Cambiare la #cooperazione: le proposte delle ong

Cambiare la cooperazione: le proposte delle ong

 
 
 
Nell’incontro con il ministro Riccardi, l’Associazione delle organizzazioni non governative ha chiesto più risorse, l’avvio di un’effettiva riforma, l’apertura di un tavolo di coordinamento.

Immigrazione. Mons. Paglia: “Politica sulla cooperazione è agonizzante”

Immigrazione. Mons. Paglia: “Politica sulla cooperazione è agonizzante”

 
 
 
”L’Italia ha bisogno di immigrati se intendiamo rimanere ancora domani il Paese che siamo” Leggi tutto… (http://www.stranieriinitalia.it/attualita-immigrazione._mons._paglia_politica_sulla_cooperazione_e_agonizzante_14055.html)
 
 
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Le politiche Ue? Contrarie alla cooperazione allo sviluppo

Le politiche Ue? Contrarie alla cooperazione allo sviluppo

 
 
 

Bruxelles – Ieri la piattaforma delle organizzazioni non governative europee, Concord, ha presentato a Bruxelles un rapporto (che puoi scaricare qui) sulla coerenza delle politiche portate avanti dall’Unione Europea a favore dello sviluppo (Policy Coherence for Development, PCD). Sfiorando la totale bocciatura, il rapporto mette in evidenza le gravi lacune della strategia adottata nel 2005 dalla Commissione europea (in foto il presidente Barroso) per “creare delle sinergie tra politiche che non riguardano direttamente la cooperazione allo sviluppo, ma che hanno un’incidenza evidente sui paesi in via di sviluppo”.

“A sei anni di distanza dall’adozione del PCD, le politiche europee rimangono in gran parte incoerenti con lo sviluppo economico e sociale” dei paesi poveri, “contribuendo così a minare il buon lavoro effettuato in tema di aiuti allo sviluppo” ha dichiarato Laura Sullivan, responsabile della sezione “Campagne e politiche europee” presso ActionAid International.

Un dato sintetizza il fallimento annunciato da Concord. “Dei 164 studi d’impatto realizzati dalla Commissione europea tra il 2009 e il 2011 per l’elaborazione di nuove politiche europee, “soltanto sette si sono rivelati attenti alle incidenze sui paesi in via di sviluppo, quando almeno 77 studi riguardavano politiche che avrebbero avuto un impatto su questi paesi” si legge nel rapporto.

Violazione dell’articolo 208 del Trattato di Lisbona

L’incoerenza delle istituzioni Ue viola l’articolo 208 del Trattato di Lisbona (entrato in vigore dal 1 dicembre 2009), in base al quale “l’obiettivo principale della politica dell’Unione” in tema di cooperazione allo sviluppo “è la riduzione e, a termine, l’eliminazione della povertà”. Soprattutto, “l’Unione tiene conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell’attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo”.

In altre parole, chi all’interno delle istituzioni Ue (ovvero Commissione, Consiglio e Parlamento) è incaricato di elaborare legislazioni europee su settori quali l’agricoltura, l’energia o i consumi, deve farlo senza mettere a rischio lo sviluppo dei paesi poveri. Per capire se le politiche europee sono coerenti, Concord ha preso in esame quattro tematiche: la sicurezza alimentare, le risorse naturali, la sicurezza e le migrazioni.

Sul fronte agricolo, il rapporto cita l’esempio degli aiuti all’esportazione di latte targato Ue, in piena ripresa dal 2009 per colpa della crisi in cui è sprofondato il settore in Europa. “Nel 2010, questi aiuti hanno provocato un boom delle esportazioni di latte in polvere europeo verso l’Africa sub-sahariana pari al 62%” rivela Laust Gregersen di Concord Danimarca.

Riforma della Pac: l’appello del Parlamento europeo ignorato

Peggio. La richiesta effettuata nel giugno scorso dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla riforma della Politica agricola comune (Pac) per il periodo 2014-2020 “è stata totalmente ignorata nel progetto di riforma presentato nell’ottobre scorso dalla Commissione europea”. In giugno, il Parlamento europeo aveva adottato unarisoluzione in cui chiedeva all’Ue di garantire “la coerenza tra la Politica agricola comune e le sue politiche commerciali e di sviluppo”, esortando “l’Unione a prestare attenzione alla situazione nei paesi in via di sviluppo e a non metterne a repentaglio la capacità di produzione alimentare, la sicurezza alimentare a lungo termine e la capacità delle loro popolazioni di provvedere alla propria alimentazione, nel rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo”.

Sul versante energetico le cose non vanno certo meglio. Concord denuncia ad sempio le conseguenze dell’obiettivo fissato dalla Commissione europea nel 2008 per cui da qui al 2020 in ogni Stato membro l’energia consumata nel settore dei trasporti deve provenire per almeno il 10% da energie rinnovabili. “Questo target incoraggia le imprese europee specializzate nei biocarburanti ad acquistare terre arabili in Africa”.

I danni dei bio-carburanti: il caso di Nuove Iniziative Industriali Srl

Il rapporto cita il caso di una compagnia italiana – Nuove Iniziative Industriali Srl – che minaccia la foresta del Dakatcha, una regione ricca di biodiversità situata nel sudest del Kenya e dove vivono 20.000 piccoli contadini indigeni delle etnie Giriama e Watha che coltivano manioca e mais.

Secondo un’inchiesta pubblicata da ActionAid nel maggio 2011, Nuove Iniziative Industriali srl aveva chiesto alle autorità keniote il permesso di trasformare 50mila ettari di terreno in piantagioni di  jatropha, i cui semi sono ricchi di un olio che può essere impiegato per fabbricare bio-diesel.

In cambio l’azienda milanese si era impegnata a migliorare le infrastrutture locali attraverso la costruzione di una scuola, di una strada e di una clinica. Tutte promesse che non comparivano nell’accordo siglato con le autorità keniote. Non solo. I contadini non sono mai stati coinvolti nei negoziati.

La conquista delle terre arabili è tanto più sensibile che le importazioni nette di cibo da parte dell’Ue richiedono all’incirca  35 milioni di terre arabili extraeuropei, “cioè l’equivalente della superficie della Germania” rivela il rapporto.

 

da vita online

Egitto: usare Twitter per migliorare la vita in una baraccopoli del Cairo

Egitto: usare Twitter per migliorare la vita in una baraccopoli del Cairo

 
 
 

Consapevole del ruolo fondamentale giocato dai social media durante la rivoluzione in Egitto, il blogger Mahmoud Salem [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato], attivo anche su Twitter (@SandMonkey), ha deciso di collaborare con un’organizzazione non-profit locale, sfruttando le potenzialità di Twitter per una raccolta fondi destinata a fornire i servizi di base in uno dei quartieri poveri del Cairo.

Ezbet Khairallah, dove vivono quasi 650.000 persone, è una delle più grandi baraccopoli egiziane. La zona si è estesa senza pianificazione in un’area di circa 12 kilometri quadrati, su un altopiano montuoso situato a sud del Cairo. Nonostante Ezbet Khairallah si trovi all’interno dei confini municipali della capitale, mancano i più essenziali servizi. Non solo manca la rete fognaria e non viene raccolta l’immondizia; l’educazione è inadeguata e i servizi sanitari e sociali scarseggiano. Non c’è quindi da stupirsi se questo quartiere densamente popolato sia considerato terreno fertile per delinquenza e problemi sociali.

Visita in una scuola materna a Ezbet Khairallah, al Cairo. Foto fatta da @pakinamamer il 30 luglio 2011.

Visita in una scuola materna a Ezbet Khairallah, al Cairo. Foto di @pakinamamer (30/07/2011)

Foto di una strada di Ezbet Khairallah.

Foto di una strada di Ezbet Khairallah, fatta da @pakinamamer su Yfrog

Per aiutare a migliorare la qualità della vita a Ezbet Khairallah, l’organizzazione Khair Wa Baraka (Peace and Plenty), fondata nel 2004, ha iniziato a lavorare su dei programmi educativi, sanitari e ambientali dopo che una ricerca condotta dall’organizzazione stessa aveva dimostrato che il più grande problema degli abitanti era lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, in particolar modo le acque di scarico. L’organizzazione mette a disposizione anche delle cliniche mobili e dei centri scolastici pilota.

Grazie al sostegno della comunità di Twitter, Peace and Plenty e Mahmoud Salem hanno raccolto 2 milioni di lire egiziane (più di 330.000 dollari USA), facendo inoltre conoscere agli egiziani la situazione di questa comunità. Salem ha chiamato la sua iniziativa “tweetback” (@tweetbackevent), e si è fatto sostenere dal capitale sociale di 20 utenti Twitter di particolare successo, che messi assieme contano circa 250.000 abbonati. In cambio delle donazioni, faranno pubblicità in favore dei donatori tra i propri abbonati. Hanno anche sparso la voce sull’iniziativa e spiegato alla gente come poter dare una mano.

Twittando dalla serata Tweetback.

Twittando dalla serata Tweetback. Foto di Rania Helmy, co-organizzatrice.

Il 16 luglio 2011, Peace and Plenty ha poi organizzato una raccolta fondi all’Hotel Marriot del Cairo, dov’è stato annunciata la raccolta di 1.349.000 lire egiziane (226.600 dollari USA).

Gli utenti Twitter che partecipavano alla serata hanno tenuto aggiornata in tempo reale la relativa pagina dell’evento, rendendo pubblici i donatori e l’ammontare delle donazioni; tra questi, un’azienda di distribuzione di bibite, un operatore telefonico e quanti hanno preferito mantenere l’anonimato. Inoltre, è strato messo a disposizione un numero telefonico speciale per donare 3 lire egiziane (0,50 dollari USA), e Twitter è servito per diffondere anche questa informazione.

Gli organizzatori di Tweetback ritengono che si tratti solo del primo passo e, come ha scritto Salem sul suo blog: “Altre iniziative di questo tipo avranno luogo se sostenete questa, che è la prima, e che, per momento in cui arriva e per il suo carattere innovativo, ha disperatamente bisogno del vostro sostegno.” Peace and Plenty ha definito Ezbet Khairallah il prototipo della “comunità non pianificata che necessita di svilupparsi”. Forse vedremo presto nuove iniziative analoghe per contribuire al miglioramento della vita in altre baraccopoli.

IN RICORDO DI VITTORIO ARRIGONI (VIK)

La Rivista “Tempi di Fraternità”, donne e uomini in ricerca e confronto comunitario per la Pace.

“Tempi di Fraternità” per la Pace

La Rivista “Tempi di Fraternità”, donne e uomini in ricerca e confronto comunitario, diretta da Davide Pelanda e giunta al 40° anno di edizione, propone gli interventi di Laura Tussi, Giancarla Codrignani, Brunetto Salvarani, Giovanni Sarubbi, Gianfranco Monaca, Luciano Jolly, Mario Arnoldi e molti altri…
 

http://www.tempidifraternita.it/public/articoli/PHP20110706.htm

Tempi di Fraternità è molto più di una Rivista.

E’ un luogo di accoglienza, punto di riferimento, realtà molteplice di incontri e confronti, dialoghi, rapporti e progetti, tra persone che credono nella laicità e nella parità tra donne e uomini, tra simili e diversi, tra liberi e schiavi, alla luce delle fedi e religioni di ogni tempo e ogni spazio, intese come dialogo costante di ricerca interiore, relazionale, esistenziale, con la capacità di relativizzare le verità, oltre le ortodossie e le appartenenze, oltre i vincoli dogmatici e le pretese salvifiche e identitarie di tutte le chiese.

Tempi di Fraternità propone tematiche sociali e culturali, in lotte civili di verità, giustizia e libertà, sul fronte dell’accoglienza solidale, del dibattito politico, contro ogni discriminazione, per la tutela dei diritti degli altri, degli oppressi, dei più deboli, degli emarginati, dei diversi, di tutti gli ultimi della terra, di cui tutti siamo parte nell’attualità del presente, nella prospettiva del futuro e nella memoria del passato, dove noi, donne e uomini, siamo in continua ricerca e in costante confronto comunitario.

Laura Tussi 

http://www.tempidifraternita.it/public/articoli/PHP20110706.htm

 

IN RICORDO DI VITTORIO ARRIGONI (VIK)

 Di Laura Tussi

 “Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini ad una stessa famiglia che è la famiglia umana”

Vittorio Arrigoni da Gaza

 I funerali di Vittorio Arrigoni, attivista pacifista, militante acceso, schierato a favore del popolo palestinese, si sono svolti alla presenza di migliaia di persone, numerose autorità e movimenti attivi per la Pace, per la Resistenza Nonviolenta, nell’impegno antifascista contro tutti i poteri e contro le conseguenti ingiustizie sociali che ledono i diritti umani imprescindibili e universali.

L’uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza segue l’assassinio del pacifista pro palestinese Juliano Mer Khamis in Cisgiordania. Tutto il mondo ha condannato l’uccisione di entrambi. Tutti siamo toccati dal dolore della perdita di Vittorio, nel ricordo della sua voce profonda e piena di sorriso e di umorismo. Un uomo dedito alla Resistenza Nonviolenta, per rivendicare il diritto alla vita dei più deboli, assassinato in maniera disumana e brutale. Juliano e Vittorio erano rispettati ed apprezzati entrambi per il loro impegno militante e creativo. Juliano per ispirare una nuova generazione di attori e scrittori a Jenin e per la sua filmografia sulla vita sotto l’occupazione. Vittorio per i suoi apprezzati scritti e per le trasmissioni sulle sofferenze dei palestinesi a Gaza. Vittorio era impegnato nella ricostruzione del clima di resistenza Nonviolenta, denominato ISM, International Solidarity Movement, contro l’embargo, per portare solidarietà, giustizia, pace, fratellanza e libertà ad un popolo oppresso, attraverso la semplice parola e la personale testimonianza sulla violenza razzista e sull’ideologia colonialista.

Due vite dedite ai più deboli, agli ultimi, agli emarginati, agli oppressi. Due esistenze che portano un esempio, un credo profondo nel significato ultimo, sovversivo ed eversivo della creatività rivoluzionaria, dell’umorismo dissacrante, del cambiamento costruttivo anche nelle situazioni più atroci, dove il lume della ragione, dell’ingegno, dell’estro creativo, dell’impegno militante si oppongono alla barbarie distruttrice, all’annientamento umano, al baratro dell’oppressione, all’oscurantismo nazionalista che ottenebra la spinta vitale di persone come Vittorio e Juliano sempre in prima linea sul fronte dell’aiuto solidale, del dibattito leale nel denunciare la verità e la realtà più atroce, nel sostegno degli altri e attivi nell’impegno morale e solerte per la costruzione di una umanità di pace.

Vittorio, amico, attivista della solidarietà è stato ucciso, dedicando la sua esistenza all’opposizione al fascismo e al potere. Non dobbiamo permettere agli assolutismi infami di riuscire nelle loro tattiche terroristiche. Infatti dire la verità nell’epoca dell’inganno e della menzogna è un atto rivoluzionario. È certo difficile non avvertire qualcosa di minuziosamente atroce, di perversamente studiato e abissalmente malvagio nell’omicidio di questo giovane attivista. Tutti ci chiediamo chi sia stato il carnefice. Un gruppo operativo più totalitario di Hamas? i servizi segreti organizzati da Israele e dal mondo arabo conservatore? Sono domande a cui non abbiamo ancora risposta e che solo il corso della storia potrà rivelare al mondo. Non dobbiamo dimenticare che siamo ancora gli acerrimi fautori di conflitti in Afghanistan e in Libia. Il nostro occidente, il nostro Paese, armano dittatori, golpisti, mafie e perseguitano e fanno morire i migranti vittime delle guerre. Questi tragici avvenimenti devono essere posti in primo piano quando si ricordano le vittime della Nonviolenza e del pacifismo, senza strumentalizzare il conflitto israelo-palestinese, innescato in realtà dall’Europa prima attraverso la crudeltà efferata della Shoah e poi con la costituzione dello Stato di Israele. “Restiamo umani” non deve scadere nella retorica vacua e ripetitiva dello slogan. È il motto di un impegno a riconoscere e soccorrere gli ultimi da tutti i mali e tutte le ingiustizie sociali. Arrigoni è protagonista di un concreto, collettivo, universale attivismo,un ideale per la pace che riscatterà l’umanità intera, nel rivendicare vita, dignità e diritti, nel significato ultimo del comandamento biblico “tu non uccidere”, perché solo la Nonviolenza può salvare il mondo. Laura Tussi

Laura Tussi, Istituto Comprensivo, Via Prati – Desio (Monza e Brianza)

http://www.peacelink.it/pace/a/34335.html

http://www.tempidifraternita.it/public/articoli/PHP20110706.htm

 

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