10 e 11/12: I TERREMOTATI

Presentazione libro “I TERREMOTATI” di Gianni Iozzoli a Napoli e Avellino

Organizzatore::
Tipo:
Rete:
Globale
Inizio:
giovedì 10 dicembre 2009 alle ore 17.00
Fine:
venerdì 11 dicembre 2009 alle ore 22.25
Luogo:
Napoli (palazzo corigliano) e Avellino (Convitto nazionale)

Descrizione

Presentazioni del libro di Gianni Iozzoli “I terremotati”

Napoli, 10 dicembre ore 17
Università degli studi di Napoli “l’Orientale”
Palazzo Corigliano – Aula Mura greche – Piazza San Domenico

Ne discutono con l’autore:
Anna Simone – sociologa – Università degli studi Suor Orsola Benincasa
Francesco Caruso – Dipartimento di Sociologia UNICAL
Vitaliano Della Sala – parroco di Capocastello, Mercogliano (Av)
Alfonso De Vito – giornalista freelance
modera
Marco De Biase – Urit – Unità di ricerca sulle Topografie sociali

Avellino, venerdì 11 dicembre ore 18:00
Convitto Nazionale
Corso Vittorio Emanuele II

Ne discutono con l’autore:
– Antonello Petrillo – sociologo – Università Suor Orsola Benincasa
– Ugo Santinelli – sociologo
– Vitaliano Della Sala – parroco di Capocastello, Mercogliano (Av)
modera
Marco De Biase – Urit – Unità di ricerca sulle Topografia sociale

Giovanni Iozzoli
“I terremotati”
ed. Manifestolibri
2009 pp.160 14,00 €
Com’è cominciata? Si comincia sempre da qualcosa.
C’è sempre un prima e un dopo, a spaccarci la vita.
Ma poi se vai a vedere bene, “prima del prima” erano già successe tante cose; e il “dopo” sembra non essere mai del tutto arrivato.
Da noi cominciò tutto una sera di novembre strana e secca, che faceva veramente troppo caldo per essere novembre.
Tutto era fermo, come un respiro trattenuto.
Come al bivio tra una maledizione e una benedizione.
All’improvviso, quella sera, la terra ruggì, con la voce calda della leonessa a caccia; sussultò, si spaccò, si ritorse su se stessa – voleva i suoi figli da inghiottire, con le loro catapecchie, i loro ponti, le loro vecchie torri e le loro speranzelle.
In pochi istanti, la rabbia antica della terra sparigliò tutti i nostri poveri giochi.
Cristiani, cani, ciucci, signori e cafoni, tutti si inchinarono.
Chi c’era con me, dov’ero?
Mi ricordo e non mi ricordo, o forse non mi voglio ricordare.
Di sicuro c’erano Ciccone, Mario, Lupetta e tanti altri.
Stavo al chiuso e cercavo l’aria e le stelle per salvarmi, insieme a tante altre formiche cui si stava allagando il formicaio.
Il terremoto portò la morte e poi la vita, al mio paese: ma in quei momenti nessuno poteva sentire il pulsare di infinite rinascite, sotto ai sudari di plastica sporca e bagnata che custodivano i nostri poveri cadaveri allineati nel fango delle piazze.
Sant’Antonio era un fiore di tufo umido, e in ogni vecchio blocchetto del suo abitato c’erano dentro 100 scarafaggi.
Le case erano basse e gonfie, addossate una sull’altra senza criterio, e gli archi fregiati sui portoncini sembravano reggere più peso di quanto ne potessero sopportare…

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