moni ovadia (da peacelink)

Moni Ovadia tesse la Memoria per “ricomporre l’infranto”, per la Pace, la libertà e per i grandi principi della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Moni Ovadia a Nova Milanese

Moni Ovadia ha ribadito al pubblico che Emergency rappresenta l’Italia che splende nel mondo, “perché Emergency ci da l’onore di essere Italiani e abbiamo ancora il diritto di sentirci onorati di essere Italiani”. 
Siamo tutti uniti nel tessere la memoria per “ricomporre l’infranto”, per progettare un futuro fondato sulla libertà, la giustizia, il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani, l’uguaglianza e i grandi principi della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
14 gennaio 2012 – Laura Tussi

MONI OVADIA presenta Laura Tussi a Nova Milanese, 

 Moni Ovadia, alla fine dello spettacolo dal titolo “Il Registro dei Peccati”, presso l’Auditorium di Nova Milanese, all’interno della Stagione Teatrale, ha ringraziato Emergency, Associazione Internazionale di medici volontari, fondata da Gino Strada, che offre cure mediche e chirurgiche gratuite a tutte le vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà, senza distinzione di opinione politica, di sesso, di razza, di condizione sociale ed economica e di appartenenza culturale, politica e religiosa. Moni Ovadia ha ribadito al pubblico che Emergency rappresenta l’Italia che splende nel mondo, “perché Emergency ci da l’onore di essere Italiani e abbiamo ancora il diritto di sentirci onorati di essere Italiani”.

 Moni Ovadia, in seguito, ha presentato al pubblico “Laura Tussi studiosa e ricercatrice militante e appassionata che da anni con perseveranza, abnegazione, coraggio compie un lavoro certosino, in una grande opera di creazione e ricostruzione della memoria”. Moni Ovadia ha detto ancora “Laura Tussi non smette mai di studiare ed è animata dallo spirito ebraico della ricerca inesausta, senza fine. Laura tesse la memoria per ricomporre l’infranto, per progettare un futuro fondato sulla libertà, la giustizia, il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani, l’uguaglianza e i grandi principi della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”

 http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/1/uORrUNGH6lg

 http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/0/smm80_NDtaA

 
Note:

http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/1/uORrUNGH6lg

http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/0/smm80_NDtaA 

 

 

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Il Cammino della Saggezza – di Laura Tussi

Il Cammino della Saggezza

 
 
 
Gaia, Rivista edita dall’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, propone percorsi di Pace e progetti di dialogo contro la guerra in Libia, in opposizione a tutti i conflitti armati attuali, passati e futuri, contro tutte le cosiddette e surrettizie “missioni umanitarie di pace” e “operazioni militari chirurgiche”

Recensione di: “Educazione e pace. La pedagogia della Memoria.”

Recensione di: “Educazione e pace. La pedagogia della Memoria.”

 
 
 

Recensioni di Nanni Salio e Paolo Calabrò

Educazione e Pace: La Pedagogia della Memoria

Le Edizioni Mimesis presentano il libro “Educazione e Pace. Dalla Shoah al Dialogo Interculturale” “Il nostro è un punto di vista che si sforza di coniugare onestà intellettuale e passione, perchè sente ciò che narra. In questo senso non millanta verità assolute, ma solo verità umane”

Il Dovere di Ricordare. Riflessioni sulla Shoah.

Moni Ovadia

Educazione e Pace. La pedagogia della memoria di Laura Tussi

di Paolo Calabrò

lettura di Luca Grandelis

http://www.paginatre.it/online/2011/12/27/5525/

Laura Tussi, docente e giornalista con cinque lauree specialistiche nell’ambito della formazione degli adulti e della consulenza pedagogica e con già cinque libri pubblicati sui temi dell’interculturalità e della nonviolenza, dà oggi alle stampe il suo sesto volume, per i tipi della Mimesis, dal titolo Educazione e pace. Dalla Shoah al dialogo interculturale. Da sempre attiva nel settore dell’antifascismo, Tussi continua a portare avanti le sue iniziative dedicate alla memoria della Shoah, emblema della discriminazione violenta, riunite sotto il nome “Per non dimenticare” (che mettono insieme la presenza e l’opera di personaggi come Moni Ovadia e don Andrea Gallo, e che hanno permesso di raccogliere una gran quantità di materiali multimediali, anche in collaborazione con la RAI). Il convincimento di fondo è che «è necessario ripercorrere l’analisi del passato storico, per evitare di compiere gli errori della storia, a livello di violazione della dignità delle donne e degli uomini e dei diritti imprescindibili della persona, sanciti dalla Carta Costituzionale Democratica e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani». Nel volume si parla di razzismo, annientamento, memoria collettiva; con particolare riferimento alla Shoah si sciolgono i nodi del significato e della razionalità della testimonianza, in un momento in cui i testimoni si fanno sempre più rari. Un’attenzione particolare viene riservata alla scuola, dove l’autrice lavora da molti anni, soprattutto alle questioni dell’intercultura e della valorizzazione delle differenze (con gli annessi problemi dell’immigrazione e dell’integrazione). Verso un “nuovo paradigma educativo”, basato sulla fecondità dell’incontro e sul rifiuto della “omogeneizzazione culturale”.

Laura Tussi collabora con diverse riviste telematiche – tra le quali «Peacelink.it», «Politicamentecorretto.com», «Ildialogo.org» – e di settore, tra cui «Rassegna dell’Istruzione» (Mondadori, Le Monnier – MIUR) e «Scuola e Didattica» (La Scuola). Ha pubblicato: Sacro (EMI, 2009); Memorie e Olocausto (Aracne, 2009); Il disagio insegnante (Aracne, 2009); Il dovere di ricordare (Aracne, 2010); Il pensiero delle differenze (Aracne, 2011). ——————————————————————————–

Laura Tussi, Educazione e pace. Dalla Shoah al dialogo interculturale, ed. Mimesis, 2011, pp. 140, euro 14.

Dalla shoah al dialogo interculturale – Recensione di Nanni Salio, Presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino

Laura Tussi, Educazione e pace. Dalla shoah al dialogo interculturale, Mimesis, Milano 2011

http://www.mimesisedizioni.it/Press/Rassegna-Stampa/Serenoregis.org-Nanni-Salio-su-Educazione-e-pace-di-Laura-Tussi.html

L’autrice, nota per il suo impegno nel campo educativo, raccoglie e rielabora in questo agile volumetto i suoi principali contributi su temi che fanno parte della più ampia costellazione dell’educazione alla pace: memoria e dialogo, razzismo e antirazzismo, dialogo interculturale, pedagogia della shoah, pensiero delle differenze, cittadinanza planetaria, sostenibilità e trasformazione nonviolenta dei conflitti. In ciascuno dei brevi paragrafi del libro viene indicata una traccia di argomentazione, che poi dovrà essere sviluppata dagli insegnanti secondo specifici percorsi didattici. E’ questo un percorso lungo il quale occorrerà proseguire questo lavoro, se non ci si vuole limitare alle pur necessarie esortazioni: percorsi didattici, sperimentazioni, confronto con insegnanti e studenti, documentazione delle esperienze per una messa a punto di strategie educative che rendano sempre più efficace il lavoro di educazione alla pace per le giovani generazioni, e non solo.

Note:

http://www.paginatre.it/online/2011/12/27/5525/

http://paolocalabro.blogspot.com/2011/12/l-tussi-educazione-e-pace-ed-mimesis.html

http://paolocalabro.blogspot.com/2009/03/case-editrici-mimesis.html

http://www.mimesisedizioni.it/Press/Rassegna-Stampa/Serenoregis.org-Nanni-Salio-su-Educazione-e-pace-di-Laura-Tussi.html

Allegati

Lettura di Luca Grandelis:

Educazione e Pace (3100 Kb – Formato mp3)

 

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don gallo a nova milanese

 
PER NON DIMENTICARE… Don Gallo a Nova Milanese: sempre in prima linea per i diritti degli ultimi

DON GALLO a Nova Milanese (Monza e Brianza)

Don Andrea Gallo, che sarà ospite principale dell’evento, è un sacerdote e partigiano, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova e di altri centri di accoglienza. Le comunità di Don Gallo accolgono persone con ogni tipo di problema di emarginazione, tutti gli ultimi, i più deboli, gli emarginati, i più fragili e tutte le persone con difficoltà che la società non vuole e non riesce ad aiutare e ad integrare.
 
PER NON DIMENTICARE…

Don Gallo a Nova Milanese: sempre in prima linea per i diritti degli ultimi

 di Laura Tussi

 In Auditorium Comunale, sabato 29 ottobre 2011, ore 17.oo, si aprirà la nuova stagione del progetto “Per Non Dimenticare” con una staffetta benefica di raccolta fondi a favore delle comunità del caro amico e compagno Don Andrea Gallo. Sul palco si esibiranno attori del calibro di Flavio Oreglio, Alberto Patrucco, Bebo Storti, Renato Sarti, Diego Parassole, Paolo Ciarchi, Daniele Biacchessi, i 7grani e molti altri. “Per non dimenticare”, l’importante Progetto riguardante la memoria storica dell’Antifascismo e della Resistenza è organizzato, promosso e coordinato da LauraTussi, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Nova Milanese, con l’Istituto Comprensivo Via Prati di Desio e con molte altre realtà associative e istituzionali e centri di ricerca per la Pace e la Nonviolenza. Il progetto “Per non dimenticare” è sempre aperto ad argomenti di attualità, di importanza e di rilievo civile e di impegno sociale e umanitario. Infatti, Don Andrea Gallo, che sarà ospite principale dell’iniziativa, è un sacerdote e partigiano, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova e di altri centri di accoglienza. Le comunità di Don Gallo accolgono persone con ogni tipo di problema di emarginazione, tutti gli ultimi, i più deboli, gli emarginati, i più fragili e tutte le persone con difficoltà che la società non vuole e non riesce ad aiutare e ad integrare. Don Andrea Gallo è stato uno dei più grandi amici di Fabrizio De André e caro amico di Moni Ovadia e di altri personaggi importanti del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo. Ricordiamo l’ultimo suo libro, dal titolo “Di sana e robusta Costituzione”, edito da Aliberti e Mondadori, che sarà disponibile dopo l’iniziativa e sarà autografato e dedicato, a chiunque lo richieda, dallo stesso Don Gallo. Durante l’evento sarà presente anche e soprattutto Emergency.

Saranno presenti RAI e RAI NEWS 24.

DON GALLO a NOVA MILANESE

“PER NON DIMENTICARE”

Stagione 2011/2012

Staffetta benefica in favore delle comunità di Don Gallo

Presentano LAURA TUSSI e RENATO SARTI

Intervengono con DON GALLO

BEBO STORTI, ALBERTO PATRUCCO, DIEGO PARASSOLE,

DANIELE BIACCHESSI, GIULIO CAVALLI, ANTONIO PIZZINATO, GIULIO CRISTOFANINI,

I 7GRANI

Con la partecipazione di RAI NEWS 24, TGRAI, EMERGENCY

Sabato 29 Ottobre 2011 ore 17.00

AUDITORIUM COMUNALE- Nova Milanese

 Con il patrocinio: 

                 Città di Nova Milanese

                 Comune di Cesate – Medaglia d’argento al Valore Civile   

                 Comune di Cologno Monzese

                 Comune di Cormano

                 Città di Desio 

                  Città di Bresso

                  Città di Cinisello Balsamo (Milano)

                  Comune di Sinalunga (Siena)- Assessorato alla Memoria

 In collaborazione con:

 ANPI, ANED, APEI, ARCINOVA, CAMPAGNA DI OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLE SPESE MILITARI, CASA DELLA CULTURA-Milano, CENTRO STUDI SERENO REGIS-Torino, CENTRO INTERDISCIPLINARE DI SCIENZE PER LA PACE-UNIVERSITÀ DI PISA, FLC-CGIL, DIFESA AMBIENTE, EMERGENCY, FONDAZIONE GIANFRANCESCO SERIO, IL DIALOGO.org, ISTITUTO PEDAGOGICO DELLA RESISTENZA, OSSERVATORIO NAZIONALE ED EUROPEO PER IL RISPETTO DELLE PARI OPPORTUNITA’- ONERPO, PEACELINK, RETE ANTIFASCISTA NORD OVEST MILANO, TEATRO DELLA COOPERATIVA, TEMPI DI FRATERNITA’, LAVORATORI LARES METALLI PREZIOSI….e tanti altri. 

DON GALLO a Nova Milanese (Monza e Brianza) (70 Kb – Formato pdf)

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Il Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo, Don Gallo, Laura Tussi

Per continuare a Resistere contro tutte le ingiustizie sociali…
Le comunita’ di don Gallo accolgono persone con ogni tipo di problema di emarginazione, tutti gli ultimi, i piu’ deboli, i piu’ fragili, tutte le persone con difficolta’ che la societa’ non riesce ad aiutare e ad integrare.
8 settembre 2011 – Laura Tussi
 
 TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 637 del 4 agosto 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

 Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Il Parlamento del Reich millenario

2. Sette domande a Marzia Marzoli

3. Sette domande a Barbara Romagnoli

4. Sei domande a Laura Tussi

5. Sette domande a Giulio Vittorangeli

6. Si e’ svolto il 2 agosto a Viterbo un incontro di riflessione sulla nonviolenza oggi in Italia

7. Segnalazioni librarie

8. La “Carta” del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu’

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SEI DOMANDE A LAURA TUSSI

[Ringraziamo Laura Tussi (per contatti: laura.tussi@istruzione.it) per questa intervista.

Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell’ambito delle scienze della formazione e dell’educazione. Ha conseguito vari Master di carattere pedagogico. Collabora con diverse riviste telematiche come www.peacelink.it, www.politicamentecorretto.com, www.ildialogo.org Autrice dei libri: Sacro (Emi 2009); Memorie e Olocausto (Aracne 2009); Il disagio insegnante (Aracne 2009); Il dovere di ricordare (Aracne 2010); Il pensiero delle differenze (Aracne 2011); Educazione e pace (Mimesis 2011). Collabora con l’Istituto Comprensivo Prati Desio (Mb) e con diverse riviste di settore, tra cui: Rassegna dell’Istruzione (Le Monnier, Mondadori – Miur), Scuola e Didattica (La Scuola), Education 2.0 (La Nuova Italia), Rivista dell’Istruzione (Maggioli). Cfr. anche l’ampia intervista in “Coi piedi per terra”, nn. 291-292]

 – “La nonviolenza e’ in cammino”: Quale e’ stato il significato piu’ rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

– Laura Tussi: Per rispondere a questa domanda, riporto un mia lettera pubblicata dal sito www.ildialogo.org: “Marcia Perugia-Assisi. Vogliamo una marcia che si dissoci dalle guerre che violano la nostra Costituzione. [La seguente lettera redatta dalla nostra redattrice Laura Tussi e’ stata sottoscritta dalla nostra redazione e dal Comitato promotore della campagna di Obiezione alle Spese Militari che l’ha inviata alla Tavola della Pace – nota redazione de “Il dialogo” -]. Cari promotori della Perugia-Assisi, concorderete di sicuro che qualsiasi guerra e’ un crimine contro l’umanita’ e che pertanto devono cessare le guerre neocoloniali in Libia e in Afghanistan, anche e soprattutto perche’ ammantate di ‘ragioni umanitarie’ e di ‘difesa della liberta”. L’umanita’ necessita della smilitarizzazione dei conflitti, del disarmo, della pace, ed e’ necessaria l’accoglienza e l’assistenza di tutti i profughi e i migranti, vittime della guerra. Auspichiamo un movimento di protesta dei popoli contro la barbarie per contestare, con l’affissione delle bandiere di pace e con manifestazioni nonviolente, tutte le guerre, sia civili sia, appunto, le cosiddette guerre ipocritamente definite ‘umanitarie’ o ‘di legittima difesa’. Il movimento in favore della pace deve nascere, come e’ accaduto in passato, da un sentimento laico condiviso di valori e di credi in cui si rispecchia il pacifismo, l’azione nonviolenta, in una presa di coscienza e di posizione collettiva, ma soprattutto a partire da ogni singolo individuo. L’idea di Pace deve investire la coscienza di ognuno di noi, di ogni essere umano, donne e uomini, in quanto attori e costruttori nel quotidiano e nel presente di contesti di dialogo. Il valore del sentimento globale e mondiale di pace consiste, in primis, nell’osservare e constatare che ogni soggetto singolo, ogni individuo, e’ ontologicamente promotore di pace, in quanto essere pensante e comunicativo e raziocinante: la pace negli affetti, il confronto costruttivo nelle relazioni, l’interscambio positivo negli ambiti di lavoro, nelle istituzioni, nella scuola… insomma nell’attualita’ del vivere ordinario e di ogni giorno. Passo per passo, momento per momento, ogni persona per la pace diviene creatrice di accordo e conciliazione, fautrice di bene e portatrice intrinseca di valore. Un valore universale e umano che viene calpestato dalle prepotenti decisioni governative, dettate dalle piu’ bieche ragioni di stato di qualche “capo di governo”, sospinto da volonta’ estremamente nazionaliste, da manovre di potenza miranti a conservare, in una logica schiacciante e capitalistica, il potere sul mondo. Il “Dio petrolio” funge da pretesto per queste manovre belliche di menti votate alla follia, ottenebrate dall’arrivismo piu’ esasperato, a scapito delle vite umane e della dignita’ dell’umanita’. Abbiamo assistito a bombardamenti ed evoluzioni belliche, meglio considerabili come messe in scena di conflitto tra i grandi della terra, che alla fine si spartiscono il bottino, dietro occulte connivenze, a scapito del popolo sottomesso, senza considerazione per il valore dell’umanita’ e per l’integrita’ della stessa. L’eta’ contemporanea, l’era planetaria attuale, esige la risoluzione di esigenze e problematiche ben piu’ pressanti delle guerre, che non coincidono con politiche distruttive ed omicide antiumane, o con lo sterminio e sottomissione di un nemico considerato negativo ed inferiore perche’ “altro” e “diverso” dal modello di un Occidente supposto emancipato, e presunto essere aperto al progresso. Le questioni pressanti da risolvere e i gravi problemi planetari sono ben altri rispetto alle spietate logiche belliche vendicative, intrise di orgoglio e superbia nazionalista: dalla grave situazione di degrado ambientale del pianeta, alla ricerca di energie alternative, alla risoluzione della fame nel mondo. La globalizzazione economica viene perseguita a tutti i costi, anche con mezzi illegittimi, ma possiede una crepa incolmabile: la crescita della coscienza dell’umanita’ intera. La pace e’ condivisione di idee, di valori, di opinioni con il fratello, amico e compagno, e’ confronto e costruzione di progetti e speranze, di gioie e dolori, di successi e delusioni, e’ portare gli uni il peso degli “altri” tramite la tenerezza della dedizione, del dono. La pace e’ futuro e sara’ promotore ed attore di pace chi gioiosamente raggiungera’ la meta della condivisione di ogni alterita’ e diversita’ nell’altro da noi. Non costruiremo pace se non siamo in grado di trovarci ricchi e importanti gli uni per gli altri, nelle nostre reciproche ed imprescindibili differenze. Le istanze ed i valori sopra richiamati, benissimo espressi dal manifesto di convocazione della Marcia del Cinquantenario, hanno pero’ bisogno, per concretizzarsi quale materia di responsabilita’ individuale e collettiva, di un esplicito riferimento, da parte vostra, alla necessita’ che la nostra Costituzione non venga contraddetta dalle due guerre, che abbiamo citato, in cui l’Italia e’ attivamente coinvolta. Sottacere questa realta’, come finora voi fate nel modo in cui comunicate, significa, nei fatti, dare una mano a chi si pone fuori dalla legalita’ repubblicana e costituzionale; e, nei fatti, tradire la vera volonta’ dei marciatori, che ripudiano le guerre, non solo in generale ed in astratto, ma partendo da quelle che violano la Costituzione del Paese cui appartengono ed il cui parlamento eleggono. Siete in tempo per rimettere nei corretti binari l’iniziativa che state organizzando e vi invitiamo capitinianamente a farlo”.

– “La nonviolenza e’ in cammino”: E cosa caratterizzera’ maggiormente la marcia che si terra’ il 25 settembre di quest’anno?

– Laura Tussi: La Marcia per la pace Perugia-Assisi e’ un grande evento della storia d’Italia. Sono centinaia di migliaia le persone che in tanti decenni vi hanno partecipato. Possiamo dire che essa e’ una palestra di formazione politica, di cittadinanza attiva, un’assemblea itinerante per la pace. Non possiamo permettere che questa storica marcia rischi di diventare una ritualita’, una tradizione, un fenomeno di massa strumentalizzato da manovre politiche e partitiche. Quest’anno e’ il cinquantesimo anniversario della Marcia, quella voluta da Aldo Capitini. All’indomani della marcia del 1961 nacque il Movimento Nonviolento che percio’ nel 2011 compie 50 anni. Capitini volle dare vita al Movimento Nonviolento per avere a disposizione uno strumento utile per lavorare al fine dell’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale a livello locale, nazionale e internazionale. Il primo punto del suo programma e’ l’opposizione integrale alla guerra. Dopo cinquant’anni il cammino deve ripassare dall’opposizione integrale alle guerre perpetrate dal nostro Paese in Libia e in Afghanistan. La questione della Marcia Perugia-Assisi e’ dirimente, perche’ e’ li’ che si gioca il significato ultimo del nostro impegno. Quando parlo del valore, del significato e del portato valoriale di questa Marcia e purtroppo delle strumentalizzazioni partitiche soggiacenti ad essa, trovo spesso omerta’ o i miei argomenti vengono elusi. Ma se vogliamo fare veramente i pacifisti e commemorare Gandhi e Capitini non dobbiamo sottrarci alla responsabilita’ che tutti abbiamo nei confronti di tale evento. Altrimenti siamo fantocci nelle mani di una casta politica che ipocritamente spaccia presunti contenuti di pace, antirazzismo, nonviolenza e giustizia sociale.

– “La nonviolenza e’ in cammino”: Quale e’ lo “stato dell’arte” della nonviolenza oggi in Italia?

– Laura Tussi: Personalmente collaboro con molti centri studi e di ricerca per la pace e la nonviolenza, tramite la scrittura, la ricerca e la testimonianza, e penso che si debba puntare a creare maggiormente ponti di dialogo, per intessere reti di relazioni, di collaborazioni e cooperazioni e aprire varchi di speranza in un mondo migliore, oltre gli individualismi e i settarismi.

– “La nonviolenza e’ in cammino”: Quale ruolo puo’ svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

– Laura Tussi: Il nostro ruolo deve essere di costante Resistenza, per non perdere la capacita’ di indignarci. R-esistere oggi significa assumere consapevolezza e avere la capacita’ di non essere indifferenti di fronte a tutte le ingiustizie sociali. La Resistenza non puo’ essere intesa solo come un evento storico limitato agli ultimi anni della seconda guerra mondiale, ma deve essere soprattutto un atteggiamento e un modo etico e morale permanente di porsi di fronte alle situazioni e agli eventi di rilevanza sociale e politica. Guido Petter – storico, pedagogista e presidente onorario dell’Istituto Pedagogico della Resistenza di Milano – ha sostenuto a questo proposito principi sociali ed etici importanti ed imprescindibili. La memoria non deve essere un vacuo esercizio retorico, ma un processo di accrescimento culturale che coinvolga le scuole in percorsi e processi educativi, formativi, didattici che aprano al dialogo tra culture, tra generi e generazioni: memoria quale fattore propulsivo di consapevolezza dei diritti umani. La Resistenza  deve attivare una coscienza morale ed etica perenne. Il padre costituente Piero Calamandrei, in questo senso profondo intendeva l’espressione “ora e sempre Resistenza”. Come anche, in anni piu’ recenti, il procuratore Borrelli incitava a “Resistere, Resistere, Resistere”. I fratelli Rosselli, prima di rifugiarsi in Francia, dove dopo alcuni anni furono uccisi su mandato fascista, avevano fondato con Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e altri, un giornale clandestino, dal titolo emblematico “Non mollare!”… Resistenza non e’ solo memoria del passato, ma linfa ed esercizio del presente, come sostiene anche Moni Ovadia. Il magistrato antimafia Antonino Caponnetto disse: “Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova Resistenza, la Resistenza dei valori, la Resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli”. R-esistere oggi significa assumere consapevolezza e avere la capacita’ di non essere indifferenti di fronte a tutte le ingiustizie sociali. R-esistere oggi significa avere la capacita’ di indignarsi e prendere posizione, ieri contro il fascismo, attualmente contro la corruzione, il malcostume, le mafie, il terrorismo, il razzismo, le guerre; contro il degrado morale, sociale, politico e istituzionale. Hessel, uno dei padri costituenti della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, ha scritto recentemente un libro dal titolo “Indignatevi!”, che incita a prendere coscienza e posizione. R-esistere oggi significa avere la capacita’ di essere responsabili delle proprie azioni ed opinioni, per lanciare ponti di dialogo (Langer), messaggi di pace, per intessere reti di relazioni, per aprire varchi di speranza in un avvenire migliore, per un futuro dove il concetto di pace divenga la forma mentis di tutti i soggetti, di noi donne e uomini: proprio la pace per cui si sono battuti i partigiani antifascisti, perche’ la guerra finisse per sempre… questo anno il nostro pensiero non puo’ che essere rivolto a Vittorio Arrigoni che era ed e’ la forza terrena della lotta contro l’ingiustizia, una lotta pacifica di chi presta la propria voce a chi non ha voce e si esprime attraverso la solidarieta’ umana che soccorre chi ha bisogno di aiuto. “Restiamo umani” diceva Vittorio, e noi continuiamo a ripeterlo oggi perche’ quella che Vittorio ci ha lasciato e’ una eredita’ preziosa… Ha scritto Kim Malthe-Bruun, 21 anni, partigiano danese, arrestato, torturato e fucilato il 6 aprile 1945: “Io non sono che una piccola cosa, e il mio nome sara’ presto dimenticato, ma l’idea, la vita e l’ispirazione che mi pervasero continueranno a vivere. Li incontrerai ovunque, sugli alberi in primavera, negli uomini sul tuo cammino, in un breve e dolce sorriso. Incontrerai cio’ che ebbe un valore per me, l’amerai e non mi dimenticherai”.

– “La nonviolenza e’ in cammino”: Su quali iniziative concentrare maggiormente l’impegno?

– Laura Tussi: Sono  moltssime; a mero titolo di esempio vorrei segnalare l’iniziativa “Per non dimenticare” in cui sono personalmente impegnata: un progetto che si propone di sviluppare iniziative, documentazione e dibattito sul recupero della memoria storica e sulla tutela dei diritti sociali e civili sanciti dalla Carta costituzionale democratica e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, che ci sono state donate dai nostri padri costituenti, in seguito alla Resistenza partigiana antifascista. Gli incontri culturali del Progetto “Per non dimenticare” sono itineranti e si svolgono nelle scuole e nelle sedi Anpi e Arci, negli ambiti istituzionali, con la partecipazione di testimoni diretti e indiretti della Deportazione, della Resistenza e della Liberazione… Gli incontri a tema sono volti ad approfondire il Progetto memoria storica a Nova Milanese, dal titolo “Per non dimenticare”. Il progetto e’ stato intrapreso, a partire dagli anni ’70, dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica Popolare, con la raccolta di videotestimonianze, interviste, biografie e documentazioni inerenti la memoria dei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti. Tutto questo enorme materiale documentale e audiovisivo, inerente le deportazioni di civili per motivazioni politiche, e’ racchiuso nel sito www.lageredeportazione.org. Nel 2000 la Biblioteca Civica Popolare di Nova Milanese, in collaborazione con l’Archivio Storico della città di Bolzano, hanno realizzato con Rai ducational la trasmissione dal titolo Testimonianze dai Lager; questa trasmissione e’ nel sito www.testimonianzedailager.rai.it. Anche l’Archivio Storico dell’Aned della Citta’ di Sesto San Giovanni e Monza raccoglie informazioni storiche sugli oltre 44.000 deportati civili, per motivazioni politiche, provenienti da tutta Italia…. Una finestra sul futuro e’ stata aperta dal dibattito su “Resistenza e nonviolenza”, svoltosi a Nova in occasione del Giorno della Liberazione… Nell’Auditorium Comunale a Nova Milanese (Monza e Brianza) sabato 29 ottobre 2011 si aprira’ la nuova stagione del Progetto “Per non dimenticare” con una staffetta benefica di raccolta di fondi a favore delle comunita’ del caro amico don Andrea Gallo… Don Andrea Gallo, che sara’ ospite principale dell’iniziativa, e’ un sacerdote, fondatore e animatore della comunita’ di San Benedetto al Porto di Genova e di altri centri di accoglienza; le comunita’ di don Gallo accolgono persone con ogni tipo di problema di emarginazione, tutti gli ultimi, i piu’ deboli, i piu’ fragili, tutte le persone con difficolta’ che la societa’ non riesce ad aiutare e ad integrare; ricordiamo l’ultimo suo libro, dal titolo “Di sana e robusta Costituzione”, edito da Aliberti. Durante l’evento sara’ presente anche Emergency.

– “La nonviolenza e’ in cammino”: Se una persona del tutto ignara le chiedesse “Cosa e’ la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?”, cosa risponderebbe?

– Laura Tussi: Molti istituti di ricerca e movimenti attivi per la pace e la nonviolenza si oppongono con il digiuno, con l’azione nonviolenta, ad una societa’ oligarchica e militarizzata, consegnata a rischi inaccettabili nell’interesse di poche caste potenti dei signori dell’atomo, del petrolio e dell’industria bellica. Tutti noi vogliamo che i diritti fondamentali siano garantiti per ogni persona e che i bisogni legati alla vita e alla dignita’ umana siano soddisfatti, per una comunita’ realmente solidale, per una societa’ in cui l’acqua, diritto universale e inalienabile, non sia sottoposta alla logica del mercato e trasformata in fonte di ricchezza privata e pretesto di contese, di violenze e di guerre, come il petrolio. E’ necessario contrastare il nucleare che non e’ un’energia pulita, al contrario di quello che il governo vuole far credere, per investire, invece, sulle energie rinnovabili, alternative, pulite e sulla frontiera delle innovazioni ecologiche, migliorando cosi’ la qualita’ della vita in contesti democratici, aperti al dialogo tra le istituzioni, che accolgano le vittime delle guerre e offrano asilo e ospitalita’ a tutti i migranti, per creare societa’ dove si privilegino principi di saggezza, scelte di pace e percorsi di nonviolenza, nei rapporti tra individui, societa’, istituzioni e stati. La guerra imperversa con conseguenze devastanti e massacri quotidiani di cui i canali di comunicazione di massa non fanno integralmente e in modo imparziale menzione. La guerra del colonialismo, dell’imperialismo, delle dittature, dello sfruttamento produce fame, desertificazione, morte e ingenera sempre violenza. La guerra, le connivenze e le complicita’ con i conflitti imperialisti hanno privato di sensibilita’ la coscienza civile che non reagisce: non si prova piu’ orrore, sdegno e vergogna. La violenza diventa abitudine. Gli attivisti dei movimenti in favore della pace, del disarmo e della nonviolenza continuano a resistere, portando avanti campagne di digiuno, per opporsi alle guerre e alla catastrofe nucleare. Queste iniziative intraprese da singole persone amiche della nonviolenza costituiscono, tutte insieme, un modo per mettersi in gioco personalmente, per assumersi delle responsabilita’ e per indicare la strada concreta della nonviolenza e della pace, per uscire dalla follia, dal baratro senza fine dei conflitti bellici e dell’era del nucleare. Vogliamo la pace come umanita’ che si deve riconoscere una, plurale e solidale, concretamente esistente nei singoli esseri umani tutti uguali per diritti e dignita’ e differenti per caratteri, propensioni e opinioni, nell’umana convivenza, nella comune responsabilita’, nella reciproca solidarieta’ di cui ogni persona e’ promotrice. La pace e’ un processo lungo di preparazione e meditazione dei popoli. La pace e’ una forma mentis che deve investire ogni essere umano nelle proprie scelte e predisposizioni. Ringraziamo tutti gli amici della nonviolenza che giorno dopo giorno si impegnano per un ideale: la pace. Sono moltissimi le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno aderito al digiuno promosso dal Movimento Nonviolento dal marzo al giugno 2011 “per opporsi alla guerra e al nucleare”; c’e’ stato chi ha digiunato anche se malato in ospedale, e chi, non potendo aderire per vari motivi, lo ha fatto spiritualmente: si e’ digiunato in ogni parte d’Italia, da Trieste a Palermo, da Torino a Venezia, da Verona a Bari.

 

 

STREIKERTRANSPORT -La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.

Io ho lavorato molti anni alla Falck, industria siderurgica di Sesto. Indimenticabili le commemorazioni degli scioperi del 1943. Pareva di sentirli lì schierati con noi queste migliaia di operai che fanno un passo avanti all’unisono pur sapendo che potranno pagare con la deportazione e con la vita. Li sento vivi come eroici padri o fratelli maggiori.

paolo

 

STREIKERTRANSPORT.

La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.

Edizione Guerini e Associati.

Libro di Giuseppe Valota

Recensione di Laura Tussi

Lo studio di ricerca di Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico soppresso a Mauthausen,  Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Sesto San Giovanni e Monza, è stato promosso dall’ANED, con il patrocinio della città di Sesto San Giovanni, della provincia di Milano, del comune di Milano e del consiglio di zona nove, con il sostegno della COOP Lombardia e di altre importanti associazioni, cooperative e aziende. La ricerca è edita da Guerini e Associati e dalla Fondazione-Istituto per La storia dell’età contemporanea. Il lavoro di documentazione ricostruisce, con passione civile ed umana e con serietà scientifica, uno spaccato storico dell’Italia dal 1943 al 1945 e, nello specifico, la vita delle fabbriche di Sesto San Giovanni. Sesto San Giovanni è stata una città industriale, con grandi centri di produzione, come la Breda, la Falck, la Pirelli, che nascono all’inizio del Novecento. Erano grandi poli industriali siderurgici, elettromeccanici e chimici e attiravano molti lavoratori dalla provincia, dalla bergamasca, dalla bresciana, dalla bassa milanese e dal Veneto. I lavoratori costituivano enormi villaggi dove lo Stato era assente e le fabbriche stesse si occupavano dell’assistenza per i dipendenti e i loro figli, creando la comunità di operai fuori e dentro il polo industriale stesso. Sesto San Giovanni ha subito le violenze e le persecuzioni fasciste. La dittatura è un modo di gestire il Paese e il problema nasce con il dissenso, quando qualcuno non è d’accordo e non può esprimere le proprie opinioni. Sesto San Giovanni è stata una delle aree industriali più importanti d’Italia ed Europa, per la concentrazione di fabbriche di lavoratori che hanno animato una Resistenza collettiva e di massa. La Resistenza operaia ha coinvolto la città e l’area milanese e lombarda, dove gli scioperi contro il fascismo e l’occupazione nazista e la deportazione in massa di lavoratori che scioperavano contro il nazifascismo, hanno assunto un valore emblematico, che ha travalicato i confini del territorio nazionale. Le deportazioni nei campi di sterminio nazisti di centinaia di donne e uomini, operaie e operai scioperanti, che si opponevano al regime di negazione della libertà nella repressione, nella guerra e nelle morti per stenti, percosse e fame, appare in questa raccolta di testimonianze più che mai di rilevanza attuale.

Il libro raccoglie racconti dettagliati di esperienze e diari di perseguitati, deportati per motivazioni politiche, colpevoli esclusivamente di essere operaie e operai scioperanti, di cui sono state elaborate e predisposte anche schede biografiche che ne consentono ancora oggi l’identificazione. In una prospettiva corale sono raccolti i ricordi, le memorie e le testimonianze dei lavoratori deportati di una comunità radicata nel rifiuto del fascismo e ancora attualmente impegnata nel promuovere il sentimento civile e umano, la coscienza collettiva dell’opposizione operaia e della resistenza, nel tratto forte della memoria della Seconda Guerra Mondiale, con le lotte di fabbrica, nella guerriglia e nella Resistenza partigiana di opposizione al regime. I testimoni dimostrano molto orgoglio, raccontando sommessamente le privazioni: la fame, il freddo, e le umiliazioni per condizioni di vita disumane, che tuttavia non fanno dimenticare a nessuno la propria dignità. Nei ricordi, nei racconti, nelle narrazioni domina lo spaesamento, con il graduale dileguarsi di ogni parametro di esistenza normale, nell’ostinato rifiuto dell’accettazione degli eventi terrificanti, della tragedia delle deportazioni, contraddistinta dal carattere inatteso, che appare gratuito e casuale, della cattura e del viaggio, il Transport appunto, verso i campi di concentramento e di sterminio. La vicenda che ha coinvolto e travolto queste lavoratrici e questi lavoratori si conclude senza trionfalismi, senza proclami altisonanti di vendetta e di patriottismo esasperati, ma con il ricordo duraturo del dolore e con il lutto per i compagni e gli amici morti nelle persecuzioni e nelle deportazioni di civili. L’importanza valoriale di questo studio di ricerca consiste nel ricordare e far monito degli eventi, così da non ripetere gli errori e gli orrori della storia…Per non dimenticare.

LAURA TUSSI: LA DIVERSITA’ COME PARADIGMA DELL’UMANO.


La Rivista “Rassegna dell’Istruzione”, edita da Mondadori-Le Monnier, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) è il Bimestrale di Informazione Scolastica delle Regioni- Anno LXV.

“Rassegna dell’Istruzione” propone i contributi culturali di Laura Tussi

http://www.rassegnaistruzione.it/rivista/rassegna_04_08-9/Tussi_pag11.pdf

http://www.rassegnaistruzione.it/index.html

http://www.peacelink.it/pace/a/34321.html

 

LA DIVERSITA’ COME PARADIGMA DELL’UMANO.

Il significato del cambiamento nella “civiltà delle relazioni”.

Oltre i totalitarismi ideologici.

 di Laura Tussi

 La definizione “diversità culturale” è una locuzione polisemica, esposta a molte possibili interpretazioni, quale espansione emotiva e concettuale che comporta un arricchimento, un dialogo, un incontro, uno scambio reciproco.[1]

La diversità nasce da riconoscersi diversi nella philia, nel valore della relazione, per cui dopo l’incontro è possibile sapere di un altro pensiero, di un altro linguaggio, di un altro sguardo, ingenerando, contemporaneamente, cambiamento nell’altro che è incontrato.

Il riconoscersi, nel disconoscersi dell’incontro, restituisce momenti di felicità intima, perché ognuno cambierà diventando se stesso e declinandosi nell’altro.

Questa civiltà delle relazioni umane è uno stile e un ethos aperto alla totale comprensione delle condotte, dei comportamenti, dei riti e delle emozioni dell’altro, che ha i suoi fondamenti nella dignità della cultura della persona umana, nel valore dell’incontro e del dialogo nelle agorà e nelle poleis greche antiche, nel messaggio biblico ebraico e cristiano, nella cultura rinascimentale, con una forte etica della responsabilità e del riconoscimento nella diversità dell’altro da sé.

L’idea di un Occidente universale è ingenua e profondamente errata.

Le costruzioni più alte della cultura occidentale sono state prodotte al termine di guerre drammatiche, di rivolte interiori contro se stessi, di intime lotte contro la propria volontà di potenza, contro la propria identità, in un arcipelago di lingue e culture aperte e diffrangenti, in un crogiuolo di differenze e alterità che si incontrano, si accordano, si oppongono, producendo sempre l’imprevedibile delle pluralità irriducibili, nell’interscambio reciproco, nell’armonia di un mondo di tensioni e conflitti in ordini di relazioni spontanee di donne, uomini e società, nelle tradizioni, nelle reti delle comunità, nelle dinamiche di cooperazione, nelle interazioni virtuali e reali.

Il totalitarismo trova terreno fertile nella società massificata, nel sentimento di estraniazione e alienazione che dissolve non solo i legami sociali, ma lo stesso rapporto con la realtà.[2]

Le diversità culturali aprono l’orizzonte delle pluralità umane nel distinguersi delle singolarità dei soggetti che agiscono e che pensano.

Le soluzioni politiche, che prescindono dall’infinita molteplicità delle esperienze umane e delle forme di vita, generano spinte totalitarie che distruggono le tradizioni esistenti ed esasperano i conflitti delle società.

Il riconoscimento della diversità, in opposizione ad una concezione olistica e totalitaria, potrà impedire la negazione delle differenze stesse.

Nei poemi omerici, la pietas per i vinti è la rappresentazione della pluralità interna dell’uomo.

La Commedia di Dante attraversa le fonti bibliche, virgiliane e tomiste, comunicando e parlando alle culture di tutte le epoche e di tutti i luoghi con ricchezza polisemica, polilinguistica, nella varietà delle ambientazioni e dei personaggi, rappresentando un paradigma della diversità culturale umana.

Lo straniero non ha un luogo, non si sente mai a casa propria, coinvolto in un’appartenenza fragile e ambigua dell’essere altrove, nella volontà di non essere assimilato, nell’erranza, dove il singolare ed il molteplice tornano ad unirsi in una pluralità irriducibile.

Il dominio totale ed ogni forma di totalitarismo non permettono libertà di iniziativa.

L’ideologia totalitaria non consente la trasformazione dell’esistenza umana e la riorganizzazione rivoluzionaria della società, perché nega le diversità culturali, in quanto orizzonte della pluralità umana stessa.

Le risoluzioni politiche dei problemi umani, che non tengono presente l’infinita e poliedrica molteplicità delle esperienze viventi, ingenerano processi totalitari che annientano le tradizioni, gli usi e i costumi ed esasperano i conflitti sociali, nella pianificazione politica e culturale delle istituzioni.

La diversità culturale autentica vive nelle relazioni interpersonali spontanee, nei canali dialogici, negli stili di vita, per la valorizzazione di una società ricca di differenze, di varietà e diversità in un mondo multirazziale e multilaterale, nell’insieme di valori che prevedono i diritti inalienabili e imprescindibili delle persone, sanciti dalle carte costituzionali democratiche, con una limitazione del potere politico, nella libertà della ricerca scientifica e della creazione artistica.

Il presupposto ed il fondamento della diversità culturale è la persona, in quanto singolarità irripetibile da cui si realizzano la famiglia, le comunità, le associazioni, le istituzioni e le relazioni umane.

La storia del potere è costituita da centralizzazione, uniformazione ed espansione burocratica, di centri unici di comando, nel confine e nel limite che disconoscono il valore della diversità, nella concezione di un’uniformazione e un’omogeneità costituita di politiche piramidali.

Occorre una pluralità di sovranità, in un’unione libera di persone e comunità che rispondano ai problemi della crisi del potere.

Le diversità risultano fondate sulla singolarità della persona in una cultura relazionale e istituzionale delle molteplicità, che distolga il concetto di periferia e di centro in nome di un radicale cambiamento, di un ampliamento policentrico.

L’uniformazione delle culture e dei popoli contrasterebbe l’evoluzione dell’umanità, mentre la differenziazione, la multilateralità, l’apertura al mondo, sono valori imprescindibili.

La relazione è amore delle complessità culturali opposte alla brutalità del totalitarismo politico, filosofico e scientifico, nel dramma del conflitto tra i dogmi totalitari e il pensiero della pluralità. Un ordine totalitario fondato sull’egemonia di un partito, di una classe, di una nazione, si alimenta con l’odio per le complessità, nell’unificazione forzata delle diversità, dei popoli, delle genti, delle minoranze.

Al totalitarismo noi opponiamo l’amore per le diversità, nella pace.

In ambito scolastico risulta necessario attivare percorsi di dialogo intergenerazionale e di memoria individuale e collettiva rispetto ai temi della differenza sociale, partendo dall’insegnamento dell’Olocausto, quale paradigma assoluto di un disegno predeterminato e sistematico di sterminio e di annientamento delle diversità all’interno del tessuto sociocomunitario, nella terribile e agghiacciante prospettiva di omologazione e annullamento delle differenze sociali.

L’insegnamento dell’Olocausto deve aumentare la conoscenza di questo sterminio senza precedenti, conservare il ricordo delle vittime e incoraggiare gli insegnanti e gli studenti a riflettere sulle questioni morali poste dagli eventi dell’Olocausto e sul loro valore per il mondo contemporaneo. Oltre agli ebrei, il sistema nazifascista ha schiavizzato e assassinato milioni di persone tra cui zingari, disabili fisici e mentali, polacchi, prigionieri di guerra sovietici, sindacalisti, avversari politici, obiettore di coscienza, omosessuali e ancora altre tipologie di persone diverse e colpevoli solo di esistere in quanto tali.

È importante trasmettere la conoscenza di tali eventi alle giovani generazioni partendo dal dialogo intergenerazionale e da percorsi di memoria individuale e collettiva a partire dalla conoscenza di sé e degli altri, dei propri compagni di classe, dei pari, degli insegnanti nell’ambito della comunità educante.

La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna che insiste sulla diversificazione, sulla molteplicità e le complessità contro i rischi della pianificazione e dell’omologazione sociale. Attraverso il metodo dell’intervista, in ambito scolastico, si intende analizzare l’aspetto autobiografico, la personale storia di vita e di formazione in rapporto all’impegno culturale, sociale e politico.

L’analisi si sposta sulla comprensione delle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere di pensare, fino a giungere al concetto di annientamento totale delle diversità, attraverso l’analisi di processi concentrazionari, con le pratiche di sterminio nell’Olocausto.

Dal racconto della propria storia di vita, delle proprie esperienze esistenziali, si possono evincere temi sostanziali dell’individuale personalità con la finalità di riconoscersi in un’identità che possa diventare sempre fonte di confronto con l’alterità, l’altro da sé e quindi con l’implicita diversità che l’identità altrui presenta.

Il concetto di diversità sollecita riflessioni e associazioni di idee varie e disparate, dal dibattito sulle opinioni e la democrazia, a quello più complesso e inerente ai contesti, agli scenari economici e sociali e alle persone.

Viene spontaneo pensare alle diversità di genere e generazionali, di nazionalità, lingua e religione, di capacità e competenze, di intelligenza e progettualità, tra chi è sempre più debole e chi è sempre più forte.

Tramite la raccolta di esperienze di vita e di concetti narrati da docenti e studenti, si è potuto analizzare il processo di conoscenza autobiografica, quindi di definizione di differenze nelle reciproche identità, per poi elaborare conclusioni in merito al concetto di differenza individuale, soggettiva e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.

La conoscenza di sé, attraverso il percorso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto di sé, permette di identificare ed approfondire una propria personalità, in rapporto all’alterità e all’altruità di colui che si pone in dialogo.

Di conseguenza le molteplicità e le complessità interetniche, multiculturali si incontrano, si incrociano e si declinano trasversalmente e in maniera unitaria con le diversità psicologiche, identitarie, soggettive, intergenerazionali, di genere, in un pluriverso di alterità sociali, all’interno di un tessuto sociocomunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all’accoglienza, al confronto, al dialogo, all’interscambio tra molteplici aspetti che permeano l’intera umanità e che non si possono classificare e attribuire esclusivamente al concetto di razza ed etnia, perché la differenza è ubiquitaria e trasversale al concetto stesso di umanità.

Ognuno di noi presenta una propria specificità e differisce da ogni altro soggetto nelle personali prerogative identitarie.

La considerazione ed il riconoscimento dell’altro da sé permettono il reciproco confronto e la gestione educativa del conflitto dove spesso l’intesa e l’accordo si presentano come una “bella utopia”.

Dal dialogo risulta possibile generare l’intesa, l’accordo, nel confronto tra identità che con l’analisi autobiografica possono assumere una maggiore consapevolezza valoriale, nel rispetto di sé e di conseguenza dell’altro.

L’analisi introspettiva e psicologica permette l’autoriconoscimento del soggetto che indaga sul proprio sé, rispetto alle proprie esperienze esistenziali, ai propri concetti fondamentali, alle visioni ideologiche della vita, dei contesti sociocomunitari e del mondo circostante.

La personale identità, l’interiorità individuale, si forma tramite le relazioni esterne, nel confronto reciproco tra persone, nell’interscambio dialogico, al fine di superare la solitudine e il disagio esistenziali.

La narrazione di sé all’altro implica accoglienza, accettazione, benevolenza, in un reciproco riconoscimento identitario, nella valorizzazione delle identità esterne e diverse rispetto alla propria personalità.

Attualmente risulta necessaria un’innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale.

Sono sempre stata motivata alla ricerca, alla divulgazione culturale per l’importanza del valore educativo, per la trasmissione di contenuti significativi alle giovani generazioni, seguendo i miei maestri, gli intellettuali, come il mio caro amico MONI OVADIA, sempre attivo civilmente, moralmente, politicamente, in strenue battaglie sociali di verità, giustizia e libertà, sul fronte del confronto solidale, del dibattito politico, contro ogni discriminazione, e intellettualmente impegnato in aiuto degli altri, dei diversi, degli emarginati, degli oppressi di tutti gli ultimi e dei più deboli di cui tutti siamo parte nel tessuto sociocomunitario e nel mondo…

Noi riteniamo che lo studio e la crescita culturale abbiano una validità morale ed educativa quando siano posti al servizio degli altri, per i principi sociali, etici e civili, per i diritti universali imprescindibili della persona, sanciti dalla carta costituzionale democratica.

Nel Sistema formativo inteso come ideale comunità educante, l’impegno culturale della testimonianza, del ricordo, della narrazione e del racconto, nel recupero e nella trasmissione del valore di Memoria Storica, individuale, collettiva e condivisa, è il filo rosso del significato di MEMORIA, per il presente e per il futuro, per non dimenticare.

Memoria degli eventi che hanno formato e segnato la coscienza di chi li ha vissuti e, dopo, di chi li ha conosciuti, con il dovere di ricordare…di fronte alla storia, di padre in figlio, di generazione in generazione, dalla resistenza partigiana, ai movimenti operai e studenteschi di lotta e rivendicazione di pari dignità e opportunità, fino alla nuova globalizzazione.

MEMORIA E MEMORIE come modalità interculturale e pedagogica, in ambito sociocomunitario, quale supporto valoriale alla riappropriazione del sentimento etico e civile diun’appartenenza identitaria universale, composta di molteplici alterità, ibridazioni e commistioni umane nella pluriappartenenza etnica al territorio, ai territori nella loro rivalorizzazione ambientale ed ecologica, anche a livello educativo, didattico, socioculturale e lavorativo.

MEMORIA E MEMORIE della città, nelle sue forme, nei suoi monumenti, nelle sue case…contro l’alienante espropriazione del soggetto-persona nella perdita di punti di riferimento e di ideali classici, soppiantati dall’imperante massificazione consumistica e dal mito capitalistico dell’ efficientismo sfrenato e del primato dell’economico, imposti dal sistema.

MEMORIA E MEMORIE di noi donne e uomini, delle nostre idee che si sviluppano nel tempo dell’esperienza, come risorsa interiore, soggettiva, esistenziale di intima festa emozionale, di incontri, dialoghi, rapporti, progetti, da ripartecipare e sperimentare, nella dimensione comunitaria, negli ambiti di intervento socioeducativo ed associazionistico di partecipazione militante e attivismo culturale nei vari settori occupazionali e lavorativi a livello territoriale. 

Lo studio e la cultura devono dunque motivare le giovani generazioni alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali  di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale.

“La bella utopia” è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.

Coniugare la memoria storica consiste nella necessità della costruzione di una coscienza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza e la riflessione nelle comunità, nelle città, nel mondo…per un’utopia realizzabile, a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano e nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.

Laura Tussi, Istituto Comprensivo Via Prati, Desio (Monza e Brianza) 

 

La Biblioteca Civica Comunale di Nova Milanese raccoglie le memorie dei lager

LA DIDATTICA DELLA STORIA.

Diamo un futuro alla memoria, per non dimenticare…

di Laura TUSSI

La Biblioteca Civica Popolare di Nova Milanese, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, si occupa, dagli anni’70, di un aspetto molto specifico di un segmento storico relativo alla Seconda Guerra Mondiale, che riguarda la deportazione, in particolare, per motivi politici. La biblioteca e l’ente comunale novesi costituiscono un autentico punto di riferimento valido e importante per le scuole del territorio locale e non solo, tramite informazioni bibliografiche, videotestimonianze, mostre itineranti tematiche e incontri pubblici con ex-deportati (tra cui “Sacerdoti nei lager”, “Donne nei lager”ecc…e mostre “Sterminio in Europa”, “Il Lager di Bolzano”, “La risiera di San Sabba”), alla luce del rinnovato interesse nei confronti della storia contemporanea, che l’ex Ministro della pubblica istruzione Berlinguer ha in passato prospettato, al fine di promuovere in ambito scolastico, per le giovani generazioni, l’opportunità di prendere coscienza degli orrori generati dall’intolleranza nei confronti delle diversità, che sfocia inesorabilmente nel conflitto.

Quando si parla di “lager” vengono in mente l’olocausto, la Shoah, l’antisemitismo, il razzismo ed è messo in ombra chi ha vissuto la tragica esperienza per motivi politici: scioperi contro il regime fascista, la militanza politica partigiana, e altro. In particolare la Biblioteca di Nova Milanese conduce dal 1996, in collaborazione con l’Archivio Storico della città di Bolzano, un importante progetto di realizzazione, reperimento, registrazione e catalogazione di videotestimonianze e interviste ai sopravvissuti italiani nei lager nazisti, montate in filmato e realizzate in numerose copie distribuite gratuitamente alle scuole, agli istituti e agli enti che ne fanno richiesta. Alla luce degli eventi storici attuali che si ripetono in diverse situazioni e condizioni, in seguito alla perdita di memoria storica che tocca i belligeranti, i popoli in guerra civile, in regimi dittatoriali repressivi nel mondo, tale iniziativa costituisce un punto di riferimento e di riflessione sul passato, al vaglio del presente, circa gli errori commessi, dove i conflitti armati non portano soluzioni e la perdita di memoria è causa dell’intolleranza cieca e del conflitto.

La biblioteca di Nova Milanese con il contributo dell’ANED, (Associazione Nazionale ex Deportati) e dell’ANPI (Associazione Nazionale ex Partigiani), in collaborazione con l’archivio storico di Bolzano e con le relative amministrazioni comunali, rispettivamente impegnate nei progetti dal titolo “Per non dimenticare…” e “Storia e memoria: il lager di Bolzano”, organizza ogni due anni una manifestazione intitolata “La memoria in rassegna”, che consiste nella raccolta e proiezione di videotestimonianze relative ai temi della Resistenza, Deportazione e Liberazione, dove trovano spazio testimonianze di molti protagonisti di avvenimenti resistenziali e dei pochi sopravvissuti ai lager nazisti, grazie a cui risulta possibile ricostruire quanto avvenuto nei campi di concentramento e sterminio.

“La memoria in rassegna”, manifestazione giunta alla terza edizione a livello internazionale, a cui partecipano enti pubblici (Regioni, Province e Comuni) scuole e associazioni che abbiano prodotto video attinenti alla tematica in oggetto, viene presentata sia a Nova Milanese che a Bolzano. Vengono redatte diverse edizioni del catalogo video in quattro lingue (Italiano, francese, inglese e tedesco) con tutte le informazioni utili per facilitare la consultazione e la ricerca. Attualmente l’Archivio Audiovisivo della Memoria conta 140 videocassette e rappresenta l’unica fonte in Italia legata al tema della deportazione politica: esiste un altro archivio a livello nazionale il Cedec (centro di documentazione sulla deportazione ebraica) relativo, appunto, esclusivamente alle questioni razziali.

Con tale rassegna si raggiungono altri obiettivi:

–         raccogliere produzioni difficilmente reperibili

–         valorizzare la storia del territorio, teatro degli eventi

–         stimolare la scuola ad attività di ricerca storica e ad una comunicazione particolare e specifica, tramite la pluralità di strumenti linguistico espressivi.

 

La Biblioteca Civica Popolare di Nova Milanese, oltre alle videotestimonianze della rassegna tratte dalle interviste ai sopravvissuti italiani dei lager nazisti, realizza altri video in occasione del viaggio-studio che annualmente viene intrapreso con alcune classi delle scuole medie statali novesi presso i campi di prigionia, in particolare a Ebensee, a Gusen, al castello di Hartheim (sottocampi di Mauthausen) e proprio a Mauthausen, dove la prima domenica di Maggio di ogni anno, si svolge una manifestazione internazionale per ricordare la liberazione dei lager nazisti, durante cui la biblioteca di Nova realizza un assiduo lavoro di documentazione e ricerca con i gruppi classe. In tale prospettiva, il “viaggio” assume una duplice valenza per gli studenti: conoscere, capire e ricordare gli avvenimenti storici in un’occasione importante, dove è loro possibile apprendere, “fare scuola” fuori dalle mura degli edifici, praticando un’alternativa tipologia di “scuola aperta”, all’interno di un contesto storico reale. La visita guidata (viaggio/studio) presso i campi di concentramento costituisce un’ulteriore verifica relativa alla ricerca e al recupero della memoria storica riguardante le deportazioni di motivo non solo razziale, ma anche politico, eventi ricollegabili al concetto di diversità e differenza culturale tra individui. L’altro risvolto dell’iniziativa, nell’ambito del discorso relativo alla divulgazione, che consiste nel portare a conoscenza i materiali raccolti in itinere, riguarda l’allestimento di mostre tematiche e l’organizzazione, in collaborazione con i docenti delle scuole medie ed elementari novesi e delle scuole medie superiori della Provincia di Milano (e anche della Regione Toscana, del Trentino, Sardegna e Piemonte) di interventi ed incontri, all’interno degli ambiti scolastici, con alcuni sopravvissuti ex deportati. Parallelamente, in collaborazione con i docenti, la Biblioteca costruisce un percorso educativo e didattico dal titolo “Conoscere e comunicare i lager” che viene proposto agli studenti per approfondire la conoscenza relativa al fenomeno concentrazionario.

Questo immane lavoro di recupero e divulgazione ha ottenuto riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Infatti “La memoria in Rassegna” si svolge sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con i patrocini della Rappresentanza Italiana della Commissione Europea, del Presidente del Senato della Repubblica, del Presidente della Camera, del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero dei beni e attività culturali, del Presidente della Regione Lombardia, del Presidente della Provincia di Milano e dell’Istituto Ernesto De Martino.

In seguito alle collaborazioni con la RAI di Milano e di Bolzano, nell’ambito di due programmi educativo-didattici, legati al mondo della scuola (Pico e Mosaico), attualmente, con la sede centrale di Roma di RAI Educational, l’amministrazione di Nova e l’Ente comunale di Bolzano hanno sottoscritto un accordo con cui la RAI si è impegnata ad acquisire 50 videotestimonianze realizzate dalla Biblioteca, a cui seguiranno la messa in onda e ulteriori sviluppi. Da questa immane attività si sviluppa l’intento di recupero di una memoria storica importante che difficilmente traspare dai manuali storici scolastici e specialistici inerenti la Deportazione. Dalle videotestimonianze si risale, rievocando e rimembrando (ricostruendo gli eventi) attraverso il ricordo, alle vicende, ai luoghi e ai motivi di arresto.

 

Dall’8 Settembre 1943 al 1945, prima del 25 Aprile, sono state deportate dall’Italia, secondo dati purtroppo incerti, non verificabili per l’assenza di un preciso ed attendibile censimento, circa 40.000 persone tra bambini, donne e uomini, di cui circa solo 10.000 sono stati deportati per motivi razziali (in base ai dati della ricercatrice del Cedec di Milano Picciotto Fargion che appaiono nella pubblicazione dal titolo “Il Libro della Memoria”). Dunque, una rilevante rimanenza (30.000 prigionieri) catturata per motivi politici, dove nel “politico” rientrano diverse categorie di persone, antifascisti, partigiani armati, o partecipanti a scioperi, dissidenti rispetto al sistema vigente, ostaggi e persone catturate durante un rastrellamento che anche attualmente non conoscono le motivazioni dell’arresto. Dai racconti si evince un discorso di connivenza e collaborazionismo della Guardia Nazionale Repubblichina con il nazifascismo (aspetti ricavabili da fonti primarie).

Quindi dalle testimonianze si ricavano diversi elementi utili al fine della ricostruzione storica, come tutta quella gamma di sentimenti e stati d’animo collegati alla separazione dal proprio territorio, dal nucleo famigliare, dalla cerchia dei compagni, si risale al “transport” in carri merci dove i deportati erano stipati e condotti a Fossoli, a Bolzano e nei lager d’oltralpe, come Dachau, Flossenburg, Ravensbruck, Mauthausen e, da questi campi principali, nei sottocampi come Gusen 1, Gusen 2, Ebensee, dove soprattutto i deportati morivano attraverso una condizione esistenziale precaria e di stenti, apparentemente privilegiata a detta degli aguzzini, che nell’etica comune, secondo la normale scala di valori umana attribuisce dignità all’individuo: l’etica del lavoro, che, al contrario, in quel contesto diventava schiavismo, i cui ritmi, per le condizioni precarie, la mancanza d’igiene, la scarsissima alimentazione e le vessazioni a cui erano sottoposti i prigionieri, portava alla inesorabile morte per stenti.

Il 5 Maggio del 1945, con la liberazione di Mauthausen, gli italiani reduci ammontavano a 4500 unità circa.

Dalle testimonianze si evince la mappatura dei sottocampi, le tipologie di lavoro, i nomi delle ditte che commissionavano il lavoro, il tipo di produzione, prevalentemente a carattere bellico, i percorsi di sopravvivenza (in che modo i testimoni sono riusciti a salvarsi).

Da un censimento della Gazzetta Ufficiale tedesca risulta che più di 1600 erano i campi di sterminio installati in Europa. In Italia i campi nazifascisti  erano quelli di Fossoli, di Bolzano, la Risiera di San Sabba a Trieste e Borgo San Dalmazzo a Cuneo. Il fenomeno concentrazionario è considerato uno dei punti di rottura, di crisi nella storia dell’umanità: dopo “il Lager” l’evoluzione, la storia dell’uomo è cambiata, per il fantasma di una prospettiva storica di regressione degradante.

Gli Italiani sono stati gli ultimi a rientrare in patria, anche con mezzi di fortuna, dopo mesi di attesa estenuante nei lager. Da tale situazione si ricava una forte denuncia nei confronti delle istituzioni sociali e politiche del tempo, eccetto l’Opera Pontificia che ha organizzato la fase difficoltosa del rientro in patria, la quale presentava il rilevante problema, il dramma dell’accoglienza, della re-integrazione nel Paese d’origine e il reinserimento nella società (ricostruirsi una famiglia, ritrovare il lavoro…), dove risultava molto carente anche l’assistenza sanitaria (soprattutto per la riabilitazione da malattie infettive e dell’apparato respiratorio). Lo Stato Italiano ha riconosciuto un vitalizio, per giunta scarso, esiguo, agli ex deportati solo negli anni ’80.

L’ANED ha coniato un motto “diamo un futuro alla memoria” attraverso un percorso di responsabilizzazione e di trasmissione della conoscenza rivolto ai giovani. Attualmente dei quattro campi nazisti installati in Italia (a Fossoli, Bolzano, Trieste, Cuneo) è rimasto ben poco: solo lapidi, baracche manomesse e fatiscenti, muri di recinzione, brandelli di binari costituiscono i reperti superstiti, sopravvissuti all’incuria, al degrado del tempo…ed oltre a tale condizione degradata dell’esistente, il relativo abuso della speculazione edilizia. Non esiste responsabilità per la conservazione e la valorizzazione del bene storico, del reperto testimoniante il passato, l’accaduto. I sopravvissuti sono ormai anziani e molti non hanno mai confidato ad altri la propria esperienza, anche perché dopo il ‘45, pochi credevano agli eventi accaduti prima della liberazione.

I testimoni vanno scomparendo ed i segni del passato non risultano sufficientemente tutelati: occorre recuperare la memoria storica, per ricostruire il rapporto tra gli eventi, per dare voce alla storia. “I segni del tempo” all’interno di un percorso didattico possono fornire alle scuole una serie di elementi storici al fine di conoscere e valorizzare il territorio in cui vivono, da cui recuperare le testimonianze del passato, per riconoscersi in esso ed identificarvisi.

L’IRRE potrebbe proporre agli insegnanti una serie di momenti di formazione finalizzati alla realizzazione di unità didattiche entro un’ampia scansione, toccando i seguenti punti e argomenti:

n     l’uso didattico delle fonti orali nelle scuole (dove il testimone è fonte diretta)

n     cultura materiale (come visitare dal punto di vista educativo e didattico uno spazio lager, come è organizzato, finalità della collocazione geografica ecc…)

n     la didattica museale (nelle nuove architetture, sorte sul preesistente, si riscontra la presenza di musei relativi alla deportazione)

n     progetto per costruire un percorso di visita guidata.

n     Progetto per l’elaborazione di percorsi urbani, in ambito territoriale locale (territori cittadini) finalizzati al riconoscimento, all’individuazione dei segni del tempo, della storia, per analizzare e interpretare i luoghi di dedicazione, la toponomastica, testimonianti un passato gravido di significati, contenuti e valori necessari per vivere ed apprezzare l’attualità della democrazia.

 

La vita dei partigiani e di tutti i deportati nei lager è stata resa sacra, “sacrificata” per ideali di libertà, di uguaglianza, per realizzare la possibilità di vivere in uno stato in cui i diritti inviolabili della persona non vengano calpestati dall’istituzione, dal regime dittatoriale che si pone come giudice censore della libera opinione dell’“altro”, del pensiero dell’individuo.

L’ANED sottolinea che il richiamo all’antifascismo di tali iniziative non presenta nulla di retorico. Tale richiamo, “…per non dimenticare”, cesserà di costituire un’esigenza politica primaria solo quando tutte le forze politiche daranno prova di convenire sull’attuazione di un’unica e vera concezione della democrazia, priva di subdole pretese revisioniste e, addirittura, negazioniste. Il mondo contemporaneo, in cui si moltiplicano i focolai del conflitto, dimostra un’assoluta esigenza di movimenti antifascisti, motivo di disapprovazione contro guerre e varie forme di discriminazione razziale, politica e religiosa.

 

Laura Tussi

 

 




[1] Cfr Maldonato M., La diversità culturale come patrimonio e paradigma dell’umanità.

[2] Arendt H., Le origini del totalitarismo, 1951

Note:

http://www.rassegnaistruzione.it/rivista/rassegna_04_08-9/Tussi_pag11.pdf

http://www.rassegnaistruzione.it/index.html

 

grazie

Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari

Segnalo l’esistenza di un luogo bellissimo: la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR). Nel sito trovate la storia e l’attività di questa istituzione, che tra l’altro organizza corsi estivi come la Scuola del Silenzio: http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=section&id=6&Itemid=47.

Di seguito una testimonianza lunga, ma davvero coinvolgente.

Giuliana

Intervento a cura di Laura Tussi:
 
La Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo), fondata nel 1998 da Duccio Demetrio e Saverio Tutino, promuove e pubblica le recensioni di Laura Tussi ai libri che trattano della biografia di noti cantautori italiani, da Francesco Guccini a Fabrizio De André, a cura di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini.
 
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2086&Itemid=41
 
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1270&Itemid=109
 
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1054&Itemid=41
 
L’UNIVERSITA’ DELL’AUTOBIOGRAFIA PER IL RECUPERO DELLA MEMORIA STORICA POPOLARE E DELL’IDENTITA’ CULTURALE: LE STORIE DI VITA E LE RELAZIONI D’ASCOLTO.
 
Il valore soggettivo ed individuale contro la massificazione ed uniformazione delle coscienze
 
 
Memoria e  modernità
 
 
Gli esseri umani non hanno sempre ricordato con le stesse modalità. Attualmente la cultura dominante concettualizza la memoria in determinati parametri, per cui la modernità contrasta la memoria attraverso il mutamento, il cambiamento, l’epoca del sempre nuovo, instaurando contradditori rapporti tra la cultura moderna europea e il concetto di memoria storica.
 
Nel 1860 Baudelaire sosteneva che “le città cambiano più velocemente del cuore di un uomo”, perché nella modernità tutto è mutevole, proteiforme, si trasforma più velocemente della capacità di adattamento dell’individuo stesso. Il mutamento è la norma: gli oggetti con cui in passato si condivideva la quotidianità, attualmente risultano desueti. La modernità implica l’oblio lacerante, la rottura costante e diseducativa con le tradizioni, con il passato, la storia; in quanto epoca del mutamento perpetuo, provoca ricorrenti fratture nella memoria sociale, ma implica, al contempo, un forte richiamo alla responsabilità del singolo nei confronti del passato storico a livello individuale, collettivo, nazionale, globale, affinchè in Italia e in Europa non si tratti esclusivamente di monete e di politiche economiche, ma delle persone e delle comunità, delle loro storie, culture e stili di vita, per gli obiettivi comuni di sviluppo delle conoscenze e delle azioni che possano promuovere condizioni esistenziali migliori, dal momento che è in gioco la nostra memoria collettiva, allo scopo di unificare una comunità, un popolo, il cui passato, recuperabile attraverso la memoria storica, risulta operazione necessaria, soprattutto nell’era della globalizzazione in cui occorre anche il rispetto e la valorizzazione delle diversità, delle differenze soggettive, culturali, interetniche, come elementi vitali e imprescindibili dell’insieme.
 
Da questo punto di vista l’Europa, di cui siamo parte, è una terra di memorie, storie, linguaggi, luoghi che devono essere valorizzati, tutelati e messi in condizione di rapportarsi, integrarsi vicendevolmente, senza perdere i caratteri oggettivi, perché nel grande fiume della storia confluiscano in un insieme, in una complessità più ampia, sollecitando le inflessioni relative ai problemi dell’identità locale e nazionale, perché è proprio l’ingresso nella modernità che obbliga ad una verifica critica delle nostre storie individuali e collettive e delle nostre tradizioni, al fine di creare una mentalità nuova che risulterà tanto più “moderna” e proiettata verso il futuro, quanto più riconoscerà che anche il passato rientra nella contemporaneità e attualità del presente.
 
 
 La complessità ontologica del sé in una prospettiva autobiografica.
 
 
Risulta possibile recuperare il passato se si riconosce e riattualizza una memoria collettiva, comune, del senso della storia a partire dal singolo individuo che ha il compito di comprendere, realizzare, ricomporre a ritroso, storicamente, la propria identità, coincidente con la memoria stessa,  tramite l’approccio pedagogico autobiografico.
 
Lautobiografia permette al disegno, alla trama della storia personale di riemergere nella sua unicità per una maggiore consapevolezza e comprensione di sé, emancipando il soggetto da ogni rischio di manipolazione, di “revisionismo storico” della propria esistenza nel passato. In epoca moderna lindividuo vive il disagio, la difficoltà di sperimentare la complessità dell’esistere, perché la soggettività non è univoca ma composta da “noi plurimi” che confliggono al nostro interno, in termini psicanalitici.
 
La modernità disorienta lindividuo che non vive esclusivamente un’unica cerchia di vita relazionale, ma sperimenta la varietà degli approcci sociali, per cui appartiene ad una pluralità di ambiti comunitari e di contesti collettivi. Dunque la modernità comprende molteplici e plurime identità relazionali, per cui risulta più difficoltoso recuperare il senso della personale biografia, in quanto l’io sperimenta molteplici vite, nella pratica relazionale in varie dimensioni sociali del contesto quotidiano, prive comunque dell’autentico senso di appartenenza e condivisione che permeava la società preindustriale, precapitalistica, impostata su modelli di vita quotidiana più semplici, meno complessi degli attuali..
 
Nel concetto moderno e specifico di “adultità” (neologismo attuale), il divenire, la metamorfosi, il cambiamento, la transizione, coesistono nell’ermeneutica autobiografica, metodo interpretativo olistico che richiama il luogo della complessità, legata ai temi della narrazione, del gioco di trame e processi narrativi di linguaggi interiori che tendono all’incompiutezza. Il metodo autobiografico rientra nell’ambito della complessità, per cui il racconto di sé, introspettivo e retrospettivo, si rivela autopoietico, autogenerativo, tendente all’infinito relazionare e rimembrare degli eventi. Leducazione alla multipla complessità del sé genera e comporta un percorso formativo atto ad affrontare la sopravvivenza all’incertezza e all’ansia di dominare il presente, per abitare gli interrogativi dellidentità multipla, poliedrica allo scopo di imparare ad interagir e, conversando, attraverso il mutare, il variare dei punti di vista, delle prospettive cognitive, al fine di educarsi, educando. Un concetto nell’accezione formativa, problematicista: La complessità dell’IO, dell’ente, realtà ontologica, olistica, interna ed esterna al sé. Il rapporto d’ascolto autobiografico ammette l’avvicinamento estetico, tramite il contatto, non estetizzante, l’interrelazione reciproca, per non dimenticare di vivere e sperimentare la nozione di complessità, attraverso il pensiero cognitivo autobiografico, che tende anche alla sospensione del giudizio, all’epochè.
 
 
 Un luogo interiore dell’anima, per rieducarsi alla memoria.
 
 
 
L’autobiografia, ermeneutica dell’esistente, ha trovato un luogo ideale, utopico, al contempo reale, un “non luogo” della mente, dell’anima, anche topos specifico, micropedagogico dalla mente autopoietica, al microcosmo di una realtà rurale, idillica, sospesa nell’eternità di un passato storico importante. Un piccolo borgo medievale, inerpicato sul dolce pendio collinare toscano: Anghiari, ancora intatta nella sua autentica antichità. Qui il fulcro della Libera Università dell’Autobiografia, realtà collegata all’Archivio diaristico nazionale della memoria storica popolare di Pieve Santo Stefano, da cui si diparte l’intento pedagogico, la volontà di studio e impegno di volontariato culturale militante che coinvolge vari comuni italiani, paesi piccoli e grandi, nellintento formativo, di applicazione rieducativa al senso del tempo storico, personale e collettivo, di i ndagine e discussione relative al significato ermeneutico, interpretativo, della narrazione di sé, delle storie di vita degli individui, del popolo nella sua complessità. Questo implica un concetto di autoformazione, di autoriflessività e occasione di apprendere e conoscere, durante il corso della vita e dell’esperienza, in relazione ai fatti quotidiani, ai continua apicali, alla nascita, alla morte, come alle vicende esistenziali, grandiose o povere che ciascuno di noi vive.
 
 
 
Le due anime dell’autobiografia
 
 
La Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, polivalente realtà associativa, è contraddistinta dallintrinseca dualità e, al contempo, univoca e comune volontà d’intenti. Un’anima autobiografica, intesa come autentica e implicita possibilità di tornare sul proprio passato, in uno spazio/tempo interiore, spesso privo di riferimenti con l’alterità, per il venir meno di significativi e autentici rapporti relazionali affettivi, amicali. Soprattutto nelle grandi realtà urbane, metropolitane è scomparso il senso della comunità, vissuta attraverso le scansioni liturgiche del calendario agricolo/pastorale, regolato dagli eventi naturali, dal susseguirsi delle stagioni e suffragato dalla tradizione del sacro.
 
Lautobiografia rappresenta la possibilità di comunicare con le varie identità, a livello individuale, e recuperare, riappropriandosene, la storia di sé, per vivere meglio le diversità intersoggettive, con se stessi, per gli altri.
 
La seconda anima del volontariato di animazione autobiografica, comprende l’atto simbolico ma effettivo del donare e riconsegnare al presente, per affrontare il futuro con rinnovata consapevolezza, le tracce, i segni dei tempi, di una memoria storica collettiva quasi scomparsa: la vita della comunità, formata di tante singole storie di vita, riesumate tramite la “pedagogia della memoria”, per ricostruire e recuperare un’identità a livello individuale, locale, nazionale, globale dalla complessità ontologica dell’esistente, nella consapevolezza di un più esteso concetto di educazione e cultura militante.
 
Dal contesto sociale attuale risulta l’esigenza di raccontare ad altri e a se stessi il ricordo, rammentando, rimembrando e rievocando, il relazionarsi degli eventi passati, per sanare le ferite di un diffuso e dilagante disagio esistenziale, a tutti i livelli sociali, riguardante diversi ambiti e canali comunicativi: non una depressione comune, un male oscuro misterioso, ma il “male di vivere”. Di conseguenza ricordare e raccontare per riattualizzare e recuperare la sofferenza del vissuto, attraverso la naturale catarsi della com-memorazione, acquisendo una maggiore consapevolezza di sè, attingendo dal passato,  per la progettualità e decisionalità del futuro.
 
Tramite i progetti di ricerca attraverso l’animazione autobiografica, si concretizza e attualizza il nobile intento di dare voce al popolo e alle singole persone, coinvolgendo studiosi e pedagogisti di vari atenei italiani a confronto con “realtà normali e comuni”, in una rinnovata ed autentica prospettiva di educazione militante.
 
Il comune denominatore dei progetti di indagine e ricerca, tramite la cultura della memoria, diffusi sul territorio italiano, è la memoria stessa. Come sosteneva il filosofo la memoria è luomo, il cardine intorno a cui ruota il metodo di animazione autobiografico.
 
 
 
La scientificità del metodo autobiografico. Le ragioni del metodo autobiografico
 
 
 
Attraverso il racconto di sé la persona ri-corda (dal latino recordo: riportare al cuore, alla mente) gli eventi collegati al passato che si rivelano durante il colloquio autobiografico con il ricercatore/mèntore, tramite il recupero di una memoria non del tutto spontanea, ma indotta e indirizzata su obiettivi particolari: indagare la realtà soggettiva, il “pluriverso” individuale. Tale riferimento costituisce la discriminante tra l’attività spontanea e l’ambito specifico, micropedagogico, che consente di attuare la ricerca scientifica, a livello analitico.
 
Dunque il metodo autobiografico è essenzialmente scientifico non perché basato su dati statistici o focalizzato su una realtà oggettiva, ma riguardante l’individuo nella sua ontologica complessità poliedrica, soggettiva (si indaga il soggetto), attraverso una tipologia ermeneutica qualitativa (la ricerca dei dati sulle storie di vita) e non quantitativa: differente dalla ricerca sociologica, dallantropologia o dallambito etnoantropologico.
 
 
 
Il recupero del passato storico individuale e collettivo come tutela della libertà soggettiva
 
 
La memoria è in sostanza il cardine del metodo. L’obiettivo fondamentale, il focus educativo sotteso alle implicite e consequenziali dinamiche metabletiche dell’autonarrazione, consiste nel recuperare, riattualizzare e far riaffiorare nelle menti memorie di eventi piccoli  o grandi, antichi o recenti, degli anziani testimoni e depositari autentici di un passato preindustriale, che lentamente va estinguendosi. A causa di precisi fattori economico/sociali, le realtà esistenziali e territoriali dei paesi, nel cui ambito si spende il volontariato autobiografico, risultano disgregate, anche per imponenti fenomeni di migrazione ed emerginazione, privi di reciproca integrazione, in seguito alle trasformazioni apportate dall’ingente processo di industrializzazione, per la diffusione di un esasperato, edonistico consumismo di massa, e il verificarsi graduale dell’eclissi del sacro.
 
Lhinterland metropolitano risulta una realtà amorfa, fortemente individualistica, nell’accezione più narcisistica, edonistica ed egoistica del termine, a livello di rapporti sociali, interrelazionali, nel cui contesto non rimane quasi traccia di un preesistente passato rurale, arcaico, ricollegabile a comuni matrici culturali, all’identificazione in comuni radici originarie, caratterizzate da tempi e ambiti di socialità comunitaria, scanditi dal lavoro quotidiano agricolo e dalle ciclicità stagionali e liturgiche del calendario contadino.
 
La transizione immediata, il passaggio repentino, brusco da una società di stampo prettamente rurale, ad un contesto altamente industrializzato, accompagnato da ingenti processi e fenomeni di sperequazione e speculazione edilizia, a livello di assetto urbanistico, ha sconvolto paesaggisticamente il territorio. Queste trasformazioni repentine hanno causato gravi ripercussioni sui vissuti individuali delle popolazioni, nei contesti sociali attuali, provocando un dilagante e diffuso disagio esistenziale. L’individuo perde, smarrisce nel caos di messaggi comunicativi vacui, effimeri, in una prospettiva estetizzante ed edonistica dell’essere, la personale identità, non più abituato a recuperare la memoria soggettiva, in ambiti d’ascolto familiari, amicali, tramite un percorso introspettivo e retrospettivo autobiografico relativo al senso della storia individuale e collettiva. Tale dinamica relazionale risulta difficilmente realizzabile in una società complessa come l’attuale, deprivata del senso e significato di dedizione disinteressata all’altro, al diverso, e mossa solo da interessi speculativi nei confronti dell’individuo, priva di ambiti di relazione e di ascolto sociali, sostituiti dai mezzi tecnologici e di comunicazione di massa.
 
Il valore pedagogico del proposito autobiografico è sotteso alla rieducazione della collettività al ricordo, in una prospettiva riabilitativa, terapeutica di cura di sé attuabile dal soggetto in formazione, attraverso il filo interrelazionale, invisibile, impercettibile della memoria, per attingere al passato di comuni radici originarie, riappropriandosi dell’esperienza e consapevolezza individuale, al fine di comprendere e recuperare una matrice comune, un valore condivisibile, la salvaguardia dell’ambiente, il territorio, il creato, la madre terra fertile, l’antico mondo  rurale, contadino, i cui momenti esistenziali, continua apicali, venivano regolati naturalmente dall’ambiente incontaminato, in sintonia con la creazione, dalla iteratività ciclica delle stagioni. In questo tempo, sospeso nell’eterna ciclicità della natura, si praticava la vita sociale, spartendo la quotidian ità del presente nella comunità, in cui il soggetto riscopriva l’esigenza profonda e il terapeutico conforto del racconto di sé all’alterità.
 
Dunque la Libera Università di Anghiari coinvolge importanti studiosi di vari atenei italiani, accomunati dal nobile intento di approfondire le tematiche relative alla “cultura della memoria”, vale a dire il recupero delle storie di vita del popolo, della gente, delle singole persone, soprattutto anziane, uniche depositarie di un passato precapitalistico che inesorabilmente cade nelloblio della modernità, in una rinnovata prospettiva di pedagogia sociale, di attività di animazione socioculturale e di educazione militante in diversi ambiti e contesti territoriali, attraverso un metodo di indagine scientifico basato sul racconto autobiografico del soggetto. Nei quartieri di ogni città dovrebbero esistere musei-laboratori della memoria storica per accogliere e archiviare le storie della gente che è passata. Solo riappropriandoci come popolo di una ormai confusa identit&agrav e; culturale ottenebrata e degradata dal consumismo esasperato, da stravolgimenti economico/sociali, apportati dagli ingenti fenomeni di capitalizzazione industriale delle risorse collettive, nel miraggio di una prospettiva di “villaggio globale” dettata e imposta dai massmedia, solo diventando attori del proprio sé, protagonisti consapevoli della personale storia di vita e di formazione, risulterà possibile recuperare i valori dell’altruismo, della solidarietà, dellaccoglienza, del confronto e arricchimento culturale interetnico, di interscambio e accettazione, non falsamente e ipocritamente tollerante, dell’altro da sé, del diverso, dellimmigrato, dello straniero portatore di cambiamento, di novità, nella certa e riconquistata consapevolezza, data dalla riflessione sul personale passato storico e soggettivo, individuale e collettivo, volta a rispondere alle domande esistenziali ultime, cardine dell’uomo: chi siamo, da dove v eniamo, dove andiamo.
 
Un impegno culturale di memoria autobiografica che esercita uno straordinario valore educativo, creativo, ricreativo e culturale nella sua concreta pratica di formazione permanente, riuscendo ad ottenere il fondamentale obiettivo di recuperare e di tutelare le specificità delle varie e differenti esperienze soggettive e la loro unicità. Un metodo che sa creare un argine diffuso e condiviso contro la violenta pervasività del pensiero unico veicolato dai massmedia e dall’uniformazione delle coscienze che la cultura consumistica ha l’esigenza e la pretesa di ottenere. Contro una pedagogia ed una didattica di stato che ha in odio ogni specificità individuale e che ritiene il principio costituzionale della libertà dinsegnamento un pregiudizio frutto di esigenze corporative:  Contro l’ipocrisia e la falsa coscienza di una rappresentazione virtuale dell’esistenza, dove saltimbanchi, buffoni ed imbonitori uniformano la cultura popolare nel nulla televisivo. Contro l’eliminazione di ogni differenza, contro una visione monopolistica dove ogni cosa ne vale un’altra, contro un insipiente e fallimentare appiattimento della prospettiva storica su un presente ricorrente in modo ossessivo come unico luogo di concretezza del mercato, contro una prospettiva che valorizza solo ciò che ha un valore immediato ed economico.

La nostra scuola è il mondo intero – Storie di migrazione e di inte(g)razione


La Nostra Scuola è il Mondo intero…
 
I Quaderni SATYAGRAHA, Centro Gandhi Edizioni (PISA)
propongono un nuovo numero dal titolo: 
LA NOSTRA SCUOLA E’ IL MONDO INTERO.
Storie di Migrazione e di Inte(g)razione
a cura di Cristiana VETTORI,
con la Presentazione di Rocco ALTIERI, Direttore dei Quaderni SATYAGRAHA,
con il contributo teorico di Laura TUSSI e Antonio LOMBARDI
ed interventi di Linda BIMBI, Sergio BONTEMPELLI, Gabriele PARDO e molti altri…
 
 
 

La nostra scuola è il mondo intero – Storie di migrazione e di inte(g)razione

  a cura di Cristiana Vettori, presentazione di Rocco Altieri – Centro Gandhi Edizioni – Pisa 

 

Per fortuna non ci sono solo aspetti di violenza, esclusione e xenofobia nella società italiana: ne è testimonianza l’ultimo numero dei Quaderni Satyāgraha, edizioni Centro Gandhi, dal titolo “La nostra scuola è il mondo intero – Storie di migrazione e di inte(g)razione” a cura di Cristiana Vettori, con la presentazione di Rocco Altieri, direttore della rivista.

Il libro si articola in varie parti, la prima delle quali è dedicata alle storie di vita degli studenti del corso serale dell’Istituto Professionale “G.Matteotti” di Pisa, giovani adulti che provengono “dal mondo intero”: ben 18 sono, infatti, le nazionalità rappresentate nel libro, che non esauriscono peraltro tutte quelle presenti nella scuola e nel corso serale in particolare.

Il titolo rimanda volutamente a un duplice significato: non solo la presenza nella scuola serale di culture di quattro continenti (Africa, America Latina, Asia, Europa), ma anche la vocazione a un insegnamento aperto all’orizzonte di tutti, che riecheggia l’aspirazione internazionalista e pacifista dei lavoratori e degli esuli di fine ottocento: “Nostra patria è il mondo intero” recita lo stornello della canzone scritta da Pietro Gori (1865-1911). E le storie raccolte dimostrano come, attraverso luoghi di accoglienza e di integrazione quale è la scuola pubblica con i corsi serali per adulti, sia possibile percorrere strade nuove di realizzazione personale  e di solidarietà sociale.

Le sezioni successive del libro presentano il punto di vista dei docenti del corso serale e degli operatori delle associazioni che lavorano con i migranti nel campo dell’educazione, dell’alfabetizzazione e della tutela dei diritti, con gli interventi dei rappresentanti di “El Comedor Estudiantil Giordano Liva onlus”, del progetto “Scuola e volontariato in Toscana” e di “Africa Insieme”.

L’ultima parte infine comprende due contributi teorici di grande rilievo: il saggio di Laura Tussi, impegnata nel campo dell’intercultura e della sperimentazione didattica, e lo studio di Antonio Lombardi, educatore e mediatore dei conflitti, che mette a confronto l’Analisi Transazionale e la formazione alla nonviolenza.

Si tratta quindi di una pubblicazione che affronta il problema da vari punti di vista: alle brevi narrazioni biografiche in cui i vissuti personali prendono forma in modo lieve, discreto, con un pudore che è rispetto per l’altro, rimandando continuamente alle vicende dei paesi d’origine, aiutando il lettore a conoscere luoghi e fatti non sempre noti e spazzando via tanti diffusi luoghi comuni, si affianca un dichiarato intento “militante” in difesa della scuola pubblica e in particolare dei corsi serali la cui stessa esistenza è minacciata dai tagli di spesa e da una politica di drastico ridimensionamento dei servizi rivolti alle fasce più deboli della società.

Ma lo sguardo si allarga poi alla riflessione sulle politiche di integrazione – o potremmo meglio dire interazione, per sottolineare il piano di parità in cui si debbono impostare i rapporti tra italiani e migranti – nonché sul significato e sul modo di fare scuola ad adulti stranieri, per arrivare ad una analisi generale  dei concetti di intercultura e nonviolenza nella direzione del pensiero di Aldo Capitini che profeticamente affermava ormai più di quaranta anni fa: “Ogni comunità vive nell’orizzonte di tutti, e perciò non è troppo grande ed è collegata federativamente. Ma se vi sono spostamenti di genti, esse non sono da sterminare, ma da accogliere, tenendo pronte strutture e provvedimenti che rendano possibile questa apertura”.

 

 

LE DIFFICOLTA’ DELL’INTE(G)RAZIONE.

L’accoglienza delle culture

 

di Laura Tussi

http://www.youtube.com/lauratussi

 

L’Occidente sta affrontando l’arrivo di cittadini provenienti da luoghi diversi del nostro pianeta, che chiedono di restare per lavorare e per condividere un benessere economico, sociale, politico, dove il susseguirsi delle migrazioni, prima di nostri connazionali provenienti dal sud d’Italia e, attualmente, di cittadini che giungono dal Marocco, dalla ex Jugoslavia, dalle Filippine, dalla Cina, ha contribuito in modalità determinante a portare ricchezza economica e culturale.

La convivenza tra culture e popoli diversi non costituisce solamente uno scambio pacifico e sereno, perché il mondo trasuda anche violenze e ingiustizia, dove la povertà e la ricchezza sono giustapposte in un connubio di delinquenza e criminalità, per cui alcuni sono costretti a vivere in condizioni di estrema indigenza e l’arroganza e la volgarità umiliano i più deboli con contrasti e scontri anche violenti.

Il fenomeno migratorio nel nostro Paese risulta consistente e strutturale e con urgenza si dovrebbero disporre tutti gli strumenti necessari per affrontare e gestire non solo l’ingresso di molteplicità di immigrati, ma soprattutto la loro permanenza, garantendo civile e dignitosa accoglienza e reali possibilità di integrazione, anche se, in realtà, le istituzioni stanno operando con strumenti poco efficaci e gli immigrati sono lasciati in una pericolosa ed ingiusta condizione di incertezza sui propri diritti e doveri.

Il tema della multiculturalità si propone di favorire la conoscenza e il rispetto reciproco delle culture e offrire garanzie e strumenti per mantenere vivi i differenti patrimoni culturali.

Il contatto con la diversità, anche se tra molte circostanze difficili, genera voglia di conoscere e sollecita maggiore attenzione e rispetto per le altre culture, ma certamente la costituzione di una società multiculturale sembrerebbe ancora un ambizioso obiettivo, in quanto si prospetta difficile la convivenza tra culture diverse e differenti gruppi etnici, evitando il rischio di pericolose reazioni di intolleranza.

La ricerca della difesa delle diversità culturali, linguistiche, di censo, di sesso, etniche ed altro, come indicato nelle costituzioni della maggior parte degli Stati democratici è una causa legittima, nella motivazione a perfezionare la tutela delle diversità e del multiculturalismo che è fortemente radicata nella storia dei diritti umani dalla rivoluzione francese, riconoscendo ad ogni persona pari dignità e il diritto di vivere liberamente secondo la propria ragione.

Le diversità etniche sono considerate motivo di arricchimento anche da una visione sociale ed economicista della comunità, dove l’arricchimento appunto è concepito come crescita valoriale per cui le diversità costituiscono fattori di evoluzione economica, sociale e culturale.

Di fronte alla realtà immigratoria nel nostro Paese che si presenta in tutte le sue complessità, si prospetta l’urgenza di diffondere maggiori informazioni, di aprirsi alle nuove culture, come primo approccio verso una società multietnica e multilaterale, tramite un interscambio relazionale che possa arricchire e divenire un antidoto efficace all’intolleranza, all’emarginazione e al razzismo.

Il rispetto di tali differenze storiche, economiche e di civiltà sarà effettuabile costruendo un terreno sociale e comunitario scevro di pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi, creando le premesse per l’accettazione e la valorizzazione cosciente delle inevitabili e imprescindibili differenze tra esseri umani.

Le scelte educative determinano il futuro di una comunità, dove la qualità delle persone costituisce una questione centrale del domani, nei problemi posti dall’introduzione della tecnologia, in tutti i campi dell’attività umana, dallo sviluppo economico disomogeneo e selvaggio, dal degrado ambientale, conseguente alla dissennata incentivazione dei consumi, con l’accentuarsi dell’ingiustizia sociale e dei conflitti, che pongono le nuove generazioni in una condizione determinante per il futuro di tutte le persone.

L’educazione all’accoglienza, all’accettazione del diverso, all’antirazzismo, al rifiuto della discriminazione costituiscono il cardine indispensabile su cui si modificherà una società che riesca a coniugare la pacifica convivenza e il rispetto reciproco, attraverso la ricerca di soluzioni adeguate per arginare gli squilibri contemporanei.

Risulta necessario porre grande attenzione al mondo della scuola, luogo istituzionale dove viene esercitata l’azione educativa delle comunità in modo organico e direttivo, alla famiglia e ai massmedia che contribuiscono alla coscientizzazione verso i problemi sociali. La scuola deve offrirsi garante di un clima di dialogo tra culture e religioni, nell’interscambio reciproco di mentalità e punti di vista interagenti, aprendo così ai diritti umani di Pace, solidarietà, accoglienza, comprensione, felicità, oltrepassando le barriere caratteriali, i limiti culturali, i muri imposti dalle tradizioni locali, dai tabù, da pregiudizi e stereotipi per creare nuclei di umanità aperti al cambiamento ed al confronto dialettico, a partire da un’educazione scevra di incomprensioni, intolleranze e razzismi, dove l’altro divenga fonte di arricchimento e crescita culturale reciproca, senza prescindere dalla conflittualità interna ai gruppi, che ben gestita scaturirà nel dialogo tra le parti.

La necessità di elaborare una pedagogia interculturale è sorta in seguito all’ingresso nella scuola di persone appartenenti ad altri paesi, apportatrici di diversità, conflitti interni, divergenze, da gestire e veicolare in atteggiamenti aperti e propensi al confronto, al dialogo e all’interscambio reciproco, a partire da supporti didattici di educazione alla pace e alla valorizzzazione delle differenze, nella comprensione del significato del ruolo della scuola come garante del dialogo tra culture e religioni, nella mediazione del conflitto, per apportare un’etica dell’accoglienza nella società, in un momento storico di transizione dove, al contrario si avverte la crisi profonda del confronto e del dialogo interculturale ed interreligioso, che costituiscono strumenti culturali e transculturali per andare oltre le discriminazioni e i razzismi. 

Il gioco tra autoctoni, immigrati, istituzioni e massmedia è complesso e si presenta facile il passaggio dall’accettazione al rifiuto, dall’indifferenza all’insofferenza, in quanto una profonda instabilità è propria delle relazioni umane e sociali, comportando una forte carica emotiva, ma anche innovativa.

Il gioco simbolico ed emotivo è ancora più instabile e mutevole nel rapporto con l’immigrato e proprio per questo motivo l’instabilità e la volubilità dell’individuo e del gruppo sociale necessitano di trovare un supporto nelle istituzioni, che devono essere in grado di esprimere norme stabili e certe, frutto di un’approfondita conoscenza delle realtà attuali.

L’Italia acquisisce tardivamente la coscienza di essere Paese meta di flussi migratori e solo negli anni ‘80 le amministrazioni pubbliche affrontano il problema dell’inserimento sociale dei migranti e la conseguente educazione dei loro figli.

Il contenuto delle circolari ministeriali proclama ufficialmente che l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione della capacità di convivenza costruttiva in un tessuto sociale multiforme, che comporta l’accettazione e il rispetto del diverso e il riconoscimento dell’identità culturale nella ricerca quotidiana del dialogo, della comprensione e della collaborazione, in una prospettiva di arricchimento reciproco, nel valore della diversità generale come concetto da difendere e comprendere nel doppio versante dell’educazione interculturale, nell’affrontare e analizzare il problema degli studenti appartenenti a provenienze diverse e nella necessità che anche la scuola elabori le strategie capaci di affrontare i grandi mutamenti che caratterizzano la nostra epoca, in un policromo mosaico di popolazioni, lingue, culture, progetti, rappresentazioni reciproche di scambi e conflitti, interazioni e dialoghi.

Laura Tussi,

Istituto Comprensivo via Prati, Desio (Monza e Brianza)

IDEA BIOGRAFICA

Cara Amica, Caro Amico,
 
Andrea Di Cesare, Direttore della Rivista IdeaBiografica, ha raccolto e pubblicato, nel tempo, molti dei miei scritti, che trattano di vari argomenti: dalla memoria storica e collettiva racchiusa nei musei e negli ecomusei ai luoghi della storia nella terra di Brianza, a cui sono legata dalle origini materne; dai percorsi di storia della psicanalisi che indagano il pensiero di Freud, Jung, Adler fino ai nuovi approcci psicologici; dai motivi culturali sul tema della differenza di genere e del neofemminismo al concetto di diversità come paradigma dell’umano; dalla scoperta del sè tramite la pedagogia autobiografica all’analisi interiore.
Ciao e a presto,

Laura Tussi

La rivista IdeaBiografica è provvista di un motore di ricerca aggiornato.

 
 
 
GRAZIE