FREUD EN LAS PAMPAS. Viaggio nella psicoanalisi argentina

FREUD EN LAS PAMPAS. Viaggio nella psicoanalisi argentina: David Rosenfeld
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Intervista a David Rosefeld uno dei più eminenti psicoanalisti argentini considearto internazionalmente un’autorità nel campo della cura piscoanalitica degli…

 

FREUD EN LAS PAMPAS. Viaggio nella psicoanalisi argentina: Horacio Etchegoyen
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Intervista con il professor Horacio Etchegoyen, autore del monumentale studio su I fondamenti della tecnica psicoanalitica (1986, ed. it. 1990). Ricardo Hora…

ADOLESCENTI ASSASSINI: UNA PROSPETTIVA DI INTERVENTO

ADOLESCENTI ASSASSINI: UNA PROSPETTIVA DI INTERVENTO

 
 
 

L’omicidio commesso da adolescenti si configura come un atto frequentemente privo di motivazioni strumentali, a cui di attribuiscono significati diversi a seconda delle teorie.
Nella prospettiva
Sociologica: può essere espressione di una sottocultura conflittuale; 
Psicodinamica: si intende colpire un’altra persona mediante la vittima, di cui questa è sostituto simbolico; 

Psicoevolutiva: può valere come affermazione della propria identità; 

dell’Apprendimento sociale: è conseguenza di modelli di comportamento che considerano la violenza una modalità di risoluzione dei problemi; 

Sociocognitiva: è conseguenza della mancanza di sistemi di autoregolazione interna e di patterns orientati a comportamenti prosociali.

Una caratteristica che accomuna gli autori di omicidi nelle differenti tipologie è la frequente mancanza di rimorso, la sottovalutazione dell’atto commesso e l’indifferenza nei confronti della vittima. A questo proposito occorrerebbe anche chiedersi quali siano le cause di tali manifestazioni che si attivano dopo la commissione del delitto, ma che in genere emergono già prima dell’evento e concorrono alla commissione stessa del reato. 
Alcuni autori, nel denunciare una carenza della letteratura sul tema, delineano una fisionomia multivariata dell’omicidio commesso da adolescenti, ove fattori biologici, psicopatologici, familiari e socio-ambientali rappresentano il sistema multi-causale che determina il verificarsi degli eventi delittuosi. Il più delle volte la vittima è una persona conosciuta e legata da vincolo affettivo, senza che vi sia da parte dell’autore alcun reale coinvolgimento in carriere devianti o legami con la criminalità organizzata. Gli omicidi commessi da giovani pertanto investono soprattutto la sfera privata delle relazioni parentali, amicali e amorose e si configurano come azioni impulsive, determinate dalla perdita del controllo. Il vissuto legato al reato deve a questo punto tener conto della necessità di confrontarsi con la mancanza di controllo, con gli impulsi distruttivi che hanno prevalso e con la paura che tale relazione possa ripresentarsi. Si può quindi verificare una scissione tra il Sé e l’atto compiuto, come una forma di difesa dell’Io o come rifiuto di assumersi la responsabilità mediante una strategia di “disimpegno morale”. 

Come intervenire su questi ragazzi quando entrano nel circuito penale?

Va tenuto in considerazione che devono scontare una condanna che, data la gravità dell’atto, dovrà necessariamente avere carattere detentivo. 
Al di là di quanto prospetta il nostro sistema penale minorile, una strada viene indicata dall’affermarsi delle scienze discorsive, con particolare riferimento alle linee teoriche e alle strategie operative delineate dal paradigma narrativistico e internazionalista, che offre una prospettiva di intervento applicabile ai minori autori di reati violenti.
La narrazione è funzionale soprattutto alla definizione del Sé, nella dimensione sia personale sia sociale: nella prospettiva interazionista, il percorso di costruzione dell’identità personale passa inevitabilmente attraverso la dimensione sociale della rappresentazione che gli altri hanno dell’adolescente. Tale metodologia di analisi permette allo psicologo di avvedere alle dimensioni del Sé, contribuendo a costruire un Sé narrativo, in cui il narratore si riflette e si riconosce in senso evolutivo.
Tutto questo, però, non basta, se si tratta di giovani assassini: a volte capita di doversi confrontare con forme di anestesia emotiva, con negoziazioni e banalizzazioni dell’evento, con meccanismi di rimozione, con oppositività eclatante e spostamento della responsabilità.
In questi casi qualsiasi intervento non può non passare attraverso il recupero della propria storia: lavorare sul Sé risulta indispensabile.

 

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA
N. 288 , nov. – dic. 2011
Adolescenti assassini
Una prospettiva di intervento

Augusto Palmonari (a cura di), Psicologia dell’adolescenza

Augusto Palmonari (a cura di), Psicologia dell’adolescenza

 
 
 

A. PALMONARI (a cura di)

Psicologia dell’adolescenza

Collana “Strumenti”

pp. 432, DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
978-88-15-23259-5
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 22/09/2011

Note: nuova edizione corredata da sito web

  Copertina 23259

 

 

Questo volume fornisce un quadro complessivo delle conoscenze sull’adolescenza così come sono state elaborate dalla ricerca più avanzata. Ormai considerata un momento specifico e autonomo nello sviluppo psicosociale oltre che fisico e biologico dell’essere umano, l’età adolescenziale si caratterizza per una serie di problematiche fondamentali, relative sia ai compiti di sviluppo sia ai contesti sociali in cui l’adolescente si trova a vivere e a operare.

All’indirizzo www.mulino.it/aulaweb docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all’apprendimento.

Indice: Introduzione, di A. Palmonari. – Parte prima: I compiti di sviluppo. – I. L’adolescenza secondo gli approcci classici, di A. Palmonari. – II. Sviluppi degli studi sull’adolescenza, di A. Palmonari ed E. Crocetti. – III. Le fasi adolescenziali e giovanili nello sviluppo psicosociale, di E. Crocetti e A. Palmonari. – IV. Identità e concetto di sé, di A. Palmonari ed E. Crocetti. – V. Pubertà e sviluppo fisico, di G. Speltini. – VI. Logica, ragionamento, regole, di F. Carugati e P. Selleri. – VII. Lo sviluppo morale, di A.R. Graziani. – VIII. Gli orientamenti religiosi, di E. Crocetti e A. Palmonari. – IX. Organizzare la vita quotidiana e progettare il futuro, di P.E. Ricci Bitti e M. Zambianchi. – Parte seconda: I contesti sociali. – X. Le relazioni familiari, di B. Zani. – XI. I gruppi di coetanei, di A. Palmonari. – XII. Le relazioni affettive e sessuali, di B. Zani. – XIII. Il contesto scolastico, di L. Molinari e G. Speltini. – XIV. I rapporti con le istituzioni, di M. Rubini e S. Moscatelli. – XV. L’incontro con il lavoro, di G. Sarchielli. – XVI. La devianza, di C. Berti. – XVII. L’uso di sostanze psicoattive, di P.P. Pani. – XVIII. Diritti/doveri degli adolescenti, di L. Fadiga. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Augusto Palmonari, professore emerito di Psicologia sociale, ha insegnato nella Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna. Tra le sue numerose pubblicazioni con il Mulino: “Gli adolescenti” (2001), “Psicologia sociale” (con N. Cavazza e M. Rubini, 2002), “La socializzazione flessibile. Identità e trasmissione dei valori tra i giovani” (con F. Garelli e L. Sciolla, 2006) e “Paradigmi delle rappresen-tazioni sociali. Sviluppo e prospettive teoriche” (curato con F. Emiliani, 2009).

 

Volumi – A. PALMONARI (a cura di), Psicologia dell’adolescenza.

grazia

bambino oggi…uomo domani

 

http://www.bambinooggiuomodomani.org/index.php?option=com_contact&view=category&Itemid=3

 

Rendere più positive le relazioni

adulto-bambino e interpersonali


i bambini imitano…

 

…esprimere o non esprimere i propri bisogni, le proprie difficoltà?

Ci sono persone che scelgono di non esprimere i loro bisogni, le loro divergenze, le loro emozioni e preferiscono non discutere, specialmente davanti ai bambini, i quali potrebbero crescere con l’idea che parlare sia pericoloso.

Altre invece, esprimono fin troppo le loro emozioni in particolare quando sono arrabbiati, senza tenere conto della presenza dei bambini, i quali potrebbero sentirsi trascurati.

A volte accade che alcuni genitori ripetano, inconsapevolmente o meno, con i figli gli stessi insegnamenti che hanno imparato dai loro genitori, anche se si sono ripromessi di non farlo…Perché accade?

La spiegazione si può considerare scientifica: il nostro cervello è come se fosse composto da due parti, una cosciente, consapevole che ragiona e sceglie come agire e l’altra inconsapevole che invece decide con rapidità a livello intuitivo.

Proprio questa parte è quella che gestisce l’emotività e la capacità di costruire relazioni, in essa si stratifica il significato che abbiamo dato alle esperienze che abbiamo avute a partire dalla nascita.  E’ durante la primissima infanzia infatti che che si sviluppano le modalità con cui entreremo in contatto con gli amici, il partner, i colleghi di lavoro.

C’è da considerare anche che l’aggressività è un fenomeno complesso che dipende da molti fattori di cui alcuni innati legati alla sopravvivenza della specie, quali il bisogno di nutrirsi e quello di procreare.

Per esempio il neonato solo attraverso l’intensità/aggressività del pianto comunica i suoi bisogni primari di nutrimento, di accudimento, di affetto. La mamma più brava e più sollecita, per  soddisfare i bisogni del suo piccolo impiegherà un certo lasso di tempo che pure se è brevissimo può generare ansia e apprensione. Ciascun neonato da parte sua, reagirà in un modo diverso e dovrà elaborare le sue prime esperienze nel campo delle relazioni e come gestire le frustrazioni.

Il tema richiederebbe argomentazioni ben più lunghe, possiamo citare per chi desidera approfondire Bolwby, Winnicott, Lowen, Rogers, Klein,…che hanno rilevato che a partire dalla prima e delicata fase della vita ‘il latte, le coccole e l’educazione’ rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo della personalità e della capacità di relazionarsi con gli altri.

Concorrono dunque, a formare la personalità di un individuo il carattere, l’ambiente in cui vive e l’esperienza che fa.

Tra le componenti della personalità una importante è l’influenza dei genitori, il loro “saper essere” e il loro sapere essere insieme accanto ai figli in un’atmosfera di intimità e autenticità.

Intimità…dialogo costruttivo…più possibilità di scelta

I bambini imitano i loro genitori, se non li percepiscono come un punto di riferimento stabile e sicuro, si disorientano e cercano la loro attenzione mettendo in campo varie forme di disagio e meno si sentono ascoltati più la manifestazione del disagio diventa complessa e pericolosa.

Che fare dunque?

Bambino Oggi…Uomo Domani vuole favorire il dialogo famiglia-scuola-istituzioni offrendo agli adulti l’opportunità di avviare insieme nella pratica un processo di comunicazione empatica per rendere la relazione adulto-bambino più positiva al fine di fare crescere i figli con il senso di responsabilità ed evitare che, una volta cresciuti,  vadano a cercare pericolosi punti di riferimento fuori della famiglia.

 

istituto freudiano

Psicoanalisi Applicata Ecco l’Isituto di formazione alla psicoterapia a orientamento psicoanalitico lacaniano riconosciuto a livello ministeriale

Le Sezioni cliniche e le Antenne del Campo freudiano hanno lo scopo di trasmettere e sviluppare il sapere che proviene dall’esperienza psicoanalitica e da tutte le altre modalità della clinica ad essa connesse. Gli insegnamenti svolti sono finalizzati alla formazione scientifica di psicoanalisti, psichiatri, psicologi, assistenti sociali, educatori ed operatori del campo della salute mentale. La prima Sezione clinica, quella di Parigi, ha iniziato il suo insegnamento il 5 gennaio 1977 con una Ouverture di Jacques Lacan. Essa dipende dal Dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII, creato nel 1968 e rifondato da Lacan nella sua struttura attuale nel 1974. Mostra tutto
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