Grazie Vittorio

Grazie Vittorio

Siamo in tanti ad esprimere il dolore per la uccisione assurda di Vittorio Arrigoni, ma siamo in tanti a dirgli grazie. Primi fra tutti coloro, i più poveri, per i quali ha messo a disposizione il suo corpo e la sua vita oltre la paura e oltre il rischio.

La nostra Associazione lo ha conosciuto quando nel 2006 ha partecipato al monitoraggio delle prime elezioni democratiche nella Repubblica Democratica del Congo.

Sempre schierato, determinato in tutto quello che faceva, metteva tutta la sua personalità e l’energia vitale condividendo l’attività con quelli che in tutte le situazioni risultavano l’anello più debole e più esposto.

E’ stato la nostra punta di diamante dell’informazione su Gaza, ma non era il giornalista che cercava notizie, era l’uomo che trasmetteva la realtà da quello che sperimentava.
Godeva di una immensa popolarità tra coloro per i quali si dava senza calcolo, lottava per la vita di tutti partendo dai più malmessi, non per la vittoria di qualcuno. Era l’umanità di tutti il suo unico centro di interesse e per questo allergico ad ogni imposizione di potere.

Questo, in uno scontro tra poteri, è stato forse il motivo principale del suo sequestro come ostaggio e della sua veloce eliminazione.

La sua nonviolenza sta tutta nella radicalità delle scelte e nella accettazione di una solidarietà senza confini e alla fine senza limiti.

Nonviolenza come dare la vita.

Beati i costruttori di pace

Stamani, chi mi ha dato il buongiorno mi ha bisbigliato solo due parole. La tivù era accesa, ma io ancora assonnata per comprenderne l’audio. Gli occhi troppo miopi non distinguevano le immagini.

E’ bastato quel «mi dispiace»: non c’era bisogno di altro.

Lavoro con le parole, ma non vivo di esse. E per andare in redazione, solo un’ora dopo, ho costeggiato il cortile e il caseggiato dove, neanche cinque anni fa, ho incontrato e frequentato Vittorio Arrigoni. Era il corso di formazione per osservatori elettorali in Congo, due mesi intensissimi di studio e vita comune per prepararsi all’esperienza che ci avrebbe uniti, oltre la storia e la geografia.

Ovviamente le parole non c’entrano nulla. Le parole non ci stavano e non ci stanno. Ce ne sarà il tempo, forse… quando e se ne verrà voglia. Un’unica immagine mi sta accompagnando in queste ore: una cena a Bukavu, nel sud Kivu. Costretti al lume di candela per un’improvvisa mancanza di luce, Vittorio che esclama: «Ragazzi, siamo in Africa! Non lo sentite il richiamo della natura?».

Era bello Vittorio. Di una prestanza fisica e morale che se ne trovano pochi di uomini così. Di un’intelligenza di testa e di cuore, soprattutto di cuore, che lo rendeva ancora più unico. Le sue poesie ora parlano di più. Forse mi faranno compagnia, quando avrò voglia e animo di rileggerle. Già: forse.

Rimarremo umani, Utopia. Con te. Sempre.

Cinzia Agostini

Grazie Vittorioultima modifica: 2011-04-18T10:57:14+02:00da paoloteruzzi
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