In cinese Google si dice Baidu

In cinese Google si dice Baidu

 
 
 

Jonathan Margolis, New Statesman, Gran Bretagna

È la finestra della Cina su se stessa e sul mondo, una fonte di informazioni per un quarto della popolazione del pianeta. Con oltre 400 milioni di utenti, il motore di ricerca più usato dai cinesi offre però una versione distorta della realtà.

Immaginate di incontrare dei cinesi che vi chiedono cosa ne pensate di una manifestazione del 1989 a Trafalgar square in cui l’esercito britannico ha ucciso migliaia di persone riunite nella piazza per protestare contro la poll tax introdotta da Margaret Thatcher. Poi i cinesi vi cominciano a parlare del loro eroe spirituale, il leader di un culto religioso dell’Irlanda del Nord che ricordate vagamente di aver sentito nominare dai mezzi d’informazione come un truffatore. E infine si congratulano con voi per il Nobel per la pace assegnato a un intellettuale britannico di cui non avete mai saputo niente.

 

leggi qui: http://www.internazionale.it/news/cina/2012/01/13/in-cinese-google-si-dice-baidu/

 

grazie

Nella Silicon Valley spopola la scuola low-tech

Nella Silicon Valley spopola la scuola low-tech

 
 
 

A Calco, in provincia di Bergamo, c’è la prima scuola in Italia che utilizza solo iPad come piattaforma didattica per tutti i suoi 1500 studenti. Sono i corsi di formazione professionale e l’ITS della Fondazione Ikaros, che sabato 8 ottobre presso il Teatro Creberg di Bergamo ha presentato in pompa magna il «progetto didattico basato sull’iPad». Panorama, per dire, sull’ultimo numero gli ha dedicato tre pagine.

È di ieri invece una notizia curiosa, che fa da contraltare. Un articolo del New York Times ha raccontato come, a sorpresa, tutto il gota della Silicon Valley mandi i figli nella low-tech Waldorf school, una scuola steineriana. Niente iPad, testi digitali, lavagne interattive nè computer sul banco: la Waldorf è una scuola computer-free dove gli insegnanti insegnano a scrivere in corsivo con penna e carta, usano la lavagna nera e il gesso.Tre quarti degli alunni, qui, hanno genitori altamente tecnologici per professione.

“L’idea che un iPad possa insegnare meglio a mio figlio a leggere o la matematica è semplicemente ridicola”, ha detto al NYT Alan Eagle,  executive communications a Google. Sua figlia da la quinta alla Waldorf e «non sausare Google ma sa fare le calze con i ferri e disegna benissimo». Non è che siano ostili all’hi-tech, ovviamente, ma credono che «ci sia un tempo  e un luogo per ogni cosa».

La domanda è: possibile che non ci sia una scuola dove si possano fare entrambe le cose?

Egitto: usare Twitter per migliorare la vita in una baraccopoli del Cairo

Egitto: usare Twitter per migliorare la vita in una baraccopoli del Cairo

 
 
 

Consapevole del ruolo fondamentale giocato dai social media durante la rivoluzione in Egitto, il blogger Mahmoud Salem [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato], attivo anche su Twitter (@SandMonkey), ha deciso di collaborare con un’organizzazione non-profit locale, sfruttando le potenzialità di Twitter per una raccolta fondi destinata a fornire i servizi di base in uno dei quartieri poveri del Cairo.

Ezbet Khairallah, dove vivono quasi 650.000 persone, è una delle più grandi baraccopoli egiziane. La zona si è estesa senza pianificazione in un’area di circa 12 kilometri quadrati, su un altopiano montuoso situato a sud del Cairo. Nonostante Ezbet Khairallah si trovi all’interno dei confini municipali della capitale, mancano i più essenziali servizi. Non solo manca la rete fognaria e non viene raccolta l’immondizia; l’educazione è inadeguata e i servizi sanitari e sociali scarseggiano. Non c’è quindi da stupirsi se questo quartiere densamente popolato sia considerato terreno fertile per delinquenza e problemi sociali.

Visita in una scuola materna a Ezbet Khairallah, al Cairo. Foto fatta da @pakinamamer il 30 luglio 2011.

Visita in una scuola materna a Ezbet Khairallah, al Cairo. Foto di @pakinamamer (30/07/2011)

Foto di una strada di Ezbet Khairallah.

Foto di una strada di Ezbet Khairallah, fatta da @pakinamamer su Yfrog

Per aiutare a migliorare la qualità della vita a Ezbet Khairallah, l’organizzazione Khair Wa Baraka (Peace and Plenty), fondata nel 2004, ha iniziato a lavorare su dei programmi educativi, sanitari e ambientali dopo che una ricerca condotta dall’organizzazione stessa aveva dimostrato che il più grande problema degli abitanti era lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, in particolar modo le acque di scarico. L’organizzazione mette a disposizione anche delle cliniche mobili e dei centri scolastici pilota.

Grazie al sostegno della comunità di Twitter, Peace and Plenty e Mahmoud Salem hanno raccolto 2 milioni di lire egiziane (più di 330.000 dollari USA), facendo inoltre conoscere agli egiziani la situazione di questa comunità. Salem ha chiamato la sua iniziativa “tweetback” (@tweetbackevent), e si è fatto sostenere dal capitale sociale di 20 utenti Twitter di particolare successo, che messi assieme contano circa 250.000 abbonati. In cambio delle donazioni, faranno pubblicità in favore dei donatori tra i propri abbonati. Hanno anche sparso la voce sull’iniziativa e spiegato alla gente come poter dare una mano.

Twittando dalla serata Tweetback.

Twittando dalla serata Tweetback. Foto di Rania Helmy, co-organizzatrice.

Il 16 luglio 2011, Peace and Plenty ha poi organizzato una raccolta fondi all’Hotel Marriot del Cairo, dov’è stato annunciata la raccolta di 1.349.000 lire egiziane (226.600 dollari USA).

Gli utenti Twitter che partecipavano alla serata hanno tenuto aggiornata in tempo reale la relativa pagina dell’evento, rendendo pubblici i donatori e l’ammontare delle donazioni; tra questi, un’azienda di distribuzione di bibite, un operatore telefonico e quanti hanno preferito mantenere l’anonimato. Inoltre, è strato messo a disposizione un numero telefonico speciale per donare 3 lire egiziane (0,50 dollari USA), e Twitter è servito per diffondere anche questa informazione.

Gli organizzatori di Tweetback ritengono che si tratti solo del primo passo e, come ha scritto Salem sul suo blog: “Altre iniziative di questo tipo avranno luogo se sostenete questa, che è la prima, e che, per momento in cui arriva e per il suo carattere innovativo, ha disperatamente bisogno del vostro sostegno.” Peace and Plenty ha definito Ezbet Khairallah il prototipo della “comunità non pianificata che necessita di svilupparsi”. Forse vedremo presto nuove iniziative analoghe per contribuire al miglioramento della vita in altre baraccopoli.

MESSICO – Twitter diventa strumento di lotta al narcotraffico

 

DA ADUC.IT

 

Notizia 
17 ottobre 2009 10:38
 
Twitter può contribuire alla lotta contro il narcotraffico delle autorità messicane. Ne sono convinti gli esperti, secondo i quali il social network e Internet in generale possono diventare strumenti chiave per far fronte ai potenti cartelli della droga.
Alla seconda edizione di incontri dell’Alleanza di movimenti giovanili, dopo quella dello scorso anno alla Columbia University negli Stati Uniti, fra i temi in cima all’agenda c’è il ruolo della tecnologia contro la violenza in America Latina e a livello internazionale.
Agli incontri, in corso a Città del Messico, ha partecipato anche Jack Dorsey, fondatore di Twitter, e durante i colloqui si è parlato dell’utilità dei social network e del microblogging contro il fenomeno dei narcos. Dorsey, in particolare, ha partecipato a un vertice a porte chiuse con alcune organizzazioni non governative, con funzionari dell’esecutivo messicano e con l’imprenditore più ricco del Messico, Carlos Slim. Dorsey è stato ricevuto anche dal presidente messicano, Felipe Calderón, che lo ha accolto nella residenza de Los Pinos.
Quando è stato eletto nel 2006, Calderón ha dichiarato una guerra senza quartiere ai potenti cartelli del narcotraffico messicano. Ma le mafie della droga hanno risposto con un’ondata di violenze senza precedenti e in tre anni si sono contate quasi 14mila le vittime. In gioco ci sono grandi interessi e secondo la società di consulenza Kroll, i cartelli messicani ogni anno guadagnano 40 miliardi di dollari dal narcotraffico.