l’adozione e balotelli

Di  Gabriella Meroni

GIOVANI. L’altra lezione di Mario

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29 giugno 2012

Griffini: «Balo, un esempio per tanti ragazzi adottati»

 

Che sia un campione in campo, ormai non si discute più. Ma che fosse un campione anche fuori, qualche dubbio c’era, almeno fino a giovedì 28 giugno dopo la semifinale vinta contro la Germania, quando Mario Balotelli è corso ad abbracciare la madre Silvia in tribuna, e poco dopo in tv ha detto parole toccanti: “L’unica cosa che speravo era fare contenta mia mamma. Questi gol sono per lei, in assoluto”. Una mamma, che come hanno visto tutti gli italiani in diretta, ha la pelle di un colore diverso. SuperMario infatti è un figlio adottivo, e per i ragazzi adottati come lui “è un vero idolo, in tantissimi si identificano in lui”, come dice Marco Griffini, presidente di AiBi.

leggi tutto qui:http://www.vita.it/news/view/121285

 

 

 

 

Studio: abusi provocano alterazioni genetiche

Studio: abusi provocano alterazioni genetiche – martedì 17 gennaio 2012

Subire gravi abusi nell’infanzia altera alcuni geni, aumentando il rischio di soffrire in seguito di problemi mentali. E’ quanto emerge da uno studio dell’Universita’ di Ginevra (Svizzera). Il team di ricercatori ha esaminato 101 adulti con sindrome borderline. Quelli che erano stati abusati emotivamente, fisicamente o sessualmente da bambini, sono risultati avere un piu’ alto numero di alterazioni dei geni responsabili della gestione delle stress.

Leggi l’articolo (da cismai)


grazie

#Amnesty – Appello – negato il diritto all’istruzione ai bambini dello Zimbabwe!

Appello – Lasciati indietro: negato il diritto all’istruzione ai bambini dello Zimbabwe!

 
 
 
Il 18 maggio 2005 il governo ha avviato un’operazione di smantellamento degli insediamenti abitativi precari, lasciando, nel giro di poche settimane, 700 mila persone senza casa e senza mezzi di sostentamento. Durante gli sgomberi sono state distrutte anche le scuole organizzate dalle agenzie umanitarie, lasciando i bambini senza alcuna possibilità di istruzione.

Essere figli adottivi nell’era di Facebook

Essere figli adottivi nell’era di Facebook

 
 
 

E’ allarme per i continui casi di madri o padri biologici che dopo aver dato in adozione i figli (sia volontariamente sia, più spesso, perché questi ultimi erano stati sottratti loro dalle autorità) li cercano (e li trovano) attraverso Facebook, sconvolgendo i loro precari equilibri emotivi. Il quotidiano inglese The Guardian raccoglie le preoccupazioni delle charity – valide ovunque ci sia una connessione internet -, che sottolineano anche come la decisione di sottrarre un figlio ai genitori è molto grave e prosuppone, da parte dei tribunali, un’attenta analisi della situazione familiare che evidentemente si presenta gravemente abusante e tale da compromettere il sereno sviluppo dei minori. Non è una decisione presa alla leggera, insomma.

La legge in molti paesi, compresa l’Italia, è molto precisa, ed enuncia con varie formulazioni che la famiglia è generalmente il miglior luogo dove bambini e giovani possono crescere. Tuttavia – si sottolinea nell’articolo – in alcuni casi è necessario prendere una decisione difficile per equilibrare il diritto di un minore di restare con la propria famiglia di origine e il diritto di essere protetto da abusi e mancanza di cure. In questi casi, e in particolare in quelli dove abusi e negligenze sono gravi, è necessario recidere il rapporto tra il figlio e i genitori biologici se si vogliono evitare conseguenze gravi per il benessere presente e futuro del bambino.

Non si può – dicono le charity e i servizi sociali – lasciare un bambino troppo a lungo in una situazione familiare devastante. E diversi studi hanno dimostrato che se i genitori problematici dimostrano di poter cambiare, di solito lo fanno entro i primi sei mesi del figlio. Tuttavia, a volte si tende a lasciare il bambino con i genitori biologici molto più a lungo, sperando in un cambiamento che spesso non arriva mai.La famiglia adottiva in questi casi – prosegue il pezzo del Guardian – rappresenta un intervento terapeutico che offre al bambino cure, affetto e un esempio di relazioni umane equilibrate di cui egli ha bisogno come l’aria che respira.

Contatti improvvisi, non programmati e non autorizzati con i genitori biologici spezzano questa sicurezza raggiunta a fatica. E’ comprensibile che un genitori cerchi suo figlio. Molti genitori che abusano rifiutano di riconoscersi tali, spesso sono stati abusati a loro volta da piccoli e quasi sempre non riescono a comprendere il male che hanno fatto ai figli. Ma i contatti devono essere permessi unicamente nell’interesse del figlio, non dei genitori. Il problema con i social network è che stabiliscono un contatto immediato, senza filtri, e nessun altro adulto può controllare le comunicazioni tra genitori biologici e figli, che a volte, nonostante la buona fede, possono risultare violente per un bambino, lasciato a se stesso davanti a uno schermo in balia di emozioni contrastanti, confusione e sensi di colpa. Spesso infatti i bambini tendono a colpevolizzarsi della separazione tra loro e i genitori.

La conclusione? Gli operatori sociali e tutti coloro che hanno a che fare con ragazzi adottati devono tenere conto dell’impatto che le nuove tecnologie possono avere sul benessere di questi soggetti così fragili, sempre tenendo come faro della loro azione l’interesse supremo del minore.

 

DA VITA ONLINE

Adozioni internazionali: quanto costano?

Adozioni internazionali: quanto costano?

 
 
 

ph. United Nations Photo (cc flickr)

PISA. Se per quanto riguarda la revisione dei tetti di spesa, di cui abbiamo parlato nella prima parte dell’inchiesta, la Commissione per le Adozioni Internazionali sembra essere assai pigra (pigrizia confermata da alcuni enti che abbiamo interpellato), sembra invece essere molto attiva nel riconoscere nuovi enti che si occupano di adozioni: dall’albo online risultano essere 65. Il caso italiano, in effetti, è anomalo, soprattutto se paragonato ad altri Stati europei: in Francia operano 34 enti autorizzati, in Germania 12 e nel Regno Unito appena 10. Proprio quest’anomalia ha risvegliato l’interesse dell’ONU, il cui Comitato sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il 6 ottobre 2011, ha pubblicato un rapporto indirizzato al nostro Paese.

Il documento, invitando ad attuare misure più favorevoli ai diritti dei bambini, critica l’inadeguato sistema di monitoraggio ed esprime preoccupazione per come, nonostante le misure adottate, il numero di enti italiani autorizzati per l’adozione internazionale sia troppo grande.

Il Comitato raccomanda quindi all’Italia, in conformità con la Convenzione de L’Aja e con la Convenzione di New York sui Diritti dell’Infanzia, di “assicurare un monitoraggio effettivo e sistematico di tutti gli enti per le adozioni, di considerare delle soluzioni per gestire o limitare il grande numero di enti autorizzati e di assicurare che dai procedimenti adottivi non derivi alcun lucro.”

La giungla dei costi effettivi – Sui costi effettivi di un procedimento di adozione internazionale, come si è visto, c’è poca chiarezza. Dati non aggiornati, mancanti o illeggibili, carenza di revisioni periodiche, un eccessivo numero di enti autorizzati, si incrociano con le testimonianze poco rassicuranti che costellano il web o che escono dalle bocche di amici e conoscenti. Tra costi effettivi dichiarati da enti e associazioni e costi sostenuti direttamente dalla famiglia, prima in Italia e poi all’estero, si parla di cifre che talvolta si aggirano sui 20.000-25.000 €. Le spese sono le più varie: produzione dei documenti che entrano a far parte del dossier adottivo, traduzioni, spese notarili, diritti di cancelleria, visti consolari, documenti di identità, spese mediche, alle quali si aggiungono i costi del viaggio (o dei viaggi) che i futuri genitori devono fare per incontrare il bambino, compresa la permanenza nel suo paese di origine per periodi che variano da uno a due mesi. La scelta dell’ente che si occuperà dell’adozione dipende non solo da fattori “di cuore”, ma anche da una valutazione complessiva sui costi: alcuni enti chiedono prezzi maggiori perché si affidano alla formula del tutto compreso (escluse le spese di viaggio e permanenza nel paese dell’adottato), altri hanno tariffe più basse ma lasciano ai futuri genitori la gestione (e le relative spese) di alcune pratiche.

S.O.S. spese: i mutui ad hoc – Nel 2009, per indagare sul binomio adozione-denaro, è stata condotta un’indagine dalla Fondazione Università IULM, a cura di Vincenzo Russo, Luciana Castelli e Massimo Bustreo, dal titolo “ll rapporto denaro e adozione: aspettative e opportunità nella famiglia adottiva”. Nell’indagine, realizzata per AiBi, si rilevava come “numerose sono le coppie che rinunciano all’adozione internazionale per mancanza di disponibilità finanziarie, a fronte della difficoltà, quando non dell’impossibilità, di trovare strumenti economici che ne agevolino il percorso con la copertura delle spese. Spese che sono sì necessarie ma pur sempre rappresentano solo una tappa dell’adozione.” Al termine dell’indagine, tra le considerazioni dei ricercatori ce n’era una che a quanto pare è stata recepita, quella di “ideare e promuovere prodotti finanziari dedicati alle famiglie delle adozioni internazionali per opera di istituti bancari”. Negli ultimi anni, infatti, sono nate diverse soluzioni di mutuo dedicate alle famiglie che devono sostenere le spese per un’adozione internazionale. A titolo di esempio ne riportiamo due; il consiglio più ovvio è quello di chiedere alla propria banca se prevede mutui agevolati per le adozioni internazionali.

BNL-Gruppo BNP Paribas, in collaborazione con AiBi (Associazione Amici dei Bambini), ha dato vita al mutuo “AdottAMI”: importo finanziabile da 500 € a 30.000 €, durata tra i 6 e i 120 mesi, tasso fisso applicato alla rata di rimborso, rata costante, mensile e posticipata, comprensiva di capitale ed interessi. Per richiederlo basta un documento di identità, la documentazione di reddito e una copia del decreto di idoneità all’adozione.
Anche il Credito Cooperativo ha elaborato un mutuo speciale, si tratta di “ad8”: un mutuo agevolato sotto forma di prestito chirografario dell’importo variabile da 10.000 a 15.000 €, rimborsabile al massimo in 60 mesi ad un tasso vantaggioso. Anche per questo mutuo, come per il precedente, non sono previste spese di istruttoria e per accedervi occorre presentare solo la copia del decreto di idoneità all’adozione e copia del mandato conferito ad almeno un ente autorizzato.

Adozioni internazionali gratuite: quando? – Parlare di costi delle adozioni non è semplice, ma c’è qualcuno che già da tempo ne auspica la gratuità: l’AiBi, ad esempio, nei giorni scorsi ha nuovamente sollevato la questione, raccogliendo l’appello della CEI, in seguito alla pubblicazione del rapporto dal titolo “Il cambiamento demografico: rapporto-proposta sul futuro dell’Italia”, presentato il 5 ottobre dal Comitato per il Progetto Culturale della CEI. “Troppi ancora gli ostacoli culturali all’accoglienza e all’adozione – si legge nel comunicato stampa dell’AiBi –: si appressa il momento di pensare un’adozione moderna, gratis e a tempo zero. Precisamente, è opportuno concepire proposte di modifica della legislazione in vigore, per l’apertura di un Fondo per le Adozioni Gratuite e per l’avvio di una razionalizzazione dell’iter procedurale, che trasferisca la consegna del Decreto di Idoneità dai Tribunali per i Minorenni agli Enti Autorizzati e ai Servizi Sociali. Così che sia possibile salutare un’adozione nuova, sempre più a misura di famiglia e a favore del diritto del bambino a essere figlio.”

Daria Domenici
(GenitoriMagazine, l’e-zine edita da BabyConsumers)

Leggi anche la prima parte dell’inchiesta: Adozioni internazionali: i costi palesi e quelli nascosti


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