Portella delle ginestre

 

da Sereno Dolci 

 

Dal mio diario di una visita a Portella delle ginestre con mio fratello En e papá nella primavera del 1994.

Poesie di papá:

Portella

Attorno i massi con incisi nomi di gente assassinata,
alla ora arida Portella,
tra le sfiorite ginestre
nuovi germogli urgono a sbocciare

Ginestra di Portella

Resistente ginestra flessuosa
tenacemente dalle cince esili
lunette stendi ad aleggiare aprendoti
paziente nel sole e nella notte.

Nell´aromare é il tuo rigenerarti
per difendere il tuo dolce persistere
fra i cardi azzurri della terra scalza,
riattendendo nuove primavere:
piú forte di ogni moto e di ogni lava,
ginestra insanguinata di Portella

 

 



 
‎”Qui e fuori di qui siamo in molti a pensare e a ripetere che la cultura, se vuol essere viva e operosa, qualcosa di meglio dell’inutile e arida erudizione, non deve appartarsi dalle vicende sociali, non deve rinchiudersi nella torre d’avorio senza curarsi delle sofferenze di chi batte alla porta di strada. Tutto questo lo diciamo e lo scriviamo da decenni; ma tuttavia siamo incapaci di ritrovare il contatto fraterno con la povera gente. Siamo pronti a dire parole giuste; ma non sappiamo rinunciare al nostro pranzo, al nostro comodo letto, alla nostra biblioteca appartata e tranquilla. Tra noi e la gente più umile resta, per quanto ci sforziamo, come uno schermo invisibile, che ci rende difficile la comunicazione immediata. Il popolo ci sente come di un altro ceto: sospetta che questa fraternità di parole sia soltanto oratoria.
Per Danilo no. L’eroismo di Danilo è questo: dove più la miseria soffoca la dignità umana, egli ha voluto mescolarsi con loro e confortarli non con i messaggi ma con la sua presenza; diventare uno di loro, dividere con loro il suo pane e il suo mantello, e chiedere in cambio ai suoi compagni una delle loro pale e un po’ di fame”. (Pietro Calamandrei, tratto dall’arringa di difesa per Danilo Dolci)
 

Piero Calamandrei (Padre della Costituzione Italiana)&Danilo al Processo dell´articolo 4. 

“Qui e fuori di qui siamo in molti a pensare e a ripetere che la cultura, se vuol essere viva e operosa, qualcosa di meglio dell’inutile e arida erudizione, non deve appartarsi dalle vicende sociali, non deve rinchiudersi nella torre d’avorio senza curarsi delle sofferenze di chi batte alla porta di strada. Tutto questo lo diciamo e lo scriviamo da decenni; ma tuttavia siamo incapaci di ritrovare il contatto fraterno con la povera gente. Siamo pronti a dire parole giuste; ma non sappiamo rinunciare al nostro pranzo, al nostro comodo letto, alla nostra biblioteca appartata e tranquilla. Tra noi e la gente più umile resta, per quanto ci sforziamo, come uno schermo invisibile, che ci rende difficile la comunicazione immediata. Il popolo ci sente come di un altro ceto: sospetta che questa fraternità di parole sia soltanto oratoria.
Per Danilo no. L’eroismo di Danilo è questo: dove più la miseria soffoca la dignità umana, egli ha voluto mescolarsi con loro e confortarli non con i messaggi ma con la sua presenza; diventare uno di loro, dividere con loro il suo pane e il suo mantello, e chiedere in cambio ai suoi compagni una delle loro pale e un po’ di fame”. (Piero Calamandrei, tratto dall’arringa di difesa per Danilo Dolci)

Portella delle ginestreultima modifica: 2012-04-28T00:39:00+02:00da paoloteruzzi
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