Brunetto Salvarani, Il Fattore R. Le religioni alla prova della globalizzazione

Collana Fattore R: Religioni fra tradizione e globalizzazione, diretta da Brunetto Salvarani.
Il libro è corredato da un’Intervista con Raimon Panikkar

Brunetto Salvarani, Il Fattore R. Le religioni alla prova della globalizzazione, EMI 2012.

Il libro introduce orizzonti vasti di pensiero e riflessione inerenti la necessità e il significato del pluralismo interreligioso che apre a costellazioni cosmopolite, a visioni “cosmoteandriche”ed interculturali di credi e fedi differenti.
 

FATTORE R

FATTORE R

 

Brunetto Salvarani, Il Fattore R. Le religioni alla prova della globalizzazione, EMI 2012.

Collana Fattore R: Religioni fra tradizione e globalizzazione, diretta da Brunetto Salvarani.

Intervista con Raimon Panikkar

Recensione di Laura Tussi

 Il libro introduce orizzonti vasti di pensiero e riflessione inerenti la necessità e il significato del pluralismo interreligioso che apre a costellazioni cosmopolite, a visioni “cosmoteandriche”ed interculturali di credi e fedi differenti. Ma la religione non gode sempre di un’immagine positiva, spesso presentata come un atavico e violento inganno. Infatti, ad essa viene imputata la responsabilità non secondaria dei mali del mondo, delle guerre e dei conflitti culturali contemporanei. Sul versante opposto, invece, anche l’ateismo ipotizza apertamente l’utilità sociale delle istituzioni religiose: si può rimanere atei convinti, pur trovando nella religione una certa utilità, un motivo di interesse e di confronto, valutando l’ipotesi di adattare alla vita laica alcune consuetudini e norme religiose, dove le multiformi esperienze del sacro hanno vinto la sfida della secolarizzazione e restano cruciali per comprendere il nostro tempo. Il mosaico delle fedi si complica sempre più nell’epoca contemporanea, favorendo il proliferare di perplessità, dubbi, incertezze e speranze nel fenomeno mondiale del pluralismo interculturale, nel risveglio religioso che prende posizione contro il potere dogmatico, l’autorità prepotente, la burocrazia, l’irrilevanza esistenziale e il carattere obsoleto di troppa predicazione, nell’obiettivo di un intimo e rivoluzionario coinvolgimento spirituale.

Attualmente si assiste ad una riemergenza del fenomeno religioso che vede la crescita esponenziale dei fondamentalismi, con la presenza delle figure religiose e dei vari papi veicolati dai mass media, contro la proliferazione delle spiritualità eclettiche, con l’inclusione del sacro e del ritorno religioso anche nei paesi dell’Est, un tempo atei. Questi sono aspetti del rilancio della dimensione sacrale, prospettata, in modo surrettizio, come via di salvezza e di pace, definita postsecolarismo, che risponde alla crescente confusione esistenziale e alla solitudine solipsistica dell’individuo, come immerso nella “modernità liquida” della società attuale, per cui il dibattito culturale staziona tristemente sul terreno dello scontro tra truppe acriticamente fedeli alla Chiesa e indiscriminati combattenti per una laicità laicista, in uno scontro defatigante e purtroppo senza risoluzioni propositive tra le parti. Al contempo, di fronte ad un risveglio religioso si assiste alla diminuzione dell’influsso delle religioni sulla vita sociale e sul comportamento individuale della persona, in fenomeni intensi di disaffezione alla pratica del culto, nella dissoluzione del ruolo del sacro nell’esistenza collettiva, da non confondere con l’appartenenza e il riferimento identitario che conserva una sostanziale importanza nella vita dei vari Paesi. Il disincanto del mondo, l’uscita dalla religione, a partire dall’epoca rinascimentale, si manifestano nella rifondazione di un nuovo tipo di legittimità che ha consacrato l’emancipazione e l’indipendenza della persona, traducendosi nei principi imprescindibili dei diritti umani. Nel contesto contemporaneo crescono le religioni diasporiche, nella delocalizzazione del dato religioso, con vasti processi di ibridazione, contaminazione e meticciato, favoriti dall’accelerazione del pluralismo interculturale e dalla costellazione cosmopolita delle religioni, nella pluralizzazione delle fedi che registrano l’apertura ad una molteplicità di accesso a vari culti e ad una sostanziale reversibilità dei percorsi fideistici. Dunque l’avvento della secolarizzazione non ha decretato la fine della religione, ma una pluralità del dato culturale, in varianti di narrazioni religiose, oltre gli schemi del relativismo filosofico e del nichilismo antropologico, a partire dall’inclusione pluralista, tramite il portato dell’importanza dell’autocomprensione, a partire dagli altri, per capire il significato religioso, ma al contempo laico, della presenza e dell’inclusione dell’altro, nella vita di ciascuno: oltre la secolarizzazione delle religioni globali, l’opera in oggetto si pone come di fronte ad un paradosso schizofrenico nello scontro di civiltà, nel pluriverso delle religioni che vedono il ritorno del sacro nella globalizzazione, come risorsa culturale di neofilosofie emergenti, sotto la costellazione cosmopolita di tradizioni, culti e fedi, per credere senza appartenere, nel trionfo dell’umano, oltre il sacro come schematico paradigma latente ai fenomeni di massa, nella costante antropologica degli atavici interrogativi umani, nonostante la crisi del praticante, del pellegrino, del convertito, nelle nuove geopolitiche dei sincretismi fenomenologici sacrali, in prospettive proteiformi di ierofanie identitarie, orientate all’accoglienza degli aspetti laici attuali e contemporanei che si compenetrano con il dato culturale determinante e caratterizzante del pluriverso religioso. L’opera di Brunetto Salvarani si conclude con un’importante intervista a Raimon Panikkar, il sommo Teologo del dialogo tra le religioni.

Note:

Renzo Fabris. Una vita per il dialogo cristiano-ebraico

Renzo Fabris. Una vita per il dialogo cristiano-ebraico. Edizioni EMI

 

Libro di Brunetto Salvarani

Recensione di Laura Tussi

 

Renzo Fabris era uno studioso laico, impegnato sul fronte del dialogo cristiano-ebraico.

Attualmente si parla in modo comune di ebraismo e di dialogo cristiano-ebraico, anche se risulta difficile misurare la reale incidenza di tale fenomeno.

I primi passi del dialogo fra le chiese cristiane e la realtà di Israele risultano scarsamente esplorate dal punto di vista teologico, ma anche sociale, politico e civile. Tra i pionieri che hanno intuito la centralità strategica di tali argomenti è, su scala nazionale, il nome di Renzo Fabris (1929-1991), primo presidente degli amici di Nevé Shalom-Waahat as-Salaam e a lungo presidente del SIDIC (Servizio Internazionale di Documentazione Ebraico-Cristiana), la cui ricerca è tanto poco ricordata, quanto di fondamentale rilevanza.

Questo importante volume di Brunetto Salvarani, a sua volta studioso di ebraismo e teologo del dialogo interreligioso, presenta il percorso culturale di Fabris, i suoi temi, gli interrogativi sempre aperti e il lascito al dialogo cristiano-ebraico, nella funzione quasi profetica di Renzo: profetica non nel senso di annunciare il futuro, ma di prepararlo.

Da molti anni assistiamo, in Italia, ad un autentico interesse per l’ebraismo e la cultura ebraica nei suoi poliedrici caratteri e nelle sue variopinte sfaccettature, dalla passione per l’epopea Yddish del premio Nobel per la letteratura Singer, alle performance teatrali di Moni Ovadia.

Da questi contributi si spazia dagli affollati festival su folklore, musica, cucina e tradizioni culturali dell’ebraismo, all’impegno a favore del tanto auspicato processo di pace in medio oriente e alla celebrazione di un giorno della memoria, appunto, il 27 gennaio di ogni anno, a partire dal 2001.

In tale cornice risulta evidente quanto si tratta attualmente spesso tramite i massmedia di ebraismo e di dialogo cristiano-ebraico.

Obiettivo del volume del teologo Brunetto Salvarani è di presentare gli snodi cruciali del percorso culturale di Fabris, i principali temi affrontati, i quesiti aperti e l’eredità conoscitiva inerente il dialogo cristiano-ebraico, scegliendo di collocare queste tematiche nell’orizzonte di un’esistenza, quella di Fabris, pienamente nel mondo, da laico, padre di famiglia, molto impegnato anche in ambito lavorativo e professionale. La ricerca di Brunetto Salvarani si sofferma sul tema delle relazioni cristiano-ebraiche, contestualizzate nel complesso percorso di rinnovamento del pensiero delle chiese cristiane in merito all’ebraismo, soprattutto nel secondo dopoguerra, in seguito al concilio Vaticano II.

Il mutamento dell’attitudine delle chiese occidentali in rapporto ad Israele è uno dei grandi eventi del Novecento, connesso profondamente ad altri avvenimenti che segnano la presenza ebraica nel mondo contemporaneo, come la Shoah, il Sionismo, lo Stato di Israele, con il complesso nodo mediorientale, con la conseguente collocazione esclusiva di Israele nel mondo occidentale.

La nuova attitudine della Chiesa cristiana nei confronti di Israele, la fine dichiarata dell’antigiudaismo cristiano, dopo il punto di non ritorno dato dalla Shoah, sono fattori che meritano un’attenzione teologica capace di grande acume.

Proprio per questa esigenza di conoscenza, per questo bisogno di andare oltre, il libro di Brunetto Salvarani non conclude con l’addio a Fabris, ma diviene sorgente di riflessioni inesauribili che coinvolgono l’identità stessa del cristianesimo e della Chiesa e proprio la Chiesa ha molto da imparare dai laici come Fabris e Salvarani e attinge a piene mani dagli insegnamenti del laicismo, e i laici hanno molto da insegnare e offrono ben volentieri la loro conoscenza a quella stessa Chiesa, ricettiva di contenuti culturali. Si potrebbe proseguire su questo tema, ma è tempo di soffermarsi e di lasciare a chi può e a chi deve il compito ereditato dalla ricerca di Renzo Fabris, notando come non sia un caso che questo notevole studio veda la luce proprio presso una casa editrice missionaria, come la EMI.

 

Laura Tussi