Ciao Don Gallo!

Camminando in comunita’: live from the Archivio

L’archivio di Don Gallo è stato il quartier generale di mille azioni, molo della baia dei pirati, pronto soccorso dell’ospedale da campo che è la Comunità di San Benedetto. E’ stato un confessionale, una centrale operativa, un’edicola, un luogo di preghiera e di baldoria. Qui il Don riceveva e dava, consumava sigari e scriveva, dal tramonto all’alba. C’è il suo letto, la foto di Don Bosco e del Papa Buono, la lavagna con su scritto in rosso «Pregare e fare le cose giuste fra gli uomini». C’è il cappello d’alpino di suo nonno, il borsalino bianco per l’estate, l’arcobaleno della pace, un minareto in miniatura, tanti libri e cd, le poesie dei suoi ragazzi attaccate all’armadio. C’è il suo tè lasciato a metà e una scatola di toscani vuota. Da qui, nel retrochiesa dove è esposto il suo corpo, vogliamo trasmettervi le cronache galliche, per portare tra noi chi a Genova non potrà passare. 

22 maggio ore 17.45

Il cuore del Gallo smette di battere ma non va altrove. C’è la strana sensazione che lui ci continui a guardare, osservi le nostre reazioni, controlli che stiamo tutti bene, ci dica fermamente: Adelante, gente. Il corpo lo devono ancora sistemare, ma già in strada c’è la fila da contenere. Arrivano in cinquecento. Sotto l’altare si intona una Bella Ciao con andamento di Hallelujah.

23 maggio ore 9.00 

Genova stamattina si è svegliata con un sole prepotente. Qualcuno dice che il Gallo gli ha chiesto il favore di asciugare tutte le lacrime. 
In tremila arrivano per salutare. Un flusso lento e costante, composto ed eterogeneo. Il mondo intero passa di qui. Si può stare fermi in un angolo e veder scorrere ogni antro del pianeta. Sfilano peruviani e brasiliani, africani, genovesi e genoani, punkabbestia con i cani, rastafariani, notabili, dottori, suorine, senzatetto, preti di parrocchie dimenticate, vecchi tossici e vecchie madri di tossici, ultras, ragazzi dei centri sociali, sindaci e deputati, trasandati e ingioiellati. Freak & Chic. Abbiamo visto inginocchiati davanti alla bara uomini grandi grossi e spaventosi, quelli che alla società fanno davvero paura. Lupi dolci come agnelli. Non sarà, Gallo, che avevi ragione? Che l’amore riesce laddove nessuna legislazione?

Tornano i sessantottini, i primi ragazzi delle cascine, quelli che persero i fratelli di Aids, quelli che hanno smesso e ricominciato, quelli che non hanno mai smesso, quelli che non hanno mai cominciato. Volontari, operatori sociali, ubriaconi, pie donne e prostitute, direttori di banca, giornalisti, fantasisti. Mezzi nobili e mezzi ignobili, avrebbe detto Totò. Entrano camalli, uomini con grossi calli, donne con scialli, studenti, zoppi, matti. Le trans, le princese del ghetto alle quali il Don faceva il baciamano. Chi davanti al Gallo alza il pugno, chi sgrana il rosario, chi ride ripassando le sue battute e chi resta con una smorfia appesa perché gli mancheranno. 
Si incontra chi col Don vive ogni ora da trent’anni e chi non lo vede da allora. Uno di questi, senza denti, stanotte è entrato e ha chiesto serio: «Non c’è nessuno di voi che sappia imitare bene il Gallo? Giusto per vederlo un’altra volta». Si ride di pancia, e si gira la testa per asciugarsi la guancia. Il dolore per averlo perso e la gioia per averlo conosciuto combattono talmente tanto che alla fine vince una sola lacrima, scende a picco da una parte, dall’altra sembra di essere una persona forte.

Sul feretro c’è il cappello del Gallo e la sua sciarpa rossa arrotolata, il Vangelo e la Costituzione, una bandiera dell’ Anpi, una maglia del Genoa, la bandiera della pace, una caricatura di Andrea, il saluto della Compagnia Unica Del Porto, un cartello con su scritto Attenti al Gallo, un altro con su scritto “Se il cielo entra in una stanza”. Pochi fiori, tante lettere. E’ successo solo ieri e ci sembra passata una vita, ma una cosa finora l’abbiamo capita: 

Nessuno resta più di chi se ne va così amato.

SIMONA ORLANDO con la comunità San Benedetto al Porto

Ciao Don Gallo!ultima modifica: 2013-05-24T11:50:23+02:00da paoloteruzzi
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