legalizzare il suicidio medicalmente assistito

Il prete controcorrente: legalizzare il suicidio medicalmente assistito
 
Articolo di redazione
3 dicembre 2009 11:41
 
 Un pastore della Chiesa di Scozia ha lanciato un appello affinché il suicidio medicalmente assistito venga legalizzato per permettere ai pazienti di porre fine alla loro vita in “modo etico e caritatevole”. Il reverendo John Cameron, risporta il quotidiano britannico Times, ha espresso apprezzamento per il lavoro di Dignitas, la clinica svizzera di assistenza al suicidio dove oltre 120 pazienti britannici hanno posto fine alle loro sofferenze.
In un editoriale sul quotidiano ufficiale della Chiesa scozzese, il dottor Cameron ha scritto che Dignitas offre un servizio indispensabile per coloro che “vogliono morire così come hanno vissuto”. Ed ha poi attaccato coloro che continuano a sostenere che le cure palliative sono disponibili in tutti gli ospedali britannici: “è una menzogna epocale”, ha scritto.
L’editoriale di Cameron, che sarà pubblicato nell’edizione di gennaio del giornale Life and Work, recita: “Dignitas offre un servizio fondamentale a tutti quegli individui di carattere forte e indipendente che vogliono morire allo stesso modo di come hanno vissuto. Attualmente costringiamo i cittadini che devono affrontare una morte atroce ad andare in Svizzera prematuramente prima che non siano più in grado di viaggiare. La nostra società rifiuta di confrontarsi con questo tema scaricandolo su un altro Paese. Tutto questo è moralmente inaccettabile”.
Intervistato dal Times, Cameron ha spiegato: “Sono molto favorevole ad offrire l’opzione del suicidio assistito. Non mi piace quando una Chiesa, o qualunque altro soggetto, se ne escono fuori con affermazioni del tipo ‘questo non mi piace e quindi non voglio che neanche tu lo faccia’”.
Secondo il ministro, la situazione in Gran Bretagna è simile a quella dell’Oregon negli Usa, prima che fosse legalizzata questa pratica. Molti medici ammettevano in segreto di aver facilitato la morte ma non avevano mai il coraggio di dirlo pubblicamente. “In Oregon hanno cercato di far emergere il fenomeno dalla clandestinità. La stessa cosa è accaduta qui relativamente al dibattito sull’aborto… Era giunto il momento di farlo emergere dalla clandestinità. Credo che ora sia giunto il momento del suicidio assistito”.
Sempre al Times, Cameron si è detto convinto che non sia più possibile continuare a tapparsi le orecchie: “I sondaggi mostrano continuamente che l’80 per cento dell’opinione pubblica vorrebbe avere questa possibilità, anche se questo non significa che ne usufruirà”.
Nell’editoriale, Cameron scrive: “Il numero di suicidi assistiti in Oregon è diminuito una volta entrata in vigore la legge. Oggi, anche se la metà dei pazienti terminali dice di prendere seriamente in considerazione l’opzione del suicidio assistito, la pratica costituisce solo lo 0,2% dei decessi. Il contrario dell’argomentazione secondo cui la legalizzazione apre la porta all’effetto valanga”.
Cameron parla della sua esperienza nei reparti di geriatria: “Per 35 anni ho visto in prima persona cosa accade negli ospedali, e ho visto cose terribili, cose che molti degli oppositori del suicidio assistito non immaginano neanche perché seduti nei loro uffici dalla mattina alla sera. La nozione che le cure palliative possano essere disponibili per chiunque in Gran Bretagna è una menzogna epocale. Non potremo mai permetterci di offrire un servizio simile a tutti i cittadini. La possibilità del suicidio medicalmente assistito permette al paziente di rimanere in controllo del proprio corpo e terminare la propria vita in modo etico e caritatevole. Legalizzare questa pratica nel nostro Paese significherebbe rimuovere la necessità di dover viaggiare all’estero prematuramente e morire in mezzo a degli sconosciuti. Questa sì una delle conseguenze dovute ai niet della comunità cristiana”.

da  aduc salute