AMNESTY INTERNATIONAL: ABROGARE IL REATO DI IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

COMUNICATO STAMPA                                                             
CS007-2014

ITALIA: AMNESTY INTERNATIONAL SOLLECITA IL PARLAMENTO AD ABROGARE IL REATO DI IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

Alla ripresa del dibattito al Senato sulla riforma del codice penale, Amnesty International ha sollecitato l’Italia ad abrogare il reato di immigrazione irregolare.

Sin dalla sua adozione  con il ‘pacchetto sicurezza’ del 2009, Amnesty International ha ritenuto che il reato di ‘ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato’  fosse incompatibile con gli obblighi internazionali dell’Italia in materia di diritti umani.

Una ricerca condotta da Amnesty International, i cui risultati sono stati pubblicati nel dicembre 2012, ha dimostrato che la criminalizzazione dell’immigrazione irregolare crea ostacoli all’accesso alla giustizia da parte dei migranti irregolari, anche in caso di violazioni dei diritti umani, e li rende piu’ vulnerabili allo sfruttamento lavorativo.

L’organizzazione ha incluso l’abrogazione del reato tra le sue raccomandazioni a tutte le forze politiche, formulate prima delle ultime elezioni parlamentari. Cento degli attuali deputati e senatori si sono detti favorevoli a tale richiesta.

Il dibattito sul disegno di legge che chiede al governo di introdurre norme alternative alla pena detentiva allo scopo di ridurre il sovraffollamento delle carceri, e’ iniziato il 15 gennaio al Senato. Un emendamento al disegno di legge, che dovra’ essere votato dal Senato al termine del dibattito in corso, prevede l’abrogazione del reato di ‘ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato’, che diventerebbe un illecito amministrativo.

FINE DEL COMUNICATO                                                       
Roma, 21 gennaio 2014
   
Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it 

AMNESTY: CILE – L’IMPUNITA’ DEVE FINIRE

COMUNICATO STAMPA                                                                             
CS108-2013 

CILE: 40 ANNI DOPO IL GOLPE DI PINOCHET, L’IMPUNITA’ DEVE FINIRE 

Alla vigilia del quarantesimo anniversario del colpo di stato del generale Augusto Pinochet in Cile, Amnesty International ha dichiarato che a migliaia di sopravvissuti alla tortura e di familiari delle persone scomparse durante il brutale regime militare vengono ancora negate verita’, giustizia e riparazione. 

Attraverso una petizione che ha raggiunto oltre 25.000 firme, l’organizzazione ha chiesto alle autorita’ cilene di eliminare tutti gli ostacoli che proteggono i responsabili di violazioni dei diritti umani. 

‘E’ inaccettabile che, 40 anni dopo il golpe, la ricerca della verita’, della giustizia e della riparazione sia ancora intralciata. La legge d’amnistia continua a tenere al riparo dai procedimenti giudiziari gli autori di violazioni dei diritti umani, quelli avviati vanno avanti con grande ritardo e le sentenze non sono pari alla gravita’ dei crimini commessi’ – ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettrice del Programma Americhe di Amnesty International. 

In Cile, secondo dati ufficiali, tra il 1973 e il 1990 vennero detenute illegalmente o torturate 38.254 persone, mentre 3216 furono uccise o fatte sparire. 

Il decreto legge sull’amnistia approvato nel 1978 esclude dalla responsabilita’ penale tutte le persone che commisero violazioni dei diritti umani tra l’11 settembre 1973 e il 10 marzo 1978. 

Sebbene alcune sentenze giudiziarie abbiano aggirato la legge d’amnistia, il fatto che continui a essere in vigore e’ incompatibile con gli obblighi internazionale del Cile in materia di diritti umani. 

‘Le autorita’ cilene devono affrontare un’eredita’ fatta di gravi e diffuse violazioni dei diritti umani, abolire immediatamente la legge d’amnistia, la cui semplice esistenza e’ uno schiaffo in faccia alle migliaia di vittime del regime di Pinochet e ai loro familiari, e assicurare che tutte le violazioni dei diritti umani siano portate in giudizio nei tribunali civili’ – ha dichiarato Ana Piquer, direttrice di Amnesty International Cile. 

A oggi, almeno 262 persone sono state giudicate per violazioni dei diritti umani mentre sono in corso oltre 1100 procedimenti giudiziari. 

E’ soprattutto grazie alla continua lotta di molte delle vittime e dei loro familiari e a pochi coraggiosi giudici e magistrati, che alcuni dei responsabili delle violazioni dei diritti umani sono stati processati. E’ giunto il momento che le autorita’ cilene introducano tutte le riforme necessarie per garantire che cio’ non si ripeta mai piu’’ – ha concluso Marengo. 

Ulteriori informazioni 

Le richieste di Amnesty International alle autorita’ del Cile: 

– abolire decreto legge 2191, (conosciuto come legge d’amnistia) approvato durante il regime di Pinochet e che si estende dall’11 settembre 1973 al 10 marzo 1978, tuttora in vigore. Negli ultimi anni sentenze su sparizioni forzate ne hanno escluso l’applicazione, ma il provvedimento ancora getta un’ombra pericolosa su futuri procedimenti legali riguardanti le violazioni del passato; 

– riformare il codice di giustizia militare affinche’ i crimini commessi da esercito e polizia siano indagati dalla magistratura civile e sottoposti a processo nei tribunali ordinari, anziche’ in corte marziale. Il sistema di giustizia militare ha privato le vittime della giustizia, alimentando il clima d’impunita’. Le modifiche del 2010, escludendo gli imputati civili dall’applicazione della giustizia militare, sono state un passo avanti ma insufficiente. Le proposte di riforma all’esame del parlamento devono assicurare che le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza siano processate nei tribunali civili, in modo da garantire i principi d’imparzialita’ e del giusto processo. 

– sostenere con misure adeguate e durature le iniziative per conservare la memoria storica e i programmi di educazione ai diritti umani; 

– porre i diritti umani al centro di ogni politica e programma di governo. 

Amnesty International Italia ha pubblicato una serie di testimonianze e approfondimenti sulla brutalita’ del regime militare cileno:http://www.amnesty.it/cile-40-anniversario-golpe 

FINE DEL COMUNICATO                                                         
Roma, 10 settembre 2013 

Per interviste: 
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa 
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail press@amnesty.it 

AZIONI URGENTI DI AMNESTY

Cara amica, caro amico,

alla http://www.amnesty.it/azioni-urgenti potrai leggere e scaricare il nuovo numero della newsletter Rete azioni urgenti.

Al suo interno troverai:

“Ricordati che devi rispondere. L’Italia e i diritti umani” 


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Le azioni chiuse nel mese di gennaio

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Grazie Amnesty!

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L’azione del mese:  Egitto, giustizia per la rivoluzione del 25 gennaio
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AZIONI URGENTI:

Russia, torna la legge discriminatoria

http://www.amnesty.it/russia-legge-discriminatoria-lgbt

Arabia Saudita: attivista online processato per apostasia

http://www.amnesty.it/Arabia_Saudita_attivista_online_apostasia

APPELLI:

Tunisia, è il momento della giustizia!

http://www.amnesty.it/tunisia_giustizia_accountability

Brasile:maggiore protezione per Laisa Santos Sampaio!

http://www.amnesty.it/brasile_laisa_santos_sampaio

Usa/Guantanamo: ancora nessuna giustizia per Adnan Latif e Hussain Almerfedi

http://www.amnesty.it/guantanamo_adnan_latif_hussain_almerfedi

Egitto: giustizia per la “rivoluzione del 25 gennaio”

http://www.amnesty.it/egitto_giustizia_rivoluzione_25_gennaio

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Buone notizie!

Buona lettura,

Tina 


Tina Marinari
Ufficio Campagne e Ricerca / Individui a rischio
Amnesty International – Sezione Italiana
Via G. B. De Rossi, 10 – 00161 Roma
E-mail: a.marinari@amnesty.it
mobile: +39 327 5313832
Skype: tina.marinari

Amnesty: Diritti umani e polizia in Italia

 
Dopo 11 anni dal G8 di Genova, Amnesty International continua a chiedere all’Italia di introdurre il reato di tortura, gli strumenti per prevenire e punire gli abusi di funzionari e agenti delle fo…
 
 
 
 
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news da amnesty

Un anno dopo il tentativo di svolgere anche in Arabia Saudita la “giornata della collera”, almeno sei uomini languono in carcere, cinque di essi senza accusa né processo.
Il 5 maggio, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, si terrà un evento straordinario di sensibilizzazione e raccolta fondi: il Maestro Antonio Pappano dirigerà l’Orches…
Il verdetto atteso domenica 11 marzo nei confronti di un medico accusato di aver costretto una manifestante a subire un “test di verginità” mostrerà, secondo Amnesty Internation…

Nella “Giornata della memoria”, rinnovando l’impegno in difesa dei diritti umani

Nella “Giornata della memoria”, rinnovando l’impegno in difesa dei diritti umani

 
 
 

Amnesty per i diritti umani

A 67 anni di distanza dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, i diritti umani che dopo l’orrore dell’Olocausto la comunità internazionale aveva promesso di riconoscere e proteggere, sono ancora da realizzare in buona parte del pianeta, Europa inclusa. La storia recente del nostro continente è segnata da discriminazione etnica, omofobia, islamofobia, razzismo e antisemitismo.

A livello globale, a 10 anni dall’entrata in vigore dello Statuto della Corte penale internazionale, nata per dare seguito al bisogno di una giustizia sovranazionale in grado di processare i responsabili di gravi crimini di diritto internazionale, la lotta per sconfiggere l’impunità è ancora ostacolata da doppi standard, convenienze politiche e ritardi.

Entrata nel suo 51° anno di attività, Amnesty International rinnova, in occasione della Giornata della memoria, il suo impegno per proteggere i diritti umani, prevenire e impedire i crimini contro l’umanità, portare di fronte alla giustizia i loro responsabili e contrastare ogni tentativo di mettere in discussione l’importanza della memoria e della testimonianza.

Christine Weise
Presidente Sezione Italiana di Amnesty International

Amnesty International – ‘Per un’Europa senza discriminazione’
Amnesty International – Antisemitismo a scuola

 

grazie

Amnesty, azione urgente – Bielorussia: due uomini a rischio esecuzione

Azione urgente – Bielorussia: due uomini a rischio esecuzione

 
 
 
Le autorità bielorusse non devono mettere a morte Dzmitry Kanavalau e Uladzslau Kavalyou, condannati alla pena capitale il 30 novembre, a seguito di un processo che non ha rispettato gli standard internazionali del giusto processo.

LE FAMIGLIE DELLE VITTIME DEL GENOCIDIO DI SREBRENICA ASPETTANO ANCORA…

STAMPA                                                                                                    
CS067-2011                                                    
                                     
BOSNIA ED ERZEGOVINA, AMNESTY INTERNATIONAL: LE FAMIGLIE DELLE VITTIME DEL GENOCIDIO DI SREBRENICA DI 16 ANNI FA ANCORA ASPETTANO VERITA’, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

La Sezione Italiana dell’organizzazione lo ricorda oggi con un gesto simbolico

Amnesty International ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che le vittime dei crimini commessi durante la guerra del 1992-1995 e i loro familiari ancora attendono verita’, giustizia e riparazione.

Mentre alcune autorita’ in Bosnia ed Erzegovina continuano ad attaccare il sistema giudiziario, resta sconosciuta la sorte di circa 10.000 persone scomparse forzatamente a Srebrenica e in altri posti della Bosnia ed Erzegovina.

Le famiglie delle oltre 7000 persone uccise nel genocidio di Srebrenica stanno ancora aspettando giustizia e riparazione, mentre la maggior parte dei responsabili continua ad agire nell’impunita’. Molti dei presunti autori dei crimini continuano a vivere nelle stesse comunita’ delle loro vittime e dei loro familiari.

Il 10 luglio 1995, nel corso della guerra della Bosnia ed Erzegovina, le forze serbo-bosniache attaccarono l’enclave di Srebrenica, dichiarata ‘zona protetta’ dalle Nazioni Unite e in cui migliaia di musulmani bosniaci avevano trovato rifugio. Dopo la presa di Srebrenica, le forze serbo-bosniache separarono dal resto della popolazione per poi ucciderli deliberatamente almeno 7000 uomini e ragazzi bosniaco-musulmani. Alcune donne furono stuprate. Quanto successo a Srebrenica 16 anni fa e’ stato descritto come la peggiore atrocita’ commessa in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale ed e’ stato riconosciuto come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia e dalla Corte internazionale di giustizia.

Amnesty International ha accolto con favore i progressi verso la giustizia realizzati negli ultimi anni. La gran parte dei leader politici e militari di alto rango, che sarebbero responsabili dei crimini commessi a Srebrenica, compresi tra gli altri Radovan Karadzic e Ratko Mladic, e’ comparsa davanti al Tribunale. Tuttavia, con la prossima chiusura dello stesso, le autorita’ locali hanno la responsabilita’ di portare davanti alla giustizia i restanti responsabili e assicurare l’accesso alla verita’ e alla riparazione per le vittime e i loro familiari.

Le autorita’ di Bosnia ed Erzegovina hanno fatto poco per accrescere la capacita’ della giurisdizione domestica di indagare a perseguire i crimini internazionali. Diverse personalita’ politiche di primo piano dell’entita’ semiautonoma della Repubblica Srpska hanno elogiato a piu’ riprese gli autori del genocidio di Srebrenica e di altre persone che, come Radovan Karadzic e Ratko Mladic, sono accusate di esserne responsabili. Gli attacchi verbali contro il sistema giudiziario e la negazione dei crimini internazionali, compreso il genocidio di Srebrenica del 1995, da parte di politici del paese di alto rango minano gli sforzi del paese di indagare e perseguire i presunti autori di questi crimini e continuano a violare il diritto delle vittime alla giustizia, alla verita’ e alla riparazione.

Inoltre, l’organizzazione per i diritti umani e’ preoccupata per l’elevato numero di casi pendenti, circa 1300, relativi a crimini commessi durante la guerra. Le autorita’ locali hanno ripetutamente ostacolato l’attuazione della Strategia ufficiale d’azione in materia di crimini di guerra, adottata nel 2008 per ottimizzare il funzionamento della giustizia. Alcune inchieste efficaci non hanno avuto luogo, le famiglie delle persone scomparse non sono riuscite ad avere informazioni sulla sorte dei loro cari ne’ sul luogo dove si trovano. La Legge sulle persone scomparse, che prevede la creazione dell’Istituto nazionale delle persone scomparse, del Fondo di sostegno alle famiglie delle persone scomparse e del Centro dati delle persone scomparse, non e’ stata pienamente attuata, privando le famiglie della possibilita’ di avere accesso alla riparazione, compreso un risarcimento.

Amnesty International chiede alle autorita’ di Bosnia ed Erzegovina di agire in conformita’ alla Dichiarazione sulla protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate, insieme di principi che si applicano a tutti gli stati, di ratificare la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e di introdurla nel diritto nazionale.

Infine, Amnesty International chiede alla comunita’ internazionale di supportare la Bosnia ed Erzegovina al fine di migliorare il funzionamento della giustizia e di garantire il rispetto dei diritti umani.

La Sezione Italiana di Amnesty International ricorda il genocidio di Srebrenica con un gesto simbolico: una consegna di fiori all’Ambasciata di Bosnia ed Erzegovina lunedi’ 11 luglio.

FINE DEL COMUNICATO                                                              
Roma, 11 luglio 2011

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it

 

 

GRAZIE

amnesty: 8 marzo – le voci delle donne

     
8 marzo: ascoltiamo la voce delle donne!
8 marzo: ascoltiamo le voci delle donne!

“Quando ero bambina mio cugino voleva baciarmi. Solo più tardi ho capito che era una violenza perché lui era molto più grande di me e io davvero piccola. A scuola nessuno ci mette in guarda su queste cose o ci dice di stare attente, di non permettere a nessuno di toccarci.”

Judy è una delle tante bambine che hanno subito violenza sessuale in Nicaragua. In questo paese stupri e abusi sessuali sono molto diffusi e chi sopravvive a questa grave violazione dei diritti umani spesso non ottiene giustizia e non ha alternativa a una gravidanza frutto di una violenza.

In occasione della Giornata internazionale delle donne, Amnesty International unisce la sua voce a quelle di migliaia di donne e ragazze per chiedere che possano ricostruire i loro sogni e le loro speranze.

Ascolta le loro voci!

 

 

grazie

amnesty

 

Newsletter n°30
13 gennaio 2011

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Paura dello stupro dopo il trauma del terremoto
Paura dello stupro dopo il trauma del terremoto

“Un ragazzo che mi aveva pedinato ha aperto la porta. Mi ha immobilizzata con le mani e ha fatto quello che voleva fare. Mi ha preso a pugni. Non sono andata alla polizia perché non lo conoscevo, sarebbe stato inutile. Mi sento sempre triste e temo che possa accadere ancora.”

Machou, 14 anni, è stata violentata in un bagno di una delle numerose tendopoli ancora presenti ad Haiti a un anno dal terremoto del 12 gennaio 2010. In questi campi, le donne non solo fanno i conti col trauma di aver perso cari, case e beni, ma vivono nella paura quotidiana dello stupro.

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Spesso chi subisce violazioni dei diritti al cibo, all’acqua, all’istruzione o alla salute non ottiene giustizia nel suo paese. Il Protocollo opzionale al Patto sui diritti economici, sociali e culturali permette loro di cercarla attraverso l’Onu. L’Italia deve ratificarlo!
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Migranti, rifugiati e richiedenti asilo in cerca di salvezza in Italia e in altri paesi dell’Ue, trovano invece arresti, detenzioni e violenze in Libia. Chiedi al ministro Maroni e al commissario europeo agli Affari interni di mettere i diritti umani al centro della cooperazione con la Libia!
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Aasia Bibi, 45enne cristiana, è stata condannata a morte in base alle leggi sulla blasfemia, utilizzate indistintamente in Pakistan contro minoranze religiose e musulmani. Chiedi la loro modifica o abrogazione, una moratoria sulle esecuzioni e la commutazione della condanna della donna.
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Parte il 14 gennaio da Treviso la nuova tournée di “Roman e il suo cucciolo”, lo spettacolo teatrale di e con Alessandro Gassman, patrocinato da Amnesty International, che racconta le esistenze di chi, da straniero, cerca dignità e rispetto in Italia. Scopri le date!
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La terza edizione del concorso “Adotta un diritto” è dedicata al 50° anniversario di Amnesty International, per festeggiare con alunne e alunni dai 9 ai 13 anni questa importante ricorrenza! Per sapere come partecipare, visita www.amnestykids.it/concorso

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