Dagli Appennini alle Ande, a senso unico

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Dagli Appennini alle Ande, a senso unico


Tra il 1800 e il 1980 dall’Italia partirono, diretti verso le Americhe, l’Oceania e il Nord Europa, 27 milioni di persone. Un paese intero, formato in parti uguali da settentrionali – i primi a partire – e da meridionali, in un esodo quasi biblico che svuotò intere zone della Penisola e cambiò gli equilibri etnici e culturali di intere nazioni dove giunsero. Molti di questi emigrati, pur sempre una minoranza, erano “profughi” in senso lato: gli sfollati di guerra, gli antifascisti prima e durante il secondo conflitto mondiale, i fascisti successivamente. La stragrande maggioranza cercava un posto al sole per sfuggire a fame e oppressione. Persone che volevano un futuro migliore per i propri figli. Dovettero subire angherie, discriminazioni e violenze, ma alla fine ce la fecero quasi dappertutto e oggi sono comunità integrate e rispettate. Sono gli ambasciatori – sempre disprezzati dalla politica – che hanno fatto conoscere il nome, l’arte, la cultura e il lavoro italiano nel mondo. Anche altri Paesi dell’Europa povera pagarono il loro contributo di braccia in eccedenza per la costruzione di nuove nazioni e dell’economia globale. Per secoli Irlanda, Scozia, Grecia, Spagna e Portogallo hanno “espulso” i loro poveri verso altri Stati. L’Europa, nel suo complesso, è stata il principale emissore di immigrati della storia dell’umanità, per circa quattro secoli. Negli ultimi 30 anni i flussi si sono invertiti, e oggi i migranti provengono da Sud. Dal Messico, dal Nord Africa, dall’Estremo Oriente. Le motivazioni sono sempre le stesse; i bisogni delle società che li accolgono anche. Ma al mondo esistono altre centinaia di migliaia di persone che non hanno avuto scelta, che hanno dovuto fuggire per mettere in salvo la propria vita. Sono i profughi. 250.000 nella Repubblica Democratica del Congo, circa 500.000 in Siria, 1 milione in Pakistan, 500.000 in Tanzania. Spesso i profughi hanno trovato rifugio in Europa. La Germania da sola ne ospita 850.000, per una media di 7 rifugiati ogni mille tedeschi, ma anche 7 ogni mille svedesi e norvegesi. Ma non sono soltanto i Paesi europei più ricchi ad accollarsi l’onere di accogliere le persone in pericolo di vita. Anche Spagna, Grecia e Portogallo ospitano un rifugiato ogni 1000 abitanti. E l’Italia? I rifugiati riconosciuti sono 45.000, cioè 0,7 rifugiato ogni mille italiani.

Questi sono i dati con i quali valutare cioè che sta accadendo attorno alla vergogna di Lampedusa. Profughi che diventano immigrati, immigrati che diventano clandestini, la popolazione dell’isola che diventa ostaggio della polizia, presidenti di regioni e sindaci che si palleggiano le persone disquisendo se e quali possono essere aiutati e quali rispediti al mittente. Le regole del diritto di asilo sono molto precise. Prevedono l’identificazione, lo studio della situazione delle singole persone e la concessione o meno dello status di rifugiato.


Nella bolgia di Lampedusa diritti e persone, sia i locali, sia quelle arrivate con i barconi, pagano il prezzo del teatrino della politica che strumentalizzando la disperazione e il bisogno rinnega la storia, dimenticando che l’Italia è probabilmente il Paese al mondo più in debito di solidarietà.


Gli appunti di Alfredo Somoza in Esteri – Radio Popolare, 31 marzo 2011

Dagli Appennini alle Ande, a senso unicoultima modifica: 2011-04-06T22:03:08+02:00da paoloteruzzi
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