DANILO DOLCI: LA LEGGE COME GERME MUSIUCALE

Sereno Dolci 18 giugno alle ore 19.07 Rispondi
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Introduzione del libro: La legge come germe musicale, Danilo Dolci

Mentre é sempre piú facile a uno, a pochi, il trasmettere verso miriadi di singoli – limitato di fatto soltanto dall´opulenza dell´emitettente – , per comunicare non basta l´iniziativa di un singolo: occorre anche l´attivo corrispondere di un altro, di altri.
Comunicare é una necessitá. Un prolungato non corrispondervi, come per ogni necessitá, puó menomare. Chi pur confusamente ne sente il bisogno, temendo restare solo si chiude in ricerca.
Coloro che astutamente apprendono a speculare sul bisogno di comunicazione degli altri, li penetrano a impadronirsene: sagaci parassiti riescono legalmente a sfruttare le multitidini dei piú deboli condizionandole fino a rendersene dipendenti.
Dai banchi di scuola fino alle poltrone innanzi la TV.
La creativitá non si insegna. Ma ognuno, incontrando l´occasione di poterla sperimentare, puó accedersene. Il comunicare intimamente creativo viene chiamato amore?

Ogni volta sperimento come, nel contesto di una struttura che veramente favorisce la creativitá personale e di gruppo, il giovane é gioiosamente meravigliato di quanto riesce a esprimere e ascoltare, mi chiedo in qual modo sia possible consolidare, approfondire e molteplicare ampliando queste occasioni affinché anche riescano a inceppare e sbrecciare i meccanismi del dominio, tuttora vastamente imperenti. Per riuscire a interrogare il circolo vizioso tra assimilazione di informazione aberrante, disperazione per mancata creativitá, dilagante necrofilia inconfessata.
Ampliare la verifica di quanto si vede necessario?
Samascherare le furbamente agili strategie del dominio che, non a caso, spaccia la sua trasmissione-inoculazione per comunicazione?
Offrire l´opportunitá a chi desidera compartecipare strutture in cui oguno possa maturare autentici punti di vista e opinioni, di sperimentare come a ognuno risulti diversamente valido questo processo? Sperimentare come sia possibile acquistare la giusta fiducia per muoversi non rimorchiato ma cominciando a valersi delle proprie forze, imparando a pilotarsi?
Contribuire a concretare laboratori che nel tempo affinino metodi e strumenti opportuni? Suscitare in diversi ámbiti attente verifiche sull´analogia tra feconditá e creativitá, virus e dominio?
Combinare opportunatamente queste diverse iniziative? Consapevole di quanto ancora sia esiguo questo fronte nell´opaca tragedia di cui siamo partecipi, é quanto cerco di contribuire articolare in queste pagine.
La partecipazione dei giovani a questo tipo di rapporto (tranne qualche caso di masochismo – qualcuno che pretende ricotta- risolvibile semmai in tempi lunghi) é generalmente fervida quanto perspicace. Si instaura cosí, di fatto, una tanto interessante quanto fertile intesa tra I giovani (anche bambini) e autentici ( dunque umili ) sapienti, in un mondo che tenta arrestare ed eliminare quanto é piú scomodamente vivo; in un mondo in quale canonizza chi affermava: “ Nessuno puó pensare in vece di un altro; nessuno puó vivere IN VECE di un altro”, continuando ad espandere I propri dettami attraverso invadenti reticoli unidirezionali.

La trama del contagioso virus clientelare-mafioso non é solo paesana ma ormai involgente dalla fabbriche scolastiche alle case a ogni quartiere del mondo. L´arma piú diffusa non é il fucile, o la troppo primitive lupara, ma elettronica penetra suadente senza spargere sangue, oltre vampe delle bombe atomiche. Resta il bisogno di provare quail sono le condizioni per riuscire a organizzarci creativi: quali sono le condizioni per riuscire a guarire, non solo in VITRO, e crescere.
Quasi alla fine di questo millennio l´Unesco document ache ancora un adulto su tre non sa leggere né scrivere: sono 950 milioni gli analfabeti “ (rivelazione della popolazione adulta – oltre I 15 anni- analfabeta, 1990). Nei paesi piú poveri due donne su tre non sanno leggere né scrivere.
Che significa questo per il mondo?
Se l´analfabetismo puó essere un grave impedimento al comunicare e allo sviluppo democratico planetario, non certo nelle scuole si imparar a comunicare: molti risultano di fatto esclusi dalla scuole proprio perché non accettano il rapporto unidirezionale- trasmissivo fra istitutori e alunni.
Sovente ancora la scuola insegna il culto del domino: non preparera ai rapporti nonviolenti necessari al futuro, non preparara ai propri processi interattivi fra creature e creature.
Si matura un futuro responsabile solo dove riusciamo a strutturare fronti autentici per sperimentare, conoscere e trasformare. Capaci di scoprire gli interessi ed i bisogni singoli e comuni.

Scrivo a chiarirmi, e forse per qualcuno che risponda nel suo agire: sprazzi da ripensare, osservazioni di un laboratorio non private, sorgenti fresche, pagine ignote da risuscitare, analisi da nuove prospettive su un ammassarsi di eventi che oggi puó apparire fatale e un domani, forse non lontano, riultare smascherato nella sua intrinseca meschinitá.

D.D.
Partinico, 1988- autunno 1993.

http://www.youtube.com/watch?v=i-PWf9nCpaw

GRAZIE