DANILO DOLCI, L’UOMO DELLA NON VIOLENZA

Muore in Sicilia, a Trappeto, a 73 anni, Danilo Dolci, sociologo e poeta italiano. Dolci è considerato una delle figure più significative del movimento della nonviolenza nel mondo.

http://www.raistoria.rai.it/articoli/danilo-dolci-luomo-della-non-violenza/11694/default.aspx

Danilo Dolci, l`uomo della non-violenza
raistoria.rai.it
Muore in Sicilia, a Trappeto, a 73 anni, Danilo Dolci, sociologo e poeta italiano. Convinto antifascista, Dolci, nel 1950, aderisce all’esperienza di Nomadelfia, la comunità animata da don Zeno. Do […]

Portella delle ginestre

 

da Sereno Dolci 

 

Dal mio diario di una visita a Portella delle ginestre con mio fratello En e papá nella primavera del 1994.

Poesie di papá:

Portella

Attorno i massi con incisi nomi di gente assassinata,
alla ora arida Portella,
tra le sfiorite ginestre
nuovi germogli urgono a sbocciare

Ginestra di Portella

Resistente ginestra flessuosa
tenacemente dalle cince esili
lunette stendi ad aleggiare aprendoti
paziente nel sole e nella notte.

Nell´aromare é il tuo rigenerarti
per difendere il tuo dolce persistere
fra i cardi azzurri della terra scalza,
riattendendo nuove primavere:
piú forte di ogni moto e di ogni lava,
ginestra insanguinata di Portella

 

 



 
‎”Qui e fuori di qui siamo in molti a pensare e a ripetere che la cultura, se vuol essere viva e operosa, qualcosa di meglio dell’inutile e arida erudizione, non deve appartarsi dalle vicende sociali, non deve rinchiudersi nella torre d’avorio senza curarsi delle sofferenze di chi batte alla porta di strada. Tutto questo lo diciamo e lo scriviamo da decenni; ma tuttavia siamo incapaci di ritrovare il contatto fraterno con la povera gente. Siamo pronti a dire parole giuste; ma non sappiamo rinunciare al nostro pranzo, al nostro comodo letto, alla nostra biblioteca appartata e tranquilla. Tra noi e la gente più umile resta, per quanto ci sforziamo, come uno schermo invisibile, che ci rende difficile la comunicazione immediata. Il popolo ci sente come di un altro ceto: sospetta che questa fraternità di parole sia soltanto oratoria.
Per Danilo no. L’eroismo di Danilo è questo: dove più la miseria soffoca la dignità umana, egli ha voluto mescolarsi con loro e confortarli non con i messaggi ma con la sua presenza; diventare uno di loro, dividere con loro il suo pane e il suo mantello, e chiedere in cambio ai suoi compagni una delle loro pale e un po’ di fame”. (Pietro Calamandrei, tratto dall’arringa di difesa per Danilo Dolci)
 

Piero Calamandrei (Padre della Costituzione Italiana)&Danilo al Processo dell´articolo 4. 

“Qui e fuori di qui siamo in molti a pensare e a ripetere che la cultura, se vuol essere viva e operosa, qualcosa di meglio dell’inutile e arida erudizione, non deve appartarsi dalle vicende sociali, non deve rinchiudersi nella torre d’avorio senza curarsi delle sofferenze di chi batte alla porta di strada. Tutto questo lo diciamo e lo scriviamo da decenni; ma tuttavia siamo incapaci di ritrovare il contatto fraterno con la povera gente. Siamo pronti a dire parole giuste; ma non sappiamo rinunciare al nostro pranzo, al nostro comodo letto, alla nostra biblioteca appartata e tranquilla. Tra noi e la gente più umile resta, per quanto ci sforziamo, come uno schermo invisibile, che ci rende difficile la comunicazione immediata. Il popolo ci sente come di un altro ceto: sospetta che questa fraternità di parole sia soltanto oratoria.
Per Danilo no. L’eroismo di Danilo è questo: dove più la miseria soffoca la dignità umana, egli ha voluto mescolarsi con loro e confortarli non con i messaggi ma con la sua presenza; diventare uno di loro, dividere con loro il suo pane e il suo mantello, e chiedere in cambio ai suoi compagni una delle loro pale e un po’ di fame”. (Piero Calamandrei, tratto dall’arringa di difesa per Danilo Dolci)

DA SERENO DOLCI: BUON NATALE E FELICE 2011

Sereno Dolci 25 dicembre alle ore 13.02 Rispondi Segnala
“Rovesciando il modo di vedere di un mondo in cui la norma viene dettata principalmente dal dominio, è necessario orientarci ad operare in modo che la nuova norma sostenga e promuova la creatività di ognuno, curando quanti ancora non riescono ad assumere questa nuova concezione”.

“Quando nei più diversi gruppi ognuno, richiesto, riesce a individuare e attuare le condizioni necessarie per realizzare una struttura che favorisca la creatività, individuale e di gruppo, si va ben oltre “l’effetto di addizione delle forze”, ben oltre l’ottimale distribuzione spaziale e temporale dei compiti, l’invenzione di nuovi metodi o di nuove tecniche di produzione o di nuovi compiti. Via via si scoprono nei più diversi contesti, in ogni parte del mondo le essenziali condizioni necessarie: sincerità, coerenza, rispetto reciproco, imparare a empatizzare, imparare come l’emozione ci agisce, disponibilità reciproca, imparare ad ascoltare e osservare, sapere meravigliarsi, imparare a esprimersi, imparare a comunicare, imparare a riconoscere i problemi, sapere immaginare, imparare a riconoscere i profondi interessi personali e comuni, sapere osare, rispetto dei tempi di maturazione, imparare a partecipare e coorganizzarsi, imparare ad affrontare i conflitti in modo nonviolento, imparare a criticarsi, considerare la libertà =spontaneità + intelligenza + coscienza (imparando a riconoscere le conseguenze delle nostre azioni), umiltà, imparare a conquistarsi il silenzio meditativo personale e di gruppo, imparare a identificarsi, eliminare rapporti di dominio e sudditanza instaurando un clima di serenità e di speranza, gioco-musica, riconoscere il valore della pausa, valorizzazione del diverso, imparare a valutare, imparare a scegliere e decidere, riconoscere gli obiettivi, imparare a programmare-pianificare dinamicamente, humor, vedere nel lavoro un produrre necessario alla crescita e alla liberazione propria e comune, imparare anche dai piccoli, imparare dagli errori, imparare a persistere pur disponibili a cambiare attitudini, saper amare, imparare a connettersi con analoghi gruppi potenziando il fronte delle strutture che favoriscono la creatività.”

DANILO DOLCI

http://www.youtube.com/watch?v=bisdQUm9N2E

ciao

finalmente via intitolata a danilo dolci a trappeto!

Sereno Dolci
Dai miei amici Stella Carfora&Francesco Cappelo&dagli Amici di Danilo Dolci:
sorgerà a Trappeto la “Via Danilo Dolci”. L’amministrazione comunale ha finalmente accolto la nostra richiesta, deliberando in consiglio comunale la proposta della nostra associazione.Come avevamo suggerito e fortemente voluto l’attuale Via Fiume sarà Via Dani
lo Dolci !

GRAZIE PER CONDIVIDERE A TUTTI I NOSTRI DEL FRONTE DELLA PACE ¤SERENO¤
Mostra tutto

www.youtube.com

Il vecchio e il nuovo politico. Tratto da Inventare il futuro Ed.La Terza 1972 a cura di francesco cappello del “Coordinamento Internazionale di studi e iniziative Danilo Dolci”

 

Dal libro: LA STRUTTURA MAIEUTICA E L´EVOLVERCI, DANILO DOLCI

PUOI CONDIVIDERE? ¤SERENO¤

Ai membri di AMICI DI DANILO DOLCI

 

  Sereno Dolci 14 ottobre alle ore 17.15

” L´universo cresce attraverso la diversitá e l´unitá. L´evoluzione procede entro la comunicazione: il comunicare delle parti incrementa dall´intimo l´insieme. L´intimo processo del comunicare trasforma ognuno. Nell´epoca in cui la comunicazione puó divenire mondiale penetrando ogni aspetto della vita, é necessario lavorare con – e non contro – il processo evolutivo. Occorre dunque imparare a interpretarsi gli uni con gli altri creando intime relazioni in cui si scambino senso e significato, ove chi si esprime e ascolta nella reciprocitá si trasforma. Questa é una sfida per l´educazione in primo luogo. Il processo di comunicazione, in cui ognuno risulta educatore-educando, richiede che ognuno comprenda questo processo permettendo a ognuno di crescere insieme a ognuno, formando gruppi e sistemi diversi ma condividenti l´unitá. Affinché questa necessitá si esaudisca, occorre si diffondano strutture nella cui maieutica reciproca – come operano i vari gruppi di Danilo Dolci – i punti di vista e le istituzioni si trasformino in una nuova esperienza. Questi laboratori possono arricchire la mente e l´anima delle prossime generazioni dal basso generando la spinta evolutiva. Creando quanto prima una cosciente e complessamente determinata unitarietá in questo piccolo pianeta”.

ERWIN LASZLO

http://www.youtube.com/watch?v=clCZgf6-3yQ&feature=related

 

 

GRAZIE

AZIONE RIVOLUZIONARIA NONVIOLENTA di Ilaria Sabatini

 

Sereno Dolci 05 ottobre alle ore 15.35 
Danilo Dolci ha iniziato la sua lotta nonviolenta nel 1952 a Trappeto (PA), quando per la morte di fame di un bambino ha fatto il suo primo digiuno.
Non aveva letto ancora Gandhi, ma sentiva che non poteva accettare di vivere tranquillamente mentre l’8,7% della popolazione infantile moriva di fame. É stato quasi istintivo all’inizio, come un modo per manifestare la sua solidarietà con i poveri: «Avevo iniziato a digiunare – racconta Danilo in un’intervista – perché avrei avuto schifo di me a continuare a mangiare tranquillo intanto che gli altri morivano». Invece, poi si è reso conto che il digiuno poteva diventare una forza per il cambiamento. Molti, infatti, in quell’occasione, si mossero. Le autorità, per paura di uno scandalo (Danilo era già conosciuto per le sue poesie pubblicate in alcune antologie), iniziarono a promettere interventi e aiuti. E così avvenne: in tre mesi Trappeto fu l’unico Comune della zona ad avere tutte le strade (prima non esistevano e coincidevano con le fognature).

Capire e soccorrere
Danilo Dolci, triestino di nascita, ha scelto di vivere in un paese di pescatori della Sicilia occidentale in un periodo, il secondo dopoguerra, in cui le persone vivevano in un completo abbandono, soffrendo la fame e le piaghe della mafia e del banditismo. Ha deciso di andare là per capire con la gente se c’era possibilità di cambiare e come.
Si era accorto, infatti, che gli interventi dello Stato in quelle zone erano perlopiù negativi: che senso aveva spendere miliardi nella repressione, per mantenere carabinieri e poliziotti contro i banditi, piuttosto che investirli per diminuire la miseria e favorire lo sviluppo?
Così è iniziata l’attività di sociologo di Danilo in Sicilia, tesa ad analizzare nel profondo i problemi e la realtà. Così ha preso forma il metodo d’azione rivoluzionaria nonviolenta, riscoperta come azione più perfetta ed efficace per risolvere i conflitti.
Gli dicevano, contestando la sua azione: «L’Europa non è l’India; certi strumenti possono avere un senso in zone dove la nonviolenza è base della moralità popolare, non nella Sicilia occidentale dove sono leggi di fondo la violenza, la chiusura personale e familiare, la non collaborazione, dove si tende a riconoscere per verità la forza». Danilo invece ha creduto necessari i metodi di lotta nonviolenta, che lo hanno portato a valorizzare quanto di creativamente nonviolento c’è in ogni società umana.

Educatore-maieuta
Danilo non si è mai posto come intellettuale. Fin dall’inizio si è messo accanto alle persone, condividendo la loro vita, ma al tempo stesso ponendo loro delle domande: «Finito il lavoro – racconta – domandavo ai miei nuovi amici come vedevano la situazione. Quale era esattamente? Poteva cambiare? Come poteva cambiare? Dalle domande mosse dalla mia ignoranza, nascevano problemi nella gente».
Il suo lavoro di educatore-maieuta è consistito proprio nel porre domande alla gente, risvegliando la coscienza in persone che vedevano la propria vita senza prospettive, senza alternative.
Ignoranza e miseria, secondo Danilo, erano i due mali fondamentali che affliggevano questa popolazione, peraltro ricca di cultura ma inconsapevole di averne una. Danilo ha dato loro fiducia, ne ha valorizzato la cultura, il pensiero e il potere.
In molti hanno iniziato a seguirlo, ad indagare la propria realtà, facendo emergere i problemi e inventando possibili soluzioni.

Il metodo maieutico promosso da Danilo consiste proprio in un sincero interrogarsi insieme, valorizzando ciascuno, imparando a comunicare.
Questo metodo si è rivelato creativo, essenziale alla soluzione dei problemi, allo sviluppo delle conoscenze e alla crescita individuale e sociale.
Un metodo nonviolento, in cui non si cerca di sottomettere l’altro (di dominarlo) ma di favorire il suo sviluppo e le specifiche potenzialità.

Imparare a comunicare
Instaurare un rapporto nonviolento significa imparare a comunicare nel senso più pieno della parola.
L’attenzione è infatti rivolta a capire l’esperienza dell’altro (sviluppare l’empatia) e a cogliere l’altro come collaboratore.
Danilo ha ritenuto per questo fondamentale l’esperienza di Gandhi, perché egli riusciva, nelle sue riunioni, a far approvare le decisioni all’unanimità approfondendo la discussione e ascoltando i dissenzienti fino in fondo.
Gandhi aveva saputo individuare il mezzo più valido ed efficace per risolvere i problemi e i conflitti. Danilo amava sempre ripetere queste parole del Mahatma: «Piuttosto che scappare, meglio sparare. Piuttosto che sparare, meglio trovare forme di lotta che siano più perfette ed efficaci dello sparare».
La rivoluzione violenta è sicuramente un modo per affrontare i problemi, ma ha ancora in sé il seme della morte e quindi non risolve radicalmente i problemi, non realizza una “salvezza” per tutti. «Essere rivoluzionari con la violenza è essere rivoluzionari solo a metà».
L’azione rivoluzionaria nonviolenta è più difficile e complessa di quella violenta perché cerca di risolvere integralmente i conflitti. Riesce a non eliminare l’avversario, considerandolo come collaboratore nella soluzione del problema di esistere e di incontrarsi.

«Comunicare è creare le condizioni per cui tutti si possa collaborare a vivere»
Secondo Danilo, è la legge della vita. È una necessità; però non è innata e deve essere appresa.
«Chi litiga, chi fa una guerra – afferma – generalmente è un nevrotico. Tutti gli psichiatri sono d’accordo nel definirle forme di nevrosi. La persona sana cerca di capire qual’è il problema. […] Quando si fanno le guerre è dimostrato, a tutti i livelli, che la gente non conosce la situazione e non sa come passare da quell’essere al poter essere».

Pace, un riflesso dei problemi risolti
Pace per Danilo non significa quiete, assenza di conflitti, ma un “riflesso dei problemi risolti”.
«Pace è un modo per essere vivi – cioè tutt’altro che chiusi, al di fuori, ma nel miglior modo partecipi – che ha implicito soprattutto visione serena, sforzo per educare e perfezionare, fatica per risolvere». «Pace vuol dire anche decantare rabbie e rancori, sapere disintorbidarsi per trovare il modo – ogni volta difficile – di eliminare il male senza eliminare il malato o nuocergli…».
Pace coincide con azione rivoluzionaria nonviolenta, con un nuovo modo di esistere e di porsi in rapporto agli altri e ai problemi, più complesso, più difficile, ma necessario.
Riprendendo le riflessioni di Gandhi, anche Danilo ritiene che «la verità non fa il gioco di nessuno: è la salvezza di tutti». Per questo la sua difesa dei banditi siciliani non è fatta per mettersi dalla parte di qualcuno contro qualcun altro, ma per fare chiarezza sui rapporti sbagliati che corrompono sia i sottomessi sia i potenti, «del male che provoca il male».
Secondo Danilo, «solo muovendosi esattamente si progredisce veramente: il modo della rivoluzione è essenziale. […] Se seminiamo morte ed inesattezze non nasce vita. […] L’esattezza, la verità, sciolgono, rompono».

Obiezione/azione di coscienza
Norberto Bobbio, cercando di definire la figura morale e religiosa di Danilo ha usato quella di obiettore di coscienza. Ma Danilo ha preferito parlare di obiezione/azione di coscienza ritenendo, infatti, non sufficiente essere contrari, dire di no, ma essenziale anche produrre alternative, inventare un sì.
«Dire solo di no alla guerra è intervenire già nella malattia, nella nevrosi». Perciò è fondamentale un lavoro di prevenzione, che agisca alla base dei rapporti, favorendo l’incontro e la comunicazione tra le persone.
È necessario sperimentare nuovi modi di stare insieme, in cui ciascuno si senta valorizzato, e in cui sia possibile far emergere problemi e conflitti, inventando nuove soluzioni.
«Non possiamo aspettare che piova dal cielo il disarmo mondiale – afferma Danilo – ma dobbiamo renderlo credibile lavorando, giorno dopo giorno, sulle alternative alle armi e alle armate: rendendo queste ogni giorno più inutili, superate, anacronistiche».

L’eredità di Danilo
Nel ricordo della sua scomparsa, sento importante parlare di Danilo Dolci e del suo lavoro, che non si è concluso negli anni ’70 (come alcuni pensano) ma è continuato individuando acutamente “virus di dominio” (di violenza) oltre il sistema clientelare-mafioso, in tutti quei rapporti di tipo unidirezionale e trasmissivo (nella scuola, nella cultura televisiva, nella politica…) che soffocano la creatività individuale e lo sviluppo sociale.
Danilo ha aperto gli occhi a chi lo ha saputo leggere. Con il suo lavoro ha proposto alternative concrete di azione rivoluzionaria (la struttura maieutica), alternative che ancora devono essere sviluppate in tutte le loro potenzialità. Il “fronte nuovo” deve avanzare.

Concludo citando Erich Fromm: «Se la maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse così cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di quello che è. È incoraggiante tuttavia il fatto che già molti sono coloro che lo capiscono: sono le persone per le quali la sua esistenza e il successo della sua opera alimentano la speranza nella sopravvivenza dell’uomo».

http://www.youtube.com/watch?v=tqVnOLiH0FM&feature=related
http://www.gandhiedizioni.com/files/tag-danilo-dolci.html

grazie

SAVIANO IN PIAZZA NAVONA

Sereno Dolci 03 luglio alle ore 9.24 Rispondi
IL DIRITTO DI RACCONTARE

Repubblica — 02 luglio 2010 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA

IO SEMPLICEMENTE volevo essere qui per partecipare, non sono bravo a parlare in piazza. Tutti questi vostri applausi mi tagliano il fiato, però volevo esserci, ma innanzitutto raccontare quello che sta accadendo. Diventa sempre più difficile e sempre più necessario. Come ho cercato anche di scrivere, c’ è un grande fraintendimento in questa vicenda. Ci viene raccontato che questa legge difenderà la privacy. La privacy è sacra, è un elemento fondamentale della democrazia, rendere fragile, compromettere la privacy significa in qualche modo compromettere tutto il resto, tutta la struttura che ha una democrazia. Ma questa legge non difende affatto la privacy. Su questo bisogna essere chiari, semplici, diretti nel raccontare, nel far capire questo. Non è vero che questa legge difende, come è stato detto, le telefonate tra fidanzati. Questa legge ha un unico scopo: impedire che i giornalisti, e non soltanto loro, possano farci conoscere quello che sta accadendo; impedire che il potere possa essere raccontato. Quindi la privacy che loro vogliono difendere è la privacy degli affari, anzi dei malaffari. Questo è fondamentale capirlo, è fondamentale capire anche un’ altra cosa che forse è nel profondo di tutti i visi che sto vedendo, di tutte le persone che sono qui questo pomeriggio, in questa serata infrasettimanale nonostante il lavoro, nonostante il caldo. Ciò che stiamo facendo, ciò state facendo, supera i confini italiani, perché compromettere la libertà di stampa, il racconto, compromette anche la possibilità di indagare in Europa. Ecco, difendere la democrazia qui significa non permettere che possa essere compromessa in Europa. Quello che stiamo facendo lo stiamo facendo anche e soprattutto in nome di regole universali. Che permettono altrove di raccontare, di essere liberi. Tutt’ altro che diffamare il paese, tutt’ altro che compromettere l’ immagine dell’ Italia nel mondo. Insomma, io sono anche convinto che questa battaglia sia trasversale, è una battaglia che non riguarda neanche più le parti politiche. Sono convinto che, in qualche modo, in Italia stia accadendo qualcosa di molto pericoloso e complicato, cioè che si stia iniziando a dividere il paese in persone perbene, indipendentemente dalle idee, e banditi, indipendentemente dalle idee. Mi hanno ferito ieri le parole di Marcello Dell’ Utri che per l’ ennesima volta ha definito Mangano un eroe. Semplicemente non possiamo far passare queste cose come naturali, come una boutade politica, come una semplice provocazione. È gravissimo, non è pensabile. L’ utilizzo delle intercettazioni, per esempio, ha permesso a molti di raccontare gli affari che riguardano l’ imprenditoria criminale che aveva coinvolto Nicola Cosentino, il sottosegretario allo Sviluppo. Se ci fosse stata questa legge-bavaglio non avremmo mai potuto saperlo. Ecco, quello che voglio ribadireè che in qualche modo ci stanno spingendo a dire: «Tanto è tutto uno schifo,è tutto una chiavica», come si dice al mio paese. E questo non bisogna pensarlo, perché è esattamente quello che vogliono. Resistere è una parola complicata, forse spesso un po’ abusata, quasi come la parola amore che se la ripeti troppo spesso, se la spendi troppo insomma, si lercia. In qualche modo resistere oggi significa permettere di raccontare, voi lo racconterete a qualcun altro e qualcun altro ancora a qualcun altro e soprattutto senza avere paura di confrontarsi con gli altri, senza pensare male o criminalizzare chi ha votato in maniera differente, chi la pensa in maniera diversa. Credo che ci sia uno spazio in questo momento per parlare al cuore delle persone. Ieri eroa Viterbo, una città feudo del Pdl eppure c’ erano migliaia di persone ad ascoltare delle storie che qualcuno non ha condiviso e qualcun altro sì. Secondo me questo è il momento per parlare al cuore di molte persone e sognare un paese diverso. Danilo Dolci, che era un grande filosofo che visse in Sicilia nonostante fosse settentrionale, diceva che possiamo crescere solo se sappiamo sognare di crescere. Allora io credo che l’ Italia potrà crescere solo se iniziamo a sognarla. (Questa è la trascrizione dell’ intervento che l’ autore ha fatto ieri pomeriggio in piazza Navona) –

ROBERTO SAVIANO

http://www.youtube.com/watch?v=-8K9pvIeXIc&feature=related

PUOI CONDIVIDERE A TUTTI I NOSTRI DEL FRONTE DELLA PACE? ¤SERENO¤

DANILO DOLCI: LA LEGGE COME GERME MUSIUCALE

Sereno Dolci 18 giugno alle ore 19.07 Rispondi
DANILO DOLCI.jpg

Introduzione del libro: La legge come germe musicale, Danilo Dolci

Mentre é sempre piú facile a uno, a pochi, il trasmettere verso miriadi di singoli – limitato di fatto soltanto dall´opulenza dell´emitettente – , per comunicare non basta l´iniziativa di un singolo: occorre anche l´attivo corrispondere di un altro, di altri.
Comunicare é una necessitá. Un prolungato non corrispondervi, come per ogni necessitá, puó menomare. Chi pur confusamente ne sente il bisogno, temendo restare solo si chiude in ricerca.
Coloro che astutamente apprendono a speculare sul bisogno di comunicazione degli altri, li penetrano a impadronirsene: sagaci parassiti riescono legalmente a sfruttare le multitidini dei piú deboli condizionandole fino a rendersene dipendenti.
Dai banchi di scuola fino alle poltrone innanzi la TV.
La creativitá non si insegna. Ma ognuno, incontrando l´occasione di poterla sperimentare, puó accedersene. Il comunicare intimamente creativo viene chiamato amore?

Ogni volta sperimento come, nel contesto di una struttura che veramente favorisce la creativitá personale e di gruppo, il giovane é gioiosamente meravigliato di quanto riesce a esprimere e ascoltare, mi chiedo in qual modo sia possible consolidare, approfondire e molteplicare ampliando queste occasioni affinché anche riescano a inceppare e sbrecciare i meccanismi del dominio, tuttora vastamente imperenti. Per riuscire a interrogare il circolo vizioso tra assimilazione di informazione aberrante, disperazione per mancata creativitá, dilagante necrofilia inconfessata.
Ampliare la verifica di quanto si vede necessario?
Samascherare le furbamente agili strategie del dominio che, non a caso, spaccia la sua trasmissione-inoculazione per comunicazione?
Offrire l´opportunitá a chi desidera compartecipare strutture in cui oguno possa maturare autentici punti di vista e opinioni, di sperimentare come a ognuno risulti diversamente valido questo processo? Sperimentare come sia possibile acquistare la giusta fiducia per muoversi non rimorchiato ma cominciando a valersi delle proprie forze, imparando a pilotarsi?
Contribuire a concretare laboratori che nel tempo affinino metodi e strumenti opportuni? Suscitare in diversi ámbiti attente verifiche sull´analogia tra feconditá e creativitá, virus e dominio?
Combinare opportunatamente queste diverse iniziative? Consapevole di quanto ancora sia esiguo questo fronte nell´opaca tragedia di cui siamo partecipi, é quanto cerco di contribuire articolare in queste pagine.
La partecipazione dei giovani a questo tipo di rapporto (tranne qualche caso di masochismo – qualcuno che pretende ricotta- risolvibile semmai in tempi lunghi) é generalmente fervida quanto perspicace. Si instaura cosí, di fatto, una tanto interessante quanto fertile intesa tra I giovani (anche bambini) e autentici ( dunque umili ) sapienti, in un mondo che tenta arrestare ed eliminare quanto é piú scomodamente vivo; in un mondo in quale canonizza chi affermava: “ Nessuno puó pensare in vece di un altro; nessuno puó vivere IN VECE di un altro”, continuando ad espandere I propri dettami attraverso invadenti reticoli unidirezionali.

La trama del contagioso virus clientelare-mafioso non é solo paesana ma ormai involgente dalla fabbriche scolastiche alle case a ogni quartiere del mondo. L´arma piú diffusa non é il fucile, o la troppo primitive lupara, ma elettronica penetra suadente senza spargere sangue, oltre vampe delle bombe atomiche. Resta il bisogno di provare quail sono le condizioni per riuscire a organizzarci creativi: quali sono le condizioni per riuscire a guarire, non solo in VITRO, e crescere.
Quasi alla fine di questo millennio l´Unesco document ache ancora un adulto su tre non sa leggere né scrivere: sono 950 milioni gli analfabeti “ (rivelazione della popolazione adulta – oltre I 15 anni- analfabeta, 1990). Nei paesi piú poveri due donne su tre non sanno leggere né scrivere.
Che significa questo per il mondo?
Se l´analfabetismo puó essere un grave impedimento al comunicare e allo sviluppo democratico planetario, non certo nelle scuole si imparar a comunicare: molti risultano di fatto esclusi dalla scuole proprio perché non accettano il rapporto unidirezionale- trasmissivo fra istitutori e alunni.
Sovente ancora la scuola insegna il culto del domino: non preparera ai rapporti nonviolenti necessari al futuro, non preparara ai propri processi interattivi fra creature e creature.
Si matura un futuro responsabile solo dove riusciamo a strutturare fronti autentici per sperimentare, conoscere e trasformare. Capaci di scoprire gli interessi ed i bisogni singoli e comuni.

Scrivo a chiarirmi, e forse per qualcuno che risponda nel suo agire: sprazzi da ripensare, osservazioni di un laboratorio non private, sorgenti fresche, pagine ignote da risuscitare, analisi da nuove prospettive su un ammassarsi di eventi che oggi puó apparire fatale e un domani, forse non lontano, riultare smascherato nella sua intrinseca meschinitá.

D.D.
Partinico, 1988- autunno 1993.

http://www.youtube.com/watch?v=i-PWf9nCpaw

GRAZIE

LA MAIEUTICA E L’INSEGNAMENTO DI DANILO DOLCI TORNANO A GORIZIA

Sereno Dolci 10 giugno alle ore 23.13 Rispondi
IMPORTANTISSIMO. PUOI CONDIVIDERE A TUTTI I NOSTRI DEL FRONTE DELLA PACE? VIVA LA STRUTTURA MAIEUTICA,LA CREATIVITÀ,L´EVOLVERCI ¤SERENO¤

Via le cattedre. Entrano in classe teatro, canto e danza.

Dal giornale: il Piccolo di Trieste — 09 giugno 2010 pagina 06 sezione: GORIZIA
…STARANZANO

Niente cattedre o lezioni impartite dall’alto, nessuna rigida gerarchia alunno-insegnante. Almeno per una volta. Gli Artisti associati e la Provincia l’anno prossimo porteranno nelle scuole dell’Isontino la maieutica e l’insegnamento di Danilo Dolci: ovvero, valorizzare al massimo il singolo e le sue risorse e restiTuirgli quel ruolo che oggi, nella società del conformismo, si tende a perdere fin da giovanissimi. Laboratori teatrali, di canto, di danza: quello promosso dagli Artisti associati è un percorso educativo che avrà nelle emozioni il suo vero punto di riferimento. «Noi – ha spiegato ieri mattina, in Provincia, Paola Cosolo Marangon, che collabora con gli Artisti associati, presentando l’iniziativa – proporremo ai ragazzi suggestioni, domande, spunti. Saranno poi loro, partendo da questi input, ad esprimersi e a costruire il loro personalissimo percorso educativo». Il progetto s’inserisce nell’ambito del contenitore “Giovani alla frontiera” e coinvolgerà dal prossimo settembre le scuole Ascoli e Perco di Gorizia, l’Istituto comprensivo di Romans e Mariano, quello di Staranzano e quello di Grado. Alla fine di questo cammino, verso dicembre, ci sarà una sorta di saggio finale che la stessa Cosolo Marangon ha definito «un momento di restituzione di quanto appreso da parte dei giovani allievi». Giovanissimi, viene da dire, perché in molti casi le classi coinvolte rientrano nel ciclo della scuola primaria. I singoli laboratori, oltre che da Cosolo Marangon, saranno portati avanti da Enrico Cavallero (teatro), Serena Finatti (musica) e Giulia Mininel (danza). “Crediamo molto in questo progetto – ha sottolineato l’assessore provinciale alle Politiche giovanili, Licia Morsolin – anche per restituire dignità alla figura di Danilo Dolci, troppo frettolosamente dimenticata (nacque a Sesana, ndr)». La sua vita è stata caratterizzata dalla “rivoluzionaria” esperienza condotta a Partinico, in Sicilia, dove condusse lotte nonviolente contro la mafia, la povertà e il degrado umano e culturale, guardando sempre con grande attenzione alle dinamiche della comunicazione e dell’informazione. Celeberrimo il suo “sciopero alla rovescia” – definito così perché coinvolse dei disoccupati che si misero a lavorare per riattivare una strada – che gli costò addirittura l’arresto, ma che scosse profondamente l’opinione pubblica italiana. «Il vivere mi inorridisce e affascina – scrisse, ne “Il dio delle zecche” -. Siamo minimi microbi in bilico distratto tra disperazione e presunzione».

GRAZIE