brunetta e la questione meridionale

QUESTIONE MERIDIONALE.

 IL RIGURGITO INFANTILE DEL MINISTRO BRUNETTA

Nell’ambito di un suo intervento presso la scuola di formazione politica del Popolo della Libertà, il ministro Brunetta ha detto: Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa. E ancora…  la  “conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’é, non c’é la politica, non c’é la società…”

Brunetta forse non conosce o fa finta di non conoscere abbastanza la storia. La sezione di Napoli del CNR ha studiato l’economia del nostro paese dall’Unità d’Italia fino agli anni 2000. Il Cnr, con dati inconfutabili, ha concluso il suo studio affermando che non esisteva differenza economica tra nord e sud.

Questa differenza è stata imposta con le armi e con le stragi. Atti processuali, atti parlamentari, diari di ufficiali savoiardi, reportage di giornalisti stranieri, testimonianze di sopravvissuti evidenziano con chiarezza che l’unificazione fu fatta nel modo peggiore, con il sangue e con i soldi dei meridionali.

Il giornalista Pino Aprile nel suo libro dal titolo “Terroni” ha sviscerato brillantemente tutte le brutture perpetrate durante e dopo l’unificazione. L’unità andava fatta, dice Aprile, ma è stato criminale il modo con cui è stata fatta arricchendo una parte e continuando ad impoverire l’altra.

Il giornale Civiltà Cattolica di allora scriveva di circa un milione di morti, un vero e proprio olocausto. Nel lager di Fenestrelle, in provincia di Torino, un numero impressionante di prigionieri furono deportati con le navi da Napoli a Genova e poi condotti in quella fortezza di 2000 metri. La sopravvivenza a quelle quote e con quel clima per detenuti seminudi, giovani, preti, contadini, era di tre mesi poi venivano sciolti cadaveri nella calce viva. Così scriveva Civiltà Cattolica: Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad un espediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d’altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimare di fame e di stento per le ghiacciaie”

Decenni di leggi unitarie su misura fatte per impoverire il Banco di Napoli e salvaguardare la Banca d’Italia, l’oro rapinato e portato al nord, le fabbriche chiuse, le politiche unitarie studiate per far chiudere le officine siderurgiche di Mongiana in Calabria e di Pietrarsa nel napoletano. Quest’ultima era ritenuta la più grande industria siderurgica del paese fondata dalla monarchia borbonica.

Ma la rapina è paradossalmente continuata fino ai giorni nostri. Ancora oggi assistiamo al fatto che i fondi per le aree sottoutilizzate che appartengono prevalentemente al sud, per decine e decine di miliardi di euro, sono stati quasi tutti presi e spesi per il nord (si finanzia l’expo di Milano, si comprano le forme di parmigiano, si finanziano le compagnie di navigazione dei laghi lombardi ecc ecc ecc). La stessa “Cassa del mezzogiorno” del dopoguerra che doveva servire per fare interventi chiamati “straordinari” come strade scuole e fogne rappresentava lo 0,5% del Pil mentre per fare le stesse infrastrutture al nord (scuole, strade, fogne..), dove però rappresentavano interventi ordinari, si utilizzava il 99,5% del Pil. La cassa per il settentrione non esisteva forse perchè il settentrione possedeva tutta la cassa.

La scuola di formazione politica di Gubbio del Popolo della Libertà è partita sicuramente con il piede sbagliato se ha dato ospitalità a questo tipo di “lectio magistralis” del Ministro Brunetta sulle conurbazioni calabro-campane. Quanto detto dal ministro Brunetta a Gubbio rappresenta una volgare grossolaneria infantile e faziosa che sembra ignorare 150 anni di storia d’Italia.

Domenico Ciardulli