Autismo, ecco le prime linee guida

Autismo, ecco le prime linee guida

 
 
 

Sono state presentate le prime linee guida per il trattamento dell’autismo. Il documento, elaborato dall’stituto superiore di sanità e pubblicate sul sito del Sistema nazionale per le linee guida, sono state presentate a Milano nel corso di un evento a cura dell’IRCCS Medea – La Nostra Famiglia, che ha presentato anche i risultati del primo Programma Nazionale di Ricerca Strategica in Età Evolutiva.

 

Le linee guida “Il trattamento dell spettro autistico nel bambino e nell’adolescente” si rivolgono a medici e famiglie e rappresentano uno strumento per facilitare un rapido trasferimento delle più recenti conoscenze elaborate dalla ricerca biomedica nella pratica clinica quotidiana. Si tratta di raccomandazioni di comportamento, messe a punto mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni di esperti, che possono essere utilizzate come strumento per medici e amministratori sanitari per migliorare la qualità dell’assistenza e razionalizzare l’utilizzo delle risorse.

Le linee guida si basano sull’integrazione tra gli interventi farmacologici e non farmacologici e mirano ad interventi precoci suggerendo modelli di fornitura dei servizi per migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti.

 

Durante l’incontro sono stati presentati altri due studi sull’autismo. Il primo sull’importanza della individuazione dei bambini a rischio di autismo, della diagnosi e del trattamento precoci nell’autismo: un trattamento tempestivo infatti può modificare in modo significativo l’evoluzione del disturbo.

Per l’individuazione tempestiva dell’autismo l’IRCCS Stella Maris, in collaborazione con la Regione Toscana, l’IRCCS Mondino e l’IRCCS Medea, ha pianificato nella Regione Toscana percorsi formativi per i pediatri di libera scelta, ed ha proposto l’utilizzazione della M-CHAT come strumento utile per potenziare la loro capacità di riconoscimento dei casi sospetti nel corso del bilancio di salute del 18° mese. Attraverso tale programma si è reso possibile il riconoscimento tempestivo di bambini a rischio di autismo la cui conferma è avvenuta presso i servizi di NPI regionali. Parallelamente è stata avviata una ricerca sugli interventi terapeutici tesi a ridurre l’impatto di questo disturbo sullo sviluppo globale del bambino.

Il secondo studio (FABIA – FAmily Burden in Infantile Autism) riguardava il carico familiare associato all’autismo. Sono stati reclutati tre campioni stratificati per fasce di età (5-8 anni, 9-12 anni, 13-17 anni) di famiglie con un figlio di età compresa tra 5 e 17 anni affetto rispettivamente da disturbo dello spettro autistico, sindrome di Down e diabete mellito di tipo I esordito prima dei 5 anni. Tutte le famiglie studiate presentano livelli di stress emozionale e di sintomi depressivi e ansiosi sensibilmente superiori a quelli di popolazioni di riferimento valutate con i medesimi strumenti, ma le famiglie in cui è presente un disturbo dello spettro autistico sono sottoposte a un carico soggettivo e oggettivo, anche economico, superiore a quello, pur elevato, delle famiglie con un figlio affetto da sindrome di Down o diabete insulino-dipendente. Il carico familiare è risultato correlato a minor sostegno sociale percepito, peggiore opinione sulla qualità dell’assistenza, presenza di una patologia cronica in uno dei genitori, maggiore gravità clinica e minore funzionamento psicosociale del figlio affetto.