NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY


EGITTO: PARLAMENTO vs ISRAELE
Fri, 16 Mar 2012 06:23:35 +0000
AZZURRA MERINGOLO Roma, 16 marzo 2012, Nena News (nella foto il Majles a-Shaab, la Camera bassa egiziana) – Un voto per alzata di mano del parlamento egiziano fa tremare Israele. Lunedì scorso il Maglis al Shaab, la camera bassa dell’assemblea riunita al Cairo, ha risposto infuriata alla rappresaglia di attacchi lanciati dallo stato ebraico sulla Striscia […]
VALLE GIORDANO, NUOVE DEMOLIZIONI
Fri, 16 Mar 2012 06:04:27 +0000
MARTA FORTUNATO Al-Jiftlik (Valle del Giordano), 16 marzo 2012, Nena News (nella foto, casa demolita ad al-Jiftlik, foto di Marta Fortunato) – “Tre volte in dieci mesi”. Abed Yasim Rashayida ha gli occhi lucidi ed il volto segnato. Siede con la famiglia sotto un albero senza un tetto dove ripararsi. Per la terza volta consecutiva in […]
EGITTO, PRESIDENZIALI E CRISI EQUILIBRI INTERNI
Fri, 16 Mar 2012 06:02:01 +0000
PAOLO GONZAGA* Roma, 16 marzo 2012, Nena News (nella foto il candidato presidenziale Abul Fotouh) – In Egitto ci si avvicina alle elezioni presidenziali, che saranno un momento molto importante per il paese: queste elezioni potrebbero portare realmente alla crisi degli equilibri su cui si é retto l’Egitto dal post-”rivoluzione” ad oggi,  equilibri che verranno certamente […]
“SAVE THE CHILDREN” DENUNCIA SOPRUSI SU DETENUTI MINORI
Thu, 15 Mar 2012 14:07:37 +0000
IKA DANO Beit Sahour (Cisgiordania), 15 Marzo 2012, Nena News – Ottomila i minori arrestati da Israele negli ultimi 10 anni. Oggi, sono in 170 in prigioni israeliane, di cui 26 tra i 12 e i 15 anni. Le violenze fisiche e mentali a cui vengono sottoposti al momento dell’arresto, indipendentemente dalla durata della detenzione, hanno consequenze […]

8 MARZO, DONNE IN LOTTA IN MEDIO ORIENTE

NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY
8 MARZO, DONNE IN LOTTA IN MEDIO ORIENTE
Thu, 08 Mar 2012 12:36:57 +0000
GIORGIA GRIFONI Roma, 8 marzo 2012, Nena News. L’otto marzo per molte donne è un giorno speciale: si festeggiano i diritti conquistati nel lento corso dei decenni, si ricevono mimose, auguri e cioccolatini. Per altre, invece, questo è ancora un giorno di lotta. Perché in alcune parti del mondo essere donna vuol dire non avere il […]

appelli di avaaz per la #siria

More than 470,000 Avaaz members worldwide are calling on members of the Arab League and Friends of Syria to put a STOP to Assad's murderous regime. Our voices are being delivered directly to the delegates as they arrive at the crisis summit in Tunisia.
Sign the petition here: http://www.avaaz.org/en/arab_league_save_syria_3/?fb2


Stop the Syrian Slaughter now — delivery in Tunis!
Stop the Syrian Slaughter now! Sign the petition here: http://www.avaaz.org/en/arab_league_save_syria_3/?fb2

Amazing and inspiring: after journalists Marie Colvin and Remi Ochlik were assassinated in Homs, Syria this morning, brave residents defied Assad and flooded the streets to honour them. Here’s the video:


Click here to watch
www.youtube.com

Today in Syria 7 unarmed activists were assassinated in cold blood while trying to bring medical supplies into the city of Homs. They join thousands of brave citizens, medical workers, and journalists murdered by a regime that has gone beyond all limits of brutality. Avaaz is calling for an urgent humanitarian ceasefire (read the press release here: http://j.mp/syriarelease) — and 400,000 of us have called on the Friends of Syria group to take immediate action. Add your voice now:


Click here to help save Syrian lives
www.avaaz.org

We have less than 72 hours to call on the Arab League and Friends of Syria to STOP the brutal violence in Syria. Sign now and share with all your friends!

#SIRIA: Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo

Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo

 
 
 

“La scrittura è impotente e nuda di fronte al frastuono dei cannoni, dei carri armati e dei missili russi che bombardano città e civili inermi, ma non mi va che anche il vostro silenzio sia complice dello sterminio del mio popolo”. L’appello dello scrittore siriano Khaled Khalifa ripreso dal blog Nazione Indiana.

Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo | Nazione Indiana

 

 

GRAZIE

GAZA 2008: OPERAZIONE PIOMBO FUSO

27/12/08 Questi non sono fuochi d’artificio

 
 
 

fosforo_bianco_su_gaza

 
27 gennaio 2008: Inizia l’Operazione Piombo Fuso.
Per non dimenticare le 1300 vittime palestinesi di questa guerra.
 
 
 
 
 
 
Il fosforo bianco illumina i cieli di Gaza

Le memorie dal carcere di Marwan Barghouti

Le memorie dal carcere di Marwan Barghouti

 
 
 

Tra le centinaia di detenuti palestinesi liberati da Israele il 18 dicembre non c’era Marwan Barghouti. Che però è riuscito a far uscire segretamente dal carcere un libro di 255 pagine sulla sua esperienza in prigione.

Page by page, Marwan Barghouti’s anti-war tome walked out of prison – The National

 

 

grazie

For a free and secular Middle East and North Africa

For a free and secular Middle East and North Africa

 
 
 
Wednesday, November 2, 2011. 76 secularists and human rights campaigners, including Mina Ahadi, Nawal El Sadaawi, Marieme Helie Lucas, Hameeda Hussein, Ayesha Imam, Maryam Jamil, Maryam Namazie, Taslima Nasrin, Farida Shaheed, Fatou Sow, and Stasa Zajovic have signed on to a Manifesto for a Free and Secular Middle East and North Africa. 

In light of the recent pronouncements of the unelected Libyan Transitional Council for ‘Sharia laws’, the signatories of the manifesto vehemently oppose the hijacking of the protests by Islamism or US-led militarism and unequivocally support the call for freedom and secularism made by citizens and particularly women in the region.

Secularism is a minimum precondition for a free and secular Middle East and for the recognition of women’s rights and equality.

We call on world citizens to support this important campaign by signing on to our petition.

We also ask that supporters click ‘like’ on our Facebook page to support this important campaign and Tweet: #freesecularMENA in support of a free and secular Middle East and North Africa.

Manifesto for a Secular Middle East and North Africa
The 2009 protests in Iran followed by the Arab Spring have the potential to herald a new dawn for the people of the region and the world. The protests have clearly shown that people in the region, like people everywhere, want to live 21st century lives. 

We, the undersigned, emphasise their modern and human dimension and wholeheartedly welcome this immense and historical development. We are vehemently opposed to their hijacking by Islamism or US-led militarism and support the call for a free and secular Middle East and North Africa made by citizens and particularly women in the region. 

Secularism is a minimum precondition for the freedom and equality of all citizens and includes:
1. Complete separation of religion from the state.
2. Abolition of religious laws in the family, civil and criminal codes.
3. Separation of religion from the educational system.
4. Freedom of religion and atheism as private beliefs.
5. Prohibition of sex apartheid and compulsory veiling.

In the photo, Maryam Namazie, secularist, human rights campaigner and promoter of the Manifesto

il massacro di Sabra e Shatila 29 anni dopo

Libano: il massacro di Sabra e Shatila 29 anni dopo

 
 
 

Il 16 settembre scorso è stato commemorato il 29° anniversario del massacro di Sabra e Shatila, l’evento più cruento nella storia del conflitto israelo-palestinese, il quale dura ormai da più di sessant’anni.

Il 16 settembre del 1982, i miliziani falangisti libanesi, coperti alle spalle da militari israeliani (in arabo: al-Kataeb) entrarono nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, situati nella parte occidentale della città di Beirut compiendo un massacro senza precedenti. Le uccisioni furono indiscriminate, nemmeno l’età e il sesso vennero presi in considerazione: anziani, donne, bambini e perfino neonati furono facili prede.

Su concessione di Mondoweiss

Su concessione di Mondoweiss

La cifra esatta dei palestinesi uccisi non è mai stata stabilita: secondo le stime il numero dei morti sarebbe compreso tra gli 800 e i 3500 individui, i cui corpi, testimonianze della distruzione operata dai falangisti, in alcuni casi non furono mai ritrovati.

Il massacro si consumò sotto gli occhi dei soldati israeliani i quali, avendo assunto il controllo di Beirut ovest e la responsabilità di vigilare sulle entrate ai campi profughi, facilitarono l’operazione agli alleati libanesi rischiarando il cielo notturno con dei bengala.

Una commissione di inchiesta israeliana, la Commissione Khan [en, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato], giudicò il Ministro della Difesa dello Stato di Israele, Ariel Sharon, personalmente responsabile dell’accaduto, chiedendone le dimissioni dal Governo israeliano.

Venerdì 16 settembre il web è stato invaso da tribuiti in memoria delle vittime del massacro.

DesertPeace ha commemorato l’accaduto condividendo un video [attenzione: il video contiene immagini impressionanti]:

Separa

Il blog politico Pulseha ripercorso la storia dell’orribile tragedia:

Erano le sei di giovedì sera. Durante la prima incursione trecentoventi uomini furono trascinati in trenta furgoni. Quattro squadre fecero irruzione da quattro diversi punti di accesso al campo. Queste squadre erano composte dagli uomini più sanguinari, quelli che godevano maggiormente delle violenze perpetrate, i più avezzi alla battaglia, i più saturi di rabbia, uomini che avevano bisogno di alzare ogni volta il livello delle proprie atrocità per scuotere i loro sensi ormai assuefatti alla guerra. Sempre più selvaggi, sempre più crudeli.

Israele illuminò loro il cielo. I bengala bianchi di fosforo si arrampicarono verso l’alto ballando, poi un fuoco, come un sole orribile, si incendiò sopra il tetto, un sole che esplodeva di rabbia, mentre i bambini dormivano…

Senza nessun riguardo uccisero anche i bambini più piccoli e le loro fastidiose madri. Poi furono grida e corse. Casa per casa, arrivarono fino alle stanze più nascoste, alle mura più estreme. Un duro lavoro. Presto iniziarono a colpire i bersagli con più attenzione, praticando con gusto quel macabro sport, sfregiando, squarciando e accoltellando. Tracannavano whisky e araq, sniffavano cocaina sulla carne viva e sulle lame dei coltelli. Per tutta la notte, quel giovedì, i bulldozer abbatterono gli edifici prossimi all’entrata del campo, mentre una macchina scavava fosse. Ululando e sparando attraversavano correndo ogni strada del campo. La gente si chiudeva in casa, in attesa. Mormoravano cercando di prevedere in quale direzione sarebbe proseguito il massacro o accampando scuse per giustificare il frastuono. Alcuni ancora non si rendevano conto della sua estensione, o non volevano crederci. Il mattino avrebbe mostrato loro la dura realtà.

Si rannicchiavano nel buio più nero. Fuori il sole notturno bruciava, nei nascondigli nemmeno la flebile luce di una candela. Buio, oscuro quanto l’ignoranza. Poi l’alba portò con sè l’odore del fumo e del sangue.

Venerdì il massacro si intensificò. Raggiunse la sua massima ferocia nell’area del Gaza Hospital. Finalmente, intorno alle 8 di sabato mattina, gli scontri andarono scemando. Una follia durata più di 36 ore.

Christof Lehmann offre il suo tributo su Sabbah Report:

Sono passati 29 anni, dio mio. Non vi dimenticherò mai, persone meravigliose. Non dimenticherò nemmeno la crudeltà e la compassione portate agli estremi, le brutture e la bellezza, le ghigna e le risate mentre assassinavano senza nessun rispetto per l’umanità e la vita, qualcosa di impossibile da comprendere. Non dimenticherò mai le lacrime e i pianti di disperazione più profonda, le sofferenze a cui nessun essere umano, e nemmeno nessun animale, dovrebbe essere sottoposto. Nei giorni di terrore condivisi, imparari la più grande lezione di umanità e potei conoscere la più profonda bellezza dello spirito collettivo palestinese, che a tratti faticavo a sopportare.

Confuso? Si, lo sono.

Nonostante siano passati 29 anni, ancora non riesco a capire fino in fondo l’effetto che questa esperienza abbia avuto su di me o su di voi. Io, almeno, ebbi il privilegio di andarmene da lì non appena fu possibile venir fuori dalle rovine di Sabra e Shatila.  Voi no. Questo mi ha rattristato profondamente. Così profondamente da impedirmi di riuscire ad affrontare nuovamente i demoni del ricordo e la mia coscienza, così sporca dopo avervi lasciato lì. Ci sono così tante cose che non capisco legate al fatto che vi abbia abbandonati in quello stato, presi a calci, sanguinanti nel corpo e nell’anima. Vetri rotti che brillano come diamanti al sole, gridando di disperazione “lasciateci vivere in pace”. Questa è l’unica cosa che so con assoluta certezza:

né io, né voi, né nessun altro uomo dovrebbe sperimentare la crudeltà della pura malvagità sguinzagliata in quel modo, e finché avrò vita farò qualsiasi cosa in mio potere affinché esperienze terrificanti come quella di Sabra e Shatila non si ripetano.

Come potete vedere, sono un completo fallimento.

David Samel ha richiamato l’attenzione su altri crimini commessi dall’esercito israeliano durante l’invasione in Libano del 1982, pubblicando un commento su Mondoweiss:

per quanto terribili furono queste atrocità, esse rappresentarono solo la ciliegina sulla torta dell’invasione israeliana in Libano nel giugno 1982, un’invasione giustificata da un falso pretesto e che causò la morte di un numero compreso tra i 15.000 e i 20.000 individui, libanesi e palestinesi. A dire il vero gli israeliani “liberali” citano Sabra e Shatila a dimostrazione di quanto progressista sia il loro Paese. Al di là di tutto, centinaia di migliaia di israeliani manifestarono contro il massacro e la Commissione Khan giudicò due pesci grossi, come Sharon ed Eitan, indirettamente responsabili. Il film “Valzer con Bashir” ha dato voce ai sensi di colpa e ai ricordi che i veterani israeliani  cercano drammaticamente di affrontare. Tuttavia, l’intera estate del 1982 fu caratterizzata da continui atti di barbarie, ancor più di quanto accadde nella guerra in Libano del 2006 o, più di recente, durante le invasioni e i bombardamenti combinati del 2008-2009 a Gaza. Crimini impuniti, perchè Begin e Sharon, ormai deceduti (nel caso di Sharon solo virtualmente), non furono mai chiamati a rispondere delle uccisioni di massa e del terrorismo di Stato.

Su Body on the Line Marcy Newman sostiene che celebrare l’anniversario sia cosa vana se nel frattempo non si affrontano le difficili condizioni di vita dei rifugiati palestinesi:

quello che mi preoccupa di tutto questo è il fatto che tutti commemorino l’anniversario del massacro di Sabra e Shatila mentre nessuno sembra ricordare la distruzione del campo profughi di Nahr el Bared. È piuttosto conveniente per Mitchell e per i suoi seguaci libanesi parlare del problema dei rifugiati palestinesi, ma state pur certi che non rilasceranno nessuna dichiarazione in merito alla questione del loro diritto al ritorno. Per i palestinesi di Nahr el Bared ora il diritto al ritorno è un “doppio” diritto: diritto di ritorno al loro campo e, secondariamente, di ritorno in Palestina. Se solo questo primo passo potesse essere saltato e potessero tornare alle proprie case immediatamente!

È per questo che credo di essere contraria agli anniversari. In senso ideale, gli anniversari dovrebbero essere momenti utili a riflettere in merito a una persona/un popolo/un evento. Dovrebbero aiutare ad agire in modo da riuscire a onorare questa memoria. L’unico vero modo per onorare la memoria del massacro del 1982 o della distruzione di Nahr el Bared del 2007 è combattere per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Ma nessuno parla di questo, come non si sta parlando della ricostruzione di Nahr el Bared.

Anche su Twitter, numerosi commenti in memoria dell’accaduto:

@motantawi: una tragedia è una tragedia. Il ricordo dell’11 settembre non supera o cancella la memoria del massacro di Sabra e Shatila. Perché fare dei paragoni?

@rida_faisal: perché le vittime di Sabra e Shatila non vengono ricordate con una cerimonia di commemorazione di massa? E la copertura mediatica? Giusto, non è sangue americano.

@HamzehLattouf: Sabra e Shatila rappresentano crimini orribili, crimini commessi dal “mondo civilizzato” per permettere agli assassini di farla franca

@fadiseikaly: ecco qui i miei 140 caratteri dedicati alle vittime di Sabra e Shatila del 1982. Spero che Sharon, nel suo coma, veda i loro volti ogni giorno.

@omerrcelik: oggi si commemora il ventinovesimo anniversario del massacro di Sabra e Shatila. Il giorno di uno dei più brutali attacchi mai commessi nella storia, portato a compimento da Israele

@IamDiijah: il mondo non osserverà un minuto di silenzio in memoria delle 3.500 vittime palestinesi innocenti di Sabra e Shatila

@KShihabi: massacro di Sabra e Shatila 16-19/9/1982…nessuno ha ancora pagato

@hamna_: domani, 16-17 settembre, si commemora il massacro di Sabra e Shatila ma, di certo, non sarà ricordato come è stato ricordato l’11 settembre.

Nonostante il ricordo di Sabra e Shatila sia molto diffuso attravero i social media, la blogosfera libanese rimane pressochè muta in merito al massacro.

Come già accaduto per l’intera guerra civile libanese, molti libanesi hanno scelto la via del silenzio, come risulta evidente dalla quasi completa mancanza di allusioni e riferimenti all’anniversario di Sabra e Shatila sul web.

Per molti libanesi la guerra civile e le sue atrocità continuano a essere un cupo ricordo da evitare per non riaprire ferite ancora troppo dolorose.

La vita prosegue quindi nella sua normalità, ignara dei crimini commessi contro l’umanità, in alcune occasioni proprio sul suolo libanese.

Di fatto, fino ad oggi, nessun libanese colpevole del massacro di Sabra e Shatila o di qualsiasi massacro occorso durante la guerra civile libanese è mai stato condotto davanti a un tribunale.

scritto da Antoun Issa · tradotto da Nijmi Edres · articolo originale [en] · commenti (0) 
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