Giornata Mondiale Alimentazione: l’accaparramento di terra riduce le tribù etiopi alla fame

Un ragazzo della Valle dell’Omo sulla riva del fiume.© SurvivalIl violento accaparramento di terra che si sta compiendo nella bassa Valle dell’Omo, in Etiopia, sta riducendo alla fame migliaia di p…

Ci vediamo alla fonderia napoleonica

Per tenere vivo il ricordo di Marco non solo tra noi, abbiamo dato vita ad una associazione che a sua volta ha organizzato un concorso.

Questa sera, alla Fonderia Napoleonica di via Thaon di Revel 21, a Milano, premieremo i lavori di chi ha partecipato.

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#Amnesty – Appello – negato il diritto all’istruzione ai bambini dello Zimbabwe!

Appello – Lasciati indietro: negato il diritto all’istruzione ai bambini dello Zimbabwe!

 
 
 
Il 18 maggio 2005 il governo ha avviato un’operazione di smantellamento degli insediamenti abitativi precari, lasciando, nel giro di poche settimane, 700 mila persone senza casa e senza mezzi di sostentamento. Durante gli sgomberi sono state distrutte anche le scuole organizzate dalle agenzie umanitarie, lasciando i bambini senza alcuna possibilità di istruzione.

Parte la kermesse di Emergency, pensando a Francesco

Parte la kermesse di Emergency, pensando a Francesco

 
 
 

Cecilia e Gino Strada in una conferenza stampa

FIRENZE. “Nel 2010, Emergency ha speso in Afganistan 4.786.429,66 euro. Fanno 9 euro al minuto. E con questi soldi, nel 2010, ha curato in quel Paese 341.082 persone, in 3 Centri chirurgici, nei 28 posti di primo soccorso, nel Centro di maternità che fa nascere più di 10 bambini al giorno. L’aria condizionata per i soldati degli Stati Uniti costa 26mila euro al minuto. Curare bene e gratis chi ne ha bisogno: costa 9 euro al minuto. Tremila volte meno”. Numeri che fanno riflettere quelli dati da Cecilia Strada alla vigilia del decimo incontro nazionale di Emergency, una sei giorni ricca di appuntamenti che si svolgerà da oggi fino all’11 settembre aFirenze.Conferenze, dibattiti, musica e spettacolo come da tradizione, quindi, ma con una particolarità: il pensiero rivolto a Francesco Azzarà, logista di Emergency sequestrato in Darfur, a Nyala, il 14 agosto scorso. È infatti dedicata a lui l’edizione 2011 del grande meeting di Emergency, pronto ormai a decollare nella città fiorentina che abitualmente lo ospita.

Si inizia il oggi alle 18 con un incontro sulla rappresentazione della guerra moderato dal caporedattore di E – il mensile Angelo Miotto. Ad intervenire, tra gli altri, alcuni giornalisti di testate di rilievo come Repubblica e Al Jazeera. A chiudere il primo giorno del meeting la musica di Stefano Bollani e i Visionari dal palco del Teatro Verdi.

Mercoledì grandi nomi per un incontro condotto da Gad Lerner dal titolo “Come ti invento un nemico”. Oltre alla presidente di Emergency Cecilia Strada e al direttore del mensile dell’associazione Gianni Mura, interverranno personaggi di spicco della politica italiana quali il sindaco di Firenze Matteo Renzi ed il sindaco di MilanoGiuliano Pisapia. Dal mondo dello studio e della ricerca Mark Lacy, ricercatoredell’Università di Lancaster, eSalvatore Palidda, professore associato dell’Università di Genova.

Ogni caccia F-35 costa più di 114 milioni di euro, cifra con cui sarebbe possibile costruire circa un’ottantina di asili nido. Partirà da qui la riflessione che si svilupperà giovedì 8 settembre, con voci provenientida “Sbilanciamoci” e “Altreconomia”. A conclusione, un momento di teatro “Prospettive sulla guerra civile”.

Grande spettacolo per le serate di venerdì e sabato. Il 9 settembre sarà Massimo Cirri ad accogliere sul palco del Mandela Forum Gino StradaErri De Luca, il presidente di Comunità Nuova Don Gino Rigoldi, i cui interventi saranno intervallati dalle performance di Fiorella MannoiaPaola Turci, Casa del Vento ed Elisa.

Serena Dandini condurrà invece la serata di sabato 10 settembre, che avrà per protagonisti Max Paiella,Paola MinaccioniAnna MeacciFederica CifolaPaolo HendelNatalino Balasso ed Elio e le Storie Tese.

Il convegno si chiuderà nella giornata di domenica, con l’intervento del vice presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con l’Afganistan e rapporteur sulla nuova strategia dell’Unione Europea per l’Afganistan Pino Arlacchi e le conclusioni finali.

UNHCR launches campaign to combat statelessness

UNHCR launches campaign to combat statelessness

 
 
 
GENEVA, August 25, 2011 – Around the world today there are millions of people who are not recognized as citizens of any country. On paper they don’t exist anywhere. They are people without a nationality….

i migliori lavori del disegnatore siriano Ferzat

“Per queste vignette ti spezzo le dita”: i migliori lavori del disegnatore siriano Ferzat

 
 
 
Una selezione delle ultime vignette di Ferzat prima dell'”incidente”, sempre più apertamente contro il regime e contro i grandi attori della geopolitica mediorientale. Trovate tutti i suoi lavori su:
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Sfruttamento sessuale: 2000 bambini schiavi in Italia

Sfruttamento sessuale: 2000 bambini schiavi in Italia

 
 
 

Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale in ricordo della schiavitù e della sua abolizione ma la tratta degli esseri umani non è finita. Sono oltre 2000 i bambini vittime di tratta a fini  di sfruttamento sessuale  in Italia. E nei paesi poveri migliaia di turisti italiani si recano nelle migliori aree per lo sfruttamento sessuale di minori.

Oggi, 23 agosto 2011 si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale in ricordo della schiavitù e della sua abolizione, per diffondere il messaggio che se la tratta degli schiavi sembra essere lontanissima, la realtà illumina un panorama mondiale in cui adulti e bambini vengono “portati” da un paese all’altro per “lavorare”. Il risultato è tratta degli esseri umani e schiavitù sessuale, come mette in luce il rapporto di Save the Children “I piccoli schiavi invisibili”. E se lo sfruttatore non riesce a trovare nulla qui, decide di fare “un’opera buona” come denuncia Intervita, attraverso il turismo sessuale nei paesi più svantaggiati.

Secondo Save the Children, nelle strade italiane ci sarebbero tra i 1600 ed i 2000 bambini stranieri – rumeni, maghrebini, egiziani, afghani – pronti a prostituirsi: le ragioni più frequenti lo sfruttamento e la necessità di inviare soldi a casa come nel caso delle giovani nigeriane « di cui rileviamo un aumento degli arrivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane» dice Raffaela Milano, responsabile programmi Italia-Europa Save the Children Italia.

Peggiore però è la fotografia che l’ong fa della prostituzione indoor, quella cioè che avviene all’interno di appartamenti: sarebbe di tre volte superiore a quella su strada. E il contatto tra associazioni di assistenza e piccoli sfruttati quasi impossibile. «Nonostante i molti passi avanti fatti, anche a livello legislativo, sia sul versante della lotta al traffico e allo sfruttamento di minori che della identificazione e aiuto delle vittime, rileviamo con preoccupazione una persistenza del fenomeno» denuncia ancora Raffaela Milano. «Lo sfruttamento avviene sempre di più al chiuso. Per le vittime, questo comporta il rischio di subire uno sfruttamento ancora più feroce e invisibile». Le tecniche di assoggettamento si sono sviluppate: gli sfruttatori hanno compreso come sia più semplice che vittima e carnefice siano bambini della stessa età o quasi.

Il panorama del turismo sessuale, se possibile, è ancora più drammatico. Le bambine, in Cambogia ad esempio, costano dai 5 ai 20 dollari. Pochissimo. E gli oltre 20 mila turisti italiani che volano nel paese indocinese, di cui il 60% uomini, si documentano approfonditamente sulle aree che “vale la pena visitare”. Non solo, «gli uomini si sentono puliti» e ritengono  di fare un’opera di bene: in fondo loro sono povere. E’ questa la denuncia di Intervita, che lavora al fianco del governo e delle vittime cambogiane,  affinchè prendano coscienza dei loro diritti e consapevolezza che un turismo di questo genere non significa crescita per un paese ma sfruttamento di un intero popolo.

La richiesta partita da Save the Children, ma che riguarda l’intero fenomeno della tratta e dello sfruttamento sessuale chiama tutti gli operatori a dare una risposta: «è necessario che tutti gli attori coinvolti nel contrasto al fenomeno e nel sostegno ai minori operino in coordinamento e sinergia» auspica Raffaela Milano. «Per questo è cruciale adottare una strategia e un piano nazionale di lotta alla tratta. E’ poi necessario elaborare delle linee-guida per la presa in carico e l’assistenza alle vittime di tratta, con particolare attenzione ai minori».

Figli del mercato (bambini schiavi)

Figli del mercato

 
 
 

In occasione della Giornata mondiale in ricordo della schiavitù e della sua abolizioneripubblichiamoun nostro reportage di qualche tempo fa sulla drammatica tratta dei bambini ancora esistente oggi Africa francofona. Sono 140 mila, secondo l’Ue, i bambini del Benin sottratti alle famiglie per lavorare nelle piantagioni di Togo e Costa d’Avorio. “Comprati” per pochi euro o portati via con l’inganno.

di Silvia Pochettino da Cotonou

 

E’ Natale il momento più proficuo per i trafficanti di bambini in Benin. Scendono dalla Nigeria o dalla Costa d’Avorio durante le vacanze e “reclutano” i piccoli nei villaggi di frontiera. Spesso con false promesse alle famiglie, talvolta con la paura. “Offrono alle famiglie 10 mila, 15 mila franchi cfa (circa 15 euro, nda) e portano via il bambino” spiega Ephrème Dossou, animatore dell’ong beninese Action Plus, che lavora insieme alla Cisv di Torino ad Adjohoun, piccolo villaggio al confine con la Nigeria. Qui l’80% delle famiglie ha almeno un figlio “piazzato”, come dicono in gergo. Cioè venduto. “Spesso sono i genitori stessi a offrire i propri figli, pensando di fare il loro bene mandandoli a lavorare in città. Sono famiglie davvero molto povere e sperano che con lo stipendio dei figli più grandi manterranno i più piccoli”.
Ma poi non è così. I bambini finiscono a lavorare nelle piantagioni di cotone o canna da zucchero, o a spaccare pietre nelle cave del nord per dodici ore al giorno. Oppure sono impiegati come domestici nelle case dei ricchi di Cotonou. Ma di soldi alle famiglie neanche l’ombra.

Venduti per 15 euro

Marcelin ha 15 anni, “quasi un uomo, ormai” dice. Per sette anni ha spaccato pietre in Nigeria. Viveva ad Adjohoun prima, centro di tutto il traffico transfrontaliero. “A Natale è venuto dalla Nigeria un parente di mio padre e gli ha proposto di portarmi con sé” racconta Marcelin. “Diceva che avrei avuto un buon lavoro e aiutato la famiglia. Ma poi non ho guadagnato niente, i soldi li dovevo dare a lui per ripagare il viaggio. Spaccavo pietre tutto il giorno ma a me non restava niente. Così sono scappato”.

“E’ una storia molto comune – commenta Ephrème Dossou – ogni giorno ci sono casi come questi. Ritroviamo i bambini lungo le strade, fanno anche centinaia di chilometri per cercare di tornare a casa”. E così sono soprattutto gli zemindar, i caratteristici moto taxi che brulicano per le strade del Benin con le loro divise colorate, a individuare i bambini allo sbando. E spesso sono loro a raccoglierli per portarli alla polizia.
“Ma quelli che scappano sono solo la punta dell’iceberg – continua Ephrème – molti altri vengono “piazzati” e restano lì, a lavorare fino a che diventano adulti, convinti che non esista una vita diversa”.

L’Unicef stima che nel solo 2007 siano stati quasi 140 mila i bambini beninesi sottratti alle proprie famiglie per essere portati a lavorare nei mercati o nelle case della capitale oppure nelle piantagioni di Nigeria, Togo e Costa d’Avorio. “Vidomegons” li chiamano, dal nome dell’antica tradizione locale per cui le famiglie delle zone rurali mandavano i figli a studiare in città dai parenti ricchi. Solo che adesso non vanno da parenti, e sicuramente non a studiare. Nella regione di Za-kpota, dove lavorano Action Plus e Cisv, l’84% dei capifamiglia ammette di aver ricevuto denaro per far partire un bambino.

Senza documenti

Centro di tutti i commerci dell’Africa occidentale, grazie alla sua posizione strategica, il Benin vive in questi anni una drammatica crisi economica che ne fa uno dei paesi più poveri al mondo, con una speranza di vita alla nascita di poco più di 50 anni e un tasso di analfabetismo dell’80% in zona rurale.

“L’analfabetismo è strettamente legato al fenomeno della tratta” spiega Giulia Lanzarini, responsabile del progetto Cisv ad Adjohoun. “I genitori analfabetinon registrano i figli all’anagrafe quando nascono: non avendo documenti, quando i bimbi spariscono o sono venduti è praticamente impossibile rintracciarli”. Secondo uno studio dell’Unione europea un bambino su tre nel paese non è registrato all’anagrafe. E per chi diventa vidomegons non c’è più alcun diritto; sono stati acquistati, dunque sono di proprietà di chi ha pagato.

Il commissario Tokpanou è il responsabile della Brigade des mineurs, un corpo speciale di polizia che si occupa in specifico del recupero dei vidomegons. Davanti al suo piccolo e afoso ufficio di Cotonou c’è un lunga fila di gente che aspetta. A tutte le ore. Racconta Tokpanou: “Ogni giorno riceviamo decine di dossier da tutto il paese. Là dove è possibile effettuiamo i recuperi dei bambini, ma qui nell’ufficio centrale siamo solo 8 funzionari di polizia, troppo pochi. Per questo lavoriamo in stretto rapporto con le Brigate locali. L’obiettivo è avere antenne in tutti i dipartimenti, ma non è ancora così”.

Nel 2004 il Benin ha ratificato il protocollo delle Nazioni Unite volto a prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini, e il 5 aprile 2006 ha emesso una legge a riguardo. Da allora sono stati creati comitati locali in tutti i villaggi; gruppi di semplici abitanti che si danno disponibili a sorvegliare sulla scomparsa dei bambini; se si accorgono di movimenti sospetti avvertono l’ufficio di polizia locale. E il sistema funziona, almeno in parte. “Il fenomeno dei vidomegons si è ridotto negli ultimi anni” dice Tokpanou, “c’è stata una grande campagna di informazione e i trafficanti incominciano ad avere paura, sanno che è pericoloso”. Ma il problema resta quando i bambini vengono “recuperati”. “Non ci sono abbastanza strutture di accoglienza”. Così vengono rimandati in famiglia e dopo pochi mesi capita che vengano “piazzati” di nuovo.

Tre mila piccoli schiavi

Il mercato di Dantkopa, a Cotonou, è una babele di colori, suoni e odori. Qui sono almeno 3 mila i bambini che lavorano; chi vende cipolle, chi trasporta ceste, chi pulisce i banchetti, chi raccoglie la sabbia drenata dal fiume. A centinaia, poi, dormono nel mercato stesso, accalcati sopra i magazzini del riso. La loro vita non esce dai confini del mercato. Per questo le suore salesiane hanno aperto al suo interno tre punti di ascolto per i vidomegons; li incontrano, li aiutano se hanno problemi di salute, propongono corsi di alfabetizzazione. “Non sempre si riescono a sottrarre i bambini ai loro padroni” dice suor Maria Antonietta Marchese, responsabile delle religiose, che gestiscono anche un grande centro di accoglienza a Cotonou. “A volte bisogna accontentarsi di piccoli passi, aiutando i bambini a prendere coscienza della propria situazione, per migliorarla poco a poco”. Così i ragazzini continuano a lavorare, ma per due ore al giorno seguono i corsi di alfabetizzazione, e talvolta si riesce a convincere le famiglie a mandarli a scuola.

Aiutare le famiglie

“E’ fondamentale affrontare il problema nella sua complessità” dice Giulia Lanzarini del Cisv, “migliorare le condizioni di vita delle famiglie, altrimenti il problema si ripresenta”. Per questo la Cisv ha avviato un vasto programma ad Adjohoun, coinvolgendo la società locale già impegnata nel contrastare la tratta: responsabili di quartiere, associazioni di donne, autorità locali. “Attraverso lo sviluppo di attività femminili di trasformazione dei prodotti alimentari si tenta di creare un contesto per il recupero e il reinserimento dei bambini “allontanati”” dice Giulia. Protagoniste sono circa mille donne contadine, riunite in 50 gruppi locali insieme a circa 20 mila minori. Per i bambini si sta allestendo un centro di accoglienza dove possano ricevere istruzione di base e trovare laboratori artigianali per imparare un mestiere. “Alle donne sono offerti corsi di alfabetizzazione” racconta ancora Giulia, “e fornite nuove macine per trasformare la manioca in farina, molto usata nella cucina locale. In più grazie al microcredito potranno ricevere piccoli prestiti a tassi favorevoli e senza garanzie monetarie”.

Perché se una madre riesce a sfamare la famiglia, per nessun motivo lascerà partire un suo bambino.

liberate shalit! free shalit!

Nuove trattative per liberare Shalit

 
 
 

Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha confermato che c’è del vero nelle voci secondo cui sono riprese le trattative per liberare il soldato rapito da Hamas nel 2006.

Barak confirms ‘grain of truth’ to rumors of renewed Shalit talks – Haaretz Daily Newspaper | Israel News

human rights violation in India

 

Corrupt, repressive and stupid

 
 
 

“Ordinando la detenzione illegittima di Anna Hazara, alla vigilia del suo digiuno di protesta contro la corruzione, e l’arresto di numerosi manifestanti pacifici, il governo ha mostrato la sua faccia violenta e repressiva”.

The Hindu : Opinion / Editorial : Corrupt, repressive and stupid

 

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Indian PM defends activist arrest

 
 
 
Manmohan Singh tells parliament Anna Hazare’s planned hunger strike was a “misconceived” challenge to Indian democracy.

 

 

 

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