I FRATELLI CERVI E PAPA’ ALCIDE

ALCIDE CERVI

Antonio Parisella 01 gennaio alle ore 12.17 Rispondi
Tempo fa il cavaliere dichiarò che avrebbe stretto volentieri la mano al papà dei fratelli Cervi. Non ne sapeva nulla ! Per molti di noi -stretta di mano a parte – è oggi così. Dalla pagina ALCIDE CERVI su Facebook si può partire per riempire il vuoto. Ma, soprattutto, valela pena di andare a Gattatico a visitare il complesso della Casa Museo e Biblioteca archivio Emilio Sereni e dei movimenti contadini. Se volete, in primavera potremmo darci appuntamento là !
Intanto andate sulla pagina ALCIDE CERVI – piuttosto inattiva – e cercate di vivacizzare anche quella. Buon anno, un abbraccio e un sorriso a tutte/i, Antonio Parisella

http://www.fratellicervi.it

Conosciamo la storia della famiglia Cervi solo a partire dal padre di Alcide, Agostino Cervi. La famiglia Cervi dal 1893 lavora a mezzadria un podere in località Tagliavino di Campegine. Nel 1869 Agostino è uno dei protagonisti dei moti contro la tassa sul macinato, e passa sei mesi in carcere. Agostino Cervi e Virginia, sua moglie, hanno quattro figli: Pietro, Emilio, Alcide ed Ettore che è stato adottato. Nel 1899 Alcide Cervi sposa Genoeffa Cocconi di due anni più giovane di lui e tra il 1901 e il 1921 nascono nove figli, sette maschi e due femmine: Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore. Nel 1920 Alcide Cervi esce dalla famiglia patriarcale del padre Agostino per formare la propria, e si trasferisce su un fondo a Olmo di Gattatico. Nel 1925 la sua famiglia si sposta su un fondo in località Quartieri, nella tenuta Valle Re di proprietà della contessa Levi SottoCasa, nel comune di Campegine.
Nel 1934 Alcide Cervi e i figli decidono di prendere un podere in affitto in località Campi Rossi, nel comune di Gattatico, rinunciando così alla condizione di mezzadri per quella di affittuari. La famiglia di Alcide Cervi, se nelle sue linee generali è riconducibile al modello patriarcale e solidale tipico delle famiglie contadine emiliano-romagnole, presenta però alcuni tratti di originalità: il protagonismo di alcuni dei figli, la forte personalità della madre Genoeffa Cocconi, la tendenza a prendere assieme le decisioni fondamentali. Questi caratteri specifici della famiglia dei Cervi hanno favorito e stimolato le innovazioni in ambito produttivo e la scelta di campo antifascista e partigiana che ha fatto di questa una famiglia contadina esemplare.
GELINDO, ANTENORE, ALDO, FERDINANDO, AGOSTINO, OVIDIO ed ETTORE sono cresciuti. Vanno in balera, amoreggiano nei paesi vicini, partono per il militare … e si scontrano con il potere fascista. Un po’ per indole, un po’ per educazione, stanno sulla riva opposta. Aldo fa propaganda antifascista con i suoi commilitoni. Gli ufficiali ubbidiscono al duce e il ragazzo si fa qualche anno a Gaeta. Per lui è come essere andato all’università, un ateneo un po’ particolare, l’università del carcere: lì capisce, comprende, si istruisce e passa all’azione. E si trascina dietro tutta la famiglia. Così una famiglia di contadini come tante passa dalla religione cristiana a quella civile del socialismo prampoliniano prima (Alcide in gioventù aveva assistito a dei comizi che l’avevano scosso nel profondo), che predica l’organizzazione di tanti nel rispetto di tutti contro lo strapotere di uno nel rispetto di nessuno, al comunismo della Resistenza e della liberazione dal fascismo poi, nel sogno di un’Italia libera e democratica dove l’unico monito è quello di costruire.
Aldo apre una biblioteca a Campegine, poco distante da Gattatico, dove si trova il fondo dei Campi Rossi: qui spaccia libri “sovversivi” in barba ai fascisti, i sonnacchioni come li chiama papà Alcide, e tiene riunioni clandestine con chi, attraverso la sua paziente propaganda fatta di chiacchiere informali e discussioni accese, è passato dall’altra parte. Qualcuno ha i genitori fascisti, qualcun altro ci rimetterà la vita. I contatti si allargano, la rete si espande. Volantini e giornali clandestini. Aldo non lascia in giro copie, va direttamente dalle famiglie a leggere e commentare i fatti, come faceva la sua mamma con i Promessi Sposi, cha da tempo non legge più. Imbrogliano l’Annonaria sulle quote dell’ammasso. Il paese li segue.25 luglio 1943: cade il governo fascista. L’incubo è finito. La famiglia Cervi offre pastasciutta a tutta Gattatico. Ci sono anche i carabinieri e i soldati fascisti di stanza nel paese, che si sono tolti la camicia nera. Ma l’8 settembre arriva presto. I campi Rossi diventano il quartier generale delle azioni partigiane nella zona. Ospitano soldati alleati dispersi, ex prigionieri, disertori: li lavano, li nutrono, li vestono, li rimettono in piedi. Russi, inglesi, neozelandesi, francesi … Aldo va in montagna, gli altri continuano ad agire in pianuea. Collaborano con i GAP (Gruppi di azione patriottica), recuperano armi, producono cibo…
Il 25 novembre 1943, alle 6.30 del mattino un plotone di 150 camicie nere circonda la casa dei Cervi e dà fuoco al fienile. Combattono per un po’ poi la famiglia si arrende. Alcide e i suoi 7 figli vengono arrestati. Torturati e interrogati i ragazzi non rispondono. Gelindo e Aldo si assumono la responsabilità di tutto nell’estremo tentativo di salvare il padre e gli altri fratelli. Gli offrono di salvarsi la vita entrando nella Guardia Repubblicana di Salò. Il rifiuto è netto: “crederemmo di sporcarci”. Simpatizzano con una guardia e programmano la loro evasione. Vengono tradotti al carcere di San Tommaso e il piano sfuma. I compagni preparano una nuova evasione. La notte di Natale. Ci sono degli intoppi e viene rimandata alla notte di Capodanno, quando i secondini in servizio scarseggiano.
Il 27 dicembre, un’azione mai rivendicata, porta alla morte del segretario fascista di Bagnolo in Piano. Gli altri maggiorenti del posto giurano vendetta. All’alba del 28 dicembre vengono prelevati i 7 fratelli più Quarto Cimurri, loro compagno di battaglia: devono andare a Parma per il processo. Per molto tempo il padre crederà, o vorrà credere, a questa bugia. I ragazzi sono in fila al Poligono di tiro di Reggio Emilia. Molti i volontari che ambiscono all’onore di farli fuori. Una scarica e li seppelliscono clandestinamente senza firmarne i certificati di morte. Nemmeno i caporioni fascisti hanno il coraggio di prendersi la responsabilità di quell’eccidio. GELINDO, ANTENORE, ALDO, FERDINANDO, AGOSTINO, OVIDIO ed ETTORE CERVI fanno paura anche da morti.
Alcide Cervi muore a 95 anni, nel 1970. I suoi nipoti oggi sono nonni come lo è stato lui ma non vivono più ai Campi Rossi, li hanno aperti a tutti i nipoti d’Italia, perché possano capire e ricordare, perché dopo 7 figli ci sono 11 nipoti, perchè “dopo un raccolto ne viene un altro”

I FRATELLI CERVI E PAPA’ ALCIDEultima modifica: 2010-01-01T18:23:51+01:00da paoloteruzzi
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