CONFLITTI (RIVISTA DI RICERCA E FORMAZIONE PSICOPEDAGOGICA)

Siamo lieti di segnalarvi l’uscita del nuovo numero della Rivista Italiana di ricerca e formazione psicopedagogica  Conflitti,  dal titolo

: LA COSTITUZIONE E’ ANCORA UN MODELLO EDUCATIVO? 

della quale trovate un assaggio qui di seguito. Buona lettura!!

 

 

CONFLITTI  Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica
n°2 anno 2010


 

Nella confusione che ci accompagna sembra quasi che non vi siano dei punti fermi dove potersi ancorare. A livello educativo la crisi è diventata vera e propria emergenza e i barbari in educazione stanno avendo la meglio. E’ necessario pertanto riprendere in mano la nostra storia, ritrovare i punti di riferimento per poter aiutare le nuove generazioni a costruire un futuro che non si basi solo sull’apparire, sulla spontaneità, sull’emotività. Occorre riprendere in mano un senso di appartenenza alla nostra storia.

Abbiamo quindi voluto esplorare il vasto ambito dell’educazione civica, tentando di fare un confronto su quella che è la carta fondamentale per il nostro Paese: la Costituzione Italiana.

 

 
Editoriale di Daniele Novara
La bulimia tecnologica dei bambini … verso la fast education?
 
Intervista
La centralità dell’interazione nello sviluppo umano
Daniele Novara incontra Clotilde Pontecorvo

Dossier
I Barbari e la costituzione: La costituzione è ancora un modello educativo?

Far vivere la Costituzione. Intervista al GIP Ghinetti

 

 

NON SEI ANCORA ABBONATO? COSA ASPETTI?

“Conflitti – Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica” è uno strumento rivolto al mondo dell’educazione, per affrontare le nuove tematiche educative e per dare strumenti utili a gestirle.

Sono previsti 4 numeri all’anno, a cadenza trimestrale. Il costo dell’abbonamento è di € 22,00 all’anno da versare sul c/c postale

Abbonamento estero : €26,00

n.34135764 intestato a: Centro Psicopedagogico per la Pace, via Campagna 83 – 29121 Piacenza.

 

 

Tieniti aggiornato!! Visita il nostro calendario corsi al link: http://www.cppp.it/elenco_corsi.html

 

CIAO

seminario di psicodramma

A:
destinatari non divulgati

AFFRETTATEVI!!

 SONO ANCORA DISPONIBILI ALCUNI POSTI PER L’IMPORTANTE APPUNTAMENTO

CON IL TEATRO DI PSICODRAMMA

IL 15 E 16 MAGGIO 2010

 

– PIACENZA : SEMINARIO DI PSICODRAMMA Costruire la giusta distanza

Condotto da Anna Boeri

 

L’essere umano per vivere ha bisogno degli altri. Necessita di essere ascoltato, tenuto, compreso, di entrare in intimità e di confondersi con l’altro. Sente anche il bisogno opposto, che è quello di separarsi, di individuarsi dall’altro per affermare la propria soggettività.

La dialettica fra queste due posizioni e la costruzione della “giusta distanza” consente di riconoscere i propri e gli altrui bisogni e di sperimentare una reale autonomia individuativa e creativa.

Durante l’incontro faremo esperienza della confidenza, dell’accudimento sano cercando di trovare quel punto di equilibrio utile, commisurato che consente di tenere a bada la paura dell’altro. Cercheremo di dosare atteggiamenti “materni” e “paterni” in funzione dei bisogni evolutivi per ciascuno.

Saper riconoscere e legittimare i propri bisogni di vicinanza e di distanza dall’altro per trovare una posizione adeguata nelle relazioni. Il metodo proposto è lo psicodramma moreniano, ampiamente utilizzato nella formazione, nella promozione alla salute, nella psicoterapia, ambiti nei quali la dimensione del gruppo è importante e vitale.

 

Si lavora senza scarpe e con abiti comodi.
Numero partecipanti: minimo 8, massimo 12
Il seminario è rivolto agli adulti e aperto a tutti.

 

Orari di lavoro:
prima giornata 9.30 – 13.00/ 14.00 – 18.00
seconda giornata 9.00 – 13.30

Costo: € 150,00 IVA inclusa

Sede: Cpp – Via Campagna 83, 29121 Piacenza

 

Home page:  http://www.cppp.it/elenco_corsi.html

Per maggiori informazioni e per le iscrizioni  info@cppp.it   tel. e fax 0523.498.594    

ciao    

 

PIACENZA: CONSULENZA PEDAGOGICA PER GENITORI

Siamo lieti di segnalarvi la nascita di un nuovo servizio:

 

Lo Sportello di consulenza pedagogica per i genitori, curato dal pedagogista Daniele Novara, presso la sede CPP.

Si tratta di una forma innovativa di aiuto che si propone di essere un sostegno ai genitori in relazione ai loro  problemi di educatori.

Il consulente pedagogico aiuta i genitori a capire  la situazione e a trovare le strade percorribili  sia in considerazione dell’età del figlio/a, sia  in relazione al rafforzamento del suo specifico  ruolo educativo (approccio maieutico).

La consulenza pedagogica ha il vantaggio di concentrarsi sul cosa fare,

sull’efficacia, e sulla competenza.

 La sua durata varia, in base ai bisogni, da uno a più incontri.

Essa viene attivata dopo un primo contatto telefonico.

Un servizio di consulenza pedagogica è rivolto anche a istituzioni, gruppi, associazioni.

 

Le consulenze pedagogiche sono condotte dal  Dott. Daniele Novara, pedagogista,

e dalla sua  equipe del Centro Psicopedagogico per la Pace  e la gestione dei conflitti di cui è Direttore.

 

Segnaliamo inoltre l’ultimo libro del dottor Daniele Novara

 “Dalla parte dei genitori. Strumenti per vivere bene il proprio ruolo educativo” Ed.Franco Angeli, Milano, 2009.

 

Cordialmente

 

Studio di Consulenza Pedagogica
Via Campagna, 83 – 29121 Piacenza
tel.-fax: 0523/498594
e-Mail: daniele.novara@cppp.it
Segreteria: da lunedì a venerdì, dalle 9.30 alle 13.00

ciao

centro psicopedagogico per la pace

Gli appuntamenti Cpp continuano

con tante nuove proposte formative.

In particolare vi proponiamo, a fine marzo,

un importante momento di crescita : il seminario dal tema
LA GESTIONE DEI CONFLITTI NELLA RELAZIONE INTERCULTURALE
che si terrà il 27-28 MARZO – PIACENZA,

conduce Paola Cosolo Marangon

L’incontro tra persone di culture diverse genera conflitti più o meno espliciti. Si tratta di situazioni dovute a paradigmi culturali differenti, a volte divergenti, che sono presenti in modo per lo più inconsapevole e possono essere fonte di malintesi o di fratture anche molto profonde. L’incontro tra culture diverse può assumere i caratteri del confronto-scontro o dello scambio a seconda sia dei contesti che degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone.
Possedere un quadro di riferimento metodologico e alcuni strumenti operativi di analisi e gestione dei conflitti è una competenza necessaria per chi lavora in realtà complesse dove è frequente l’incontro con persone appartenenti a culture diverse.

Il metodo sarà di tipo formativo esperienziale. Le restituzioni teoriche saranno legate ai contenuti emergenti dalle singole esercitazioni.
Le attività saranno sia personali che di gruppo.

Numero partecipanti: minimo 12, massimo 22

Orari di lavoro:
prima giornata 15.30 – 19.00
seconda giornata 9.00-13.00 / 14.00 -17.00

Costo: € 140,00 IVA inclusa, qualora dovuta

Sede: Piacenza, via Campagna 83


Per ulteriori informazioni: info@cppp.it

Tel e fax 0523-499302

 

Tieniti informato, visita il nostro sito! www.cppp.it

ciao

22/1 PIACENZA -conciliazione obbligatoria delle controversie

SIAMO LIETI DI INVITARVI AL CONVEGNO NAZIONALE SULLA

“CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA DELLE CONTROVERSIE.

NUOVI SCENARI PER CITTADINI E PROFESSIONISTI

Che si terrà a  PIACENZA, il 22 GENNAIO 2010
Presso l’ Auditorium Sant’Ilario – via Garibaldi 17
Dalle ore 14.30 alle ore 18.00

In attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009 n. 69, il Governo il 28 ottobre 2009 ha
approvato lo schema del decreto legislativo recante la disciplina della “mediazione finalizzata alla
conciliazione delle controversie civili e commerciali” e ha posto come obbligatorio il tentativo
di conciliazione in una notevole serie di controversie. Quali scenari si aprono per i cittadini che
prima di intentare una causa avente ad oggetto materie ad alto contenuto di litigiosità dovranno
obbligatoriamente tentare la conciliazione e per i professionisti che istituzionalmente sono
chiamati a tutelare le ragioni dei consociati: avvocati, commercialisti, notai, giuristi d’impresa?


ore 14.30: registrazione dei partecipanti
Interventi di
Marcello Marinari, co-fondatore Progetto Conciliamo, Presidente del Tribunale di Montepulciano
“Il Giudice e la conciliazione delegata, l’esperienza del Progetto Conciliamo di Milano”
Tiziana Fragomeni, Presidente dell’Associazione In media di Milano
“L’avvocato e la conciliazione, l’importanza della formazione”
Daniele Novara,  direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza
“Conflitto e conciliazione, l’approccio maieutico per aiutare le persone ad apprendere dai propri conflitti
Marcella Caradonna
, Presidente della Commissione arbitrato ODCEC di Milano
“Il ruolo del dottore commercialista nella conciliazione”.


La partecipazione è gratuita.

L’evento è patrocinato dal Comune di Piacenza
ed è accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Piacenza,
la partecipazione all’evento attribuisce il riconoscimento di 3 crediti formativi
per gli avvocati.

Il C.P.P. è Ente accreditato presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca – Prot. N. 3304/c/3 del 09/06/2003
L’Associazione In media è ente formatore accreditato dal Ministero della Giustizia con Pdg 31.07.09, modificato con Pdg 10.12.09.

Per informazioni e iscrizioni scrivete a:
ufficio.stampa@cppp.it oppure telefonate allo 0523.499302

 

 

DANILO DOLCI – spunti di riflessione

6/9/2009

Ricevo da Sereno Dolci e giro con grande piacere. Anche perché con Daniele Novara, autore del primo brano, ebbi a che fare una ventina di anni fa, quando ero agli inizi della mia esperienza di genitore adottivo e con la nostra associazione (AMI) lo coinvolgemmo in varie iniziative di educazione all’intercultura e alla mediazione dei conflitti, in quel di Piacenza.

Sereno Dolci 06 settembre alle ore 6.21 Rispondi
La pedagogia maieutica di Danilo Dolci
di Daniele Novara
1. Il gusto della domanda.

Se c’è una metafora che può caratterizzare l’esperienza pedagogica di Danilo Dolci è senz’altro la metafora della domanda. Possiamo definire Dolci come l’educatore della domanda, ossia l’educatore che innesta tutta la sua azione formativa sul chiedere, sull’esplorare, sul creare,
sull’interrogazione, ovviamente non in senso scolastico, ma nel senso dello scavo, dell’andare oltre, cercando di scoprire il “non-noto”, ciò che è velato dalle tradizioni, dalla consuetudine,dagli stereotipi. In questo sta il richiamo all’approccio maieutico, per cui Danilo Dolci è famoso,alla pratica del tirar fuori, del porre gli educati nella condizione di allargare la propria sfera diapprendimento a partire dalla capacità di utilizzare in maniera costruttiva le domande.E qui vorrei partire da ricordi personali. Nell’ultima parte della sua vita Danilo girava le scuole d’Italia incontrando i giovani. Una volta acquisita la disponibilità di alcune classi, chiedeva ai
ragazzi di mettersi in cerchio, come faceva sempre.

Anche questa disposizione delle sedie era qualcosa di assolutamente innovativo. Oggi tutti riconosciamo la necessità di una disposizione del gruppo in una maniera diversa da quella scolastica, oppure riconosciamo la tecnica del circle time per mettere gli alunni a proprio agio o per
favorire la ricerca collettiva, la discussione, il dibattito, l’approfondimento. Fin dai primi tempi in Sicilia Danilo adottò questa disposizione del gruppo. Lasciando intendere la sua profonda comprensione dei processi educativi.
Dunque, nelle classi Danilo faceva mettere i bambini o i ragazzi in cerchio, talvolta proponeva una delle sue poesie, e infine chiedeva ad ognuno “Qual è il tuo sogno?”. Questa domanda innescava
nei ragazzi un’autoriflessione, un confronto interno. Venivano fuori stati d’animo, sentimenti,scoperte enormi. Il seminario che Danilo conduceva in fondo non era altro che questo: porre una provocatoria domanda!

In un contesto spesso così rigido e formale come quello scolastico, indubbiamente risultava un coup de théâtre che andava a rompere schemi consolidati. I ragazzi mostravano di aderire in maniera entusiasta, una volta superato il primo momento di stupore, alla proposta di Danilo, e si creava un intenso clima emotivo e affettivo di ricerca, che gettava le basi per una rigenerazione anche personale. In questo Danilo era indubbiamente maestro, nella capacità di suscitare un senso profondo delle proprie capacità, nell’aiutare i soggetti a liberarsi delle proprie insufficienze, a volare oltre gli stereotipi in cui il soggetto era calato.
Danilo Dolci concepisce la domanda come suscitatrice di un nuovo modo di collocarsi e di vedersi.

La domanda funge in Danilo da mezzo di riconoscimento e di autoriconoscimento. Essa ha valore fondante. È quella che oggi, con altri termini, potremmo definire una pedagogia dell’ascolto, che è ancora una pedagogia maieutica, che ha la sua caratteristica fondamentale nell’idea che l’apprendimento non sia un’acquisizione esterna, ma piuttosto il ricongiungimento interno fra quanto il soggetto è in grado di elaborare e quanto la realtà esterna gli offre da rielaborare. In questo incontro si genera l’apprendimento.
Epistemologicamente possiamo riconoscere oggi questa posizione nei grandi ricercatori come Gardner, Goleman, i neo-piagetiani, e nella teoria della complessità. Secondo questa linea di pensiero, la natura dell’apprendimento è autogenerativa, in antitesi alla visione scolastica
tradizionale, che costruisce l’eventuale apprendimento solo in una funzione input/output.

La dimensione input/output è stata riproposta periodicamente, da ultimo negli anni ’80, con le teoriedella programmazione, teorie che fortunatamente sono state in seguito accantonate. In questa
concezione, l’insegnante viene visto come colui che organizza una serie di input che poi permetterà un output da parte del soggetto recipiente, secondo un modello meccanicistico che poco a poco è stato confutato, ma che la pedagogia di Danilo Dolci, come peraltro quella della Montessori o di Freire, aveva già ampiamente respinto. Purtroppo la cultura scolastica tradizionale tende sempre a ripresentarsi sulla scena epistemologica con nuove interpretazioni del modello meccanicistico, e senz’altro quella delle teorie curricolari è stata una delle ultime e forse più ingegnose, basata sulla risposta esatta, sul già noto, su una visione dell’apprendimento come assecondamento di processi precostituiti dall’insegnante.

In Danilo Dolci, al contrario, c’è il gusto della scoperta, dell’imprevedibile.
In questo la sua modernità è straordinaria, basti pensare alle teorie della complessità, e alle teorie che da questa complessità hanno portato alla valorizzazione delle domande legittime di contro alle scolastiche domande illegittime basate sul già noto. Chiedere agli alunni dov’è nato Leopardi,
oppure qual è l’isola dell’Oceano Atlantico dove morì Napoleone: sono domande che consegnano all’alunno il puro e semplice compito della ripetizione, lo scontato compito di confermare ciò che
l’insegnante già sa. Danilo Dolci, come i grandi pedagogisti critici del ’900 (che sono,fortunatamente, gli unici che ricordiamo) come Dewey, come la Montessori, come Freinet, come Freire, ci dà la possibilità di riflettere ancora una volta sulla funzione generativa dell’apprendimento che hanno le strategie educative centrate sulla domanda piuttosto che sulla risposta esatta. In Esperienze e riflessioni, ricordando la genesi del suo Centro Educativo di Mirto, dice:

Presupposto essenziale del nuovo Centro Educativo è che i bambini hanno interessi vitali: questi vanno scoperti e sviluppati da loro in collaborazione con persone che abbiano il gusto e la capacità di scoprire, di realizzare, di proporre attorno a sé validi interessi.1

http://www.youtube.com/watch?v=fU4nO4pNnNs

Sereno Dolci 06 settembre alle ore 6.33 Rispondi
2. La democrazia come processo formativo.

In Danilo Dolci è chiaro che la politica è educazione e l’educazione è politica, in quanto i presupposti della democrazia sono presupposti culturali e non solo istituzionali. La democrazia per Danilo Dolci si forma innanzitutto nella cultura, nella testa delle persone. In Danilo Dolci vi è una
costante tensione a generare quelle condizioni sociali e politiche che permettono ai singoli individui di maturare una consapevolezza del proprio valore, del proprio potere, il bisogno di farsi sentire, di valorizzare la propria esistenza. È un processo che trova in Danilo Dolci una connotazione pedagogica.

I processi di cambiamento sociale che propone nella Sicilia degli anni ’50 e ’60 li definisce di “crescita collettiva”, di crescita di un popolo, non possono essere imposti dall’alto. In questa stessa ottica, contro la mafia Danilo non invoca una soluzione militare o giuridica, ma s’impegna per
erodere il potere che il sistema mafioso acquista sulla base del deficit di iniziativa sia dello Stato che dei singoli. Il suo impegno come educatore è volto a organizzare la speranza di un cambiamento a partire dalla presa di coscienza di ciascuna persona del proprio valore, delle proprie risorse e
quindi delle potenzialità di generare nuove strutture.

Anche quando s’impegna nella creazione del nuovo Centro Educativo per i bambini a Mirto Danilo Dolci lo fa con la consapevolezza di creare un avamposto di una nuova cultura, non certo per erigere l’ennesimo servizio socio-educativo, quanto per creare un’occasione di rivisitazione dei
modelli culturali.

Difatti, dice Danilo Dolci,
1 Danilo Dolci, Esperienze e riflessioni, Bari, Laterza, 1974, p. 289.
il Centro Educativo sta diventando, all’interno delle famiglie, un’occasione di ripensamento dei rapporti familiari, una leva per far scricchiolare una parte della vecchia struttura sociale, economica e politica. Il lavoro
che svolgiamo si pone come obiettivo non solo quello di far maturare i ragazzi, ma attraverso di loro penetra nelle famiglie, influisce sulla loro mentalità, creando e portando avanti nuovi fronti democratici.2
Questa frase di Danilo Dolci ci dà l’esatta dimensione del suo lavoro educativo, che non è mai fine a se stesso, ma è sempre volto a realizzare il connubio fra micro- e macrocambiamento, fra il cambiamento culturale del singolo individuo e la nascita di nuove prospettive.
In questo impegno Danilo Dolci si ricollega al lavoro di coscientizzazione degli adulti che contemporaneamente svolge Paulo Freire 3 in Sudamerica.

Sono due personalità che agiscono in parallelo: entrambi fanno della crescita socio-culturale una sfida per cambiare le vecchie strutture,
per scalzare le vecchie barriere e inaugurare processi di trasformazione. Sono degli educatori politici, ma non in senso ideologico.
Danilo Dolci non è portatore di un’ideologia particolare, non si può definirlo né socialista né marxista né anarchico né nient’altro. E in questo si differenzia da Freire, il quale comunque aveva
dei riferimenti ideologici abbastanza precisi: da un lato il personalismo di Mounier, dall’altro il marxismo. In Danilo Dolci troviamo piuttosto la capacità di analizzare con precisione un determinato funzionamento del potere in un certo contesto, utilizzando raramente categorie
standardizzate sotto il profilo della ricerca sociologica. Difatti nei suoi lavori Dolci utilizza lo strumento dell’intervista, che da un punto di vista strettamente sociologico è uno strumento il cui valore scientifico è stato scoperto solo recentemente. All’epoca in cui lo utilizzava Danilo Dolci era
valutato solo in termini politici. In questo caso, come in quello dell’autobiografia, oggi tanto di moda, Danilo Dolci fu dunque ancora una volta un precursore.

Danilo Dolci non è inquadrabile in un’ideologia particolare: il suo lavoro ha sempre uno scopo maieutico, di liberazione, di creazione, il che si ricollega in qualche modo alla sua vena poetica e creativa. In lui possiamo dire che l’educazione si libera definitivamente da ogni sfumatura semantica di controllo, di regolazione. Educare diventa sinonimo di creare, promuovere, liberare.
Purtroppo questa è un’accezione del termine che ancora oggi stenta a decollare, nonostante i grandi
maestri del ’900 (con Dolci, la Montessori, Capitini, Freire, Freinet).
Ancora oggi, quando dobbiamo usare parole come ‘educato’ o ‘maleducato’ ci riferiamo sempre a categorie di giudizio, di controllo, e mai di crescita, di liberazione, di creatività. Forse il contributo
maggiore che Danilo Dolci ha dato sul piano della ricerca pedagogica è questo, che educare è offrire all’altro o all’altra la possibilità di rendere la propria vita più creativa e quindi di concepire la propria esistenza come creazione.
Infine, per rendere omaggio a questo grande del ’900, peraltro uno dei pochi educatori italiani noti, assieme a Maria Montessori, in tutto il mondo, appare utile rileggere una delle sue poesie, una splendida composizione che ci dà l’idea di quello che era il background, l’epistemologia educativa
di Danilo Dolci:

2 Giacinto Spagnoletti (a cura di), Conversazioni con Danilo Dolci, Milano, Arnoldo Mondadori, 1977, p. 141.

3 Ricorre quest’anno anche il decimo anniversario della scomparsa di questo grande educatore.

C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo.
Forse c’è chi si sente soddisfatto, così guidato.
C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo.
C’è pure chi si sente soddisfatto, essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa senza nascondere l’assurdo che è nel mondo,
aperto a ogni sviluppo,
cercando di essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono.
Ciascuno cresce solo se sognato.

http://www.youtube.com/watch?v=U1LzZyYW1Yo