Il giorno della memoria per dimenticare

da http://www.rivistapaginauno.it/Il-giorno-della-memoria-per-dimenticare.php

 

Istituire in Italia un giorno in memoria della Shoah significa riconoscere nel fascismo la complicità grave delle deportazioni degli ebrei da parte del regime; tuttavia, per altro verso presuppone la riduzione, attraverso una plateale ammissione di colpa, dell’orrore del Ventennio a quest’unico episodio. Mondato e assolto, anno dopo anno come in una messa domenicale, attraverso la ripetizione irriflessiva di una commemorazione.
Sarebbe stato più logico istituire un giorno in ricordo delle vittime del fascismo: in memoria degli eccidi di operai e dirigenti socialisti, delle chiusure delle Camere del lavoro, dell’annullamento con la forza di ogni forma di opposizione politica, dei genocidi posti in atto nella ex Jugoslavia e dell’uso dei gas tossici in Etiopia. Ma non esiste speranza di vedere istituita una ricorrenza del genere, per la cultura fascista ancora dominante e perché quel periodo storico è denso di significati che si riflettono minacciosamente nelle odierne logiche economiche
… (leggi l’articolo)

 

 

 

 

Resuscitato su Facebook un bimbo polacco racconta la sua Shoa

Resuscitato su Facebook un bimbo polacco racconta la sua Shoa

Dall’album di famiglia di Henio (Foto dal Kulturzentrum Brama Grodzka/ http://www.tnn.pl)

Una vittima dell’olocausto è stata riportata virtualmente in vita su Facebook: la guerra e la persecuzione, raccontate attraverso gli occhi di un bambino, potranno così raggiungere i più giovani.

FOCUS

di n- ost Traduzione: Alba Fortini

30/11/09

«Mi chiamo Henio Zytomirski. Ho sette anni. Vivo a Lublino, in via Szewska 3», così è scritto sul profilo, di fianco un bimbo in pantaloni corti con una camicia bianca come la neve, i capelli neri, gli occhi scuri e lo sguardo da furbetto. Potrebbe essere un normalissimo profilo su Facebook, ma la data di nascita di Henio è il 25 marzo 1933. Lui però non ha compiuto più di sette o otto anni, è stato ucciso dai nazisti in un campo di concentramento perché era ebreo.

Henio ha 1800 amici sparsi dalla Danimarca al MessicoHenio ha 1800 amici sparsi dalla Danimarca al Messico | Foto del Kulturzentrum Brama Grodzka/ http://www.tnn.pl«Henio è su Facebook dal 18 agosto 2009, quando ho scritto il primo post», dice Piotr Buzek, ventiduenne che lavora nel centro culturale Brama Grodzka di Lublino. Ha riportato Henio virtualmente in vita, s’immagina il suo mondo interiore e scrive quello che avrebbe potuto scrivere. «Qui al centro abbiamo raccolto molte informazioni sulla vita di Henio, quindi ho provato a immaginarmi come questo ragazzino percepiva il mondo in cui viveva». Forse nel modo in cui lo descrive su Facebook il 29 settembre 2009: «È arrivato l’inverno. Ogni ebreo deve portare una stella di Davide con scritto sopra il proprio cognome. Sono cambiate tante cose. In strada marciano delle truppe tedesche. La mamma dice che non devo aver paura, che tutto va sempre a finire per il meglio. Sempre?».

Nel frattempo, Henio ha già 1800 amici e ogni giorno se ne aggiungono altri. Henio non chatta con loro, scrive solo brevi frasi sulla propria vita e i suoi amici commentano con comprensione e sincerità. Gli spiegano cosa sia la guerra, gli rispondono quando chiede ingenuamente come mai la gente scriva lettere, e ogni tanto devono ammettere che per alcune cose non esiste una spiegazione. Il 9 ottobre, Henio scrive: «Il nonno dice che presto la guerra sarà finita. Dice che anche i soldati hanno una famiglia. Com’è possibile? Hanno una famiglia, ma uccidono delle famiglie». La sua amica virtuale Irena gli risponde spiegandogli che «Non hanno un cuore».

| Foto da facebook.com

Da Israele alla Polonia per portarci quelle foto

«Nella prima pagina aveva un anno, era il 1933. L’ultima era del 1939, poco prima che iniziasse ad andare a scuola. Poi si gira la pagina e di foto non ce ne sono più»

Da diciotto anni il centro culturale di Lublino ricostruisce la vita ebraica di questa città a est di Varsavia. In passato ci vivevano più ebrei che cristiani, ma nella Polonia comunista, a questo passato ormai pressoché dimenticato, quasi nessuno s’interessava più. Tomasz Pietrasiewicz, direttore del centro Brama Grodzka, ha scoperto la ricca storia ebraica della città solo dopo la caduta del comunismo. «Allora mi sono chiesto come sia possibile che, dopo tanti anni che vivo qui, non sappia nulla della presenza degli ebrei. Perché nessuno mi ha mai detto che c’è una zona ebraica?».
Dove oggi si trova il centro culturale, una volta c’era una porta che collegava la zona ebraica della città con quella cristiana. Tomasz Pietrasiewicz e i suoi colleghi cercano destini, storie, ricordi, ed è così che hanno incontrato Henio. «Un paio di anni fa, una parente di Henio è venuta a Lublino da Israele. Henio veniva fotografato ogni anno e lei ci ha portato un suo album di foto. Nella prima pagina aveva un anno, era il 1933. L’ultima era del 1939, poco prima che iniziasse ad andare a scuola. Poi si gira la pagina e di foto non ce ne sono più».

Henio ad una festaHenio ad una festa | Foto del Kulturzentrum Brama Grodzka/ http://www.tnn.pl

Le foto dell’album di Henio si possono vedere in formato digitale sul sito del centro, dove si può leggere anche la storia della sua famiglia in polacco, in inglese e in ebraico. Già da tempo internet è uno strumento quotidiano per il centro. La memoria della seconda guerra mondiale sta cambiando rapidamente, perché ci sono sempre meno testimoni, ma il contatto diretto con la storia della guerra e dell’olocausto resta comunque molto importante. Il centro Brama Grodzka lo sa bene e, per questo, s’impegna a mettere in rete il destino delle singole persone.

«Volevamo trasmettere la storia in modo innovativo e raggiungere un nuovo pubblico attraverso Henio», spiega Piotr Buzek. Di questo nuovo pubblico fa parte il bambino stesso: è la generazione che è cresciuta con internet e che è ormai lontanissima dagli eventi dell’olocausto. Henio ricorda questo periodo con le parole di un bambino: «Oggi ho deciso di non andare mai più via da Lublino», scrive l’11 ottobre 2009. «Resterò qua per sempre, nel mio posto preferito. Con mamma e papà. A Lublino.»
Piotr Buzek è convinto di raggiungere così le nuove generazioni: la quantità di visualizzazioni del profilo gli danno ragione. Spera anche che i post di Henio migliorino il mondo e che mai più accada qualcosa di simile all’olocausto. Henio e la sua famiglia sono stati trasferiti nel ghetto dopo l’inizio della guerra, poi lui e suo padre sono stati deportati nel lager di Majdanek, vicino a Lublino, dove il bambino è morto.

L’autrice di questo articolo, Linda Vierecke, è una corrispondente n-ost.

di n- ost Traduzione: Alba Fortini

LO SCANDALO STORICO (DEL NAZISMO)

LO SCANDALO STORICO
 

di Laura Tussi

 

Il mosaico complessivo dello sterminio nazista non risulta omogeneo, ma presenta modalità di realizzazione differenziate che devono essere tenute presenti, al fine di intendere questo processo storico nella sua realtà concreta, nel quadro di un comune intento criminale perpetrato dai nazisti in tutto il territorio europeo sul quale riuscirono ad esercitare il loro nefasto dominio.

Lo sterminio nazista è stato un fenomeno sistematico che ha assunto modalità molteplici e differenti di esecuzione e realizzazione storica, in una molteplicità che deve essere indagata e studiata analiticamente, per recuperare lo spessore di una tragedia che non trascende la storia umana, ma si innesta all’interno della vicenda mondiale dell’umanità, come un fardello, anche con tutta l’incoscienza e il senso di sottomissione e obbedienza degli attori che hanno eseguito l’immane ignominia dello sterminio e hanno rappresentato questa tragedia sulla scena del mondo. L’annientamento nazista non si sottrae al giudizio storico, in quanto la sua esecuzione è stata opera di uomini, che in un determinato tempo storico e in un definito spazio geografico e politico, hanno attuato ed eseguito la criminale decisione di realizzare quella soluzione finale che coincide con un assassinio di massa a livello industriale di milioni di persone.

La “banalità del male” si radica in quello stesso atteggiamento, tipico delle SS, con il quale questo gruppo nazista annullava l’istintiva pietà animale per la sofferenza altrui, concependo di dover combattere una battaglia contro le donne, i bambini, i vecchi e altre categorie deboli che il sistema nazista ha annientato.

Risulta doveroso distinguere la fenomenologia complessa dei diversificati campi di sterminio nazisti, con la primaria funzione distruttiva, finalizzata ad annientare ogni presunta razza inferiore, ogni oppositore politico e ogni diversità sociale, secondo una logica razzista assoluta e fanatica, nell’ottica della criminale funzione distruttiva che si manifestava in differenti modalità, con l’imposizione del lavoro schiavile, con l’eliminazione degli avversari politici e con l’annientamento sistematico delle presunte razze inferiori.

Queste diversificate funzioni dei lager nazisti comportavano diverse modalità di organizzazione dei campi di sterminio, pur condividendo sempre la comune meta finale nazista, ossia l’eliminazione del diverso, dell’altro, dell’opposto e del più debole.

La pacata e cogente riflessione di Primo Levi, che non ammette dubbi e perplessità, ricorda che l’opera abominevole dello sterminio nazista non è stata compiuta da esseri diabolici, ma è stata concepita e minuziosamente e capillarmente perseguita, con ottusità burocratica, da altri uomini contemporanei, per cui lo sterminio nazista non deve essere considerato un unicum, catalogabile come evento mitico, da collocarsi necessariamente oltre la storia e oltre le capacità critiche umane. Le vicende del criminale annientamento nazista devono essere collocate in un quadro storico contemporaneo, pensando anche alla grande varietà di termini che sono stati coniati per riferirsi a quanto compiuto dai tedeschi nei campi di concentramento e di sterminio, scrivendo variamente di Olocausto, di Shoah, di universo concentrazionario, di soluzione finale, di genocidio.

Si indica anche la Shoah, assumendo Auschwitz come metonimia e simbolo universale, collocato oltre la storia, in una zona mitica e improbabile, cui è lecito pensare mediante il silenzio, sperimentando in tal modo l’impossibilità degli argomenti umani nel rendere tutta la drammaticità di tali eventi storici, dove ogni termine e ogni soluzione prospettata colgono aspetti rilevanti e puntuali, condividendo la necessità di rimuovere totalmente l’ignominia connessa allo sterminio nazista, attraverso diverse modalità logiche con le quali si è costantemente rimosso lo scandalo dell’annientamento di massa perpetrato, con efficienza burocratica ed industriale, dal sistema totalitario.

La politica nazista aveva l’intenzione dichiarata di rimuovere dalla mente dei superiori uomini arii l’idea cristiana, illuminista e marxista dell’uguaglianza tra gli esseri umani, imponendo, al centro della concezione del mondo e della realtà, un razzismo assoluto, dove non tutte le cosiddette razze sono uguali, in quanto neppure gli uomini sono uguali tra loro, perché esistono individui superiori che hanno il diritto di dominare sulla terra e a cui si contrappongono molte altre persone inferiori, che devono essere schiavizzate e subordinate ai dominatori arii.

Dal punto di vista nazista, l’ario che elimina altri uomini inferiori, non sta compiendo un assassinio, ma sta semplicemente compiendo un’operazione igienica di disinfestazione del mondo, un’opera sistematica di mera pulizia etnica, compiuta con determinazione e burocratica ottusità, per la tutela delle esclusive condizioni di benessere dell’intera umanità superiore.

L’immane opera di pulizia etnica poteva essere effettuata solo da individui superiori come le SS che avevano introiettato la visione del mondo nazista e che erano convinte che l’eliminazione violenta di altri uomini rappresentava un’opera lodevole meritoria e non un crimine.

Di fronte alla necessità di ricostruzione storica di quanto accaduto nei campi di sterminio nazisti, sembra dunque opportuno ricordare questo scandalo etico, storico e civile, la cui memoria consenta di recuperare e far rammentare alle nuove generazioni tutta l’abominevole criminalità del terrore nazista.

 

Laura Tussi

www.youtube.com/lauratussi

www.icpratidesio.it

www.peacelink.it

www.politicamentecorretto.com

 

GRAZIE