LUCA COSCIONI, IL PROFETA MUTO

da Paolo Borrello:


21 febbraio 2010

 

Luca Coscioni: il profeta muto

 

Il 20 febbraio 2006 moriva Luca Coscioni. Malato di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), si impegnò con i Radicali soprattutto a favore di una ricerca scientifica libera, consapevole che solo da essa poteva venire una speranza di cura per malattie come la sua e per lui era una proibizione inaccettabile il divieto, italiano e non solo, all’utilizzo degli embrioni per la ricerca. Luca fondò  l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e il mensile dell’associazione, www.agendacoscioni.it,  gli ha dedicato un numero monotematico, denominato appunto “Il profeta muto”.
 
Riporto integralmente l’editoriale scritto da Simonetta Dezi: 

“Quattro anni fa, il 20 febbraio 2006, moriva Luca Coscioni. Quel giorno, secondo Marco Pannella, Luca nasce all´Italia: i messaggi di cordoglio del mondo politico lo battezzano eroe, testimone di speranza.
In vita però è stato personaggio scomodo. Scomodissimo. E sul suo nome sono pesati troppi veti, da parte di quella stessa politica che lo saluta commossa. Quasi uno scandalo quel corpo malato che Luca ha messo in gioco per dare speranza a chi di speranza non ne ha più: a tutti quei malati che ancora oggi non sono riconosciuti come persone. Solo oggetti nelle mani della politica.
La sua voce metallica è stata voce per molti nella battaglia contro ogni proibizionismo nella ricerca scientifica. Profeta muto, ha sedotto il premio Nobel Josè Saramago che non ha esitato a riconoscerlo come ‘forza nuova’ e a schierarsi al suo fianco coinvolgendo, nel 2001, scienziati e altri Nobel per appoggiare la sua candidatura alle elezioni politiche italiane.
Luca muore soffocato perché non vuole la tracheotomia, rifiuta di continuare a vivere attaccato ad una macchina. Dimostra così che nonostante la malattia è ancora un uomo libero in grado di scegliere. Non può parlare, è bloccato su una sedia a rotelle e completamente dipendente nei movimenti, eppure rivendica e mette in atto il diritto dell´individuo di decidere liberamente sulla propria vita e la propria morte.
Con Luca nasce lo slogan radicale: dal corpo dei malati al cuore della politica; l´Associazione che porta il suo nome; le battaglie per la libertà di ricerca. Da vero leader politico ha tracciato, prima di lasciarci, la rotta da seguire. Le ventisette pagine che seguono sono dedicate a Luca, ma non vogliono essere un ricordo: niente è stato dimenticato. Il ricordo è spazio di un passato che non è più. Per i radicali, Luca è presente, è in noi. Per dirla con Marco Pannella: ‘per noi che conosciamo Aldo Capitini, e un po´ anche la cultura tibetana, la vita è la compresenza di vivi e di morti: due forme di vita che si alimentano a vicenda’. La scelta di un numero monotematico è piuttosto possibilità di mostrare, attraverso il racconto di Luca, le idee che sostengono le nostre iniziative politiche.
Luca Coscioni ha vissuto trentanove anni. Ventinove da sano e dieci da malato. Non una malattia qualunque, ma la sclerosi laterale amiotrofica. Praticamente, per usare le sue parole, una condanna a morte. Da vivo ha dimostrato che si può parlare essendo muti. Ora è testimonianza che i nostri morti ci parlano.