Umore e creatività. L’apertura a nuove esperienze e nuove idee favorisce la creatività

SINDROME MANIACO-DEPRESSIVA. NEI CASI LIEVI SE NE GIOVA L’ ORIGINALITÀ IL PARADOSSO E IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA DI UNA PATOLOGIA DIFFICILE DA SOPPORTARE E DA GESTIRE Gli sbalzi d’ umore...

SINDROME MANIACO-DEPRESSIVA. NEI CASI LIEVI SE NE GIOVA L’ ORIGINALITÀ
IL PARADOSSO E IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA DI UNA PATOLOGIA DIFFICILE DA SOPPORTARE E DA GESTIRE

Gli sbalzi d’ umore che rendono creativi
Fra gli artisti sono più numerosi i «bipolari». Il legame sembra non essere lineare: chi soffre delle forme maniacali più gravi è meno capace di generare creatività rispetto a chi soffre di forme più leggere .Un elemento centrale sarebbe la condizione mentale di apertura verso le nuove esperienze e le nuove idee

Un leggero tocco di maniacalità è un ingrediente magico per lo sviluppo della creatività. Diversi studi hanno dimostrato che tra chi svolge professioni creative esiste una percentuale di persone affette da disturbo maniaco-depressivo (talora chiamato anche bipolare) nettamente superiore a quella esistente nella popolazione generale. Un ruolo centrale è giocato soprattutto dagli stati maniacali, caratterizzati da sintomi quali stato d’ animo euforico, aumento dell’ autostima, pensieri che si succedono rapidamente, scarso bisogno di sonno. Dati statunitensi indicano che tra coloro che svolgono professioni creative la percentuale di maniaco-depressivi è di oltre l’ otto per cento, mentre nella popolazione generale è solo dell’ uno per cento.

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In evidenza: “[…]settima conferenza mondiale «The future of Science», intitolata quest’ anno «Mind: the essence of Humanity», che si terrà dal 18 al 20 settembre a Venezia alla Fondazione Giorgio Cini […]“

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Psichiatria: il disturbo bipolare crea artisti
La notizia va presa con le pinze, perchè lo studio è ancora agli inizi e i primi risultati non devono far gridare al miracolo o allo scandalo … ma esisterebbe una relazione tra disturbi bipolari e genio creativo.
Forse lo sapevano già Van Gogh e Adolf Hitler, pittore matto e incompreso il primo, artista mancato schizofrenico il secondo, ma adesso – se la ricerca confermerà le teorie – potrebbe essere una legge scientifica. Infatti si riscontra una maggiore propensione per la creatività in persone malate o appena guarite da disturbi bipolari, da depressioni o forme maniacali. Si parla tuttavia di forme “leggere”, facilmente gestibili. Infatti, nelle forme più gravi, la malattia mentale annulla il controllo sulla creatività e rende questi soggetti soltanto disturbati mentali.
Ma negli esperimenti finora portati avanti, si nota come buona parte dei geni artistici siano o siano stati affetti da disturbi del comportamento. Questo perchè, in alcune sue forme (appunto, quelle leggere) queste malattie possono alternare fasi depressive a fasi di forte eccitazione, di eccessiva sicurezza in se stessi e intraprendenza, che porterebbe questi soggetti a mettersi in gioco più di altri, soprattutto nelle arti. Questa notizia potrebbe però servire, al contrario, anche per la cura di certi disturbi … infatti, invitare i malati a occuparsi di pittura o di teatro li aiuta a vivere meglio la loro condizione di disagio e a superarla.

Integrazione tratta interamente da: Benessere.guidone

Ludvig Van Beethoven, Vincent Van Gogh, Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Edgar Allan Poe, Emily Dickinson, Hermann Hesse.

Scrittori, pittori e compositori che hanno in comune la loro incomparabile genialità. Ma ad accomunarli c’è anche qualcos’altro, una caratteristica che sembra essere direttamente connessa proprio a questa genialità: il disturbo bipolare di cui soffrivano. Così, ancora una volta, ci troviamo ad affrontare il binomio genio-follia. E, ancora una volta, ci viene confermato che è possibile che vi sia un legame tra i due termini, che nell’irrazionale si trovino potenzialità da cui possono dipendere la ricerca e l’espressione estetica.

Alcuni recenti dati statunitensi indicherebbero, infatti, che tra coloro che svolgono professioni creative la percentuale di maniaco-depressivi è di oltre 8%, mentre nella popolazione generale è solo dell’1%. Il legame dunque esiste, come già confermato da altri ricercatori, anche se Greg Murray (della Swinburne University of Technology, Hawthorn, Australia) e Sheri Johnson (della University of California, Berkeley, Stati Uniti) in un recente articolo di revisione sull’argomento, pubblicato su Clinical Psychological Review, ricordano che deve ancora essere dimostrato in maniera definitiva.

Il legame, inoltre, sembra non essere lineare, perché chi soffre delle forme maniacali più gravi è meno capace di generare creatività rispetto a chi soffre di forme più leggere. Insomma, per essere creativi bisogna essere folli, ma non troppo. Solo un leggero tocco di maniacalità.

Dal punto di vista neurobiologico, sembra che la creatività si fondi sul neuromediatore dopamina, una sostanza che si trova nella zona mesolimbica, dove si trova la parte del cervello dedito alla gratificazione (detto appunto ‘circuito della gratificazione’). La dopamina è responsabile della nascita di stati d’ animo positivi, ma anche di tutto quello che concerne alla maniacalità. “Un ampio numero di studi afferma che rispetto all’ umore neutrale, lo stato d’ animo positivo (esemplificabile nella felicità) è associato con l’ incremento dell’ originalità”, sostengono Murray e Johnson, coordinatori della ricerca alla base di questa scoperta scientifica.

Sull’argomento è intervenuta anche un’esperta in materia, Kay Redfield Jamison, professoressa di psichiatria alla Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora e autrice del libro «Touched by the fire» , che parteciperà alla settima conferenza mondiale The future of Science, intitolata quest’anno “Mind: the essence of Humanity”, che si terrà dal 18 al 20 settembre a Venezia alla Fondazione Giorgio Cini.

La Jamison sottolinea come l’umore elevato della fase euforica, sia correlato, in qualche modo e sotto certe circostanze, alla creatività. In modo diverso, anche la depressione, che può facilitare la riflessione, potrebbe avere implicazioni nel processo creativo.

Il sottile confine che delimita la demarcazione tra creatività e disagio psichico costituisce un enigma che affascina ed inquieta chi lo vive dall’esterno. Ma per chi soffre di disturbo bipolare, il disagio psichico può portare allo scoperto, pur nella sofferenza, le attitudini immaginative e creative che altrimenti resterebbero ignote, come sono ignote alla maggior parte delle persone ritenute “sane”.

Autore: Roberta Ragni
Integrazione tratta interamente da: Well.me


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Dal libro “GENI DA LEGARE” di Philippe Brenot (Psichiatra):

La distesa dello spirito, la forza dell’immaginazione e l’attività dell’anima, ecco il genio. Il genio procede più spedito del suo secolo che non ce la fa a stare al suo passo. Il genio è un essere fuori del comune, staccato dal contingente, fuori del suo tempo. La grande lucidità del suo sguardo, unico, ne fa un visionario. L’uomo comune guarda senza vedere, l’uomo di genio percepisce così rapidamente, che sembra non aver neppure bisogno di guardare. Il genio è folgorazione, è rivoluzione, e assume all’improvviso una dimensione sovrumana.

Victor Hugo tratteggia il ritratto del genio come quello di un essere predestinato, e ne sottolinea la missione divina: “Vi sono degli uomini misteriosi che non possono fare altrimenti che essere grandi”.

Charles Richet disse: “A me sembra che quanto caratterizzi i grandi uomini sia sostanzialmente il fatto che si differenziano dall’ambiente che li circonda. Manifestano delle idee che altri uomini non hanno mai avuto e non potranno mai avere. Sono dei precursori, degli originali. Per me il vero e unico segno distintivo degli uomini di genio sembra essere l’originalità. Essi vedono di più, meglio, e soprattutto in modo diverso dagli uomini comuni. L’uomo di genio è qualcosa d’altro rispetto ai suoi contemporanei, esce dalla norma, è un’eccezione, estremi che lo spingono sovente ad avvicinarsi all’alienazione-letteralmente il fatto di divenire altro- e a sfiorare la follia. Il genio è un creatore di pensiero, di tecnica, di fatti”.

Secondo Kretschmer: “Per predisposizioni ereditarie, il genio è altresì dotato di una struttura psichica del tutto particolare, che gli consente di generare, a un livello più elevato di altri, dei valori positivi che portano il sigillo di una personalità rara e originale”.
E’ nel gruppo di maniaco-depressivi e di ciclotimici che sembra si reclutino i geni creatori. Ma si tratta anche di un gruppo a rischio quando l’ampiezza delle fluttuazioni dell’umore è esagerata: rischio depressivo, rischio melanconico e soprattutto rischio suicida.
Il balenare di un’idea geniale, spesso si manifesta durante il decorso di una crisi, al momento del risveglio o dell’interruzione di un sogno, in certi stati di sonnambulismo, di allucinazione, o in quella condizione che qualcun altro ha già definito come il risveglio dal sogno.

L’originalità artistica e i disordini psichiatrici sono spesso molto vicini, e difatti l’auto-isolamento è per lo psichiatra un sintomo clinico evidente di un disordine nella sfera associativa, comune a numerosi quadri patologici -primi fra tutti le psicosi e la schizofrenia- al punto che per molto tempo ci si è domandati se non fosse proprio l’auto-isolamento a giocare un ruolo primario per la comparsa della malattia. L’insoffrenza per i contatti umani, il disinteresse, il desiderio di estraniarsi dal mondo, sono tutti fattori che concorrono in misura eguale nella maggior parte delle forme di depressione o melanconia.

L’avanzamento di fase, che corrisponde all’andare a letto presto, prima del solito, alle 20 o alle 21, è il più delle volte segno di iperconformirsmo all’ordine sociale, di sottomissione alle difficoltà della vita, o anche di una fuga nel sonno. All’opposto il ritardo di fase, che si manifesta con le veglie notturne, col proseguire un’attività nel corso della notte, con l’asprirsi molto tardi o addirittura alle prime luci dell’alba, e un conseguente sonno diurno, è molto poco conciliante con il ritmo di vita sociale. I cicli della veglia e del sonno finiscono per capovolgersi, e questa è l’impronta di un comportamento asociale e di un’insubordinazione all’ordine sociale, che vuole si viva di giorno e che la notte si dorma.

Il genio ha dei caratteri propri: quando è folgorante, intuitivo e spontaneo è il genio allo stato selvaggio; se calmo, sereno, perseverante è il genio laborioso. Può essere anche profondamente asociale, con atteggiamenti esistenziali che tendono all’isolamento, all’ascetismo, all’auto-emarginazione.

Buffon disse: “Il genio non è niente altro che una grande attitudine alla pazienza; non vi è genio senza pazienza”.

Secondo Thomas Edison: “Il genio è l’uno per cento ispirazione e il novantanove per cento sudore”.
Non è solo l’allenamento sistematico che può, da solo, spiegare un’opera; l’autodisciplina e alle volte anche un dispotismo masochista, sembrano necessari alla sua elaborazione; il dispotismo è un’ineluttabile componente del genio.

Lombroso disse: “Si dice dell’uomo di genio, come del folle, che nasce e muore solitario, freddo, insensibile agli affetti della famiglia e alle convenzioni sociali; il creativo è un essere profondamente asociale, al margine delle convenzioni, situazione che lo farà spesso trattare da folle”.

Il genio è un grande bambino; si è notato quanto gli esseri d’eccezione conservino anche nell’età adulta la freschezza giocosa dell’infanzia, la sua spontaneità, la sua creatività, la grande curiosità che rinnova e inventa il mondo ogni momento.

Goethe affermava: “Le nature geniali conoscono una pubertà sempre rinnovata, mentre gli altri non sono giovani che una sola volta; come prezzo per questa eterna giovinezza, il genio creatore conoscerà per un periodo più lungo degli altri le aleatorie sofferenze dell’adolescenza, crisi di identità, tossicomanie, dipendenze, propensioni a un idealismo poetico e tendenze alle psicosi della pubertà o alla dissociazione schizofrenica”.

Un effetto depressivo, che non è altro che potenzialità, sembra suscettibile di trasformarsi sul versante positivo in opera creata, e in depressione clinica sul versante negativo.
L’energia della creazione proviene dal meccanismo della sublimazione, che consiste nel trasformare e trasferire gli impulsi sessuali verso uno scopo determinato e diverso, ossia l’oggetto della creatività.

Un nocciolo depressivo potrebbe costituire il nucleo vero e proprio del genio; la depressione è presente negli squilibri e nelle ferite del narcisismo che sono altre due condizioni del processo creativo. La forte immagine disè, il profondo coinvolgimento dell’io a scapito di oggetti esterni, al confine con l’autoappagamento, sono tutte caratteristiche del narcisismo che permea il creatore. La certezza del proprio genio lo rende capace, alle volte, di abbattere le montagne.
Crisi e creazione sono fortemente connessi, al punto da confondersi alle volte in un unico impulso. Se la crisi non è superata con la creazione, l’angoscia e la follia rischiano di avere la meglio.

Marcel Proust disse: “Le opere, come i pozzi artesiani, salgono tanto più in alto, quanto più la sofferenza ha scavato in profondità nei recessi del cuore. Non viè melanconia senza memoria e memoria senza melanconia”.
Ippocrate aveva già notato più di duemila anni fa: “In primavera sbocciano delle manie, delle melanconie” .

Le imprese straordinarie che gli uomini di genio realizzano, presuppongono una costituzione mentale molto fragile, che permette loro di provare dei sentimenti rari e di percepire delle voci celesti.

Si può facilmente dedurre che una particolare sensibilità predisponga all’esaltazione, indispensabile al genio, e nel contempo anche alla depressione, che ne è il corollario.

Numerosi uomini politici hanno conosciuto la perdita del padre in tenera età o nell’adolescenza. Che il padre sia assente, cancellato, scomparso, poco conta, poichè non c’è. La sua assenza è un dato di fatto praticamente costante, sia in letteratura sia nella poesia. Quand’anche fosse presente, sarebbe negato, squalificato, affinchè l’opera possa esistere. Griesinger affermò: “Quando sento dire che vi è un genio in una certa famiglia, mi domando subito se non alberghi nel suo seno anche un idiota”.

Quando un vero genio appare al mondo avverte Jonathan Swift, voi lo riconoscete da questo indizio: tutti sono solidali contro di lui, tutti gli idioti gli sbarrano la strada; nonostante l’incomprensione che lo circonda, la convinzione del genio è sempre la più forte.
L’opera lavora, l’opera ripara, venendo a riempire quel vuoto e mobilitando le energie interiori verso la sublimazione, alternativa alla depressione. L’opera apparirebbe come una seconda creazione, all’interno di sè, dell’oggetto perduto, motivata solamente dal desiderio di riparazione.

Il successo sociale e il consenso dei seguaci e dei discepoli contribuiscono certamente all’equilibrio dei profeti dell’umanità, allo stesso titolo degli insegnamenti che ogni giorno dispensano sotto forma orale, nonchè dei legami che tessono sul piano delle relazioni umane. A differenza del povero schizofrenico qualunque, incompreso dal suo ambiente, il grande mistico o il grando politico hanno costruito dei mondi nuovi, che li accompagnano e li preservano dal delirio. Questo mondo nuovo è la loro opera riparatrice.

Nel momento in cui l’essere umano è solo, oscilla nella sua mente fino a sragionare…poichè non vi è nulla che lo arresti all’insorgere di un delirio personale.

L’alteranza maniaco-depressiva non è più follia, non è più nemmeno una psicosi, è invece una turba particolare delle variazioni d’umore che avvengono tra la depressione e l’eccitazione, uno squilibrio che sembra particolarmente ricorrente nei geni creatori e nei personaggi d’eccezione.
Si può riscontrare una maggiore frequenza di turbe della personalità e di depressioni nelle persone fuori del comune che non nella popolazione in genere.

L’espressione geniale ha bisogno di una maturità progressivamente più lunga per i sistemi più complessi. Così si vedono, con assoluta naturalezza, i geni più precoci esprimersi a tre anni in musica, a dieci in pittura, a quindici in poesia e a venti in filosofia.

Il suicidio è uno dei privilegi della specie umana. Per uccidersi bisogna innanzi tutto sapere di essere vivi, e poi essere convinti che si vive male. Si può notare un primo grande picco di frequenza di suicidi nel mese di maggio, e un secondo di minore intensità in ottobre. Questi particolari mesi dell’anno corrispondono ai periodi di scompenso delle depressioni gravi, delle melanconie e delle malattie maniaco-depressive.