USO IMPROPRIO ED ILLECITO DELLE PAROLE, DELL’IMMAGINE E DELLA VITA DI VITTORIO ARRIGONI

‎”Si auspica che Forza Nuova provveda immediatamente a rispettare la volontà della famiglia che sta valutando di attivare, nei loro confronti, un’azione legale a tutela di Vittorio e della sua memoria”

EGIDIA BERETTA, ALESSANDRA ARRIGONI

guerrillaradio.iobloggo.com

LA MADRE DI VITTORIO ARRIGONI, EGIDIA BERETTA, E LA SORELLA, ALESSANDRA ARRIGONI, DAL BLOG G…

grazie vik!

 

da Alessandra Arrigoni :
Fiorella Mannoia ha inviato un pensiero di stima a Vittorio e di vicinanza a me ed a mia madre Egidia Beretta

Fiorella Mannoia ha inviato un pensiero di stima a Vittorio e di vicinanza a me ed a mia madre Egidia Beretta

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Vittorio Arrigoni 
 
Alessandra Arrigoni hanno condiviso un link.

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Il 15 aprile del 2011, Vittorio Arrigoni venne rapito ed ucciso nella sua Terra, Gaza. Giornalista, attivista per i diritti umani, voce libera ed indipendent…



VITTORIO: GAZA SI PREPARA A RICORDARLO

 

Domenica prossima migliaia di italiani e palestinesi ricorderanno Vittorio Arrigoni nel primo anniversario del suo assassinio. Nena News vi propone il programma delle iniziative previste nella Striscia di Gaza a partire da domani.

Gaza, 9 aprile 2012, Nena News – Comincerà domani, 10 aprile, il programma preparato dai palestinesi a Gaza per ricordare Vittorio Arrigoni, l’attivista e giornalista italiano assassinato il 15 aprile dello scorso anno.

La prima iniziativa non poteva non essere che nella “buffer zone”, la “zona cuscinetto” imposta da Israele lungo le linee di confine all’interno del territorio di Gaza, dove i palestinesi non possono entrare. In questa area, la più fertile della Striscia, Vittorio aveva portato avanti una delle sue battaglie, a sostegno delle centinaia di contadini che non possono più andare ai loro campi coltivati e, per questa ragione, sono finiti in rovina assieme alle loro famiglie. Domani alle 10 italiane centinaia di palestinesi, ai quali si uniranno numerosi attivisti internazionali e cooperanti stranieri, si riuniranno di fronte al College di Agricoltura di Beit Hanoun e, scandendo il nome di Vittorio, procederanno verso la “buffer zone” per riaffermare i diritti dei palestinesi sulla loro terra.

Il secondo appuntamento è per giovedì 12 aprile, in occasione dell’udienza del processo a Gaza city ai quattro palestinesi accusati del rapimento e dell’assassinio di Vittorio. Udienza che si annuncia particolarmente affollata che palestinesi sfrutteranno per chiedere che venga fatta piena luce e in tempi brevi sull’uccisione di un attivista che aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita alla causa di Gaza stretta nel blocco israeliano. Nel pomeriggio è previsto una spettacolo di bambini in ricordo al centro “Besan” a Beit Lahya

Sabato 14 aprile saranno protagonisti i pescatori di Gaza, che ben conoscevano Vittorio protagonista assieme a loro di uscite in mare molto sofferte e interrotte con la forza dalle armi dalla Marina militare israeliana. Al piccolo porto di Gaza candele e murales ricorderanno Vik e il suo impegno per i pescatori costretti a gettare le reti in un rettangolo di mare poco pescoso a causa delle restrizioni israeliane.

Domenica 15 aprile, anniversario dell’assassinio, è prevista l’inaugurazione di un pozzo dedicato alla memoria di Vittorio nella municipalità di Jabalya el-Nazla. L’appuntamento principale è atteso per le 16 italiane all’Avenue, un locale pubblico dove Gaza sarà collegata in video conferenza con l’Italia per il “Reading Movie Stay Human”. Sono previsti interventi della famiglia Arrigoni, nonchè di amici, compagni di lotta e sostenitori di Vittorio. La serata sarà completata da un performance di bambini palestinesi. Nena News

http://www.bocchescucite.org/?p=23920

 

Restiamo umani? Appello per Vik.

Restiamo umani? Appello per Vik.

 

 

 

Il punto interrogativo l’ho messo io, per dire una cosa cui tengo. Vik Arrigoni non l’aveva pensato bene quello slogan, e il suo fu un errore d’eccessiva generosità da una parte, e di un tocco di inconsapevolezza dall’altra. Troppo generoso nel pensare che di ‘umani’ come lui ce ne fossero abbastanza là fuori da meritare un appello popolare e popolarizzato. Non è così, purtroppo. Non lo è qui e non lo è in Palestina. Gli ‘umani’ si contano quasi sulle dita di una mano, ovunque. In secondo luogo, e a rafforzare il primo postulato, viene il fatto che chi è ‘umano’ non rischia certo di non rimanerlo. Si nasce umani, non lo si diventa, per cui non vi è il pericolo che quella dote vada perduta, non occorre ricordare ad alcuno di restarlo, ‘umano’. Né un richiamo di quel genere potrà mai cambiar nulla nel resto dei cuori fermi e tristi, quando non neri, che arrancano là fuori. Non ho mai compreso perché Vik ripetesse quelle parole.

 

Ok, e da qui allora io mi rivolgo a quelle poche, sparute unità di cuori ‘umani’ che mi conoscono e che mi leggono, e vi chiedo di aderire alla campagna Stay Human, The Reading Project,  che trovate qui http://www.restiamoumani.com/. Ho controllato che dietro ad essa vi sia Vik davvero, e infatti la sua mamma, Egidia Beretta, mi ha personalmente scritto per rassicurarmi.

 

Facciamo girare l’umanità di Vik il più possibile, e non per convertire all’umanità più persone – no, questo, come ho detto, non può accadere – ma solo per morire meglio noi. Almeno io così m’illudo. E guardate che se questo veramente fosse il lascito di Vittorio Arrigoni, sarebbe qualcosa di non lontano dal divino.

http://www.paolobarnard.info/home.php

 

 

giustizia per vittorio arrigoni, pena per il fanatismo di fiamma nirenstein

I volenterosi carnefici di Vittorio Arrigoni

Democrazia nella comunicazione

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cristicotratto da: www.contropiano.org

I suoi migliori amici siamo noi

Mentre è in corso a Gaza un improbabile processo per l’omicidio di Vittorio Arrigoni, i sionisti – che lo hanno odiato forsennatamente da vivo – non perdono l’occasione di tacere. Un vergognoso articolo di Fiamma Nirestein e la replica dei familiari di Vik.

La lettera di Maria Elena Delia a nome anche di Egidio e Alessandra

Signora Nirenstein,
la prego, mi spieghici spieghi.

“Fatale” e “triste” una legittima richiesta di verità? Che bizzarra scelta linguistica.
Fatale come ineluttabile, come mortale o come colma di fascino, Signora Nir…enstein? Fatale come la fine toccata a Vittorio o triste come l’assenza vergognosa di una qualsivoglia rappresentanza delle nostre istituzioni al rientro della sua salma in Italia, nella stiva di un volo di linea, sdoganato come un pacco postale, dopo aver reso onore a questo paese con la sua stessa vita dedicata alla difesa dei diritti umani e del diritto internazionale?

Triste in sè o triste perché inascoltata? Triste per lei, perché forse avrebbe preferito che sulla vita e sulla morte di Vittorio calasse un velo di silenzio e indifferenza che, mi spiace deluderla, non vedrà mai calare, finchè tutte le persone che lo hanno amato, stimato e supportato avranno vita. O triste “soprattutto perché rivolta allo stato italiano”? Vale a dire? Che se fosse stata rivolta, che so, agli dei dell’olimpo, l’avrebbe trovata più allegra? Signora Nirenstein, ci spieghi, a chi dovrebbe rivolgersi questa famiglia per avere giustizia?

Vittorio era un cittadino italiano ed è stato rapito e ucciso all’estero. Non esiste un protocollo in questi casi? Non dovrebbe il nostro stato prodigarsi con tutti i mezzi possibili per fare luce su quanto accaduto ad un figlio della sua costituzione?

Vittorio non è stato ucciso per mano di coloro che considerava i suoi migliori amici. I suoi migliori amici sono rimasti straziati da un dolore che non li abbandonerà mai più e nei confronti del quale lei dovrebbe avere più rispetto, i suoi migliori amici siamo noi, i suoi migliori amici sono tutti i palestinesi che, con un’equazione di pura propaganda, lei vorrebbe cercare di far passare per responsabili di quanto accaduto a Vittorio. Sarebbe come dire che tutta l’India è responsabile del rapimento dei due turisti italiani in Orissa, ridicolo, vero? Appunto.

Afferma che la famiglia Arrigoni ama Hamas.

Signora Nirenstein, sulla base di quali prove sente di poterlo affermare? Perché ho imparato, proprio da Vittorio, che scripta manent, che le parole hanno peso e valore e devono essere sempre specchio di verità.

Ha mai parlato con la famiglia Arrigoni, Signora Nirenstein? Conosce la posizione che Vittorio aveva e aveva esplicitato più di una volta riguardo ad Hamas? Naturlamente no, o quanto ha scritto sarebbe stato scritto in totale malafede. E non voglio né posso pensare che una rappresentante dei cittadini alla Camera dei Deputati potrebbe mai fare una cosa simile. La invito perciò a documentarsi prima di esprimere pubblicamente pareri assolutamenti privi di alcun fondamento.

Vittorio è morto a Gaza. Cosa avrebbe dovuto fare, secondo lei? Scegliere sul mappamondo un paese il cui governo fosse considerato un possibile interlocutore per lo stato italiano? Per ogni evenienza? Vittorio era a Gaza proprio perché a Gaza c’era più bisogno di lui. Proprio per raccontare al mondo tutto che Gaza non significa Hamas, che Gaza significa donne, bambini e uomini che desiderano solo la loro libertà di esistere, di lavorare, di muoversi, di esprimersi. Come lei, come me.

“Trovare almeno un baleno di luce in un racconto mal concluso.” Esatto, Signora Nirenstein. È esattamente quello che faremo, continueremo a chiedere giustizia e verità e la chiederemo agli unici interlocutori che abbiamo, il nostro governo e quello che attualmente sta gestendo il processo. Non ne abbiamo altri. Questo sì che è fatale e triste.

Maria Elena Delia

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Qui di seguito il vergognoso articolo della Nirestein su Il Giornale del 17 marzo

Gli Arrigoni amano Hamas, non la sua giustizia

di Fiamma Nirenstein

C’è qualcosa di fatale e triste, come chiedere che un racconto mal concluso trovi almeno un baleno di luce, nella richiesta di verità rivolta soprattutto allo Stato italiano che proviene dalla famiglia, dagli avvocati, dagli amici di Vittorio Arrigoni, il giovane attivista filopalestinese ucciso per mano di coloro che considerava i suoi migliori amici nella striscia di Gaza. Là, prodigandosi per i palestinesi e spargendo dal suo blog parole di fuoco contro Israele, faceva il volontario. Purtroppo fu rapito e ucciso un anno fa da un gruppo definito «salafita», ormai una specie di patente di assoluzione per tutti i loro amici appena di un grado al di sotto nella scala dei tagliagole, come Hamas e la Fratellanza Musulmana, appunto. Il dramma dell’uccisione di Arrigoni adesso continua nel rifiuto del tribunale di Gaza di celebrare il processo, nel continuo rinvio delle sedute, nella strana latitanza di alcuni accusati su un territorio minuscolo come la Striscia, e nella pesante ironia dei barbuti killer che sghignazzano in aula. C’è di che stupirsi? Certo che no in una situazione come quella di un territorio governato da un gruppo terrorista. Ed ecco che la delusione della famiglia e dei sodali di Arrigoni diventa, a sorpresa, quella che ti è stata iniettata nel sangue dall’educazione democratica e borghese. Quella della certezza del diritto. Perchè, allora, chiede la famiglia, il governo italiano non interviene? Perchè gli interrogatori sono ridicoli? Perchè non si conosce la lista dei testimoni? Perchè non si ammette che gli italiani si costituiscano parte civile? E qui, si suggerisce, non dipenderà dal fatto che l’Italia non riconosce Hamas come potere legale? Perchè non si fa un processo in absentia ora che si pensa che uno dei principali accusati sia in Egitto? Si capisce bene che la signora Egidia Beretta e il suo avvocato abbiano scritto a Napolitano, ai ministri degli Esteri, della Giustizia, e chiedano conto della loro «indifferenza». Ma è qui che le due parti della questione, la richiesta di legalità e l’indifferenza verso il fatto che Hamas sia un gruppo terrorista e illegale, stridono nel toccarsi, non si incontrano. Gli alleati naturali non dovrebbero essere i rappresentanti del governo, ma, per esempio i talkshow filopalestinesi senza se e senza ma; quelli che dovrebbero avere fiducia in un processo di Hamas potrebbero essere per esempio coloro che mostrano propensione per quell’organizzazione, l’arcipelago filopalestinese che ama la Flottilla, che dice che Israele non ha diritto a difendersi… in Italia ce ne sono tanti, per esempio, che so, Michele Santoro, o altri giornalisti da talk show. Vorremmo certo vedere un processo fair. Ma chi pensa di poter interagire, parlare con Hamas vive in una bolla ideologica che è la stessa che ha condannato a morte Arrigoni. L’Italia infatti l’ha messa nella sua lista di organizzazioni terroristiche, insieme all’Europa e agli Usa. Chi mai può aspettarsi un processo giusto da Hamas? Con tutto il rispetto per il suo lutto, sembra il caso che la famiglia di Arrigoni si renda conto che Arrigoni è stato ucciso per fanatismo islamista, come Daniel Pearl a Karachi, come Nick Berg in Iraq, come Fabrizio Quattrocchi, perch´ per gli integralisti islamici era «nemico di Dio e di Allah» e diffondeva a Gaza «il malcostume occidentale» e perchè «l’Italia combatte i Paesi Musulmani». Hamas sa cosa fare ai nemici, nel periodo intorno al 2007 quando prese il potere a Gaza (luglio), furono uccisi 353 palestinesi. Svariati uomini di Fatah furono, ricordano orrificati testimoni, buttati giù dai tetti, 86 dei morti di cui 26 bambini erano passanti, le torture si sprecarono. Di Hamas è il rapimento di Shalit, i duecento missili lanciati dal 9 al 13 marzo su Israele, la distruzione del campo di ricreazione dell’Onu i cui criteri non erano confacenti ai criteri islamisti, l’arresto di 150 donne con l’accusa di stregoneria, l’uccisione del libraio cristiano che vendeva Bibbie, Rami Khader Ayyad, la rimozione dei corpi dei cristiani dai cimiteri. Che cosa può avere a che fare la giustizia con un processo celebrato in un simile ambito? 

Fonte: http://www.contropiano.org/it/esteri/item/7598-i-volenterosi-carnefici-di-vittorio-arrigoni.