NOIRS DANS LES CHAMPS NIZIS

Come ci ricorda il nostro amico Wild Mauz,oltre 30.000 furono le vittime di colore nei campi(se non consideriamo il colonialismo fascista dell’Africa). Molti di questi sottoposti ad orrendi trattamenti per “arianizzare” la loro pelle. Wild ci consiglia un bel documentario(in francese) che tratta proprio di queste barbarie.
Domani ci ricorderemo anche di loro. (N.L.)
youtube.com
Serbe Bilé: http://www.sergebile.com Uhem Mesut, notre renaissance: http://uhem-mesut.com/

MEMORIA: LILIANA SEGRE

“Fummo separati, uomini e donne, e io nei miei tredici anni spauriti, senza capire dove mi trovavo e che cosa mi stava succedendo, io, senza saperlo, lasciai per sempre la mano del mio papà.”
Su uno degli ultimi pannelli della mostra sulla persecuzione degli ebrei italiani esposta in Galleria Espositiva della Biblioteca di Brugherio, sono trascritte queste parole di Liliana Segre, deportata a Birkenau a soli 13 anni.
Non sono riuscita a finire di leggerla, quella frase. Un nodo in gola impedisce alle parole di uscire.
“Prof, perchè non ce la legge tutta?”
“Perchè ho conosciuto Liliana Segre. E quando conosci le persone, stringi loro la mano, ascolti con le orecchie il loro racconto, quando i tuoi occhi penetrano nella profondità di quelli di un altro, ecco succede che la Storia non è più un racconto di fatti, ma diventa l’insieme delle storie vere di persone fatte di carne, ossa, pelle, cuore, affetti. E poi mi viene da piangere perchè Liliana aveva 13 anni. Proprio come voi.”
Iris mi si butta fra le braccia. Gli altri mi guardano in cerca di una risposta. C’è quasi un rimprovero nel loro sguardo: ma perchè ci racconti e ci fai vedere queste cose?
Perchè, attraverso i ricordi di Liliana, vi consegno la Memoria, come lei e altri che ho incontrato l’hanno consegnata a me. Se ne saprete far tesoro, il mondo sarà certamente migliore.
“Fummo separati, uomini e donne, e io nei miei tredici anni spauriti, senza capire dove mi trovavo e che cosa mi stava succedendo, io, senza saperlo, lasciai per sempre la mano del mio papà.”
Su uno degli ultimi pannelli della mostra sulla persecuzione degli ebrei italiani esposta in Galleria Espositiva della Biblioteca di Brugherio, sono trascritte queste parole di Liliana Segre, deportata a Birkenau a soli 13 anni.
Non sono riuscita a finire di leggerla, quella frase. Un nodo in gola impedisce alle parole di uscire.
“Prof, perchè non ce la legge tutta?”
“Perchè ho conosciuto Liliana Segre. E quando conosci le persone, stringi loro la mano, ascolti con le orecchie il loro racconto, quando i tuoi occhi penetrano nella profondità di quelli di un altro, ecco succede che la Storia non è più un racconto di fatti, ma diventa l'insieme delle storie vere di persone fatte di carne, ossa, pelle, cuore, affetti. E poi mi viene da piangere perchè Liliana aveva 13 anni. Proprio come voi.”
Iris mi si butta fra le braccia. Gli altri mi guardano in cerca di una risposta. C'è quasi un rimprovero nel loro sguardo: ma perchè ci racconti e ci fai vedere queste cose?
Perchè, attraverso i ricordi di Liliana, vi consegno la Memoria, come lei e altri che ho incontrato l'hanno consegnata a me. Se ne saprete far tesoro, il mondo sarà certamente migliore.

MEMORIA e RICORDO. Iniziative “Per Non Dimenticare” – Città di Nova Milanese

Dalla Memoria al Ricordo… le iniziative della Città di Nova Milanese “Per Non Dimenticare”

http://www.peacelink.it/pace/a/39586.html

http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437

Dalla Memoria al Ricordo... le iniziative della Città di Nova Milanese "Per Non Dimenticare"

27 gennaio – 10 febbraio

MEMORIA e RICORDO

 Lunedì 20 GENNAIO 2014

Auditorium Comunale, Piazza Gio.I.A., ore 21:00 –

“Sui sentieri del partigiano Johnny”

Per non dimenticare. Voci e volti della Deportazione, della

Resistenza e della Liberazione. Docufilm inANTEPRIMA NAZIONALE sui luoghi del libro di

Beppe Fenoglio, con Emilio Bacio Capuzzo, Daniele Biacchessi,

Vittorio Agnoletto, Antonio Puhalovich, Fabrizio Cracolici,

Laura Tussi.

Venerdì 24 GENNAIO 2014

Presso la sede dell’associazione in Via Nenni 3, ore 21:00 –

Proiezione film Senza destino.

Iniziativa per i soci della Associazione Cascina Triestina.

Sabato 25 GENNAIO 2014

Sesto San Giovanni, Parco Nord, ore 14:30 – Manifestazione

al Monumento ai Deportati nel Parco Nord.

Il ritrovo è previsto alle ore 14:15 in Via Clerici 150 a Sesto San

Giovanni (parcheggio consortile) o presso Viale Suzzani

(ingresso Parco – Milano Zona 9).

Centro di Cultura Villa Brivio, Piazzetta Vertua Prinetti 4,

ore 16:00 – M.I.R. Memoria in Rassegna.

Proiezione di filmati a cura dell’Assessorato alla Cultura.

 

Centro di Cultura Villa Brivio, Piazzetta Vertua Prinetti 4,

ore 16:00 – Shoah, Foibe… e poi calò la notte.

La filatelia racconta.

Mostra di bandi e proclami, quotidiani, francobolli, interi postali,

affrancature meccaniche, annulli e cartoline del periodo storico

che riguarda la Seconda Guerra Mondiale, a cura del Centro Italiano

Filatelia e Resistenza e Storia Contemporanea.

La proiezione di filmati e la mostra rimarranno aperti al pubblico sino

al 15 febbraio 2014 da martedì a sabato dalle ore 9:00 alle ore 18:00,

con possibilità di visite didattiche su prenotazione al numero 0362 / 43.498.

 

Auditorium Comunale, Piazza Gio.I.A., ore 21:00 – Ricordare

per Vivere.

Rappresentazione teatrale a cura dell’Associazione Cascina

Triestina. A seguire dibattito aperto e consegna attestati ai ragazzi

della scuola secondaria di primo grado che interverranno.

CON IL PATROCINIO DELLA CITTA’ DI NOVA MILANESE e della PROVINCIA di MONZA e BRIANZA

Giorno della Memoria – Intervista a Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz

Giorno della Memoria – Intervista a Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz
Intervista a Liliana Segre, sopravvissuta al campo di steminio di Birkenau – Auschwitz.

MEMORIA: JAN PALACH

Il 16 gennaio 1969 lo studente cecoslovacco Jan Palach si dava fuoco per protestare contro l'invasione sovietica. Nel gesto della "Torcia numero 1" un modo estremo di disporre della propria vita e assieme un "sacrificio umano" per la libertà del popolo ceco: http://www.gariwo.net/pagina.php?id=10074

Il 16 gennaio 1969 lo studente cecoslovacco Jan Palach si dava fuoco per protestare contro l’invasione sovietica. Nel gesto della “Torcia numero 1” un modo estremo di disporre della propria vita e assieme un “sacrificio umano” per la libertà del popolo ceco: http://www.gariwo.net/pagina.php?id=10074

 

………

L’EREDITA’ DI TERZANI

LIBERTÀ.<br />
« Non ce n’è più. Io lo continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c’è più la libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è già incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c’è altro, c’è solo una spinta verso il mercato.</p>
<p>È questa benedetta storia della libertà-à-à! Noi oggi ce la siamo ridotta immensamente, tanto che finiamo per vivere solo ai margini della nostra libertà a causa di tutto ciò che è automatico nel nostro modo di pensare, di reagire, di fare le cose. Questa è la grande tragedia. E le scuole oggi non sono fatte per insegnare ai ragazzi a pensare, sono fatte per insegnare ai ragazzi a sopravvivere, per insegnar loro delle cose con cui poi trovano un posto in banca. E quando ne esci sei condizionato. Ripeti dei modelli prestabiliti. Non è che molto facilmente ti inventi qualcosa.</p>
<p>L’uomo ormai è succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa, secondo me, sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite. Occorrono nuovi modelli di sviluppo. Non solo crescita, ma parsimonia. »</p>
<p>─ Tiziano Terzani, http://tiny.cc/TTdaleggere<br />
Foto: Terzani a Parigi nel 2002 © www.olivierroller.com
LIBERTÀ. « Non ce n’è più. Io lo continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c’è più la libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è già incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c’è altro, c’è solo una spinta verso il mercato. È questa benedetta storia della libertà-à-à! Noi oggi ce la siamo ridotta immensamente, tanto che finiamo per vivere solo ai margini della nostra libertà a causa di tutto ciò che è automatico nel nostro modo di pensare, di reagire, di fare le cose. Questa è la grande tragedia. E le scuole oggi non sono fatte per insegnare ai ragazzi a pensare, sono fatte per insegnare ai ragazzi a sopravvivere, per insegnar loro delle cose con cui poi trovano un posto in banca. E quando ne esci sei condizionato. Ripeti dei modelli prestabiliti. Non è che molto facilmente ti inventi qualcosa. L’uomo ormai è succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa, secondo me, sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite. Occorrono nuovi modelli di sviluppo. Non solo crescita, ma parsimonia. » ─ Tiziano Terzani, http://tiny.cc/TTdaleggere Foto: Terzani a Parigi nel 2002 © www.olivierroller.com

Le foibe fra mito e realtà: intervista ad Alessandra Kersevan

Le foibe fra mito e realtà: intervista ad Alessandra Kersevan

gonars_libroViste le molte imprecisioni e le ricostruzioni false e tendenziose (nonché clamorosamente errate dal punto di vista  storico) che circolano in questi giorni sulla controversa questione delle foibe anche sulla stampa locale, riproponiamo un’intervistarealizzata qualche anno fa da Alessandro Doranti alla storica Alessandra Kersevan e pubblicata sul periodico locale Trentagiorni. Un’intervista che torna prepotentemente d’attualità.
 

 Video: Cosa c’è stato PRIMA delle foibe?

Video: I massacri commessi dall’esercito fascista italiano in Jugoslavia

 

Non è mai stato semplice trattare la questione delle foibe: stereotipi consolidati, revisionismo, metodologie di lavoro inesatte e giochi politici dei vari schieramenti hanno sempre invaso il terreno della ricerca storica. In questi ultimi anni è stata ottenuta la costruzione di una verità ufficiale, fin troppo sbrigativa e di comodo, che ha dato il via a commemorazioni, monumenti, lapidi, intitolazioni di strade.

 

Alessandra Kersevan, ex insegnante ed oggi paziente ricercatrice di storia e cultura della sua regione, il Friuli, da anni lavora al recupero della memoria storica in merito agli avvenimenti del confine orientale.

A Trieste la storia non comincia il 1° maggio 1945…
Sì, Sembra un’osservazione banale, eppure di fronte a tante cose che sono state scritte in questi anni sulle vicende del confine orientale occorre chiarire e ricordare che il fascismo in questa regione è stato più violento che in qualsiasi altra parte d’Italia: sloveni e croati, oltre cinquecentomila persone che abitavano le terre annesse dallo stato italiano dopo la prima guerra mondiale furono oggetto di persecuzioni razziali e ogni tipo di angherie: divieto di usare la loro lingua, chiusura delle scuole, delle associazioni ed enti economici sloveni e croati, arresto degli oppositori, esecuzioni di condanne a morte decise dal Tribunale Speciale. Con l’aggressione nazifascista alla Jugoslavia, nel 1941, la nostra regione divenne avamposto della guerra e le persecuzioni contro sloveni e croati, anche cittadini italiani, divennero ancora più gravi: interi paesi furono deportati nei campi di concentramento come Arbe/Rab, oggi in Croazia, ma allora annessa all’Italia dopo l’aggressione alla Jugoslavia, Gonars in provincia di Udine, Renicci di Anghiari in provincia di Arezzo, Chiesanuova di Padova, Monigo di Treviso, Fraschette di Alatri in provincia di Frosinone, Colfiorito in Umbria, Cairo Montenotte in provincia di Savona e decine e decine di altri, praticamente in tutte le regioni d’Italia. Fra 7 e 11 mila persone, donne, uomini, bambini, intere famiglie, morirono in questi campi, di fame e malattie. A Trieste nel 1942 fu istituito per la repressione della resistenza partigiana l’Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia, che si macchiò di efferati delitti contro gli antifascisti in genere, ma soprattutto contro sloveni e croati.

Da chi è stato inaugurato l’uso delle foibe?
Ci sono testimonianze autorevoli (per esempio dell’ispettore di polizia De Giorgi, colui che nel dopoguerra fu incaricato dei recuperi dalle foibe) che furono proprio uomini dell’Ispettorato speciale, in particolare quelli della squadra politica, la cosiddetta banda Collotti, a gettare negli “anfratti del Carso” degli arrestati che morivano sotto tortura. Comunque andando anche più indietro nel tempo, già durante la prima guerra mondiale, che fu combattuta soprattutto in queste terre, le foibe venivano usate come luogo di sepoltura “veloce” dopo le sanguinose battaglie, e nell’immediato dopoguerra i fascisti pubblicavano testi di canzoncine in cui si minacciava di buttare nelle foibe chi si ostinava a non parlare “di Dante la favella”.

foibe_banda_collotti.jpgChe funzione aveva la Banda Colotti?
La banda Collotti era la squadra politica dell’Ispettorato speciale guidata appunto dal commissario Gaetano Collotti. Con la sua squadra batteva il Carso triestino per reprimere la resistenza che già nel ’42 era iniziata in queste zone. Si macchiarono di efferati delitti, torturando e uccidendo centinaia di persone. Come Resistenzastorica stiamo pubblicando con la casa editrice Kappa Vu la ricerca di Claudia Cernigoi sulla banda Collotti. Nel corso di alcuni anni di ricerche Cernigoi è riuscita a trovare una quantità consistente di documentazione. Eppure in questo dopoguerra nessuno, neppure gli istituti storici di Trieste e di Udine, avevano pubblicato nulla sull’argomento.

Definiamo le foibe. Chi ci è finito dentro? Donne? Bambini? Quanti in tutto? Perché c’è così grande attenzioni su queste esecuzioni, mentre in altre zone ce ne furono in numero assai maggiore?
Nelle foibe non sono finite donne e bambini, i profili di coloro che risultano infoibati sono quasi tutti di adulti compromessi con il fascismo, per quanto riguarda le foibe istriane del ’43, e con l’occupatore tedesco per quanto riguarda il ’45. I casi di alcune donne infoibate sono legati a fatti particolari, vendette personali, che non possono essere attribuiti al movimento di liberazione. Questo diventa evidente quando si vanno ad analizzare i documenti, cosa che purtroppo la gran parte degli “storici” in questi anni non ha fatto, accontentandosi di riprendere i temi e le argomentazioni della propaganda neofascista. Va detto inoltre che i numeri non sono assolutamente quelli della propaganda di questi anni: è ormai assodato che in Istria nel ’43 le persone uccise nel corso della insurrezione successiva all’8 settembre sono fra le 250 e le 500, la gran parte uccise al momento della rioccupazione del territorio da parte dei nazifascisti; nel ’45 le persone scomparse, sono meno di cinquecento a Trieste e meno di mille a Gorizia, alcuni fucilati ma la gran parte morti di malattia in campo di concentramento in Jugoslavia. Uso il termine “scomparsi”, ma purtroppo è invalso l’uso di definire infoibati tutti i morti per mano partigiana. In realtà nel ’45 le persone “infoibate” furono alcune decine, e per queste morti ci furono nei mesi successivi dei processi e delle condanne, da cui risultava che si era trattato in genere di vendette personali nei confronti di spie o ritenute tali. C’è poi l’episodio della foiba Plutone, da cui furono estratti 18 corpi, in cui gli “infoibatori” erano appartenenti alla Decima Mas e criminali comuni infiltrati fra i partigiani, e furono arrestati e processati dagli stessi jugoslavi. Insomma se si va ad analizzare la documentazione esistente si vede che si tratta di una casistica varia che non può corrispondere ad un progetto di “pulizia etnica” da parte degli jugoslavi come si è detto molto spesso in questi anni.
La grande attenzione a questi fatti è funzionale alla criminalizzazione della resistenza jugoslava che fu la più grande resistenza europea. Di riflesso si criminalizza tutta la resistenza, e si è aperto il varco per criminalizzare anche quella italiana, come sta dimostrando ora Pansa con i suoi libri.

Gli studiosi delle foibe. Chi sono?
Sono di svariati generi. Quelli che noi chiamiamo un po’ ironicamente i “foibologi” sono tutti esponenti della destra più estrema, alcuni, come Luigi Papo hanno fatto addirittura parte della milizia fascista in Istria, di coloro cioè che collaborarono con i nazisti nella repressione della resistenza. Altri, più giovani, come Marco Pirina, sono stati esponenti di organizzazioni neofasciste negli anni della strategia della tensione (lui per esempio risulta coinvolto nel golpe Borghese). Poi c’è il filone degli storici che facevano riferimento al CLN triestino (organizzazione non collegata con il CLNAI) che fu il massimo organizzatore dell'”operazione foibe” a Trieste nel dopoguerra. Mentre può essere abbastanza facile capire le manipolazioni della “storiografia” fascista, è molto più difficile difendersi dalle manipolazioni della storiografia ciellenista, perché questi hanno un’aura di antifascismo che fa prendere per buone tutte le cose che scrivono. In realtà leggendo i loro libri ti accorgi che sono citazioni di citazioni da altri libri (spesso memorie di fascisti) non sottoposte a verifica. Il problema è che su tutta questa questione delle foibe ha pesato nel dopoguerra il clima della guerra fredda: voglio ricordare che un importantissimo documento di fonte alleata agli inizi del ’46 diceva: sospendiamo, non avendo trovato nulla di interessante, le ricerche nel pozzo della miniera di Basovizza, ma perché gli Jugoslavi non possano dire che è stata tutta propaganda contro di loro, diremo che lo abbiamo fatto per mancanza di mezzi tecnici adeguati. Ha pesato e pesa inoltre molto la questione dei confini, e il sentimento delle “terre ingiustamente perdute”, che anche se con toni un po’ diversi, coinvolge anche gli storici che fanno riferimento politicamente al centro sinistra. Ci sono però anche tantissimi storici seri. Per “seri” intendo quelli che non si accontentano di quello che è già stato scritto, ma che cercano nuova documentazione, la analizzano, la confrontano con quanto è già stato pubblicato e inseriscono gli avvenimenti nel contesto in cui sono avvenuti. Questo è il metodo storiografico che tutti dovrebbero usare, ma, sembrerà incredibile, nella questione della foibe e dell’esodo anche storici accademici e “blasonati” si sono lasciati andare a metodi da propagandisti più che da storici, preferendo le citazioni di citazioni di citazioni, piuttosto che la fatica della ricerca.

foibe2.jpgLa foiba di Basovizza. C’è una lapide che commemora le vittime, eppure la storia sembra molto diversa…
La documentazione esistente, una documentazione piuttosto corposa, dice che nella miniera di Basovizza non ci furono infoibamenti. Già nell’estate del ’45, quindi pochissimo tempo dopo i pretesi infoibamenti, gli angloamericani procedettero per mesi a ricognizioni nel pozzo della miniera (infatti non si tratta di una foiba in senso geologico), in seguito alle denunce del CLN triestino che diceva che dovevano essere stati infoibati alcune centinaia di agenti della questura di Trieste. Poiché non fu trovato nulla di “interessante”, nei primi mesi del ’46 le ricerche furono sospese, come ho già spiegato prima. Tutto questo risulta da una gran quantità di documenti di fonte alleata, negli archivi di Washington e di Londra. Quindi nella “foiba” non ci sono i “500 metri cubi” di infoibati che sono scritti nella lapide, e neppure i duemila infoibati citati in libri. Dopo che Claudia Cernigoi  ha riportato questi documenti nel suo libro “Operazione foibe a Trieste” la cosa dovrebbe essere evidente a tutti che si occupano dell’argomento. Ma si fa finta di niente. Il comune di Trieste adesso ha ristrutturato il monumento sulla foiba e presto verrà il presidente del Senato Marini a inaugurarlo. La menzogna vive ormai di vita propria, e non si riesce a fermarla.

Le leggende sulle foibe.
Ho già spiegato che le biografie della gran parte degli uccisi sono di persone coinvolte a vario titolo nel regime fascista prima e nell’occupazione nazista poi. Come ben mette in luce Claudia Cernigoi nel suo libro, in una città come Trieste il collaborazionismo interessò tantissime categorie di persone, e molti di quelli che vengono definiti “civili” erano in realtà e collaborazionisti, delatori di professione, spioni di quartiere che denunciavano gli ebrei. Per esempio ai rastrellamenti sul Carso con la banda Collotti partecipavano anche persone che non erano ufficialmente appartenenti alla questura. Come gruppo di Resistenzastorica abbiamo condotto una ricerca sulla vicenda di Graziano Udovisi, conosciuto come “l’unico ad essere uscito vivo dalla foiba” e presentato come una vittima “solo perché italiano”. Da questa ricerca è emerso, oltre alla assoluta falsità del suo racconto, che egli dal ’43 al ’45 era stato tenente della Milizia Difesa Territoriale, in un gruppo dal nome significativo di “Mazza di Ferro”, specificamente preposto alla repressione della guerriglia, e che nel ’46 fu condannato per crimini di guerra a 2 anni e 11 mesi di reclusione. Eppure nel 2005 Graziano Udovisi è diventato “uomo dell’anno”, premiato con l’Oscar della Rai per una sua intervista a Minoli, che lo ha presentato come uno che è stato “infoibato” “solo perché italiano. Come ho già detto: storici, giornalisti e tutti coloro che scrivono di queste cose in questi anni di Giornate del Ricordo, dovrebbero sapere che intorno a queste vicende c’è tanta propaganda, e che quindi bisogna informarsi bene prima di scrivere.

L’atteggiamento della destra e della sinistra.
Non si vede una grande differenza. La destra fascista ha trovato in questo argomento la possibilità di ribaltare il discorso delle responsabilità nella seconda guerra mondiale, passando da carnefici a vittime, con la possibile riabilitazione dei repubblichini di Salò ecc. La sinistra ha trovato l’occasione per prendere le distanze dal proprio passato partigiano, con tutta una serie di distinguo e di “ammissioni” in cui le foibe erano funzionali in quanto venivano attribuite a partigiani, sì, ma “slavi” (e si sa che il razzismo antislavo è molto diffuso) e quindi la resistenza italiana poteva restarne fuori. La miopia di una simile posizione la si vede oggi, con un’operazione come quella di Giampaolo Pansa, che attacca direttamente la resistenza italiana.
C’è da dire, inoltre, che l'”operazione foibe” è funzionale alla politica estera italiana, tradizionalmente “espansionistica” verso la penisola balcanica. Anche in questo senso, centrodestra e centrosinistra non si distinguono. Noi di Resistenzastorica abbiamo una raccolta impressionante di dichiarazioni di esponenti del centro sinistra in senso neoirredentista, cioè tese alla rivendicazione delle “terre perdute”, tema che oltre ad essere stato sempre tipico della destra, sembrerebbe oggi anche antistorico, nel momento dell’allargamento dell’UE. Eppure le dichiarazioni ci sono, anche di personaggi come Fassino.

Che cosa significa oggi commemorare i morti delle foibe?
Come ho spiegato, commemorare i morti nelle foibe significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo. Per gli altri morti, quelli vittime di rese dei conti o vendette personali, c’è il 2 di novembre.

Che cosa andrebbe fatto per restituire dignità alla memoria storica del paese?
Per quanto riguarda la dignità del paese, credo che l’unica cosa da fare sia smettere quella convinzione nazionale che gli italiani siano sempre stati “brava gente”, che dovunque sono andati hanno portato la civiltà, anche quando bruciavano i villaggi della Croazia, o impiccavano i ribelli libici. Gli italiani debbono rendersi conto che la repubblica italiana non ha mai fatto veramente i conti con le responsabilità del fascismo. Dietro al discorso delle foibe c’è proprio l’interesse di continuare a nascondere queste responsabilità. Infatti la proposta italiana di incontro trilaterale fra i presidenti di Italia, Slovenia, Croazia, sui luoghi della memoria, inserendo la Risiera di San Sabba, il campo di concentramento di Gonars (o quello di Arbe) e la foiba di Basovizza, non è altro che un tentativo di gettare fumo negli occhi, di far dimenticare i crimini di guerra italiani in quei territori equiparando la foiba di Basovizza alla Risiera, unico campo di concentramento nazista con forno crematorio, in cui morirono oltre 3000 persone, soprattutto partigiani italiani, sloveni e croati, o ai campi di concentramento in cui morirono almeno settemila sloveni, croati, serbi, montenegrini. Il presidente della Repubblica dovrebbe andare di propria iniziativa ad Arbe in Croazia, o a Gonars a rendere omaggio alle vittime del fascismo, e a chiedere scusa agli ex jugoslavi. Questo dovrebbe essere la prima cosa da fare. Poi dovrebbe far pubblicare i risultati della commissione storica italo-slovena, che il governo italiano si era impegnato a pubblicare ma non ha mai fatto. Poi il governo di centro sinistra potrebbe obbligare la RAi a trasmettere in prima serata il documentario “Fascist legacy / L’eredità fascista”, sui crimini di guerra italiani in Etiopia, Libia e Jugoslavia. Questo documentario della BBC fu acquistato nell’89 dalla RAI, ma mai trasmesso.

(red.)
10 febbraio 2011

MORTO SHARON

NEANCHE I MORTI SONO UGUALI E’ morto Ariel Sharon. Tutti i media del mondo ne parlano. Ore ed ore di “informazione” sulla dipartita di un uomo che ha sulla coscienza alcune delle pagine piu’ brutte della storia dell’uomo. Ma se ne parla poco o niente. Prima fra tutte, l’orrendo massacro, nel 1982, di migliaia di palestinesi, soprattutto donne e bambini, nel campo profughi di Sabra e Chatila. Il giorno prima le truppe sraeliane comandate da Sharon avevano sigillato il campo. Nessuno poteva entrare. Nessuno poteva uscire. Entrarono, e uscirono liberamente, i falangisti “cristiani” libanesi, in quel conflitto alleati con gli israeliani. E fu mattanza, senza che nessuno muovesse un dito in difesa di donne e bambini del tutto inermi. A distanza di tanti anni, nessuno ha pagato per tanto scempio di umanita’. Oggi ricordo loro, i miei poveri fratelli e sorelle palestinesi selvaggiamente strappati alla vita.

APERTURA DELLA “SETTIMANA DELLA MEMORIA” a NOVA MILANESE:

“Sui sentieri del Partigiano Johnny” – “PER NON DIMENTICARE”, Voci e Volti della Deportazione, della Resistenza e della Liberazione

Con EMILIO BACIO CAPUZZO, DANIELE BIACCHESSI, VITTORIO AGNOLETTO, ANTONIO PUHALOVICH, FABRIZIO CRACOLICI, LAURA TUSSI

http://www.peacelink.it/pace/a/39527.html

http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437

Con la speciale partecipazione di VITTORIO AGNOLETTO

CITTA’ di Nova Milanese

CITTA’ di Bolzano

ANPI Sezione di Nova Milanese:

20 GENNAIO 2014 – ore 21.00

Con EMILIO BACIO CAPUZZO, Partigiano e Deportato

DANIELE BIACCHESSI, Giornalista e Scrittore

Con la speciale partecipazione di VITTORIO AGNOLETTO e ANTONIO PUHALOVICH

Daniele Biacchessi e Antonio Puhalovich presentano in anteprima nazionale:

“Sui sentieri del Partigiano Johnny”,

docufilm sui luoghi del libro di Beppe Fenoglio

Presentano l’EVENTO:

FABRIZIO CRACOLICI, Presidente ANPI Sezione di Nova Milanese e

LAURA TUSSI, PeaceLink-Telematica per la Pace-Progetto “PER NON DIMENTICARE”– Città di Bolzano e Nova Milanese

Durante l’evento sarà presente EMERGENCY

In AUDITORIUM COMUNALE- NOVA MILANESE, Via Giussani

Note:

su ILDIALOGO.org:
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/appuntamenti/indice_1388176368.htm

su GIULIANOVANEWS:
http://www.giulianovanews.it/2013/12/nova-milanese-sui-sentieri-del-partigiano-johnny-per-non-dimenticare-voci-e-volti-della-deportazione-della-resistenza-e-della-liberazione/

su PRESSENZA – International Press Agency:
http://www.pressenza.com/it/2014/01/sui-sentieri-del-partigiano-johnny/