DON CIOTTI: “I corleonesi sono cugini dei bergamaschi”

DA BERGAMO NEWS
L’incontro – Dibattito su mafia e legalità in Seminario tra gli studenti orobici e il fondatore di Libera, che pesca una provocazione nella storia: “Nel 1237 da queste terre partì una migrazione verso la Sicilia e i luoghi che poi diedero i natali a Riina e Provenzano: nord e sud sono la stessa cosa”.
Don Ciotti: “I corleonesi discendono dai bergamaschi”
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“I corleonesi sono cugini dei bergamaschi”. Don Luigi Ciotti pesca una provocazione nella storia per lanciare il suo messaggio. Gli studenti, arrivati in Seminario a centinaia per partecipare all’incontro sulla legalità organizzato dall’Ufficio scolastico di Bergamo e dalla consulta studentesca, si sentono subito spiazzati e ascoltano senza fiatare. 
“Nel 1237 – spiega il sacerdote fondatore di Libera, la rete di associazioni che si batte contro le mafie – ci fu un flusso migratorio da Bergamo e Brescia verso la Sicilia e Corleone, terra di tanta gente onesta ma anche di Riina e Provenzano. Questo per dire che nord e sud sono la stessa cosa e che tutti allo stesso modo dobbiamo batterci contro ingiustizie e violenze. Ognuno deve fare la sua parte”.
La sua, don Ciotti la fa dal 1972, quando il vescovo Michele Pellegrino lo ordinò sacerdote: “Per me fu come un padre. Quel giorno, davanti ai ragazzi del carcere minorile e agli emarginati, che assistevo da anni con il gruppo Abele, disse: la sua parrocchia sarà la strada. Don Ciotti è nato con voi e io ve lo lascio”. Vent’anni dopo, alla compassione per l’altro si affiancò la passione civile. “Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio arrivò il momento di impegnarsi anche nel contrasto all’illegalità:
nacque Libera. Oggi conta 1500 associazioni in tutta Italia, siamo presenti in 30 nazioni d’Europa. La mafia è diventata globale, noi abbiamo globalizzato l’impegno e la solidarietà”. 
Intervistato dai ragazzi della consulta studentesca, don Ciotti impartisce soprattutto una lezione: bisogna aprire gli occhi. “Oggi tutto avviene in superficie, tutto è per sentito dire, tutte le conoscenze sono di seconda mano. E’ questo il peccato del sapere. A voi dico di scendere in profondità, di conoscere le cose in maniera diretta. E se incontrate uno che sa tutto, che non ha dubbi, salutatelo e cambiate strada”.
Parla con enfasi, don Ciotti, dentro le parole ci mette grinta, quasi furore. “Riempite la vita di vita, non spendetela in egoismi e individualismi. La malattia mortale della nostra società è la rassegnazione, il dire che non cambierà mai niente. Invece il cambiamento siamo noi”.
Poi punta dritto al cuore del problema: “La mafia non è solo al sud. Sapete dove investe i soldi guadagnati in modo illecito?Al Nord, in Lombardia. Dove gestisce il traffico di droga e molti altri affari sporchi: la lista è interminabile”. Bisogna vigilare, per “tenere fuori la mafia da questo vostro territorio”, come spiega Francesco Galante di Libera Terra. Il provveditore Luigi Roffia avvisa: “Ci sono illegalità e prevaricazioni anche nel nostro piccolo, bisogna riflettere e guardarsi dentro”. 
Ma è ancora don Ciotti a mettere bene a fuoco il concetto: “Oggi parliamo di legalità, ma il nostro obiettivo non può essere questo: la legalità è la condizione minima, il traguardo è la giustizia, la realizzazione dell’uguaglianza tra le persone. E la giustizia inizia dalla prossimità, dall’ascolto. Tutti dobbiamo rispettare le regole:
non basta la legalità sostenibile, quella che rispettiamo solo quando ci fa comodo”.