“Un’eterna Treblinka: il massacro degli animali e l’olocausto”

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Un’eterna Treblinka:
il massacro degli animali e l’olocausto
C. Patterson – La recensione di Sara P.

“Un’eterna Treblinka – Il massacro degli animali e l’Olocausto” è un libro che risponde in modo chiaro e definitivo a chi, per pigrizia o per inconsapevole senso di colpa, taccia gli animalisti di insensibilità verso il genere umano.

Ritengo che questo libro debba essere letto da tutti, e non solo dai soliti pochi che seguono con angoscia le sofferenze di tutti gli ‘animali non umani’, sottoposti a torture, uccisioni e violenze di ogni tipo, e privi non solo di difese, ma anche di validi avvocati e di leggi a favore.

Ma consiglio questo libro proprio a chiunque, anche a tutti gli ‘umanisti’ che mi dicono: “Perché difendi gli animali, quando ci sono tanti esseri umani bisognosi di aiuto?”.

È chiaro che, se appena ci si ferma a pensare, non c’è nessuna particolare differenza biologica e sensoriale tra un uomo e, per esempio, un suino: eppure, anche chi si batte per difendere vita benessere e diritti di qualsivoglia categoria di umano, pensa che il suino non meriti altrettanto perché ‘non è umano’.

Ma bisogna chiedersi: cosa significa essere ‘umano’? Quale caratteristica fisica o psicologica determinante si adotta per definire questa pretesa ‘umanità’? Qual è il discrimine per cui un essere umano non può essere ucciso, e un suino o un bovino invece sì?

Non ho mai trovato una risposta a questo quesito. A meno che non si voglia fare vieta metafisica e affermare che l’uomo è fatto ad immagine di Dio, e un suino no. Ma credo che neanche i teologi seri potrebbero rispondermi in modo così tautologico.

C’è poi l’argomento dei ‘casi limite’: gli stessi teologi che si oppongono all’uso delle cellule staminali o degli embrioni umani, affermano che non è lecito uccidere o far soffrire un essere umano gravemente menomato, anche se la menomazione lo rende incapace di ragionamento e di normali rapporti sociali. Ora, se la mancanza di capacità mentali non rende lecita l’uccisione di un umano, perché rende lecita l’uccisione di un bovino, che ha maggiori capacità psichiche di uomini con gravi handicap mentali?

Bene, ‘Un’eterna Treblinka’ va oltre queste argomentazioni, e fa notare, citando una gran messe di dati e testimonianze, molte delle quali poco note e originali, come ci sia una relazione molto stretta tra lo sterminio degli umani perpetrato dai nazisti, e lo sterminio continuo, nascosto e quasi universalmente accettato, degli animali da allevamento.

Le tesi eugenetiche dei nazisti hanno avuto dei precedenti storici diretti nelle tesi di scienziati americani che pubblicarono i loro lavori nei primi 2 decenni del XX secolo. E ancora, i metodi di macellazione degli animali diedero l’idea della catena di montaggio a Ford, che simpatizzò per Hitler e diffuse opuscoli eugenetici e antisemiti negli USA e in Europa.

L’automazione nell’allevamento e nella macellazione degli animali ha contribuito molto alla tragica efficienza progettuale e pratica dello sterminio nazista di malati mentali, ‘inadatti’, omosessuali, ebrei, e tutti quanti potessero inquinare la purezza della razza nordica, forte e vincitrice.

Non si può non pensare ai milioni di animali torturati in gabbia e macellati ogni giorno nel nostro mondo, senza pensare ai milioni di uomini che subirono un identico trattamento ad opera di altri uomini con il pretesto del miglioramento della razza (stesso pretesto con cui si selezionano e si ‘migliorano’ le razze animali, anche quelle dei tanto amati cani e gatti che fanno bella figura nei salotti buoni, alcuni dei quali erano tanto amati anche da diversi gerarchi di Hitler in quanto soddisfacevano il loro desiderio di essere obbediti e temuti). Il nodo è questo: al di là dei motivi reali di guerre e stermini, la giustificazione dell’uccisione di uomini è: non sono uomini, sono diversi, sono inferiori, sono animali.

Analogie tra i nemici e gli animali (esseri inferiori e perciò sopprimibili) sono numerosissime nei gerghi militari e propagandistici di ogni cultura umana: non sono mancati mai da Omero alla guerra del Golfo. (Se posso fare un esempio, quanti occidentali favorevoli alla guerra contro l’Iraq avranno almeno nascostamente pensato: ‘la cultura islamica è inferiore, gli islamici sono inferiori, gli islamici hanno meno diritti di noi, gli islamici sono nemici, sono istintivi e pericolosi e ignoranti, perciò devono essere combattuti’?)

Allora: se l’analogia con gli animali permette di giustificare l’uccisione di esseri umani, e se questo non è giusto, perché dovrebbe essere giusto uccidere gli animali? Se questo atteggiamento ci pare così ingiusto e insensato, se ci appare orribile uccidere un uomo dicendo ‘tanto è un animale’, come potremo ora giustificare la bistecca nel piatto con la frase: è solo un animale? Tanto più che non si può ovviamente attribuire all’animale nessuna colpa verso individui o nazioni, come si può fare in maniera più o meno pretestuosa verso altri popoli.

Certo, si può mangiare la bistecca semplicemente evitando di pensare. Ma anche l’indifferenza dei tedeschi verso quanto succedeva nei ‘campi’ ha permesso e facilitato la soluzione finale. Come possiamo, se siamo esseri pensanti e sensibili, macchiarci di questa omissione assassina?

Non serve lo sconforto: al mondo ci sono milioni di vegetariani, la dieta vegetariana fa molto meglio alla salute di quella carnivora, senza portare (leggete qualsiasi testo di dietologia serio) alcuno squilibrio né carenza nutrizionale.

Quindi, se pensate che queste argomentazioni possano toccarvi (e non possono non farlo, se siete onestamente esseri sensibili) vi consiglio di leggere il libro e poi, se già non ci avete pensato, di riflettere seriamente sull’iniziare una dieta vegetariana: vi assicuro che è più facile e gradevole di quanto possa sembrare a chi è abituato a mangiare carne.

Dott.ssa Sara P.