bambino oggi…uomo domani

 

http://www.bambinooggiuomodomani.org/index.php?option=com_contact&view=category&Itemid=3

 

Rendere più positive le relazioni

adulto-bambino e interpersonali


i bambini imitano…

 

…esprimere o non esprimere i propri bisogni, le proprie difficoltà?

Ci sono persone che scelgono di non esprimere i loro bisogni, le loro divergenze, le loro emozioni e preferiscono non discutere, specialmente davanti ai bambini, i quali potrebbero crescere con l’idea che parlare sia pericoloso.

Altre invece, esprimono fin troppo le loro emozioni in particolare quando sono arrabbiati, senza tenere conto della presenza dei bambini, i quali potrebbero sentirsi trascurati.

A volte accade che alcuni genitori ripetano, inconsapevolmente o meno, con i figli gli stessi insegnamenti che hanno imparato dai loro genitori, anche se si sono ripromessi di non farlo…Perché accade?

La spiegazione si può considerare scientifica: il nostro cervello è come se fosse composto da due parti, una cosciente, consapevole che ragiona e sceglie come agire e l’altra inconsapevole che invece decide con rapidità a livello intuitivo.

Proprio questa parte è quella che gestisce l’emotività e la capacità di costruire relazioni, in essa si stratifica il significato che abbiamo dato alle esperienze che abbiamo avute a partire dalla nascita.  E’ durante la primissima infanzia infatti che che si sviluppano le modalità con cui entreremo in contatto con gli amici, il partner, i colleghi di lavoro.

C’è da considerare anche che l’aggressività è un fenomeno complesso che dipende da molti fattori di cui alcuni innati legati alla sopravvivenza della specie, quali il bisogno di nutrirsi e quello di procreare.

Per esempio il neonato solo attraverso l’intensità/aggressività del pianto comunica i suoi bisogni primari di nutrimento, di accudimento, di affetto. La mamma più brava e più sollecita, per  soddisfare i bisogni del suo piccolo impiegherà un certo lasso di tempo che pure se è brevissimo può generare ansia e apprensione. Ciascun neonato da parte sua, reagirà in un modo diverso e dovrà elaborare le sue prime esperienze nel campo delle relazioni e come gestire le frustrazioni.

Il tema richiederebbe argomentazioni ben più lunghe, possiamo citare per chi desidera approfondire Bolwby, Winnicott, Lowen, Rogers, Klein,…che hanno rilevato che a partire dalla prima e delicata fase della vita ‘il latte, le coccole e l’educazione’ rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo della personalità e della capacità di relazionarsi con gli altri.

Concorrono dunque, a formare la personalità di un individuo il carattere, l’ambiente in cui vive e l’esperienza che fa.

Tra le componenti della personalità una importante è l’influenza dei genitori, il loro “saper essere” e il loro sapere essere insieme accanto ai figli in un’atmosfera di intimità e autenticità.

Intimità…dialogo costruttivo…più possibilità di scelta

I bambini imitano i loro genitori, se non li percepiscono come un punto di riferimento stabile e sicuro, si disorientano e cercano la loro attenzione mettendo in campo varie forme di disagio e meno si sentono ascoltati più la manifestazione del disagio diventa complessa e pericolosa.

Che fare dunque?

Bambino Oggi…Uomo Domani vuole favorire il dialogo famiglia-scuola-istituzioni offrendo agli adulti l’opportunità di avviare insieme nella pratica un processo di comunicazione empatica per rendere la relazione adulto-bambino più positiva al fine di fare crescere i figli con il senso di responsabilità ed evitare che, una volta cresciuti,  vadano a cercare pericolosi punti di riferimento fuori della famiglia.

 

LA GESTIONE DEL CONFLITTO COME STRATEGIA INTERCULTURALE

 

 

LA GESTIONE DEL CONFLITTO COME STRATEGIA INTERCULTURALE

23-24-25-26 GIUGNO – CAMOGLI (GE)

 

conduce Paola Cosolo Marangon

 

 

Il corso consente di acquisire crediti per la Scuola Triennale

di Formazione Maieutica.  

 

 

La strategia interculturale che punta sul conflitto è il compito di un’educazione che insegna a vivere, affrontare e gestire le divergenze tra le culture come elementi imprescindibili e come fonti di conoscenza reciproca, apprendimento di capacità sociali, rivisitazione delle proprie appartenenze. Si tratta di favorire la consapevolezza delle proprie radicie matrici di base, e di sviluppare la capacità di rendersi disponibili a cambiarle e a stabilire delle comunicazioni autentiche con le culture diverse. L’educazione interculturale come educazione al conflitto può essere una straordinaria occasione di apprendimento evolutivo.

 

Il metodo di lavoro si basa sul coinvolgimento attivo e diretto dei partecipanti attraverso l’utilizzo del piccolo gruppo come luogo di esperienza e di apprendimento
Il corso si terrà presso la Casa Stella Francescana, che si affaccia sul golfo di Camogli (Ge), riservata per l’occasione dal CPP. Sarà possibile pernottare in camere doppie e avere un servizio di pensione completa a prezzi agevolati.

Orari di lavoro:
prima giornata 15.30 – 19.00

seconda e terza giornata 9.00-13.00 / 14.30 -17.00
quarta giornata 9.00-13.00

Costo: € 270.00

Iscriviti ora!

Centro Psicopedagogico per la pace
e la gestione dei conflitti
Via Campagna 83
29121 Piacenza
tel. e fax 0523.498.594
www.cppp.it    

 

grazie

LA PREVENZIONE EDUCATIVA

Definire la dimensione preventiva in educazione, voler affermare la dignità di una riflessione pedagogica sulla prevenzione ripropone i dilemmi evidenziati da Duccio Demetrio a proposito del pensiero pedagogico.

La prevenzione educativa libro

La prevenzione, come l’educazione, rappresenta una dimensione vaga e anche di fronte alla sua disponibilità all’azione e all’apertura sempre di nuovi ambiti,  si tratta di un sapere relativo, soggettivo e strumentalizzabile perchè spesso è sfuggente.

Porsi il problema di circoscriverlo significa riconoscere implicitamente la mancanza di confini di ciò di cui si occupa, l’intervente educativo è di per se privo di delimitazioni rigorose.

A questa proliferazione di attività non ha infatti corrisposto alcun manifesto della prevenzione educativa.

Fonte e autore: Sara Amalia Rossetti:
La prevenzione educativa

 

 

GRAZIE

Magister: Le Nuove Frontiere dell’Educazione.

DA lAURA TtUSSI:
Istituto di Istruzione Superiore “G. Verga”- Modica (Ragusa)

 

 

La Rivista Magister dimostra, con perseveranza, coraggio e abnegazione, un concreto e coerente impegno dal basso, di chi opera nella scuola, nelle associazioni, nei gruppi di solidarietà, ma anche nelle Università, nelle istituzioni, nella Provincia più meridionale d’Italia (Ragusa), ma senza avvertire la marginalizzazione che qualcuno, pregiudizialmente, vorrebbe stigmatizzare.

La Rivista Magister dimostra con umiltà, che la cultura, quella vera, discute e affronta i problemi del vivere quotidiano, del nostro presente e del futuro senza confini, bandiere e barriere, oltre le dimensioni geografiche, politiche e ideologiche…

 

Direttore: Albero Moltisanti– Dirigente Scolastico dell’Istituto Statale di Istruzione Secondaria “G. Verga” (Ragusa)

 

Responsabile coordinatore del Progetto: Piergiorgio Barone– Docente di Scienze Sociali

 

 

 

La Rivista Magister dimostra, con perseveranza, coraggio e abnegazione, un concreto e coerente impegno dal basso, di chi opera nella scuola, nelle associazioni, nei gruppi di solidarietà, ma anche nelle Università, nelle istituzioni, nella Provincia più meridionale d’Italia (Ragusa), ma senza avvertire la marginalizzazione che qualcuno, pregiudizialmente, vorrebbe stigmatizzare.

La Rivista Magister dimostra con umiltà, che la cultura, quella vera, discute e affronta i problemi del vivere quotidiano, del nostro presente e del futuro senza confini, bandiere e barriere, oltre le dimensioni geografiche, politiche e ideologiche…

 

Direttore: Albero Moltisanti– Dirigente Scolastico dell’Istituto Statale di Istruzione Secondaria “G. Verga” (Ragusa)

 

Responsabile coordinatore del Progetto: Piergiorgio Barone– Docente di Scienze Sociali

 

Lavorare di cuore, Il desiderio nelle professioni educative

Lavorare di cuore, Il desiderio nelle professioni educative” a cura di JoleOrsenigo, pubblicato dall’editore Franco Angeli

PolSer di P. Ferrario | 12 dicembre 2010 at 10:58 | Categorie: Demetrio Duccio, Servizi educativi | URL: http://wp.me/peMEr-3iD

csrmIn una sala gremita di studenti e professionisti del sociale, è stato presentato il 28 ottobre 2010 il volume “Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative” a cura di JoleOrsenigo, pubblicato dall’editore Franco Angeli.

Alla presentazione è seguito un commento da parte di Duccio Demetrio (prof. Università di Milano Bicocca) e Massimo Recalcati (psicanalista, membro di ALI) e un dibattito con il pubblico.

Di seguito i podcast degli interventi

vai a: Desiderio e Formazione.

grazie

su: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini

Paolo Ferrario, Riflessioni seguite alla lettura di: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini

PolSer di P. Ferrario | 2 dicembre 2010 at 10:28 | Categorie: Demetrio Duccio, Saggi e Articoli | URL: http://wp.me/peMEr-3gm

Riflessioni seguite alla lettura di: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini, Raffaello Cortina, Milano 2010, p. 280

La scrittura di Duccio Demetrio è “eccentrica”, nel senso che parte dal bordo delle onde determinate dal sasso gettato nello stagno e procede per gradazioni e continui riverberi a una serie di centri. Il suo è un linguaggio per certi versi affabulatorio, e anche piuttosto seduttivo, che arriva ai punti nodali attraverso processi leggeri di avvicinamento che partono dall’esterno.

Qui si parla ancora di “maschile” in rapporto al “femminile”. Sappiamo che è un tema che ha una storia lunga, se la riferiamo a quella dell’umanità, ma recente se la riferiamo ai vissuti di tutti noi che siamo viventi del mondo contemporaneo, e in particolare dalla seconda metà del 900. Distinguo in questa storia una serie di fasi. La prima è quella collettiva, “estroversa” e movimentista del femminismo, anche con le sue ineluttabili traduzioni estremistiche, degli anni ‘70. C’è poi una fase “reattiva”, nella quale alcune psicologie (in Italia Claudio Risè) ripropongono un ritorno del maschile e ai suoi valori psichici, sia pure ridefiniti nel nuovo quadro culturale. Parte di questa ricerca proveniva da un letterato  americano (Robert Bly) che parlava della necessità umana di “recuperare le nostre zone d’Ombra”. C’è ora una fase riflessiva e “introversa” a cui questo libro fornisce  un contributo piuttosto importante e di solide fondamenta.

Tre fasi quindi, tre momenti di accentuazione delle problematiche che si dipanano attorno allo sviluppo del maschile  e del femminile e quindi, inevitabilmente,  anche dei rapporti intersoggettivi tra queste due dimensioni dell’esistere. Dentro questa storia ciascuno estrae gli oggetti che più hanno influenzato la propria esperienza. La lettura di questo libro mi ha fatto andare allo scaffale della memoria per mettere di nuovo sotto la lampada un testo che è cruciale sia per la mia biografia che per i miei studi. Si tratta di La donna e la sua ombra, maschile e femminile nella donna d’oggi(Emme edizioni, 1980, poi ripubblicato da Liguori)  di Silvia Di Lorenzo, una grande psicanalista italiana. Da questo libro estraggo due citazioni di estrema attualità anche rispetto alla ricerca di Demetrio:

Mi pare che il principale conflitto della donna di oggi consista nella sua esigenza di realizzare il proprio maschile interiore senza per questo perdere o svalutare il femminile nella sua vita cosciente” (p. 13)

e poche righe dopo aggiunge:

Il maschile e il femminile sono, da sempre, le due polarità dialettiche essenziali della vita sia all’esterno nel rapporto tra uomo e donna dalla cui fecondità dipende la conservazione della specie, che all’interno come tensione dinamica tra gli opposti, il Logos e l’Eros che determina lo sviluppo trasformativo della personalità attraverso la nascita di una sintesi nuova

A me questi due passaggi sembrano piuttosto cruciali e di significato durevole. Quando la De Lorenzo parla del conflitto della donna si potrebbe dire in modo speculare, come in uno specchio, che “il principale conflitto dell’uomo di oggi consiste nel realizzare il proprio femminile interiore senza per questo perdere o svalutare il maschile della sua vita cosciente”.

Mi sembra ci sia una simmetria tra la storia delle donne che in questi ultimi quaranta anni hanno sviluppato una propria strada sociale e psicologica talvolta a detrimento della propria funzione femminile, diventando in alcune professioni persone che si comportano “come uomini” nelle relazioni pubbliche, e quella degli uomini che sono diventati incerti e “morbidi” perdendo alcuni tratti di carattere maschili indispensabili anche per “stare bene” nella vita familiare e sociale. Il percorso da fare sta, forse, nella sintesi interpersonale tra queste due visioni: stare nel mondo con stili psicologici derivanti dalla elaborazione culturale dei due generi. E questo lo si fa costruendo giorno per giorno la relazione, facendola diventare sempre di più intersoggettiva.

Ma quale è il contributo originale e fecondo che Demetrio suggerisce per queste situazioni problematiche?

Il suo sguardo è quello di chi propone il compito di educare se stessi in tutte le fasi del ciclo di vita. Ed è piuttosto interessante il fatto che usa la stessa parola-chiave che Silvia De Lorenzo utilizzava nel 1980: “interiorità”.

Questo è il concetto che sta al centro della sua riflessione e viene riproposto in moltissimi modi e con diverse strategie argomentative e testuali. Un esempio:

Interiorità è pensare, custodire intimità è avere una memoria alla quale poniamo domande, è tutto quanto non può sfuggire alla coscienza” (p. 15)

Qui l’interiorità viene connotata come capacità di guardarsi dentro e valorizzare il proprio ricordo, ossia il proprio tempo di essere vivente.

In un altro punto il tema dell’interiorità è raccontato in questo modo:

è l’infinito dentro di noi e per andare verso l’infinito si deve avere il mondo dentro di sé. Bisogna essere fatti di mondo per poter ispezionare con qualche successo e speranza il mondo” (p. 55/56)

E queste parole Demetrio le dice in modo corale con il filosofo Giovanni Reale. Qui la prospettiva è quella di elaborare una interiorità che unisca la finitezza e l’infinito.

Un altro elemento estremamente interessante e coinvolgente di questo libro è il percorso analitico attraverso cui arriva a costellare il tema dell’ educarsi alla interiorità. Mi riferisco alla parte in cui vengono esposte al lettore immagini pittoriche corredate da testi letterari e elaborazioni sotto traccia dello stesso Demetrio:  sono bambini, adolescenti, uomini adulti. Percorriamo qui una varietà di profili biografici: l’indocile, un bambino che si ribella all’educazione, il predestinato, l’innocente, la sentinella, lo scriba, il sognatore, il poeta dal colletto bianco, l’eremita, il pilota di alianti, il canonico libertino, il padre taciturno, il seduttore svogliato, il mendicante, lo schiavo d’amore, l’invitto. Sono figure rappresentative di modi di essere che per Demetrio diventano tipi di persone attraverso cui meditare e rafforzare con prove il suo ragionamento sul processo di coltivazione della propria interiorità. E la stessa operazione analitica viene effettuata con alcuni miti greci particolarmente pertinenti  per la sua proposta: Perseo, Orfeo, Chirone sono figure mitologiche rappresentative di modi diversi attraverso cui l’uomo perviene a curare, coltivare, elaborare una propria interiorità. Rappresentazioni pittoriche e personaggi mitici vanno a comporre sottili e raffinate tipologie umane e riverberano attorno a loro suggestioni e significati che portano Demetrio a sostenere con passione esistenziale la proposta educativa di concentrarsi sul tema dello sviluppo dell’interiorità come compito dell’uomo di oggi.

Un elemento che mi sembra interessante sottolineare è che questa elaborazione Demetrio la sta facendo da più di 10 anni. Basta scorrere alcuni titoli dei suoi libri: L’educazione interiore del 2000, ancora prima L’elogio dell’immaturità del1998, La filosofia del camminare del 2005; La vita schiva del 2007; L’ascetismo metropolitano del 2009.  Può non colpire in un autore così prolifico questa coincidenza temporale? La collego al fatto che essendo tra l’altro noi quasi della stessa generazione, siamo entrambi entrati in quella fase del ciclo di vita che chiamo dellaprevecchiaia, ossia quella età  in cui si ha la possibilità di guardarsi indietro e si ha anche uno sguardo sul nostro presente più pacato, più sopito, più meticoloso nel vedere le zone inespresse della personalità , nell’autocriticare alcuni comportamenti in modo leggero. Trovo estremamente densa di potenzialità la prospettiva di guardarsi dentro per ritrovare tracce rimosse e continuare a crescere sotto il profilo psicologico e formativo.

L’ altro elemento rilevante di questa ricerca è la distinzione che Demetrio fa tra il “maschio” e l’”uomo”: in questo scarto fra le due configurazioni esistenziali c’è un compito evolutivo da percorrere. Il maschio deve farsi uomo attraverso un percorso di interiorità, cioè di introversione, come direbbe Carl Gustav Jung: la strada è quella di un ritorno dentro di sé, pur senza perdere il contatto con il mondo esterno.

Gli attributi caratteriali del maschio sono così rappresentati:

maschi che si uccidono fra di loro, maschi che si misurano in base alla forza e alla debolezza, maschi che abbandonano chi un istante prima idolatravano, maschi che si vantano di imprese cruente, maschi che rinascono dalle proprie ceneri già in armi, maschi che usano il bene comune delle libertà per asservire e concedersi licenze, maschi che non possono stare senza sconfitti, vittime e clientele, maschi che non sanno cosa sia il senso di colpa(p.26)

e così via tutta una serie di aspetti , connotazioni negative degli attributi del maschile.

Viceversa il percorso verso la vita interiore, il passaggio dal maschio all’uomo è così rappresentato:

Uomini che salgono e scendono le scale più impervie contandone i gradini in silenzio, uomini che a testa alta pongono a se stessi domande sensate, uomini che non cessano di riprodursi ogni volta in controcorrente, uomini che conoscono il sapore della libertà come segreta ricchezza, uomini che vogliono essere soli per sentirsi maschi diversi, uomini che non sono tentati dall’istinto di opprimere chicchessia (p. 45/46)

Questi in sintesi mi sembrano essere i valori di questo libro: un forte punto di vista che parte dal paradigma educativo, cioè quello attraverso cui la persona modifica se stessa attraverso processi di apprendimento. Trovo che il paradigma educativo sia molto tangenziale con quello psicologico però occorre riconoscere che in quello educativo è molto presente un lavoro di apprendimento. Ed è per questi motivi che Demetrio propone alla fine del testo una serie di “esercizi autoeducativi” orientati alla ricerca di una propria personalissima “centratura” interiore per trovare le strade più adatte a definire meglio il proprio profilo esistenziale di essere uomini dentro questa modernità che ci mette al confronto con il mondo psicologico e relazionale delle donne.

I percorsi suggeriti sono questi. Avvicinarsi al linguaggio poetico, facendosi  coinvolgere dalla musicalità delle parola e lasciandosi andare alla poesia come linguaggio autonomo capace esso stesso, attraverso la sola forza delle immagini, di creare nuovi effetti di senso, nuovi significati.

Il secondo esercizio consiste in un lavorio di autocoscienza alla vita interiore dedicandosi agli interrogativi che costellano i dilemmi dell’esistere, la morale, la consapevolezza delle proprie azioni e le relative conseguenze. Il suggerimento è quello di usare il silenzio assieme al piacere della conversazione intersoggettiva.

Giova a questa azione autoeducante praticare i gesti del camminare all’aria aperta (e questo è il terzo esercizio), ma con un taccuino ed una matita. La proposta è chiara e concreta: scrivere un diario, raccontarsi senza avere paura di raccontarsi.

Sono suggerimenti che vengono da lontano. Vengono dalla riattualizzazione matura di quando eravamo bambini sognanti e desiderosi di crescere.

 

da: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini, Raffaello Cortina editore, 2010, p. 280. Scheda di presentazione e recensioni di Ada Ascari, Giorgio Macario, Paolo Ferrario, Gabriele De Ritis « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.

 

 

grazie