FLESSIBILTA’ ATTO III

Il giorno 19/ott/09, alle ore 19:12, Attilio Mangano ha scritto:


caro Riccardo, di sicuro affronti delle questioni importanti e credo che esse meriterebbero una discussione seria e perfino un qualche convegno, non posso fare tutto io, se venisse fuori anche un bel libro da te curato   me ne rallegrerei perchè il tema è decisivo. Credo anche io che  esistano questioni di natura antropologica in cui il risvolto etico è centrale, rimane il fatto che ci sono livelli diversi e da articolare, in fin dei conti verrebbe da osservare che se tutto fosse retto da una antropologia su base etica  sarebbe forse  bene per certi aspetti  ma  riduttivo per altri, il campo dei ” diritti” è nato da una diversa tradizione culturale, quella fondata sul concetto di libertà e anche sul riconoscimento del soggetto. So bene che esiste in campo filosofico e antropologico nella tradizione cattolica un concetto come quello di ” persona”  ( compresa la  filosofia personalista, altrettanto suggestiva)  che contribuisce ad articolare il discorso dello stesso cattolicesimo politico  e a correggere il tiro rispetto alle istanze più totalizzanti ( non dico totalitarie) che sono comunque  tipiche di una religione e di ogni religione. In questo senso  la storia di come la ” sinistra”, intesa come cultura democratica, abbia dovuto più  volte fare i conti con la cultura della libertà individuale e quindi col liberalismo ( e quindi anche, perchè il nesso rimane anche se sono piani diversi) col liberismo  è parte integrante di una storia  che arriva fino a oggi. Non so se hai letto l’altro giorno
una mia risposta a Ostellino che in nome del liberal-liberismo accusava a sua volta la sinistra di eticismo totalizzante ( non aveva tutti i torti ma  torceva a sua volta il bastone da una sola parte del manico), sembrerebbe il lato complementare del tuo discorso.  Per tornare a noi mi spiego con l’esempio classico del tema vita-morte, esiste una tradizione che possiamo chiamare laica che riconosce il diritto al suicidio e financo a una buona morte, tema che si complica enormemente  appena si carica di risvolti giuridici ed etici, se uno decide in  coscienza di  voler morire ( e non parlo solo della morte eroica di chi  combatte per una causa)  esiste la condanna giuridica del reato ed etica  rispetto alla vita ma esiste al tempo stesso la libera coscienza di chi decide  per ragioni varie (  non solo inerenti la salute) la sua stessa morte, ammetterai che il tema del suicidio è  quanto meno spinoso perchè  rientra in un terreno minato in cui non valgono le condanne ma la pietas, comunque questo esempio è in parte calzante per specificare che se  puoi avere in parte ragione nel descrivere una sorta di contaminazione  culturale ( consumismo, primato del soggetto, libera concorrenza) che ha i suoi lati negativi  essa ha  il suo rovescio della medaglia quando  in  nome di  aspetti presenti nello stesso capitalismo il singolo voglia vincere, veder riconosciuto il suo merito, etc. , con una  cultura del soggetto ricco e libero che non è solo egoismo  ma riconoscimento del proprio ruolo nella società.   Mi sono allargato a bella posta e volutamente, credo che si possa proseguire. Il mio voler coniugare socialismo e libertà è solo una parte del discorso.
Il giorno 19/ott/09, alle ore 18:15, Riccardo De Benedetti ha scritto:
Caro Attilio,
grazie per la segnalazione. In effetti sia Bevilacqua che Levy dicono molto già solo nell’indicare il problema. Tu aggiungi un carico pesante chiedendo nuovi riti e confini di solidarietà alla sinistra. Credo però non ti sfugga il contesto molto particolare in cui il tuo invito viene a cadere. Da parte mia provoco, con una domanda. Ti sembra attrezzata la cultura della sinistra che rivendica il diritto di morire e l’estensione di meccanismi eutanasici o simili ad affrontare il discorso della nuova anomia lavorativa? O non credi che voglia ancora una volta scamparla distinguendo l’anomia lavorativa da quella sociale che poi non avrebbe effetti così devastanti se solo considerassimo i suicidi più o meno assistiti come un’estensione dei cosiddetti diritti civili? 
La sinistra non coglie, o non vuol cogliere, il nesso tra le due situazioni e ciò che concede all’individualismo proprietario che spira dalle società ultraliberiste e ultraindividualiste anglosassoni crede di poterlo negare, senza contraddirsi, alla sfera della produzione o di ciò che resta di queste stesse società. Non si avvede dello stretto legame che lega insieme il fastidio che la società produttiva mostra nei confronti dei soggetti che vedono le loro prestazioni diminuire se non azzerarsi per effetto dell’età o della malattia e l’infamia semantica del mito della flessibilità (come efficacemente la chiama Bevilacqua). Insomma, non si può avere un’antropologia ultraindividualista su certe questioni bio-etiche, valutate come del tutto sconnesse da implicazioni economico-produttivistiche e consegnate all’antropologia di Robinson Crusoe, stigmatizzata dal buon vecchio Marx, e nello stesso tempo reintrodurre la solidarietà coesiva dei corpi intermedi (tra l’altro quali? se la famiglia la si vuole in un certo modo o non la si vuole affatto?) dove sembra apparire ancora un simulacro di produzione e di soggettività da lavoro dipendente… giusto per illudersi di rappresentare ancora qualche soggetto sociale e non invece una sommatoria indistinta di individui molecolari o liquidi (alla Baumann).
Comunque la giri sono convinto, da conservatore, che o metti insieme i due aspetti della problematica e allora puoi aspirare a confezionare un discorso credibile e coerente, viceversa il discorso progressista è destinato a vivere in questa continua aporia, secondo la quale l’attenzione che è dovuta al soggetto che lavora non sia altrettanto necessaria all’uomo inefficiente malato e morente. Ben più coerente lo spirito liberista che assegna alle figure diverse che via via l’individuo veste nel corso della sua vita una medesima funzione: fornire alimento al meccanismo di riproduzione sociale in modo che non ci siano intoppi e rallentamenti sulla strada del progresso fine a se stesso… che poi è il vero Moloch sacrificale a cui tutto è dovuto.
Un caro saluto.
Riccardo  De Benedetti 
Sono daccordo con te, con Bevilacqua. con Levy e non credo di essere il solo. Parlo spesso, per rincuorarmi, con giovani che credono – come italiani figli di immigrati – che proprio questi siano gli argomenti sui quali costruire una nuova solidarietà (innanzi tutto tra loro, tra le loro diversità): nuova perchè fondata sul rispetto -appunto- della diversità di ciascuno e dunque anche sulla diffidenza nei confronti di qualsiasi versione del “primato del collettivo” come della “comunità” eccetera eccetera. Per altro, i mostri sacri della sociologia che citate, o almeno il loro capostipite, non è forse anche l’assertore del valore positivo della divisione del lavoro? Forse non intendeva così celebrare le virtù salvifiche del mercato capitalistico. Forse l’anomia va ulteriormente definita – chiedo scusa – facendo davvero inchesta sociale invece che limitarsi a cercare di capire
che cosa ne pensavano nell’ottocento. E forse Marx – vivo nonostante i marxisti e gli altri codificatori di vario tipo- c’entra ancora qualcosa. Love Giovanni Mottura
GRAZIE

FLESSIBILTA’ ATTO IIIultima modifica: 2009-10-19T21:51:00+02:00da paoloteruzzi
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