. […] Il rapporto [en] del NOC, […] rivela che il suo team di estrazione di dati sta raccogliendo, memorizzando, analizzando e condividendo informazioni in rete “de-identificate”, le cui fonti sono “membri della sfera pubblica… i primi a rispondere, la stampa, i volontari, e altri ancora”, che forniscono informazioni pubblicamente disponibili online. Per mettere insieme tali informazioni, il NOC monitora chiavi di ricerca come “Nazioni Unite”, “applicazione della legge”, “antrace”, “Messico”, “Calderón”, “Colombia”, “marijuana”, “guerra contro la droga”, “immigrati illegali”, “Yemen”, “pirati”, “tsunami”, “terremoto”, “aeroporto”, “body scanner”, “hacker”, “DDOS”, “sicurezza informatica”, “2600″ e “social media”.

Yalí Noriega Curtis, di Reflexiones de una RItadice la sua [en] anche sulla presenza degli Stati Uniti nella cosiddetta “guerra della droga”; analizzando inoltre le possibili soluzioni a questo conflitto, e il ruolo che la cittadinanza potrebbe giocare a tal fine, ella aggiunge:

L’ultima considerazione da fare è un invito a ricordare gli interessi degli Stati Uniti d’America, il nostro vicino settentrionale: gli USA rappresentano uno dei più grandi mercati per gli spacciatori messicani e sudamericani, il che favorisce senza dubbio la produzione e il trasporto della droga in tutto il Paese. Questa situazione, già pesante, si aggrava considerando il traffico d’armi che, partendo dagli Stati Uniti, dilaga in terra messicana, fornendo ai cartelli della droga tutte le armi di cui essi necessitano per continuare quella lotta che li vede contrapposti non solo al governo federale, ma anche gli uni contro gli altri. Nessuna soluzione a lungo termine a questo conflitto dilagante sul suolo messicano sarà efficace, a meno che non affronti queste due questioni che, sfortunatamente, paiono non rappresentare una priorità per il governo nordamericano.

I punti ancora caldi della rivoluzione boliviana

I punti ancora caldi della rivoluzione boliviana

 
 
 
America Latina Un analisi del vicepresidente Boliviano sullo stato della rivoluzione in corso… Ciao Fabio Da Il Manifesto COMMENTO di Alvaro Garci’a Linera * L’ANALISI I punti ancora caldi della rivoluzione boliviana Dal 2000, anno delle prime mobilitazioni sociali di massa che denunciavano la privatizzazione dell’acqua, al 2009, data della rielezione alla Presidenza…

America latina, bambini lavoratori si incontrano

 

 
 

Si ritroveranno per discutere della loro condizione, i programmi in atto e le loro proposte, le sfide del presente e i progetti per il futuro e parleranno di economia solidale. Sono i bambini lavoratori di nove Paesi latino-americani che si incontrano in Venezuela dal 1 al 7 settembre per l’VIII meeting continentale dei Ninos trabajadores

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grazie