jivis tegno: ecco i 10 più grandi dittatori africani al potere da più di 20 anni!

pubblicata da Jivis Tegno il giorno venerdì 8 luglio 2011 alle ore 10.38
 

Editoriale di Jivis Tegno

 Jivis Tegno

Il mondo arabo è attraversato da un vento di proteste e di libertà. Popoli che si ribellano contro i poteri dei dittatori che governano da decenni. Il movimento è partito dalla Tunisia e ha subito raggiunto alcuni paesi arabi. Dei 54 paesi che compongono l’Africa, più della meta dei presidenti hanno fatto ciascuno più di 10 anni al potere, mentre una decina di loro addirittura un ventennio. Tiranni che governano paesi spesso ricchissimi di materie prime i cui guadagni provenienti dalle loro  estrazioni vengono spartiti tra una ristretta classe di dirigenti corrotti.

Ecco per ordine decrescente, la classifica dei 10 più grandi dittatori africani in funzioni da 20 anni.

 

10 – Meles Zenawi ( 20 anni al potere). Presidente dell’Etiopia dal 1991.

 

9 – Idris Debby (21 anni al potere ). Presidente del Ciad dal 1990.

 

8 – Omar Hassan al – Bashir (22 anni al potere). Presidente del Sudan dal 1989.

 

7 – Blaise Compaoré ( 24 anni al potere ). Presidente del Burkina Faso dal 1987.

 

6 – Yoweri Museveni ( 25 anni al potere ). Presidente dell’Uganda dal 1986.

 

5 – Paul Biya (29 anni al potere). Presidente del Camerun dal 1982

 

4 –  Teodoro Obiang Nguema (31 anni al potere). Presidente della Guinea Equatoriale dal 1979.

 

3 – Robert Mugabe (31 anni al potere ). Presidente dello Zimbabwe dal 1980

 

2 – Muammar Gheddafi (42 anni al potere ). Presidente della Libia dal 1969.

 

1 – La famiglia Bongo ( 44 anni al Potere ).  La dinastia dei Bongo governa il Gabon da 44 anni.

       Il patriarca Omar Bongo ha governato il paese per 42 anni, dal 1967 fino alla sua morte

        nel 2009. Il suo figlio Ali Bongo è al potere da 2 anni.

 

Questi sono Presidenti dittatori che governano i loro paesi con pugno di ferro. Ci sono molti altri tiranni con meno anni di potere. Tuttavia, non si può dimenticare quei paesi dove, anche con grande fatica, si è istaurata una democrazia con vere alternanze politiche.

La guerra per la libertà e la democrazia condotta dall’Occidente in Libia, se fosse veramente nell’interesse del popolo libico, come hanno tuonato a gran voce i paesi che lo sostengono economicamente e militarmente con la benedizione delle Nazioni Unite, ci sarebbero in Africa oggi molte altre guerre in tanti paesi e sotto la protezione dell’ONU o dell’OTAN, per cacciare via altri dittatori sanguinari. Purtroppo molti di loro sono sostenuti proprio da queste nazioni ricche e democratiche. Il colonnello Gheddafi che è combattuto oggi, era osannato e glorificato qualche mese fa dagli stessi che lo combattono. I paesi ricchi e democratici se ne fregano della liberta dei popoli africani, loro si preoccupano esclusivamente dei loro interessi e nient’altro. L’Africa non sarà mai libera con l’intervento delle potenze straniere. I rivoltosi tunisini ed egiziani non hanno avuto bisogno delle forze straniere per cacciare dal  potere Ben Ali e Mubarack, due tiranni che godevano di ogni tipo di supporto in Occidente.

Qualunque rivoluzione ( militare o democratica) che si farà nei paesi dittatoriali in Africa, dovrebbe essere prima di tutto un affare interno ad ogni paese. Solo cosi, questi paesi potranno dichiararsi veramente liberi. 

Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!

 

Jivis Tegno

Editorialista di “Informare Per Resistere”, pagina di informazione su Facebook.fr con 456.000 Fans iscritti.

 

 

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Omaggio a Steve Biko   Il nostro personaggio africano della settimana è Steve Biko, uomo di cultura e grande attivista sudafricano anti – apartheid. L’uomo mori il 12 settembre del 1977. Chi era questo personaggio? …

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NOI IMMIGRATI, DANNATI D’ITALIA!

Jivis Tegno 28 ottobre alle ore 10.52 Rispondi Segnala
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informarexresistere.fr
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NIGERIA: LE RAGIONI NASCOSTE DI UN MASSACRO

Jivis Tegno 13 marzo alle ore 17.59 Rispondi
EDITORIALE DI JIVIS TEGNO

La Nigeria è il paese più popolato del continente africano con circa 150 milioni di abitanti. È una repubblica federale composta da 37 stati con tre grandi gruppi etnici e circa 250 sotto gruppi.
I tre principali gruppi etnici sono: gli Haussa – Fulani che vivono nel nord del paese e sono in maggioranza di religione musulmana, poi ci sono i Yoruba che vivono nel sudovest dove più della metà di essi sono di religione cristiana e l’altra meta islamica e animista, infine ci sono gli Ibo che vivono nel sud-est e sono in maggioranza cristiani. Questi grandi gruppi debbono convivere in un mosaico demografico difficile. Oltre alle lingue tradizionali proprie di ogni gruppo, l’unica lingua in uso tra i vari gruppi etnici rimane l’inglese che è anche la lingua ufficiale della Nigeria. Tuttavia, esiste una versione “africanizzata” dell’inglese detta comunemente “Broken English” o “Pidgin English” molto diffusa tra le varie comunità.
L’economia della Nigeria è principalmente basata sulle esportazioni petrolifere che rappresentano il 30% del Pil, l’85% delle esportazioni e approssimativamente il 65% delle entrate statali. L’agricoltura è purtroppo limitata in molti casi alla sola sussistenza e i raccolti non riescono a soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione sempre in crescita.
Prima del triste caso della città Jos, questo paese aveva già subito tra il 1967 e il 1970, una cruenta guerra di secessione tra gli Ibo, condotti dal Colonnello Odumegwu Emeka Ojukwu e l’esercito federale. Questa sanguinosa guerra fece più di 2 milione di morti. Le cause del massacro di Jos nello stato del Plateau sono di natura economica, sociale e religiosa.
Economica perché nonostante la Nigeria sia il primo produttore africano di petrolio con una produzione giornaliera di più di 2 milioni di barili, le ricchezze provenienti dalla vendita petrolifera non migliorano il livello di vita della popolazione, ma vanno nelle tasche di una ristretta classe politica, affaristi e compagni petrolifere straniere che ne godono ai danni di una popolazione rimasta nella miseria più assoluta. Questa triste situazione ha spinto la popolazione ad arrangiarsi come può per migliorare le proprie condizioni di vita.
Sociale perché la Nigeria ha una crescita demografica veloce. La popolazione è passata rapidamente dai 31 milioni nel 1960, anno della sua indipendenza, ai 149 milioni dei giorni nostri. Una crescita demografica pari a 3% l’anno. Se le migrazioni avvenivano inizialmente all’interno di ogni area etnica e geografica, oggi si sono estese rapidamente fuori da ogni confine geografico dei tre principali gruppi etnici che compongono la popolazione nigeriana. Le ragioni sono da attribuire a una cattiva politica dei vari governi ( Militari e civili ) che si sono susseguiti in Nigeria. Questi governi non hanno saputo sviluppare né industrializzare molte zone rurali e urbane, per fermare una popolazione in continua crescita, pronta ad emigrare in zone maggiormente ospitali e con maggiore possibilità di lavoro. Cosi la città di Jos al confine tra il Nord Musulmano e il Sud Cristiano nello stato di Plateau è diventata la meta di molti migranti. Inoltre la città è una grande zona agricola in cui sono presenti anche giacimenti minerali. Tutte queste attività hanno creato ricchezza e lavoro! I primi ad emigrare nella la zona furono i Haousa del nord, che iniziarono a fare commercio. Poi furono altri popoli del nord, i Fulani, pastori che avevano bisogno dei pascoli per il loro bestiame. L’arrivo di questi nuovi migranti non è sempre stato visto bene dagli autoctoni di maggioranza cristiana, composti da popoli Birom, Jarawa e gli Anaguta. Questa diffidenza verso gli “stranieri” ha creato nella città, delle zone residenziali separate tra questi e i nativi dove ogni gruppo si è costituito una milizia di auto difesa.
Infine la terza ragione è religiosa. Tuttavia bisogna specificare che la religione in questo contesto è molto strumentalizzata per fini politici. È vero che il popolo Hausa e Fulani emigrati dal Nord sono musulmani e che i nativi di Jos sono cristiani, ma non è la religione la causa principale del conflitto, come afferma Monday Mongwat, storico all’Università di Jos: “le cause principali delle tensioni a Jos sono innanzitutto di carattere etnici ”. Si possono commettere massacri su un gruppo solo per il bestiame rubato, per la violazione della terra alla ricerca dei pascoli per bovini. I nativi cristiani della località di Jos massacrati nella note di domenica 7 marzo potevano essere anche di fede musulmana, ciò non avrebbe impedito la loro triste fine.
Dopo questa strage, gli osservatori si pongono alcune domande : i colpevoli di questa atrocità che ha fatto più di 200 vittime saranno individuati e puniti? Quali sono le misure prese dalle autorità nigeriane per evitare che un tale carneficina non si ripeta più in futuro? Difficile dare risposte concrete a queste domande. Comunque sia, chi vivrà vedrà, chi seguirà saprà , wait and see!

Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!!!

copyrith@Jivis Tegno
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